Alla Rocca Flea la mostra personale di REocco Sardone

Alla Rocca Flea la mostra personale di REocco Sardone Alla Rocca Flea la mostra personale di REocco Sardone

Venerdì 3 maggio alle ore 16.00, presso il Museo Civico Rocca Flea, sarà inaugurata la mostra personale del pittore Rocco Sardone, che ha scelto come meta per la sua ultima esposizione la verde Umbria e la prestigiosa sede della fortezza federiciana a Gualdo Tadino. Il progetto è promosso dal Polo Museale della città, con il patrocinio del comune. Nato in Puglia nel 1954, alla fine degli anni Sessanta Rocco Sardone si trasferisce a Siena dove frequenta l’Istituto d’Arte ottenendo nel 1975 il diploma di Maestro d’arte nella sezione scultura. La sua grande passione è però da sempre la pittura.
A Siena conosce e frequenta assiduamente vari artisti, un mondo per lui nuovo, misterioso e allo stesso tempo affascinante. Nelle sue visite ai musei e chiese della città studia con attenzione i grandi maestri della scuola senese, rimanendo colpito soprattutto dai fondi oro e dalle pale di Duccio di Buoninsegna e dalle sculture di Jacopo della Quercia. Negli anni Settanta si interessa all’arte moderna, cui dedica una ricerca intima che stride fortemente con le grandi tensioni sociali del periodo. Nei primi anni Ottanta si avvicina al neonato movimento della Transavanguardia, che assimila nelle sue opere interpretandone alcuni aspetti caratteristici. “Un racconto denso di simboli”, spiega Catia Monacelli, curatrice del progetto e direttore del Polo Nuseale, “parole tratte da carta di giornale, colori vivaci e pensieri si rincorrono con armonia nelle opere di Rocco Sardone, nei cui dipinti emergono richiami di un inconscio collettivo in cui i ricordi d’infanzia sembrano ritrovare la loro precisa collocazione. Davanti ai nostri occhi un romanzo pittorico in cui l’artista tra presente e passato, si confronta sia con un mondo che cambia con grande velocità che con quell’impronta della scuola senese che lo colpì subito, nelle visite ai
musei e alle chiese, quando si trovò di fronte ai capolavori di Jacopo della Quercia e di Duccio di Buoninsegna”.
Alla Rocca Flea i suoi dipinti si mescolano al fascino delle collezioni in permanenza, creando una nuova prospettiva, a partire quasi dagli esordi, in cui gli spettatori potranno ammirare i lavori di figurazione quali “La caduta del toro”, omaggio a Picasso, o “Il prigioniero”, opera altrettanto imponente, che la critica ha avvicinato alla corrente tedesca degli anni Ottanta dei “Nuovi selvaggi”, equivalente italiana della Transavanguardia.
Da qui in avanti però, gradualmente ma costantemente, i suoi progetti tenderanno sempre di più verso la liberazione delle forme: i colori prenderanno il sopravvento e sarà la dimensione interiore ed astratta ad essere la nuova sintesi e risultanza di una visione del mondo che guarda all’infinto.

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