Caligola fra Castore e Polluce di Ettore A. Sannipoli

Fig. 1 – Ditta Rubboli, Gualdo Tadino, piatto con Caligola fra le statue di Castore e Polluce entro ornato a grottesche, s.d., maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 42,9. Gubbio, collezione privata.

Caligola fra Castore e Polluce

Ettore A. Sannipoli

In merito ai soggetti di carattere storico peculiari della maiolica gualdese a lustri metallici, confesso di aver sempre nutrito una speciale predilezione per quello visibile in alcuni “piatti da pompa” riconducibili all’opificio Rubboli, resi noti – tra l’altro – da Daniele Amoni nel suo fondamentale lavoro su L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo.1 Due esemplari recanti al centro il tema iconografico in questione sono infatti riprodotti alle pp. 108 e 109 del citato volume di Amoni: le relative didascalie ne evidenziano l’attribuzione («Ceramica Daria Rubboli», pur risultando il secondo piatto «firmato Ronconi»),2 la datazione approssimativa («1890-1900» il primo, «1900-1920» il secondo), il soggetto («soggetto romano da Bartolomeo Pinelli»), il tipo di decoro ornamentale sulla tesa («a grottesche e fogliami») e le dimensioni («diam. cm 43,5» il primo, «diam. cm 44» il secondo). Altri due esemplari con la stessa scena centrale li ho potuti rintracciare tempo fa in un’importante collezione privata di Gubbio [Fig. 1 e 2]: sono piatti rispettivamente del diametro di cm 42,9 e cm 41,6, privi di marche ma riferibili al celebre opificio gualdese nel periodo di Paolo Rubboli (1878-1890) o nel primo periodo di Daria Vecchi Rubboli (1890-1900/1905 ca.),3 pur essi arricchiti da decori a grottesche sulla tesa. Dirò subito che gli ornati d’intorno dei quattro esemplari finora reperiti (altri sicuramente ce ne saranno), ad esclusione del primo su fondo blu, abbastanza raro nel repertorio della fabbrica, risultano in genere ben documentati apparendo, pur con alcune varianti, anche in altre opere della ditta Rubboli che si sono conservate.

Fig. 2 – Ditta Rubboli, Gualdo Tadino, piatto con Caligola fra le statue di Castore e Polluce entro ornato a grottesche, s.d., maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 41,6. Gubbio, collezione privata.

La bellezza del soggetto centrale dei piatti anzidetti dipende sicuramente dalla qualità del modello iconografico di riferimento, ma anche dalla felice occorrenza di aver dovuto circoscrivere la figurazione prescelta entro il profilo dell’ampio cavetto, ove le linee portanti della composizione e le evidenti simmetrie che la contraddistinguono si armonizzano piacevolmente con il formato rotondo dell’impianto spaziale.4 Veniamo, dunque, a descrivere in dettaglio questa scena di classico lignaggio. L’evento rappresentato si svolge all’interno di un antico tempio pagano ove, dinnanzi alla parete di fondo scandita da colonne (o paraste) e provvista di una nicchia centrale, si ergono le statue di due mitici personaggi ignudi intenti a reggere, per il morso, dei cavalli rampanti. Tra loro, su di uno scranno regale poggiante su alto basamento, risulta assiso un imperatore romano, col capo cinto di corona e con il gladio in mano. Ai suoi piedi è posto un braciere sacro ornato, in una delle quattro raffigurazioni esaminate, col simbolo dell’aquila imperiale di Roma. Tutt’attorno, davanti all’imperatore, si trova un gruppo di fedeli in adorazione, con le teste coronate di sirti, alcuni dei quali genuflessi, altri con offerte votive in mano (vasi, faci, incensieri …), altri ancora intenti a suonare strumenti a fiato.

Chi ricorda, anche sommariamente, le statue dei Dioscuri in cima alla Cordonata capitolina, proprio all’ingresso di piazza del Campidoglio,5 non può avere alcun dubbio sull’identificazione dei due personaggi affiancati da cavalli rampanti con i gemelli Castore e Polluce,6 eroi dorici divinizzati ai quali era dedicato un tempio nel Foro Romano, accanto alla fonte di Giuturna.7 Stabilito ciò risulta molto facile risalire all’episodio narrato nella scena dipinta. Nella Storia degli Imperatori Romani (Napoli 1845), a proposito di Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, regnante con il nome di Gaio Cesare e meglio conosciuto con il soprannome di Caligola (Anzio, 12 – Roma, 41 d.C.),8 si narra a più riprese della riprovevole condotta morale dell’Imperatore: «[…] Dopo aver violato tutti i diritti i più sacri fra gli uomini, altro più non restava a Caio, se non se oltraggiare direttamente la stessa divinità colla sacrilega usurpazione del culto e degli onori a lei solo riserbati; e ciò fece egli con tutto il trasporto e tutto il furore di cui era capace un uomo del suo carattere. […] Piacquegli infinitamente una idea singolare e bizzarra che gli venne in mente; volle avere degli dei per portinai. A tal oggetto prolungò e continuò un’ala del suo palagio dalla parte della piazza pubblica sino al tempio di Castore e di Polluce, che forò, e di cui fece in questa guisa il suo vestibulo: e sovente andava a porsi fra le statue dei due fratelli deificati, e intercettava con quest’astuzia le adorazioni ad essi indirizzate. […]».9

Fig. 3 – B. Pinelli (dis.), G. Mochetti (inc.), «C. Caligola, sedente fra le statue di Castore e Polluce, si fa adorare qual nume», s.d., acquaforte, bulino, mm 170 x 205. Dalla Storia degli Imperatori Romani, Napoli 1845, tav. 18.

Ecco, dunque, che cosa rappresenta la scena raffigurata sui nostri piatti. E il relativo modello iconografico, come giustamente suggerito da Daniele Amoni, consiste in un’incisione di Giuseppe Mochetti tratta da un disegno di Bartolomeo Pinelli (Roma, 1781-1835), proprio a illustrazione della Storia degli Imperatori Romani [Fig. 3].10 Opera dalla quale può ricavarsi il titolo esatto di questo soggetto di storia antica: «C. Caligola, sedente fra le statue di Castore e Polluce, si fa adorare qual nume». A perenne memoria di un imperatore intenzionato, per primo, a diventare un sovrano a cui si rendevano onori divini, sul modello delle monarchie orientali.

Ettore A. Sannipoli


1 D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001. Uno dei due piatti ivi riprodotti (pp. 108 e 109) era già stato reso noto in E. Storelli, D. Amoni, S. Ponti, M. Becchetti, la ceramica a Gualdo Tadino, Gualdo Tadino 1985, p. 114, fig. 103.

2 Su Giovanni Battista Ronconi e i suoi rapporti con la Ditta Rubboli cfr. M. Caputo, Giovanni Battista Ronconi e la maiolica a lustro di Gualdo Tadino, 2017 (all’URL http://www.allegracombriccola.net/?s=ronconi).

3 Per la storia dell’opificio Rubboli cfr. La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, a cura di M. Caputo, Perugia 2010.

4 Sulle opere d’arte a profilo circolare cfr. il capitolo su Il tondo ed il quadrato in R. Arnheim, Il potere del centro. Psicologia della composizione nelle arti visive, Torino 1984, pp. 132-172.

6 Sui Dioscuri cfr. P. Grimal, Enciclopedia dei miti, Milano 1990, pp. 172-173.

8 Su Caligola cfr. l’URL https://it.wikipedia.org/wiki/Caligola.

9 Storia degli Imperatori Romani da Augusto sino a Costantino Paleologo dei Signori Lebeau e Crevier tradotta in italiano. Edizione accuratamente riveduta, corretta e fregiata di 100 incisioni, vol. I, Napoli 1845, pp. 305, 306.

10 Storia degli Imperatori Romani cit., tav. 18.

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