Corte Costituzionale dichiara illegittima la caccia a cinghiale, capriolo, volpe istrice. Pietra tombale sulla caccia estiva.

Corte Costituzionale dichiara illegittima la caccia a cinghiale, capriolo, volpe istrice. Pietra tombale sulla caccia estiva.La Corte Costituzionale con la sentenza n° 139 del 23 maggio 2017, su ricorso del WWF, LAC, LAV, LIPU, ENPA, ha dichiarato incostituzionale la parte della legge regionale Liguria, che prevedeva la possibilità di deroghe, che la Corte ha bollato come illegittime, in quanto non previste dalla Legge 157/92 sulla caccia. Di fatto, viene oggi annullata in sol colpo e preclusa la possibilità da parte di Regioni e ATC, di derogare la normativa, che prevedeva ed ancora oggi prevede che in caso di proliferazione eccessiva di alcune specie selvatiche (cinghiali, caprioli, volpi, istrici, storni, cornacchie ecc.) siano solo ed esclusivamente gli agenti di Pubblica sicurezza e/o di Polizia Giudiziaria, ex CFS, Polizia Provinciale e comunque la forza pubblica ad effettuare il contenimento, …e nessun altro. Infatti la ratio della norma è chiara nel suo intento, evitare che in maniera surrettizia si possa cacciare e sparare in ogni luogo, in ogni tempo, ad ogni specie da parte dei cacciatori, che per il tramite di associazioni e ATC chiedono e ottengono troppo da Regioni, da sempre eccessivamente “sbilanciate” su posizioni filo venatorie, la Corte Costituzionale ha messo la “pietra tombale” sopra a questa possibilità, dichiarando la fine dei giochi, e impedendo la totale deregulation alla normativa.
Quello che è stato dichiarato incostituzionale dal Giudice delle Leggi, è la possibilità, oggi ampiamente utilizzata a piene mani dagli ATC, di autorizzare in deroga al principio di cui sopra, anche i cacciatori, siano essi singoli o in squadre, sia che si chiamino selecontrollori o siano gli stessi agricoltori che hanno subito o vogliano prevenire il danno, di poter sparare e uccidere la selvaggina ritenuta in eccesso e/o dannosa, da notare che, ulterioe stortura e forzatura, sono gli stessi cacciatori che effettuano monitoraggi e censimenti, affermando che la selvaggina è abbondante e quindi si può sparare, insomma è un principio risibile: a guardia del topo, viene messo un gatto.
Nessuna forma di caccia e/o prelievo o comunque la si voglia chiamare: caccia di contenimento; prelievo venatorio; caccia di selezione; e/o altro artifizio lessicale si voglia utilizzare, essa non può essere autorizzata e praticata fuori dai tempi, dai luoghi, nemmeno da soggetti abilitati, ovvero i cosidetti “selecontrollori”,
Il WWF ha immediatamente attivato l’Avv. Valeria Passeri del WWF di Perugia, affinchè provveda a diffidare gli ATC, ad ulteriormente utilizzare questo modo illegittimo (e quindi illegale) di uccisione di animali, sia la Regione Umbria e ovviamente, l’Assessore Cecchini con delega alla caccia, affinchè revochi e/o nnulli quanto ad oggi autorizzato e si conformi immediatamente alle disposizione di Legge, oggi dichiarate illegittime dalla Consulta.
In difetto di un pronto adempimento, non potranno che trovare applicazione le norme vigenti, riaffermate e meglio precisate dalla Corte, e quindi tutti i soggetti oggi trovati in possesso di armi utilizzate per la caccia, fuori dai tempi e dai luoghi previsti dalla normativa, non potranno che essere obbligatoriamente denunciati all’Autorità Giudiziaria competente, per il duplice reato di caccia in epoca di divieto e porto abusivo d’arma. Ovvero oggi l’unico modo certo, per smettere immediatamente e definitivamente di andare a caccia, con il sequestro di tutte le armi possedute, oltre a una denuncia penale a carico.

Sauro Presenzini
Coordinatore Regionale
Guardie Giurate WWF Umbria

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