|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Oggi Adriano Altorio ha deciso di rallegrarvi la giornata con la seguente barzelletta:

COMPITO A CASA: RICERCA SULLA FRANCIA
GEOGRAFIA:
La Francia confina a nord con il Mare del Nord ed il Belgio, ad ovest con l'Oceano Atlantico, a Sud con il Mar Mediterraneo e la Spagna, a est con la Svizzera, la Germania, il Lussemburgo e con i CAMPIONI DEL MONDO.
Per pochi chilometri non ospita nel suo territorio la più alta cima d'Europa, il Monte Bianco, che si trova in Italia. (per quanto loro dicano il contrario!)
STORIA:
Può vantare uno dei più grandi condottieri della storia, Napoleone... che era italiano.
Per il resto è famosa per aver bombardato un paio di atolli.
PRODUZIONE E IMPIEGHI:
La Francia è famosa per:
1) la Gioconda... che è italiana
2) ospitare la Bellucci... che è italiana
E' inoltre rinomata per i formaggi, secondi solo a quelli italiani,
il vino, la cui produzione è seconda solo a quella italiana e
la moda, la quale cede il passo solo a quella italiana.
SPORT:
Nel basket vanta un 3° posto all'ultimo Europeo a distanza di 52 anni dall'ultimo podio.
Nella pallavolo vanta un paio di podi minori.
Nel ciclismo non ha più un atleta decente dai tempi di Jalabert.
L'unico tennista serio che può vantare... è donna.
Sono molto fieri della loro Nazionale di Calcio che è composta tra l'altro da:
a) Zidane... che è algerino
b) Thuram... che è di Guadalupe
c) Trezeguet... che è argentino
d) Boumsong... che è camerunense
e) Vieira... che è senegalese
f) Makelele... che è congolese
g) Malouda... che è guyanese
CIBO:
Mangiano rane ma ultimamente stanno andando ancora un pò più in là, ingoiando dei bei rospi.
Sergio Romano - Un giornale comunista ( Liberazione) ha scritto che negli scorsi giorni, in occasione della vittoria di Berlino, si è fatto un cattivo uso del Tricolore. Bene. Se l'autrice dell'articolo ritiene che la bandiera nazionale sia stata sventolata a sproposito, è lecito supporre che vi siano altre circostanze in cui il suo uso, invece, è legittimo e desiderabile. E infatti, dopo avere elencato i casi in cui il Tricolore, a suo giudizio, ha coperto «come una miserabile foglia di fico» alcune brutte pagine di storia nazionale, Maria R. Calderoni scrive: «Lo abbiamo salvato noi, nel movimento operaio, comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, liberali, operai e intellettuali ribelli».
Rispetto al passato questo è un progresso. Quando un gruppo di socialisti, guidati da Gramsci, Terracini e Bordiga, abbandonò il XVII congresso nazionale del Psi e si riunì in un cinema di Livorno, nel gennaio del 1921, il nuovo partito non volle essere «italiano» e si chiamò, in omaggio agli ideali della rivoluzione bolscevica, «Partito comunista d'Italia, sezione italiana dell'Internazionale comunista». Divenne italiano soltanto nel giugno del 1943, dopo lo scioglimento della Terza Internazionale; e cominciò a riconciliarsi prudentemente con la bandiera nazionale quando Togliatti volle che nel distintivo del partito una minuscola fettina tricolore spuntasse come una sottoveste dietro la bandiera rossa. Da allora e per molti anni il Tricolore è stato negletto e snobbato. Nelle grandi manifestazioni popolari i colori dominanti erano il rosso dei comunisti e dei socialisti, il bianco dei democristiani, il verde dei repubblicani, il nero dei fascisti. Bettino Craxi tentò di valorizzare la bandiera nazionale lanciando il socialismo tricolore e ravvivando insieme a Giovanni Spadolini il culto di Garibaldi. Ma ebbe un successo limitato. Il Tricolore era la bandiera delle circostanze ufficiali, delle parate militari, delle cerimonie all'Altare della patria. Ma non sventolava sui palazzi pubblici e non appariva sui balconi delle case nei giorni di festa. Gli italiani avevano altre bandiere: quelle dei partiti politici o delle contrade, i gonfaloni municipali o regionali.
Vecchie storie, ormai superate dal tempo? Temo che il Tricolore continui a soffrire di una storia difficile e tormentata. È nato repubblicano. È diventato monarchico dopo l'Unità. Ha cambiato stemma quando la croce dei Savoia fu affiancata da due fasci. Si è sdoppiato dopo l'8 settembre quando quello della Repubblica sociale portava al centro un'aquila appoggiata su un fascio littorio orizzontale. E si è svestito di qualsiasi simbolo dopo il referendum del giugno 1946. Ancora oggi, quando esce all'aperto, il Tricolore deve competere con altre bandiere: il cerchio stellato dell'Europa ma anche l'arcobaleno dei pacifisti o le stelle e strisce della bandiera americana, come è accaduto in certe manifestazioni romane di qualche anno fa. Eppure l'impegno di Ciampi, dopo la sua elezione al Quirinale, è riuscito a farne nuovamente un simbolo nazionale. Indirettamente l'articolo di Liberazione è un passo nella buona direzione. E ora, per favore, proviamo a farne un altro. Nel suo articolo Maria R. Calderoni scrive che il Tricolore «ha coperto un sacco di porcherie» e ne ricorda alcune (la Grande guerra, la campagna abissina, El Alamein) che ancora suscitano, in settori non piccoli della società nazionale, sentimenti diversi dai suoi. Non è necessario condividere questi sentimenti; come non è necessario che tutti gli italiani condividano quelli di Liberazione. Ma è necessario, se vogliamo che il Tricolore sia la bandiera di tutti, qualche reciproco sacrificio. Tratto dal "Corriere della Sera"

GRAZIE !!!
Di Guglielmo
Dopo gli scandali, dopo le "solite" accuse di parassitismo, di mafia, la scuola Italia ha impartito una grande lezione di calcio, ... e non solo, alle spocchiose Sturmtruppen e al mondo calcistico intero, ... e non solo.
E alla fine ho pianto. Come un bambino, abbracciando tutti e urlando come un pazzo fino a perdere la voce perchè per tanto tempo ho sognato di farlo.
Rivincita? Vendetta? Ma sì, dite tutto quello che vi pare, ma la soddisfazione di zittire 70.000 tedeschi che hanno fischiato e urlato, indegnamente, durante l'esecuzione di "Fratelli d'Italia" è un momento da riporre nell'album dei ricordi più belli. Perchè di questa vittoria ne parlerà il mondo intero, perchè Italia-Germania non è "solo" una partita di calcio, anzi la "madre di tutte le partite", ma è la vittoria su un Paese che non ci ha mai amato, anzi ha sempre detto il peggio del peggio su di noi, umiliando ( e mi limito a questo termine...) le migliaia e migliaia di emigranti che con le lacrime salutavano madri, figli, genitori e partivano per lavorare nelle fonderie (mica al Grand Hotel...) e nelle fabbriche di "CERMANIA"
Ma adesso lasciatemi negli occhi e nell'anima 120 minuti di passione e sofferenza consumati da una sigaretta dopo l'altra, l'urlo di Grosso, la pennellata di Pinturicchio, le lacrime di Ringhio e la gioia, pazza, irrefrenabile di un popolo che per un pò, solo per un pò, vuole dimenticare tutti i problemi che ha...
Ma non è ancora finita... abbiamo ancora un sassolino (questa volta solo calcistico ..... ???). Vi ricorda niente Italia-Francia......
Ora tutti a Berlino, con il cuore e con l'anima a urlare
"FORZA RAGAZZI !!!"
regalatevi il sogno più grande che un bambino che inizia a tirare calci ad un pallone possa desiderare da grande e regalateci un'emozione immensa, di quelle che ti fanno battere forte, fortissimo il cuore, di quelle emozioni che ti fanno piangere e abbracciare ancora....
Giorgio Ferrari - Non facciamone inutilmente un mito: la via delle liberalizzazioni, della deregolamenta- zione dei privilegi di casta, dello smantellamento delle incrostazioni corporative è vecchia quanto il Welfare, perché ad esso fa spesso da contropotere e da salutare antagonista. Basti pensare agli anni d'oro di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan, che privatizzando e deregolamentando ottennero consensi straordinari in termini di popolarità e di voti. Tuttavia le scelte delineate venerdì dal governo in materia di concorrenza - scelte che come si è visto mettono per la prima volta da molto tempo al centro dell'azione di governo il cittadino-utente e non una indefinita e spesso evanescente parte sociale - sono scelte destinate a piacere oltre che a dividere e far discutere. Scelte, come si è già avuto modo di dire, criticabili e migliorabili, ma pur sempre dedicate - ed è questa la vera novità più che la catena di privatizzazioni annunciate dal cosiddetto "pacchetto Bersani" - al soggetto ultimo della politica, cioè all'individuo. Non facciamone un mito però, dicevamo, perché questi provvedimenti giungono con scandaloso ritardo rispetto ai Paesi del mondo occidentale, quasi che il sospetto e la diffidenza nei confronti della modernità avesse fiaccato e appesantito l'evoluzione sociale del nostro Paese, ravvisando nella liberalizzazione e nella concorrenza una sorta di peccato originale, di violazione del recinto protetto del mercato interno. Il resto d'Europa, non nascondiamocelo, è già molto più avanti di noi. I servizi pubblici, le transazioni commerciali, la burocrazia, l'anagrafe, la possibilità di scegliere, disdire, cambiare una banca, una compagnia di assicurazioni, una tutela sanitaria, un gestore di servizi finanziari piuttosto sono diritti elementari di cui godono da anni società evolute come quella francese, tedesca, belga, olandese, britannica, scandinava (per non parlare di quella americana), dove non a caso i costi sono sensibilmente inferior i. Noi italiani giungiamo buoni ultimi, impauriti e timorosi di confrontarci l'un l'altro esattamente come impaurite e avide di protezione è stata per cinquant'anni la quasi totalità delle grandi imprese, che preferivano la generosa tutela dello Stato e il sotterraneo protezionismo che esso garantiva invece della navigazione nel mare aperto dei mercati internazionali. In altre parole, una smaccata e rotonda paura di crescere. Non possiamo dire fin d'ora se tutte le privatizzazioni e le liberalizzazioni che il governo Prodi intende introdurre funzioneranno, né se i costi sociali (per quanto obbiettivamente non elevatissimi) saranno sopportabili. Certamente però quando la politica si occupa direttamente del cittadino raramente commette errore. Al massimo può correggere il tiro, ma l'intento è certamente lodevole. Al punto che l'opposizione stessa - al di là di certi guizzi neocorporativi che ben si comprendono - si vede ragionevolmente costretta a prendere atto che la strada imboccata è quella giusta. Riconoscerlo non è una debolezza. Del resto, non era forse nella corde stesse del centrodestra questa ventata neoliberista di cui il centrosinistra si è rapidamente (o astutamente) impossessato? - Tratto da: http://www.avvenire.it
Alberto Cecconi - La Compagnia di Assisi si è aggiudicata il titolo di campione regionale di tiro con la balestra antica da banco nella gare svoltesi nella piazza Martiri: hanno messo insieme ben 290 punti, tenendo a distanza Norcia fermata a 225 e Gualdo a 215. Gli assisiati si sono imposti anche nella prova individuale, il tiro sul tasso. A fregiarsi del titolo di campione umbro per il 2006 è Giuseppe Marini, presidente della Compagnia, che ha preceduto altri due balestrieri del suo sodalizio, Marino Fabretti e Giulio Mariani; a seguire gli altri ottanta tiratori. E’ mancata all’appuntamento regionale la compagnia di Amelia a causa di problemi sorti all’ultimo momento. La manifestazione gualdese è stata molto apprezzata da tutti i partecipanti, che hanno espresso vivi complimenti alla Compagnia Waldum, organizzatrice sotto l’egida della Litab, per la qualità dell’ospitalità, per il bellissimo “tasso” dipinto e per il nuovo bersaglio preparato dall’Ente Giochi delle Porte, per i premi in ceramica tradizionale. Prossimo appuntamento al 17 settembre a Terra del Sole per i campionati nazionali.
|