“Allegoria della Notte” breve integrazione di Marinella Caputo

Figura 2 – Raffaele Antonioli (pittore), Piatto con Allegoria della Notte, 1864, maiolica a lustro oro e rubino, diam. cm. 38.6, collezione privata, Viareggio.

Il piatto dipinto da Raffaele Antonioli (1819-1878) nel 1864, attualmente esposto al Museo Opificio Rubboli, con scena allegorico-mitologica, per il quale si è suggerito il titolo Allegoria della Notte, può avvalersi di un interessante confronto che sembra confermarne l’attribuzione, in aggiunta alla firma, parzialmente coperta dalla pittura, sul recto e all’etichetta sul verso.
L’Antonioli, infatti, quando aveva poco più di trent’anni – vale a dire all’inizio degli anni cinquanta del XIX secolo – dipinse il soffitto del teatro Raffaello Sanzio di Urbino, dividendo lo spazio circolare in otto comparti a forma di petalo con figure danzanti identificabili con le Muse, in accordo alla funzione del luogo.
Le Muse naturalmente sono nove, ma le esigenze compositive devono averle ridotte a otto. L’orgoglio civico della committenza municipale avrà reclamato una figurazione all’insegna di Raffaello, indiscussa gloria locale, e il pittore eugubino, in assenza di una fonte specifica adatta alla decorazione – se si esclude il Parnaso delle Stanze vaticane – sarà ricorso a qualcos’altro.

Parte del sofitto del Teatro Raffaello Sanzio di Urbino

L’iconografia delle cosiddette Ore di Raffaello, con qualche modifica, poteva quindi assolvere a tale funzione. All’epoca si riteneva infatti che le gouaches di Michelangelo Maestri, citate a proposito del piatto dell’Antonioli, fossero tratte da un affresco perduto di Raffaello, venendo estesamente impiegate dalla pittura accademica ottocentesca che le adattò a vari contesti. Si trova infatti uno schema ornamentale molto simile, con lo stesso soggetto, anche nella volta del Teatro Rossini di Pesaro, realizzata dai pittori bolognesi Luigi Samoggia e Girolamo Dalpane.

Particolare del soffitto del Teatro Raffaello Sanzio di Urbino

Quando una decina di anni più tardi l’Antonioli dipinse il soffitto del teatro di Gubbio, le figure femminili vennero sostituite con dei putti che ne riprereso però le posizioni e le movenze.
La figurazione presente nel cavetto del piatto in maiolica a lustro si avvale quindi di un repertorio tematico e di un linguaggio pittorico già impiegati dall’artista. In questo caso però le Ore della Notte, seguono il modello originario, senza bisogno di un adattamento a personaggi mitologici diversi.
L’assonanza stilistica tra i soffitti dipinti e la scena del piatto risulta evidente nella precisione del ductus, nelle pose, nei gesti, nei panneggi e più in generale nell’equilibrio compositivo e in quel senso di grazia ricercata che contraddistinguono la pittura di Raffaele Antonioli.

Marinella Caputo

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