Nel 1940, il soldato gualdese Piero Guerra si trova nella caserma di Fano con l’amico Giacomo Santini di Roveto, pronti entrambi a partire per l’Albania. Noleggiano una bicicletta “tandem” per fare un giretto sul lungomare… pedalano fino a Gualdo! Ritornati in caserma, i due fuggiaschi gualdesi finiscono in prigione. Incontra in Grecia Renzo Megni: “Abbiamo fatto un complessino e suoniamo. Sai chi c'è alla chitarra? Memmo Cesari”. In Albania incrocia un altro gualdese: “Io so Vittorio Paoletti de la Capezza, me dicono Vittorietto, voe el pane?…Vittorio si allontanò verso i forni e poco dopo eccolo ricomparire con un gran sacco in spalla che buttò oltre la rete: Portetelo via subbito che l'ho fregato ntel mucchio”. Arriva l’8 settembre 1943: “ Chi ci chiama Badoglio, chi urla contro di noi, chi ci sputa addosso, siamo in Austria a Vienna. Ci spegniamo come candele, non parliamo più, non cantiamo più. Si parte per Monaco con un'ultima speranza: se da lì andremo a Innsbruk torneremo in Italia. Dopo Monaco una freccia indica Stoccarda; tutti ci siamo ammutoliti, afflitti, non abbiamo più guardato città, montagne, fiumi, panorami, non ci interessava più niente”. La vita in un campo di concentramento non ha certo bisogno di essere ricordata. Piero si salva accettando di aiutare lo sforzo bellico tedesco: “Una mattina si presentò al campo un signore distinto che aveva bisogno di una cinquantina di uomini per la sua fabbrica. Saputa la cosa ci presentiamo a lui di corsa e in un francese un po' maccheronico gli dicemmo che andavamo con lui. Fuori attendevano due camion, così siamo partiti”. Infine la liberazione e il ritorno a casa. Piero m’indica con orgoglio il suo computer: “Navigo, ho letto le storie su Allegracombriccola, quella di Gubbiotti, di Sinibaldi... tutte le ho lette. La mia storia è stata ricordata dall’Eco del Serrasanta una decina di anni fa, sarei contento se si potesse leggere sul sito”. Continua a ricordare: “Pesavo 85 chili, quando sono tornato ne pesavo 45”. Dico a Piero, scherzando: “Poteva andarle peggio, alcuni quando sono tornati, pesavano 25-30 chili”. Mi guarda triste: “Sì, ho visto anch’io tante persone ridotte a poco più di scheletri umani”. Piero racconta “dolcemente” la sua vita militare, rammentando gli amici gualdesi incontrati, le partitine a poker, gli scherzi, solo di rimbalzo ricorda altre situazioni drammatiche. Gli ho chiesto a bruciapelo: “Piero, due - tre parole per ricordare quei cinque anni”. Senza guardarmi, ha risposto: “La fame, chi non c’è più. Avrei tanto ancora da dire, quando torni ne parliamo”. Quello che ha voluto ricordare si può leggere online qui su “Allegra combriccola”.
Festa della Musica: Operamania. Percorsi nel mondo dell´Opera
Nel Salone di lettura, Sede di Via Balbi 3, 21 giugno 2010 h. 17:00 , in occasione della Festa della Musica, la Biblioteca Universitaria di Genova, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pasquale Anfossi presenta il libro Operamania. Percorsi nel mondo dell'Opera (Milano, Mimesis, c2009) di Marco Jacoviello, storico e saggista, docente a contratto di Metodologia dell'educazione musicale, Facoltà Scienze della formazione, Università LUMSA- Roma e collaboratore del Teatro Carlo Felice di Genova. Saranno presenti con l'autore, Edwin Rosasco, critico musicale de "Il Secolo XIX" e Nicolò Scialfa, Presidente Provinciale dell'Associazione Nazionale Presidi.
Recensione del Secolo XIX: Scopriamo l`opera lirica di GIORGIO DE MARTINO L`essenza della nostra civiltà è nella musica, e l`opera, fino al Novecento inoltrato, ha avuto la capacità di rappresentarla. Su questa ed altre verità riflette Marco Jacoviello, docente universitario, da oltre vent`anni collaboratore del "Carlo Felice" di Genova, nella sua recente pubblicazione "Operamania. Percorsi nel mondo dell`opera" (Mimesis edizioni, 238 pagine, 18 euro). Un gesto d`amore e un grido d`allarme, in punta di penna, da parte di un didatta che ha avvicinato alla lirica migliaia di ragazzi: c`è un patrimonio "a rischio", è il melodramma, prodotto culturale popolare che dovrebbe rappresentare il vertice del genio italiano, la nostra storia ed i valori e disvalori di quattro secoli, e che viceversa giace in una precarietà desolata grazie alla palese, aggressiva impreparazione degli amministratori, e grazie all`equivoco della logica di mercato, che insegue l`utile e penalizza le valenze culturali, estetiche e pedagogiche del teatro musicale. L`autore fissa su carta quanto propone da molti anni nei corsi sul melodramma dedicati agli insegnanti e tenuti al Carlo da Jacoviello Felice: forma di civiltà, rito collettivo in cui potersi riconoscere, "l`opera è poesia". E scandisce i tempi del vivere, "perché è costituita su una consapevolezza umana: l`insoddisfazione del linguaggio verbale, che non corrisponde all`intera portata della comunicazione, e che chiede alla musica di rappresentare il dinamismo degli affetti della vita". È quanto Jacoviello ribadisce, con lo slancio del cultore appassionato e la metodologia analitica dello studioso. Nell`humus personale d`una formazione filosofica, l`autore innesta i propri interessi musicologici realizzando otto percorsi d`approfondimento, attraverso altrettanti capitoli. Dal rapporto tra opera e società alla "fenomenologia della diva" dove è analizzato il senso del sacro che storicamente permea il melodramma, "quintessenza delle religioni senza dio", fino alla contaminazione "eccellente" tra melodramma e cinema, tra palcoscenico e pellicola. Un volume sapido, denso di contenuti ed impreziosito da una chiarezza espositiva che tradisce la pluridecennale esperienza nel mondo della scuola. Un libro per tutti, portatore d`un messaggio alla fine ottimista. In quanto, come sottolinea Marco Jacoviello, "in un mondo che naufraga per crisi finanziarie globalizzate, materialismi ostentati, la musica e l`opera attivano accanto alla seduzione della bellezza un grande motivo di speranza".
II Concorso Internazionale della Ceramica d'Arte, nato nel 1959 a Gualdo Tadino come rassegna dell'arte ceramica contemporanea, rappresenta forse la manifestazione che ha dato maggiore visibilità alla Città nella seconda metà del ventesimo secolo. II valore e la risonanza del concorso sono testimoniati dalle oltre 3000 opere esposte in 36 edizioni, che hanno visto la partecipazione di centinaia di artisti provenienti da più di 30 nazioni di tutti i continenti; in un periodo storico in cui la comunicazione non aveva quello straordinario mezzo che è oggi iternet, l'essere riusciti a coinvolgere centinaia di artisti, Iontani non solo geograficamente da Gualdo, è indice della competenza e degli sforzi appassionati degli organizzatori. Una idea della partecipazione corale della cittadinanza e dello sforzo economico organizzativo che ha comportato tale manifestazione può essere racchiusa in due numeri, oltre 2 milioni di euro, al valore attuale, i contributi erogati dagli enti istituzionali locali, regionali e nazionali dal 1959 ad oggi, più di 15.000 le ore dedicate all'organizzazione e gestione operativa da volontari, soci e non della Pro Tadmo. Il risultato di quest'impegno è stato l'acquisizione al patrimonio della città di oltre 200 opere di artisti di livello intemazionale, quali: Aligi Sassu, Dragoni Giovanni, Cipolla Salvatore, Kvetensky Vlastiml, ecc. Questo patrimonio purtroppo non solo non è stato sufficientemente valorizzalo con la nascita di una mostra/museo permanente, ma non è stato adeguatamente conservato e si sta progressivamente deteriorando, visto lo stalo attuale delle opere. Il Rotary Club di Gualdo Tadino si è fatto carico di un progetto operativo dal nome "Un Patrimonio da valorizzare" che si è sviluppato in più fasi nell'arco di tre anni e, come associazione attenta anche ai problemi locali, si è adoperata alla realizzazione delle prime fasi, lasciando l'ultima, quella della realizzazione del Museo, alla proprietà delle opere. l'obiettivo del progetto è stato quello di recuperare tutte le opere dei 37 concorsi, riunendole in un unico locale per la catalogazione, restaurandone oltre 50 tra quelle più o meno danneggiate, pubblicando quindi un opuscolo a testimonianza del lavoro svolto. La struttura organizzativa del progetto è stata affidata ai Presidenti del Rotary Club di Gualdo Tadino Ennio Abbati, Fabio Fazi, Gianluigi Guerra e Francesco Picchi che si sono succeduti dal 2007 al 2010, coadiuvati da altri soci che si sono alternati nei Comitati di lavoro. L'impegno del Rotary Club di Gualdo termina con questa fase, in occasione del trentennale dalla sua costituzione, con la riconsegna alla Pro Tadino e all'Ammistrazione Comunale di tutte le opere restaurate e catalogate. Il Rofary Club di Gualdo Tadmo, ha contribuito in modo determinante a restituire alla Città un patrimonio di arte, di tradizione e di storia e ad accrescere il fascino di un Concorso prestigioso di Ceramica contemporanea internazionale nato 51 anni fa. Ci auguriamo che tutto ciò possa essere uno stimolo alla creazione del MUSEO D'ARTE CERAMICA CONTEMPORANEA (la sigla poterebbe essere "MACC"), punto di riferimento per l'arte contemporanea con evidenti risvolti positivi in termini di economia e di turismo qualificato. Un particolare ringraziamento va alla Direzione della Pro Tadino e all'Amministrazione comunale per la loro disponiblità e atutti coloro che hanno dato il loro contributo alla realizzazione del progetto.
Francesco Picchi Presidente R.C. Gualdo Tadino anno 2OO9 - 2O1O
Programma del Convegno:
L'arte ceramica a Gualdo Tadino Innovazione e valorizzazione
sabato 5 giugno 2010
ore 11-12 – Visite guidate alle opere presso le sale del Centro Promozionale della Ceramica ore 13-15,00- Conviviale per soci, familiari ed ospiti. Ore 15,30-18,00- Convegno presso la sala della città (Rocca Flea) Interventi di saluto: Arch. Francesco Picchi, Presidente del Rotary Club Gualdo Tadino Dr. Ferruccio Giuseppe Squarcia, Governaore del Distretto 2090 Dr Roberto Morroni, sindaco di Gualdo Tadino Sen. Sandra Monacelli, assessore alla cultura Sig.ra Paola Moriconi, Presidente Pro Tadino Relazioni Prof. Ettore Sannipoli -(docente di Gubbio):“Il Concorso Internazionale, artisti italiani dall'informale alla nuova ricerca plastica ed oltre”. Prof. Rolando Giovannini- (di Faenza, artista di ceramica, noto studioso di arte ceramica, attualmente dirige l'Istituto d'arte Ballardini; ha partecipato come artista al Concorso Internazionale): “L'innovazione tra l'Arte e la cultura della ceramica”. Sig. Davide Servadei- (di Faenza; titolare della bottega d'arte ceramica Gatti che ha contribuito al rinnovamento della tradizione ceramica grazie alla sinergia con artisti contemporanei e istituzioni museali): “Il ruolo dll'innovazione in una bottega artigiana” Sig.ra Annamaria Lega-(di Faenza; coordinatrice sezione restauro e catalogo del Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza): “La conservazione delle collezioni ceramiche” Conclusioni Ing. Luciano Meccoli (coordinatore progetto di restauro)
Cinquanta anni portati benissimo, 1869 diplomati e un nutrito gruppo tra presidi, insegnanti e personale non docente. Questi i numeri del liceo scientifico Raffaele Casimiri che proprio ieri mattina ha festeggiato, al teatro don Bosco, i suoi primi cinquanta anni di attività. "Chi è liceale lo è per tutta la vita" potrebbe essere questo - facendo proprie le parole di Mario Donnini, giornalista ma sopratutto diplomato al Casimiri, che ha presentato la giornata - lo slogan della giornata che ha visto "rispondere all'appello" molti dei presidi e degli insegnanti che si sono susseguiti in questi anni di attività e gli studenti che si sono seduti sui banchi del Casimiri. É toccato a Tullia Maggini, attuale dirigente scolastico dell'istituto, ripercorrere la storia del Casimiri, non prima che il laboratorio musicale dell'istituto - che ha animato la mattinata - avesse eseguito una versione rock dell'inno nazionale. Il liceo Casimiri nasce nel 60-61 in alcuni locali della ex Gil, in viale don Bosco, in quella che diventerà la sua sede storica sino al 90-91 quando nasce il nuovo edificio. La prima trasformazione dal punto di vista didattico avvenne in quell'anno con l'avvio del liceo linguistico. Nel '94 viene accorpato al Casimiri l'istituto per geometri e nasce il laboratorio prove materiale. Nel '98 al Casimiri si aggiunge anche il professionale per il commercio, arrivando all'attuale assetto dell'istituto superiore. Ma sopratutto da parte della dirigente scolastica è stato sottolineato il forte legame tra la città e il "suo" liceo "che è stato punto di riferimento per la comunità gualdese e non solo". Inoltre Tullia Maggini ha sottolineato, ringraziandoli, gli sponsor che hanno reso possibile i festeggiamenti del cinquantenario, nonché i tanti che nel corso degli anni hanno sostenuto l'attività del liceo a iniziare dall'amministrazione comunale, quella provinciale e quella regionale. Alla dirigente scolastica poi il ricordo di chi non c'è più, tutti uniti nel nome di Marcella Monini, insegnante del Casimiri che perse la vita per salvare quella dei suoi figli. Il sindaco Morroni nel saluto ha sottolineato "le nozze d'oro" tra il liceo e la città. Una scuola, ha dichiarato il sindaco, che è un riferimento per la valorizzazione dei talenti, la crescita culturale della città e la formazione dei giovani, avendo formato tanta classe dirigente. Morroni ha anche lanciato una "sfida" per il futuro per una scuola che deve stare al passo con i tempi. Per l'occasione è stato anche realizzato un volume, presentato da due tra i curatori, i professori Rita Dionisi e Gianni Paoletti, che si sono avvalsi della collaborazione di Daniele Amoni e altri protagonisti di questi cinquanta anni per un libro con immagini, ricordi, testimonianze, e un annuario aggiornato. Sul palco inoltre si sono susseguiti con i loro ricordi numerosi presidi del Casimiri, a iniziare dal primo Marcello Fruttini, per seguire con Antonio Frillici, Giovanna Tittarelli, Licia Spedaletti Pagliacci e Vittorio Martiniello, con l'assessore provinciale alla Cultura, Donatella Porzi, che ha concluso gli interventi. (tratto dal Corriere dell'Umbria)
“Sulle orme del Santo Pellegrino”. Sabato e domenica prossimi due appuntamenti per celebrare la figura di San Pellegrino La figura del Santo Pellegrino sarà quest’anno celebrata, oltre che con la millenaria Festa del Pioppo, anche attraverso la presentazione di un libro e una camminata religioso-culturale sull’antica via percorsa dal Santo. L’iniziativa è stata promossa congiuntamente da Parrocchia di San Pellegrino, Associazione Maggiaioli e Comune di Gualdo Tadino. Sabato 1 maggio alle ore 16, presso la chiesa della frazione gualdese, Adelaide Trezzini presenterà il volume “San Pellegrino tra mito e storia”, dedicato ai luoghi di culto intitolati a “San Pellegrino”, che documenta scientificamente una lunga ricerca, iniziata per caso a Giornico sulla via francisca del S. Gottardo, per approdare a Auxerre e a Parigi e giungere lungo la Via Francigena a Viterbo, Roma, fino a Caltabellotta (Agrigento), toccando anche San Pellegrino di Gualdo Tadino, a cui sono dedicate diverse pagine. Il libro ricostruisce il grande mosaico “San Pellegrino”, dove ogni tassello (sedici luoghi in Europa descritti da autori vari) è costituito da una scheda che evidenzia caratteristiche comuni. Alla presentazione interverranno, oltre all’autrice, il sindaco di Gualdo Tadino, Roberto Morroni, il Prorettore dell’Università degli Studi di Perugia, Antonio Pieretti, il vicario episcopale per la cultura, monsignor Vittorio Peri, il presidente dell’Associazione Maggiaioli, Filippo Matarazzi, e la presidente del Comitato Festa Quinquennale, Maria Letizia Baldelli. Modererà gli interventi monsignor Luigi Merli, parroco della frazione gualdese. “Sulle orme del Santo Pellegrino” è invece il titolo della camminata religioso-culturale di cinque chilometri che si svolgerà domenica 2 maggio con partenza alle ore 8 da Caprara per giungere a San Pellegrino, seguendo l’antico itinerario percorso dal Santo. Si tratta di un appuntamento di notevole rilevanza, tanto da essere stato inserito anche nella Seconda Giornata Nazionale dei Cammini Francigeni.
Straordinario successo di pubblico sabato scorso alla presentazione della mostra e del volume "La Collezione Rubboli. Storia e arte dell'opificio gualdese di maioliche a lustro" che si è tenuta nell'aula magna della Facoltà di Agraria a Perugia. Oltre trecento persone hanno assistito alla presentazione del volume curato dalla dott.sa Marinella Caputo ed edito dalla Volumnia editrice, che è catalogo del costituendo Museo Rubboli, ed hanno poi visitato la mostra nei locali della "Galleria Tesori d'Arte" nel complesso di San Pietro che ospita la Fondazione per l'Istruzione Agraria in Perugia. L'incontro è stato introdotto e moderato da Franco Mezzanotte consigliere del la Fondazione per l'Istruzione Agraria in Perugia al quale è seguito l'intervento del Sindaco di Gualdo Tadino dott. Roberto Morroni che da un parte ha espresso il compiacimento suo e di tutta la città per la realizzazione di un nuovo tassello nella storia della ceramica gualdese e dall'altra ha evidenziato il ruolo centrale che il costituendo Museo Rubboli avrà nei progetti culturali dei prossimi anni. E' toccato poi al Prof. Antonio Pieretti, prorettore dell'Università degli Studi di Perugia nonché gualdese, illustrare il legame che da sempre unisce Gualdo Tadino con la ceramica a cui ha fatto seguito l'intervento di Emanuele Gaudenzi, uno dei maggiori esperti di ceramica italiana del '900, che ha incentrato il suo intervento sul ruolo di Paolo Rubboli come assoluto protagonista del panorama della maiolica artistica italiana dopo il 1860 esaltando poi il lavoro di conservazione e tutela della memoria portato avanti in questi anni dall'Associazione Rubboli. Infine Timothy Wilson ha fatto un excursus storico sulla ceramica umbra fino alla prima metà del 1800 e dei suoi legami con l'economia e la cultura di intere città come Deruta, Gubbio e Gualdo Tadino. Ha poi letto e commentato la lettera che Paolo Rubboli scrisse nel 1878. A causa della chiusura degli aeroporti inglesi dell'ultima settimana non è potuto intervenire di persona Alan Caiger Smith, unanimemente riconosciuto come il maggiore artista vivente del lustro a livello mondiale, che ha comunque inviato un suo toccante intervento letto dall'autrice del catalogo dott.sa Marinella Caputo. Ha chiuso i lavori Maurizio Tittarelli Rubboli, presidente dell'Associazione Rubboli, che ha incentrato il suo breve discorso sul progetto del Museo Rubboli che avrebbe già dovuto ospitare permanentemente la collezione esposta.
L’Associazione Culturale Rubboli comunica che il giorno 17 aprile alle ore 17 verrà presentata a Perugia, presso il Complesso monumentale di San Pietro – Galleria Tesori d’Arte – la mostra e il volume La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio di maioliche a lustro (a cura di Marinella Caputo, Volumnia Editrice). La collezione è formata da circa 120 manufatti in ceramica a lustro e policroma prodotti dalla manifattura Rubboli di Gualdo Tadino e da altri opifici ceramici di grande valore come Ginori, Miliani, Cantagalli, William de Morgan, Galileo Chini, La Salamandra ed Alan Caiger-Smith, che coprono un arco temporale che va dagli anni settanta dell’Ottocento ai giorni nostri. Il programma di inaugurazione prevede, presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria di Perugia, gli interventi del sindaco di Gualdo Tadino, Roberto Morroni, del prorettore dell’Università di Perugia, Antonio Pieretti, profondo conoscitore della tradizione ceramica di Gualdo Tadino, suo paese di origine e dello studioso faentino di ceramica italiana dell’Ottocento Emanuele Gaudenzi, forse il primo ricercatore ad intravedere in Paolo Rubboli uno dei nomi più importanti della maiolica italiana del XIX secolo. Concluderà gli interventi Timothy Wilson, conservatore delle Arti Occidentali dell’Ashmolean Museum dell’Università di Oxford, che presenterà il volume avendone curato anche la prefazione. Alan Caiger-Smith, uno dei più grandi ceramisti inglesi viventi ed è senz’altro il più grande esperto a livello mondiale della tecnica del lustro, ha confermato la sua presenza alla mostra e farà un breve intervento. L’incontro vedrà Franco Mezzanotte, consigliere della Fondazione per l’Istruzione Agraria in Perugia che ospita l’evento, come moderatore. La mostra è organizzata dalla Associazione Rubboli in collaborazione con la Fondazione per l’Istruzione Agraria di Perugia e con il patrocinio del comune di Gualdo Tadino, della Provincia di Perugia e della Regione Umbria, con il main sponsor di BancaEtruria. Rimarrà aperta fino al 6 giugno, per essere poi trasferita a Gualdo Tadino durante i mesi estivi.
Associazione Culturale Rubboli Via Giuseppe Discepoli, 16 – Gualdo Tadino (Pg) associazionerubboli@fastwebnet.it c.f. 92012880545 cell. 3392298013
Un altro piccolo contributo alla gualdesità da oggi è a disposizione della comunità: La Grande Guerra dei gualdesi, dei concittadini Fabbrizio e Mauro, lo potete trovare in tutte le edicole di Gualdo. Per volontà degli autori lo stesso verrà inserito integralmente ONLINE (tempi tecnici 1-2 settimane).
Questo volume ha la sua prima origine, il suo movente iniziale, nelle tracce lasciate dalla prima guerra mondiale in una tradizione orale domestica, in racconti, ancora fortemente intrisi di un coinvolgimento personale, sul destino di cari che a quel conflitto avevano preso parte. L’ambiente familiare e privato, quindi, è all’inizio di questa poderosa opera di scandaglio, che, col crescere e l’allargarsi dei materiali di archivio, ha finito col rappresentare una storia quanto mai collettiva. Con moltissima pazienza, con infinita passione, con sensibile accortezza e, soprattutto, col senso dell’obbligo morale della memoria, i due autori hanno cominciato, quindi, una fittissima attività di ricerca, tutta di prima mano, inedita, dando un contributo ragguardevole agli studi sulla storia gualdese in epoca contemporanea, nel cui ambito mancava proprio uno volume monografico sulla Grande Guerra. Essi hanno il merito, in altri termini, di aver colmato un vuoto, al quale, a quasi un secolo dalla fine di quel conflitto, si doveva porre rimedio. Fra le molte cose interessanti del libro vi è proprio la pittura perspicua di Gualdo Tadino nei primi anni del Novecento: un piccolo paese, quale non appare più a noi, una società prevalentemente contadina, che combatte con la penuria, che si affida alla radicata fede cattolica, che si arrangia come può. Un piccolo mondo antico, fatto di pane e lavoro: il binomio di una altrettanto piccola felicità, che la guerra intervenne a compromettere. La prima volta che ho sfogliato il volume (allora ancora in bozza), lo sguardo mi è caduto su una fotografia. Mostra la faccia di un “giovinetto del ‘99”, uno di quei diciottenni che, nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, furono richiamati alle armi. Quella faccia mi aveva impressionato. Anzi, di più, mi aveva turbato. Mi aveva turbato il pensiero abissale che vi possa essere stata un’epoca, non poi così lontana, in cui si poteva finire a diciotto anni in una guerra. Qualche tempo dopo comunicai quella sensazione, o almeno provai a farlo, parlando della prima guerra mondiale alle mie classi, che sono piene, naturalmente, di diciottenni: esuberanti, vitali, brillanti, ironici, commoventi e seccatori al tempo stesso, come gli studenti devono essere. Battaglie, nomi altisonanti, toponimi sconosciuti, descrizioni di passaggi politici e diplomatici: tutto questo difficilmente, nell’insegnamento della storia, si riesce a scardinare dalla grigia coltre di una sorta di archeologia polverosa. Ma quando ho fatto vedere quella faccia spaurita con un cognome così familiare scritto sotto, allora è successo qualcosa. L’attenzione, guadagnata prima solo come un interesse formale, neutro, di fronte alla storia percepita come la pura informazione su un passato che non riguarda più nessuno, quell’attenzione è diventata partecipazione. I colli si sono allungati, le mani hanno preso in mano quella foto portata in copia, come se si trattasse di maneggiare l’immagine di un bisnonno mai stato tale e mai conosciuto, di un lontanissimo parente, di qualcuno che aveva un che di familiare, per quanto vago e nebuloso. La storia, d’improvviso, era diventata affare attuale, urgente, quasi una questione personale. Il ragazzino, infatti, al fronte c’era morto, nel ’16 o nel ’17, non ricordo più. Una banale fotografia, scovata in qualche soffitta, aveva reso non retorica la convinzione che ricordare le guerre passate lo si deve anche perché non ce ne siano più. Pace, tolleranza, dialogo, da opache dichiarazioni di principio, di fronte a quella figura di un ragazzino spaventato dalla possibilità di non rivedere più le strade che noi, oggi, percorriamo tutti i giorni, diventavano esigenze, impegni da assumersi. Ricordare per fare, non ricordare e basta. Se la storia può avere un senso morale, un compito etico e civile, al di là del rispetto dovuto ai canoni della pura, e in sé autonoma, scientificità storiografica, sta in questo risvolto attivo che viene dal sapere. Diversamente, essa rimane archeologia. Bella, appassionante anche. Ma inutile.
Cesare Teobaldo Pimpinelli (Deruta 1909 - Gualdo Tadino 1991) "Ho avuto modo di apprezzarne in più occasioni le doti umane e professionali, a partire dalla mia frequentazione della fabbrica del Prof. Santarelli dove egli giunse dalla natia Deruta. Indole istintiva, cordialissimo con gli amici, ricordo ancora quel suo sguardo da cui trapelava vigore e genialità. Tipico esempio della "mobilità" dei ceramisti, venne a Gualdo dal centro che con Faenza è unanimemente considerato la patria della maiolica intorno al 1955. Nel 1903 fu istituita a Deruta la Scuola Comunale di Disegno per l'Arte Ceramica, diretta dapprima da Alfredo Santarelli, successivamente, dal 1907, da Alpinolo Magnini: una meritoria realtà di cui più tardi si giovò sicuramente anche il Pimpinelli. Da Deruta, dalla sua secolare, illustre tradizione, da Deruta protagonista con Gualdo, Gubbio, Orvieto del clima "storicistico" della ceramica umbra, Teobaldo ereditò il senso del buon disegno, dell'accuratezza della decorazione, ma eccezionalmente importante fu per lui l'aver guardato in gioventù alla produzione ceramica del russo David Zipirovic ..." è quanto scrive il Prof. Enzo Storelli nel catalogo della mostra in suo onore. Noi abbiamo voluto aggiungere alla lista dei libri consultabili online qui su Allegra combriccola questo catalogo che con le immagini dei dipinti e dei disegni ci fanno apprezzare e ricordare l'artista.
Gabriele D'Annunzio, un tipo che durante la Grande Guerra come apriva la bocca causava una strage, li chiamava con disprezzo "imboscati d'oltralpe" e le loro sofferenze sono un'infamia per la nostra Patria: sono gli italiani prigionieri di guerra internati nei campi tedeschi e austro-ungarici. La loro è una storia dolorosa, fatta di sofferenze e malattie; volutamente dimenticati dalla madrepatria 100.000 soldati italiani morirono di fame e di stenti nei campi di prigionia. “Imboscati d’oltralpe, voi non avete diritto alla gloria", scriveva il sommo poeta, bollando tutti i prigionieri come dei vigliacchi. E questo fu il timbro imposto ai prigionieri italiani. I prigionieri di guerra americani, francesi, inglesi ecc. ricevettero aiuti di ogni genere, mentre gli italiani vennero abbandonati a loro stessi. I nostri connazionali provarono a sopravvivere con la sola mezza gavetta di acqua tinta fornita dagli austriaci, affrontando i rigidissimi inverni con i poveri indumenti che vestivano al momento della cattura. Nonostante gli appelli della Croce Rossa, il Comando Supremo italiano non modificò la sua posizione. Un fatto è certo: “il Parlamento austriaco non sottovalutò l’eccessiva mortalità degli internati italiani tentando in qualche modo di porvi rimedio” (Fulvio Caputo), a conferma dell’enorme differenza di decessi degli italiani rispetto ai prigionieri degli altri paesi. “I prigionieri di guerra americani erano mantenuti dal loro governo con una larghezza principesca; gli inglesi ricevevano pure dal loro governo anche il superfluo ed erano vestiti e calzati a nuovo; i francesi avevano tutti, senza distinzione e fin dal primo giorno della cattura, pane biscottato in abbondanza e ricevevano gratuitamente indumenti e viveri a sufficienza da comitati vari. Noi italiani fummo invece abbandonati completamente a noi, ed il patrio governo che pur sapeva le condizioni nostre, non intervenne mai se non a nostro danno: censurò la posta con criteri bizantini, ne limitò l’invio a sole cartoline, impose limitazioni infinite e difficoltà burocratiche d’ogni specie all’invio dei pacchi, vietò la spedizione di generi indispensabili, e per lungo tempo lesinò perfino i mezzi di trasporto dei pacchi stessi”. (Bronzin Angelo, Memorie di prigionia, Vallardi, Milano, 1920) I prigionieri che riuscirono a sopravvivere, dopo il ritorno in Italia, dovettero subire l'umiliazione di interrogatori. Non era ormai opinione comune che fossero dei vigliacchi arresisi al nemico senza combattere? Quindi bisognava trattarli di conseguenza. Il tenente Davide Bandino, un laico salesiano che insegnava lettere e storia nell’istituto di Gualdo Tadino, nelle sue memorie “imboscati d’oltr’alpe” (Tipografia Renato Fruttini, Gualdo Tadino, 1929) esprime tutto il suo sdegno per il trattamento ricevuto dopo il ritorno in patria: “Basta così... del resto loro devono persuadersi, che essendo ex-prigionieri, devono viaggiare in tradotta e non sui treni ordinari, dove viaggiano le persone dabbene; escano!” “Signor Colonnello – gridai offeso sul mio onore – se io, se noi siamo stati prigionieri è stato per salvare la vita anche a lei; perche mentre lei con i suoi scappava terrorizzato davanti al nemico, noi con i nostri uomini combattevamo faccia a faccia contro lo straniero invadente…”. 11 gualdesi non sono tornati dai campi di prigionia e sono oggi sepolti in ben curati cimiteri militari e civili. Quello che segue è l’elenco dei nostri concittadini morti in prigionia e l’attuale luogo di sepoltura:
Paolo Matteucci, cimitero militare italiano di Salonicco, Grecia; Giovanni Passeri, cimitero militare italo-francese di Sofia, Bulgaria; Eugenio Maurizi e Nazzareno Cambiotti, cimitero militare italiano di Bielany, Polonia; Giuseppe Martini, civico cimitero di Josefov, Praga, Rep. Ceca; Cesare Saracini, Sacrario militare di Jindrichovice, Rep. Ceca; Augusto Galantini, civico cimitero di Hermagor, Carinzia, Austria; Sante Carpinelli, cimitero militare italiano di Stahsndorf, Berlino, Germania; Michele Finetti, cimitero militare italiano di Colonia, Germania; Asdrubale Sdrobolini, cimitero militare italiano di Mauthausen, Germania; Domenico Negozianti, cimitero militare italiano di Samorin, Slovacchia.
Anche le comitive che entrano “per caso”, curiose e allegre, in questi luoghi sacri, vengono ben presto prese da un sentimento di profonda commozione leggendo gli ormai sbiaditi foglietti lasciati dai parenti dei caduti: “Caro papà ti voglio tanto bene, anche se non ti ho mai conosciuto. Non sei mai tornato da me, ma tra poco verrò io da te”.
"Tra fantasia e realtà la battaglia di Tagina ha rappresentato per quasi quindici secoli l'evento storico di maggior rilievo fra quelli verificatisi, nella vallata di cui Gualdo Tadino è il baricentro e che fu conosciuta per lunghi secoli come «regio tadinatis» o regione di Tadino. Abbiamo detto tra fantasia e realtà perché in pratica l'evento verificatosi nell'anno 552 dopo Cristo, in uno dei periodi storici più avari di documentazione scritta e quindi di testimonianze e prove, è stato per molti secoli al centro di indagini storiche e storiografìche non sempre disinteressate ed attendibili, con il risultato che molte delle cose scritte hanno finito per diventare fantasiose argomentazioni che hanno distorto la realtà dei fatti. [...] taluni storici non hanno esitato a definire la «battaglia di Tagina» come uno degli eventi «che segnarono i fati d'Italia», determinando un ritardo millenario nell'unificazione della penisola". Quanto appena letto è ripreso dall'Introduzione dell'autore Valerio Anderlini al suo libro "La battaglia di Tagina" pubblicato nel 1985 e che abbiamo messo online per facilitare la divulgazione e la conoscenza di una parte di storia che "rappresenta uno di quegli eventi storici che hanno segnato le vicende dell'umanità ". Buona lettura.
Piazza Martiri della Libertà scritto da Mario Anderlini da oggi è possibile leggerlo online qui su Allegra combriccola. Il libro è il frutto di numerose interviste a persone che raccontano testimonianze dirette sui fatti accaduti in quel periodo e come ci ricorda l'autore: "Questo libro di testimonianze non ha la pretesa di dirimere alcunché del dibattito tra chi vorrebbe ridurre drasticamente i valori della Resistenza e coloro che ne fanno la base irrinunciabile della nostra democrazia. Con queste brevi memorie individuali ho creduto di poter valorizzare e diffondere - a mia volta ponendomi da una parte delle due interpretazioni - il patrimonio di idee e di esperienze della Resistenza al fine di portare un piccolo contributo al prosieguo della crescita civile del Paese, all'educazione dei più giovani che, a tutt'oggi, non trovano una trattazione sufficientemente articolata circa la Resistenza nei loro libri di storia. Non è casuale il richiamo (30 ottobre 2003) del presidente Carlo Azeglio Ciampi a rimediare a questo colpevole vuoto di storia nei testi scolastici. " Un altro pezzo delle memorie gualdesi è online ed è anche merito di Fabbrizio Bicchielli, validissimo collaboratore nel ricercare e suggerire aspetti e avvenimenti importanti della nostra storia cittadina, se tutto questo è possibile. Buona lettura.
Il ricordo… una brace viva sotto la cenere. Il ricordo alimenta di continuo il terreno dove trovano spazio gli interrogativi più profondi che turbano l’animo umano. Lo sa bene Franco Evangelisti: “Non credevo che sotto quella cenere abbandonata per anni, lì nel vecchio camino, ci fosse ancora brace viva per riscaldarmi. Ricordi ormai lontani. E' bastata una soffiata impetuosa, dovuta a tanti anni trascorsi, per renderla viva e farmi ritornare indietro negli anni, e ritrovare giornate belle e tristi!”. La famiglia Evangelisti è una delle tante famiglie sfollate dalle grandi città in cerca di condizioni di vita più tranquille; la famiglia parte da Roma dopo il bombardamento del quartiere San Lorenzo, dove avevano trovato la morte migliaia di civili. Dopo varie peripezie Franco (sei anni e mezzo) e la sua famiglia arrivano a Gualdo il 1° settembre del 1943. Sfollati a Gualdo Tadino è uno spaccato di vita quotidiana nella Gualdo del periodo bellico; durante la lettura ci si imbatte in piccoli errori che riguardano il nome esatto di una via o di questo o quel personaggio, però ugualmente identificabili. Franco oggi non è più uno sbarbatello e i suoi ricordi non sono pochi né di poco conto, ma quei mesi passati a Gualdo Tadino lo hanno profondamente segnato. Ricordi belli e brutti, a volte drammatici, indimenticabili. Quando è stato raggiunto telefonicamente per essere autorizzati a mettere online i suoi ricordi, Franco, dopo un attimo di smarrimento ha subito detto: “Ha letto la storia del ciabattino Antonio? Lo hanno preso proprio sotto la casa dove abitavo. Lo conoscevo bene, lo sa che è stato fucilato?”. Si, signor Franco, la conosciamo la storia di Antonio, la sua e di tanti altri, per fortuna ci sono persone come lei che ce la ricordano.
L'Accademia dei Romiti di Gualdo Tadino promuove la pubblicazione “Autori Gualdesi” nella quale saranno inseriti tutti coloro che nati a Gualdo oppure oggi residenti abbiano pubblicato opere a carattere divulgativo (letteratura, storia, filosofia, poesia, arte, fotografia, manualistica, scienza, medicina, ecc) di qualsiasi soggetto. Il volume, curato da Daniele Amoni e Valerio Anderlini, conterrà anche le tesi di laurea redatte dai gualdesi in cui si individuino chiaramente le tematiche riguardanti la città o il suo territorio nei vari secoli e in tutti i suoi aspetti. Si invitano pertanto tutti coloro che sono interessati all'iniziativa a mettersi in contatto con la redazione de Il nuovo Serrasanta o con i curatori della pubblicazione.
Dopo alcuni mesi di assenza, Il Nuovo Serrasanta, edito dall'Accademia dei Romiti, rispolvera la sua versione digitale. Ha una nuova veste anche se meno ricca di link e collegamenti. Non è suddiviso in pagine ma, uno di seguito all'altro, riporta tutti gli articoli e le foto presenti nella versione cartacea. Mantiene l'archivio di tutti i numeri usciti compresi quelli digitalizzati del suo glorioso predecessore Eco del Serrasanta edito dalla Pro Tadino. Il Nuovo Serrasanta digitale continuerà ad assolvere il ruolo di prezioso contenitore degli accadimenti gualdesi, offrendone la veloce consultazione online e conservandone la memoria storica. La scelta editoriale di pubblicare la versione online del mensile differita di un paio di settimane rispetto alla versione cartacea di sicuro rende meno allettante l'operazione ma, ciò nonostante, credo che fosse un dovere morale mantenerne la presenza in rete perchè il procedere lento della vita cittadina deve avere la testimonianza scritta dei fatti, accessibile a tutti e di facile consultazione. Bentornato Serrasanta!
Sabato pomeriggio, 19 dicembre, Brunello Castellani ha presentato il suo primo libro: “Con l'anima negli occhi: dove si parla di contadini, di socialisati e di innamorati”. Il prof. Gianni Paoletti ha fatto la relazione introduttiva, Mario Fioriti ha letto alcune pagine e poi c'è stato un interessante dibattito con interventi di presenti (una rimpatriata di socialisti tra i quali gli ex sindaci Bedini e Scassellati ed il sindaco attuale Morroni). Unanime il giudizio. E' un bel libro, poco più di 100 pagine intense e ben scritte che spaziano dall'infanzia di un bambino cresciuto in una famiglia contadina di Busche negli anni '50, ai suoi primi incontri con personaggi che hanno segnato la sua formazione e sensibilità politica (Nenni, Lombardi, Allende), allo smarrimento in una società odierna che ha perso gli antichi valori e sembra non essere in grado di proporne altri, alle storie di innamoramenti. La formula è quella di una corrispondenza epistolare tra il protagonista ( Castellani ha precisato che non si tratta di un vero e proprio diario personale, ma di storie anche personali che si intrecciano con altre storie) ed un suo maestro. Gli interventi hanno sottolineato le varie sollecitazioni: dai ricordi di una civiltà contadina che sembra lontana centinaia di anni e che invece appartiene soltanto a ieri, alle riflessioni politiche ed alle implicazioni intimistiche degli innamoramenti. Tuttavia non è stato nemmeno sfiorato un passaggio che occupa diverse pagine: la vicenda che ha per protagonista un bambino mai nato. Lei rivela di essere in cinta “ma stai tranquillo- dice- è un problema mio, me lo risolvo io”. Lui non ha il coraggio di opporsi e di discutere sulla possibilità di evitare l'aborto. Pagine che evocano da una parte una problematica mai risolta (“l'aborto è un problema solo della donna o è un problema della coppia?”, quando naturalmente la coppia esiste) e dall'altra la consapevolezza che per il protagonista del libro l'unico vero rimpianto non è un mondo contadino che non c'è più (al quale si può ritornare con i ricordi per coglierne i valori positivi), né un modo di concepire la politica che appartiene al passato (ogni epoca deve trovare la sua strada), ma quella mancanza di coraggio (più che comprensibile in un ragazzo) che gli ha negato la possibilità di diventare padre.
“Prima dell’assalto ti davano tutto il cognac che volevi, io non l’ho mai bevuto perchè ti rincoglioniva. Ti faceva passare la paura, ma poi non capivi più niente e uscivi dalla trincea gridando come un matto Savoia e crepavi. Dall’altra parte uscivano dalle trincee urlando Hurrà e crepavano anche loro. Adesso che è finita, bevo quanto me pare. Nun ve sta bene?” Questa era la consueta risposta, a chi lo sgridava perché “alticcio”, di Domenico Retini, classe 1898, che come tanti altri gualdesi ha conosciuto le trincee della Grande Guerra, combattendo con il 277° Reggimento Fanteria della Brigata Vicenza. Considerava imboscati tutti quelli che non avevano fatto la guerra e come tutti i reduci conviveva con il continuo ricordo della trincea: “Correvi verso la trincea nemica e le mitragliatrici ti falciavano, per riparo una buca o una pietra, poi di nuovo di corsa. Arrivavi ai reticolati e cominciava il tiro al piccione. Se eri fortunato raggiungevi la trincea nemica e cominciava la mischia. Bombardamento e contrattacco. Neanche il tempo di pensare che me l’ero scampata che arrivava l’ordine di avanzare verso l’altra trincea. Di nuovo all’attacco, di nuovo correndo in mezzo ad un casino che non capivi più niente, di nuovo il corpo a corpo”. L’assalto sulla Bainsizza, il 22 agosto 1917, era l’incubo ricorrente di Domenico, una data come tante altre nel mattatoio della Grande Guerra, quel giorno ha capito quanto valeva poco la sua vita, solo una serie di episodi fortunati ti permetteva di rimanere vivo: “Il 22 agosto, sulla Bainsizza, due assalti alla baionetta ce semo fatti, tornà vivi era solo una fecenna de fortuna, nel mio settore eriamo in 500, semo armasti in 75. E ce potea gì peggio…..”. Una grandinata o il rumore di un forte temporale lo portava di nuovo dentro la trincea: “Manco ve l’ammaginate i fischi degli scrappenel (Shrapnel, granate a frantumazione…) quanno arriaveno. Era come un miagolio continuo e un cigolamento de porte, ma forte, t’accucciavi e aspettae. Se eri fortunato, dopo l’esplosione t’alzae e annavi a vedè ta chi era toccato”. Per Domenico (come per tutti i fanti) il momento peggiore era quello che precedeva l'assalto. Molti scrivevano quella che ritenevano essere la loro ultima lettera, altri sgranavano il rosario, la maggior parte restava in silenzio. C’era anche chi scriveva sulla roccia. Tra i suoi ricordi, le centinaia d’incisioni che facevano i soldati: “Specie la sera prima dell’assalto c’era chi se mettea a piagne come un fio piccolo, chi pregava, chi smadonnava, e c’era chi se mettea a scrive su pe le rocce, se gli dicei che scrivea affà t’arisponnea che così gl'imboscati ce credono che semo morti sul serio. Quanno scriveano durante l’ozio ce se metteamo di buzzo bono”. Nella zona del Carso, dove ha combattuto Domenico, ci sono migliaia di testimonianze incise con le baionette sulle rocce prima di affrontare la morte. L'esergo di un libro di A. Scrimali, rende comprensibili le motivazioni delle incisioni: «Se un giorno gli uomini taceranno, se l’ingratitudine ucciderà ogni ricordo, grideranno le pietre».
"Dal Rio Secco al Rio delle Amazzoni, un secolo di missioni gualdesi in Brasile" di Valerio Anderlini, Pierluigi Gioia e Marta Ginettelli, edizioni Accademia dei Romiti.
Verrà presentato al pubblico martedì 8 dicembre prossimo, alle ore 16,00, presso la sala multimediale dell'Hotel Verde Soggiorno di Gualdo Tadino. Interverranno, oltre agli autori, S.E. mons. Sergio Goretti, vescovo emerito di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, il sindaco di Gualdo Tadino, dott. Roberto Morroni, don Angelo Moriconi, padre Mario e suor Maria Bernardetta Collarini e la prof.ssa Cristina Marcelli. Coordina il dott. Carlo Catanossi. Il ricavato della vendita del volume, edito in occasione del centenario della missione cappuccina in Amazzonia, verrà devoluto ad un progetto missionario, in favore delle popolazioni amazzoniche.
Il mese di dicembre giunge a conclusione il lavoro della Triennale della Ceramica organizzato dalla Pro Tadino. Uscirà infatti, a cura della Silvana Editoriale, nelle librerie il Catalogo della Triennale della Ceramica d'Arte Contemporanea di Gualdo Tadino 2009. La Casa Editrice ne curerà la diffusione e la vendita in Italia, presso le librerie Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli e nei bookshop museali, curerà altresì la promozione e distribuzione del volume nei canali librari all’estero. Questo libro raccoglie, le opere i saggi e le interviste realizzate per la Triennale che prosegue e ingloba la lunga attivita del Concorso Internazionale, storico evento organizzato fin dal 1959 dall'Associazione Pro Tadino. La soluzione organizzativa della Triennale ha visto un'intera città muoversi attorno a questo evento. Fondamentale è stato il ruolo della Tagina Ceramiche d'Arte che, oltre che offrire la sponsorizzazione per il Progetto Speciale realizzato da Bruna Esposito, si è impegnata, insieme alla ditta Viventi Rosmundo, nella realizzazione delle tre opere vincitrici del Concorso: Un tavolo, una sedia, un libro di Chiara Camoni, Case del popolo di Vincenzo Rusciano e Pilato's game” di Angelo Ricciardi. La sezione Disegno e Produzione e Tradizione contemporanea, ha svolto un ruolo di stimolo per le imprese artigiane del territorio, offrendo loro l'opportunità di rinnovare la produzione, ha messo infatti a disposizione delle aziende designer di qualità riconosciuta a livello nazionale e internazionale.
Il prossimo aggiornamento sarà quello definitivo ed essendo prevista anche una pubblicazione cartacea, la quale, a differenza della versione online non potrà, per ovvi motivi, essere modificata e integrata, si rinnova “l’appello” a tutti coloro che sono interessati a inviare foto, racconti, memorie e lettere, ricordando che per tale motivo possono utilizzare gli usuali indirizzi di Allegra Combriccola.