«Amor vol fé» Ancora su Aldo Ajò alla SCU di Gualdo Tadino

«Amor vol fé» Ancora su Aldo Ajò alla SCU di Gualdo Tadino di Ettore A. SannipoliTrattando della tipologia «piatto ovale con bordo a rilievo», documentata nel listino n. 5 della Società Ceramica Umbra risalente al 1930,[1] alcuni mesi fa ho avuto modo di presentare, proprio su l’Allegra Combriccola, due inediti esemplari sicuramente dipinti da Aldo Ajò (1901-1982)[2] e di riprodurre le immagini di altri due piatti ovali già noti, anch’essi riconducibili – pur con i dubbi insiti in ogni attribuzione – all’attività del maestro eugubino presso la fabbrica dei Rubboli durante la seconda metà degli anni Venti.[3]

Poco dopo ho reso invece nota, sempre su l’Allegra Combriccola, una coppia di piatti tondi a soggetto galante ascrivibile con sicurezza ad Ajò tra il 1925 e il 1929 circa, quando – come già detto – l’allor giovane artista diresse la SCU di Gualdo Tadino.[4] In questo secondo contributo ho avuto occasione di menzionare un piattello, istoriato nel 1923 da Ilio Cricchi per la Fabbrica Maioliche “Mastro Giorgio” di Gubbio, con due innamorati e, sullo sfondo il Palazzo dei Consoli: «A rimarcare l’atmosfera galante di questo piccolo capolavoro – scrivevo tra l’altro – viene l’iscrizione posta sul lungo e serpeggiante cartiglio, «AMOR VVOL FE E DOVE FE NONNE AMOR NON PVO», la quale si richiama, “per li rami”, a un detto antico citato da Luigi Pulci nel suo poema del 1469 sulla Giostra di Lorenzo dei Medici (“[…] E perché egli havea scritto in adamante / Quello atto degno di celeste honore, / Si ricordò, come gentile amante, / D’un detto antico: che vuol’ fede amore, / Et preparava già l’armi leggiadre, / Ma nol consente il suo famoso padre […]”)».[5]

«Amor vol fé» Ancora su Aldo Ajò alla SCU di Gualdo Tadino di Ettore A. Sannipoli

Società Ceramica Umbra – Gualdo Tadino, pittore Aldo Ajò (attr.), piatto ovale con due innamorati entro ornato a grottesche, maiolica a lustri metallici, cm 49 x 40,5. Gubbio, collezione privata.

È quindi con vivo piacere che porto ora all’attenzione pubblica un altro bellissimo «piatto ovale con bordo a rilievo» (Gubbio, collezione privata) attribuibile al periodo gualdese di Aldo Ajò [Fig. 1] e recante un soggetto amatorio di stilizzata eleganza, nel quale compare lo stesso «detto antico» citato dal Pulci. Nell’ampia concavità centrale, tra le guirlandes ed i rameaux classicistici della tesa, arricchiti da mascheroni e figure fantastiche, è visibile una scena di sapore tardogotico la quale – come ho già scritto in precedenti occasioni – ci rende partecipi di un afflato poetico vibrante e soave, tramite il quale Ajò riesce a infondere nuova vita a temi galanti che da un passato ormai lontano, potremmo dire dall’autunno stesso del Medioevo, trascorrono sino ai tempi moderni, lasciando inalterate o addirittura rinnovando le emozioni cortesi che essi inducono nell’animo dei riguardanti.[6] Due giovani innamorati, un gentiluomo ed una damigella di eletti costumi, rivolti l’uno verso l’altra, sono sorpresi mentre tengono in mano con delicatezza lo stesso nastro svolazzante che reca la scritta «AMOR VOL [FE] E DOVE FE NON È AMOR NON PVÒ». Entrambi poggiano i piedi su di un prato fiorito, al centro del quale, dalla bocca di un bel vaso posato per terra, fuoriesce un grande mazzo di fiori rossi (rosette e boccioli di rosa), che svetta e invade buona parte dello spazio circostante. Le vesti sontuose dei due personaggi son riccamente adornate di fiori quadripetali, girali, gruppi di puntini e perle. Una fascia in blu diluito contorna le figure dei due innamorati, i grandi fiori al centro, la linea d’orizzonte ma anche i motivi ornamentali sulla tesa. I lustri dorati e rutilanti sono quelli tipici della celebre manifattura dei Rubboli. Sul retro del piatto, all’interno del piede, troviamo l’inconfondibile marca con le lettere «S.C.U.» entro triangolo, seguita dalla parola «ITALY» e dal monogramma «PR», con le due lettere intrecciate [Fig. 2].

«Amor vol fé» Ancora su Aldo Ajò alla SCU di Gualdo Tadino di Ettore A. Sannipoli

Retro del piatto in fig. 1.

Anche se la firma (o la sigla) di Aldo Ajò non compare, è indubitabile – a mio giudizio – che sia l’invenzione di questa scena amatoria sia la sua esecuzione si debbano al maestro eugubino. Del resto già i convincenti riscontri stilistici che si possono istituire con le figure e con certi dettagli dei due piatti tondi a soggetto galante citati sopra, entrambi firmati da Ajò, risultano probanti a tale riguardo. I bei volti a tre quarti o di profilo dei personaggi, gli eleganti ritmi delle loro raffinate posture, le flessuose cadenze degli esili gambi dei fiori e, più in generale, l’impostazione simmetrica della scena ma anche l’atmosfera eccelsa, rarefatta che si respira, tutto tende a quella riuscita formula antico-moderna che Ajò aveva avuto modo di osservare presso i Vasellari Eugubini ‘Mastro Giorgio’, attivi nei primissimi anni Venti. È proprio da Ilario Ciaurro, direttore artistico dei Vasellari, che il giovane maestro attinge il suo inconfondibile lessico in bilico fra un Gotico estremo ed un Rinascimento ‘umbratile’ modernizzati entrambi con misura e discrezione. In modo tale da creare un delicato equilibrio tra elementi cortesi e pseudo-rinascimentali da una parte, e desinenze Liberty o Déco dall’altra, equilibrio nel quale sia lo Storicismo sia la sensibilità moderna venivano a coesistere senza alcuno sforzo apparente.

Ettore A. Sannipoli


[1] Consorzio Italiano Maioliche Artistiche Perugia. Le maioliche a riverbero della Società Ceramica Umbra. Listino n. 5, Perugia 1930, n. 31-X.

Sulla SCU cfr., tra l’altro: M. Tittarelli Rubboli, La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia 1996, pp. 28-34; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, pp. 175-183; La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, a cura di M. Caputo, Perugia 2010, pp. 64-73.

[2] Su Aldo Ajò, anche per il periodo in cui fu direttore artistico della SCU a Gualdo Tadino, cfr., tra l’altro: Aldo Ajò (1901-1982). Ceramiche, a cura di G. Bojani e E.A. Sannipoli, Fano 2008; Opere di Aldo Ajò nel Museo Civico di Palazzo dei Consoli, testi di E.A. Sannipoli, Gubbio 2010; La Collezione Rubboli cit., pp. 68-71.

[3] E.A. Sannipoli, Aldo Ajò alla S.C.U. Due piatti ovali con bordo a rilievo, http://www.allegracombriccola.net/aldo-ajo-alla-s-c-u-due-piatti-ovali-con-bordo-a-rilievo/#more-12429 [6 maggio 2017].

[4] E.A. Sannipoli, «Amore, amore, amore, amore». Due piatti di Aldo Ajò a soggetto galante, http://www.allegracombriccola.net/amore-amore-amore-amore-due-piatti-di-aldo-ajo-a-soggetto-galante/#more-13214 [26 agosto 2017]

[5] Su questo piattello si veda, tra l’altro, E.A. Sannipoli, Amor vuol fé, in «L’Eugubino», a. LIII (2002), n. 2, pp. 45-46.

[6] E.A. Sannipoli, «Amore, amore, amore, amore» cit.

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2 risposte a «Amor vol fé» Ancora su Aldo Ajò alla SCU di Gualdo Tadino

  1. Massimo Bei scrive:

    Bello il piatto e interessanti le informazioni di Sannipoli.
    Perché non organizzare una mostra sulla Scu da allestire nelle due città della ceramica? Un direttore artistico eugubino che ha lavorato per la fabbrica gualdese e poi la stessa Scu con i due marchi Gualdo Tadino e Gubbio.

  2. matteo - antichita.marcelli scrive:

    Stupendo!

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