Cosa sta succedendo a cava Pian delle Quaglie?

Cosa sta succedendo a cava Pian delle Quaglie?

Dopo i precedenti del 2013, è di nuovo in pericolo l’ambiente gualdese?

Iniziamo da qualche mese fa, quando sono ripartiti i lavori di riambientamento alla cava di Pian delle Quaglie -loc. Vaccara-, autorizzati dal Comune di Gualdo Tadino per i terreni di propria competenza, e bloccati dalla Comunanza sulle proprietà collettive. Da allora tutti hanno potuto constatare il consueto andirivieni di mezzi pesanti.

In tale occasione la Comunanza Agraria Appennino Gualdese, oltre a sollevare alcune questioni poco chiare presso il commissariato Usi Civici (con udienza fissata per il mese di maggio p.v.), dopo un confronto in assemblea utenti inviò immediatamente DIFFIDA alla ditta aggiudicatrice intimando di NON operare in alcun modo sui terreni della cava medesima. Una scelta forte, apparentemente immotivata, e contro gli interessi della Comunanza stessa che ha così rinunciato a un importante entrata economica.

In tutti questi mesi nessun altro soggetto – istituzioni, associazioni ambientaliste, cittadini – ha mai sollevato alcuna questione, distratti forse da un normale intervento di diradamento delle pinete, e se vi fosse stata collaborazione tra Comune e Comunanza – come da noi sempre auspicato – si sarebbe forse potuto evitare del tutto un intervento a fortissimo rischio ambientale.

Si è infatti conclusa l’indagine diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Ancona “Fango & Cash” che ha portato al sequestro di 76 camion, mezzi d’opera, cave, impianti di gestione e terreni, con misure cautelari a carico di 5 persone e quattro società, presumendo il concorso con altre 20 indagati.

Le persone coinvolte sono accusate del reato di traffico illecito di rifiuti speciali da demolizioni, terrosi, organici ed anche contaminati da inquinanti, tra cui idrocarburi, catrame, plastiche e metalli, oltre alla corruzione di pubblici ufficiali e bancarotta fraudolenta.

Tra i vari reati contestati, uno in particolare consisteva nell’uso di rifiuti terrosi che venivano giustificati come terreno da utilizzare per la rinaturalizzazione e occultati presso siti di cave. Il tutto è stato possibile grazie anche agli inesistenti controlli, evitati grazie a funzionari e dirigenti di enti pubblici marchigiani e della Regione Umbria a cui un faccendiere della società consegnava denaro.

Oggi non c’è traffico di mezzi pesanti dalle cave gualdesi. Nei prossimi giorni il caso sarà sicuramente analizzato dalla stampa locale, e tutti i cittadini potranno verificare lo stato delle cose e gli eventuali collegamenti tra l’indagine, la cava gualdese e la ditta che vi opera.

Ci preme sottolineare che è di nuovo la Comunanza l’unico ente – escludendo la procura di Ancona – ad opporsi a delle scelte che mettono a repentaglio il futuro del nostro ambiente.

Al di là di ogni possibile polemica o confronto rispetto alle scelte di altri, è l’azione della Comunanza Agraria che per quanto possibile, rinunciando ad importanti e facili introiti, ha di nuovo agito a tutela di un’area insistente su falde acquifere e già interessata in passato (2013) da gravissime criticità ambientali.

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