«Amore, amore, amore, amore» Due piatti di Aldo Ajò a soggetto galante

Società Ceramica Umbra – Gualdo Tadino, pittore Aldo Ajò, piatto con giovane donna a cavallo (part.). Gubbio, coll. priv.Tra il 1925 e il 1929 circa – per attenerci alla documentazione finora reperita – il pittore e ceramista eugubino Aldo Ajò (1901-1982)[1] ricoprì il ruolo di direttore artistico della Società Ceramica Umbra ‘Paolo Rubboli’ di Gualdo Tadino.[2] Come più volte ho avuto occasione di evidenziare,[3] uno dei modi in cui l’allora giovane maestro mise a profitto le sue indiscutibili doti ideative ed esecutive, fu quello che tendeva al raggiungimento di una forma particolare di Storicismo capace di declinare in chiave moderatamente innovativa celebri modelli di riferimento, alla luce di un revival che stava ormai trascorrendo dall’iniziale propensione neo-rinascimentale verso recuperi più schiettamente gotici, anche per soddisfare l’esigenza di una flessuosa modernizzazione dei rimandi iconografici. La produzione che ne deriva, sperimentata in prima persona dal nostro artista, risulta caratterizzata pertanto dall’intelligente tentativo di declinare con freschezza e sintetica eleganza il repertorio neo-cinquecentesco tipico della ceramica gualdese di allora, sfrondando la decorazione dagli elementi superflui e sottoponendo fogge, ornati e soggetti ad un ‘restyling’ in linea con quanto Ajò aveva avuto modo di osservare presso i Vasellari Eugubini ‘Mastro Giorgio’, attivi nei primissimi anni Venti. È infatti alla riuscita formula antico-moderna di Ilario Ciaurro (direttore artistico dei Vasellari), che il giovane maestro sembra rifarsi per elaborare il suo inconfondibile lessico in bilico tra un Gotico ed un Rinascimento modernizzati entrambi con misura e discrezione. Agli occhi del riguardante si dispiega, pertanto, un universo fatto di figure raffinate e cortesi, di profili muliebri d’una purezza neo-quattrocentesca, di pungenti ghirlande d’alloro, di energici cartigli svolazzanti, di preziosi fondi damascati, di eteree atmosfere puntinate e così via.

Fig. 1. Fabbrica Majoliche ‘Mastro Giorgio’ – Gubbio, pittore Ilio Cricchi, piatto con due innamorati, 1923. Gubbio, coll. priv. (Ph. G. Pauselli)

Una temperie culturale siffatta non infrequentemente accoglie soggetti amatorî e galanti. Tanto per fare un solo esempio, Ilio Cricchi (1896-1974), uno dei collaboratori eugubini di Ilario Ciaurro, amico di Ajò nonché suo compagno di avventure artistiche, già nel 1923 presso la Fabbrica Majoliche ‘Mastro Giorgio’ aveva dipinto scene amorose come quella del piattello con due innamorati e, sullo sfondo, il Palazzo dei Consoli [Fig. 1]: un ‘moderno’ istoriato nel quale compaiono romantici personaggi sospesi tra Medioevo trovadorico e Rinascimento toscano, con profili d’ispirazione ghirlandaiesca che trovano possibili corrispettivi nelle opere ceramiche di David Zipirovic, anch’esse provviste spesso di quei fondi campiti a broccato che saranno tanto cari ad Ajò.[4] A rimarcare l’atmosfera galante di questo piccolo capolavoro, viene l’iscrizione posta sul lungo e serpeggiante cartiglio, «AMOR VVOL FE E DOVE FE NONNE AMOR NON PVO», la quale si richiama, “per li rami”, a un detto antico citato da Luigi Pulci nel suo poema del 1469 sulla Giostra di Lorenzo dei Medici («[…] E perché egli havea scritto in adamante / Quello atto degno di celeste honore, / Si ricordò, come gentile amante, / D’un detto antico: che vuol’ fede amore, / Et preparava già l’armi leggiadre, / Ma nol consente il suo famoso padre […]»).[5]

Fig. 2. Società Ceramica Umbra – Gualdo Tadino, pittore Aldo Ajò, piatto con giovane donna a cavallo. Gubbio, coll. priv.

Fig. 4. Società Ceramica Umbra – Gualdo Tadino, pittore Aldo Ajò, piatto con giovane uomo a cavallo. Gubbio, coll. priv.

Forse proprio ai primi tempi in cui Aldo Ajò diresse la Società Ceramica Umbra di Gualdo Tadino, verso la metà degli anni Venti o poco dopo, risale una singolarissima coppia di piatti entrata di recente a far parte di una collezione eugubina [Fig. 2-5]. Si tratta di due taglieri lisci su piede ad anello, del diametro di 41,5 centimetri, dipinti in blu e lustrati di oro e rosso rubino nelle celebri muffole dei Rubboli. Recano sul verso, in blu, la marca triangolare con le lettere «SCV» e poco sotto la firma dell’autore («Ajò»). In essi la figurazione, predominante, risulta circoscritta da un’esile fascia a scomparti, nella quale si alternano – con ritmo misurato e composto – scaglie embricate e riserve con la parola «AMORE» in caratteri gotici, ambedue ripetute per ben quattro volte. «AMORE»: un vocabolo appositamente reiterato in margine ai due piatti, per dichiarare fin dal primo impatto visivo la natura galante del soggetto raffigurato.

Nella coppia di piatti compaiono le figure a cavallo di due giovani innamorati, un gentiluomo ed una damigella di eletti costumi, rivolti l’un verso l’altra, entrambi recanti in mano un fiore rosso che innalzano di fronte a sé come insegna di eterno amore. Sia le vesti cortesi dei due personaggi sia le gualdrappe dei loro possenti destrieri son riccamente adornate di gigli, fiori quadripetali, melagrane, foglie lobate, girali, losanghe, embrici, puntini, perle etc. Lo sfondo naturalistico consiste in un paesaggio con monti in lontananza e il terreno cosparso di ciuffi d’erba e di fiori; il tutto sotto un’ampia porzione di cielo striato e velato.

I bei volti di profilo dei due giovani innamorati richiamano analoghe silohuette frequenti nelle opere dei Vasellari Eugubini e della Fabbrica Majoliche ‘Mastro Giorgio’, così come alla produzione della manifattura di Ciaurro rimandano certi dettagli quali il fiore che reca in mano l’avvenente nobildonna. Ma ancora più forti sono i rimandi a celebri modelli antichi, soprattutto di estrazione gotica: ognuno ravviserà facilmente, per esempio, il rapporto di diretta discendenza del cavallo del cortese spasimante, con la gualdrappa svolazzante solcata da sequenze di losanghe, dal destriero visibile nel notissimo affresco di Simone Martini con Guidoriccio da Fogliano, dipinto sui muri della Sala del Mappamondo nel Palazzo Pubblico di Siena. Un riferimento iconografico, quest’ultimo, che Aldo Ajò mise a frutto anche per altre maioliche realizzate a Gualdo in quegli anni, e delle quali mi sono in precedenza occupato.[6]

Ma, al di là di ogni derivazione, resta pur sempre vero che questi due affascinanti piatti a soggetto cavalleresco-amatorio ci rendono partecipi di un afflato poetico vibrante e delicato, tramite il quale Ajò riesce a infondere nuova vita a temi galanti che da un passato ormai lontano, potremmo dire dall’autunno stesso del Medioevo, trascorrono così fino ai tempi moderni, lasciando inalterate o addirittura rinnovando le emozioni cortesi ed elette che essi inducono nell’animo degli osservatori.

Ettore A. Sannipoli


[1] Su Aldo Ajò cfr., tra l’altro: Aldo Ajò (1901-1982). Ceramiche, a cura di G. Bojani e E.A. Sannipoli, Fano 2008; Opere di Aldo Ajò nel Museo Civico di Palazzo dei Consoli, testi di E.A. Sannipoli, Gubbio 2010.

[2] Sulla S.C.U. cfr., tra l’altro: M. Tittarelli Rubboli, La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia 1996, pp. 28-34; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, pp. 175-183; La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, a cura di M. Caputo, Perugia 2010, pp. 64-73.

[3] Si veda, ad es., E.A. Sannipoli, Aldo Ajò, artista e “artiere” tra le due guerre (1920-1945), in Aldo Ajò (1901-1982) cit., pp. 23-161, speciatim pp. 44-45, 49-54, ma anche E.A. Sannipoli, Aldo Ajò alla S.C.U. Due piatti ovali con bordo a rilievo, http://www.allegracombriccola.net/aldo-ajo-alla-s-c-u-due-piatti-ovali-con-bordo-a-rilievo/#more-12429 .

[4] Cfr. E.A. Sannipoli, Aldo Ajò, artista e “artiere” cit., pp. 41-42.

[5] E.A. Sannipoli, Amor vuol fé, in «L’Eugubino», a. LIII (2002), n. 2, pp. 45-46.

[6] Cfr., tra l’altro: E.A. Sannipoli, Aldo Ajò, artista e “artiere” cit., pp. 51-53; Id., Aldo Ajò alla S.C.U. cit.

 

 

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Una risposta a «Amore, amore, amore, amore» Due piatti di Aldo Ajò a soggetto galante

  1. Daniele Amoni scrive:

    Ogni articolo una nuova scoperta. Ettore è un vero conoscitore della ceramica d’arte!

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