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I GUALDO TADINO DURANTE LA GUERRA
Il periodo di neutralità
All'inizio del novecento l'Europa è attraversata da un generale clima di incertezza, dovuto al vuoto di potere generato dalla fine dell'egemonia economica e militare della Gran Bretagna. La mancanza di una potenza leader apre di fatto le porte alla successione: paesi come la Germania e la Francia rischiano più di una volta di risolvere le loro questioni con l'uso delle armi.
La situazione più pericolosa si vive nei Balcani, dove l'aspirazione della Serbia di diventare il paese guida dell'irredentismo slavo si scontra con le pretese dell'Austria, impegnata a rafforzare la propria posizione nella zona: l'occasione per risolvere il contrasto si presenta a Sarajevo, quando Gavrilo Princip, un giovane irredentista serbo, uccide l'erede al trono dell'impero austroungarico.
Il 28 luglio 1914, esattamente un mese dopo l'attentato di Sarajevo, l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia: quella che inizialmente è una disputa locale, per il meccanismo delle alleanze si trasforma in pochi giorni in una guerra che coinvolge la Germania , la Francia , la Russia e la Gran Bretagna ; le successive dichiarazioni di guerra originano un conflitto di proporzioni mondiali, comunemente ricordato come la Grande Guerra .
L'Italia, inizialmente, dichiara la propria neutralità , posizione che mantiene per circa dieci mesi prima di essere direttamente coinvolta nella guerra.
Lo scoppio della Grande Guerra provoca il precipitoso rientro in patria di un centinaio di emigrati gualdesi dai paesi belligeranti, soprattutto dalla Germania e dalla Francia; i rimpatriati, in grande maggioranza, non creano problemi di ricovero e assistenza in quanto dispongono di un alloggio, tuttavia reclamano il mezzo per poter dignitosamente guadagnare il pane per sé e per la propria famiglia.
Il ritorno degli emigrati determina la rottura dell'equilibrio economico di Gualdo Tadino, finora mantenuto stabile grazie al fenomeno dell'emigrazione che assorbe parte della disoccupazione, e moltiplica i tradizionali problemi della città. La situazione che appare dalla relazione del sindaco, Francesco Maurizi, nella seduta del Consiglio Comunale del 27 agosto 1914, è drammatica:
"Il comune non potrebbe da solo provvedere a tutte le carenze di una così vasta disoccupazione, tanto più che i fondi gli mancherebbero e sovvenzioni in prestito sarebbe vano sperarne in un momento così critico per la circolazione monetaria. Occorre che tutti diano il loro concorso in quest'opera di sollievo e di difesa del sociale, altrimenti la crisi potrebbe divenire più minacciosa, se non forse catastrofica, e in tal caso ognuno dovrà assumere la propria quota di responsabilità di fronte al paese".
Il Sindaco organizza un Comitato di Soccorso con l'incarico di iniziare una sottoscrizione per i più bisognosi e suggerire i provvedimenti più efficaci per far fronte alla disoccupazione. Tale Comitato, composto dai rispettivi presidenti della Congregazione di Carità, della Cassa di Risparmio e della Banca Popolare (che ha anche la presidenza della Soc. di Mutuo Soccorso), nonché da Giammaria Ribacchi, Giuseppe Depretis, Enrico Ceccarelli e Ciro Biscontini, risulta essere di nessun aiuto, per la scarsezza del numero degli intervenuti alle riunioni e per la mancanza di concrete risoluzioni.
Il Consiglio Comunale, considerato che tra i rimpatriati dall'estero non si trovano inabili al lavoro, ma la totalità di essi è costituita da persone idonee che chiedono "pane e lavoro, ma non già soccorsi caritativi" , delibera l'apertura di numerosi cantieri di opere pubbliche:
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manutenzione delle strade urbane con la confezione del pietrame da adoperarsi per cordonate e selciati delle strade interne, nel limite di una spesa non superiore a £ 1000. Il pietrame " servirà la maggior parte per la già deliberata sistemazione di via Cavallotti e l'eventuale rimanenza verrà riposta in magazzino per disporne durante l'anno quando occorra ";
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manutenzione delle strade rurali, in particolare delle strade di San Pellegrino, Caprara, Rasina, Broccaro, Coldorto, Morano e del ponticello sulla strada di S. Lucia, erogando fino alla concorrenza di £. 3000 il fondo avuto in prestito per aiutare i rimpatriati disoccupati;
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ampliamento del Cimitero di San Facondino, con lavori di splateamento della nuova area fino alla concorrenza di £ 1500.
Le famiglie rimpatriate prive di alloggio trovano una temporanea sistemazione in un'aula della scuola elementare.
Tutte le strade sono battute per far fronte all'emergenza. Il Sindaco chiede di poter conferire con il Prefetto per procurare lavoro per i sarti e per i calzolai con la confezione di vestiti e di scarpe per soldati, sapendo che se ne stanno affrettando le forniture dalle autorità militari, e rivolge personali raccomandazioni al Regio Prefetto affinché solleciti l'approvazione della perizia di una nuova casa colonica per la Congregazione di Carità, il cui cantiere garantirebbe l'occupazione a 20 operai. Al Consigliere Provinciale Farabi viene vivamente raccomandato di ottenere qualche lavoro dalla Provincia nel territorio gualdese.
Il paese si trova, inoltre, a dover affrontare ulteriori problemi determinati dal blocco dei mercati e dalla conseguente scarsa circolazione di generi alimentari, che, oltre a complicare le operazione di approvvigionamento, alimenta la preoccupazione di uno sconsiderato aumento dei prezzi.
In questa situazione un minimo di conforto è rappresentato dalle ditte F.lli Depretis e F.lli Ribacchi, le quali assicurano che sono in grado di fornire le farine ai prezzi attuali e in quantità sufficienti per i bisogni locali, sino ad esaurimento delle quantità immagazzinate salva la requisizione in caso di guerra. Per evitare illeciti accaparramenti, che porterebbero in poco tempo a favorire il mercato nero, viene richiamata in vigore una passata Ordinanza Sindacale che vieta di vendere all'ingrosso i generi alimentari " importati da fuori di città prima di averne esperimentata la vendita al minuto nella piazza Bersaglieri, per uso della popolazione" .
Per non appesantire ulteriormente la già difficile situazione, la tariffa sulla Tassa Fuocatico per il 1915, un'imposta applicata su ciascun focolare, cioè su ciascuna abitazione, viene fissata nella stessa proporzione dell'anno precedente:
classe 1, reddito £ 20500 = tassa £ 400;
classe 2, reddito £ 18000 = tassa £ 350;
e di seguito fino alla classe 60, reddito £ 550 = tassa £ 1.
Anche la Tassa Bestiame , sostanzialmente, rimane invariata rispetto all'anno precedente:
vacche £ 6 a capo; buoi e tori £ 8; vitelli fino ai sei anni £ 4; cavalli e muli £ 6; puledri cavallini fino ai due anni £ 3; suini compresi i poppanti £ 1,29 (aumento di 50 centesimi..); capre £ 1,90; asini £ 3; puledri asinini fino ai due anni £ 1,90.
L'11 dicembre 1914, nonostante il complicato contesto, il sindaco Francesco Maurizi comunica le proprie dimissioni a causa dell'incompatibilità della carica con la sua attività di viceispettore scolastico. Il 25 settembre 1915, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che decreta l'incompatibilità della carica, rassegna di nuovo le dimissioni e il 28 ottobre gli succede Celestino Colini.
Sia per colmare la deficienza dei prodotti locali, come per moderare il rialzo dei prezzi a vantaggio delle classi meno abbienti, la Deputazione Provinciale dell'Umbria, d'accordo con la Camera di Commercio, il 15 dicembre promuove un'adunanza di sindaci allo scopo di prendere accordi sulla costituzione di un consorzio fra i comuni della provincia per l'acquisto del grano e di altri cereali di prima necessità. Il 27 dicembre il Consiglio Comunale delibera l'adesione al Consorzio provinciale Umbro per l'approvvigionamento e distribuzione dei cereali.
La situazione è talmente drammatica che il 23 gennaio 1915 il comune favorisce l'attivazione di una cucina economica per garantire, perlomeno, la sopravvivenza dei meno abbienti, contribuendo allo scopo con £ 400; decide, inoltre, di convocare " tutti gli oblatori superstiti che costituirono nel 1880 il fondo per la cucina economica, sul quale residuò la somma di £ 923,64 nel libretto di risparmio, perché si pronuncino sulla disponibilità della somma stessa ". Viene stabilita la distribuzione delle sole minestre, al prezzo di £ 0,09 ciascuna, salvo la concessione gratuita ai più bisognosi. La gestione delle cucine, affidata ad una Commissione Direttiva, chiude il bilancio con avanzo senza dover ricorrere al previsto contributo comunale di £ 400.
Nonostante il grave momento, non mancano azioni di solidarietà verso popolazioni più sfortunate della nostra: la locale Ditta Guerrieri-Luzi invia £ 125 alla popolazione di Rieti, colpita da un devastante terremoto; la Cassa di Risparmio contribuisce con £ 200, scusandosi di non poter disporre di maggior somma stante l'erogazione del disponibile per la costruzione di una lavanderia al civico ospedale Calai e per l'acquisto di una macchina inalatrice; l'Istituto Bambin Gesù mette a disposizione un posto gratuito per un'orfana, obbligandosi anche alle spese personali di vestiario, libri ecc.; l'Istituto Salesiano accoglie 2 orfani.
Il 24 febbraio 1915 il Consiglio Comunale, per mantenere costante il prezzo del pane, delibera d'urgenza la creazione di un Magazzino Granario Comunale e acquista dal Consorzio Umbro, anche per i comuni di Sigillo e Fossato di Vico:
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2.000 quintali di grano al prezzo di £ 40,25 al q.le per il nostrale e di £ 39,75 per quello estero;
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300 quintali di granturco al prezzo di £ 25,75 al q.le.
Dagli eredi Torlonia vengono acquistati 200 quintali di grano al prezzo di £ 40,25 al q.le, da pagarsi in contanti.
La rivendita del grano, in magazzino, per la circostanza istituito in un locale concesso da mons. Roberto Calai Marioni, viene fatta al prezzo di costo due volte alla settimana, salvo alla Giunta di venderne fino a 300 quintali ad un prezzo ridotto che consenta ai panettieri locali di confezionare del pane casalingo per rivenderlo al prezzo massimo di £ 0,40 il chilogrammo.
Dalla rendicontazione, presentata dal fiduciario Angelo Boccolini, emerge la seguente situazione:
Costo del grano e granone acquistato dal Consorzio Provinciale |
= £ 18444,10 |
Costo del grano acquistato dal principe Torlonia |
= £ 10051,20 |
Costo del grano acquistato da Garofoli Romolo |
= £ 2340,00 |
Spese di gestione (Trasporti, magazzinaggio ecc.) |
= £ 1333,06 |
Totale spese |
= £ 32.168,36 |
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Piano delle vendite del grano |
= £ 17732,10 |
Piano delle vendite del granone |
= £ 8569,22 |
Grano rimasto in magazzino presso i F.lli Ribacchi - q.li 114 a £. 41 |
= £ 4674,00 |
Totale introito |
= £ 30975,32 |
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Perdita |
= £ 1193,04 |
Tale perdita è dovuta al fatto che, per mantenere il prezzo del pane a £ 0,40 al chilo, una parte del grano viene venduto alle cooperative e ai produttori locali a £ 38 al quintale, rimettendo circa £ 4, compreso il calo di conciatura.
Per una antica usanza, in occasione di pubbliche calamità o per voto popolare, la venerata immagine della Madonna di Loreto, custodita presso la chiesa di S. Maria di Loreto, volgarmente detta La Madonna del Piano, è trasportata in processione alla chiesa di San Benedetto e riportata nella sede originaria solo quando il pericolo è terminato.
La guerra scoppiata, che già coinvolge mezza Europa, e le notizie, che sempre più spesso danno per certa la fine della neutralità italiana, inducono la popolazione ad appellarsi alla centenaria tradizione: nel febbraio del 1915 la S. Imagine viene trasportata in processione in città, con la speranza di un pronto ritorno.
Purtroppo, con l'entrata in guerra dell'Italia, la S. Imagine rimane nella chiesa di San Benedetto per quattro lunghi anni.
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L'entrata in guerra
Il 24 maggio 1915 l'Italia entra in guerra a fianco dell'Intesa contro gli imperi centrali, dieci mesi dopo l'inizio delle ostilità in Europa. Alle 3:55 un cannone da 149 mm appostato al forte Verena spezza il silenzio sparando il primo colpo italiano della Guerra Nazionale 1915-1918 , come è ufficialmente definita la "nostra" guerra: una definizione che si trova in tutti i registri ufficiali del tempo ma ormai dimenticata.
Vengono richiamati 1650 gualdesi (in seguito, con le nuove leve, si raggiunge un totale di 2150 mobilitati), in gran parte contadini. Le famiglie dei mezzadri, che basano la propria economia sulla forza delle braccia, sono ridotte sul lastrico: essendo privi di terra di proprietà non possono giovarsi di una pur minima autonomia alimentare e il cibo deve essere inevitabilmente procacciato con pagamenti in contanti. Per queste famiglie l'unico sostegno è rappresentato da un insufficiente sussidio governativo, demandato all'autorità locale, e dalla povera paga giornaliera del fante che ammonta a cinquanta centesimi, grosso modo quanto il costo di un chilo di pane.
Il 9 giugno 1915, la Giunta "r itenuto che in questa ora suprema che volge per la nostra cara Patria, tutti gli Enti e i Cittadini debbono dare con spirito di illimitato sacrificio aiuto e soccorso ai benemeriti che cimentano la propria vita per una più grande Italia" delibera di versare un contributo al locale Comitato di Organizzazione Civile, come sussidio per le famiglie bisognose dei militari richiamati alle armi; l'illimitato sacrificio consiste in £ 500, di cui £ 400 risparmiate dalla gestione della cucina economica e £ 100 da prelevare sul fondo di riserva.
La chiamata alle armi di molti consiglieri crea innumerevoli disagi all'attività del Consiglio Comunale: nel mese di luglio il Consiglio non raggiunge il numero legale per ben due volte, tanto che viene approvato un provvedimento che prevede la non computazione dei consiglieri richiamati ai fini della legittimità degli atti.
Allo scopo di sostenere materialmente i soldati gualdesi al fronte, si forma un Comitato composto da Giuseppe Calligaris, Ettore Liberati, Giulio Guerrieri, Filippo Natali e Giovanni Boccolini, che rivolge alla popolazione un appello:
"Pensiamo che al principio del prossimo Settembre la neve cadrà sulle Alpi ed i nostri soldati saranno esposti a tutti i rigori di un inverno lungo ed immite, quindi è necessario che tutti abbiano nel corredo maglie, berrette, calze e sciarpe di lana; e il comitato formatosi esclusivamente a quest'uopo, si rivolge alle donne gualdesi perché lavorino a provvedere quanto occorre ai propri cari, mentre il comitato facendo appello ai produttori di lana per il loro concorso a fornire la materia, si mette a disposizione delle prime come di questi ultimi, fidente che non invano avrà ricorso a questo mezzo benefico. Potrà sostenere con il denaro chi non può fornire la materia e prestare l'opera delle proprie mani". Il comune contribuisce con £ 50.
Nello stesso periodo, essendo rimpatriate due famiglie profughe (Morroni e Ferranti) dalle terre irredente della Dalmazia, e prevedendo che altre famiglie potrebbero essere assegnate al comune di Gualdo Tadino, il Sindaco nomina un Comitato di Soccorso, presieduto dal cav. Plinio Travaglia, mettendo a disposizione del suddetto Comitato la somma di £ 300 per affrontare le prime spese. La successiva decisione della Giunta, che delibera di intervenire presso il Prefetto affinché non siano inviati altri profughi nel nostro comune, mancando locali convenienti per alloggiarli e mezzi per fronteggiare le spese di soccorso, è un atto che scredita la classe politica gualdese, anche se oggi è noto che tutti i comuni inoltrarono l'identica richiesta. I profughi, esuli in patria, povera gente costretta a rifugiarsi lontano dalle proprie case e assegnati all'assistenza di comuni lontani migliaia di chilometri, rappresentano, per chi deve accoglierli, un problema aggiuntivo.
Il Prefetto di Perugia insiste, il comune di Gualdo Tadino deve trovare un locale per alloggiare 30 profughi. Il Sindaco il 6 dicembre dichiara che non esiste a Gualdo Tadino un locale idoneo. Il 10 dicembre il Sottoprefetto di Foligno incarica il dott. Ugo Arinelli " di recarsi a Gualdo Tadino per la scelta di un locale da adattarsi a ricovero per 30 profughi o per l'accertamento della assoluta inesistenza, affermata dall'Amministrazione Comunale, di un consimile locale". Il Comune è anche obbligato a corrispondere al dott. Arinelli la diaria di £ 10 e il rimborso delle spese di viaggio.
Come è andata a finire l'indagine è facilmente immaginabile, considerato che non arrivarono altri profughi dalmati.
Per aumentare le opportunità di scambio e di circolazione interna dei generi alimentari, la Giunta autorizza un privato cittadino " allo smercio della frutta di stagione in giro per le vie della città e con il proposito di estendere la concessione a tutti gli eventuali rivenditori, purché ogni rivenditore paghi £ 0,25 di parcheggio o non possa fermarsi per le vie oltre il tempo necessario per vendere la merce rimettendosi poi subito in circolazione".
E' solo un piccolo palliativo, la situazione economica rimane drammatica.
Le scorte alimentari cominciano a diminuire e, per evitare che nel paese si risenta la penuria del grano fino al nuovo raccolto ed allo scopo di vederne mantenuto il prezzo nei giusti limiti, la Giunta Comunale delibera di acquistare dal Consorzio Granario Umbro 1000 quintali di grano al prezzo di £ 41,25 al q.le e di retrocedere la suddetta quantità alla ditta F.lli Depretis, alle stesse condizioni di acquisto, con obbligo per la ditta concessionaria di corrispondere anticipatamente il prezzo e assicurare il ritiro ed il trasporto nei propri magazzini, a suo rischio e spesa. La ditta Depretis deve inoltre provvedere alla macinazione del grano e vendere tutta la farina ricavatavi sul posto, esclusivamente per uso e consumo delle famiglie, dei fabbricatori e degli spacciatori di pane esistenti nel comune di Gualdo Tadino, ai seguenti prezzi: farina grezza £. 43 al quintale, farina tipo unico £ 50 al quintale.
Cominciano a scarseggiare non solo i beni di prima necessità, ma anche quelli considerati secondari, però importantissimi per la popolazione, che comincia a perdere la pazienza quando l'ufficio postale rimane, spesso, sprovvisto di francobolli: con duemila gualdesi al fronte è facile immaginare l'enorme traffico di corrispondenza, non solo in arrivo e in partenza per le zone di guerra, ma pure tra parenti e conoscenti, ansiosi di scambiare notizie sulla sorte dei loro cari.
Per il soldato al fronte il ricevimento della corrispondenza è di primaria importanza: chi la riceve dimentica per un attimo gli orrori della guerra, chi non la riceve si isola, umiliato e ferito. Con la sua elementare calligrafia, il soldato invia assiduamente a casa segnali di vita, desideroso di una pronta risposta. Le madri, le mogli, i padri, a loro volta, s'ingegnano a scrivere lettere di risposta.

Nel film " La Grande Guerra ", il soldato analfabeta che scrive alla sua fidanzata con l'aiuto del capitano della compagnia e riceve la risposta dal parroco del paese che scrive per conto della fidanzata, analfabeta anch'essa (con il capitano che si dice stufo di scambiare lettere d'amore con un parroco), non è una trovata cinematografica ma è quanto, in alcuni casi, accade.
Insomma, scrivono tutti, anche chi non sa scrivere.
Quando dopo molte proteste e minacce arriva finalmente la provvista, ci si accorge che i francobolli sono tutti di un unico taglio, obbligando il pubblico ad usare francobolli da 15 centesimi anche per cartoline e corrispondenze per località del distretto o ad usarne due da 10 centesimi in mancanza di quelli da 15 centesimi per località fuori distretto. Non è un problema che riguarda soltanto i gualdesi e i civili rimasti a casa, in una lettera inviata dal fronte il fante Belleri scrive alla sorella: " Altro ti faccio sapere che adesso le lettere viene serrate e ci vuole il franco bollo da 15 centesimi e cuando mi mandati i bolli mandatemeli da quindici centesimi perche cui non ci sono ". (R. Simoni, Sarezzo nella storia).
Ad appesantire la situazione contribuiscono le notizie sui primi caduti gualdesi.
Il Consiglio Comunale delibera ad unanimità di voti, di istituire un libro d'oro " ad onore dei cittadini gualdesi caduti, feriti e reduci della guerra odierna contro l'Austria da eternarne la memoria e additarli all'esempio delle generazioni future" .
Il 29 settembre il Consiglio rivolge il suo mesto tributo alla memoria dei concittadini " morti sul campo dell'onore", ma non è marginale ricordare che nella stessa seduta le congratulazioni al sig. Bonifacio Cajani, promosso al grado di colonnello, occupano un'intera pagina del verbale (47 righe) mentre il ricordo dei concittadini caduti, i primi caduti della nostra città, consta di 7 righe, senza peraltro ricordarne i nomi.
Gli amici dei caduti Paolo Crocetti e Alfredo Bernabei promuovono un solenne funerale che ha luogo nella chiesa del Palazzo Mancinelli, in ricordo dei compagni ufficialmente dimenticati.
La piccola chiesa è parata a lutto con nel mezzo un artistico catafalco con le immagini dei caduti, numerose ghirlande e bandierine nazionali. Tutta la popolazione prende parte alla mesta cerimonia, officiata da don Angelo Paffi, e la chiesa, dal mattino fino al mezzogiorno, rimane sempre gremita di fedeli.
I soldati feriti, rimandati a casa per essere curati, sono sempre più numerosi e il Comune chiede " l'impianto di una sezione della Croce Rossa nel nostro ospedale per la cura dei feriti ". La spesa prevista è di £ 3000, delle quali £ 1000 sostenute dalla Congregazione di Carità, £ 1000 a carico del Ministero della Guerra e £ 1000 a carico del Comune.
Tra queste interminabili difficoltà, il Comune deve occuparsi dei fisiologici e quotidiani problemi della città che vengono risolti con semplicità e senza formalismi: " Il becchino Alimenti Giuseppe è caduto gravemente malato ed occorre surrogarlo fino a che non siasi ristabilito. La Giunta , Delibera, di affidare il servizio allo scopino Campioni Giuseppe mediante il compenso di £ 2,30 giornaliere. Il Campioni ha dichiarato di farsi intanto sostituire nel servizio di scopino dalla moglie e dal suo figlio maggiore".
Le spese belliche sono esorbitanti, per ripianare l'enorme deficit il governo ricorre al prestito pubblico a medio e lungo termine, garantendo una rendita effettiva annua del 5,75%; il 30 gennaio 1916 la Banca Popolare Cooperativa di Gualdo Tadino comunica che la sottoscrizione dei titoli del "Prestito della vittoria" ha raggiunto la ragguardevole somma di £ 126.300, compreso quanto sottoscritto dalla banca stessa.
Tanto per non farsi mancare niente, alla fine di gennaio Gualdo Tadino è rallegrata da tre giorni di leggere scosse di terremoto, un po' di panico ma nessun danno.
Dopo le pesanti perdite subite dall'esercito italiano nelle sanguinose battaglie dell'Isonzo , il Comando Supremo intensifica le operazioni di addestramento della nuova leva: il 20 aprile 1916, dal comando della divisone militare di Perugia, viene disposta la venuta in Gualdo Tadino di 1500 soldati del 52° reggimento fanteria, per le esercitazioni di piccoli campi; il Comune concede l'occupazione dei terreni necessari alle esercitazioni, dal 20 aprile al 10 maggio, precisando che gli eventuali danni prodotti in detti terreni "verranno liquidati e pagati dall'Amm.ne militare ed il comune di Gualdo Tadino contribuirà alla spesa stessa fino al raggiungimento di £ 150" .
Il Comune provvede anche i locali per l'infermeria nel convento dei Frati Minori , prossimo agli accampamenti, nonché l'acqua necessaria per i bisogni delle truppe, predisponendo a tale scopo la sistemazione del torrente Feo mediante la formazione di piccoli bacini atti a raccogliere una certa quantità di acqua lungo il corso del torrente.
Finita l'esercitazione, il 4 giugno, festa dello Statuto, una rappresentanza del 52° reggimento fanteria viene invitata ad un vermouth d'onore. Dopo vari discorsi e molti vermouth, un consigliere comunale propone di telegrafare, in nome di " Gualdo festante" , al Generale Cadorna, Supremo Comandante e al Generale Piacentini, capo della spedizione in Albania. La proposta viene entusiasticamente accolta da tutti. Il Sindaco, non da meno, propone di inviare un telegramma al Re, e pure questa proposta è accolta da vivissimi applausi.
La Gualdo festante! Il giorno dopo muore Enrico Pasquarelli, il 6 giugno sui reticolati di monte Zebio muore Silvio Fioriti, l'8 Ernesto Ragni, il 10 Angelo Finetti.
Le donne gualdesi, da sempre abituate a lottare, si lanciano con decisione a risolvere gli enormi problemi prodotti dalla partenza di centinaia di uomini per il fronte: lasciano la cucina e vanno nei campi a sostituirli; donne gravate dalla doppia responsabilità di garantire la sopravvivenza della propria famiglia e di salvare l'economia del paese. Il 5 giugno, i l presidente del Consorzio Agrario, dott. Salmoni, riunisce una rappresentanza di proprietari e agricoltori per organizzarsi allo scopo di fronteggiare la deficienza di braccia nell'imminenza dei raccolti; prevale l'idea della formazione di un comitato generale da cui far dipendere altri 20 sottocomitati, da formare nelle frazioni del comune, i quali regoleranno le varie squadre di donne idonee alla mietitura.
Un'altra circostanza negativa per la vita della popolazione è rappresentata dalla licenza accordata alle autorità militari di confiscare quanto ritenuto necessario per il sostentamento dell'esercito: nel mes e di giugno la Commissione militare d'Incetta determina di procedere alla requisizione del 10 % del bestiame presente in tutto il territorio comunale, operazione già portata a termine pochi mesi prima. La precedente requisizione ha provocato notevoli malumori; infatti, non essendo possibile applicare piccole percentuali ai piccoli possidenti, la quantità di carne obbligata ai comuni fu interamente coperta dai migliori proprietari, che in tal modo si videro requisiti circa il 30 % del loro bestiame.
Il Comitato di Mobilitazione Agricola contesta l'attuale requisizione, che, se compiuta con le stesse modalità della precedente, per di più nell'imminenza dei raccolti, porterebbe a conseguenze disastrose; il comitato chiede, alla commissione militare incaricata della requisizione, di sospendere l'incetta del bestiame bovino o almeno di prorogarla di tre mesi per permettere agli allevatori di portare a termine i lavori estivi, in considerazione del fatto che il bestiame rimasto dopo l'ultima incetta "è già insufficiente a portare a termine tali lavori senza i quali l'agricoltura verrebbe ad essere seriamente compromessa" .
L'istituzione di una nuova fiera per il 1° giugno, che mira ad agevolare gli scambi commerciali e contenere l'emergenza alimentare, è una disposizione che non produce sostanziali miglioramenti, tanto che, in seguito, con l'aggravarsi della crisi, viene deliberata la soppressione di circa la metà dei mercati e delle fiere.
La limitata produzione agricola e la conseguente scarsa circolazione di generi alimentari producono il continuo e crescente aumento dei prezzi, imponendo l'adozione di severe misure di controllo; impedire l'aumento incontrollato del costo dei generi di prima necessità, contrastando il pericoloso gioco al rialzo dei rivenditori, è l'obbligato proposito perseguito dall'Amministazione Comunale.
A tale scopo vengono deliberati dei calmieri, con i quali si fissa il costo massimo che può raggiungere un prodotto:
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il 12 giugno vengono determinati i prezzi massimi di vendita all'ingrosso e al minuto dei concimi:
solfato di rame, all'ingrosso £ 161 al q.le, per quantità non inferiori ai 10 q.li, al minuto £ 170 al q.le;solfato ammoniaco, all'ingrosso £ 70 al q.le, per quantità non inferiori ai 100 q.li, al minuto £ 72 al q.le; salciocianamide, all'ingrosso £ 36,50 al q.le, per quantità non inferiori ai 100 q.li, al minuto £ 37,90 al q.le;
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il 3 luglio i prezzi massimi del riso:
giapponese originario camolino, all'ingrosso £ 47 al q.le, al minuto £ 50 al q.le;giapponese originario brillato, all'ingrosso £ 49 al q.le, al minuto £ 55 al q.le;cimone ranghino, all'ingrosso £ 52 al q.le, al minuto £ 60 al q.le;cimone chinese di lusso, all'ingrosso £ 62 al q.le, al minuto £ 70 al q.le;
Le quantità superiori ai 100 chili costituiscono vendita all'ingrosso e sotto tale limite, al minuto.
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il 4 agosto i prezzi massimi del pane e delle farine:
pane confezionato in filoni grandi da un chilo con farina abburattata all'85% = £ 0,40 al chilo;
farina grezza = £ 38,50 al q.le;farina abburattata all'85% = £ 0,44 al chilo (prezzo fissato dal Prefetto);
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il 24 settembre si obbligano i principali produttori di uova a fornire giornalmente:
350 uova in città e 50 nella frazione di Gaifana, al prezzo di dieci centesimi ciascuno;
Curiosamente, il 27 settembre, la Giunta rilascia alla Ditta Onorato e F.lli Ribacchi il permesso di esportazione dalla Provincia delle seguenti partite di farina prodotta nel suo mulino a cilindri: 200 q.li da destinare a Roma, 22 q.li ad Ancona e 100 q.li al consorzio agrario di Velletri. Il permesso viene rilasciato "non prevedendo che possa mancare qui la produzione necessaria per il consumo del paese" . Gli eventi successivi smentiranno tale previsione.
Il 22 ottobre, la Giunta , d'accordo con il Consorzio Agrario e la presidenza della comunanza agraria Appennino Gualdese , chiede al Ministro dell'Agricoltura l'invio di duecento prigionieri di guerra, per adibirli al rimboschimento delle vastissime zone appenniniche in gran parte spoglie di piante boschive, nonché per tutte le altre opere tendenti a migliorare la viabilità di dette zone " e per destinarli, occorrendo, ai lavori agricoli dove la mano d'opera locale dei contadini si manifestasse deficiente, assumendo a carico del comune le forniture del locale e della paglia per i dormitori dei prigionieri stessi" .
In pratica il Comune utilizza i prigionieri di guerra per la realizzazione di opere pubbliche e il relativo compenso viene direttamente incassato dal Distaccamento Prigionieri di Guerra. L'accordo prevede, inoltre, che siano a carico del Comune e dell'Appennino Gualdese le spese di miglioria necessarie per il ricovero dei prigionieri, ospitati presso il convento degli Zoccolanti.


Nel 1917 continua la politica dei calmieri :
farina di grano abburattata al 90%, £ 44 al quintale;crusca all'ingrosso in £ 23 al quintale;carbone, all'ingrosso £ 20 al quintale, per i rivenditori al minuto £. 25 al quintale;
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il 19 aprile il prezzo della pasta:
pasta alimentare di produzione locale £ 0,85 al chilo;pasta proveniente da fuori comune £ 0,90 al chilo;pasta per la vendita all'ingrosso £ 0,82 al chilo;
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il 16 maggio il prezzo della vendita al minuto del grano:
£ 39 al quintale - quantità non superiore a 25 chili;
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il 21 giugno il prezzo della pasta:
vendita al minuto della farina abburattata al 90% £ 47,75 al quintale, quantità non superiore a 20 chili, per ciascuna volta per ciascuna famiglia; il prezzo del pane viene fissato in £ 45 al quintale;
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il 1° luglio si determina che la farina abburattata al 90% venga venduta al prezzo di £ 47,35 al quintale, e che ciascuna famiglia non possa prelevare più di 20 chili alla settimana.
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il 31 ottobre, preso atto dell'aumento del prezzo del grano, la Giunta delibera:
che il grano sia ribassato di £ 0,50 per la città, mantenendo l'aumento di £ 1 per la campagna data la spesa maggiore di trasporto; il prezzo della pasta viene fissato a £ 0,90 al chilo, il pane a £ 0,50 al chilo e il riso a £ 0,80 al chilo.
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il 31 ottobre il prezzo dell'olio è fissato a £ 400 l'ettolitro;
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il 15 dicembre si delibera il prezzo massimo della carne:
carne bovina = bollito (con osso in quantità non superiore al 20%) £ 3,00 - bollito scelto £ 3,15;
carne bovina = magro (con osso in quantità non superiore al 20%) £ 4,20 - magro senza osso £ 5,50;
carne bovina di bassa macelleria = scelta £ 1,80 - bollito £ 1,50;
carne ovina = castrato quarto anteriore £ 2,70 - castrato coscio e bistecche £ 3,15;
carne ovina = pecora quarto anteriore £ 2,10 - pecora coscio e bistecche £ 2,45.
In oltre due anni di guerra il tributo di sangue dei soldati umbri e gualdesi è altissimo, nasce un comitato promotore della Colonia Agricola Umbra per gli orfani dei contadini morti in guerra, il quale invita tutti i comuni della provincia ad aderire alla benefica iniziativa con un contributo. Dopo le solite espressioni di solidarietà e partecipazione "consapevole di tale dovere... largo consenso in questa assemblea. plaudendo alla generosa e nobile iniziativa. omaggio ai grandissimi sacrifici sopportati dalla classe rurale." , il Consiglio delibera di accordare un contributo di £ 400 annue, rappresentante il valore di una retta, per dieci annualità, alla istituenda Colonia Agricola Umbra per gli orfani dei contadini morti in guerra.
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Una curiosità: il presidente dell' Opera per gli orfani dei contadini morti in guerra è Alberto Theodoli, Marchese di Sambuci, di San Vito e Pisoniano, Nobile dei Conti di Ciciliano, Patrizio di Forli, Nobile Romano, eletto alla camera dei Deputati nel collegio di Foligno-Gubbio, di cui Gualdo Tadino fa parte, il 2 novembre 1913, carica che mantiene fino al 1919.
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Nell'adunanza della Giunta del 18 novembre 1917, il Sindaco informa che la Congregazione di Carità di Gualdo Tadino " ha preso la pietosa iniziativa dell'impianto di un ospedale militare della Croce Rossa, adibendo per locale l'ospedale civile Calai ".
Il segretario della Congregazione di Carità, don Angelo Paffi, dichiara che per gli arredamenti ed altro materiale necessita un contributo non inferiore a £ 4000; il Comune contribuisce con £ 1000 impegnandosi, inoltre, ad aprire una sottoscrizione pubblica per il raggiungimento della somma necessaria.
Un ulteriore provvedimento si rendeva urgente per lasciare interamente libero l'ospedale Calai dai malati civili e destinarlo tutto ai feriti in guerra ".e così si è pensato di adibire la scuola di plastica e i vari annessi presso l'Istituto Salesiano a ricovero dei pochi malati civili".
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L'ultimo anno di guerra
Le limitazioni alimentari determinate dalla scarsità dei prodotti a disposizione e dall'aumento dei prezzi, unite alla lunghezza del conflitto, esasperano la popolazione: quando i fornai pubblicano la nuova tariffa per la cottura del pane, la gente e i bottegai che vendono pane si ribellano; i fornai, convocati dal Sindaco, giustificano l'aumento con il rincaro della legna e delle fascine.
Il paese è in ginocchio. Con Decreto Prefettizio del 16 aprile 1918, è fatto obbligo ai comuni della provincia di ridurre il numero delle fiere e dei mercati. Il Consiglio Comunale il 26 maggio Delibera:
- la soppressione di ogni mercato per i mesi da marzo a settembre;
- di tenere mercato il 1° e il 3° giovedì di ottobre, novembre, dicembre, gennaio e febbraio.
- la soppressione delle seguenti fiere: 8 febbraio, 10 aprile, 31 maggio, 1° luglio, 18 agosto, 23 agosto, 10 settembre, 12 novembre, 13 dicembre.
I prezzi aumentano di settimana in settimana e per arginare la straripante crisi alimentare si interviene di nuovo con la politica dei calmieri :
il 31 gennaio viene fissata la tariffa dei forni per la cottura del pane e il prezzo dello zucchero:
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cottura del pane per gli spacci pubblici = £ 3 al quintale;
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cottura del pane per le famiglie private = £ 4 al quintale;
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zucchero = £ 3,60 al chilogrammo;
il 10 marzo il prezzo unitario delle uova è fissato in £ 0,20;
il 16 maggio si determina il prezzo di latte, zucchero e olio:
- latte £ 0,50 il litro;
- zucchero £ 3,70 il chilo;
- olio £ 4,10 il litro;
il 29 maggio si delibera il prezzo al chilo della carne:
- carne bovina = bollito £ 6;
- carne bovina = magro £ 8;
- pecore e capre = spalla £ 5, coscio £ 6;
- agnelli = spalla £ 6, coscio £ 7;
- castrati e capretti = spalla £ 7, coscio £ 8;
il 5 giugno ancora il prezzo delle uova, £ 0,30 ciascuna;
il 4 agosto i prezzi di vari generi alimentari:
- olio di oliva £ 4,50;
- lardo £ 8,30;
- formaggio pecorino £ 6,50;
- patate £ 0,60;
- fagioletti di prima qualità £ 0,75;
- fagioletti di seconda qualità £ 0,50;
- Pomodori £ 0,50; zucchine £ 0,20;
- zucche £ 0,10;
- cavoli £ 0,30;
- pere di prima qualità £ 1; pere di seconda qualità £ 0,80; pere di terza qualità £ 0,70;
- susine di prima qualità £ 0,60; susine di seconda qualità £ 0,50;
- peperoni £ 0,80;
- cipolle £ 0,40;
- insalata £ 0,05.
Il deputato del nostro collegio, Alberto Theodoli, il 21 maggio arriva finalmente a Gualdo Tadino. Accompagnato dalla consorte Marchesa Donna Matilde e dalle autorità civili e militari, si reca in municipio dove riceve varie commissioni incaricate di esporre le condizioni e i bisogni della popolazione: condizioni e bisogni che, dopo tre anni di guerra, dovrebbe conoscere benissimo. L'on. Theodoli e la sua signora ripartono per Foligno con la promessa di tornare al più presto in Gualdo per recarsi " nelle vicine frazioni a ripetere il conforto della loro autorevole parola, l'ausilio dei loro benevoli consigli ".
Il malcontento dei gualdesi cresce ogni giorno per la mancanza di farina, di riso e di pasta. La farina distribuita, inoltre, è di pessima qualità e inadatta per farne pasta da minestra.
La giunta comincia a temere una sollevazione di piazza:
" ritenendo che per conseguenza dovendo nutrirsi di solo pane la razione della farina non può essere sufficiente, declina ogni responsabilità sulle conseguenze di tale malcontento e invita il Regio Prefetto a mandare in Gualdo un Commissario pel controllo di quanto si espone ".
Per meglio comprendere le preoccupazioni e l'esasperazione degli amministratori, in merito alle difficoltose operazioni di approvvigionamento e alla pessima qualità della farina distribuita, si trascrivono i seguenti verbali del Consiglio, che riassumono perfettamente la situazione:
Consiglio Comunale del 30 giugno 1918
" Il Sindaco Cav. Colini Celestino rammenta che disposizioni governative d'indole generale e non suscettibili di modificazione per ragione di eccezione, stabiliscono il quantitativo del grano per ciascuna persona a seconda della categoria cui appartiene.
In conseguenza l'opera possibile per le Amm.ni Comunali è solo quella di potere ottenere l'immagazzinamento del grano assegnato alla popolazione. Da vario tempo questa Amm.ne ricordando le giustificate lagnanze della cittadinanza in questi ultimi mesi pel difettoso approvvigionamento del grano dipendente dalla esportazione dal comune del cereale requisito, fece pratiche per ottenere che il grano del nuovo raccolto rimanesse nel comune nella quantità occorrente alla popolazione, però la Commissione di requisizione militare che è qui di stanza, non avendo altre istruzioni cominciò col dare ordine di portare ai molini Depretis e Ribacchi in questo territorio il grano requisito. Intanto pervenne al comune una domanda degli abitanti del Palazzo e Vaccara per ottenere di riporre in un magazzino da loro fornito il grano necessario per le due frazioni.
Il Sindaco stesso credè opportuno recarsi alla R. Prefettura insieme alla Giunta e al consigliere Bernabei per portare il desiderato della nostra popolazione e per raccomandare l'accoglimento facendo notare che i comuni contermini come Gubbio, Sigillo e Fossato ebbero la concessione di ritirare dai produttori il grano occorrente ai comuni stessi. In una lunga conferenza avuta col R. Prefetto e col V. Presidente della Comm.ne militare per la requisizione dei cereali, la rappresentanza di questo comune potè ottenere intanto la concessione dell'immagazzinamento del grano per le frazioni e la promessa che altrettanto si sarebbe concesso pel capoluogo. Per quanto è in potere della Giunta da le più ampie assicurazioni che nulla sarà trascurato nell'interesse degli amministrati e sarà provveduto perché non manchi la pasta, e s'insisterà perché venga distribuito grano invece di farina. L'abbondante raccolto del grano, del granoturco, delle patate, dei legumi, tanto in Italia che in America, assicura che l'approvvigionamento della Nazione è per l'anno corrente scevro di pericoli e quindi le popolazioni debbono con animo fidente attendere l'opera delle Autorità contribuendo così alla resistenza interna che è il migliore coeficente per la vittoria finale della Patria nostra".
Consiglio Comunale dell'8 settembre 1918:
"Il Sindaco Cav. Colini Celestino significa il Consiglio che l'odierna seduta è stata indetta in seguito a preghiera del consigliere Panunzi Pietro il quale presenta il presente esposto del quale si da' lettura:
- Il consigliere Panunzi Pietro fu Vincenzo espone alla S.V. Ill.ma quanto appresso:
.chiede anche a nome della popolazione che si permetta di somministrare il genere in natura come viene concesso a gli altri comuni, nella quantità prescritta dalla vigente legge e che rimanga bastante fino alla prossima raccolta quella sola quantità personale per l'intera popolazione gualdese. .Per evitare sollevazioni e fastidi che potrebbero portare danno tanto alla popolazione quanto alle Autorità Superiori, il sottoscritto chiede la concessione di somministrare il genere in natura per poi vederselo ridurre in farina da qualsiasi molini a palmenti.
La nostra popolazione espone a mio nome e chiede quella quantità di grano senza reclamare e chiedere non di più di quello che gli è stato prescritto.
Il sottoscritto assicura le S.V. che approvando quanto sopra ho loro notificato non vi saranno lamenti; faccio notare che nei molini a cilindri se questo frumento non viene bagnato, ossia non viene assorbito da un'umidità di circa kg. 8 per ogni kg. 100, non si può portare a ridurre al sistema adatto di raffinamento all'85%, come è disposto dalla vigente legge di requisizione. Per poi ridurre il frumento all'85% bisognerebbe che questo genere venisse in primo luogo fatto nei cilindri dei sunnominati molini a cilindri fatto nei cilindri almeno per , almeno per due volte, senza poi ricorrere ad inumidirlo perché il grano essendo inumidito ogni 100 kg . diminuisce di prodotto di circa 8 kg . ogni 100 kg . e questo rimane a vantaggio di chi è il possessore dei molini Americani.
Assicuro che i molini a palmenti ossia a sistema antico sono più adatti a ridurre la farina a qualsiasi grado di macinazione, ed esente da umidità.
Tanto spera ringraziando anticipatamente.
Delle S.V. Ill.me dev. mo, firmato Panunzi Pietro -
Il Sindaco fa notare che egli d'accordo con la Giunta ha fatto continue prediche presso le competenti Autorità per assicurare alla nostra popolazione tutto il grano e quanto altro è necessario alla popolazione stessa durante l'anno agrario in corso.
Il Sindaco da all'assemblea le più larghe assicurazioni sull'interessamento massimo della Giunta perché gli approvvigionamenti non difettino; principalmente perché sia distribuito grano invece di farina, ma fa notare al sig. Panunzi che il comune non può sostituirsi alla Commissione di Requisizione sul ricevimento, pagamento ecc. e quindi è necessario dovere anche con serenità assoggettarsi a tassative disposizioni di indole generale.
Segue una discussione alla quale prendono parte il Sindaco, gli assessori, i consiglieri Boccolini Enrico, Alberigi Giovanni, Pucci Martino, ed altri. Dopo di che il Consiglio ad unanimità di voti approva il seguente ordine del giorno:
Il Consiglio sentite le dichiarazioni del Sindaco, preso atto dell'esposto del consigliere Panunzi e della discussione avvenuta, emette il seguente voto.
Che il Sindaco e la Giunta insieme alla commissione come appresso facciano presente al Prefetto che la volontà della popolazione è unanime nel richiedere la distribuzione in generi di tutti i cereali in natura escludendo innanzitutto la distribuzione delle farine di grano e di granoturco. Ciò è necessario anche per motivi di ordine pubblico e più che altro per evitare il malcontento dei tesserati o meglio della popolazione lavoratrice che vede una disuguaglianza di trattamento fra gli abbienti che hanno il grano in natura e i lavoratori che sono obbligati a ricevere la farina. Fa anche voti che i molini a palmenti vengano autorizzati alla macinazione dei cereali sebbene sforniti degli apparecchi di pulitura e abburattatura e ciò per ragioni di opportunità per le popolazioni rurali trovandosi molte frazioni in grande lontananza dai centri di macinazione con macchinario prescritto.
Il Consiglio stesso da' incarico ai consiglieri delle singole frazioni di provvedere d'accordo con il Commissario Prefettizio ai Consumi, magazzini per il deposito del grano requisito occorrente alle frazioni stesse".
Consiglio Comunale del 6 ottobre 1918
" Il Sindaco ricorda che, il Consiglio in sua adunanza dell'8 settembre 1918, fu nominata una commissione perché assieme alla Giunta avesse fatto pratiche anche personali presso le Superiori Autorità per ottenere tutti i possibili provvedimenti per migliorare il servizio degli approvvigionamenti e più specialmente per ottenere la distribuzione del grano invece della farina come insistentemente reclama la popolazione del comune. Si aggiornò il viaggio della Commissione e della Giunta a Perugia perché in seguito a premure di tutti i sindaci della Provincia adunati a Foligno, si attenderà l'esito delle pratiche con speranza di successo. Intanto però è pervenuto al Commissario Prefettizio dei Consumi, di questo comune, un telegramma del R. Prefetto col quale si avverte che sarà distribuita la farina e non grano.
Urge pertanto che l'Amministrazione e la Commissione si rechino dal Prefetto per insistere sulla distribuzione del grano come ancora si fa in altri comuni vicini.
E' vero che la farina è assai migliorata e che l'Autorità vigila i molini mandando come ha fatto testè pei molini di Gualdo degli incaricati anche per prelevare dei campioni di sostanze macinate. Ciò non toglie però che si debbano tentare tutte le vie possibili per avere una migliore alimentazione specie in questi momenti gravi per la salute pubblica.
Il Consigliere sig. Panunzi Pietro, ritiene secondo lui che l'autorità del Sindaco dovrebbe bastare per ottenere dalla Prefettura la concessione del grano per la nostra popolazione. Si offre di andare a sue spese a Roma per raccomandare il voto espresso in proposito dall'adunanza dei sindaci in Foligno.
Il Sindaco risponde che l'Autorità Sindacale è ben ristretta in questi momenti. Egli non mancò di telegrafare al Sindaco di Foligno perché avesse fatto premure per l'accoglimento del voto dell'assemblea e che stamattina ha risposto che l'ordine del giorno dell'adunanza fu presentato a S.E. Crespi, a vari Ministri e Senatori. " .
Nel luglio del 1918 si assiste ad una curiosa disputa tra il clero e l'Amministrazione Comunale.
Il sindaco di Gualdo Tadino presenta al parroco di San Benedetto una sottoscrizione popolare con la quale si chiede di riportare la S. Imagine della Madonna di Loreto alla chiesa di S. Maria di Loreto. La S. Imagine , come ricordato , si trova a San Benedetto dal febbraio del 1915 e avrebbe dovuto essere riportata nella chiesa di La Madonna del Piano solo quando il pericolo per la città fosse terminato. La malizia è evidente nella richiesta di alcuni gualdesi: la S. Imagine non ha funzionato, tanto vale riportarla indietro subito.
Il parroco di San Benedetto, stizzito, più che addolorato, per la richiesta, risponde per le rime:
"Il clero è sempre stato passivo nei trasporti dalla Madonna del Piano in Città. Fu sempre la popolazione che ne faceva richiesta all'Autorità Municipale, Patrona del Santuario, ed anche oggi la detta S. Imagine trovasi qui in seguito a pubblica sottoscrizione partecipataci dal Sindaco con nota del 29 gennaio 1915. Quanto poi al riportarla dalla Città alla sua Chiesa, non vi è stata mai né domanda né voto popolare.
E' consuetudine antica che portata la S. Imagine in San Benedetto in occasione di pubbliche calamità o per voto popolare, non venga poi riportata alla sua sede se non dopo cessata la calamità, o adempiuto il voto.
Per questa evidente ragione, la S. Imagine portata qui da tre anni in occasione della guerra Europea, non fu ancora riportata alla sua sede, in attesa della pace.
Se però la popolazione vuole davvero che sia riportata anche subito, il Clero ne è indifferente ed è pronto a prestare l'opera sua.
Resta a vedere se i firmatari della petizione, molti dei quali o campagnoli, o minorenni, o non gualdesi di origine, o notoriamente disinteressati di cose religiose, rappresentino davvero la maggioranza del popolo credente della Città, che è il più entusiasta per questa S. Imagine. Saremmo dolenti se senza nostra colpa e contro la nostra volontà si eccitasse qualche movimento in contrario che disturbasse l'ordine pubblico.
Ci sembra dunque più opportuno e necessario che codesta Autorità Municipale, rappresentante ed interprete legittima della popolazione, e tutrice dell'ordine pubblico, decida il da farsi.
Il Clero e particolarmente il sottoscritto nella sua qualità di Parroco, in attesa degli ordini della S.V., declina qualsiasi responsabilità per l'ordine pubblico, e dichiara che se dovrà farsi la Processione di trasporto della S. Imagine, prima che finisca la guerra, l'opera sua sarà meramente passiva e la stessa processione dovrà farsi a richiesta e con direzione e con responsabilità del primo firmatario o di chiunque altro stabilirà la S.V .".
La popolazione segue con indifferenza la diatriba, dopo tre lunghi anni di guerra è affamata e sogna solo la pace. Una pace sognata da tutti i popoli.
Alla fine di ottobre l'esercito Austriaco cede, di schianto, vinto dalla fame e dalle sofferenze. Alle ore 17 del 3 novembre viene firmato l'armistizio, le ostilità hanno termine alle ore 15 del 4 novembre 1918.
In ogni angolo d'Italia esplode l'entusiasmo popolare.
A Gualdo Tadino, al suono di tutte le campane della città, la popolazione scende in piazza: è un continuo succedersi di dimostrazioni, cortei, imbandieramenti, fuochi artificiali, discorsi improvvisati.
Dall'improvvisato palchetto il poeta Ahasvero, al secolo Giulio Guerrieri, recita:
.mentre gl'imperi crollano, risurgon le Nazioni, e le campane squillano, e tacciono i cannoni.
La guerra è finita, ma i soldati feriti continuano a morire e la popolazione continua ad avere fame.
Il 24 novembre viene celebrato un solenne funerale in suffragio dei caduti in guerra.
A conti fatti il tributo pagato dai gualdesi è altissimo: 217 caduti, morti in combattimento, per le ferite, per sfinimento nei campi di prigionia o deceduti dopo la fine della guerra negli ospedali militari e civili o nella propria casa, a causa di riconosciute malattie contratte durante il servizio militare, sessanta vedove, 110 orfani, una massa di mutilati ed invalidi.
Numeri devastanti per una cittadina come la nostra, con ovvie ripercussioni umane. Per tanti gualdesi la Grande Guerra rappresenta una ferita ancora aperta, basti ricordare i figli degli orfani di guerra nati negli anni '30-'40-'50, per comprendere come questa guerra sia molto più vicina di quanto possa sembrare.
Gualdo Tadino, come tutte le città italiane, si trova a dover affrontare un dopoguerra terribile, intanto, però, bisogna onorare i morti caduti per la Patria.
Il 21 agosto 1919, il Sindaco propone la nomina di un comitato cittadino " per l'erezione di un monumento a perenne ricordo dei gloriosi gualdesi caduti ". Il comune finanzia l'opera con £ 1000. Occorre innanzitutto trovare i soldi e il comitato, con assoluta mancanza di sensibilità, si rivolge, incredibilmente, alle famiglie dei caduti. Erminia Botticelli , sorella di Giuseppe Botticelli, morto il 26 maggio 1917 sul monte Hermada, scaraventa fuori di casa il delegato del comitato, chiudendo la questione.
In seguito, grazie ad una sottoscrizione popolare e al Comune che copre la differenza di spesa, finalmente cominciano i preparativi per la realizzazione del monumento.
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Il monumento ai caduti
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Il Monumento ai Caduti, opera dello scultore tuderte Enrico Quattrini, venne inaugurato il 5 giugno 1927 in piazza Garibaldi. Quella che segue è la cronaca di Salvatore Sibilia, direttore de "L'Assalto", che dedicò all'evento l'intera prima pagina dell'edizione di martedi 7 e mercoledi 8 giugno 1927.
Negli anni '60 il Monumento fu trasferito ai Giardini di Largo Porta Romana e posizionato difronte alla scalinata d'ingresso da Viale Giorgio Mancini.

Gualdo Tadino inaugura con fede di popolo
il Monumento ai suoi figli Caduti in Guerra
Siamo entrati in paese quando già per le vie c'era tutto un movimento di festa: il magnifico portale della chiesa di San Francesco, le bifore severe del palazzo della pinacoteca e il rosone, delicato come un merletto, del duomo .. quegli arenghi che sono il più bel ricordo e il più vivo documento di ogni forza paesana e di ogni intelligenza civica.
E un Arengo davvero, pareva Gualdo l'altro giorno: non più tumultuante di guerra e di odii, ma un arengo operoso nel quale i cittadini si davano il reciproco augurio francescano della pace e della bontà. Popolani da ogni dove, vestiti a festa e bimbi. Soprattutto bimbi vestiti a festa con camicie nere, con il fez nero dei balilla: un esercito di gente nuova con nel sangue i germi della storia antica e della volontà di domani. E una grande bellezza femminile sparsa per ogni dove: bellezze che occhieggiano dai balconi e dalle finestre, bellezze che s'affacciano sulle porte dei negozi, bellezze che camminano, vestite a festa, con tanto di orecchini "pendentis" per le vie, e per le piazze.
Ho l'impressione che Gualdo abbia - se non le più belle di tutta l'Umbria - certe donne bellissime che assommano in sé stesse i lineamenti della grazia e i segni della robustezza.
Intanto, per le vie, sfila un corteo: quest'abitudine dei cortei potrebbe sembrare un pretesto di esibizione: ma non lo è. E' una rassegna di tutte le forze. E questi cortei paesani, io li preferisco a quelli cittadini perché hanno, forse, più carattere, più spirito, più verità, più significazione.
Da Perugia sono venute parecchie persone: il vice-prefetto commendator Di Salvo e la gentile signora, il vice-podestà cav. Uff. Guglielmo Donnini in rappresentanza del Comune, con la signora, con la gentile figliuola Maria e con il figlio Rolando, il tenente colonnello Scaramboni del 51 reggimento fanteria in rappresentanza della Divisione militare - il centurione Di Prospero in rappresentanza del generale Cassinis, la presidenza dell'associazione nazionale madri e vedove dei caduti con la dott. T. Menzinger baronessa di Preussenthal, con la segretaria signora Zaira Rocchi, con l'economo rag. Vittorio Imperiali e con la signora Niccolina Silvestrini che porta la bandiera della sezione - il conte dott. Nicolò Venerosi-Pesciolini senatore comandante la coorte forestale dell'Umbria e delle Marche - il dott. Rag. Giuseppe Guerrieri - l'avv. Angelo Guerrieri - il M. Travaglia - il dott. Cav. Anacleto Ambrosi - il cavaliere del lavoro Giovanni Cerquetti - la signora Tega e il figliuolo Enzo - il collega Franco Pasquali de "Il Popolo d'Italia" - il prof. Guido Boccolini segretario provinciale dell'ONB - il dott. Cav. Picucci direttore della Banca d'Italia. Mons. Nicola Cola vescovo di Nocera e Gubbio - il direttore del collegio salesiano dott. Ernesto Berta - il provveditore agli studi per l'Umbria comm. Luigi Parmeggiani - il segretario politico del Fascio dott. Raffaele Vecchiarelli - l'organizzatore dei sindacati sig. Manocchia e molte signore: sig. Valentina Travaglia - signora Francesca Cerquetti - signora Giuseppa Sergiacomi - il comm. Francesco Cajani - il generale Bonifacio Cajani e altri.
Per primo prende la parola l'avvocato Umberto Sergiacomi Podestà di Gualdo Tadino "Italiani.. che le eroiche gesta venissero eternate sulla pietra e sul bronzo, e fece sorgere in ogni lembo d'Italia un monumento, che non è altro che un tratto d'unione tra noi e i posteri, non è altro che una pagina incancellabile della nostra storia, tramandata dalle generazioni operanti alle generazioni future, e sulla quale è scritto che questi furono i nostri eroi.."
Gli amici che attorniano il cav. Uff. Donnini - non appena son cessati gli applausi per l'avv. Sergiacomi - gli chiedono di parlare e il cav. Uff. Donnini finisce per cedere alle vivissime insistenze.
".. immolando la vita nel più bel fiore della loro giovinezza, delle loro più ardenti speranze. Un insigne artista, figlio anch'esso della nostra Umbria, il professore Enrico Quattrini, ha ben espresso il pensiero vostro, traducendolo in una simbolica rappresentazione, indicante la virtù e il sacrificio. Stringiamoci tutti, con umiltà e spiriti commossi e grati, dinanzi a questo simbolo. Esso ricorderà quotidianamente a coloro che ancora sentono aperta la ferita nei loro cuori dolenti per tante perdite amarissime e gloriose, i loro adorati indimenticabili cari. Ricorderà quel simbolo, nel volgere dei secoli, alle generazioni che si succederanno la storia del nostro risorgimento immortale. Siano benedetti i nostri caduti."
Intanto tra il suono degli inni, cade la tela che copre il monumento e ci troviamo, così, innanzi all'opera d'arte che s'offre al giudizio e all'ammirazione. Bisogna subito dire che Enrico Quattrini - scultore umbro - ha composto un insieme assai vivace e assai nuovo.. le autorità e la folla si sono addensate intorno al gruppo e lo hanno, subito, giudicato come un'opera d'arte riuscitissima che porta decoro al paese.
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II GUALDESI AL FRONTE
I caduti
L'elenco dei caduti sotto riportato non è stato compilato seguendo il classico schema, rigido e uniforme, che prende in considerazione soltanto i soldati nativi di un determinato comune, ma tiene conto anche dei caduti residenti a Gualdo Tadino al momento della guerra, soldati nativi di comuni limitrofi che successivamente si sono trasferiti a Gualdo Tadino dove hanno formato la loro famiglia e dove, dopo la guerra, hanno continuato a vivere i propri genitori, le vedove e gli orfani, moltissimi figli di questi ultimi ancora residenti nella nostra città. Gente di Gualdo. Escluderli, in quanto anagraficamente nati in un altro comune, è quello che si è voluto evitare.
La lista comprende anche tutti quei soldati che sono deceduti dopo la fine della guerra negli ospedali militari e civili o nella propria casa, a causa di ferite e malattie contratte durante il servizio militare.
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Alfonsi Anestoro , di David e Bizzigotti Marianna, coniugato con Scaramucci Teresa.
Nato a Gualdo Tadino il 20 marzo 1891, Caporale Maggiore 52° reggimento fanteria, morto il 24 ottobre 1915 nell'ospedaletto da campo n. 61 di Andraz per ferite riportate in combattimento. |
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Allegrucci Agostino , di Luigi e Castellani Adele.
Nato a Gualdo Tadino il 17 agosto 1894, soldato 21° reggimento cavalleggeri Padova, morto il 2 novembre 1918 a Vignole (BL) per ferite riportate in combattimento. |
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Allegrucci Enrico , di Vincenzo e Baldelli Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 2 ottobre 1891, soldato 4° reggimento bersaglieri, morto a Gualdo Tadino il 15 agosto 1921. |
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Allegrucci Giovanni , di Basilio e Fratini Adele, coniugato con Valentini Caterina.
Nato a Gualdo Tadino il 22 aprile 1885, sergente 176° compagnia mitraglieri, morto l'11 giugno 1917 nella 2° sezione di sanità per ferite riportate in combattimento. |
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Allegrucci Giovanni , di Giuseppe e Ragni Maria, coniugato con Natalini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 12 maggio 1889, soldato 207° reggimento fanteria, disperso il 30 agosto 1917 sul medio Isonzo in combattimento. |
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Allegrucci Luigi , di Giovanni e Gammaitoni Rosa, coniugato con Spigarelli Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 22 aprile 1890, soldato 1390° compagnia mitraglieri, morto il 4 dicembre 1918 a Trieste per malattia. |
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Allegrucci Salvatore , di Giuseppe e Fioriti Assunta, coniugato con Bossi Giulia.
Nato a Gualdo Tadino il 31 marzo 1894, soldato 21° cavalleggeri Padova, morto a Gualdo Tadino il 14 giugno 1919. |
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Alunno Attilio , di Benvenuto e Ventanni Rosa, coniugato con Panfili Assunta.
Nato a Gubbio il 24 maggio 1888, soldato 124° reggimento fanteria, disperso il 16 settembre 1916 sul Carso in combattimento. |
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Anastasi Adamo , di Gioacchino e Bellucci Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 17 novembre 1890, soldato 67° reggimento fanteria, morto l'11 ottobre 1918 a Ponte Drasciovitza (Albania) per malattia. |
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Anastasi Marino , di Nazzareno e Anderlini Letizia.
Nato a Gualdo Tadino il 18 giugno 1894, soldato 51° reggimento fanteria, morto il 27 ottobre 1918 a Este per malattia. |
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Anastasi Marziale , di Vincenzo e Fioriti Angela.
Nato a Gualdo Tadino il 5 marzo 1896, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul Monte Zebio per ferite riportate in combattimento. |
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Anastasi Vincenzo, di Gioacchino e Mariani Maria.
Nato a Valfabbrica il 17 agosto 1895, soldato 2° reggimento bersaglieri, morto il 26 dicembre 1917 a Roma per malattia. |
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Anderlini Antonio , di Giovanni e Venturi M. Rosa, coniugato con Marinelli Chiara.
Nato a Gualdo Tadino il 19 giugno 1887, soldato 6° reggimento alpini, disperso il 15 novembre 1917 sull'altopiano di Asiago in combattimento. |
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Anderlini Ernesto , di Angelo e Bazzucchi Santa.
Nato a Gualdo Tadino l'11 maggio 1896, soldato 213° reggimento fanteria, disperso il 10 giugno 1917 sul monte Forno in Combattimento. |
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Angeletti Luigi , di Michele e Fidatti Assunta, coniugato con Sanfici Giuseppa.
Nato a Nocera Umbra il 30 settembre 1894, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 27 ottobre 1915 sul Costone di Agai per ferite riportate in combattimento. |
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Angeletti Nello , di Vincenzo e Righi Natalina.
Nato a Gualdo Tadino l'11 marzo 1892, caporale 51° reggimento fanteria, disperso il 7 novembre 1915 sul monte San Michele in combattimento. |
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Angeli Guglielmo , di Giuseppe e Pascoli Giovanna, coniugato con Gammaitoni Santa.
Nato a Gualdo Tadino il 31 dicembre 1886, soldato 69° reggimento fanteria, disperso il 7 settembre 1916 a Vallarsa in combattimento. |
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Baldelli Orlando, di Enrico e Morroni Marianna.
Nato a Gualdo tadino il 24 aprile 1898, soldato 98° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino l'8 luglio 1920. |
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Barberini Riccardo , di Angelo e Morroni Filomena.
Nato a Gualdo Tadino il 16 febbraio 1894, caporale 38° reggimento artiglieria, morto il 18 agosto 1915 nell'ospedaletto da campo n. 119 di Papariano di Fiumicello (UD) per ferite riportate in combattimento. |
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Barboni Francesco , di Antonio e Baldelli Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 1° ottobre 1897, caporal maggiore 4° reggimento alpini, morto il 1° settembre 1917 nella Trafojer Eisewand in Alta Val Zebrù per ferite riportate in combattimento. |
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Bartocci Giovanni , di Giuseppe e Balducci Angela, coniugato con Barbacci Cristina.
Nato a Gualdo Tadino il 1° ottobre 1892, soldato 81° reggimento fanteria, morto il 30 agosto 1916 a Gualdo Tadino per malattia. |
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Bassetti Luigi , di Domenico e Sensi Beatrice.
Nato a Gualdo Tadino il 15 dicembre 1892, soldato 2167° compagnia mitraglieri, morto il 10 ottobre 1918 a Bivio Campiello in combattimento. |
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Bazzucchi Domenico , di Sante e Commodi Lucia.
Nato a Gualdo Tadino il 17 maggio 1899, soldato 91° reggimento fanteria, morto il 18 dicembre 1917 sul monte Asolone per ferite riportate in combattimento. |
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Bazzucchi Silvio , di Raffaele e Maramigi Assunta.
Nato a Gualdo Tadino il 2 aprile 1890, soldato 13° reggimento fanteria, morto il 19 agosto 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Benedetti Eugenio , di Giacinto e Barbarossa Maria.
Nato a Valfabbrica il 14 aprile 1890, soldato 152° reggimento fanteria, morto il 26 giugno 1916 nell'ospedale da campo n. 156 per malattia. |
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Berardi Nazzareno , di Domenico e Minelli Speranza, coniug. con Bassetti Virginia.
Nato a Gualdo Tadino il 6 ottobre 1888, soldato 210° reggimento fanteria, morto l'11 giugno 1917 nell'ospedaletto da campo n. 235 a Gradisca di Sedegliano (UD) per ferite riportate in combattimento. |
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Bernabei Alfredo , di Gabriele e Biscontini Fermina.
Nato a Gualdo Tadino il 23 agosto 1891, soldato 9° battaglione bersaglieri, morto il 22 novembre 1915 nell'11° sezione di sanità (Vallensa) per ferite riportate in combattimento. |
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Biagioli Paolo , di Pietro e Catanossi Lucia.
Nato a Gualdo Tadino il 7 settembre 1895, soldato 6° reggimento fanteria, morto il 17 settembre 1915 nell'ospedaletto da campo n. 19 per ferite riportate in combattimento. |
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Bianchini Enrico , di Stefano e Rondelli Felicita.
Nato a Gualdo Tadino il 10 maggio 1891, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 20 luglio 1915 in combattimento ad Andraz di Livinallongo. |
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Bicchielli Domenico , di Rinaldo e Villa Regina.
Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1898, soldato 207° reggimento fanteria, disperso il 24 ottobre 1917 nel ripiegamento al Piave in combattimento. |
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Bicchielli Giuseppe , di Pietro e Santini Elisabetta.
Nato a Gualdo Tadino il 18 marzo 1879, soldato 130° reggimento fanteria, morto il 5 maggio 1919 a Firenze per malattia. |
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Bisciaio Sabatino , di Luigi e Parlanti Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 26 novembre 1897, soldato 23° compagnia artiglieria da campagna, morto il 2 novembre 1917 nell'ospedaletto da campo n. 202 per malattia. |
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Bori Giovanni , di Pietro e Bori Giuditta.
Nato a Gualdo Tadino il 21 aprile 1885, soldato 3° reggimento bersaglieri, morto il 22 maggio 1916 sul monte Sief di Livinallongo per ferite riportate in combattimento. |
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Borio Giovanni , di Angelo e Anderlini Maria Angela.
Nato a Gualdo Tadino il 10 aprile 1897, caporale 89° reggimento fanteria, morto il 2 ottobre 1918 a Ostel (Francia) nel Bois Gualtier per ferite riportate in combattimento. |
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Botticelli Giuseppe , di Giovanni e Cherubini Maria, coniugato con Teodori Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 15 novembre 1881, soldato 757° compagnia mitraglieri, morto il 26 maggio 1917 sul monte Hermada per ferite riportate in combattimento. |
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Bozzi Domenico , di Luigi e Mazzocchietti Geltrude, coniugato con Natalini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 29 aprile 1889, soldato 126° compagnia mitraglieri, morto il 25 gennaio 1918 a Sedan in prigionia. |
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Bucari Salvatore , di Raffaele e Remigi Annunziata, coniugato con Ficarelli Luigia.
Nato a Gualdo Tadino il 18 febbraio 1869, sergente 130° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 20 febbraio 1921. |
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Calisti Felice , di Giovanni e Cioli Assunta, coniugato con Fimati Giustina.
Nato a Gualdo Tadino il 25 febbraio 1879, soldato 8° reggimento artiglieria da fortezza, morto a Gualdo Tadino il 21 novembre 1918. |
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Cambiotti Decio , di Valentino e Zeni Annunziata.
Nato a Nocera Umbra il 26 settembre 1895, soldato 142° reggimento fanteria, morto a Castelnuovo il 3 agosto 1915 in combattimento. |
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Cambiotti Nazzareno , di Vincenzo e Cecchetti Santa, coniug. con Cambiotti Giulia.
Nato a Valfabbrica il 30 luglio 1895, soldato 59° reggimento fanteria, morto a Przemysl, Galizia, il 10 marzo 1918. |
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Capoccia Ernesto , di Eugenio e Ghiandoni Francesca.
Nato a Gualdo Tadino il 18 ottobre 1891, caporal maggiore 16° cavalleggeri Lucca, morto il 9 agosto 1916 a San Pietro (GO) in combattimento. |
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Carini Guglielmo , di Alessandro.
Nato a Gualdo Tadino l'11 aprile 1887, soldato 125° reggimento fanteria, morto il 30 luglio 1916 nell'ospedaletto da campo n. 150 per ferite riportate in combattimento. |
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Carnevali Agostino , di Raffaele e Montesi Giuseppa, coniugato con Calisti Anna.
Nato a Fabriano il 20 febbraio 1878, soldato 73° reggimento fanteria, morto ad Aullins per malattia l'8 dicembre 1918. |
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Carosati David , di Salvatore e Martelli Assunta, coniugato con Brunetti Emilia.
Nato a Gubbio il 10 aprile 1887, soldato 3° reggimento bersaglieri, morto il 9 luglio 1915 sul Col di Lana in combattimento. |
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Carpinelli Sante , di Giuseppe e Ruzzo Rosa.
Nato a Valfabbrica il 9 giugno 1897, 2° reggimento bersaglieri, morto il 20 agosto 1918 durante la prigionia a Quedlinburg. |
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Castellani Carlo , di Agostino e Rosi Filomena.
Nato a Gualdo Tadino il 4 luglio 1884, soldato 15° reggimento fanteria, morto il 2 novembre 1917 a Brindisi per malattia. |
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Castellani Giulio , di Agostino e Rosi Filomena.
Nato a Gualdo Tadino il 29 aprile 1887, disperso il 19 settembre 1916 sul Carso in combattimento. |
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Castellani Luigi , di Pietro e Mariani Filomena.
Nato a Gualdo Tadino il 22 marzo 1896, soldato 210° reggimento fanteria, morto il 25 agosto 1917 nel settore di Tolmino per ferite riportate in combattimento. |
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Catasti Dario , di Rinaldo e Sannipoli Assunta.
Nato a Nocera Umbra il 4 ottobre 1895, soldato 146° reggimento fanteria, morto l'8 giugno 1917 sul monte Zebio a causa dello scoppio della mina della Lunetta . |
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Cavalieri Giuseppe , di Luigi e Saltutti Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 30 maggio 1895, soldato 269° reggimento fanteria, morto il 29 agosto 1917 sull'altopiano di Bainsizza in combattimento. |
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Cavalieri Pietro , di Vincenzo e Scassellati Olimpia.
Nato a Gualdo Tadino il 10 aprile 1894, caporal maggiore 131° batteria bombardieri, morto il 10 ottobre 1916 sul Carso a quota 144 per ferite riportate in combattimento. |
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Cavana Domenico , di Giacinto e Maccaferri Anna, coniugato con Biagioli Teresa.
Nato a Persiceto il 12 novembre 1876, soldato uff. aerost. e dirigib. Roma, morto a Viterbo per malattia il 10 ottobre 1918. |
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Cello Natale , di Pietro e Capoccia Domenica.
Nato a Gualdo Tadino il 26 gennaio 1892, caporal maggiore 205° reggimento fanteria, morto il 10 febbraio 1917 sul saliente Casa dei Due Pini (Vertoibizza) per ferite riportate in combattimento. |
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Cerioni Cesare , di Domenico.
Nato a Gualdo Tadino il 20 ottobre 1893, caporale 279° reggimento fanteria, morto il 30 agosto 1917 sull'altopiano di Bainsizza per ferite riportate in combattimento. |
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Ciaberna Angelo , di Felice e Castellani Filomena.
Nato a Gualdo Tadino il 6 settembre 1891, sergente 129° reggimento fanteria, morto il 15 luglio 1916 nell'ospedaletto da campo n. 16 per ferite riportate in combattimento. |
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Coccia Angelo , di Emidio e Lucrezi Maria Santa.
Nato a Gualdo Tadino il 1 febbraio 1895, soldato 23° compagnia mitraglieri, morto il 12 settembre 1916 nell'ospedaletto chirurgico mobile "Città di Milano" di Pieris per ferite riportate in combattimento. |
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Coccia Vincenzo , di Giovanni e Rinaldini Caterina.
Nato il 18 aprile 1892, soldato 4° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 21 novembre 1916 per malattia. |
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Commodi Luigi , di Vincenzo e Anastasi Angela.
Nato a Gubbio il 13 marzo 1890, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 7 settembre 1915 sul Col di Lana per ferite riportate in combattimento. |
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Crocetti Luigi detto Paolo , di Luigi e Simonetti Caterina.
Nato a Gualdo Tadino il 28 giugno 1891, caporal maggiore 52° reggimento fanteria, morto il 3 agosto 1915 nell'ospedaletto n. 122 di Andraz per ferite riportate in combattimento. |
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Del Moro Alessandro , di Domenico.
Nato a Gualdo Tadino il 30 settembre 1889, soldato dell'esercito americano, morto il 7 ottobre 1918 in Francia per malattia. |
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Donnini Angelo , di Giovanni e Bisciaio Assunta.
Nato a Gualdo Tadino il 19 settembre 1894, soldato 135° batteria bombardieri, morto il 17 maggio 1917 a Montebelluna per malatia. |
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Donnini Giovanni , di Gioacchino e Campioni Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 20 dicembre 1883, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 4 settembre 1916 in combattimento sul monte San Gabriele. |
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Donnini Giuseppe , di Giovanni e Assunta Bisciaio, coniugato con Venarucci Emilia.
Nato a Gualdo Tadino il 16 febbraio 1892, soldato 533° compagnia mitraglieri, morto il 5 gennaio 1917 nell'ospedaletto da campo n. 67 di Cassegliano per ferite riportate in combattimento. |
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Donnini Italino , di Giuseppe e Mari Giuseppa.
Nato a Gualdo Tadino il 3 luglio 1893, soldato 33° reggimento artiglieria da campagna, morto il 14 novembre 1917 a Onigo di Pederobba in loc. Cavallea per ferite riportate in combattimento. |
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Donnini Sante , di Raffaele e Anderlini Capitolina.
Nato a Gualdo Tadino il 16 marzo 1896, soldato 1° reggimento granatieri, disperso il 7 agosto 1916 sul monte San Michele in combattimento. |
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Ercoli Michele , di Luigi e Alunno Benedetta, coniugato con Fossili Rosa.
Nato a Gubbio il 24 ottobre 1888, soldato 129° reggimento fanteria, disperso il 23 ottobre 1915 sul monte San Michele in combattimento. |
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Fabbrizi Giovanni , di Angelo e Crocetti Vittoria, coniugato con Gaudenzi Giuseppa.
Nato a Gualdo Tadino il 13 maggio 1876, soldato 221° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 3 giugno 1920. |
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Farneti Pietro , di Serafino.
Nato a Gualdo Tadino il 1° maggio 1892, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 22 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento. |
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Ficarelli Daniele , di Pietro e Fischi Clementina.
Nato a Gualdo Tadino l'11 giugno 1883, soldato 70° reggimento fanteria, morto il 5 giugno 1917 in Contrada Selo per ferite riportate in combattimento. |
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Ficarelli Oreste, di Vincenzo e Ragni Annunziata, coniugato con Ficarelli Cleonilde.
Nato a Gualdo Tadino il 23 settembre 1887, soldato 17° reggimento bersaglieri, morto l'11 settembre 1917 sul Carso (quota 100) per ferite riportate in combattimento. |
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Finetti Angelo , di Salvatore e Bossi Assunta.
Nato a Gualdo Tadino il 2 maggio 1894, soldato 3° reggimento fanteria, morto il 10 giugno 1916 sul monte Kaberlaba per ferite riportate in combattimento. |
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Finetti Michele , di Salvatore e Bossi Assunta.
Nato a Gualdo Tadino il 17 marzo 1890, soldato 128° reggimento fanteria, morto il 19 dicembre 1918 in prigionia a Munster (Germania) per malattia. |
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Fioriti Silvio , di Rinaldo e Ascani Carolina.
Nato a Gualdo Tadino il 7 febbraio 1891, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 6 giugno 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento. |
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Fiorucci Giuseppe , di David e Filippetti Veronica.
Nato a Gubbio il 2 febbraio 1893, soldato 138° reggimento fanteria, morto il 17 agosto 1917 sul Carso in combattimento. |
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Fiorucci Sante , di Ubaldo e Berrettini Giuseppa.
Nato a Gualdo Tadino il 1° dicembre 1894, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 20 gennaio 1916 sul monte Vodil per ferite riportate in combattimento. |
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Franceschini Angelo, di Nazzareno e Cippiciani Firminia, coniugato con Matarazzi Clementina.
Nato a Gualdo Tadino il 17 aprile 1884, soldato 208° reggimento fanteria, morto il 18 novembre 1918 in Germania per malattia.
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Franceschini Angelo , di Nazzareno e Mencarelli Filomena.
Nato a Nocera Umbra il 16 novembre 1893, soldato 5° reggimento fanteria, morto il 16 maggio 1918 sul monte Medata per ferite riportate in combattimento. |
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Franceschini Giuseppe , di Michele e Vinciarelli Annunziata, coniugato con Parlanti Caterina.
Nato a Gualdo Tadino il 3 maggio 1885, soldato 137° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 28 febbraio 1919.
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Fumanti Luigi , di Giovanni e Barbacci Anna.
Nato a Gubbio il 30 settembre 1897, soldato 52° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 20 giugno 1920 per malattia. |
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Galantini Augusto , di Gaetano e Stella Innocenza.
Nato a Gualdo Tadino il 29 gennaio 1894, soldato 5° reggimento fanteria, morto il 2 marzo 1918 in prigionia a Hermagor per malattia. |
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Galantini Giuseppe , di David e Marinangeli Annunziata, coniugato con Tizzoni Rosa.
Nato a Gualdo Tadino il 14 settembre 1886, soldato 69° reggimento fanteria, morto a Perugia il 16 marzo 1919 per malattia. |
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Gambini Vincenzo , di Nazzareno e Passeria Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 17 novembre 1897, soldato 68° reggimento fanteria, morto il 30 agosto 1917 sul monte San Gabriele per ferite riportate in combattimento. |
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Gammaitoni Giovanni , di Giuseppe e Lispi Rosa.
Nato a Gualdo Tadino il 18 settembre 1880, soldato 9° compagnia di sanità, morto il 26 maggio 1917 a Roma per malattia. |
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Gammaitoni Giuseppe , di Antonio e Ficarelli Maria Stella, coniugato con Graciolini Orsola. Nato a Gualdo Tadino il 6 agosto 1879, soldato 93° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 13 giugno 1921.
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Garofoli Salvatore , di Felice e Andreani Lucia , coniugato con Bicchielli Ester.
Nato a Gualdo Tadino il 13 luglio 1876, soldato 221° reggimento fanteria morto a Montalto di Castro il 30 novembre 1918 per malattia. |
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Garofoli Sandrino , di Domenico e Micheletti Luigia.
Nato a Gualdo Tadino l'8 maggio 1896, soldato 2° reggimento Bersaglieri, morto il 28 aprile 1916 nella conca di Plezzo per ferite riportate in combattimento. |
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Garofoli Vittorio , di Giuseppe e Allegrucci Maria, coniugato con Alfonsi Ida.
Nato a Gualdo Tadino il 2 agosto 1887, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 15 ottobre 1918 a Terni per malattia. |
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Gaudenzi Aurelio , di Alessandro e Alimenti Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 6 giugno 1895, soldato 76° reggimento fanteria, morto il 9 dicembre 1915 alle Cave di Selz per ferite riportate in combattimento. |
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Gaudenzi Baldassarre , di Pietro e Capoccia Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 16 maggio 1897, soldato 13° reggimento bersaglieri, morto il 2 marzo 1918 a Capo Sile di Musile di Piave per ferite riportate in combattimento. |
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Giovagnoli Angelo , di Agostino e Rosi Adele.
Nato a Gualdo Tadino il 17 luglio 1892, soldato 87° reggimento fanteria, morto il 12 aprile 1917 a Gualdo Tadino per malattia. |
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Giovagnoli Egidio , di Giovanni e Zerbini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 2 giugno 1897, soldato 1° reggimento granatieri, morto il 25 ottobre 1918. |
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Giovagnoli Primo , di Gioacchino e Caparvi Crucifissa.
Nato a Gualdo Tadino il 16 settembre 1895, caporal maggiore 9° comp. artiglieria da fortezza, morto il 15 giugno 1918 nell'ambulanza chirurgica d'armata n. 1 per ferite riportate in combattimento.
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Giretti Roberto , di Giuseppe e Morelli Pia.
Nato a Gubbio il 29 aprile 1899, soldato 6° reggimento alpini, disperso in combattimento il 4 dicembre 1917. |
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Goracci Luigi , di Francesco.
Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1895, soldato 8° reggimento alpini, morto il 28 ottobre 1918 sul monte Solarolo per ferite riportate in combattimento. |
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Gubbini Giovanni , di Luigi e Pasquarelli Albinia.
Nato a Gualdo Tadino il 21 luglio 1899, soldato 45° reggimento fanteria, morto il 16 giugno 1918 sul Montello per ferite riportate in combattimento. |
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Gubbiotti Eugenio , di Nazzareno e Lispi Maria, coniugato con Pucci Adele.
Nato a Gualdo Tadino il 13 maggio 1891, soldato 33° reggimento fanteria, disperso il 15 novembre 1915 ad Oslavia in combattimento. |
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Guidi Giuseppe , di Angelo e Tomassini Ersilia.
Nato a Gualdo Tadino il 14 aprile 1882, soldato 6° reggimento alpini, morto il 28 marzo 1918 in prigionia a Pergine Cirè per malattia. |
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Guidubaldi Attilio , di Agostino e Lispi Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 22 marzo 1894, soldato 226° reggimento Fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento. |
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Guidubaldi Sante , di Agostino e Lispi Annunziata, coniug. con Ficarelli Margherita.
Nato a Gualdo Tadino il 4 settembre 1891, soldato 21° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 19 aprile 1917 per malattia. |
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Ippoliti Elvezio , di Francesco e Anderlini Elisa.
Nato a Gualdo Tadino il 16 agosto 1895, caporale 22° reggimento fanteria, morto il 22 ottobre 1915 nella 16° sezione di sanità di Monfalcone, per ferite riportate in combattimento. |
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Ippoliti Ernesto , di Carlo e Montecchi Maria, coniugato con Scassellati Anna.
Nato a Gualdo Tadino il 18 febbraio 1888, caporale 65° compagnia presidiaria, morto il 14 maggio 1916 a Villaggio di Plava per ferite riportate in combattimento. |
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Ippoliti Giuseppe , di Luigi e Anderlni Angela.
Nato a Gualdo Tadino il 6 giugno 1889, soldato 52° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 6 gennaio 1920. |
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Lisarelli Michele , di Antonio e Fioriti Maria Palma, coniug. con Moriconi Argimiana.
Nato a Gualdo Tadino il 17 maggio 1890, soldato 65° compagnia presidiaria, morto il 26 giugno 1916 a San Pietro di Castello, Venezia, per ferite per fatto di guerra. |
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Luzi Giuseppe , di Giovanni e Pascucci Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 20 novembre 1898, soldato 68° reggimento fanteria, morto il 20 giugno 1918 sul Montello per ferite riportate in combattimento. |
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Maldini Attilio , di Giuseppe e Angelucci Amalia.
Nato a Gualdo Tadino il 20 luglio 1893, soldato 96° reggimento fanteria, morto il 25 giugno 1916 sull'altopiano di Asiago per ferite riportate in combattimento. |
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Marchegiani Giuseppe , di Eugenio.
Nato a Gualdo Tadino il 29 giugno 1885, caporale maggiore 32° reggimento fanteria, morto il 9 ottobre 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Marfori Luigi , di Tullio e Carini Giulia, coniugato con Angeletti Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 29 giugno 1889, soldato 4° reggimento artiglieria da fortezza, morto il 2 dicembre 1918 a Bergamo per malattia. |
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Marianelli Angelo , di Giuseppe e Donnini Annamaria coniug. con Tizzoni Consilia.
Nato a Valfabbrica il 7 novembre 1880, soldato 38° reggimento fanteria, morto il 28 agosto 1917 nell'ambulanza da montagna n. 88 per ferite riportate in combattimento. |
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Marinelli Angelo, di Domenico e Lepri Assunta.
Nato a Gualdo Tadino il 1° giugno 1898, soldato 52° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino l'11 novembre 1921. |
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Marinelli Antonio , di Domenico e Becchetti Artemisia.
Nato a Gubbio il 17 gennaio 1889, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 23 ottobre 1915 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento. |
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Marinelli Eugenio , di Giuseppe e Donnini Angela.
Nato a Gualdo Tadino il 16 gennaio 1882, soldato 265° reggimento fanteria, morto il 22 maggio 1917 a Dosso Faiti per ferite riportate in combattimento. |
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Marinelli Giulio , di Giacomo e Allegrucci Maria Angela, coniugato con Venturi Filomena.
Nato a Gualdo Tadino il 31 marzo 1890, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 21 agosto 1915 nella Casa Carper ad Andraz per ferite riportate in combattimento.
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Marinelli Umberto , di Davide e Spigarelli Rosa.
Nato a Gubbio il 12 marzo 1894, soldato 68° reggimento fanteria, morto il 14 aprile 1916 nell'8° sezione di sanità di Kamno per ferite riportate in combattimento. |
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Marinelli Vittorio , di Francesco e Bensi Palmira, coniugato con Sabbatini Emilia.
Nato a Gualdo Tadino il 7 aprile 1886, soldato 1° reggimento granatieri, morto il 26 settembre 1918 a Rimini per malattia. |
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Marinetti Angelo , di Serafino e Biagioli Maddalena.
Nato a Gualdo Tadino il 1° agosto 1893, soldato 95° reggimento fanteria, morto il 18 giugno 1916 sul monte Zovetto per ferite riportate in combattimento. |
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Marini Augusto , di Giuseppe e Fiorucci Assunta.
Nato a Gualdo Tadino l'8 luglio 1898, soldato 1° reggimento artiglieria pesante, morto il 16 giugno 1918 nell'ospedaletto da campo n. 129 per malattia. |
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Marini Giuseppe , di Raffaele e Gamberini Rosa, coniugato con Bianchini Stella.
Nato a Valfabbrica il 19 marzo 1886, soldato 213° reggimento fanteria, disperso il 4 settembre 1917 sul monte San Gabriele in combattimento. |
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Marini Salvatore, di Gioacchino e Donnini Annunziata, coniugato con Ribes Elisa.
Nato a Gualdo Tadino l'11 aprile 1875, soldato 21° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 5 novembre 1918 per malattia. |
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Martellini Secondo, di Adamo e Grilli Speranza.
Nato a Cagli il 24 gennaio 1897, soldato 67° reggimento fanteria morto a Gualdo Tadino il 2 agosto 1917 per malattia. |
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Martini Giuseppe , di Francesco e Angela Gatti.
Nato a Gualdo Tadino il 19 marzo 1897, soldato 77° reggimento fanteria, morto il 27 marzo 1918 a Josefstadt, Boemia, in prigionia per malattia. |
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Mascelli Domenico , di Giuseppe e Marinelli Caterina, coniug. con Comodi Assunta.
Nato a Fossato di Vico il 12 aprile 1882, soldato 2° reggimento fanteria, morto il 18 maggio 1917 nell'Ospedale da campo n. 129 di Gorizia per ferite riportate in combattimento. |
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Matarazzi Alfredo , di Giovanni e Tomassoli Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 9 ottobre 1897, soldato 57° reggimento fanteria, morto il 25 ottobre 1918 a Palazzo Molini per ferite riportate in combattimento. |
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Matarazzi Francesco , di Domenico e Valentini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 10 marzo 1894, soldato 8° lancieri Montebello, morto a Gualdo Tadino il 6 giugno 1917 per malattia. |
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Matteucci Giovanni , di Domenico e Pesciaioli Carolina, coniug. con Celli Epifania.
Nato a Gualdo Tadino il 21 luglio 1893, soldato 69° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 25 novembre 1918 per malattia. |
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Matteucci Paolo , Francesco e Coccia Maria Santa, coniugato con Sorbelli Sabatina.
Nato a Gualdo Tadino il 27 novembre 1883, soldato 1° reggimento f. genio, morto il 3 aprile 1917 in Macedonia per ferite riportate in combattimento. |
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Mattioli Paolo , di Giuseppe e Biscontini Pellegrina, coniugato con Sorbelli Sabatina.
Nato a Gualdo Tadino l'11 maggio 1890, soldato 211° reggimento fanteria, morto il 24 ottobre 1916 nell'ospedaletto da campo n. 102 per ferite riportate in combattimento. |
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Maurizi Eugenio , di Giuliano e Marinangeli Maria Santa.
Nato a Gualdo Tadino l'8 ottobre 1884, caporale 131° reggimento fanteria, morto il 27 aprile 1918 a Leopoli, Galizia, in prigionia per malattia. |
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Maurizi Natale , di Giuliano e Marinangeli Maria Santa.
Nato a Gualdo Tadino il 23 aprile 1890, soldato 1° reggimento granatieri, morto a Gualdo Tadino il 13 novembre 1917 per malattia. |
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Meccoli Ilario , di Raffaele e Bucari Clementina.
Nato a Gualdo Tadino il 24 agosto 1893, sergente 147° reggimento fanteria, morto il 2 novembre 1915 nell'ospedaletto da campo n. 99 di Romans (GO) per ferite riportate in combattimento. |
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Mencarelli Evelino , di Agostino e Santini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 16 settembre 1897, soldato 7° comp. artiglieria da campagna, morto il 14 gennaio 1918 sul monte Grappa per ferite riportate in combattimento. |
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Mencarelli Pietro , di Agostino e Santini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 28 giugno 1894, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento. |
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Mendichi Gabriele , di Angelo e Moriconi Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 4 maggio 1895, soldato 248° reggimento fanteria, morto il 29 settembre 1918 a Roma per malattia. |
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Menichini Antonio , di Giuseppe e Biagioli Maria, coniugato con Giovagnoli Giulia.
Nato a Gualdo Tadino il 24 settembre 1889, soldato 33° reggimento fanteria, morto il 20 novembre 1915 nell'ospedaletto da campo n. 70 di Budrio (BO) per malattia. |
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Merli Enrico , di David e Pappafava Assunta, coniugato con Berrettoni Virginia.
Nato a Gubbio l'11 agosto 1882, soldato 21° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 16 aprile 1919 per malattia. |
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Merli Nazzareno , di David e Pappafava Assunta.
Nato a Gubbio il 4 settembre 1891, sergente 52° reggimento fanteria, disperso il 17 luglio 1918 in località Bois de Courton (Francia) in combattimento. |
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Micheletti Pompilio, di Valerio e Mancini Consilia, coniugato con Godoli Giorgina.
Nato a Gualdo Tadino il 10 febbraio 1887, 1° compagnia artiglieria da campagna, morto a Gualdo Tadino il 25 novembre 1920 per malattia.
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Minelli Gino , di Salvatore e Pucci Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 23 aprile 1896, soldato 213° reggimento fanteria, morto il 31 maggio 1916 a Valfabbrica per malattia. |
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Monacelli Cesare , di Luigi e Passeri Assunta.
Nato a Gubbio il 17 febbraio 1895, caporaleo 148° reggimento fanteria, morto a Dolina il 15 novembre 1916 in combattimento. |
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Monacelli Eugenio , di Domenico e Farneti Letizia.
Nato a Gualdo Tadino il 2 dicembre 1888, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 3 dicembre 1918 negli Stati Uniti per ferite riportate in combattimento. |
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Moriconi Egidio , di Luigi.
Nato a Gualdo Tadino il 19 agosto 1876, soldato 210° battaglione M.T., morto il 4 novembre 1918 a Nocera Umbra per malattia. |
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Moriconi Giacomo , di Salvatore e Anastasi Rosa.
Nato a Gualdo Tadino il 24 marzo 1898, soldato 67° reggimento fanteria, morto il 23 marzo 1918 a Milano per malattia. |
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Morroni Francesco , di Damiano e Cucchiarini Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 15 maggio 1899, soldato 26° centuria presidiaria, morto il 3 ottobre 1918 a Perugia per malattia. |
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Morroni Giovanni , di Pio e Viventi Maddalena, coniugato con Fazi Marianna.
Nato a Gualdo Tadino il 3 novembre 1882, soldato 57° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 22 giugno 1918 per malattia. |
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Morroni Giuseppe , di Felice e Ippoliti Rosa.
Nato a Gualdo Tadino il 14 dicembre 1892, sergente 222° reggimento fanteria, morto il 27 agosto 1917 a Vertoiba, medio Isonzo, in combattimento. |
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Morroni Giusto , di Luigi e Mattioli Francesca.
Nato a Gualdo Tadino il 28 febbraio 1889, caporal maggiore 130° reggimento fanteria, morto il 16 marzo 1916 in prigionia a Lubiana per malattia a seguito di ferita. |
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Morroni Pilade , di Alfonso e Capponi Matilde.
Nato a Gualdo Tadino il 22 febbraio 1895, caporale 5° reggimento bersaglieri, morto il 21 agosto 1916 sul monte Debeli per ferite riportate in combattimento. |
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Moscatelli Attilio , di Luigi e Caporali Caterina.
Nato a Gualdo Tadino il 1° aprile 1892, sergente 4° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 6 marzo 1918 per malattia. |
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Natalini Enrico , di Angelo e Passeri Angela.
Nato a Gualdo Tadino il 15 marzo 1893, soldato 52° reggimento fanteria, disperso il 19 luglio 1915 sul Col di Lana in combattimento. |
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Natalini Francesco , di Marco e Bazzucchi Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 6 agosto 1899, soldato 9° colonna carreggio e salmerie, morto il 5 gennaio 1919 ad Asiago per infortunio. |
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Natalini Oreste , di Luigi e Monacelli Fermina.
Nato a Gualdo Tadino il 30 giugno 1894, soldato 89° reggimento fanteria, morto il 29 settembre 1915 sul monte Mrzli per ferite riportate in combattimento. |
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Negozianti Domenico.
Nato a Gualdo Tadino il 19 aprile 1878, soldato 8° reggimento artiglieria da fortezza, morto il 19 aprile 1918 in Slovacchia in prigionia per malattia. |
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Orazi Angelo , di Agostino e Calai Teresa.
Nato a Gualdo Tadino il 16 maggio 1889, soldato 42° reggimento fanteria, morto a Firenze il 23 dicembre 1917 per malattia. |
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Orazi Giuseppe , di Angelo e Rosa Giovagnoli, coniugato con Guerra Giuseppa.
Nato a Gualdo Tadino il 2 febbraio 1881, soldato 1° reggimento f. genio, morto il 29 settembre 1917 nell'ospedale chirurgico mobile "Città di Milano" per ferita. |
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Ottaviani Domenico , di Gaetano e Bruschi Giulia.
Nato a Gubbio il 18 aprile 1890, soldato 14° reggimento fanteria, morto il 28 ottobre 1918 nell'ospedaletto da campo n. 110 di Marostica (VI) per malattia. |
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Paccamonti Angelo , di Teodoro e Morroni Maria, coniugato con Paoletti Lucia.
Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1894, soldato 7° mitraglieri Crema, morto a Gualdo Tadino l'11 ottobre 1920 per malattia. |
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Pallucca Ruggero , di Cesare e Lolli Elisa, coniugato con Costantini Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 13 dicembre 1885, sergente maggiore artiglieria da campagna, morto a Gualdo Tadino il 2 febbraio 1920 per malattia. |
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Paoletti Enrico , di Giovanni e Paccamonti Teresa, coniugato con Pennoni Iole.
Nato a Gualdo Tadino il 6 maggio 1887, soldato 122° reggimento fanteria, morto il 13 agosto 1915 sul Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Paolucci Enrico , di Giovanni e Ragugini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 23 novembre 1897, soldato 65° reggimento fanteria, disperso il 23 agosto 1917 sul Carso in combattimento. |
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Pascucci Luigi , di Raffaele e Garofoli Luigia.
Nato a Gualdo Tadino il 27 maggio 1896, soldato 247° reggimento fanteria, morto il 14 giugno 1917 nella 73° sezione di sanità di Casa del Pastore per ferite riportate in combattimento. |
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Pasquarelli Enrico , di Eugenio e Gammaitoni Cesira, coniugato con Della Paola Purificata.
Nato a Gualdo Tadino il 26 giugno 1888, soldato 129° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 5 giugno 1916 per ferite riportate in combattimento.
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Passeri Giovanni , di Ubaldo e Frillici Barbara, coniugato con Bianchini Rosa.
Nato il 14 aprile 1884, soldato 62° reggimento fanteria, morto il 17 aprile 1917 in prigionia a Nevrocopp (Bulgaria) per malattia. |
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Pastorelli Primo , di Ubaldo e Pieretti Annunziata.
Nato a Gubbio il 9 aprile 1896, soldato 4° reggimento artiglieria da campagna, morto il 15 luglio 1918 in Francia per ferite riportate in combattimento. |
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Pecci Enrico , di Angelo e Brunetti Caterina, coniugato con Carpinelli Luigia.
Nato a Gubbio il 7 giugno 1887, soldato 37° reggimento artiglieria da montagna, morto il 26 novembre 1915 a Villanova di Farra per ferite riportate in combattimento. |
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Pennoni Carlo , Bruno e Barberini Annunziata.
Nato a gualdo Tadino il 26 marzo 1894, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 28 ottobre 1915 sul monte Mrzli, settore di Tolmino, per ferite riportate in combattimento. |
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Pennoni Gaetano , di Domenico e Allegrucci Rosa, coniugato con Donnini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 16 maggio 1890, soldato 270° reggimento fanteria, morto il 17 giugno 1918 a Nervesa sul Piave per ferite riportate in combattimento. |
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Pennoni Giovanni , di Luigi e Garofoli Maria Luigia.
Nato a Gualdo Tadino il 5 aprile 1897, soldato 21° reggimento fanteria, morto all'ospedale di Massa il 20 aprile 1920 per malattia. |
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Pennoni Giuseppe , di Bruno e Barberini Annunziata.
Nato Gualdo Tadino il 26 dicembre 1897, soldato 23° reggimento artiglieria da campagna, morto il 20 gennaio 1919 nell'ospedale da campo n. 95 per malattia. |
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Pettinelli Agostino , di Pasquale.
Nato a Gualdo Tadino il 19 gennaio 1896, soldato 8° reggimento alpini, morto il 12 luglio 1916 nell'ospedaletto da campo n. 89 per ferite riportate in combattimento. |
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Pettinelli Domenico , di Serafino e Carletti Maria Santa, coniug. con Borio Giuseppa.
Nato a Gualdo Tadino il 4 aprile 1890, caporale 129° reggimento fanteria, morto il 24 novembre 1916 nell'ospedale da campo n. 89 per ferite riportate in combattimento. |
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Picchi Silvio , di Salvatore e Fioriti Ester.
Nato a Gualdo Tadino il 27 luglio 1894, soldato 59° reggimento fanteria, morto il 1° agosto 1918 nell'ambulanza chirurgica d'armata n. 2 a Fiera di Primiero (TN) per ferite riportate in combattimento.
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Picchi Ortensio , di Salvatore e Fioriti Ester.
Nato a Gualdo Tadino il 26 dicembre 1899, soldato 57° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 13 agosto 1919 per malattia. |
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Presciutti Domenico , di Salvatore e Cuppoloni Anna, coniugato con Crocetti Teresa.
Nato a Gualdo Tadino il 1° maggio 1885, soldato 59° reggimento fanteria, morto il 24 ottobre 1918 sul monte Grappa. |
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Provvedi Ubaldo , di Agostino e Bei Maria Santa, coniugato con Guidubaldi Angela.
Nato a Gubbio il 16 maggio 1884, soldato 51° reggimento fanteria, morto il 24 giugno 1918 in Francia a Bligny per ferite riportate in combattimento. |
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Pucci Ezio , di Egidio e Perugini Odda.
Nato a Gualdo Tadino il 1° gennaio 1897, aspirante ufficiale 86° reggimento fanteria, morto il 9 giugno 1917 nel circondario di Sesana per ferite riportate in combattimento. |
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Ragni Angelo , di Tommaso e Ragni Caterina, coniugato con Parlanti Altavilla.
Nato a Gualdo Tadino il 22 aprile 1889, soldato 126° compagnia mitraglieri, morto il 20 gennaio 1919 a Foligno per malattia. |
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Ragni Ernesto , di Giovanni e Marini Maria, coniugato con Parlanti Anna.
Nato a Gualdo Tadino il 6 novembre 1888, soldato 55° reggimento fanteria, morto l'8 giugno 1916 in seguito ad affondamento nave. |
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Ragni Francesco , di Domenico e Cecconi Rosa.
Nato a Gualdo Tadino il 23 settembre 1897, soldato 237° reggimento fanteria, morto il 23 settembre 1917 sull'altopiano di Bainsizza per ferite riportate in combattimento. |
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Ragni Giuseppe , di Giovanni e Martini Maria Flora.
Nato a Gualdo Tadino il 30 maggio 1894, soldato 75° reggimento fanteria, morto l'11 ottobre 1916 a San Grado di Merna per ferite riportate in combattimento. |
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Ragugini Giuseppe , di Luigi e Gamboni Rosa, coniugato con Scaccia Antonia.
Nato a Gualdo Tadino il 29 novembre 1888, soldato 50°reggimento fanteria, morto il 1° luglio 1917 a Castagnevizza del Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Recchioni Giovanni , di Francesco e Santioni Caterina.
Nato a Gualdo Tadino il 13 aprile 1894, soldato 13° reggimento fanteria, morto il 15 agosto 1916 sul Carso in combattimento. |
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Rilletti Livio.
Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 181896, soldato 14° reggimento bersaglieri, morto il 23 luglio 1916 sull'altopiano di Asiago per ferite riportate in combattimento. |
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Rinaldini Giuseppe , di Sante e Martini Rosa.
Nato a Gualdo Tadino il 3 ottobre 1893, soldato 60° reggimento fanteria, morto il 3 gennaio 1916 sul Col di Lana per ferite riportate in combattimento. |
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Rondelli Riccardo , di Alessio e Bisciaio Carolina.
Nato a Valfabbrica il 5 settembre 1897, soldato 1° reggimento artiglieria pesante, morto in combattimento a San Nicola, Macedonia, il 6 maggio 1918. |
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Rondoni Paolo , di Giuseppe e Ester Lispi.
Nato a Gualdo Tadino il 24 marzo 1893, soldato 15° cavalleggeri Lodi, morto il 14 agosto 1916 nella 56° sezione di sanità per ferite riportate in combattimento. |
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Rossi Ettore , di Gaetano e Capezzali Teodosia, coniugato con Morroni Rosmunda.
Nato ad Assisi il 9 dicembre 1882, caporale 1° reggimento f. genio, morto il 20 settembre 1917 a Castagnevizza per ferite riportate in combattimento. |
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Rossi Gaetano , di Raffaele e Bassetti Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 21 aprile 1891, caporale 5° reggimento bersaglieri, morto il 6 dicembre 1917 sul monte Sisemol per ferite riportate in combattimento. |
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Ruzzo Giambattista , di Emidio Ferdinando e Ceccoli Annamaria.
Nato a Gualdo Tadino il 14 aprile 1893, soldato 1087° centuria lavoratori, morto il 9 ottobre 1918 nell'ospedale da campo n. 60 di Dosson per malattia. |
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Sabbatini Giuseppe , di Giovanni e Cappelletti Cecilia.
Nato a Gualdo Tadino il 17 maggio 1899, soldato 65° reggimento fanteria, morto il 7 ottobre 1918 nell'ospedale militare di Bovolone per malattia. |
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Sabbatini Nazzareno , di Natale.
Nato a Gualdo Tadino il 6 agosto 1890, soldato 3° reggimento bersaglieri, morto a Sigillo il 19 ottobre 1917 per malattia. |
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Saltutti Ubaldo , di Pietro e Bazzucchini Assunta, coniugato con Bensi Carolina.
Nato a Gualdo Tadino il 15 maggio 1882, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 3 luglio 1916 in Val d'Assa per ferite riportate in combattimento. |
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Sannipoli Cesare , di Eugenio e Santioni Annunziata.
Nato a Valfabbrica il 4 agosto 1899, soldato 32° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 21 agosto 1920 per malattia. |
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Sannipoli Nazareno , di Luigi e Pecci Assunta, coniugato con Bensi Andolina.
Nato a Valfabbrica il 9 gennaio 1888, soldato 6° reggimento bersaglieri, disperso il 18 settembre 1915 nella conca di Plezzo in combattimento. |
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Sannipoli Nazareno , di Valentino e Pompei Stella, coniugato con Mariotti Albina.
Nato a Valfabbrica il 31 gennaio 1882, soldato 46° reggimento fanteria, morto il 16 settembre 1916 nell'ospedale da campo n. 73 di Agordo per ferite riportate in combattimento. |
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Santini Giuseppe , di Amadio e Cossa Maria Felice.
Nato a Gualdo Tadino il 20 marzo 1889, sergente 129° reggimento fanteria, morto il 26 giugno 1917 nell'ospedale da campo n. 57 per ferite riportate in combattimento. |
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Santini Odoardo , di Giovanni e Nicchi Anna.
Nato a Nocera Umbra il 7 aprile 1891, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 15 luglio 1915 sul Costone di Agai in combattimento. |
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Saracini Cesare , di Filippo e Minelli Rosa, coniugato con Bianchini Maria.
Nato a Gubbio il 23 maggio 1880, soldato 235° reggimento fanteria, morto il 28 gennaio 1918 nella Rep. Ceca in prigionia per malattia. |
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Scaramucci David , di Raffaele e Fabbri Agnese, coniugato con Merchegiani Ersilia.
Nato a Fossato di Vico il 12 marzo 1886, soldato 2° compagnia telefonisti, morto il 19 dicembre 1918 nell'ospedale da campo n. 55 per malattia. |
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Sdrobolini Asdrubale , di Costantino e Sergiacomi Barbara.
Nato a Gualdo Tadino il 5 settembre 1898, soldato 201° reggimento fanteria, morto il 7 gennaio 1918 in Germania in prigionia per malattia. |
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Sellano Giuseppe , di Sante e Matteucci Angela.
Nato a Gualdo Tadino il 20 maggio 1890, soldato 906° compagnia mitraglieri, morto il 27 agosto 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Serroni Enrico , di Stefano e Venarucci Niccola.
Nato a Gualdo Tadino il 21 gennaio 1898, soldato 72° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 30 ottobre 1920 per malattia. |
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Spigarelli Giulio , di Giovanni e Bossi Domenica.
Nato a Gualdo Tadino il 14 gennaio 1894, soldato 75° reggimento fanteria, morto il 19 ottobre 1916 nell'ospedaletto da campo n. 77 per ferite riportate in combattimento. |
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Spigarelli Luigi , di Ferdinando e Spigarelli Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 10 marzo 1899, soldato 215° reggimento fanteria, morto il 4 novembre 1918 ad Arezzo per malattia. |
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Spigarelli Riccardo , di Michele e Angeletti Antonia, coniugato con Finetti Giulia.
Nato a Gualdo Tadino l'11 aprile 1883, caporale 52° reggimento fanteria, morto il 7 novembre 1921. |
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Tacchi Luigi, di Secondo e Gherardi Lucia, coniugato con Giovagnoli Caterina.
Nato a Nocera Umbra il 7 marzo 1880, soldato 84° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 4 giugno 1918. |
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Talamelli Alfredo , di Giovanni e Galassi Nazzarena.
Nato in Anghiari il 13 febbraio 1889, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 19 luglio 1915 sul Coston d'Agai per ferite riportate in combattimento. |
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Talamelli Ernesto , di Giovanni e Galassi Nazzarena.
Nato in Anghiari il 12 agosto 1890, soldato 70° reggimento fanteria, morto il 12 novembre 1915 a Oslavia per ferite riportate in combattimento. |
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Talamelli Giuseppe , di Giovanni e Farneti Orsola.
Nato a Gubbio il 13 dicembre 1896, soldato 957° compagnia mitraglieri Fiat, morto il 26 ottobre 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Tega Emilio , di Egidio e Zucconi Eufemia.
Nato a Gualdo Tadino il 26 gennaio 1880, soldato 79° reggimento fanteria, disperso il 29 agosto 1917 sull'altopiano di Bainsizza in combattimento. |
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Tirimagni Giulio , di Alberto e Bufoli Amabile.
Nato a Gualdo Tadino il 30 luglio 1892, soldato 29° reggimento fanteria, morto il 12 ottobre 1916 sul Carso per ferite riportate in combattimento. |
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Tizzoni Giovanni , di Sante e Tini Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 26 giugno 1889, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 17 luglio 1915 sul Col di Lana per ferite riportate in combattimento. |
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Tomassini Vito , di Carlo e Gammaitoni Maddalena.
Nato a Gualdo Tadino il 1° giugno 1898, soldato 242° reggimento fanteria, morto l'8 luglio 1917 sul monte Vodice per ferite riportate in combattimento. |
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Tomassoli Ernesto , di Giuseppe e Rossi Maria Letizia.
Nato a Gualdo Tadino il 21 gennaio 1892, soldato 6° reggimento fanteria, morto l'8 luglio 1915 in combattimento. |
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Tomassoli Francesco , di Giuseppe e Rossi Maria Letizia, coniugato con Lombardi Luisa. Nato a Gualdo Tadino il 23 agosto 1894, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 15 dicembre 1915 nella 5° sezione di sanità per malattia.
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Tordini Giuseppe , di Sabatino e Santini Annunziata.
Nato a Gualdo Tadino il 19 febbraio 1897, soldato 75° reggimento fanteria, morto il 6 novembre 1918 in Francia per malattia. |
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Vecchietti Egidio , di Giovanni e Bensi Caterina, coniugato con Bensi Anna.
Nato a Gualdo Tadino il 31 gennaio 1882, soldato 586° compagnia mitraglieri, morto il 18 maggio 1917 sul medio Isonzo per ferite riportate in combattimento. |
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Venarucci Giulio , di Domenico e Ficarelli Gesuina, coniug. con Franceschini Maria.
Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1891, 81° comp. Carabinieri legione Roma, morto a Roma l'11 giugno 1921 per malattia. |
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Venarucci Giuseppe , di Raffaele e Farabi Rosa. Coniugato con Natalini Francesca.
Nato a Gualdo Tadino il 18 febbraio 1883, soldato 1° battaglione artiglieria pesante, morto a Gualdo Tadino il 29 gennaio 1920 per malattia. |
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Comunicazione di "dispersione"
- esempi -




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I decorati
Con Regio Decreto del 26 marzo 1833, Carlo Alberto ripristinò la medaglia al valore militare, consistente in una medaglia d'oro o d'argento. Con Regio Decreto dell'8 dicembre 1887, Umberto I aggiunge la versione in Bronzo per ricompensare le azioni di valore che non raggiungevano i parametri per la concessione della medaglia d'argento.
La Croce di Guerra fu istituita con Regio Decreto del 19 gennaio 1918.
Il ricevimento della medaglia dava diritto ad un soprassoldo annuo di L. 250 per la medaglia d'argento e di L. 100 per quella di bronzo, che passava di diritto alla famiglia in caso di morte del decorato. Una condanna per pena infamante era causa del ritiro del soprassoldo e ovviamente della medaglia.
L'elenco che segue (probabilmente incompleto) è stato compilato cercando informazioni in vari archivi pubblici e privati, su giornali d'epoca e su documenti forniti dai discendenti dei decorati.
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Decorati con Medaglia al Valor Militare |
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Amoni Michele , di Pio, classe 1890 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare. |
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Motivazione:
Nel combattimento per la conquista di una posizione si distinse per lo slancio e valore giungendo tra primi sulla posizione conquistandola e facendovi alcuni prigionieri.
26 ottobre 1915 |
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Allegrucci Agostino, di Luigi, classe 1894 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare. |
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Motivazione:
Dopo aver sopportato gravi fatiche e compiuta una difficile marcia in aspro terreno di montagna, partecipava con singolare valore ad una carica, lasciandovi la vita.
2 novembre 1918 |
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Baldelli Giuseppe , di Pietro, classe 1892 - Medaglia d'Argento al Valor Militare
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Motivazione:
Comandante di un nucleo incaricato di difendere un tratto della linea, adempiva al suo compito con grande energia ed alto sentimento del dovere, mantenendo col suo esempio salda la compagine dei suoi soldati nonostante il violento fuoco nemico.
8 novembre 1917
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Barboni Francesco , di Antonio, classe 1897 - Medaglia d'Argento al Valor Militare.
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Motivazione:
Volontariamente si univa ai suoi compagni per snidare un formidabile posto nemico in alta montagna. Impegnava con mirabile coraggio l'avversario in strenua lotta corpo a corpo, e mentre stava per superarne la resistenza, cadeva ucciso.
1 settembre 1917
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Bazzucchi Silvio , di Raffaele, classe 1890 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Noncurante del pericolo dimostrò sempre calma e fermezza esemplari. Uscito tra i primi dalle nostre trincee, sotto il violento fuoco di mitragliatrici nemiche, raggiunse le posizioni avversarie. Incoraggiando i compagni a seguire il suo esempio mentre si esponeva pel rafforzamento delle posizioni raggiunte, venne colpito a morte.
19 agosto 1917
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Cappellini Giuseppe , di Francesco, classe 1889 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Facente parte di una pattuglia esploratrice, sotto vivo fuoco di fucileria si lanciava, primo, contro il nemico chiuso in una casa incitando i compagni a seguirlo e catturando 17 prigionieri.
28 ottobre 1918
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Caponi Fernando di Antonio, classe 1888 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Comandante di una sezione mitragliatrici, sotto il violento fuoco di artiglieria nemica, raggiungeva una posizione da poco occupata concorrendo a mantenerla. Prevedendo un contrattacco avversario, con l'aggiustato fuoco delle sue armi, contribuiva a respingerlo, invitando energicamente i suoi uomini con le parole e con l'esempio a respingere altra violenza dell'urto nemico.
14-15 marzo 1917
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Carini Salvatore , di Vincenzo, classe 1885 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Essendo stato ferito il comandante del plotone, assumeva il comando del reparto, e colla sua calma e la sua fermezza, riusciva a mantenerlo saldo sulla posizione durante un violento contrattacco nemico.
22 maggio 1917
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Cello Natale , di Pietro, classe 1892 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Durante un violento bombardamento nemico attraverso zone interamente battute, arditamente portava ordini ed avvisi dando bell'esempio di coraggio e di calma ai propri dipendenti.
6-7 giugno 1916
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Discepoli Fidia , di Giuseppe , classe 1893 - Medaglia d'Argento al Valor Militare |
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Motivazione:
Attaccato da un forte reparto nemico che era sbarcato portando con sé delle mitragliatrici con fermezza e coraggio mirabili, esponendosi ove maggiore era il pericolo, infondeva slancio nei dipendenti, respingendo l'avversario sulla riva opposta del fiume, infliggendogli gravi perdite e frustandone il tentativo di costruzione di una testa di ponte.
18 dicembre 1917
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Insignito della Croce Russa di San Giorgio
di 3° classe (argento) il 23 novembre 1916. |
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Franceschini Angelo , di Nazareno, classe 1893 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare .
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Motivazione:
Bell'esempio di calma e coraggio durante un attacco nemico in forze, ritto sulla trincea con sprezzo del pericolo faceva fuoco contro l'avversario e lanciavasi poi tra i primi al contrattacco facendo sei prigionieri. 2 novembre 1917
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Gammaitoni Giuseppe , di Salvatore, classe 1886 - Medaglia d'Argento al Valor Militare.
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Motivazione:
Soldato ciclista con mirabile fermezza e sprezzo del pericolo, incitando coll'esempio i compagni, rimaneva per più ore esposto a fuoco violento d'artiglieria avversaria in un punto di obbligato passaggio per ottenere il collegamento dei reparti del battaglione che sfilando a gruppi in un camminamento dovevano spingersi all'attacco. Ferito non abbandonava il proprio posto, se non a servizio ultimato.
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Garofoli Tesio , di Giuseppe, classe 1890 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Si slanciava contro una posizione di una mitragliatrice nemica che falciava i nostri, riusciva ad uccidere i serventi e a catturare l'arma.
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Liberati Dario , di Ettore, classe 1895 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Si portava volontariamente sotto i reticolati nemici per la posa e l'accensione dei tubi esplosivi, dando prova di coraggio e di ardimento.
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Marinetti Angelo , di Serafino, classe 1893 - Medaglia d'Argento al Valore Militare.
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Motivazione:
Con nobile slancio quale attendente di un ufficiale caduto, si recava più volte in giorni successivi fin sotto le trincee nemiche per raccogliere il cadavere unitamente al suo comandante di compagnia, pure caduto nel compiere la generosa missione, veniva egli stesso colpito a morte.
16 e 18 giugno 1916.
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Matarazzi Costantino , di Giuseppe, classe 1896 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare
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Motivazione:
Sotto prolungato e centrato tiro di artiglieria nemica, adempiva le funzioni di capoposto con calma e coraggio e prestava presto soccorso a numerosi feriti semisepolti per lo scoppio di un 305 nemico che aveva colpito in pieno la postazione.
15 giugno 1918
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Matarazzi Giuseppe , di Francesco, classe 1891 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Primo a balzare dalla trincea si spingeva avanti fino alla linea successiva e sotto violenta raffica di fuoco, ritornava indietro fornendo precise ed utili informazioni al comandante. Durante tutta l'azione disimpegnava gli incarichi affidategli dando prova di serenità e di coraggio.
4 giugno 1917
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Matteucci Giovanni, di Domenico, classe 1893 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare. |
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Motivazione:
Per otto giorni attraversava con bell'ardimento zone battute dall'artiglieria nemica. Offertosi volontariamente di guidare una compagnia mitragliatrici sulla linea del fuoco, assolveva abilmente il suo compito nonostante un violento tiro dell'avversario.
28 maggio 1917 |
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Meccoli Ilario , di Raffaele, classe 1893 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Si slanciava per primo all'assalto di un trinceramento nemico. Gravemente ferito incitava i compagni dando bell'esempio di fermezza e di coraggio.
1 novembre 1915
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Moriconi David , di Pasquale, classe 1894 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Si offriva spontaneamente per portare ordini importanti attraverso un terreno battuto dal fuoco, sul quale caddero parecchi soldati. Riusciva ad assolvere al suo compito e portava altri ordini.
4 luglio 1916
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Moriconi Gioacchino , di Nazareno, classe 1897 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Guardafili isolato di linee telefoniche si recava, sempre spontaneamente a riparare le linee stesse, percorrendo un terreno intensamente battuto dall'artiglieria avversaria e consentiva sempre la continuazione delle comunicazioni dando prova di alto sentimento del dovere.
18 settembre 1917
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Morroni Clodoveo , di Alfonso, classe 1890 - Medaglia d'Argento al Valor Militare.
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Motivazione:
Comandante di un plotone conduceva il suo reparto più volte all'attacco, con coraggio e arditezza mirabile, ferito il comandante di una contigua sezione mitragliatrici ne assumeva il comando impostandola tempestivamente con fermezza e sicuro criterio. Colpito gravemente si allontanava dalle linea del fuoco solo quando le sofferenze della ferita e il sangue perduto ne abbatterono l'ardimento. Esempio di mirabile virtù militari.
7-8- giugno 1916
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Paoletti Filippo , di Giovanni, classe 1892 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Portaordini nonostante le difficoltà del terreno e il violento fuoco di artiglieria e fucileria avversaria, percorreva più volte la linea con calma e coraggio per adempiere le proprie mansioni. Contuso restava al proprio posto e continuava nel proprio compito finchè venne ferito.
4 settembre 1917
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Pasquarelli Nicola , di Francesco, classe 1892 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Avuto sentore che l'ufficiale comandante di una pattuglia era caduto da una posizione arretrata in cui si trovava per servizio, si spingeva noncurante del pericolo fra due reticolati nemici, riuscendo a riordinare i superstiti e a rintracciare l'ufficiale stesso.
10 settembre 1916
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Presciutti Angelo , di M. Maddalena, classe 1889 - Medaglia d'Argento al Valor Militare
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Motivazione:
Comandante di un posto di sbarramento, con l'ordine di non lasciare passare il nemico, assolveva al suo compito infondendo nei suoi uomini spirito aggressivo e fermezza. Colpito una prima volta non abbandonava il combattimento finché veniva nuovamente colpito.
15 giugno 1918
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Pennoni Germano , di Salvatore, classe 1883 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare
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Motivazione:
Durante un lungo e violento bombardamento, si conservava calmo e sereno assunto il comando della squadra che avea perduto il suo capo, era di esempio per sereno coraggio nell'affrontare i pericoli mentre percorreva la linea per sorvegliare e incoraggiare i suoi compagni veniva gravemente ferito da una granata avversaria.
18 luglio 1918
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Scassellati Damaso, di Angelo, classe 1891 - Medaglia d'Argento al Valor Militare .
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Motivazione:
Benchè ferito alla mano destra, volle prender parte ad altro combattimento, per rimanere coi suoi dipendenti di cui era l'anima. Caduti tutti gli ufficiali della compagnia, ne assumeva il comando che brillantemente teneva fino al giorno successivo. Già distintosi in combattimenti precedenti, per aver cooperato efficacemente col proprio comandante di plotone, alla conquista di una trincea nemica.
15-19 luglio 1915
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Stazi Nazzareno , di Vincenzo, classe 1895 - Medaglia d'Argento al Valor Militare.
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Motivazione:
Con rara energia manteneva saldo e compatto il suo plotone sotto l'insistente tiro dell'artiglieria avversaria. Comandato di pattuglia con avvedutezza e ordine riusciva a scacciare un nucleo di nemici che molestava col fuoco il fianco del reparto, slanciandosi poi primo all'assalto finchè rimaneva ferito sulla posizione conquistata.
25 maggio 1917
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Storelli Vincenzo , di Michele, classe 1888 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Aiutante maggiore di un battaglione di pontieri, coadiuvava volontariamente il proprio comandante per l'azione di forzamento del ponte, dando bella prova di intelligenza e coraggio e sangue freddo nelle pericolose mansioni affidategli.
20 agosto 1917
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Temperelli Primo , di Luigi, classe 1894 - Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
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Motivazione:
Guidava con impeto la sua squadra all'assalto di una trincea nemica, sgominandone di difensori e catturando prigionieri. Con pochi superstiti opponeva tenace resistenza ai ritorni offensivi dell'avversario.
15 ottobre 1916
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Viventi Sestilio , di Giuseppe, classe 1890 - Medaglia d'Argento al Valor Militare.
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Motivazione:
Fece parte di una squadra di cinque soldati la quale arditamente andò sotto un micidiale fuoco nemico ad aprire un varco nel reticolato e a sgombrare la strada dalle altre difese accessorie.
2 febbraio 1916
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Decorati con Croce al Merito di Guerra |
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Allegrucci Agostino, di Luigi, 21° reggimento cavalleggeri Padova
Anastasi Emidio, di Raffaele, 14° reggimento bersaglieri.
Anastasi Giovanni, di Serafino, 1° reggimento genio.
Anderlini Giovanni, di Enrico, 1° reggimento genio.
Anderlini Vincenzo, di Tomaso, 268° reggimento fanteria.
Angeli Raffaele, di Francesco, 20° sezione di sanità.
Anderlini Angelo, di Enrico, 17° reggimento fanteria.
Baldelli Giuseppe, di Pietro, 9° lancieri di Firenze.
Baldelli Antonio, di Fernando, 17° reggimento fanteria.
Barberini Gugliemo, di Francesco, 2105° compagnia mitraglieri.
Bassetti Antonio, di Sante, 69° reggimento fanteria.
Bassetti Giuseppe, di Angelo, 1° reggimento genio.
Bellucci Eugenio, di Francesco, 30° compagnia telegrafisti.
Bensi Paterno, di Giovanni, 5° reggimento artiglieria da fortezza.
Bianchini Pietro, di Francesco, 52° reggimento fanteria.
Biagiotti Pietro, di Francesco, 52° reggimento fanteria.
Biscontini Antonio, di David, 1° regg. artiglieria da camp. pesante.
Bucari Romeo, di Luigi, 23° reggimento fanteria.
Berardi Paolo, di Giuseppe, 222° reggimento fanteria.
Bossi Alessandro, di Eugenio, 76° reggimento fanteria.
Bucari Orfeo, di Decio, 4° reggimento cavalleggeri Genova.
Brunetti Francesco, di Silvio, 33° reggimento fanteria.
Brunetti Pietro, di Benedetto.
Caponi Fernando, di Antonio, tenente di fanteria.
Discepoli Fidia,
di Giuseppe.
Donnini Angelo, di Girolamo, 233° reggimento fanteria.
Farabi Raffaele, di Alessandro, 1° reggimento artiglieria pesante.
Fiaoni Costantino, di Raffaele, 36° reggimento fanteria.
Filippetti Francesco, di Angelo, 76° battaglione bombardieri.
Fiorucci Ubaldo, di Luigi, 9° lancieri di Firenze.
Garofoli Tesio, di Giuseppe, 129° reggimento fanteria.
Gatti Antonio, 756° compagnia mitraglieri.
Gaudenzi Domenico, 269° reggimento fanteria
Germani Onorato, 82° reggimento fanteria.
Gherardi Raffaele, di Tersilio, 112° reggimento fanteria.
Giovagnoli Enrico, di Giuseppe, 19° reggiment fanteria.
Gammaitoni Domenico, di Luigi, 1° reggimenti artiglieri.
Ippoliti Luigi, di Ruffino, 1395° compagnia mitraglieri.
Lacchi Ruggero, di Giuseppe, 56° reggimento fanteria.
Lolli Angelo, di David, 21° reggimento fanteria.
Marinelli Angelo, di Giovanni, 69° reggimento fanteria.
Matarazzi Costantino, di Giuseppe, 1° reggimento artiglieria pesante.
Materazzi Luigi, di Vincenzo, 7° reggimento artiglieria da campagna.
Maurizi Luigi, di Giuseppe, 143° reggimento fanteria.
Maurizi Paolo, di Girolamo, 17° reggimento fanteria.
Mazzoni Benedetto, di Domenico, 4° compagnia telegrafisti.
Menichini Enrico, di Nazareno, 26° battaglione bombardieri.
Monacelli Giovanni di Raffaele, 2° reggimento genio.
Morroni Clodoveo, di Alfonso.
Morroni Espartero, di Pietro, 1° reggimento genio.
Moriconi Gioacchino, di Nazareno, 59° gruppo artiglieri.
Magnati Alfredo, di Antonio, 65° reggimento fanteria.
Manighetti Angelo, 3° reggimento fanteria.
Pascucci Galileo, di Antonio, 1° reggimento artiglieria da campagna.
Passeri Enrico, 25° reggimento fanteria.
Pennoni Riccardo, di Michele, 17° sezione sanità.
Pericoli Filadelfio, di Antonio, 38° reggimento fanteria.
Picchi Alessandro, di Domenico, 214° compagnia artiglieri.
Pietrini fiorino, di Domenico.
Pallucca Sesto, di Cesare, 9° lancieri di Firenze.
Ragni Eugenio, di Ferdinando, 36° reggimento fanteria.
Reciputi Aldo, di Oreste, 6° reggimento genio.
Rondelli Giulio, di Angelo, 9° reggimento lancieri.
Sergiacomi Sestilio Umberto, di Raffaele, 156° reggimento fanteria.
Serroni Enrico, di Stefano, 33° reggimento fanteria.
Stella Domenico, di Luigi, 54° reggimento artiglieria da campagna.
Sellani Ruggero, di Luigi, 9° lancieri Firenze.
Tei Giovanni, di Torquato, 51° reggimento fanteria.
Vetturini Giuseppe, di David, 52° reggimento fanteria.
Viventi Sestilio, di Giuseppe, compagnia speciale 7.
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L'elenco dei nomi dei mutilati e degli invalidi che si riporta non rappresenta l'esatta dimensione dei costi pagati dai soldati gualdesi, in realtà gli invalidi di guerra furono molti più numerosi di quanto risulta dai registri. La patria, veloce ed efficiente quando chiamava al sacrificio, diventava lenta e burocratica quando si trattava di riconoscere una malattia "causa guerra". Le pratiche dei mutilati e dei grandi invalidi, documentabili ed evidenti, venivano evase celermente, mentre, per coloro che contrassero gravi malattie durante il servizio militare, si apriva un altro tipo di guerra, questa volta non contro gli austro-ungarici ma contro lo stesso esercito che avevano servito con dedizione.
Per i reduci, Roma e il Ministero erano delle entità astratte e lontanissime, si rivolgevano quindi al sindaco di Gualdo per un aiuto o semplicemente per scrivere una lettera alle autorità, cercando per quanto possibile di sollecitare il disbrigo delle pratiche pendenti:
" Angeli Rodamisto, che godeva l'assegno di quinta categoria come tubercolotico, subì visita il 9 ottobre 1922 e gli fu assegnata una categoria di pensione che non si conosce ancora. La pratica relativa fu rimessa dal Distretto Militare di Spoleto al Sottosegretariato di Stato per l'Assistenza Militare e le Pensioni di guerra fin dal 20 marzo u.s. con foglio n°5/812. Non si è avuto ancora alcun riscontro quantunque sollecitato varie volte.
Anastasi Sisto di David godeva una categoria di pensione come l'Angeli suddetto e per lo stesso motivo ha cessato di riscuotere gli assegni fin dal giugno u.s., senza essere stato ancora chiamato per i nuovi accertamenti sanitari.
Si prega per il primo il sollecito disbrigo della pratica e per il secondo una sollecita chiamata a visita ".
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Elenco Mutilati e Invalidi
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Allegrucci Carlo di Giuseppe |
città |
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Angeletti Ciro di Michele |
città |
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Angeli Luigi di Antonio |
Busche |
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Bazzarri Cesare di Egidio |
Pieve di Compresseto |
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Bazzucchi Enrico di Eugenio |
Pieve di Compresseto |
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Bensi Paterno di Giovanni |
Caselle |
|
Boccolini Angelo di Angelo |
Rigali |
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Bordichini Giuseppe di Rufino |
Pieve di Compresseto |
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Brunetti Ruggero di Felice |
Borgovalle |
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Calzuola Innocenzo di Giuseppe |
Pieve di Compresseto |
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Capoccia Enrico di Fortunato |
Morano |
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Capodaio = Bonifazi Paolo |
S. Lorenzo |
|
Carosati Alfonso di Salvatore |
S. Rocco |
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Castellani Giuseppe di Antonio |
Caselle |
|
Catasti Francesco di Giovanni |
Morano |
|
Ceccarelli Enrico di Davide |
Pieve di Compresseto |
|
Ceccoli Sigismondo di Ermete |
Borgovalle |
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Centi Giulio di Francesco |
Palazzo Ceccoli |
|
Comodi Adamo di Ferdinando |
Poggio |
|
Comodi Sante di Nazareno |
Pieve di Compresseto |
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Costanzi Francesco di Pietro |
Roveto |
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Finetti Riccardo di Salvatore |
città |
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Fioriti Ardilio di Marco |
città |
|
Fioriti Enrico di Giuseppe |
città |
|
Fioriti Francesco di Giuseppe |
città |
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Franceschini Francesco di Enrico |
città |
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Gammaitoni Giovanni di Luigi |
Petroia |
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Gammaitoni Giuseppe di Salvatore |
Caselle |
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Gatti Antonio di Agostino |
Morano |
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Gatti Paolo di Luigi |
Nasciano |
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Gennari Vittorio di Protasio |
S. Pellegrino |
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Ghiandoni Luigi di Giuseppe |
Pieve di Compresseto |
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Giacometti Federico di Natale |
Caprara |
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Ginocchietti Luigi di Antonio |
Rigali |
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Giovagnoli Domenico di Pietro |
Rigali |
|
Ippoliti Angelo di Raffaele |
Vaccara |
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Ippoliti Natale di Antonio |
voc. Pomaiolo |
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Ippoliti Pietro di Rinaldo |
città |
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Marinelli Enrico di Giovanni |
Crocicchio |
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Marinelli Nello di Angelo |
Città |
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Marinelli Ubaldo di Annibale |
Pieve di Compresseto |
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Mariotti Antonio di Angelo |
Palazzo M. |
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Marini Antonio di Giuseppe |
S. Lazzaro |
|
Mariotti Antonio di Angelo |
Palazzo M. |
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Mataloni Giuseppe di Angelo |
Roveto |
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Materazzi Annibale di Francesco |
Crocicchio |
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Materazzi Luigi di Giovanni |
Rigali |
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Mattioli Vincenzo |
Morano |
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Minelli Attilio di Giovanni |
Grello |
|
Minelli Cesare di Egidio |
S. Pellegrino |
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Monacelli Roberto di Nazzareno |
Pieve di Compresseto |
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Moriconi Davide di Pasquale |
Roveto |
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Moriconi Luciano di Nazzareno |
Pieve di Compresseto |
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Moriconi Olivo di Geremia |
S. Pellegrino |
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Moriconi Tobia di Salvatore |
Grello |
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Notari Giovanni di Francesco |
Rigali |
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Paoletti Alessio di Giovanni |
Rigali |
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Paoletti Filippo di Domenico |
Grello |
|
Pasqualoni Francesco di Venanzo |
Rigali |
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Pasquarelli Luigi di Pasquale |
città |
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Pericoli Felice di Raffaele |
città |
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Perziani Francesco di Luciano |
città |
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Pierini Virgilio di Angelo |
Grello |
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Piga Luigi di Giuseppe |
città |
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Proietti Ernesto di Licurgo |
S. Rocco |
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Pucci Cleto di Sisto |
S. Pellegrino |
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Ragni Enrico di Luigi |
voc. Castelletta |
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Ragugini Ernesto di Giovanni |
Nasciano |
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Ragugini Sante di Luigi |
S. Rocco |
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Ricci Alessandro di Raffaele |
città |
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Righi Enrico di Giovanni |
città |
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Rondelli Antonio |
Vaccara |
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Sabbatini Luigi di Nazzareno |
città |
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Sannipoli Giuseppe di Luigi |
Vaccara |
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Santini Settimio di Domenico |
città |
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Scaccia Vincenzo di Giovanni |
Grello |
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Scaramucci Angelo di Salvatore |
Pieve di Compresseto |
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Scaramucci Michele di Giovanni |
città |
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Scassellati Michele di Angelo |
città |
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Scassellati Raffaele di Francesco |
Vaccara |
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Scoppolini Francesco di Angelo |
città |
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Sergiacomi Romeo di Raffaele |
città |
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Sorbelli Feliciano |
Morano |
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Spigarelli Belisario di Michele |
Colle |
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Tacchi Angelo di Davide |
Busche |
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Tapponi Pietro di Luigi |
città |
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Vantaggi Ubaldo di Nazzreno |
Poggio |
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Zeni Felice di Vincenzo |
Grello |
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I reggimenti
I 2150 gualdesi chiamati a difendere la patria finirono in quasi tutti i reparti militari esistenti, ma la maggior parte di essi furono arruolati in fanteria; contadino, mezzadro, carrettiere sono le voci più ricorrenti per quanto riguarda la professione; poche le altre professioni rappresentate. Pochi i graduati, pochissimi gli ufficiali.
I fanti-contadini gualdesi vengono arruolati principalmente nella gloriosa Brigata Alpi , costituita dal 51° reggimento di Perugia e dal 52° reggimento di Spoleto, e nella Brigata Perugia , costituita dal 129° reggimento (dal deposito del 51°) e dal 130° reggimento di Roma. Il reggimento in cui risultano essere maggiormente presenti i gualdesi è il 52°, dato che Gualdo Tadino faceva parte del distretto militare di Spoleto; il reggimento era formato da tre battaglioni e 4 compagnie per ognuno dei tre battaglioni, per un totale di 3000 soldati.
Una curiosità: il gualdese Eugenio Benedetti combatte con il 152° reggimento della B rigata Sassari.
La leggendaria Brigata Sassari (due medaglie d'oro alle bandiere, cinque citazioni sul Bollettino di guerra, nove decorati con la medaglia d'oro, quattrocentocinque con quella d'argento), già dopo pochi mesi di guerra entra nella leggenda. I soldati austriaci, che con superbia si sentono migliori dei soldati italiani, in questo caso riconosco il valore del nemico: li chiamano Dimonius (diavoli). La particolarità della Brigata Sassari è quella (specialmente dopo la conquista della trincea delle frasche e il susseguente ordine del generale Cadorna di far confluire tutti i sardi sparsi nei vari reparti nella brigata sassarina) di essere composta quasi totalmente da soldati sardi, pochissimi sono i soldati "estranei". Tanto per capire l' andazzo . i reggimenti dell'Esercito Italiano andavano all'assalto gridando "Savoia", i sassarini gridavano "Sardegna".
Eugenio Benedetti, il gualdese "sassarino", muore il 26 giugno 1916.
Per comprendere le sofferenze dei combattenti e il tipo di guerra che sono stati chiamati a combattere, vengono riportati i riassunti dei diari storici delle due brigate che hanno arruolato il maggior numero di gualdesi: la brigata Alpi e la brigata Perugia; nella trascrizione si è cercato di rispettare nei limiti l'impaginazione.
BRIGATA ALPI
(51° e 52° Fanteria)
Sede dei reggimenti in pace: 51° Fanteria, Perugia - 52° Fanteria, Spoleto
________________
ANNO 1915
.
Il 23 maggio la brigata Alpi è schierata in occupazione avanzata presso il confine, nella zona dell'Alto Cordevole, alla dipendenza della 18° divisione.
Dichiarata la guerra hanno inizio le operazioni per l'investimento degli sbarramenti nemici della zona.
Il 27 maggio il 51°, col suo III battaglione, passa l'antico confine e con celere azione occupa il colle di S. Lucia, mentre gli altri due battaglioni presidiano Col Toront, Moè e Col di Lasté.
Durante alcune settimane la brigata attende a sistemare e rafforzare le posizioni conquistate ed eseguisce nel contempo frequenti ricognizioni intese a saggiare le forze e le difese nemiche, sul tratto Sasso di Mezzodì-Belvedere-Col di Lana.
L'attacco contro tali posizioni, forti per natura e per sapienti apprestamenti difensivi, comincia ai primi di luglio. Il 52° dal 7 al 20 luglio si accanisce con valorosa tenacia contro l'obbiettivo assegnatogli: il Col di Lana, che fin da questi primi giorni di battaglia appalesa tutta la sua formidabile potenzialità difensiva contro cui si spuntano i nostri attacchi. La notte sul 19 luglio le ondate d'attacco del IV/52° (I), travolte arditamente le prime trincee nemiche, stanno per arrivare alla testata del vallone di Agai, ma una tempesta di fuochi incrociati e un fitto lancio di bombe investono da tutti i lati i reparti che, nell'impossibilità di reggere sulle posizioni raggiunte, devono ripiegare sulle linee di partenza. La dura prova di questi giorni costa al 52° le sue prime gloriose perdite: 107 morti (6 ufficiali) con 431 feriti.
(I) La brigata si era mobilitata coi due reggimenti ciascuno dei quali aveva dislocato in Libia il battaglione. Prima delle ostilità, costituitisi i quarti battaglioni, i reggimenti disposero ognuno del II, III e IV battaglione ; nel 1918 fu cambiata la numerazione dell'ultimo battaglione che da IV divenne I.
Falliti questi attacchi di viva forza, si procede ad una nuova sistemazione della linea d'investimento e la brigata passa a schierarsi nel settore : Passo Fedaia-M. Mesola-M. Paden-Col Toront.
Nulla di notevole avviene fino alla metà di ottobre. Il 18 di questo mese sono riprese le operazioni offensive contro gli sbarramenti nemici dell'Alto Cordevole e le truppe della « Alpi », in un primo tempo vi concorrono soltanto con piccole operazioni di audaci pattuglie.
Il 21 ottobre anche per la brigata la battaglia prende un ritmo più intenso. Il III/51°, rinforzato da due compagnie del 52° (6° e 16°), si lancia all'attacco del Pescoi; con un assalto impetuoso sono occupate due trincee, ma il successivo giorno 22 riesce al nemico, con violento contrattacco, di rioccupare le posizioni perdute. I rimanenti battaglioni del 51° compiono anche una difficile operazione contro i trinceramenti del Sasso di Mezzodì, dove riescono ad occupare e mantenere una posizione antistante al costone di M. Mesola-Passo Fedaia.
Ai primi di novembre, mentre la brigata Calabria nuovamente attacca il Col di Lana per completarne la conquista, il 52° concorre all'azione operando sulla sinistra con due battaglioni (III e IV) verso la fronte Varda-Cherz.
Dopo la conquista della Cima Lana (7 novembre) e la successiva perdita di essa, per il sopraggiungere dell'inverno, le operazioni hanno termine e la brigata Alpi dal 28 novembre in poi iniziarono i la lavori per la sistemazione difensiva della sua linea, che va dal Passo Fedaia per M. Mesola-M. Paden-Cima Valbruna fino al Vallone Franza (Col di Lana).
ANNO 1916
.
Durante l'inverno, le truppe, pur mantenendosi sempre vigili e aggressive contro il nemico, devono lottare diuturnamente contro l'inclemenza della stagione, la neve, le tormente, le valanghe. Una di queste, la notte sul 9 marzo, travolge nei loro baraccamenti alcuni reparti, provocando la morte di 3 ufficiali e 148 soldati. Ma nonostante le difficoltà del clima e della stagione, i reparti della "Alpi" non diminuiscono, durante i turni di permanenza in linea, né la vigilanza né l'aggressività contro il nemico ed eseguono numerose ricognizioni verso le sue posizioni.
Nella notte sul 22 marzo, vincendo la difficoltà del ripido pendio e della neve alta e gelata sul versante nord del Ciampo Vedil, il IV/52° occupa una linea più avanzata sulla destra del Cordevole lungo il tratto Col di Mesara-Bosco Ciariadon-Crepa Rossa.
Dall'aprile al luglio viene effettuata una serie di piccole azioni intese a completare la conquista del massiccio del Marmolada, mentre proseguono attivi gli approcci verso il Sasso di Mezzodì e sulla fronte delle quote alte di Ciampo Vedil, e prosegue l'afforzamento sempre più completo della linea difensiva.
Le date e i fatti più degni di nota in questo periodo di guerriglia sono i seguenti :
30 aprile : occupazione della punta Serauta; azione ardita e brillante compiuta dalla 2° compagnia del 51° dopo ostinata lotta fra ghiacci e dirupi, protrattasi, con alterna vicenda, per più giorni.
17-18 giugno: ricognizioni nella regione Serauta.
1-3 luglio: puntate offensive contro Forcella Serauta (q. 3065).
Il secondo anno di guerra termina senza altri avvenimenti notevoli.
A degno premio dell'opera prestata dal 52° in questo biennio di guerra nella regione del Col di Lana, la sua Bandiera è fregiata della medaglia d'argento al valor militare.
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ANNO 1917
Anche l'inverno 1916-17 trascorre per la brigata Alpi duro per fatiche e disagi, ma senza particolari avvenimenti. Ferma nel settore che le e da tempo assegnato, anche nelle successive stagioni di primavera e d'estate essa assolve degnamente il compito di presidiare quelle importanti posizioni, renderle sempre più forti alla difesa e di vincolare il nemico con piccole ma energiche puntate di pattuglie e con ardite ricognizioni.
A metà settembre le azioni si vanno facendo più frequenti e più vivaci; grosse pattuglie di arditi si spingono verso la regione di Serauta; il 21-23 con un bel colpo di mano reparti della "Alpi" (14° compagnia del 53° e compagnia complementare del 51°, rinforzate dalla 276° compagnia alpini del battaglione Val Cordevole), si impossessano di una posizione nemica in galleria alla Forcella di Serauta, mentre il giorno 22 il II/51° concorre col 45° fanteria alla conquista del "Dente del Sief ".
Nell'ottobre, quasi a preludio della grande offensiva austro-ungarica, il nemico preme con ripetuti e violenti attacchi sul fondo di Val Cordevole.
Le truppe del 51°, che guarniscono quelle posizioni, resistono bravamente e respingono il nemico, ma frattanto le vicende della grande battaglia autunnale impegnano anche questo tratto inviolato della fronte italiana.
La profonda inflessione della linea di battaglia dall'Isonzo al Piave provoca l'ordine alla 4° Armata di retrocedere sulla fronte Grappa-Piave, ed i Cacciatori delle Alpi devono così lasciare quelle posizioni conquistate con tanto valore, consacrate dal sangue dei loro migliori, rafforzate con vigile ed arduo lavoro.
La ordinata marcia di ripiegamento è compiuta senza subire la pressione del nemico lungo la via Cencenighe-Mas-Levada, ove ha termine il 6 novembre.
Durante la ritirata al III/51° viene affidato un difficile compito, che esso assolve con la consueta bravura. Rimasto alla tagliata del Sasso di S. Martino per proteggere il ripiegamento delle truppe scendenti dal Cadore, mantiene strenuamente la posizione, trattenendo energicamente il nemico che incalza, restando, fino al giorno io, unico battaglione di estrema retroguardia dell'intera 4a Armata. Il giorno 14, dopo una faticosa marcia traverso impervi sentieri di montagna, raggiunge il proprio reggimento a Levada.
Il 7 novembre alla brigata Alpi viene assegnato il tratto di fronte sul Piave, tra il ponte di Vidor e le Grave di Ciano.
Il ripiegamento è terminato e l'ordine per tutti è resistere ad ogni costo.
La brigata sempre facendo parte della 18a divisione conferma, in questo periodo di linea che va fino al 22 dicembre, ancora una volta le belle qualità dei suoi reparti, sia rafforzando le linee con robusti lavori difensivi, sia resistendo bravamente ai violenti bombardamenti ed alle incursioni di grosse pattuglie nemiche.
ANNO 1918.
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La cronaca dei primi quattro mesi è modesta di fatti e di azioni. Soltanto dalla primavera in poi, la brigata sarà chiamata a compiere l'ultimo più sanguinoso ed onorevole compito della sua guerra.
Dal 24 gennaio al marzo essa è in linea nella regione del Grappa, alla dipendenza della 50° divisione ed alterna turni di trincea e di riposo nel tratto Rocce Anzini-Col del Miglio-Ca' d'Anna.
Compiuto in aprile un periodo di riposo nei pressi di Bassano e ancora un turno di trincee sulle posizioni di M. Tomba e Monfenera - sempre con la 50° divisione - si concentra presso Crespano, donde inizia, il 23 aprile, il trasferimento per i campi di Francia, passando a far parte della 8° divisione (II Corpo d'Armata).
Le truppe nostre inviate in terra di Francia sanno, e ne son fiere, di dover consacrare con la loro presenza la fraternità delle armi alleate e di dover confermare col loro contegno la bravura e la saldezza del soldato italiano.
La brigata, giunta in Francia, si raccoglie il 25 aprile nel campo di S. Ouën, ove i reparti accantonano e trascorrono un periodo di speciali istruzioni fino al 24 maggio.
Dopo essere passata nelle linee del settore dell'Aisne (Argonne), si schiera in prima linea a sud-ovest di Reims, occupando i margini occidentali del Bois des Eclisses e la montagna di Bligny. In tali posizioni la brigata non tarda a subire l'urto di poderosi attacchi germanici, ai quali resiste e reagisce nonostante la potenza dei mezzi impiegati dall'offensore e il fatto di trovarsi in zona sconosciuta. La notte sul 23 giugno il nemico, dopo aver scatenato un rapido e violento tiro di artiglieria a tergo delle posizioni occupate dal II e III/51°, sferra un attacco decisivo, accompagnato da largo impiego di mitragliatrici leggere e da un fitto lancio di bombe. L'attacco, progredendo sulla dorsale della montagna di Bligny, riesce a travolgere un tratto di linea presidiata da una compagnia del 51°, che già aveva subito gravissime perdite per il bombardamento. I superstiti ripiegano sulle posizioni retrostanti e il nemico può cosi occupare la sella tra il M. Bligny e il Bois des Eclisses. Le compagnie di rincalzo del 51° ed una del 52° (9° compagnia) accorrono con prontezza, e, lanciate ad un vigoroso contrattacco, riescono a rioccupare tutti gli elementi di trincea perduti; soltanto pochi nuclei nemici rimangono annidati negli imbuti di granata lungo la linea delle nostre vedette.
La notte successiva il nemico torna alla riscossa con un nuovo impetuoso attacco, ma trova i reparti della "Alpi" pronti al contrattacco e viene respinto nelle sue trincee.
Le giornate del 25 e 26 sono dedicate a spazzare il nemico rimasto aggrappato in alcuni posti avanzati. Il 28-29 l'avversario tenta nuovi attacchi e la lotta si accanisce con alterna vicenda, ma alla fine è costretto a ripiegare.
Pochi giorni dopo, nella notte sul 3 luglio, due battaglioni del 52° (II e III) col I/51° e una compagnia d'assalto, muovono all'attacco delle posizioni nemiche sulla montagna di Bligny. L'operazione, condotta con risoluto slancio, porta in un primo tempo le nostre fanterie all'occupazione del boschetto di q. 197; il nemico però accorre, contrattacca con poderose forze e costringe i nostri a ritornare nelle posizioni di partenza. I primi giorni di battaglia si chiudono così, in complesso, a conti pari, ma il nemico ha appreso a sue spese che le truppe italiane hanno la forza non solo di resistere, ma anche di attaccare con valore.
Il 15 luglio alle ore 0,10' le artiglierie nemiche d'ogni calibro aprono un violentissimo fuoco sull'intera fronte della brigata con largo uso di proiettili a gas e liquidi velenosi. Poco prima delle quattro, folte colonne tedesche d'attacco, intramezzate e sostenute da numerosi carri d'assalto, irrompono d'ogni dove.
La difesa del caposaldo del Bois des Eclisses, presidiata da un battaglione del 408° reggimento francese e dal II/51° italiano viene sorpassata, e dopo le 6,30, non senza una resistenza estrema, è travolta dalle masse nemiche. Minacciato sul tergo, anche il I/51°, dopo aspra lotta, conteso il terreno palmo a palmo, è costretto a ripiegare. I superstiti del 51°, ridotti a 28 ufficiali e 493 uomini, si riuniscono sulle posizioni della 2° linea, al Bois de Courton, per riordinarsi. In questa giornata la brigata ha 13 ufficiali morti e 25 feriti e più di 2000 uomini fuori combattimento.
Il 16 luglio, il nemico muove di nuovo all'attacco fin dal mattino contro le nuove linee tenute dal 408° reggimento francese e dal II e III/52°, i quali operano alla diretta dipendenza del 408°. Le truppe resistono tenacemente per lunghe ore, ma nel pomeriggio una colonna tedesca riesce a incunearsi tra i reparti francesi nel Bois de Courton, minacciando alle spalle tutta la linea. Il comandante del 408°, per fronteggiare la situazione, dà ordine ai battaglioni del 52° di ripiegare su Paurcy e sostarvi a protezione dei movimenti del 408°.
Il 17 luglio i reparti del 52°, quasi accerchiati, dopo fieri combattimenti riescono a ripiegare a sera sulla via di Courtagnon-Le Cadran.
Il 19 luglio, la brigata Alpi si trasferisce a Diampevel, in zona di riposo, per riordinarsi.
L'avanzata germanica è ormai per sempre fiaccata e la brigata, tornando a metà di settembre in linea, troverà il nemico impegnato a trattenere la controffensiva nostra.
Il 16 settembre la brigata dà il cambio alla 153° brigata nord-americana nel settore di Vauxcère, a sud dell'Aisne. Successivamente, mentre gli alleati avanzano tra Oise ed Aisne, vengono eseguite dalla brigata ricognizioni verso il canale laterale dell'Aisne per constatare la consistenza dell'occupazione nemica sul canale e sul fiume stesso. Durante questo periodo l'attività dei Cacciatori delle Alpi si riduce ad un'intensa azione di pattuglie esploranti, che tengono in rispetto e in allarme il nemico, spiandone i movimenti. Piccole operazioni di tal genere sono condotte, per esempio, il 30 settembre nella regione di Hauterive Château unitamente a reparti della 62° divisione francese. Altre minori verso Pont-Arcy, il Bois de la Cendrière e lungo tutto l'argine del canale.
Il giorno 9 ottobre, la linea d'osservazione viene spinta in tutti i punti sulla sponda meridionale del canale, ed il 10, mentre le altre truppe italiane avanzano oltre il canale Oise-Aisne, i battaglioni del 51° fanteria, vinta la resistenza opposta dal nemico, passano il canale laterale dell'Aisne su passerelle improvvisate, e nelle prime ore dell'11 ottobre raggiungono a nord dell'Aisne gli obbiettivi assegnati.
Durante la giornata l'avanzata prosegue e, infranta la resistenza che il nemico oppone con nuclei di fanteria armati di mitragliatrici, sono occupate le trincee immediatamente a sud della cresta dello Chemin des Dames.
Il 12 ottobre l'avanzata incontra minor resistenza così che l'occupazione viene spinta sulla cresta dello Chemin des Dames, mentre il II battaglione, con vigoroso e brillante attacco, sotto nutrito fuoco nemico, passa il torrente Ailette. Può così tutta la brigata raggiungere il villaggio di Neuville e proseguire per Arrancy, che occupa il giorno 13. Il giorno 14 trovasi a Montaigu e con reparti del 52° nei pressi di Sissonne ove sviluppansi le poderose difese della Hunding Stellung, dietro la quale il nemico intende arrestare per qualche tempo la sua ritirata.
Il 23 ottobre il 52° fanteria, dando il cambio al 20° reggimento, si schiera a Sissonne nelle posizioni di 1° linea, spingendo ricognizioni allo Chauffour, che sono accolte da violenti raffiche di mitragliatrici. Nei giorni successivi il nemico mantiene energica sorveglianza ed attività su tutta la linea occupata.
Il 4 novembre, pattuglie uscite in esplorazione constatano la presenza del nemico nelle trincee della Hunding Stellung e nelle occupazioni avanzate di M. d'Isles, di Marengo, della Chaussee di Marengo, della linea Premissomont-Mon Plaisir.
Nella notte sul 5 novembre reparti del I/51°, malgrado un forte bombardamento nemico con proiettili a gas tossici, riescono ad occupare il quadrivio e le case dello Chauffeur; all'alba è constatato che il nemico ha iniziato un nuovo ripiegamento. Viene allora subito intrapresa l'avanzata lungo la direttrice Lappion, Dizy, le Gros, Rozoy-sur-Serre.
La brigata giunge a Rozoy il 6 novembre; il 10 è a Rimogne, ove sosta in conseguenza della conclusione dell'armistizio, che entra in vigore dalle ore 11 dell'11 novembre.
BRIGATA PERUGIA
(129° E 130° FANTERIA)
Costituita il 1° marzo 1915: il comando di brigata ed il 129° dal deposito del 51° fanteria: il 130° dal deposito dell'81° fanteria.
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ANNO 1915
Dal 28 al 31 maggio la brigata parte per ferrovia da varie sedi dell'Umbria e si raccoglie a Fontanafredda alla dipendenza della 29° divisione. Dopo successivi trasferimenti a Cusano ed a Codroipo, sosta il 6 giugno fra S. Giovanni di Manzano e Brazzano ove attende al completamento dei suoi reparti e ad un periodo di intensa istruzione.
Il 28 giugno è inviata a Spessa (Cormons) passando alla temporanea dipendenza della 22° divisione ed il 30 è schierata sulla fronte q. 63-Stesa per partecipare ad un'azione verso i ponti di Gorizia e le falde del M. Calvario nel tratto fra Lucinico e Stesa. Tale azione, tentata il 1° luglio con scarsi risultati, è ripresa il 5 e dura fino al giorno 7, ma la vigilanza del nemico e la robustezza dei suoi trinceramenti su quella fronte rendono vani i reiterati attacchi della "Perugia" che paga il suo battesimo di fuoco con un largo tributo di sangue: 25 ufficiali e 712 militari di truppa sono le perdite di questi giorni di lotta. Il 9 essa ritorna in seconda linea fra Olivers e S. Lorenzo di Mossa, il 16 si trasferisce a Brazzano, ritornando alle dipendenze della 29° divisione; il 29 settembre è inviata nei pressi di Buttrio ove continua il suo ciclo d'istruzioni. Il 4 ottobre è trasferita nella zona Moraro-Corona-Mariano ed il 6 schiera un reggimento in linea sulla fronte Mochetta-Mainizza. Nella notte sul 21 ottobre, avvenuta, per opera di altri reparti, l'occupazione di Peteano, il comando della brigata e due battaglioni del 129° si portano a Sdraussina e di qui eseguono uno sbalzo in avanti verso le posizioni nemiche del costone di q. 124 che, dopo accurata preparazione, sono parzialmente occupate il 23 colla cattura di un centinaio di prigionieri, due mitragliatrici ed un lanciabombe.
La lotta si accende violenta in questo settore del M. San Michele dal 24 ottobre e dura quasi ininterrotta per tutto il mese di novembre. Il terreno è da ambo le parti sanguinosamente conteso, ma il 19 novembre i reparti della brigata riescono a conquistare il costone che dalla 3° vetta del S. Michele degrada verso l'Isonzo fra Peteano e Boschini, scacciandone il nemico che nella sola notte del 19 lancia ben sette contrattacchi, tutti respinti. Il contegno della "Perugia", e specialmente del 129°, merita una lusinghiera citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
L'accanimento della lotta risulta dalle perdite subite dalla brigata dal 23 ottobre al 30 novembre: 89 ufficiali e 2332 militari di truppa. Anche il nemico ne subì molto rilevanti ed in una sola trincea furono contati, per la lotta impegnata il 19, 280 cadaveri. Il 6 dicembre la brigata è inviata a riposo a Moraro, donde invia a turno i suoi reggimenti sulle posizioni del S. Michele.
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ANNO 1916
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Dal gennaio alla metà di maggio la "Perugia" si alterna colla "Lazio" fra turni di riposo a Moraro e turni di linea sul S. Michele, esplicando in quel tormentato settore attiva vigilanza in trincea e compiendo di tanto in tanto delle piccole operazioni intese allo scopo di non dar tregua al nemico sempre vigilante. Degna di maggior rilievo è la puntata offensiva compiuta il 25 febbraio che frutta la conquista di un elemento di trincea incuneantesi a saliente nelle posizioni avversarie, che deve essere in seguito abbandonato poiché soggetto a tiri di infilata. Dal 13 marzo la brigata compie delle azioni dimostrative sulla sua fronte per agevolare il compito dei reparti della 21° e 22° divisione che operano contro le posizioni di "Casa diruta".
Il 22 maggio la "Perugia" si trasferisce, per via ordinaria, da Mariano a Torsa passando alla dipendenza della 23° divisione e nei giorni successivi raggiunge Ponte di Piave donde, il 29, è inviata per ferrovia a Cittadella.
Il 30 maggio si raccoglie a Camisano Vicentino ed il 4 giugno è spostata a Bressanvido, ove sosta fino al 17 giugno, allorchè è trasportata in autocarri a S. Giacomo di Lusiana e di qui fatta proseguire per Osteria di Granezza, passando a disposizione del comando della 30° divisione. Il 19-20 sostituisce la "Forlì" nel presidio del settore M. Magnaboschi-M. Lemerle (32° divisione). In questo settore essa contrasta attivamente l'aggressività del nemico ed il 25 giugno, avuto sentore che egli ha sgombrata la sommità del M. Lemerle e lo sbarramento della strada fra detto monte ed il M. Magnaboschi, procede senza indugio alla occupazione di detta linea, spingendo dei posti avanzati lungo la strada Cesuna-Roncalto.
L'avanzata continua nei giorni successivi: reparti del 129° raggiungono l'Assa e dopo vari tentativi, resi poco agevoli dalla ripidità delle sue sponde, riescono il 30 ad oltrepassare detto fiume di fronte alla confluenza del Grabo. L'occupazione della sponda destra dell'Assa viene gradualmente rinforzata ed ampliata, nonostante la continua reazione avversaria e vengono iniziati i movimenti per raggiungere la linea Brendola - confluenza di Val Ronco in Val Ghelpac, che sono compiuti il 3 luglio. Intanto i reparti del 129° che sono sulla destra dell'Assa passano alla dipendenza della 30° divisione e respingono lo stesso giorno 3, un attacco nemico in Val Grabo.
Il 7 luglio la brigata, ritratta dalla linea, è inviata presso M. Fiara nella valle di Campomulo, ma vi rimane poco tempo, poiché il giorno 11 è trasferita nel versante orientale di q. 1706 (Casara Zebio) alla dipendenza della 13° divisione, dislocandosi in rincalzo della brigata Bari, che si appresta ad attaccare i trinceramenti nemici di Casara Zebio. Contro questo obbiettivo ha ordine di agire anche la "Perugia", che nei giorni 12 e 13 luglio compie ripetuti attacchi, ma la intensa reazione avversaria e la speciale sfavorevole configurazione del terreno rendono quasi vani i suoi sforzi cagionando la perdita di 55 ufficiali e 1057 militari di truppa. Sostituita il 14 luglio, la brigata è rimandata in valle Campomulo, ma il 21 è di nuovo in linea, alla dipendenza della 34° divisione, nella zona di Malga Moline, pronta ad agire a sostegno di reparti alpini, tanto in dierezione di Cima delle Saette, quanto in quella di M. Chiesa-M. Campigoletti. Essa non è impegnata ed il 25 rientra nei consueti accampamenti della valle Campomulo, ritornando a far parte della 13° divisione. Il giorno seguente però è ancora in prima linea nel tratto fra M. Colombara e Pozza della Terra Nera a sostituirvi la brigata Salerno.
Il 19-20 agosto è inviata a riposo a Malga Ronchetto ed il 4 settembre ritorna in linea sul M. Zebio al posto della brigata Arezzo. In questo settore la "Perugia" trascorre il resto dell'anno alternando i suoi reggimenti nelle posizioni di prima linea ed esercitando la consueta attività di pattuglie.
L'11 ottobre compie una piccola operazione per scacciare da un elemento di trincea presso la q. 1706 un reparto nemico che era riuscito ad occuparlo il 18 settembre.
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ANNO 1917
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Fino al 20 febbraio la brigata permane nel settore M. Zebio-M. Colombara; dal 21 al 28 febbraio è sostituita dalla "Catania" ed inviata nella zona fra Solagna-Rossano Veneto e Cittadella, passando a disposizione del comando del XX corpo d'armata. Il 17 maggio è trasferita, per ferrovia, da Cittadella a S. Giovanni di Manzano-Dolegnano alla dipendenza del comando della zona di Gorizia, ed il 21 è inviata ad est di Palmanova fra Visco e Jalmicco (28° divisione).
Il 24 maggio raggiunge la zona fra Devetachi e Vizintini a disposizione del comando della 20° divisione ed il 26 schiera in linea il 129° a Ferletti (34° divisione) ed il 130° ad Oppacchiasella (31° divisione). Il 27 giugno la brigata, che nel suo periodo di linea è stata particolarmente attiva respingendo due attacchi nemici ed occupando, il 4 giugno, una dolina detta "oblunga", è sostituita dalla "Cosenza" ed inviata prima nella zona fra Perteole-Saciletto, passando alla dipendenza della 33° divisione e poi, il 16 luglio, nella zona fra Nogaredo e Viscone colla 21° divisione che il 30 luglio la schiera sulla fronte compresa fra la q. 87 del Vallone e il Dosso Faiti.
Il 17 agosto scende a riposo a Sagrado ed il 21 si trasferisce a Boschini Superiore, passando alla dipendenza della 31° divisone e schierandosi il 24 sulla fronte compresa fra i capisaldi delle quote 309 e 366. In questa zona, già teatro di sanguinose lotte, la "Perugia" intraprende un periodo di intenso lavoro di sistemazione difensiva ostacolata dal nemico che è particolarmente aggressivo.
Il 6 settembre riceve il cambio dalla "Tevere" e si porta fra Lavariano -Tissano - Chiasellis (16° divisione), vi permane fino al 27, allorchè è inviata, in autocarri, nella regione fra Terzo - S. Martino di Terzo -Malborghetto a disposizione del comando della 34° divisione.
Da questa zona invia a turno i battaglioni al presidio della linea q. 87 (Vallone)-Devetachi. Il 13 ottobre assume la difesa del settore di Selo, ove respinge due attacchi del nemico. Il 27 ottobre, in seguito all'ordine di ripiegamento, la brigata, passata alla dipendenza dela 61° divisione, si porta a Scodovacca, dislocando degli elementi a protezione del movimento. Il 29 raggiunge S. Giorgio di Nogaro, il 30 S. Mauro al Tagliamento e, dopo successivi trasferimenti, il 6 novembre è oltre Piave nella zona fra Meolo e Vallio (14° divisione). Il 7 novembre è trasferita in autocarri a Villorba (4° divisione). Il 12 è fatta proseguire per ferrovia fino a Bassano e di qui con autocarri in Valstagna fra Sasso e Campi di Mezzavia (29° divisione). Il giorno 15 il II/129° ha ordine di recarsi in Val Miela per dare il cambio a reparti del 9° fanteria; sta per raggiungere le posizioni, quando un attacco in forza del nemico obbliga le nostre truppe a ripiegare; il II battaglione riesce a contenere il violento attacco e, schierandosi poco a sud di q. 1559, si aggrappa alle rocce a sud-est da Casarsa Meletta Davanti, ove arresta il nemico ed inizia una violenta azione per ricacciarlo nelle sue posizioni. Sopraggiunti gli altri due battaglioni del 129° nei giorni 17 e 18 novembre rinnovano, insieme al II, vari contrattacchi respingendo nettamente gli austriaci, infliggendo loro gravissime perdite e prendendo un centinaio di prigionieri. Il contegno del 129°, che ha perduto 15 ufficiali e 164 militari di truppa, è elogiato dal bollettino del Comando Supremo. Viene richiamato in linea anche il 130° e schierato su S. Castelgomberto.
Il 21 novembre l'azione è ripresa dall'intera brigata, diretta alla conquista della testata di Val Miela e fino al 24 si svolge su quelle contrastate posizioni una lotta sanguinosa; il nemico, con forze sempre fresche, rinnova disperati attacchi che sono con ogni sforzo contenuti con gravi perdite da ambo le parti: quelle della brigata sono di 67 ufficiali e 796 militari di truppa, compresi i dispersi.
Il 4 dicembre l'avversario, ricevuti rinforzi, sferra due poderosi attacchi: uno contro le posizioni di M. Zomo-Casarsa Meletta Davanti e l'altro contro le posizioni di Tordarecar-Badenecche, riuscendo, in primo tempo, ad oltrepassare le difese accessorie di M. Zomo; ma la resistenza dei reparti in linea, cui si aggiunge il III/130°, fatto accorrere da Costalta, vale a respingere gli attaccanti ed a ristabilire la situazione. Non avviene parimenti per l'azione contro la fronte Tordarecar-badenecche, dove il nemico, forte di numero, riesce ad infliggere ai reparti in linea rilevanti perdite ed a creare larghi varchi nei reticolati attraverso i quali le sue ondate, mentre investono la nostra linea della selletta q. 1441, ove invano resistono reparti bersaglieri, dilagano sul suo rovescio e si spingono a sud del Tordarecar, ma sono contenuti dai superstiti dei reparti bersaglieri col concorso di elementi alpini.
Intanto da q. 1441 il nemico riesce a risalire il costone orientale di M. Miela ed a raggiungere la sella fra detto monte ed il M. Spil, da dove può bersagliare alle spalle le nostre truppe di M. Fior: nel frattempo altri reparti avversari dal settore di M. Fior-M. Zomo riescono a discendere in Val Miela, tragliando in due le nostre truppe ivi di presidio e portandosi sul terco dell'ala destra del 129° occupa il costone tra Buca del Sorlaro e Malga Slapeur. Per ristabilire la situazione viene tentata l'occupazione del costone che da Foza risale a M. Miela da parte di reparti di riserva (II/130° ed un battaglione di bersaglieri), mentre i resti del 129°, ritirati dal costone precedentemente occupato, sono destinati a sbarrare il fondo di Val Miela. Il nemico persiste nel suo attacco violento ma i suoi progressi sono in parte arrestati ed un reparto del 130° riesce ad impossessarsi, con una energica azione, della cima di M. Miela. Il 5 dicembre la minaccia di nuovi attacchi avversari e la mancanza di truppe fresche consigliano la sostituzione dei reparti tanto provati. La brigata che ha perduto 102 ufficiali e 2883 militari di truppa è raccolta il 6 in rincalzo dietro "Cada dei Novanta" e il giorno 8 è inviata a riposo nella zona Carrè-Caltrano-Chiuppano (10° divisione) ove inizia il suo riordinamento.
Nei giorni 23-24 dicembre è inviata in autocarri a Campo Rossignolo (prima 2° e poi 57° divisione) e di qui dislocata sulla linea: Cima Echar-Montagna Nuova per concorrere alla conquista di M. Valbella.
ANNO 1918
Al principio dell'anno i reggimenti attendono a lavori per la costruzione di una nuova linea difensiva sulla fronte Cima Echar - q. 1204 di Montagna Nuova. Il 26-27 febbraio la brigata è trasferita a Campo Rossignolo ed il 10 marzo in Val Granezza, passando alla dipendenza della 11° divisione, che il giorno successivo la impiega sulla fronte C. Traverso-Ponte rotto del Ghelpac e nella zona di Buco Boscon-M. Kaberlaba, in sostituzione della brigata "Volturno". Sosta poco però in detta fronte, poiché il 27 dello stesso marzo, sostituita dalla 70° brigata britannica, è inviata nella zona del Piave fra S. Eufemia-Villa Coen-S. Leonardo ed il 6 aprile è spostata in quella fra Sabbioncello-Pozze-Sant'Angelo-Campolongo Maggiore. Quivi trascorre un lungo periodo di tempo in speciali istruzioni; il 15 maggio è trasferita nella zona Busiago-Villarappa-Arsego ed il 1° giugno in quella S. Trovaso- Conche-Sambughè-Mogliano Veneto.
Il giorno 15 giugno, ai primi indizi dell'offensiva austro-tedesca sul Piave, la "Perugia" è schierata nel sistema difensivo Meolo-Vallio e al mattino del 17 sostituisce la "Cosenza", già molto provata, sulla fronte C. Verdari-Caposaldo Pinarello- C. Ninni-Casoni, ove già ferve intensa la lotta. Alle ore 17 i reparti scattano all'attacco su due colonne e, mentre una di esse, con impeto travolgente, sorpassa l'argine di S. Marco e tenta di raggiungere quello "Regio", il nemico attacca in forze in direzione del trivio Ninni, ove, prima ancora che giungano i primi reparti della "Perugia", riesce a creare una falla nella quale cerca di incalanare i suoi reparti. Mentre elementi del 129° impegnano una tenacissima resistenza, preferendo la morte alla resa, il comando della brigata col I/129° e coi resti del LIX battaglione bersaglieri, improvvisa un caposaldo un caposaldo umano di tenace resistenza a C. Ninni sede del comando e sulla linea dello Spinosola e con esso resiste per tutta la giornata del 17. L'alba del 18 trova le truppe della "Perugia" decimate ma salde sulle posizioni, contro le quali invano si accanisce il Nemico. Alle ore 13 del 19 questo, che ha ottenuto qualche successo verso C. Martini, tenta con ogni sforzo di travolgere il caposaldo di C. Ninni, ma la resistenza dei reparti, pari alla grandezza dell'ora, non permette alcun vantaggio agli austriaci che tentano di aggirare da destra i reparti della brigata puntando verso lo Spinosola da dove i resti del III/129°, scarsi di numero e stremati, iniziano un lento ripiegamento appoggiandosi al caposaldo di Rovarè.
Ottenuto qualche rinforzo il comando di brigata forma due colonne e le proietta da Rovarè una verso Case ai Comuni-Le Taie e l'altra verso C. Rosi-C. Florian: entrambe, con intrepida volontà, respingono il nemico e gli sbarrano il passo.
La brigata, stanca ma non doma, dopo aver perduto 75 ufficiali e 2040 militari di truppa compresi i dispersi, è sostituita dalla "Macerata" ed inviata il 20 giugno a Spercenigo ed il 21 a Porto di Fiera per riordinarsi e riposare.
Il 23 è trasferita per ferrovia a Camposampiero e di qui, per via ordinaria, nella zona fra Arsego-S. Giorgio delle Pertiche-Villarappa. Il suo contegno merita per la terza volta, la citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo ed una particolare menzione nella motivazione della medaglia di argento concessa alle sue bandiere.
Il 14 luglio la brigata è spostata nella zona fra S. Marco-Salvatronda-Campigo ed il 23 luglio è di nuovo in linea sulla fronte di M. Noselari-Col Moschin.Col Fenilon al posto della "Basilicata" dalla quale, a sua volta sostituita il 25 agosto, si reca nei pressi di Tezze, ove sosta fino al 21 settembre. Da detto giorno fino al 26 si trasferisce a scaglioni e per via ordinaria a Tiarno di Sotto e lo stesso giorno 26 si schiera sulla fronte: M. dei Pini- Bezzecca in sostituzione della "Siena".
Il 19 ottobre il comando della brigata ed il 130° scendono a riposo a Tiarno di Sotto ed il 2 novembre la "Perugia" si trasferisce a Storo; dispone le sue truppe sulle linee già occupate dalla 4° divisione (Zona Val Daone-Lago di Garda), passando alla dipendenza del comando del XXV corpo d'armata. Il 4 novembre, alla cessazione delle ostilità, lascia la linea e si concentra fra Storo, Condino e Cimego .
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III
IGNOTI A NOI - NOTI A DIO
Migliaia di militi senza nome
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Per anni interi milioni di uomini vivono, combattono e muoiono dentro "canali" di terra. La trincea è la casa dei soldati, un luogo orribile che significa sporcizia, pidocchi, malattia, fango, freddo, eppure rappresenta per i soldati quasi un posto gradevole rispetto alle terrificanti minacce della terra di nessuno . Tutte le testimonianze dei reduci concordano nel ricordare la trincea come un luogo che dà un senso di sicurezza perché per i soldati il vero terrore è rappresentato dall'assalto alla trincea nemica, la corsa verso i reticolati e verso le mitragliatrici avversarie; fuori dalla trincea la possibilità di rimanere in vita "era solo "una fecenna de fortuna", come ricordava nei suoi racconti un soldato gualdese.
I soldati escono dalle trincee in ordine più o meno compatto, controllati dagli ufficiali e dai carabinieri che hanno l'ordine di sparare su chi si rifiuta di avanzare o perde tempo per i camminamenti laterali, e si gettano contro la trincea avversaria. Le mitragliatrici e la fucileria dei difensori martellano la "terra di nessuno" che separa le trincee, e gli assalitori, ridotto lo slancio a causa del terreno accidentato e delle barriere di filo spinato, diventano facili bersagli del fuoco nemico. Le perdite, per ogni attacco, sono ingentissime e per espugnare la trincea avversaria è necessario utilizzare grandi masse di combattenti.
Al Comando Supremo l'inventiva non è di casa, e così, attacco dopo attacco, metro dopo metro, i nostri soldati inondano di sangue i campi di battaglia. Per riassumere la situazione è sufficiente ricordare una nota del generale Cadorna, con la quale così definisce un attacco brillante:
" Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all'attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice."
Spesso si verificano situazioni orribili:
" Il numero dei morti italiani era tale che, una volta assestati sulle linee difensive, si ritenne indispensabile bruciare i corpi con ogni espediente, legna o liquidi infiammabili, per limitare almeno in parte l'odore nauseabondo che scaturiva dalla loro decomposizione, una soluzione forse triste e irriverente, ma necessaria ". (Acerbi Enrico, Strafexpedition, G. Rossato, Valdagno, 1992)
I corpi dei caduti in combattimento rimangono insepolti nella terra di nessuno, esposti alle intemperie e destinati ad una rapida decomposizione, sino a quando si riusciva a conquistare la trincea avversaria ed a far avanzare il fronte.
Questo spiega, in parte, l'altissimo numero dei militi caduti rimasti senza nome: dopo quasi cento anni dalla fine della guerra sui campi di battaglia emergono ancora i resti dei combattenti, solo negli ultimi venti anni ne sono stati recuperati ben 48 a ridosso delle vecchie trincee.
I corpi dei caduti che possono essere recuperati vengono sepolti in cimiteri provvisori, in genere posti a ridosso delle linee e delle zone di battaglia. Dopo la fine della guerra lo Stato Italiano si trova ad affrontare l'immediato problema di dare sepoltura adeguata ad uno smisurato numero di caduti seppelliti in una miriade di cimiteri di guerra. Per formare un comune sentimento che faccia dei combattenti il modello di una razza che si considera nuova, si costruiscono imponenti Sacrari in cui riunire i caduti; purtroppo, durante la riesumazione dei corpi dai cimiteri provvisori, vengono perse per incuria molte piastrine rendendo vano il successivo riconoscimento delle salme.
Tuttavia la causa maggiore di un così elevato numero di militi ignoti deriva senz'altro dal tipo di piastrina in uso durante la Grande Guerra.
La piastrina di riconoscimento era costituita da un involucro metallico con apertura a conchiglia, al suo interno trovava spazio un cartoncino con scritte le generalità del soldato; il tempo e gli eventi atmosferici finivano con il rendere illeggibile le generalità ivi riportate e risultava impossibile risalire all'identità del soldato caduto. Quando i corpi venivano recuperati, all'interno della piastrina di riconoscimento non veniva trovato altro che una poltiglia di carta macerata.
Le foto che seguono rendono evidente quanto detto e chiariscono visivamente per quale motivo a moltissimi corpi di soldati caduti durante la Grande Guerra , compresi quelli di un centinaio di gualdesi, non è stato possibile associare un nome.
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| L'esigenza di avere, quale punto di riferimento per tutte le generazioni future, un simbolo di virtù e gloria, era particolarmente sentito al termine della Prima Guerra Mondiale. Si arrivò così al 20 agosto 1921, data nella quale il ministro della guerra, on. Gasparotto, emanò le prime disposizioni per la pianificazione ed organizzazione delle "solenni onoranze alla salma senza nome di un soldato caduto in combattimento alla fronte italiana nella guerra italo-austriaca 1915-1918".
Il ministro dispose la costituzione di una commissione, presieduta dal ten. gen. Paolini (ispettore per le onoranze alle salme dei caduti) e della quale dovevano far parte il col. Paladini (capo ufficio dell'ispettorato stesso), un ufficiale superiore medico designato dall'ispettore e quattro ex combattenti (un ufficiale, un sottufficiale, un caporale e un soldato) designati dal sindaco di Udine. Circa l'esumazione della salma, le disposizioni prescrivevano che le ricerche dovessero essere effettuate nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia: Monfalcone, S. Michele, Gorizia, Alto Isonzo, Cadore, Asiago, Pasubio, Tonale, Monte Grappa, Montello, Capo Sile, designando, per ciascuna zona, una salma di esumarsi alla presenza della commissione.
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Le salme dovevano essere collocate in bare di legno grezzo, di forma e dimensioni identiche, fatte allestire a Gorizia. Le operazioni dovevano concludersi entro il 27 ottobre e, per la stessa data, dovevano essere fatte giungere alla cattedrale di Aquileia.
La cerimonia era fissata per il successivo giorno 28 e prevedeva, dopo la benedizione di tutte le salme, che la madre di un caduto non riconosciuto avrebbe designato la bara da prescegliere.
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Per questo triste compito fu designata una popolana di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio aveva disertato dall'esercito austriaco per arruolarsi volontario in quello italiano, cadendo in combattimento senza che il suo corpo fosse identificato. Al termine, la cassa con il "Milite Ignoto" doveva essere collocata in una cassa di zinco e quindi racchiusa in una bara speciale fatta allestire dal ministero della guerra ed inviata, per l'occasione, ad Aquileia. Quanto alle salme dei rimanenti dieci soldati ignoti veniva disposto che rimanessero fino al 4 novembre nella cattedrale di Aquileia, vegliate da un picchetto d'onore e quindi tumulate, in forma solenne, nel cimitero retrostante la cattedrale stessa.
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Per il trasferimento a Roma del feretro, si dispose l'allestimento di un treno con in testa un carro speciale sul quale doveva essere collocato un affusto di cannone, e su questo la bara.
Il sindaco di Udine, Luigi Spezzotti, in virtù della delega conferitagli dal ministro della guerra, designò quali membri della commissione presieduta dal ten. gen. Paolini, il ten. Tognasso Augusto, mutilato con 36 ferite, il sergente Giuseppe de Carli di Tiezzo di Azzano, medaglia d'oro, il caporal maggiore Giuseppe Sartori di Zuliano, medaglia d'argento e medaglia di bronzo, il soldato Massimiliano Moro di santa Maria di Sclaunicco, medaglia d'argento.
Al termine della riunione, la commissione, attraverso il ponte della Priula, Bassano e percorrendo tutta la Val Sugana , giunse a Trento. Non avendo trovate salme insepolte sui monti circostanti Rovereto, la commissione decise di designare una delle salme dei soldati senza nome già tumulate in un cimitero di guerra trentino. Il lavoro di esumazione fu lungo e delicato. Agli occhi della commissione apparve un fante "in atto di tranquillo e sereno riposo", composto nella sua divisa e con indosso le giberne. Avvolto nel tricolore, i resti del caduto furono deposti entro una delle undici bare e il capo fu poggiato su un cuscino di rami di pino.
Attraverso il Pian delle Fugazze, e le Porte del Pasubio, la commissione raggiunse un grazioso cimitero allestito nelle vicinanze delle preesistenti trincee. Con le stesse modalità venne riesumata una salma che, su richiesta del sindaco di Schio, fu trasportata nella chiesa parrocchiale affinché la cittadinanza potesse tributarle onori. Da Porte del Pasubio a Bassano. Qui le salme furono sistemate nella Casa del Soldato che per la circostanza venne trasformata in camera ardente.
Le ricerche successive furono compiute sulla'Altopiano di Asiago. La ricognizione del campo di battaglia rivelò l'esistenza di una croce seminascosta da una parete di roccia. Per la prima volta la commissione rinvenne i resti di un caduto sfuggiti alle pur capillari ricerche dei funzionari addetti alle onoranze dei caduti. I poveri resti erano completamente vestiti e il corpo avvolto in una mantellina quasi a proteggerlo dal deturpante contatto con la terra. L'uniforme ad una prima osservazione non rivelò segni atti all'identificazione ma, ad un più attento esame, evidenziarono la presenza di una piastrina cucita all'interno della giubba. Il tempo e le intemperie avevano già iniziato l'opera di corrosione del metallo, tuttavia venne inviata ad un laboratorio per accertare se, con taluni processi chimici, fosse possibile decifrarne le scritte.
Un groviglio di filo spinato fece presumere che in origine fosse stata allestita la difesa di un tratto di trincea probabilmente presidiato. In un crepaccio di roccia due cadaveri con a fianco le armi e nelle giberne ancora le cartucce. L'esame dei resti e delle uniformi non rivelò nessun elemento che potesse condurre alla loro identificazione. Alla sorte fu affidato il compito di designare quale delle due dovesse essere traslata ad Aquileia.
Il Grappa fu la successiva tappa. In una valletta fu rinvenuta una croce e la relativa salma non presentò segni di identificazione.
Sul Montello non venne rinvenuta nessuna salma essendo state tutte già recuperate e collocate in un cimitero di guerra. Venne perciò nuovamente affidato alla sorte il compito di designare una fossa tra quelle dei caduti senza nome già tumulati. Fu recuperata una cassa corrosa dal tempo e dalle intemperie. Il cadavere, pietosamente ricomposto nella bara di legno, fu trasportato, unitamente agli altri, a Conegliano. Qui vegliati dalla cittadinanza, trascorsero la notte in un piccolo antico tempio cittadino.
Nel Basso Piave ove fanti e marinai fianco a fianco operarono per la difesa dalle insidie provenienti dal mare, la commissione esumò una salma che raggiunse le altre in attesa nel tempietto di Conegliano.
Successiva meta della commissione: Udine. All'ingresso della città le bare furono collocate su affusti di cannone e, attraverso due ali di popolo, furono sistemate nel tempio della storica torre che, dall'alto del colle da cui si erge, domina tutta la città.
Successiva tappa della commissione fu l'Ampezzano, raggiunto da Tolmezzo attraverso il Passo della Mauria, Pieve di Cadore e Cortina. i campi di battaglia delle Tofane e del Falzarego furono ricogniti inutilmente. Il commissariato onoranze ai caduti aveva già fatto un ottimo lavoro di recupero e sepoltura.. Da un grazioso e pittoresco cimitero di guerra, costruito all'ombra degli abeti, fu esumata una nuova salma che, dopo la benedizione nella parrocchia di Cortina, raggiunse a Udine gli altri commilitoni.
Da Udine a Gorizia. Come anni prima fu ripercorsa dai caduti ignoti la strada che dalle retrovie portava alle località più avanzate del campo di battaglia. Le salme fecero il loro ingresso nella chiesa di Sant'Ignazio e lì ricevettero l'omaggio della popolazione e attesero l'arrivo dei nuovi compagni.
La commissione, risalendo l'Isonzo, raggiunse la cima del Rombon e, dopo lunghe ricerche, dietro una parete di roccia rinvenne una croce senza nome. Rimossa poca terra e pochi sassi, un cranio. si continuò a scavare nella direzione indicata dalla posizione del viso e apparvero subito le ossa disarticolate di un fante ancora rivestito della sua uniforme. nessun elemento lasciò presumere una possibilità di identificazione. Era soltanto un soldato d'Italia. Pietosamente ricomposto, fu portato a Gorizia. Mancavano ancora tre salme per completare l'opera.
Le successive ricerche vennero condotte su quel colle che fu un vero calvario per i fanti: il Monte S. Michele. Alle falde del S. Marco fu rinvenuta una rozza croce di legno senza scritte e sotto di essa riposava sereno un fante che impugnava ancora la sua arma. Nessun indizio per l'identificazione e una nuova bara andò ad aggiungersi alle altre già affidate alla pietà dei goriziani.
Castagnevizza fu la successiva tappa della commissione e proprio a Castagnevizza un palo di legno spezzato e del filo spinato suggerirono l'ipotesi dell'esistenza di resti sepolti sotto zolle di terra smossa perché sottoposta a bombardamento. E mentre il maggiore medico Nicola Fabrizi procedeva alla ricomposizione dei poveri resti, ci si accorse delle diverse dimensione di due arti. Fu scavato ancora e venne alla luce la salma di un altro caduto. La chiesa di Sant'Ignazio accolse la nuova bara alla quale tributò fiori e riconoscenza.
Ultima tappa, il tratto di campo di battaglia da Castagnevizza al mare. Quale punto di riferimento fu preso il corso del Timavo. Le ricerche portarono alla scoperta di una croce di legno quasi completamente distrutta dal tempo e l'ultimo degli eroi senza nome fu traslato a Gorizia. Collaborazione
Associazione Storica Cimeetrincee
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ALBO D'ORO
QUADRO D'ONORE DEL COMUNE DI GUALDO TADINO
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La foto sottostante, che ricorda i caduti di Gualdo Tadino, è purtroppo incompleta, ma rimane pur sempre un documento storico che testimonia la gratitudine che hanno dimostrato i gualdesi verso i loro caduti.
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