Chi, perché e con quali soldi si deve procedere al ripristino delle Fonti Della Rocchetta?

Questo mio intervento sarà suddiviso nelle seguenti parti: Obbiettivo, Come raggiungo l’obbiettivo, Procedimento, Considerazioni finali, Esposizione integrale dei disposti di legge da me indicati e commentati (consigliato solo a chi “si vuole male”).
OBBIETTIVO:
Cercare di spiegare chi, perché e con quali soldi, secondo me, deve ripristinare il sito della Rocchetta.
COME RAGGIUNGO L’OBBIETTIVO:
Esposizione delle leggi ambientali nazionali e regionali sulla gestione delle acque, con particolare riferimento alle acque destinate al consumo umano.
PROCEDIMENTO:
L’articolo 21 del D. Lgs. 152/1999 (e non 155/1999 come esposto da Marcello Diso nel suo articolo ““Fonti Della Rocchetta”: le Istituzioni dicano tutta la verità” , dice che, al fine di alterare il meno possibile le acque destinate al consumo umano, le Regioni sono tenute ad individuare le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto (comma 1) oppure ad emanare le prescrizioni necessarie a raggiungere lo scopo di cui sopra (comma 2).

Sempre l’articolo 21 del D. Lgs. 152/1999 dice dove sono poste le zone di tutela assoluta e le zone di rispetto con le relative estensioni (commi 4, 5, 7), come devono essere delimitate (comma 8) le attività che si possono svolgere all’interno di tali zone (comma 5 lettere da a ad n), come comportarsi con le attività già esistenti che vengono a trovarsi all’interno di tali zone (allontanamento) (comma 6) e come gestire tali aree (comma 3).

In pratica, tali aree sono messe ad esclusivo uso di chi capta l’acqua da destinare al consumo umano.

Circa le estensioni, invece, dice quanto segue: La zona di tutela assoluta deve avere un’estensione minima di 10 metri di raggio dal punto di captazione dell’acqua destinata al consumo umano (comma 4) e la zona di rispetto deve avere, salvo diverse prescrizioni, un’estensione di 200 metri a partire sempre dal punto di captazione dell’acqua destinata al consumo umano (comma 7): Cioè i primi 10 metri, come minimo, della zona di rispetto è chiamata zona di tutela assoluta.

Mi chiedo, a questo punto, dove abbia trovato un’estensione di 50 metri Marcello Diso nel suo articolo ““Fonti Della Rocchetta”: le Istituzioni dicano tutta la verità” .

Circa gli articoli 13 e 24 della L. 36/1994 citati al comma 4 del D. Lgs. 152/1999, posso dire che il primo non è applicabile al mio ragionamento in base all’articolo 4, comma 1, lettera f della stessa L. 36/1994 (si riferisce alla distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, mentre nel nostro caso vi è distribuzione industriale di acque minerali), mentre il secondo è pane per “Il Consiglio Provvisorio della Comunanza Agraria Appennino Gualdese, nominato dall’Assemblea degli Utenti del 20 Aprile 2012” in quanto parla di “demani collettivi” e “diritto di uso civico”: Argomenti di cui so poco più di nulla e sui quali non mi esprimo

L’articolo 33 della L. R. 48/1987, citata sempre da Marcello Diso nel suo articolo ““Fonti Della Rocchetta”: le Istituzioni dicano tutta la verità” sopra citato , contiene una sola notizia che può essere interessante per il mio ragionamento: Al comma 1 limita le possibilità di escavazione anche da parte della ditta che capta le acque destinate al consumo umano, quando tali attività pregiudicano le condizioni igenico-sanitarie delle sorgenti d’acqua; anche quando tali lavori devono essere svolti all’interno delle zone di protezione individuate come da articolo 21 del D. Lgs. 152/99 già discusso.

È interessante anche l’articolo 64 della L. R. 48/1987: Le zone di protezione igenico-sanitarie devono essere individuate quando i titolari delle concessione di captazione delle acque destinate al consumo umano lo ritengano necessario e ne dimostrino la necessetà.

Il D. Lgs. 152/1999 e la L. 36/1994 in realtà non sono più in vigore perché sono state abrogate dall’articolo 175 del D. Lgs. 152/2006, comma 1, lettere bb) e u), rispettivamente; lo stesso dicasi per la L. R. 48/1987 che è stata abrogata dall’articolo 43 comma 2 della L. R. 22/2008.

Circa il D. Lgs. 152/2006, posso dire che l’articolo 94 di tale D. Lgs. nei commi 1 e 2 è identico ai commi 1 e 2 dell’articolo 21 del D. Lgs. 152/1999, e nei commi da 3 a 8 è identico ai commi da 4 a 9 dell’articolo 21 del D. Lgs. 152/1999. Quindi i ragionamenti fatti per l’articolo 21 del D. Lgs. 152/1999, ad eccezione di quelli per il comma 3 che non esiste più nella nuova legislazione, rimangono validi.

Circa la L. R. 22/2008, interessante è l’articolo 15 nei commi 1 e 2 in cui, rispettivamente, individua le pertinenze della concessione e chi deve sostenere gli oneri per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle pertinenze della concessione: Il concessionario (nel nostro caso Rocchetta S.p.A.) fino alla riconsegna delle stesse.

L’articolo 23 della L. R. 22/2008 prende sostanzialmente il posto dell’articolo 33 della L. R. 48/1987 e dice quanto segue: Nei commi 1, 2, 3 e 4 parla di quantità e qualità delle acque, di zone di tutela, di rispetto e di protezione mettendole essenzialmente ad uso di chi capta l’acqua destinata al consumo umano; mentre nei successivi commi 5, 6 e 7 dice come devono comportarsi le Regioni, le Provincie ed i Comuni una volta individuate le aree di cui al comma 1 che, sostanzialmente, si riducono alla vigilanza ed all’allontanamento delle opere di pericolo per la captazione delle acque destinate al consumo umano.

Continuando con l’esame della L. R. 22/2008, troviamo l’articolo 29 che nei commi 1 e 2 parla dell’indennizzo monetario che la Regione deve (o dovrebbe) avere una volta che, concessa la concessione per la captazione delle acque destinate al consumo umano, non ha più a disposizione i terreni oggetto della concessione; tale articolo al comma 5 dice anche come vanno utilizzati dalle Regioni i soldi di cui ai commi 1 e 2: Il 20% di tale denaro deve essere riversato nei territori interessati dalla coltivazione dell’acqua destinata al consumo umano al fine di garantirne la salvaguardia, la tutela delle risorse idriche, la valorizzazione e l’eventuale riqualificazione ambientale (quest’ultima fa al caso dell’oggetto del’articolo: Il sito della Rocchetta).

L’articolo 36 della L. R. 22/2008 dice esattamente chi può svolgere le funzioni di vigilanza sulla ricerca e la coltivazione delle sorgenti delle acque destinate al consumo umano e che qualifica deve avere questa gente per poter effettuare tale vigilanza.

L’articolo 39 della L. R. 22/2008 dice che è la Regione a dover decidere come attuare la L. R. 22/2008 stessa.

L’articolo 40 della L. R. 22/2008 torna nuovamente a regolamentare la spesa della Regione già affrontata all’articolo 29 della stessa legge nei commi 1, 2 e 5.

L’articolo 41 comma 4 della L. R. 22/2008 norma le tempistiche di approvazione delle aree di salvaguardia di cui all’articolo 23 della stesa legge, ed al comma 5 rimanda all’articolo 33 della L. R. 48/1987 fino all’entrata in vigore della L. R. 22/2008.

Non sono riuscito a trovare da nessuna parte la Delibera 1085/2004 con cui, secondo Marcello Diso, la Giunta Regionale Umbra ha esteso la fascia di rispetto a tutta l’area sottoposta a concessione: 224 ha (si veda a tal proposito ancora l’articolo ““Fonti Della Rocchetta”: le Istituzioni dicano tutta la verità” sopra citato. Quindi, in merito non posso dire nulla, ma ai fini delle conclusioni che posso trarre nelle mie considerazioni finali, tale dettaglio è del tutto superfluo.

CONSIDERAZIONI FINALI:

Prendiamo in esame il sito da ripristinare (Fonti Della Rocchetta e strada che da queste sale verso la Valle Del Fonno). Visualiziamo come è fatto fisicamente. Collochiamoci i 2 pozzi della Rocchetta S.p.A.. Attorno a tali pozzi collochiamoci le zone di rispetto di raggio pari a 200 metri a partire da questi pozzi come da articolo 21, comma 7, D. Lgs. 152/1999 e articolo 94, comma 6, D. Lgs. 152/2006.

Chiunque conosce il posto (a tal proposito c’è una bellissima ed accurata descrizione del luogo a pagina 5 dell’edizione N° 12 di Dicembre 2013 de “Il Nuovo Serrasanta”), concorderà con me che buona parte della strada che sale dalla Rocchetta e, passando per la Coda Del Diavolo, arriva fino alla Valle Del Fonno probabilmente non rientra in nessuna delle 2 zone di rispetto. Quindi non è (o dovrebbe) essere sottoposta a nessuna restrizione e resta (o dovrebbe restare) a disposizione di tutti.

Probabilmente concorderà anche sul fatto che sia le vecchie Fonti Della Rocchetta sia parte della strada che da tali fonti sale alla Valle Del Fonno passando per la Coda Del Diavolo, ricade all’interno della zona di rispetto del pozzo sito a poche decine di metri dalle fonti stesse. Quindi tutta quella zona, stando all’articolo 21 del D. Lgs. 152/1999, all’articolo 33 della L. R. 48/1987, all’articolo 94 del D. Lgs. 152/2006 e all’articolo 23, commi 1, 2, 3 e 4 della L. R. 22/2008, è essenzialmente messa ad esclusivo utilizzo di chi capta le acque destinate al consumo umano da quel pozzo (Rocchetta S.p.A.) chiudendola, quindi, al resto del mondo.

Concorderà, probabilmente, poi, anche sul fatto che lo stesso ragionamento fatto per il pozzo sito in prossimità delle vecchie Fonti Della Rocchetta si può applicare al pozzo situato a Pian Della Croce sulla Valle Del Fonno.

A questo punto, mi pare ovvio che i 2 pozzi della Rocchetta S.p.A. precludono al mondo intero gli unici 2 accessi comodi per la parte di strada che, passando per la Coda Del Diavolo, potrebbe non ricadere nella zona di rispetto di nessuno dei 2 pozzi mettendola, dunque, di fatto a sola disposizione della Rocchetta S.p.A. perché resta di difficile (anche se non impossibile) accesso al resto del mondo.

In poche parole penso di aver dimostrato che tutta la parte del sito della Rocchetta che deve essere ripristinato, di fatto non è più a disposizione del pubblico.

Quindi mi domando: Perché i soldi delle nostre tasse, o delle nostre donazioni, o di qualunque altro cittadino o ente che non rappresenti la Rocchetta S.p.A. devono essere impiegati per ripristinare il sito della Rocchetta? E questo, senza dare la colpa a nessuno del disastro avvenuto in quei luoghi.

Non dimentichiamoci, poi, i disposti di legge che indicano esattamente chi e con quali soldi deve gestire e tenere in ordine le zone di rispetto per le opere di captazione delle acque destinate al consumo umano: L. R. 22/2008, articolo 15, commi 1 e 2 e articolo 29, comma 5. Quindi, forse, questa volta, oltre che di mandare un messaggio, si tratta anche di soldi!!! Contrariamente a quanto scritto nell’immagine.

Alla luce di tutto ciò, in fine, mi piacerebbe sapere cosa dice “il piano di recupero dell’area della Rocchetta (in accordo con la regione) dopo il disastro alluvionale” di cui parla Serroni nel suo articolo ” Crisi comunale” (http://www.allegracombriccola.net/?p=2532), con la speranza che non dica di usare soldi pubblici all’infuori di quelli di cui alla L. R. 22/2008, articolo 15, commi 1 e 2 e articolo 29, comma 5.

Circa tutta la storia dell’uso civico e della proprietà collettiva tirata fuori da “Il Consiglio Provvisorio della Comunanza Agraria Appennino Gualdese, nominato dall’Assemblea degli Utenti del 20 Aprile 2012”, che graverebbero sui territori in questione, dal momento che, come già detto a proposito dell’articolo 24 della L 36/1994 sono argomenti di cui so poco più di nulla, mi permetto di dire solo quanto segue: Stiamo parlando di un bene di prima necessità (acqua) senza il quale difficilmente gli esseri viventi possono sopravvivere e tutte le leggi discusse parlano, oltre che di qualità del bene, anche di igiene e sanità; quindi, a mio avviso, l’unica cosa sensata da fare è vigilare che chi capta e distribuisce tale acqua, indipendentemente da chi esso sia, applichi vigorosamente tutte le leggi che si possono e devono applicare per la captazione e la distribuzione delle acque destinate al consumo umano e, se necessario, anche di più al fine di fornire un bene di prima qualità. Anche perché a me farebbe veramente arrabbiare bere dell’acqua che, invece di farmi sopravvivere, mi fa ammalare e/o morire!!! Senza parlare, poi, del danno che avrebbe la nostra città se venisse distribuita dell’acqua che fa ammalare e/o morire.

Poi, che qualcuno si è ritrovato a non avere più la possibilità di usufruire di alcuni territori a favore di qualcun altro e senza avere, praticamente, nulla in cambio, questo è tutto un altro discorso da affrontare in altra e più appropriata sede.

DISPOSTI DI LEGGE SOPRA INDICATI:

D.Lgs. Governo n° 152 del 11/05/1999 – Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole.

 

Doc. 399B0152.900 di Origine Nazionale

emanato/a da: Presidente della Repubblica

e pubblicato/a su: Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n° 124 del 29/05/1999

riguardante:

AMBIENTE – Uso e tutela del territorio – Acquedotti e fognature

AMBIENTE – Inquinamento e tutela delle acque – Tutela qualitativa delle acque

AMBIENTE – Inquinamento e tutela delle acque – Inquinamento delle acque

N.B.: il presente decreto legislativo è stato abrogato dall’art. 175 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.

TITOLO III – TUTELA DEI CORPI IDRICI E DISCIPLINA DEGLI SCARICHI

Capo I – Aree richiedenti specifiche misure di prevenzione dall’inquinamento e di risanamento.

Art. 21 – Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano.

[1. Su proposta delle autorità d’ambito, le regioni per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.

2. Per gli approvvigionamenti diversi da quelli di cui al comma 1, le autorità competenti impartiscono, caso per caso, le prescrizioni necessarie per la conservazione, la tutela della risorsa e il controllo delle caratteristiche qualitative delle acque destinate al consumo umano.

3. Per la gestione delle aree di salvaguardia si applicano le disposizioni dell’articolo 13 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, e le disposizioni dell’articolo 24 della stessa legge, anche per quanto riguarda eventuali indennizzi per le attività preesistenti.

4. La zona di tutela assoluta è costituita dall’area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni: essa deve avere una estensione in caso di acque sotterranee e, ove possibile per le acque superficiali, di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio.

5. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata in relazione alla tipologia dell’opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare nella zona di rispetto sono vietati l’insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:

a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;

b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;

c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l’impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;

d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade;

e) aree cimiteriali;

f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;

g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell’estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;

h) gestione di rifiuti;

i) stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;

l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;

m) pozzi perdenti;

n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. È comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.

6. Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 5, preesistenti, ove possibile e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento: in ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Le regioni e le province autonome disciplinano, all’interno delle zone di rispetto, le seguenti strutture od attività:

a) fognature;

b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;

c) opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;

d) le pratiche agronomiche e i contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera c) del comma 5.

7. In assenza dell’individuazione da parte della regione della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima ha un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione.

8. Le zone di protezione devono essere delimitate secondo le indicazioni delle regioni per assicurare la protezione del patrimonio idrico. In esse si possono adottare misure relative alla destinazione del territorio interessato, limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agroforestali e zootecnici da inserirsi negli strumenti urbanistici comunali, provinciali, regionali, sia generali sia di settore.

9. Le regioni, al fine della protezione delle acque sotterranee, anche di quelle non ancora utilizzate per l’uso umano, individuano e disciplinano, all’interno delle zone di protezione, le seguenti aree:

a) aree di ricarica della falda;

b) emergenze naturali ed artificiali della falda;

c) zone di riserva.]

Legge ordinaria del Parlamento n° 36 del 05/01/1994 – Disposizioni in materia di risorse idriche.

Doc. 294A0036.900 di Origine Nazionale

e pubblicato/a su : Gazz. Uff. Suppl. Ordin.14 del 19/01/1994

riguardante :

AMBIENTE – Uso e tutela del territorio – Acquedotti e fognature

AMBIENTE – Inquinamento e tutela delle acque – Tutela qualitativa delle acque

N.B.: La presente legge è stata abrogata dall’art. 175 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, ad eccezione dell’art. 22, comma 6.

Capo I – Princìpi generali

Art. 4. Competenze dello Stato.

1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Comitato dei Ministri per i servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della difesa del suolo, di cui all’articolo 4, comma 2, della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell’esercizio delle funzioni di cui al medesimo articolo 4 della citata legge n. 183 del 1989, con propri decreti determina:

a) le direttive generali e di settore per il censimento delle risorse idriche, per la disciplina dell’economia idrica e per la protezione delle acque dall’inquinamento;

b) le metodologie generali per la programmazione della razionale utilizzazione delle risorse idriche e le linee della programmazione degli usi plurimi delle risorse idriche;

c) i criteri e gli indirizzi per la programmazione dei trasferimenti di acqua per il consumo umano di cui all’articolo 17;

d) le metodologie ed i criteri generali per la revisione e l’aggiornamento del piano regolatore generale degli acquedotti e successive varianti, di cui alla legge 4 febbraio 1963, n. 129, e successive modificazioni, da effettuarsi su scala di bacino salvo quanto previsto all’articolo 17;

e) le direttive ed i parametri tecnici per la individuazione delle aree a rischio di crisi idrica con finalità di prevenzione delle emergenze idriche;

f) i criteri per la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue;

g) i livelli minimi dei servizi che devono essere garantiti in ciascun ambito territoriale ottimale di cui all’articolo 8, comma 1, nonchè i criteri e gli indirizzi per la gestione dei servizi di approvvigionamento, di captazione e di accumulo per usi diversi da quello potabile;

h) meccanismi ed istituti di conguaglio a livello di bacino ai fini del riequilibrio tariffario;

i) i sistemi già esistenti che rispondano all’obiettivo di cui all’articolo 17, ai fini dell’applicazione del medesimo articolo.

2. Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1, il Comitato dei ministri di cui all’articolo 4, comma 2, della citata legge n. 183 del 1989, e successive modificazioni, senza oneri ulteriori a carico del bilancio dello Stato, si avvale del supporto tecnico e amministrativo del dipartimento per i servizi tecnici nazionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, della direzione generale della difesa del suolo del Ministero dei lavori pubblici e del servizio per la tutela delle acque, la disciplina dei rifiuti, il risanamento del suolo e la prevenzione dell’inquinamento di natura fisica del Ministero dell’ambiente.

Capo II – Servizio idrico integrato.

Articolo 13 – Tariffa del servizio idrico.

1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico come definito all’articolo 4, comma 1, lettera f).

2. La tariffa è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.

3. Il Ministro dei lavori pubblici, di intesa con il Ministro dell’ambiente, su proposta del comitato di vigilanza di cui all’articolo 21, sentite le Autorità di bacino di rilievo nazionale, nonchè la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, elabora un metodo normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la tariffa di riferimento. La tariffa di riferimento è articolata per fasce di utenza e territoriali, anche con riferimento a particolari situazioni idrogeologiche ed in funzione del contenimento del consumo.

4. La tariffa di riferimento costituisce la base per la determinazione della tariffa nonchè per orientare e graduare nel tempo gli adeguamenti tariffari derivanti dall’applicazione della presente legge.

5. La tariffa è determinata dagli enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio idrico di cui all’articolo 11, comma 3.

6. La tariffa è applicata dai soggetti gestori, nel rispetto della convenzione e del relativo disciplinare.

7. Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per i consumi domestici essenziali nonchè per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito. Per conseguire obiettivi di equa redistribuzione dei costi sono ammesse maggiorazioni di tariffa per le residenze secondarie e per gli impianti ricettivi stagionali.

8. Per le successive determinazioni della tariffa si tiene conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.

9. L’eventuale modulazione della tariffa tra i comuni tiene conto degli investimenti effettuati dai comuni medesimi che risultino utili ai fini dell’organizzazione del servizio idrico integrato.

Capo III – Vigilanza, controlli e partecipazione.

Articolo 24 – Gestione delle aree di salvaguardia.

1. Per assicurare la tutela delle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano, il gestore del servizio idrico integrato può stipulare convenzioni con lo Stato, le regioni, gli enti locali, le associazioni e le università agrarie titolari di demani collettivi, per la gestione diretta dei demani pubblici o collettivi ricadenti nel perimetro delle predette aree, nel rispetto della protezione della natura e tenuto conto dei diritti di uso civico esercitati.

2. La quota di tariffa riferita ai costi per la gestione delle aree di salvaguardia, in caso di trasferimenti di acqua da un ambito territoriale ottimale all’altro, è versata alla comunità montana, ove costituita, o agli enti locali nel cui territorio ricadono le derivazioni; i relativi proventi sono utilizzati ai fini della tutela e del recupero delle risorse ambientali.

Legge Regionale n° 48 del 11/11/1987 – Norme per la ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali e termali.

Doc. 287G0048.9UM di Origine Regionale

emanato/a da: Regione Umbria

e pubblicato/a su: Bollettino. Uff. Regione84 del 16/11/1987

riguardante:

AMBIENTE – Uso e tutela del territorio – Miniere, cave e torbiere

N.B.: La presente Legge Regionale è abrogata dall’art. 43 della Legge Regionale 22 dicembre 2008, n. 22.

TITOLO II. – Ricerca e coltivazione delle acque minerali e termali.

Capo IV – Altre disposizioni comuni al permesso e alla concessione.

Art. 33. Tutela dei giacimenti.

[1. Quando nelle zone di protezione igienico-sanitarie e idrogeologiche delle sorgenti di acque minerali e termali, così come determinate nel provvedimento di concessione o di loro costituzione, occorra intraprendere lavori che esigano perforazioni, scavi o comunque opere che possano manomettere il sottosuolo, il Comune interessato ai fini del rilascio dei provvedimenti di competenza deve farne preventiva e motivata richiesta alla Giunta regionale, la quale sentita l’U.S.S.L. interessata per territorio, concede il proprio nulla-osta, qualora i lavori e le opere predette non siano di pregiudizio alle sorgenti stesse.

2. Il nulla-osta di cui sopra può essere subordinato a particolari condizioni dirette alla salvaguardia delle sorgenti o delle falde idriche sotterranee, che i titolari dei lavori e delle opere suddette sono tenuti a rispettare, pena la sospensione dei lavori stessi e il ripristino delle condizioni iniziali, con espressa comminatoria che in caso di esecuzione d’ufficio la spesa relativa è posta a carico del proprietario inosservante.

3. La delimitazione dell’area di protezione igienico-sanitaria e l’individuazione dei relativi vincoli è effettuata dalla Giunta regionale sentiti i Comuni interessati previo parere dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, di cui alla legge regionale 6 marzo 1998, n. 9.

4. L’U.S.S.L. e il Comune, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla vigilanza sulla predetta area al fine della salvaguardia igienico-sanitaria ed idrogeologica della risorsa idrominerale e del rispetto delle disposizioni contenute nell’art. 8 della L.R. 27 dicembre 1983, n. 52.]

TITOLO V. – Norme transitorie e finali.

Art. 64. Aree di tutela.

[1. I titolari delle vigenti concessioni, qualora dimostrino la necessità di costituire, all’interno dell’area accordata in concessione, una zona di protezione igienica sanitaria delle sorgenti di acque minerali e termali debbono farne richiesta alla Giunta regionale, la quale provvede a norma dell’art. 33.]

D.Lgs. Governo n° 152 del 03/04/2006 – Norme in materia ambientale.

Doc. 306B0152.000 di Origine Nazionale

emanato/a da: Presidente della Repubblica

e pubblicato/a su: Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n° 88 del 14/04/2006

riguardante:

AMBIENTE – Norme generali

PARTE III – NORME IN MATERIA DI DIFESA DEL SUOLO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE, DI TUTELA DELLE ACQUE DALL’INQUINAMENTO E DI GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE

SEZIONE II – TUTELA DELLE ACQUE DALL’INQUINAMENTO

TITOLO III – TUTELA DEI CORPI IDRICI E DISCIPLINA DEGLI SCARICHI

CAPO I – AREE RICHIEDENTI SPECIFICHE MISURE DI PREVENZIONE DALL’INQUINAMENTO E DI RISANAMENTO

Art. 94 – disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano

1. Su proposta delle Autorità d’ambito, le regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.

2. Per gli approvvigionamenti diversi da quelli di cui al comma 1, le Autorità competenti impartiscono, caso per caso, le prescrizioni necessarie per la conservazione e la tutela della risorsa e per il controllo delle caratteristiche qualitative delle acque destinate al consumo umano.

3. La zona di tutela assoluta è costituita dall’area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni: essa, in caso di acque sotterranee e, ove possibile, per le acque superficiali, deve avere un’estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e dev’essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio.

4. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell’opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati l’insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:

a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;

b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;

c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l’impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;

d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade;

e) aree cimiteriali;

f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;

g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell’estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;

h) gestione di rifiuti;

i) stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;

l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;

m) pozzi perdenti;

n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. È comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.

5. Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 4, preesistenti, ove possibile, e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento; in ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto le regioni e le province autonome disciplinano, all’interno delle zone di rispetto, le seguenti strutture o attività:

a) fognature;

b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;

c) opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;

d) pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera c) del comma 4.

6. In assenza dell’individuazione da parte delle regioni o delle province autonome della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima ha un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione.

7. Le zone di protezione devono essere delimitate secondo le indicazioni delle regioni o delle province autonome per assicurare la protezione del patrimonio idrico. In esse si possono adottare misure relative alla destinazione del territorio interessato, limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agro-forestali e zootecnici da inserirsi negli strumenti urbanistici comunali, provinciali, regionali, sia generali sia di settore.

8. Ai fini della protezione delle acque sotterranee, anche di quelle non ancora utilizzate per l’uso umano, le regioni e le province autonome individuano e disciplinano, all’interno delle zone di protezione, le seguenti aree:

a) aree di ricarica della falda;

b) emergenze naturali ed artificiali della falda;

c) zone di riserva.

PARTE III – NORME IN MATERIA DI DIFESA DEL SUOLO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE, DI TUTELA DELLE ACQUE DALL’INQUINAMENTO E DI GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE

SEZIONE IV – DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 175 – abrogazione di norme

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto sono o restano abrogate le norme contrarie o incompatibili con il medesimo, ed in particolare:

a) l’ art. 42, comma terzo, del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, come modificato dall’articolo 8 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275;

b) la legge 10 maggio 1976, n. 319;

c) la legge 8 ottobre 1976, n. 690, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 10 agosto 1976, n. 544;

d) la legge 24 dicembre 1979, n. 650;

e) la legge 5 marzo 1982, n. 62, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1981, n. 801;

f) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1982, n. 515;

g) la legge 25 luglio 1984, n. 381, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 1984, n. 176;

h) gli articoli 5, 6 e 7 della legge 24 gennaio 1986, n. 7, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 25 novembre 1985, n. 667;

i) gli articoli 4, 5, 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236;

l) la legge 18 maggio 1989, n. 183;

m) gli articoli 4 e 5 della legge 5 aprile 1990, n. 71, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 1990, n. 16;

n) l’ art. 32 della legge 9 gennaio 1991, n. 9;

o) il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 130;

p) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 131;

q) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 132;

r) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 133;

s) l’ art. 12 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275;

t) l’articolo 2, comma 1, della legge 6 dicembre 1993, n. 502, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 1993, n. 408;

u) la legge 5 gennaio 1994, n. 36, ad esclusione dell’articolo 22, comma 6;

v) l’articolo 9-bis della legge 20 dicembre 1996, n. 642, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 552;

z) la legge 17 maggio 1995, n. 172, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 1995, n. 79;

aa) l’ art. 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267;

bb) il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, così come modificato dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258;

cc) l’ art. 1-bis del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 ottobre 2000, n. 365.

Legge Regionale n° 22 del 22/12/2008 – Norme per la ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali naturali, di sorgente e termali.

Doc. 208G0022.0UM di Origine Regionale

emanato/a da: Regione Umbria

e pubblicato/a su: Bollettino. Uff. Regione n° 60 del 30/12/2008

riguardante:

AMBIENTE – Inquinamento e tutela delle acque – Tutela qualitativa delle acque

TITOLO II – RICERCA E COLTIVAZIONE DELLE ACQUE MINERALI NATURALI, DI SORGENTE E TERMALI

CAPO II – DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE CONCESSIONI

Art. 15 – Pertinenze

1. Sono pertinenze del bene oggetto della concessione tutti i beni mobili ed immobili, anche se ubicati fuori dall’area oggetto della concessione, destinati alla captazione, alla canalizzazione, alla adduzione ed al contenimento delle acque oggetto della concessione, ivi compresi la denominazione dell’acqua e i terreni costituenti la zona di tutela assoluta di cui all’articolo 23, comma 2.

2. Tutti gli oneri per la realizzazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle pertinenze sono a carico del concessionario sino alla consegna delle stesse in caso di cessazione della concessione.

3. Presso il Servizio regionale competente è conservata la documentazione attestante lo stato di consistenza delle pertinenze relative a ciascuna concessione.

I concessionari sono tenuti a comunicare ogni eventuale variazione delle pertinenze stesse con allegata la relativa documentazione.

TITOLO II – RICERCA E COLTIVAZIONE DELLE ACQUE MINERALI NATURALI, DI SORGENTE E TERMALI

CAPO III – CESSAZIONE DELLA CONCESSIONE

Art. 23 – Tutela dei giacimenti

1. Il dirigente del Servizio regionale, previa acquisizione del parere dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) e nel rispetto delle norme regolamentari di cui all’articolo 39, individua all’interno dei bacini interessati le aree di salvaguardia al fine di assicurare e mantenere le caratteristiche qualitative e quantitative delle acque. Le aree di salvaguardia sono suddivise in zone di tutela assoluta, zone di rispetto e zone di protezione, ai sensi del decreto legislativo 152/2006.

2. La zona di tutela assoluta è costituita dalle aree immediatamente circostanti i pozzi e le sorgenti; è nella piena disponibilità del titolare della concessione ed è esclusivamente destinata alla protezione e gestione dell’opera di presa.

3. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta e può essere suddivisa in relazione alla locale situazione di vulnerabilità e rischio della risorsa, in zona di rispetto ristretta e allargata; al suo interno sono adottati vincoli e divieti all’insediamento di centri di pericolo e allo svolgimento di attività che possono recare pregiudizio alla quantità e qualità delle acque.

4. La zona di protezione è costituita dalla porzione di territorio ricadente all’interno dei bacini idrogeologici o delle previste aree di ricarica della falda; al suo interno possono essere adottate limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, agroforestali, turistici e zootecnici, che costituiscono centri di pericolo per le risorse idriche.

5. La Regione, le Province e i Comuni interessati recepiscono le aree di salvaguardia come individuate ai sensi del comma 1 e adeguano, nel rispetto delle norme regolamentari di cui all’articolo 39, i propri strumenti di programmazione territoriale e urbanistici entro centoventi giorni dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del provvedimento di concessione o del provvedimento di costituzione delle suddette aree di salvaguardia. Nel caso di aree di salvaguardia ricadenti sul territorio di più Comuni o Province, la Provincia competente o la Provincia nel cui territorio ricade la maggior parte della stessa area assicura il necessario coordinamento.

6. I Comuni, anche attraverso misure di compensazione urbanistica, prevedono la delocalizzazione o la messa in sicurezza degli insediamenti o delle attività preesistenti, che ricadono all’interno delle zone di rispetto di cui al comma 2, pregiudizievoli per la qualità delle acque.

7. I Comuni competenti per territorio vigilano sul rispetto delle disposizioni relative alle attività e destinazioni vietate nelle aree di salvaguardia ai sensi del presente articolo e irrogano ai trasgressori sanzioni amministrative pecuniarie da euro 600,00 a euro 6.000,00. L’entità della sanzione è proporzionata alla gravità della violazione, fermo restando il risarcimento del danno ambientale ai sensi della legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale).

Art. 29 – Diritti annuali

1. Il titolare del permesso di ricerca o di concessione di acque minerali naturali, di sorgente e termali provvede al pagamento, a favore della Regione, di un diritto annuo proporzionale all’estensione della superficie accordata in permesso o in concessione.

2. In aggiunta al diritto annuo di cui al comma 1, il titolare della concessione di acqua ad eccezione di quella esclusivamente destinata a cure termali provvede al pagamento, a favore della Regione, di un diritto annuo, commisurato alla quantità di acqua imbottigliata o comunque utilizzata, nel processo di confezionamento di acque o bibite analcoliche imbottigliate.

3. I diritti di cui al comma 2 sono ridotti nella misura del cinquanta per cento per la quantità di acqua imbottigliata in contenitori di vetro.

4. L’importo unitario dei diritti di cui ai commi 1 e 2 è stabilito con la legge finanziaria regionale, ai sensi dell’articolo 27 della legge regionale 28 febbraio 2000, n. 13 (Disciplina generale della programmazione, del bilancio, dell’ordinamento contabile e dei controlli interni della Regione dell’Umbria).

5. A decorrere dall’esercizio 2010 il venti per cento dei diritti di cui ai commi 1 e 2 è destinato alla salvaguardia e alla tutela delle risorse idriche, nonché alla valorizzazione e all’eventuale riqualificazione ambientale dei territori interessati dalla coltivazione dell’acqua.

6. Il titolare della concessione provvede, a propria cura e spesa, ad installare idonei contatori volumetrici della quantità di acqua imbottigliata o comunque utilizzata, da collocare in posizione adeguata e comunque a monte degli impianti di imbottigliamento.

TITOLO IV – VIGILANZA, CONTROLLI E SANZIONI

Art. 36 – Vigilanza e controllo

1. Le funzioni di vigilanza sulle attività di ricerca e coltivazione delle acque minerali naturali, di sorgente e termali, ivi comprese quelle di cui al decreto del Presidente della Repubblica 128/1959, e al decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624 (Attuazione della direttiva 92/91/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione e della direttiva 92/104/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee), sono esercitate dal dirigente del Servizio regionale.

2. I funzionari regionali incaricati delle funzioni di vigilanza, previa attribuzione della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria ai sensi dell’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all’art. 1 della l. 22 luglio 1975, n. 382), in applicazione delle norme del decreto del Presidente della Repubblica 128/1959, possono accedere alle proprietà pubbliche e private per procedere ai controlli, alle rilevazioni e a tutte le altre operazioni necessarie allo svolgimento dei loro compiti. Gli stessi funzionari possono richiedere nell’esercizio delle funzioni esplicate la necessaria assistenza alle forze di pubblica sicurezza.

3. Le funzioni di vigilanza sulle attività di utilizzazione delle acque minerali naturali, di sorgente e termali sono esercitate dalla USL competente per territorio.

4. Alle acque minerali naturali, di sorgente e termali si applicano le disposizioni contenute nella legge 30 aprile 1962, n. 283 (Modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande) limitatamente alle modalità da osservare per le denunce all’Autorità sanitaria o all’Autorità giudiziaria, per i sequestri da effettuarsi a tutela della salute pubblica e per la revisione di analisi.

TITOLO V – NORME FINANZIARIE, FINALI E TRANSITORIE

Art. 39 – Norme regolamentari

1. La Giunta regionale adotta norme regolamentari per l’attuazione della presente legge.

2. In particolare stabilisce:

a) la disciplina del procedimento per il rilascio del permesso di ricerca di cui all’articolo 6 e della concessione di cui all’articolo 12, inclusa la specificazione della documentazione di cui all’articolo 4, comma 2 e all’articolo 10, comma 2, nonché la disciplina del procedimento di revoca degli stessi;

b) i criteri per la valutazione della capacità tecnico-economica e del programma di investimenti di cui all’articolo 5, comma 2 e all’articolo 11, comma 2;

c) i criteri per la delimitazione e la disciplina delle aree di salvaguardia delle acque minerali di cui all’articolo 23;

d) la disciplina generale delle aree di salvaguardia delle acque minerali di cui all’articolo 23, nonché le modalità per l’attuazione di quanto previsto all’articolo 12, comma 6;

e) le procedure per l’individuazione delle aree di salvaguardia delle concessioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge;

f) le modalità e i criteri per la realizzazione degli interventi di cui all’articolo 29, comma 5;

g) le procedure e le modalità per il pagamento e la riscossione dei diritti annuali di cui all’articolo 29.

Art. 40 – Norma finanziaria

1. Per il finanziamento degli interventi di spesa corrente di cui all’articolo 29, comma 5 è autorizzata per l’anno 2010 la spesa di 40.000,00 euro con imputazione all’unità previsionale di base 05.1.012 del bilancio di previsione 2010 denominata «Sviluppo del termalismo e acque minerali» (cap. 5409 n.i.).

2. Per il finanziamento degli interventi di investimento di cui all’articolo 29, comma 5 è autorizzata per l’anno 2010 la spesa di 250.000,00 euro con imputazione all’unità previsionale di base 05.2.003 del bilancio di previsione 2010 denominata «Attività ed interventi per la tutela ed il risanamento delle acque» (cap. 8577 n.i.).

3. Al finanziamento degli oneri di cui ai commi 1 e 2 per complessivi 290.000,00 euro si fa fronte in sede di approvazione del bilancio di previsione 2010 con contestuale riduzione dello stanziamento assegnato alla unità previsionale di base 05.1.007 denominata «Progetti e ricerche in materia di difesa, tutela ambientale e Protezione civile» (cap. 5010).

4. Per gli anni successivi l’entità della spesa di cui ai commi 1 e 2 è determinata annualmente con la legge finanziaria regionale, ai sensi dell’articolo 27, comma 3, lettera c) della vigente legge regionale di contabilità.

Art. 41 – Norme transitorie e finali

1. I permessi di ricerca e le concessioni di acque minerali naturali, di sorgente e termali rilasciati prima dell’entrata in vigore della presente legge scadono alla data prevista nei rispettivi provvedimenti.

2. Le concessioni di acque minerali naturali, di sorgente e termali elencate nella Tabella A allegata alla presente legge, di cui fa parte integrante e sostanziale, scadono secondo i termini fissati nella Tabella stessa.

3. Le concessioni di acque minerali naturali, di sorgente e termali elencate nella Tabella B allegata alla presente legge, di cui fa parte integrante e sostanziale, per le quali alla entrata in vigore della presente legge non è previsto termine di scadenza, scadono il 31 dicembre 2049.

4. La Giunta regionale, entro sei mesi dall’entrata in vigore delle norme regolamentari di cui all’articolo 39, comma 2, lettera c), approva le aree di salvaguardia di cui all’articolo 23 per le concessioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Fino all’entrata in vigore delle norme regolamentari di cui all’articolo 39 continua ad applicarsi l’articolo 33 della legge regionale 11 novembre 1987, n. 48 (Norme per la ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali e termali).

6. Fino all’entrata in vigore delle norme regolamentari di cui all’articolo 39 sull’intera area di concessione è vietato l’insediamento dei centri di pericolo di cui all’articolo 94, comma 4, del decreto legislativo 152/2006.

7. Dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui all’articolo 39 e fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali di cui all’articolo 23, sull’intera area di concessione si applica la disciplina generale relativa alle zone di rispetto.

8. Per l’anno 2008 l’importo unitario dei diritti annui di cui all’articolo 29, commi 1 e 2 sono stabiliti, rispettivamente, in misura di euro 50,00 per ogni ettaro o frazione di ettaro di area accordata in concessione e in misura di euro 1,00 per ogni metro cubo o frazione di metro cubo di acqua minerale o di sorgente utilizzata.

9. Fino all’approvazione del Piano di Tutela delle Acque e delle aree di salvaguardia, di cui all’articolo 94 del decreto legislativo 152/2006, è vietato il rilascio di nuovi permessi di ricerca di acqua minerale naturale e di sorgente ad eccezione di quelli finalizzati al reperimento di nuove risorse per l’approvvigionamento degli stabilimenti di imbottigliamento esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge. In ogni caso è vietato il rilascio di permessi sulle aree interessate dalle proposte di delimitazione delle zone di rispetto presentate ai sensi dell’articolo 94 del decreto legislativo 152/2006.

Art. 43 – Abrogazioni

1. La legge regionale 20 dicembre 1984, n. 48 (Contributi per lo sviluppo del termalismo) è abrogata.

2. La legge regionale 11 novembre 1987, n. 48 (Norme per la ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali e termali) è abrogata.

3. La legge regionale 27 dicembre 2001, n. 38 (Modificazioni ed integrazioni della legge regionale 11 novembre 1987, n. 48 – Norme per la ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali e termali) è abrogata.

 

Francesco Troni

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