Asilo nido. Come volevasi dimostrare: l’accetta è sul lavoro e sul servizio

Asilo nido. Come volevasi dimostrare: l'accetta è sul lavoro e sul servizio Le preoccupazioni che avevamo espresso esattamente un mese fa sulle modalità e sulle conseguenze della gara per l’affidamento della gestione dell’asilo nido comunale trovano in questi giorni una puntuale conferma nella realtà.

Sta infatti volgendo al termine la trattativa tra le rappresentanze sindacali delle lavoratrici e l’impresa sociale subentrante (la laziale Kairos), con un’Amministrazione comunale del tutto latitante che si è ben guardata dall’intervenire quale soggetto garante del lavoro e del servizio.

Questa trattativa è stata durissima ed il suo esito era scritto nella nostra facile profezia: si tagliano ore di lavoro settimanali (da 38 a 36) e stipendi (all’incirca 80 euro in meno al mese per tutte le educatrici su buste paga non certo milionarie), senza alcuna possibilità di ricorrere alle tutele dell’art. 37 del Contratto nazionale delle Cooperative sociali che prevede con chiarezza il diritto dei lavoratori a transitare alle dipendenze della cooperativa subentrante, mantenendo, a prestazioni invariate, le stesse precedenti condizioni di trattamento.

Ciò è stato possibile proprio per le modifiche nell’organizzazione e nelle modalità del servizio contenute nel capitolato di appalto ed ispirate alla logica del ribasso e perché l’impresa subentrante non adotta, almeno in questo caso, il CCNL Cooperative Sociali.

È pertanto del tutto evidente come tutta questa operazione, di cui per noi sono chiarissime le responsabilità aministrative, sia stata ispirata da una precisa volontà politica di “risparmiare” sulle spalle dell’infanzia e di tagliare un servizio fondamentale nella rete socio-educativa attraverso l’attacco alle condizioni  di chi vi lavora: il servizio di asilo nido che si va così riconfigurando e viene consegnato alla collettività sarà senz’altro meno appropriato di come è stato trovato. Non solo: se si considera che la sua remunerazione, da qui in avanti, potrà contare solo sulla retta pagata dalle famiglie eccoci di fronte ad uno scenario futuro in cui lo stesso servizio potrà entrare in uno stato di agonia, finanche alla sua chiusura.

Ci domandiamo a questo punto se sia proprio in questa sciagurata prospettiva che l’Amministrazione comunale si sta accingendo a varare un programma di autorizzazione all’apertura di nidi familiari, ma il dubbio viene ed è fonte di ulteriori apprensioni. Poco da eccepire se fossimo in presenza di servizi aggiuntivi affidati al mercato privato, ma nel quadro fosco che si va delineando e considerando le condizioni economiche e sociali locali, è più lecito supporre che ci troviamo di fronte ad una vera e propria strategia politica destinata a sostituire progressivamente e surrettiziamente l’offerta privata al servizio sociale pubblico; a privatizzare subdolamente il welfare municipale; a rendere ancora più difficile la già precarissima vita delle lavoratrici e dei lavoratori e delle famiglie.

Spiace così constatare che in tutta questa vicenda, nonostante il grande rilievo pubblico e sociale che vi si ravvisa, nessuna voce si sia levata da alcuna forza dell’opposizione, né in consiglio comunale né sui media. E nessun chiarimento o replica sia venuta o venga dalla giunta monocolore del Pd. Indifferenza e menefreghismo nel primo caso, arroganza o imbarazzo nel secondo. Silenzio assoluto dunque, tombale, per una vicenda che nella vicina Gubbio, per le stesse ragioni, ha scatenato un acerrimo confronto pubblico, a suon di prese di posizione, di manifestazioni e di raccolta di migliaia di firme.

Per quanto ci riguarda, continueremo a dedicare ai temi sociali tutta l’attenzione che meritano in ragione della loro rilevanza per la vita e i diritti dei cittadini, mettendo fin d’ora in guardia la collettività che a fine anno sarà la volta dell’appalto dei servizi sociali per tutti i Comuni ricompresi nel Piano sociale di zona 7 (anche qui, per tanta parte si tratta di servizi rivolti ai minori ed all’infanzia). Se la logica e le modalità saranno le stesse di quelle adottate per l’affidamento in gestione degli asili nido comunali, non c’è nulla di che ben sperare e ci potremmo trovar di fronte al più micidiale assalto al welfare locale ed alle condizioni materiali delle decine di lavoratrici e di lavoratori che vi operano mai perpetrato prima dalle amministrazioni locali in questo territorio.

Diventa un imperativo categorico fermare questo Pd che di esse è il principale, quando non esclusivo, baluardo.

Prc Gualdo Tadino
Gianluca Graciolini

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