A proposito di volontariato

A proposito di volontariato Silvia Costanza Romano, una ragazza originaria di Milano, nella notte tra il 20 e il 21 novembre scorso è stata rapita nel villaggio di Chamaka, in Kenya, dove esercitava un’attività di volontariato.
Lavora per l’associazione Africa Milele Onlus, che ha sede a Fano e si occupa di progetti di sostegno all’infanzia nel paese africano.
Non è un argomento di cronaca gualdese e quindi apparentemente questa notizia non dovrebbe avere cittadinanza in un sito internet locale. In realtà l’argomento ci interessa molto da vicino perché anche tanti nostri giovani (ed anche qualche meno giovane) concittadini si dedicano al volontariato in paesi stranieri. I più noti sono i ragazzi del Mato Grosso che non solo raccolgono ferro ed altre risorse da destinare ai poveri, ma spesso partono per due o più anni per andare a prestare servizio di assistenza in paesi sperduti del Perù o in altre zone. Perché lo fanno?
“Quando Gesù chiama io rispondo” ci diceva una ragazza eugubina due anni fa alla vigilia della sua partenza per il Perù.
“Laggiù ci sono i bambini che mi aspettano” aveva detto Silvia Costanza Romano a chi la sconsigliava di partire perché in Kenia non c’era una situazione tranquilla. Che sia una motivazione religiosa o solo esclusivamente umanitaria, è lo stesso spirito che anima quanti fanno queste scelte: quello di sentire di fare la cosa giusta.
Sulla vicenda di Silvia Costanza Romano, purtroppo, si è scatenata sui social una bagarre indegna: “Questa se l’è andata cercando- scrive o dice qualcuno con la bava alla bocca- Io, come cittadino, per la sua liberazione non voglio spendere un euro, se la vedano i suoi genitori”.
Analogo discorso allora lo si dovrebbe fare per altre situazioni.
Vai in macchina su una strada con un limite di 70 Km orari, spingi sull’acceleratore fino ai 100 (forse anche perché hai alzato il gomito o ti sei drogato) e ti vai a schiantare contro un albero e ti rompi tutto, perché lo stato ti dovrebbe pagare le cure sanitarie? Non te lo sei cercato anche tu?
Ti droghi, ti becchi la cirrosi per il troppo bere o fumi come un turco procurandoti un tumore al polmone sapendo che sono tutte azioni che ti portano al degrado del tuo fisico, perché io devo pagare il sistema sanitario nazionale per curarti, dato che sapevi a cosa andavi incontro? E si potrebbe continuare su questo filone.
C’è poi da aggiungere che spesso sentiamo dire da chi non vuole gli stranieri nel nostro paese: “Andiamo ad aiutarli in casa loro, così non vengono a disturbarci”. Beh, quando qualcuno prende alla lettera il consiglio e va a correre dei rischi anche gravi laddove c’è la disperazione e la miseria, non possiamo rinfacciargli di essersela cercata.
Veramente ipocrita, poi, l’osservazione di chi dice: “Perché vanno a correre rischi in paesi pericolosi quando ci sono tanti poveri da aiutare qui da noi?” Premesso che quando una persona decide di fare volontariato lo fa laddove sente maggiore la necessità della sua presenza, vorrei vedere quanti di quelli che fanno questa osservazione hanno mai dedicato un’ora per aiutare chi ne ha bisogno.
Tralascio la polemica sulle Ong che esulano da queste considerazioni di fondo.
Concludo dicendo che tra i ragazzi che decidono di rispondere alla propria coscienza civile o religiosa lasciando gli agi della propria casa e del proprio paese per andare ad aiutare i più disgraziati su questa terra ed i ragazzi che si drogano, che spacciano, che bullizzano i compagni, che rubano, che si mettono nelle mani delle organizzazioni malavitose… io scelgo e sceglierò sempre i primi.

Riccardo Serroni

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