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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 19/05/2012
La Rocchetta, intesa come azienda che imbottiglia l’acqua minerale, è il male assoluto? Il dubbio mi gironzola in testa dopo aver letto il comunicato stampa di Gianluca Graciolini contro il concorso “Il pensiero liquido” (e dopo la nuova polemica insorta per “Umbria water festival”). Leggo testualmente: “Siamo allora in presenza di un fatto grave che pone una serie di interrogativi pesanti e lascia esterrefatto il buon senso di chiunque abbia ancora un briciolo di buona fede. Educare sull'acqua, educare alla cultura dell'acqua, educare alla tutela ambientale contro gli sprechi e farlo scegliendosi come consulente un'azienda che imbottiglia acque minerali è come mettere una volpe affamata nel pollaio più affollato”. Al concorso hanno partecipato molte scuole di ogni parte d’Italia. Tra i vincitori una scuola Montessori di Bergamo, un istituto comprensivo di Bergamo ed un Liceo Artistico di Bergamo. Poi ho anche fatto mente locale e mi sono ricordato che anche con la mia scuola in due progetti diversi ed in anni diversi abbiamo affrontato la problematica dell’acqua e tra le attività abbiamo previsto una visita alla Rocchetta spa. Siamo tutti docenti incoscienti e sconsiderati? Beh, io credo proprio di no. Anzitutto approfondiamo il concetto su che cosa è un progetto didattico (che non è un progetto di indottrinamento). Fare un progetto didattico significa analizzare la realtà in tutti i suoi aspetti. Affrontare un tema come l’acqua implica una serie di approfondimenti e problematiche di carattere storico, scientifico, economico, sociale ed ambientale. Nel ciclo dell’acqua un anello della catena è sicuramente l’utilizzo che se ne fa e l’anello “utilizzo” ha molteplici diramazioni: l’acquedotto pubblico che porta l’acqua nelle case, l’irrigazione, l’uso industriale nelle aziende, le piscine… e l’imbottigliamento. Che vogliamo fare? Per un pregiudizio ideologico bypassiamo l’ultimo anello e facciamo finta che gli stabilimenti di imbottigliamento non esistono? Se facessimo questa operazione elusiva non saremmo buoni insegnanti. I ragazzi devono conoscere la realtà nella sua interezza. Poi, su alcuni aspetti di questa realtà, si possono anche far emergere delle valutazioni critiche. Ma separare i fatti dalle opinioni è l’abc di una buona informazione ed educazione. Quindi far prendere coscienza ai ragazzi di una realtà economica come quella dello stabilimento che imbottiglia l’acqua è un processo didattico positivo, perché evidenzia una realtà tecnologica e fa capire agli studenti come funzionano le cose. Poi su di essa si può riflettere criticamente per l’opportunità o meno, le condizioni di lavoro, e così via. E’ la stessa valenza di una visita ad un’azienda che produce ceramica se il tema della ricerca è la maiolica. Né, d’altra parte, educare i bambini a non sprecare l’acqua del rubinetto con alcuni piccoli accorgimenti non significa educarli all’acquisto di acqua minerale. Siamo su due piani diversi. Concordo con quanti invitano a bere l’acqua del rubinetto piuttosto che servirsi dell’acqua in bottiglia. Io stesso, a casa mia, non faccio mai uso di acqua imbottigliata. Ma vi assicuro che in certe realtà l’acqua dell’acquedotto, pur batteriologicamente pura, è imbevibile al gusto (spesso per la presenza eccessiva di cloro) Altro tema: l’imbottigliamento dell’acqua è di per sé un processo criminale? L’azienda che imbottiglia l’acqua è un cancro sociale ed ambientale? Io credo assolutamente di no. Prendiamo ad esempio la Rocchetta spa. Quest’azienda è sul mercato come tante altre aziende che fanno lo stesso lavoro. Imbottiglia l’acqua grazie ad una convenzione con la Regione (tra l’altro firmata da una giunta di sinistra). Secondo questa convenzione può utilizzare 13 litri di acqua al secondo. Vale a dire quasi quanto la perdita dell’acquedotto comunale riscontrata nella sola frazione di Cerqueto. Cosa facciamo? Facciamo la guerra a tutte le aziende che imbottigliano l’acqua per farle chiudere? E tutti quei bar, ristoranti o famiglie che acquistano l’acqua minerale come si dovranno comportare? Dovranno servire acqua del rubinetto anche se al palato fa schifo? E dai bar, ristoranti, esercizi commerciali dovremo far sparire gassose, bottiglie di te, aranciate e quant’altro? E ancora. Tutte le maestranze che lavorano con gli stabilimenti che imbottigliano acqua e che producono bibite le mandiamo a casa? Come camperanno? Con gli ammortizzatori sociali? C’è qualcosa che non mi torna in questo ragionamento. Più ci penso e più c’è qualcosa che non mi quadra. Altra cosa è la riflessione sul ritorno economico per il territorio, sui controlli per verificare l’effettivo consumo (per la Rocchetta ci è stato detto che non mancano, essendo periodici ed anche a sorpresa), sulla opportunità o meno di ampliare la concessione (perfettamente legittima la battaglia del Comitato per la difesa del rio Fergia). Altra cosa ancora è la speculazione sull’acqua dei rubinetti (questa sì una privatizzazione sulle nostre spalle) con la battaglia per l’acqua pubblica che approvo in pieno. Infine il divieto di stazionamento nell’area dell’oasi della Rocchetta per il pericolo di caduta massi. Quando passo a piedi per la valle del Fonno anche io penso che la precauzione sia forse eccessiva. Poi ricordo che un escursionista gualdese, l’anno scorso, percorrendo a piedi le gole del Fiastrone, è dovuto andare al pronto soccorso di Camerino con un taglio sulla testa (8 punti di sutura, mi pare) perché gli era caduto un sasso sul capo. Ed allora concludo che una precauzione in più è sempre meglio di una in meno. Quello che mi sembra al di fuori di ogni logica è il pensare che il provvedimento sia in realtà un favore alla Rocchetta spa. Non ne vedo il motivo. Quali vantaggi ha la Rocchetta se l’area della sorgente è interdetta ai visitatori? Chi deve fare la sua parte, a questo punto, credo che sia la Regione con alcuni atti indispensabili: delimitare le aree di rischio e valutare per ogni area il livello di rischio così da poter riaprire la possibilità di stazionamento almeno in alcuni punti.
Riccardo Serroni

In questo momento denso di trasformazioni economiche e culturali, segnato profondamente dall’incertezza, il Lions Club di Gualdo Tadino-Nocera Umbra ha creduto opportuno volgere lo sguardo alle ricchezze della città, alle sue radici, alla sua primordiale forza, contestualizzandola in una cornice in cui emergono le peculiarità che caratterizzano la nostra amata terra. È ormai passato quasi un ventennio dall’ultima edizione della “Guida Turistica” realizzata nel lontano 1994 e i Lions si sono dedicati con la medesima solerzia alla seconda edizione spinti dalla consapevolezza che il patrimonio artistico, paesaggistico e folkloristico della città sia un seducente“specchio” importante e prezioso mezzo capace di sedurre il turismo. Nasce così la guida “Gualdo Tadino e dintorni” frutto dell’impegno sinergico di esperti autori che hanno messo a disposizione la loro cultura, la loro professionalità realizzando un’ opera da cui permea il loro forte senso civico. Voglio ricordarli e ringraziarli tutti iniziando dal professore Enzo Storelli, a Marco Storelli, Gianni Paoletti, Valerio Anderlini, Mario Becchetti, Francesco Farabi, Sergio Ponti, Pierluigi Gioia, Mario Donnini e, infine, Daniele Amoni, il regista, che ha diretto i lavori con abnegazione, grande capacità organizzativa, mostrando un profondo attaccamento alla città. Ha curato la documentazione iconografica con straordinaria attenzione e cura dei particolari, coadiuvato da Franco Chiucchi ed altri che hanno fornito materiali e immagini che “da sole” raccontano molto della nostra storia, cultura, arte, natura. Gli Autori hanno elaborato ciascuno un argomento che sintetizza con grande fedeltà i principali aspetti di Gualdo Tadino e del territorio confinante. Ecco l’elenco in ordine di lettura: 1) GUALDO TADINO E LA SUA STORIA a cura di Gianni Paoletti. 2) DENTRO LE MURA: VALORI DEL CENTRO STORICO GUALDESE a cura di Marco Storelli. 3) ALLA RISCOPERTA DEL MEDIOEVO: ROCCHE E CASTELLI DEL TERRITORIO a cura di Daniele Amoni. 4) ITINERARI DELLA FEDE: CONVENTI, EREMI, MONASTERI E LUOGHI DI CULTO a cura di Valerio Anderlini. 5) MATTEO DA GUALDO: L’ARTE CHE NON HA TEMPO a cura di Enzo Storelli. 6) PERCORSI D’ARTE, DI STORIA E DI CULTURA: LE FRAZIONI E I TERRITORI CONFINANTI a cura di Francesco Farabi. 7) LA CERAMICA A GUALDO TADINO: UNA TRADIZIONE SECOLARE a cura di Mario Becchetti. 8) LA CATENA APPENNINICA UMBRA: SCENARIO DI INCOMPARABILE BELLEZZA a cura di Pierluigi Gioia. 9) FOLCLORE E TRADIZIONI: LINFA VITALE PER UN RINNOVATO SVILUPPO TURISTICO a cura di Sergio Ponti. 10) LE NUOVE FRONTIERE DEL TURISMO: NATURA, SPORT, CULTURA E TEMPO LIBERO a cura di Mario Donnini. Questi capitoli rappresentano i mattoni fondanti dell’opera, 252 pagine, arricchite da 300 foto a colori. Il collante che ha permesso l’edificazione e quindi la realizzazione è stato fornito da numerosi imprenditori, commercianti e comuni cittadini che ufficialmente ringrazio per la loro immensa generosità dimostrata malgrado le difficoltà finanziarie che penalizzano particolarmente questa parte dell’Umbria, finanziando interamente la Guida. Un grazie, infine, ai soci Lions che si sono adoperati per la riuscita dell’iniziativa “con attivo interesse al bene civico, culturale e sociale della comunità”. La nuova guida turistica sarà presentata sabato 26 maggio alle ore 17 presso la monumentale chiesa di San Francesco alla presenza dell’assessore regionale Fabrizio Bracco, del sindaco di Gualdo Tadino Roberto Morroni del consigliere regionale Sandra Monacelli, degli autori, degli sponsor e di tutte le autorità civili, religiose, militari e lionistiche.
Presidente Lions Club Gualdo Tadino – Nocera Umbra Costantino Matarazzi

Fotografie del 19/05/2012
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