Di Riccardo (del 21/05/2013 @ 17:26:26, in - Acqua, linkato 98 volte)
L’amico Gianluca Graciolini se l’è presa a male per la mia breve nota di cronaca con la quale ho riportato un mio articolo del novembre 2009 (non ho fatto commenti di sorta) e sinceramente non capisco perché. Nel mio articolo precedente, partendo proprio da quanto scritto da Graciolini che riporto testualmente (“La Giunta - di Vicopisano- aveva infatti deliberato non solo che Acqua e Terme di Uliveto spa avrebbe dovuto pagare per l’acqua minerale che imbottiglia nella stabilimento di Uliveto Terme, ma ha anche stabilito un canone di 1,70 euro per mille litri d’ acqua, vicino al limite “massimo” individuato dalle legge regionale, che apre una finestra tra 0,5 e 2 euro per metro cubo”) avevo soltanto detto che sarebbe stato opportuno tirar fuori da qualche cassetto la proposta di legge regionale partita da Gualdo Tadino. Non ho molte qualità ma tra quelle che ho mi riconosco quella di saper leggere l’italiano e, da quanto riportato da Graciolini (non ho letto altro sulla materia in questa occasione), deduco che il punto di partenza sia la diversa legge regionale adottata dalla Toscana. L’aver ricordato che su questa materia nel 2009 c’è stata una proposta di legge (mai portata in discussione in consiglio regionale non so per responsabilità di chi) dell’allora capogruppo di Forza Italia Roberto Morroni è soltanto un esercizio di corretta informazione e lo avrei fatto anche se a presentare la legge fosse stato Graciolini e chiunque altro di qualsiasi altro partito (tra le poche altre qualità che mi riconosco c’è quella di separare la politica dall’informazione che mi sforzo di proporre nel modo più corretto possibile). Quanto alle altre considerazioni di Graciolini non spetta a me entrare nel merito perché appartengono alla sfera politica. Posso solo dire che quello sollevato dal capogruppo di Sel (cioè che la Rocchetta darebbe poco a Gualdo) è un problema che nella nostra città viene dibattuto da 20 anni e nessuna amministrazione (nemmeno quelle cui Graciolini ha preso parte direttamente come assessore) ne è venuta a capo. Suppongo che il comune di Vicopisano nella sua azione sia stato agevolato dalla diversa formulazione della legge regionale della Toscana e che, quindi, si debba andare in quella direzione. Se non va bene la proposta di legge Morroni se ne formuli un’altra più adeguata ma si vada sul concreto, perché altrimenti, chi legge, ci capisce sempre di meno.
GUALDO E ROCCHETTA, LA PAROLA MAGICA È "CONVENZIONE"
Ringraziamo Riccardo Serroni per l'attenzione prestata al nostro intervento sulla questione dei canoni di concessione e delle ricadute economiche che si dovrebbero garantire alla nostra Città dall'imbottigliamento a fini di sfruttamento commerciale della nostra acqua. La sua "interpretazione" resa sul più frequentato tra i blog cittadini è infatti viziata da molta confusione, da assenza di memoria storica rispetto a fatti peraltro molto recenti e da una scarsa conoscenza della realtà. Tale peccato d'origine che mai vorremmo pensare ispirato a malafede fa apparire la sua risposta più degna di una nota da addetto stampa del Sindaco Morroni che un contributo vero al confronto necessario per dirimere una volta per tutte l'annosa vertenza che ha così tanto fatto discutere la nostra comunità negli ultimi vent'anni. Diviene anzi l'esempio perfetto di come non ci si dovrebbe accostare alla materia e di come essa sia stata trattata molto velleitariamente e superficialmente nella nostra Città, per quanto sia stata oggetto di tante chiacchiere da bar, di tante polemiche giornalistiche ed altrettante scorribande elettorali, tanto da non far mai ottenere null'altro che un pugno di mosche. Nella risposta di Serroni, in questo suo malizioso ed entusiastico ricordo della proposta di legge regionale di iniziativa popolare agitata da Morroni a ridosso delle scorse elezioni amministrative casca dunque l'ennesimo asino. Innanzitutto sprovincializziamo un pò il confronto e sgombriamo il campo della discussione dalla confusione che si fa quando si innalza a "mito", peraltro solo gualdese, la legge regionale toscana cui si è ispirata la proposta Morroni e cui pare che l'amico Serroni sia tanto affezionato. Lo facciamo senza nulla togliere allo spirito giusto con cui essa fu sottoscritta dalle centinaia di gualdesi che desiderano maggiori ricadute dell'attività di Rocchetta per la nostra comunità. Basterebbe infatti andare sul posto od informarsi dei dati disponibili in rete o parlare direttamente coi Comuni toscani in cui insistono i prelievi e in cui sono ospiti le società di imbottigliamento per verificare quali siano stati gli effetti reali di quella legge. Noi l'abbiamo fatto e risparmiamo del tempo a chi lo volesse fare. Sul fronte enti locali versus imbottigliatori, la Toscana è infatti (quasi) l’ultima della classe: a quasi dieci anni dalla legge regionale che regola il settore, pochi Comuni hanno istituito un canone di concessione e poche aziende pagano per imbottigliare. Le insidie ed i rischi che avevamo individuato all'epoca della presentazione della proposta Morroni fatta propria dal PDL umbro, in Toscana si sono perciò verificati solo in parte, non certo in quella che riguarda i corrispettivi da destinare ai Comuni, senz'altro in quella che attiene la proliferazione delle concessioni. Anche in Toscana, infatti, la politica di PD, PDL e centristi vari, anche nelle propaggini di gran parte delle sue "classi" dirigenti locali si è mostrata in tutto subalterna agli interessi degli imbottigliatori e poco alle ragioni di cassa degli Enti locali o alle ricadute per le comunità. L'esempio di Vicopisano che dovrebbe servire da lezione a Gualdo non può dunque - e per niente - essere ascrivibile alle presunte mirabilie della legge regionale che la proposta Morroni vorrebbe trasferita anche all'Umbria. È, semmai, l'esatto contrario. Il Comune di Vicopisano nella sua vertenza con Acqua e Terme di Uliveto Spa ha infatti agito per ottenere di più di quello che già otteneva e quanto Gualdo non ha mai visto ottenere, non tanto in forza di una legge regionale dalle maglie larghissime e fatta apposta per giustificare il business dell'imbottigliamento con la monetizzazione di un bene comune, ma in ragione della normativa superiore e prevalente, in primis la Costituzione, ed in virtù delle convenzioni locali stipulate tra l'Ente locale e la società, appositamente stabilite perchè la comunità potesse veder garantite delle ricadute grazie proprio ai cosiddetti oneri diretti ed indiretti messi a carico dell'azienda. La prima stipula così come i rinnovi di quelle convenzioni sono del tutto indipendenti e precedenti alla legge regionale. Esse risalgono al 1997, al 2000 e al 2001, la legge regionale toscana è del 2003. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Ai ciechi e ai sordi di Gualdo vogliamo così ripetere le chiarissime ed inequivocabili parole del Tar toscano e soprattutto del Consiglio di Stato. Il Tar: “Il sistema normativo è esplicito nel distinguere il ‘canone di concessione’ dagli ‘oneri diretti e indiretti’ e per questo, in sede di conferma delle concessioni non era necessario provvedere a rideterminare l’ammontare degli ‘oneri diretti e indiretti’”. Il Consiglio di Stato: “L’acqua in sé è un bene comune, non una merce, e l’amministrazione ha il potere di esigere quel dato corrispettivo per l’uso speciale (o, come nella specie, per lo sfruttamento commerciale) del bene pubblico”. Di fronte a questi fatti - e a queste parole chiarissime - l'apologo di Serroni ha il valore di uno "speculum principis" ed è buono solo per un pò di propaganda, la stessa che per vent'anni si è agitata a Gualdo, con i tanti che sulla vicenda si sono masturbati senza mai arrivare al coito e al conseguente concepimento di un qualcosa che anche minimamente somigliasse a ciò che capita nella piccola città in cui ha sede la società sorella di Rocchetta. E di fronte ai fatti che sono intervenuti in Umbria successivamente alla presentazione della legge regionale di iniziativa popolare promossa dal PDL gualdese, l'arringa di Serroni non ha altro scopo se non quello di confondere, più o meno scientemente, le acque ed offuscare la verità che invece andrebbe minuziosamente ricordata per far capire bene a tutti chi ha la responsabilità principale di una giungla in cui le società di imbottigliamento continuano a fare affari succulenti a valere su un bene di tutti con ritorni ridicoli o nulli alle comunità e previo pagamento di canoni ingiustificabilmente esigui. Da allora, per ben due volte, infatti, il consiglio regionale dell'Umbria si è trovato a discutere e a pronunciarsi sulla materia, sempre grazie a delle proposte formulate dai gruppi di Rifondazione e dell'IDV. Relativamente alle acque minerali e termali e al settore delle attività estrattive (cave e miniere), si proponeva una riforma della fiscalità ambientale e dei diritti di concessione, prevedendo una crescita del gettito complessivamente introitato dalle casse regionali, ferma restando la concorrenzialità dei produttori umbri in termini di rapporto prezzo-qualità, e destinandolo in misura maggiore ai territori direttamente interessati dai prelievi. Per maggiore precisione e tanto per dare un'idea concreta di ciò che si discuteva, le proposte prevedevano il raddoppio dei canoni di concessione, con un prelievo pari a un millesimo di euro al litro nel caso delle acque minerali. In entrambi i casi PDL, PD e UDC hanno sempre votato contro, dimostrando chiaramente che quando si tratta di scegliere tra i diritti dei cittadini con le aspettative dei territori e il non disturbare le lobbies economiche, non indugiano quasi mai e si sentono a loro agio nello stringersi a sudditanza dei poteri forti, anche nel caso di una misura giustissima, minima e di buon senso di cifre ridicole assolutamente sostenibili per le società, proposta senza alcuna volontà di mettere in crisi il settore ma solo di commisurare l’importo che devono pagare queste aziende con quello che è l’impatto della loro attività sul territorio e far pagare la risorsa in base a quanto ne prelevano, come si fa con i tutti i cittadini e tutte le altre attività economiche, tra l'altro. Come risulta evidente, le chiacchiere stanno a zero: se il PDL avesse veramente voluto rispettare la volontà della sua proposta di legge di iniziativa popolare, poteva tranquillamente cominciare da qui, ovvero dalle uniche proposte concrete e più prossime allo spirito ed agli obiettivi per i quali i cittadini l'avevano sottoscritta. Non l'ha fatto, non l'ha fatto il PD e non l'ha fatto la Monacelli, preferendo sottostare ai diktat delle Associazioni degli industriali, nell'interesse di società anche multinazionali che il più delle volte, oltre a pagare un'inezia per delle concessioni quasi gratuite che troppo somigliano a delle vere e proprie predazioni, hanno sede altrove e altrove pagano le loro tasse. Alla luce di questi fatti, la proposta del PDL è una fregatura perfetta perchè è sì orientata a far gestire ai Comuni le concessioni, ma nell'attuale regime di fiscalità ambientale così come difeso da quell'inciucio, senza almeno raddoppiare i canoni, si destinerebbero loro solo degli spiccioli. Ed è una fregatura il richiamo che ad essa fa il Serroni perchè omette completamente e consapevolmente la portata aggiuntiva della Convenzione che nel caso di Vicopisano rende invece possibile dei proventi di gran lunga maggiori, senza perciò stramazzare al suolo un'azienda dai profitti milionari. Per chiarire meglio i termini della questione forniamo quest'ultima informazione. la Regione dell'Umbria ha recentemente diffuso i dati sul gettito annuale per essa derivante dai diritti di concessione: un milione e mezzo di euro di cui 100 mila destinati a tutti i Comuni in cui insistono i prelievi. Solo il piccolo Comune di Vicopisano, per il 2012, incasserà circa 650 mila euro tra il canone e gli oneri a carico dell'azienda stabiliti nelle convenzioni locali. Non sovviene un dubbio? Va infine precisato che tutto ciò avviene in un Paese come l'Italia, che vanta due discutibilissimi record assoluti: quello del consumo di acqua in bottiglia e quello della fiscalità di favore per chi imbottiglia. Al nostro Paese va infatti il triste primato di essere uno tra i primi al mondo per consumi di acqua in bottiglia e il primo in Europa. Record che incide non solo sulle tasche dei consumatori, che per bere acqua in bottiglia spendono in media 200 volte quello che pagherebbero utilizzando quella (indiscutibilmente buona) di rubinetto, ma anche su quelle delle Regioni che non applicano canoni di concessione adeguati, con il risultato che un bene prezioso e limitato come l’acqua viene venduto a prezzi stracciati dalle società imbottigliatrici, smentendo peraltro proprio quell'utilizzo "speciale" delle acque minerali cui rimanda la sentenza del Consiglio di Stato nel caso di Vicopisano ed in cui si dovrebbe limitare la loro produzione ed il loro consumo, senza considerare gli ingenti danni ambientali legati a questo business. Nel dossier recentemente prodotto da Legambiente e Altreconomia si legge: "le bottiglie di plastica da 1,5 litri impiegate sono oltre 6 miliardi, per un totale di 456mila tonnellate di petrolio utilizzato e oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 emesse per produrle. A questi numeri si deve aggiungere il fatto che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie viene avviato a riciclo, mentre i restanti due terzi continuano a finire in discarica, in un inceneritore o dispersa nell’ambiente. La grande maggioranza dei carichi, inoltre, continua a viaggiare su gomma, una della maggiori cause dell’ inquinamento atmosferico, con solo il 15% delle bottiglie di acqua minerale che viaggia su ferrovia. Questo vuol dire che una bottiglia d’acqua che proviene dalle Alpi per esempio, percorre oltre 1000 km per arrivare sulle tavole pugliesi, con consumi di carburante ed emissioni di sostanze inquinanti conseguenti. Nel 2011 il mercato delle acqua in bottiglia è aumentato, passando da 186 litri per abitante nel 2010 ai 188 nel 2011, con 12350 miliardi di litri d’acqua imbottigliati in Italia. Un giro d’affari che riguarda 168 società per 304 marche diverse di acqua in bottiglia, e un bilancio complessivo di 2,25 miliardi di euro." Di fronte ad una situazione in cui l’acqua è presente in quantità sempre più limitate, soprattutto quella di buona qualità che è sempre più rara, non possiamo permettere che ci siano delle società che prendano delle enormi quantità di questa acqua a prezzi ridicoli, per profitti ingentissimi. È per questo che una buona legge regionale di riordino della materia dovrebbe agire su due fronti: quello sì di una fiscalità più equanime, inasprendo finalmente i canoni di concessione, e di un maggior ritorno ai territori, ma anche quello di una moratoria per le concessioni e per i prelievi. Non va certo in questa direzione la proposta Morroni richiamata da Serroni e non sono andati in questa direzione gli atti concreti della forza politica da lui rappresentata. La realtà che abbiamo testè raccontato lo conferma senza timore di altre repliche o di ulteriori e fatue polemiche che servirebbero solo a prendere in giro i cittadini e a meno che gli interessi che si intendano realmente difendere non siano quelli di tutti, ma solo quelli di un'azienda che continua a prelevare con larghissime franchigie e senza alcun ritorno per Gualdo. Ora, per quanto riguarda i compiti della Regione noi abbiamo fatto la nostra parte e continueremo a farla, nell'attesa che tutte le altre forze politiche facciano altrettanto e legiferino secondo criteri di equità e di buon senso e coerentemente alle loro ricorrenti promesse. Ma questo non esime dall'affrontare la materia anche a livello locale, forti di quanto è successo nella cittadina toscana tra Comune ed Uliveto. La madre di tutte le battaglie gualdesi verrà vinta dall'alternativa popolare, civile e di sinistra, traendo umilmente insegnamento dall'esempio di Vicopisano. La parolina magica, la chiave di volta semplice semplice, per vincere questa battaglia è proprio Convenzione, quella che va sottoscritta tra la Città di Gualdo Tadino e Rocchetta Spa per garantire delle ricadute certe, stabili e continue per la nostra comunità. Sarà solo l'alternativa popolare, civile e di sinistra a rendere giustizia alle istanze più profonde di quei 3.458 gualdesi che in perfetta buona fede e per ragioni sacrosante misero la loro firma in calce alla proposta di legge del PDL, così incoerentemente disattesa nei fatti. La forza del diritto è proprio nella chiarezza e nella semplicità e non c'è niente di più chiaro, di più semplice - e di più immediatamente realizzabile - che l'affermare un sacrosanto principio di equità che pattuisca: tu prendi tot dalla Città, la Città si riprende tot da te. Questo è il principio che ha trovato conforto nella prorompente - ed inappellabile - sentenza del Consiglio di Stato nel caso Vicopisano/Uliveto. Questo va fatto e questo faremo. Tutto il resto continuerebbe a rappresentarsi in questa realtà: a Vicopisano, Comune e Acqua e Terme di Uliveto gestiscono insieme il Parco termale di Uliveto Terme; a Gualdo le Fonti della Rocchetta sono al degrado.
Di Riccardo (del 18/05/2013 @ 17:59:57, in - Acqua, linkato 301 volte)
La nota di Gianluca Graciolini inerente la decisione del comune di Vicopisano mi ha riportato alla memoria numerosi articoli che sull’argomento scrissi, come altri colleghi, fino al 2009. L’allora capogruppo di Forza Italia Roberto Morroni, infatti, aveva presentato una proposta di legge regionale per far adottare alla Regione Umbria la stessa normativa della Regione Toscana (con qualche variante) che ha consentito al comune di Vicopisano di far valere le proprie ragioni. Ecco ciò che scrissi sul Messaggero nel novembre 2009: “Gualdo Tadino 28/11/09 Riccardo Serroni Lunedì alle 10,30 il PDL di Gualdo Tadino depositerà presso la Sala delle Partecipazioni in Palazzo Donnini a Perugia le 3.000 firme necessarie a sostenere la proposta di legge regionale di iniziativa popolare per restituire ai comuni la competenza sulla gestione delle sorgenti di acque minerali. Il raggiungimento del traguardo è stato annunciato ufficialmente dal sindaco Roberto Morroni nel corso di una conferenza stampa. La proposta di legge era stata presentata da Morroni stesso, quale capogruppo di Forza Italia, al consiglio comunale di Gualdo Tadino nell'ultima riunione della passata legislatura, ma l'iniziativa era stata respinta dagli allora gruppi di maggioranza della sinistra e dai gruppi di opposizione Il Rosone e UDC. Morroni intraprese allora la strada della proposta di legge di iniziativa popolare ed oggi dichiara la sua soddisfazione :”Abbiamo superato in appena due mesi il quorum delle 3.000 firme necessarie, e lo abbiamo fatto soltanto a Gualdo Tadino, dove abbiamo raccolto 3.458 adesioni”. Visti i tempi, con il semestre bianco preelettorale alle porte, è quasi certo che della proposta di legge si occuperà il consiglio regionale che uscirà dalle urne nelle prossime elezioni di marzo. Essa prevede che le concessioni per i prelievi delle acque minerali siano concesse dai comuni dove insistono le sorgenti e non dalla Regione e che gli introiti derivanti dai canoni vadano direttamente nelle casse comunali, con una percentuale versata alla Regione per interventi di recupero ambientale e miglioramento del servizio idrico”. Insomma, per concludere, per agire come il comune di Vicopisano occorre innanzitutto una nuova legge regionale in materia di acque minerali ed il primo atto potrebbe essere proprio quello di far tirare fuori da qualche cassetto del consiglio regionale la proposta di legge, avanzata da Roberto Morroni e sottoscritta da 3000 firme nel 2009, che non è mai stata portata in discussione.
A Vicopisano, la cittadina toscana in cui ha sede Acqua e Terme di Uliveto Spa, l’azienda controllata insieme alla nostra Rocchetta da CoGeDi International Spa, nel giugno del 2011, ci fu una mezza rivoluzione. La Giunta aveva infatti deliberato non solo che Acqua e Terme di Uliveto spa avrebbe dovuto pagare per l’acqua minerale che imbottiglia nella stabilimento di Uliveto Terme, ma ha anche stabilito un canone di 1,70 euro per mille litri d’ acqua, vicino al limite “massimo” individuato dalle legge regionale, che apre una finestra tra 0,5 e 2 euro per metro cubo. L’azienda non è stata ovviamente d’accordo: nell’arco di un anno, però, prima il Tribunale amministrativo regionale della Toscana (il 15 marzo 2012), e poi il Consiglio di Stato (il 26 febbraio 2013) hanno respinto i suoi ricorsi. Queste le parole del Sindaco Juri Taglioli: “Comune e Acqua e Terme di Uliveto gestiscono insieme il Parco termale di Uliveto Terme, e i rapporti sono sempre stato sereni. Subito dopo la mia elezione, l’ente ha avviato un dialogo con l’ azienda, di fronte all’esigenza di applicare la legge regionale, alla cui elaborazione avevamo contribuito. Quand’è stato manifesto che Uliveto non aveva intenzione di giungere a un accordo, negando il pagamento di un canone di fascia medio alta, l’amministrazione comunale ha deciso di andare avanti. Dopo aver affidato un’analisi della qualità delle acque a uno dei massimi esperti italiani, il fisico Giorgio Temporelli, e forti anche di quanto l’azienda comunica nei suoi messaggi pubblicitari, abbiamo individuato il canone nella fascia alta della ‘forchetta’ lasciata aperta dalla legge regionale”. Gli avvocati di Acqua e Terme di Uliveto hanno presentato il (primo) ricorso al Tar perché le convenzioni firmate nel 1997, 2000 e 2001 tra azienda e Comune imponevano alla prima il pagamento di “oneri diretti e indiretti”, per 300 milioni di lire (rivalutati in circa 200mila euro), e sommando questi oneri e il canone di concessione avrebbe comportato lo “sforamento” dei 2 euro per metro cubo. Il giudizio del Tar, però, è stato secco: “Il sistema normativo è esplicito nel distinguere il ‘canone di concessione’ dagli ‘oneri diretti e indiretti’” e per questo “in sede di conferma delle concessioni” non era necessario “provvedere a rideterminare l’ammontare degli ‘oneri diretti e indiretti’”. Il canone è un’entrata provvidenziale per il bilancio del piccolo Comune toscano sofferente per i tagli e il Patto di stabilità ed è diventato un fattore di compensazione per continuare a garantire o addirittura migliorare i servizi pubblici essenziali da rendere ai cittadini. Nel 2012 Uliveto ha imbottigliato 260 milioni di metri cubi, e tra canone e oneri l’ente dovrebbe incassare circa 650mila euro. Poco meno rispetto all’anno precedente, dato che la produzione di acqua minerale è calata di 30mila metri cubi. Per il momento, nelle casse dell’ente sono entrati 415mila euro. Con una parte di queste risorse il Comune di Vicopisano (sette frazioni e 8.500 abitanti), che ha aderito alla strategia “Rifiuti zero”, ha potuto acquistare, per una spesa di circa 180mila euro, i contenitori per la raccolta “porta a porta” distribuiti a tutte le famiglie. Pur partita nell’estate 2012 il Comune ha in breve raggiunto una percentuale del 75% di raccolta differenziata. Come si vede, nella piccola città di Vicopisano le ricadute di un'attività che sfrutta un bene di tutti, il più prezioso, quale è l'acqua, sono molto concrete e, soprattutto, sono direttamente gestite dal Comune al quale giungono non solo i proventi da canone, ma anche le entrate derivanti da apposite convenzioni nelle quali sono stati stabiliti gli "oneri diretti ed indiretti" a carico della società di imbottigliamento. La sentenza del Consiglio di Stato pubblicata a fine marzo 2013 è stata ancora una volta inequivoca ed il suo senso è esplicito: l’acqua in sé è un bene comune, non una merce, e l’amministrazione ha il potere “di esigere quel dato corrispettivo per l’uso speciale (o, come nella specie, per lo sfruttamento commerciale) del bene pubblico”. Pur considerando le differenze delle leggi regionali che normano la materia dei canoni di concessione e delle loro modalità di riparto, indipendentemente da esse c'è un Comune che esige, fa di tutto per ottenere ed infine ottiene delle ricadute economiche certe dall'attività di sfruttamento commerciale dell'acqua svolta dalla società di imbottigliamento sorella di Rocchetta. Questa vicenda ci tocca da vicinissimo e da essa viene una lezione per la nostra Città. La sentenza del Consiglio di Stato sul contenzioso Vicopisano/Uliveto fa giurisprudenza e ha ovviamente un portato normativo nazionale. L'esempio della cittadina toscana non ci parla degli spiccioli che in via del tutto discrezionale Rocchetta immette annualmente nelle casse del nostro Ente Giochi de le Porte, né dei discutibilissimi laboratori didattici organizzati dal Museo Regionale dell'Emigrazione ancora una volta riproposti nel programma della seconda edizione di Umbria Water Festival, né delle sfilate delle miss, né delle provviste d'acqua gratuite o scontate concesse per sagre e manifestazioni varie. Parliamo di un gettito di risorse certo, continuo e stabile d'appannaggio del Comune e di ritorno a tutta la comunità in forma di servizi spesso essenziali ed altrimenti difficilmente esigibili con l'aria che tira di questi tempi. È questo l'esempio cui Gualdo dovrebbe ispirarsi per reimpostare radicalmente e più dignitosamente le sue relazioni con Rocchetta ed è questo l'approccio più giusto ed altrettanto dignitoso con cui qualsiasi Amministrazione comunale dovrebbe definitivamente rapportarsi all'annosa problematica che nella nostra Città vede una società imbottigliare e sfruttare commercialmente la nostra acqua senza tangibili ricadute sul territorio ed in favore di tutta la comunità. Le novità che provengono da Vicopisano confermano la necessità di una svolta. Nell'attesa che anche la Regione Umbria faccia la sua parte nell'aumentare finalmente i canoni di concessione e nel ripartirne i proventi in maniera più equa, per quelle città e quei territori più direttamente interessati dai prelievi, la sentenza su Uliveto del Consiglio di Stato ci apre definitivamente gli occhi e ci indica una strada. Una priorità dell'alternativa popolare, civile e di sinistra che stiamo preparando sarà proprio una convenzione con Rocchetta per stabilire a suo carico oneri e corrispettivi da far entrare annualmente e per tutta la durata della concessione nelle casse del Comune. Oggi, con quest'ultima sentenza del Consiglio di Stato, questo diventa possibile senza alcun tema di smentita, a suon di legge, e nessun altro indugio occorre per procedere alla radicale rivisitazione dei rapporti di Rocchetta con la nostra Città e la sua pubblica amministrazione. La convenzione sarà uno dei primi punti del programma con cui la Sinistra per Gualdo si presenterà al cospetto dei gualdesi.
UMBRA ACQUE S.p.A., struttura di gestione unitaria del Servizio Idrico Integrato nel Territorio dell’Ambito Territoriale Ottimale Umbria n. 1 e 2, informa la clientela interessata che nella notte fra Giovedì 09 e Venerdì 10 maggio 2013, dalle ore 22,00 alle ore 05,00 a causa di urgenti lavori di manutenzione straordinaria sulla rete idrica di distribuzione del comune di Gualdo Tadino, verrà sospesa l’erogazione idrica nelle seguenti vie:
via Storelli, via del Teatro, via Curiale, vicolo del Grillo, via Bonfigli, Corso Italia, via San Nicolò, via delle Fornaci, vicolo del Molino, via delle Fornaci, via Otello Sordi, largo Porta Romana, Zona Ospedale, Zona Ex-Monina, Zona Casa di Riposo, zona Giardini e rispettive vie limitrofe.
Si ricorda inoltre che al momento del ripristino del servizio, l’acqua potrebbe essere caratterizzata da piccoli fenomeni di torbidità o di opalescenza. In tal caso sarà sufficiente farla scorrere per breve tempo per eliminare l’inconveniente. Nel caso in cui il problema persista si prega di contattare la Società Umbra Acque SpA al n° verde 800250445 che provvederà a far intervenire i propri tecnici per i provvedimenti del caso.
Acqua: bollette fuorilegge. Il consiglio di stato boccia le bollette,aumenti non coerenti con risultato referendum. ORA I RIMBORSI.
Le bollette dell’acqua non rispettano la volontà espressa da 27 milioni di italiani con il referendum. In special modo perché c’è ancora la remunerazione del 7% del capitale bocciata dalla consultazione. Lo ha ribadito ieri il Consiglio di Stato confermando quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale:dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria,la remunerazione del capitale doveva cessare di essere calcolata in bolletta. 5 mesi di bollette da restituire in contanti
L’effetto concreto della decisione dei giudici sarà la restituzione agli utenti dei maggiori esborsi da loro pagati in bolletta dal 21 luglio al 31 dicembre dello stesso anno. La restituzione,secondo quanto stabilito dall’autorità per l’energia,non avverrà in forma di conguaglio in bolletta,bensì in forma di restituzione vera e propria.
Altri rimborsi per le fatture del 2012
Non è ancora finita,però. A non tornare sono anche i calcoli delle bollette emesse dal primo gennaio 2012 ad oggi. A partire da quella data bisogna rifare i conti attenedosi al nuovo regolamento tariffario ( che doveva tener conto dell’abrogazione dell’aumento del 7%) messo a punto sempre dall’Autorità. Ciò significa che la stessa Autority dovrà esaminare uno ad uno tutte le tariffe dei singoli gestori,verificare le eventuali discrepanze dal regolamento (cosa già fatta dalla nostra organizzazione in Umbria), e in questo caso stabilendo nuovi rimborsi in bolletta.
La Federonsumatori chiede alla Regione Umbria di convocare immediatamente un tavolo con i tre ATI ( in fase di superamento dalla riforma i discussione) per concordare in che modo i gestori procederanno nel quantificare e restituire utente per utente,la cifra da rendere.
Questa sentenza rafforza la necessità di rispettare il referendum del 2011 e delegittima le scelte che hanno guidato l’AEEG nella formulazione della nuova tariffa emessa un mese fa,in cui “ la remunerazione del capitale investito” veniva reintrodotta sotto mentite spoglie. Da Lunedì 11 febbraio 2013- a San Sisto ( Pg ) in via Gaetano Doninzetti n 59-( presso nuova sede Federconsumatori) ufficio dedicato a tutti i chiarimenti in merito. Oppure: federconsumatori.perugia@umbria.cgil.it alepetruzzi1956@gmail.com
La notizia dei 100 mila euro derivanti dalle concessioni di acque minerali da destinare ai Comuni Comuni di Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Città di Castello, Acquasparta, Cerreto di Spoleto e Parrano in cui ricadono le stesse elogiata su tutti i quotidiani potrebbe apparire rassicurate per molti lettori o molte “coscienze” ma non per il Comitato pro Acqua Gualdo. Riteniamo che un intervento sul sito Rocchetta sia necessario ma siano sbagliati i modi e i tempi perché le risorse in questione dovrebbe essere destinate a beneficio di tutto il territorio come la legge 22/2008 a cui i fondi fanno riferimento consente. Al comma 5 dell'art 29 della stessa legge si legge che a decorrere dall'esercizio 2010 il venti per cento dei diritti di cui ai commi 1 e 2 e' destinato alla salvaguardia e alla tutela delle risorse idriche, nonche' alla valorizzazione e all'eventuale riqualificazione ambientale dei territori interessati dalla coltivazione dell'acqua. Ci sarebbe il problema dell'accesso all'acqua pubblica ancora irrisolto per gli abitanti della frazione Cerasa e i problemi di fiumi e torrenti del territorio lasciati in un assurdo abbandono che tutti insieme nel complesso vanno a costituire quell'immenso patrimonio di Gualdo, definito come ecosistema idrico, a cui contribuiva un tempo anche il Torrente Feo ormai scomparso. I fondi non potevano essere impiegati anche per riqualificare questi ambienti Feo incluso? E le emergenze idriche a cui non si è sottratto nemmeno il nostro territorio non potrebbero essere fronteggiate anche con queste risorse? E rendere fruibili tutte le sorgenti e le fontane del territorio per il prelievo libero di acqua da parte dei cittadini non poteva essere un'altra buona ed originale idea di valorizzazione del territorio? L'area va recuperata, noi lo denunciamo da tempo e ci battiamo per questo arrivando perfino a contattare il Servizio Idrogeologico della Regione Umbria in prima persona a Giugno 2012. Ma sulla pericolosità della zona doveva essere realizzata, su precisazione del Servizio stesso in risposta alla nostra richiesta di informazioni sulla chiusura del sito, una carta di zonazione della pericolosità residua che metta in evidenza le aree con diverso grado di esposizione al pericolo di crollo e caduta massi. Inoltre aggiunge lo stesso Servizio che gli interventi da fare su siti di particolare interesse ambientale e culturale come quello rappresentato dal sito Rocchetta dovrebbero essere non solo di tipo risolutivo ma anche gestionale tale da non impedire la fruibilità del luogo. I fondi destinati pari a 16300 euri, come si può leggere dal sito della Regione Umbria, come si intende spenderli esattamente visto che la “Riqualificazione ambientale e la messa in sicurezza dell'area in cui sono presenti pozzi per l'emungimento di acque destinate al consumo umano” a cui si fa riferimento ci dice tutto e niente? Quali sono i pozzi di cui si parla? Una cifra così esigua può bastare a mettere tutto in sicurezza visto che proprio la mancanza di fondi ha causato la chiusura del sito in attesa di interventi risolutivi da parte della Regione? E la nota azienda quando intende restituire al territorio quanto di ingente ha sottratto in tantissimi anni? Non potrebbe predisporre una cifra molto più consistente e recuperare il sito Rocchetta e lo scomparso torrente Feo visto che ci sono i suoi pozzi da cui trae i suoi enormi introiti economici in questa area? Non era obbligo dell'amministrazione pretendere un tale intervento da parte dell'azienda in cambio della nostra ospitalità come accade in altri Comuni dove le aziende imbottigliatrici ristrutturano addirittura le strade? Ecco come cittadini vorremo conoscere esattamente i piani dell'amministrazione ma soprattutto lo pretendiamo come Comitato promotore, da sempre, del recupero della Rocchetta. C'è da precisare infatti, che questo contributo è stato approvato per la richiesta fatta dal Comune come si può leggere dal sito ufficiale della Regione Umbria in cui si precisa che “sono stati ripartiti 100mila euro sulla base delle domande e degli studi di fattibilità presentati dai Comuni”. Il Comune di Gualdo Tadino per l'intervento di Riqualificazione ambientale e la messa in sicurezza dell'area in cui sono presenti pozzi per l'emungimento di acque destinate al consumo umano ha chiesto un contributo di 20000 euro di cui è stato concesso 16300 euro. Ma il Comitato vuole anche sottolineare che, da sempre, rivendica la restituzione delle risorse economiche alla cittadinanza provenienti dallo sfruttamento dell'acqua e che non è affare solo di questi giorni. Tra l'altro, altre vicende recenti legate alla ricostituzione della Comunanza Agraria “Appennino Gualdese”, soppressa nel '76, hanno confermato come alla cittadinanza sono stati ingiustamente sottratti almeno 113.098.140 euro da corrispondere alla Comunanza stessa se fosse stata mantenuta al suo legittimo posto di gestione degli usi civici. Come può una cifra di 16300 euro, rispetto a quanto sottratto in questi anni, sollevare tanto clamore e soddisfazione anche ribadendo che si può fare di più? Il Comitato pro Acqua Gualdo lo dice da anni che si deve fare di più, perché le risorse economiche provenienti dallo sfruttamento della nostra acqua ci sono, soltanto che non arrivano mai alla cittadinanza. Pensiamo solo come, in questi momenti di crisi economica, queste risorse avrebbero potuto sollevare una situazione difficile ed impedire la solita pressione fiscale sui cittadini. Non ci accontenteremo, come al solito, di queste piccole e ridicole soluzioni ma approfondiremo tutto ciò che può portare a restituire a Gualdo i suoi luoghi più belli e le sue preziose risorse naturali e rivendicheremo la restituzione di somme molto più ingenti per salvaguardare il territorio depredato di Gualdo Tadino. Faremo insomma, il nostro solito lavoro, concreto e schietto, di vigilanza e difesa, tutto il resto sono per il Comitato solo chiacchiere e inaccettabili “contentini”.
I contributi assegnati per complessivi centomila euro dalla Regione Umbria ai Comuni di Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Città di Castello, Acquasparta, Cerreto di Spoleto e Parrano, nei cui territori ricadono concessioni di acque minerali o termali, sono un fatto positivo, ma devono rappresentare soltanto un primo passo verso una destinazione di risorse ben più cospicua. La Regione Umbria, infatti, grazie ai canoni di concessione, ha incassato nell'anno 2012 un milione e mezzo di euro e soltanto un quindicesimo di tale somma è stato destinato ai Comuni al fine di effettuare interventi di tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio idropotabile. In particolare vale la pena ricordare, in questa sede, come il parco della sorgente Rocchetta nel territorio di Gualdo Tadino, una delle oasi più belle e caratteristiche della regione, in seguito ai terremoti del 1997 e 1998 che hanno causato un pericolo di caduta massi, risulti ad oggi interdetta all'accesso di persone e mezzi, comportando anche la chiusura di una avviata attività commerciale. La Regione, che tramite il proprio servizio idrogeologico e sismico ha catalogato quella zona come “a rischio frana molto elevato” portando ai conseguenti provvedimenti di chiusura, dovrebbe attingere proprio alle cospicue risorse provenienti dai canoni di concessione per mettere in sicurezza l'area, permettendo così a cittadini e ai tanti turisti di tornare a fruire di una delle zone più suggestive e incontaminate dell'Umbria.
ENNESIMA ED IMPORTANTE VITTORIA DI TUTTA LA POPOLAZIONE!!!
Il Comitato Pro Acqua Gualdo annuncia con estremo orgoglio il positivo esito della procedura intavolata unitamente ad altre associazioni dei consumatori, per far dichiarare la vessatorietà delle clausole di cui agli art. 21 e 21bis del Regolamento del Servizio Idrico Integrato nell’Ati n. 1 e 2 inserite nei contratti stipulati con la società Umbra Acque Spa. Con il supporto del proprio legale il Comitato ha proposto tutte le argomentazioni giuridiche a supporto della procedura di verifica della vessatorietà delle norme regolamentari e delle clausole contrattuali che disponevano e prevedevano la possibilità di adeguamento del Deposito Cauzionale e la possibilità di richiesta nel medesimo in caso di semplice ritardo nel pagamento della bolletta da parte dell’utente. L’utente veniva bollato come soggetto moroso, anche in caso di semplice ritardo nel pagamento di una sola bolletta. Bastava pagare in ritardo una bolletta in un biennio per vedersi addebitato in fattura l’adeguamento del Deposito Cauzionale, che ad oggi è di circa €80,00. La Commissione per la Regolamentazione del Mercato costituita presso la Camera di Commercio di Perugia accogliendo anche le argomentazioni proposte dal Comitato Pro Acqua Gualdo, con parere motivato ha stabilito che gli art. 21 e 21bis del Regolamento del Servizio Idrico (parti integranti del rapporto contrattuale che ogni singolo utente intrattiene con Umbra Acque Spa), sono disposizioni che costituiscono clausole vessatorie in quanto in contrasto con l’art. 33 comma 2° lettere f) ,m),o) r), t) del Codice del Consumo. In sintesi la Commissione ha ritenuto l’importo del Deposito Cauzionale così come richiesto manifestamente eccessivo, comportando l’aumento del prezzo del bene e del servizio senza che il consumatore potesse recedere dal contratto. La vessatorietà è stata dichiarata anche in relazione agli art. 154 e 155 del Dlgs n.152/2006, in quanto la tariffa deve coprire i costi del servizio. Il Deposito Cauzionale non essendo una voce di tariffa, così com’era concepito nel Regolamento del Servizio Idrico, era divenuto invece vera e propria voce di tariffa del Servizio stesso. Le clausole contrattuali che prevedevano l’adeguamento del Deposito Cauzionale sono pertanto illegittime, quindi non applicabili agli utenti del Servizio Idrico Integrato. Pertanto l’adeguamento del Deposito Cauzionale sin’ora richiesto in caso di semplice ritardo nel pagamento, non è dovuto a Umbra Acque Spa. La Commissione per la Regolazione del Mercato ha già intimato alla società Umbra Acque Spa di provvedere ad adottare tutte le misure per adeguarsi alla predetta pronuncia. In momenti di grande difficoltà di sicuro questo è un bel segnale per tutti noi utenti,e di certo non finisce qui...
Il gruppo subacquei A.S.D. Poseidon, attivo a Gualdo Tadino dal 2006, con l'intento di espandere la propria attività non solo in ambito ricreativo ma anche attraverso iniziative di carattere esplorativo e culturale, mettendo a disposizione la propria esperienza e competenza, intende eseguire l'esplorazione della vasca di raccolta acque presente all'interno della Rocca Flea. Questo genere di attività, non nuovo per alcuni dei nostri associati, ha valenza sia sotto il profilo idraulico e scientifico, al fine di valutare lo stato di consistenza e conservazione del manufatto, sia sotto il profilo culturale in quanto trattasi di novità assoluta a Gualdo Tadino, l'esplorazione di antichi manufatti interrati con presenza di acqua; dai dati rilevati potranno emergere maggiori informazioni riguardo l'utilizzo passato della vasca, la provenienza delle acque ed i collegamenti idrici. L'ispezione verrà effettuata da sub e speleosub esperti, dotati della competenza e dell'attrezzatura necessaria per poter effettuare le operazioni in sicurezza.
Le immagini della spettacolare esplorazione verranno trasmesse su maxischermo sabato 25 agosto durante la NOTTE BIANCA DELLO SPORT, presso il nostro Stand in Piazza Soprammuro.
Lo Staff dell'ASD Poseidon impiegato nell'attività di esplorazione sarà il seguente:
Staff tecnico:
• Istruttore Speleosub Emanuele Beddoni (Coordinatore) • Instructor Trainer Francesco Maria Cantoni • Open Water Instructor Massimo Graziano Farana • Dive Master Paolo Speziali
Supporto logistico:
• Massimo Passeri • Enrico Bazzucchi • Andrea Castellani
da un primo rilevamento visivo della vasca, si desumono le dimensioni di circa 30-40 mq. e 6-7 mt. di altezza; l'accesso è permesso attraverso una bocca a cielo aperto, si rileva la presenza di acqua limpida (probabilmente acqua di falda) il cui livello è stimabile intorno ai mt. 2.00 max. Le operazioni da eseguire saranno le seguenti:
– preparazione accesso previo smontaggio grata metallica di protezione e montaggio struttura provvisoria per ingresso al pozzo; – interventi di manutenzione ordinaria (eventuale pulizia del fondo e sostituzione corpi illuminanti) – rilievo e misurazione del vano vasca; – rilievo fotografico e video riprese; – verifica presenza cunicoli e canali; – analisi acqua.
PROGRAMMA: VENERDI 24 agosto 2012 – preparazione della struttura di supporto per l'accesso al pozzo;
SABATO 25 agosto 2012 – ore 9.00 inizio delle operazioni preparatorie con assemblaggio attrezzatura e preparazione dei sub; – ore 10.30 ingresso all'interno del pozzo e svolgimento delle attività previste; – ore 12.00 conclusione delle attività; – dalle ore 21.00 trasmissione delle riprese video dell'esplorazione su maxischermo durante la NOTTE BIANCA DELLO SPORT, presso il nostro Stand in Piazza Soprammuro.
Presso il Comune di Gualdo Tadino, si è tenuto un incontro tra il Sindaco Roberto Morroni, il Vicesindaco Erminio Fofi e l’Ing. Marino Burini di Umbra Acque Spa per fare il punto sulla situazione idrica della zona di Gualdo Tadino. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle verifiche in corso già da alcuni mesi per monitorare periodicamente l’andamento nel territorio. Dalla riunione, in cui sono stati analizzati i dati tecnici forniti dall’Ing. Burini, è emerso che al momento non si ravvisano particolari criticità tali da giustificare l’adozione di provvedimenti finalizzati al contenimento dei consumi. Il rifornimento idrico della città, allo stato attuale, resta garantito dall’uso esclusivo delle sorgenti, seppure in sofferenza. Ciò nonostante, vista la scarsa piovosità degli ultimi mesi, si raccomanda alla popolazione di fare un uso oculato della risorsa idrica, fermo restando che nel prossimo futuro - con l’eventuale prolungarsi del periodo di siccità - potrebbe rendersi necessaria l’adozione di specifiche ordinanze al fine di limitare e controllare i consumi.
Di Riccardo (del 19/05/2012 @ 18:03:11, in - Acqua, linkato 656 volte)
La Rocchetta, intesa come azienda che imbottiglia l’acqua minerale, è il male assoluto? Il dubbio mi gironzola in testa dopo aver letto il comunicato stampa di Gianluca Graciolini contro il concorso “Il pensiero liquido” (e dopo la nuova polemica insorta per “Umbria water festival”). Leggo testualmente: “Siamo allora in presenza di un fatto grave che pone una serie di interrogativi pesanti e lascia esterrefatto il buon senso di chiunque abbia ancora un briciolo di buona fede. Educare sull'acqua, educare alla cultura dell'acqua, educare alla tutela ambientale contro gli sprechi e farlo scegliendosi come consulente un'azienda che imbottiglia acque minerali è come mettere una volpe affamata nel pollaio più affollato”. Al concorso hanno partecipato molte scuole di ogni parte d’Italia. Tra i vincitori una scuola Montessori di Bergamo, un istituto comprensivo di Bergamo ed un Liceo Artistico di Bergamo. Poi ho anche fatto mente locale e mi sono ricordato che anche con la mia scuola in due progetti diversi ed in anni diversi abbiamo affrontato la problematica dell’acqua e tra le attività abbiamo previsto una visita alla Rocchetta spa. Siamo tutti docenti incoscienti e sconsiderati? Beh, io credo proprio di no. Anzitutto approfondiamo il concetto su che cosa è un progetto didattico (che non è un progetto di indottrinamento). Fare un progetto didattico significa analizzare la realtà in tutti i suoi aspetti. Affrontare un tema come l’acqua implica una serie di approfondimenti e problematiche di carattere storico, scientifico, economico, sociale ed ambientale. Nel ciclo dell’acqua un anello della catena è sicuramente l’utilizzo che se ne fa e l’anello “utilizzo” ha molteplici diramazioni: l’acquedotto pubblico che porta l’acqua nelle case, l’irrigazione, l’uso industriale nelle aziende, le piscine… e l’imbottigliamento. Che vogliamo fare? Per un pregiudizio ideologico bypassiamo l’ultimo anello e facciamo finta che gli stabilimenti di imbottigliamento non esistono? Se facessimo questa operazione elusiva non saremmo buoni insegnanti. I ragazzi devono conoscere la realtà nella sua interezza. Poi, su alcuni aspetti di questa realtà, si possono anche far emergere delle valutazioni critiche. Ma separare i fatti dalle opinioni è l’abc di una buona informazione ed educazione. Quindi far prendere coscienza ai ragazzi di una realtà economica come quella dello stabilimento che imbottiglia l’acqua è un processo didattico positivo, perché evidenzia una realtà tecnologica e fa capire agli studenti come funzionano le cose. Poi su di essa si può riflettere criticamente per l’opportunità o meno, le condizioni di lavoro, e così via. E’ la stessa valenza di una visita ad un’azienda che produce ceramica se il tema della ricerca è la maiolica. Né, d’altra parte, educare i bambini a non sprecare l’acqua del rubinetto con alcuni piccoli accorgimenti non significa educarli all’acquisto di acqua minerale. Siamo su due piani diversi. Concordo con quanti invitano a bere l’acqua del rubinetto piuttosto che servirsi dell’acqua in bottiglia. Io stesso, a casa mia, non faccio mai uso di acqua imbottigliata. Ma vi assicuro che in certe realtà l’acqua dell’acquedotto, pur batteriologicamente pura, è imbevibile al gusto (spesso per la presenza eccessiva di cloro) Altro tema: l’imbottigliamento dell’acqua è di per sé un processo criminale? L’azienda che imbottiglia l’acqua è un cancro sociale ed ambientale? Io credo assolutamente di no. Prendiamo ad esempio la Rocchetta spa. Quest’azienda è sul mercato come tante altre aziende che fanno lo stesso lavoro. Imbottiglia l’acqua grazie ad una convenzione con la Regione (tra l’altro firmata da una giunta di sinistra). Secondo questa convenzione può utilizzare 13 litri di acqua al secondo. Vale a dire quasi quanto la perdita dell’acquedotto comunale riscontrata nella sola frazione di Cerqueto. Cosa facciamo? Facciamo la guerra a tutte le aziende che imbottigliano l’acqua per farle chiudere? E tutti quei bar, ristoranti o famiglie che acquistano l’acqua minerale come si dovranno comportare? Dovranno servire acqua del rubinetto anche se al palato fa schifo? E dai bar, ristoranti, esercizi commerciali dovremo far sparire gassose, bottiglie di te, aranciate e quant’altro? E ancora. Tutte le maestranze che lavorano con gli stabilimenti che imbottigliano acqua e che producono bibite le mandiamo a casa? Come camperanno? Con gli ammortizzatori sociali? C’è qualcosa che non mi torna in questo ragionamento. Più ci penso e più c’è qualcosa che non mi quadra. Altra cosa è la riflessione sul ritorno economico per il territorio, sui controlli per verificare l’effettivo consumo (per la Rocchetta ci è stato detto che non mancano, essendo periodici ed anche a sorpresa), sulla opportunità o meno di ampliare la concessione (perfettamente legittima la battaglia del Comitato per la difesa del rio Fergia). Altra cosa ancora è la speculazione sull’acqua dei rubinetti (questa sì una privatizzazione sulle nostre spalle) con la battaglia per l’acqua pubblica che approvo in pieno. Infine il divieto di stazionamento nell’area dell’oasi della Rocchetta per il pericolo di caduta massi. Quando passo a piedi per la valle del Fonno anche io penso che la precauzione sia forse eccessiva. Poi ricordo che un escursionista gualdese, l’anno scorso, percorrendo a piedi le gole del Fiastrone, è dovuto andare al pronto soccorso di Camerino con un taglio sulla testa (8 punti di sutura, mi pare) perché gli era caduto un sasso sul capo. Ed allora concludo che una precauzione in più è sempre meglio di una in meno. Quello che mi sembra al di fuori di ogni logica è il pensare che il provvedimento sia in realtà un favore alla Rocchetta spa. Non ne vedo il motivo. Quali vantaggi ha la Rocchetta se l’area della sorgente è interdetta ai visitatori? Chi deve fare la sua parte, a questo punto, credo che sia la Regione con alcuni atti indispensabili: delimitare le aree di rischio e valutare per ogni area il livello di rischio così da poter riaprire la possibilità di stazionamento almeno in alcuni punti.
Umbria Water Festival - NO alla mercificazione dell’acqua - SIT-IN di protesta a GAIFANA
Sabato 19 maggio 2012 ore 16.00
Il comitato Difesa del Rio Fergia, denuncia la sudditanza delle Amministrazioni - Regione in testa -Provincie e tanti Enti, ad una ipotesi di sviluppo della nostra terra basata sulla mercificazione della risorsa e che tra l’altro lamentano scarsità di risorse per la cultura, per assistenza ….- ma finanziano una iniziativa privata come Umbria Water Festival .
“L’acqua è un’opportunità per lo sviluppo e l’occupazione “ … così oggi molti amministratori sulla stampa locale. Peccato che girando pagina del giornale si può trovare la notizia che il più grosso sponsor della manifestazione .. E. ON presente in Umbria anche con lo sfruttamento delle acque con una centrale idroelettrica nel ternano,annunci la volontà di licenziare cinquanta addetti . questo sviluppo non lo vogliamo.
La manifestazione umilia e non rispetta i Cittadini Umbri che al referendum si sono espressi chiaramente per l’acqua pubblica.
E’ veramente ridicolo vedere tanti amministratori e politici locali congratularsi con la neo Ministra Francese Aurèlie FILIPPETTI perché legata alla nostra regione. Ma sanno lor signori che Parigi la gestione dell’acqua è tornata pubblica grazie anche alla volontà di Aurèlie FILIPPETTI che come capogruppo in consiglio comunale a Parigi si è battuta ed ha ottenuto la ri-pubblicizzazione del servizio.
Inoltre assistiamo a delle vere e proprie provocazioni:
Il Comune di Nocera Umbra (PG) organizza una passeggiata - sabato 19 maggio 2012- lungo il Rio Fergia per arrivare alla sorgente e promuove l’imbottigliamento con sponsordella manifestazione i marchi di acqua minerale che volevano prosciugare la sorgente .
Ricordiamo che detta sorgente alimenta tre acquedotti pubblici e che la sola battaglia dei cittadini con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato ha impedito il furto dell’acqua organizzato dal privato per il suo profitto con accordi con alcune Amministrazioni.
Contro questa provocazione il Comitato Rio Fergia organizza un
SIT IN alle ore 16.00 di sabato 19 maggio 2012 piazzale antistante Vigili del Fuoco di Gaifana
Il Comune di Gualdo Tadino patrocina una passeggiata che dal paese arriva al monte attraverso le vecchie fonti della Rocchetta.
Peccato che la storica vasca delle fonte è vuota, la cascata chiusa, la vecchia fontanella cara ai Gualdesi non getta più acqua e l’intera zona proibita al godimento dei cittadini da un’ordinanza del Comune perché a rischio crollo massi dal monte. Ma la parete non era stata messa in sicurezza pochi anni fa con i soldi Pubblici? Che succede veramente?
Anche nella giornata di sabato è stato possibile leggere nei quotidiani regionali della possibile strategia per fronteggiare la siccità in corso. In attesa di miracolose piogge tutti gli enti preposti al controllo e alla gestione delle risorse idriche e degli acquedotti forniscono come soluzione l'attingimento delle risorse idriche più in profondità. Questo significa andare ad intaccare (se già non accade) le riserve di acqua sotterranea delle falde acquifere che rappresentano in genere risorse accumulate in epoche passate e non RINNOVABILI. Prima di arrivare a questa possibilità chiediamo di prendere sul serio anche un'altra modalità per fronteggiare la crisi idrica in corso: limitare i consumi oltre che aumentare i livelli dei prelievi e i consumi riguardano non certo solo noi cittadini a cui non va' tolto o razionato un bene primario come l'acqua,ma a coloro che usufruiscono della nostra acqua solo ed esclusivamente per PROFITTI. Già perché se la ricarica delle falde come neve e pioggia è diminuita del 50%, come in questo caso, come possiamo prelevare più in profondità senza temere un prosciugamento definitivo? Contemporaneamente a questi prelievi i consumi finali saranno lasciati tal quali?Qualcuno ha fatto veramente i conti con il ciclo biogeochimico dell'acqua del bacino Sistema dell'Umbria Nord Orientale che si estende per 700 km2 da Monte Cucco ai Monti di Foligno e Spoleto comprendendo anche i Monti di Gualdo? I prelievi che insistono su questo bacino superano la ricarica? Pensiamo che quando si presenta una crisi nella vita di un individuo o di una società questa debba essere considerata un momento per riflettere e non per continuare a perpetuare uno stile di vita che in qualche maniera può aver favorito o comunque non evitato il momento difficile. In questa occasione però è frequente leggere di aumenti delle bollette fino al 10% a carico del cittadino perché occorre prelevare l'acqua più in profondità con maggior dispendio di energia. Ribadiamo che questa calamità naturale non è stata causata da noi ma è un evento incontrollabile ma su cui l'uomo si può adattare e può farlo adattando anche i suoi consumi e non solo prelevando più a fondo l'acqua. E vogliamo avere risposte certe sui fondi dei gestori degli acquedotti che non ci pare possibile non disporre economicamente di quanto occorre per queste emergenze visto che è noto a tutti che l'acqua può mancare essendo un bene finito. Non si parla mai concretamente dell'eventualità di razionalizzare l'acqua e di limitare i prelievi estendendo questa pratica a TUTTI coloro che utilizzano l'acqua dai cittadini ma soprattutto ripetiamo alle attività produttive,e a chi adopera UN BENE COMUNE SPERPERANDOLO RICAVANDONE SOLO PROFITTI(QUESTO CONCETTO SI RIPETE PERCHE DEVE ESSERE BENE CHIARO). Molti cittadini Gualdesi ci raccontano che pensando ai mesi difficili che ci aspettano, se non arriveranno le piogge, in questo periodo primaverile, in cui si lavorano giardini e orti, molti di loro preferiscono coltivare il minimo indispensabile per non dover sprecare troppa acqua per annaffiare riferendosi sia all'acqua pubblica che a quella dei pozzi privati quando presenti. La priorità la danno all'acqua potabile per il consumo umano. Questo autocontrollo è possibile riscontrarlo anche nell'industria, nell'agricoltura negli uffici pubblici e nelle scuole cioè al di fuori delle mura domestiche? C'è una autorità che provvede seriamente a controllare e limitare l'attingimento di acqua dalle falde, sorgenti, laghi e fiumi anche ai privati e non solo ai cittadini in questi momenti di crisi? E' giunto il momento storico per rivedere tutte le concessioni e le modalità di rilascio delle nuove perché occorre tener conto che dal 2000 ad oggi il nuovo millennio ha contato ben 4 crisi idriche (2002, 2006, 2007, 2012) e che se la ricarica è ben inferiore ai prelievi e non limitiamo seriamente i consumi e lo sfruttamento rischiamo di prosciugare anche le riserve più preziose. Il decreto 152 del 2006 così come i vari programmi per la pianificazione e la gestione delle risorse idriche da esso consentiti e previsti anche dai gestori degli acquedotti sono sottoposti alla nostra scrupolosa attenzione per cercare alcune delle risposte ai nostri quesiti e semmai fosse necessario siamo pronti ad intervenire legalmente e legittimamente per rivendicare i nostri diritti affinché sia rispettato e garantito quanto affermato all'ART. 53 comma 1 del suddetto decreto “Le disposizioni di cui alla presente sezione (NORME IN MATERIA DI DIFESA DEL SUOLO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE n.d.A.) sono volte ad assicurare la tutela ed il risanamento del suolo e del sottosuolo, il risanamento idrogeologico del territorio tramite la prevenzione dei fenomeni di dissesto, la messa in sicurezza delle situazioni a rischio e la lotta alla desertificazione” che riassume almeno in parte ciò che ci aspettiamo venga fatto da tutte le autorità che hanno in mano un bene comune che rappresenta la nostra unica garanzia per la vita. La responsabilità della gestione di questa ennesima crisi idrica ma peggiore delle precedenti è in mano a pochi che per ora sembrano voler fare i conti ancora con l'economia e dimenticano che invece in questi casi sono le regole della Natura a dover essere studiate e applicate. Regole scomode perché eque e giuste che non conoscono la parola denaro ma la sobrietà e il rigore delle quattro lettere che sostengono: VITA... COMITATO PRO ACQUA GUALDO !
Nella giornata mondiale dell'acqua del 22 marzo è triste leggere da alcuni quotidiani locali lo stato di siccità che sta attanagliando le sorgenti umbre comprese quelle di Gualdo Tadino. Ad esempio la sorgente di Vaccara ha raggiunto il livello di 161 litri al secondo contro i 330 di marzo dell'anno scorso. La scarsità di pioggia di questo ultimo anno, malgrado la copiosa nevicata dello scorso febbraio, hanno ridotto ai minimi storici le sorgenti a tal punto che Umbra Acque ha dichiarato che per far fronte all'emergenza dovrà pompare più in profondità l'acqua con un maggior dispendio di energia e dunque di soldi per i cittadini. La piovosità è talmente ridotta da mettere a rischio in realtà non solo l'Umbria ma l'intera Europa occidentale e quindi non è certamente da imputare al cittadino ma a fenomeni metereologici quanto sta accadendo. Ma a pagare le conseguenze sarà sempre quest'ultimo perché anziché approfittare del momento di crisi per rivedere seriamente tutte le nostre abitudini quotidiane e adattarci consumando e sprecando meno, dal cittadino all'industria passando per l'agricoltura, si preferisce consumare allo stesso modo ma attingere alle riserve più profonde e monetizzare tali pratiche. Ma questa soluzione a noi non sembra in grado di risolvere in sostanza il problema siccità anzi rischia soltanto di aggravarlo e di incrementare una morsa economica sui cittadini già in difficoltà. Esattamente come avviene in economia. In questa giornata vogliamo riflettere anche su quanto accaduto a Marsiglia dove dal 12 al 17 marzo 2012 si è svolto il VI Forum Mondiale sull'acqua (FME) organizzato dal Governo Francese e dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, organismo privato presieduto dalle multinazionali del settore e dalla Banca Mondiale. Questo evento ha visto coinvolti le principali società private di gestione delle risorse idriche, autorità provenienti da tutto il mondo, organizzazioni non governative e comitati cittadini ed è stato affiancato dal Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua (FAME) che rappresenta per l'appunto l'alternativa alla pretesa di far soldi sull'acqua. Il FAME è costituito dai movimenti della società civile che lottano da anni per la conservazione, la tutela e la gestione della risorsa “acqua” da parte dei cittadini. La loro attività non si limita soltanto a manifestare ma ha raggiunto l'elaborazione di proposte valide sia durante incontri specifici (Forum Alternativo di Firenze del 2003 e di Ginevra del 2005, Alterforum di Città del Messico nel 2006 o di Istanbul nel 2009), sia nell’ambito dei Forum Sociali Mondiali, come a Porto Alegre, Caracas, Nairobi o Betlemme, durante i quali ha preso origine un movimento per la riappropriazione dell’acqua come bene comune dell’umanità. Nessuno ne avrà sentito probabilmente parlare perché la televisione e i giornali non danno sufficiente spazio a queste notizie meno accattivanti di omicidi, stupri, rapine o tragedie del mare. Non che queste ultime siano notizie “minori” tutt'altro, ma forse meritano di essere giudicate e discusse nei luoghi appropriati legittimati al pronunciamento di condanne esemplari e non lasciate in pasto a presentatori TV, all'esperto criminologo di turno o all'opinione pubblica. In questo modo nessuno è potuto venire a conoscenza di eventi in cui si decide letteralmente delle nostre vite a nostra insaputa o di notizie comunque su cui riflettere quali la rinuncia del presidente francese Nicolas Sarkozy di presiedere l'inaugurare del FME. Forse in pochi avranno appreso durante il TG domenicale che Papa Benedetto VI ha lanciato l'appello all'indomani della chiusura di questo evento «di garantire per tutti un accesso equo, sicuro e adeguato all’acqua» - promuovendo così «i diritti alla vita e alla nutrizione di ogni essere umano e un uso responsabile e solidale dei beni della terra, a beneficio delle generazioni presenti e future». E questo ci permette, nel giorno di festa per l'acqua, di dare alle nostre battaglie una legittimità addirittura spirituale. Il fatto poi che a Marsiglia sia scesa in campo la contestazione alternativa dove la gente comune mondiale ha espresso “la sua volontà di fermare la privatizzazione dell’acqua e ottenere il riconoscimento che l’acqua è un diritto” ci da forza per andare avanti e non arrenderci anche qui nel nostro territorio. Nel giorno della festa dell'acqua vogliamo ricordare i duri attacchi inferti a Umbra Acque dal Comitato attraverso il nostro rifiuto all'ingiusto pagamento del deposito cauzionale lanciato nel 2008 così come il sostegno a quanto espresso dopo il voto referendario dell'anno scorso e cioè fuori i profitti e i privati dall'acqua pubblica e dunque sposare la campagna di “obbedienza civile” per riconteggiare le bollette. Oggi vogliamo anche ribadire le nostre preoccupazioni circa la gestione del bene comune anche a Gualdo Tadino con riferimento a quanto abbiamo denunciato circa il mancato approvvigionamento di acqua potabile alla frazione Cerasa che si perpetua nell'indifferenza da anni. In questa crisi di acqua preoccupante e nel giorno della sua festa ci soffermiamo anche a riflettere su una altra questione che attanaglia i nostri cuori di gualdesi e le nostre menti: il destino delle Fonti della Rocchetta. La sorgente storica è fuori dubbio stremata dagli attingimenti forzati e in più è stata, per ragioni di pubblica sicurezza, abbandonata a se stessa in attesa di chissà quali salvifici provvedimenti. Ci chiediamo come sarà fronteggiata quest'anno l'emergenza idrica (ormai ufficializzata) e soprattutto come sarà conciliata l'esigenza dei cittadini con quella insaziabile di un'azienda che più imbottiglia e più guadagna a prescindere da qualunque siccità, senza imporgli ingiusti trattamenti rispetto al famoso ospite come accaduto negli anni scorsi e quindi parafrasando uno slogan del Forum, durante l'emergenza idrica 2012 sarà Gualdo Tadino capace di dar da bere alle 15000 persone e più che ci abitano?
La Federconsumatori Provinciale Perugia e Nazionale a fronte della modifica del regolamento da parte di Umbra Acque e alla conseguente richiesta dell’aumento del deposito cauzionale avevano presentato ( tramite avv.to Doretta Bracci resp.le consulta legale associazione) ricorso contestando tra l’altro l’articolo 21 e 21 bis ritenendoli vessatori in quanto in contrasto con art.33,comma 2 lett.f )del codice del consumo cui è vessatoria la clausola che impone al consumatore,in caso di inadempimento o di ritardo,il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento o clausola penale ed inoltre è in contrasto con art.33,comma 2,lett.o) consentendo l’aumento del prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere. Il giudice delegato. dott.ssa Maria Letizia Lupo, ha accolto il ricorso.
Federconsumatori Provinciale Perugia sottolinea l’importanza del pronunciamento promosso dall’associazione a difesa di interessi individuali e collettivi e con procedimento d’urgenza per impedire ulteriori solleciti da parte della società Umbra Acque a migliaia di cittadini.
Tutti i cittadini che hanno seguito le procedure consigliate da Federconsumatori risultano così tutelati. Coloro che hanno contestato la fattura contenente richiesta di aumento del deposito cauzionale,ma che al sollecito dell’azienda hanno comunque pagato, cosi come coloro che subito ,pur protestando, hanno pagato per intero la fattura ora possono chiedere indietro quanto impropriamente richiesto da Umbria Acque. La federconsumatori auspica che i Sindaci rinuncino a far presentare alla Società appello contro la sentenza e in automatico restituiscano i soldi prelevati dalle tasche dei loro concittadini.
Nel mese di Febbraio è partita la campagna di “obbedienza civile” promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua per imporre il rispetto del voto referendario sancito a giugno 2011 da almeno 26 milioni di elettori italiani. In quell'occasione è stato scelto dalla maggioranza degli italiani il servizio idrico pubblico e partecipato senza il profitto dei privati. Questo risultato importante si traduce in termini pratici nell’abrogazione della norma che permette ai gestori del servizio idrico di caricare sulle bollette degli utenti anche la “remunerazione del capitale investito”. Questa componente della tariffa idrica è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, e in genere incide sulle bollette per una percentuale che, a seconda del gestore, va dal 10% al 20%. Il referendum chiedeva proprio l'abolizione di questa componente di profitto e la pubblicizzazione del servizio idrico. E gli italiani hanno scelto all'unanimità di non far profitti (specialmente privati) sull'acqua indiscutibile bene comune cioè appartenente e necessario a tutta la collettività. Ma questa decisione del popolo italiano non è stata ancora rispettata da nessun gestore in nessun territorio d'Italia malgrado la normativa entrata in vigore il 21 luglio 2011, dopo la pubblicazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 il 20/07/2011, ne abbia ufficializzato la vittoria referendaria e chiesto la definitiva diminuzione delle tariffe. Tutti i gestori del servizio idrico italiano continuano ad ignorare quanto espresso democraticamente e ad applicare le medesime tariffe come prima dell'esito. Per questo è nata la campagna di “obbedienza civile” unico mezzo ad oggi disponibile per i cittadini e da i cittadini per tutelare e rispettare quanto è stato da loro chiesto visto l'atteggiamento negligente e menefreghista di istituzioni e gestori. Questa iniziativa consiste nel pagare le bollette relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011 sottraendo la componente “remunerazione del capitale investito”. L'”obbedienza” dei cittadini è verso la legge in vigore modificata dal referendum intanto che ne attendono la regolare applicazione da parte dei gestori e delle Autorità d'Ambito territoriale ottimale (ATO) che invece disobbediscono a quanto è stato chiesto legalmente a loro di fare. La campagna di “obbedienza civile” è gestita dal Forum e attraverso referenti territoriali è intenzionata a diffondersi in tutta Italia e perseguire il raggiungimento dell'obiettivo del rispetto dell'esito del referendum ricalcolando tutte le bollette alla famiglie italiane e vigilando sulla totale ripubblicizzazione della gestione dei servizi idrici. Infatti l'attuale governo Monti spinge fortemente alla privatizzazione anche dei servizi idrici che malgrado siano stati sanciti per espressione popolare rimanere pubblici, sono continuamente minacciati di trasformarsi con qualche miracoloso passaggio parlamentare in privati. Nel frattempo un piccolo risultato è stato già raggiunto dopo l'incontro avvenuto il 23 febbraio tra il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, e il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Quest'ultimo ha inviato all'Autorità per l'energia elettrica e il Gas e ai presidenti delle Regioni una lettera nel quale esprime il suo desiderio di segnalare l'urgenza di attuare “quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, con la sentenza 26/2011, in merito all'abrogazione del comma 1 dell'articolo 154 del D.lgs 152/06, relativo all'adeguata remunerazione del capitale investito, così come stabilito dal DPR 18 luglio 2011 n. 116.(...)". Ormai Autorità d'ambito, gestori dei servizi idrici, sindaci e presidenti delle Regioni non possono più a far finta di niente se anche il Ministro è dovuto scendere accanto ai cittadini per chiedere il rispetto delle loro decisioni. Dal 21 luglio 2011 è stato sottratto in modo indebito del denaro alle famiglie italiane che deve essere restituito e fermato come richiesto dai cittadini ormai stanchi di essere considerati solo arance da spremere per i profitti privati. Le iniziative popolari sono ormai le uniche vie da intraprendere dalla democrazia per difendere se stessa e i beni comuni necessari alla sua sopravvivenza. E' ormai tempo che la democrazia consapevole e preparata alzi la testa e pretenda dalle istituzioni quel rispetto dovuto ma troppo spesso negato! Per informazioni sulla campagna “obbedienza civile” visitare il sito http://www.acquabenecomune.org
In merito alla vicenda che vede il Comune di Gualdo Tadino patrocinare e collaborare, attraverso il Polo Museale, all’iniziativa della Rocchetta s.p.a tesa a sensibilizzare la tutela ed il rispetto dell’ambiente con un concorso rivolto a tutte le scuole d’Italia di ogni ordine e grado, intendo esprimere, il mio personale dissenso prendendone ufficialmente le distanze. Un’azienda, che ha fatto dell’acqua il suo fortunato commercio, sfruttando pesantemente il territorio proprio in termini di risorse ambientali e riversando sullo stesso ricadute pressoché nulle rispetto al bene comune sfruttato, non può a mio avviso farsi portavoce di iniziative di tutela ambientale in questi termini. Non di secondo piano, e tanto meno può essere sottaciuta in questa considerazione, la titanica battaglia portata avanti dai comitati cittadini in merito alla vicenda che vedeva l’azienda di imbottigliamento, attraverso una sua partecipata, Idrea s.p.a. , richiedere ulteriori concessioni, effettuando in maniera illegittima due pozzi che intercettavano la stessa falda acquifera di un fiume meglio noto come Rio Fergia, oggetto dell’accesa diatriba che ha visto per ben due volte, al T.A.R. dell’Umbria ed al Consiglio di Stato, valere le ragioni del Davide incarnato dai comitati contro il Golia.. In sintesi la giurisprudenza ha decretato, infatti, che l’impatto positivo per l’economia regionale, anche in virtù della prospettiva di ulteriori posti occupazionale e di investimenti dell’ordine di milioni di euro, fosse sproporzionato ed insufficiente rispetto alla risorsa limitata acqua della quale si chiedeva lo sfruttamento attraverso un’ulteriore concessione. Le verifiche incentrate sulla “limitatezza della risorsa acqua” e sulla necessità di difendere gli ecosistemi dei corsi a valle non erano state realizzate: è un pò la vecchia storia degli indiani di Colombo i quali, abbagliati dagli specchietti e dalle piume colorate dei conquistadores, in cambio davano oro e pietre preziose. La sentenza tra l’altro ordinava la contestuale chiusura delle perforazioni che nel frattempo erano state eseguite e che, ancora, non ha trovato esecuzione, sottoponendo si l’ambiente a gravi rischi per il pericolo di contaminazione della falda acquifera come già evidenziato in molteplici occasioni. Se l’azienda ha intenzione davvero di adoprarsi per tutela e la salvaguardia dell’ambiente, così come espresso nel bando del concorso, avremmo preferito vederla piuttosto impegnata con altrettanto interesse per ottemperi a quanto disposto dal Consiglio di Stato. Proprio in virtù della natura dell’azienda, che solo attraverso lo sfruttamento delle risorse ambientali ha ragione di essere e di quanto poco sopra ricordato, a me sembra quantomeno inopportuno possa allo stato dei fatti che il Comune di Gualdo Tadino avalli l’iniziativa con il suo patrocinio.
“ Non sono disposto ad arrendermi a quelle che io considero storture senza prima aver provato a cambiarle “ con queste parole alcuni mesi fa rispondevo a chi mi vedeva dimissionario – e resto convinto che, tentare di cambiare ciò che si ritiene essere tale, sia doveroso da parte di chi riveste un qualsivoglia ruolo istituzionale o sociale, tanto più quando questo ruolo lo si è assunto grazie al consenso che i cittadini ci hanno conferito con il proprio preziosissimo voto, anche in virtù di un programma elettorale che conteneva, tra gli altri, la salvaguardia e la tutela dell’ambiente con specifico riferimento al tema dell’acqua.. Per tutto ciò, non ancora fagocitato dai meccanismi del gioco delle parti, ma convinto invece di dover far valere un principio nel quale credo non rinuncio ad esprimere il mio personale disappunto rispetto a posizioni che ritengo non condivisibili soprattutto ad impegnarmi affinché tali storture vengano affrontate e risolte attraverso un costruttivo dialogo tra tutte le parti coinvolte.
Il contatore rotto dal ghiaccio e sostituito non va pagato dall’utente Riceviamo numerose richieste di informazione da parte dei Cittadini che hanno dovuto chiedere la sostituzione del contatore acqua causa gelo. I cittadini chiedono se il costo chiesto dal Gestore - 80 euro - è dovuto. Per Ferconsumatori Perugia NO. L’articolo 25, comma 10 del regolamento di gestione del servizio idrico integrato stabilisce che detto costo è a carico del Gestore.
Il recente concorso organizzato dalla nota azienda di acque minerali presente nel territorio Gualdese con il Polo Museale e con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino ha lasciato sbalordito il Comitato sia per le finalità preposte, sia per il premio previsto che per il contesto in cui è stato lanciato cioè quello di una vertenza nata alla fine dell'anno appena trascorso e ancora irrisolta, a seguito dello scontro tra funzionari del Comune e del Polo proprio sul tema al centro del concorso stesso. Il premio previsto sembra essere molto simile al percorso didattico oggetto del contenzioso. La nostra indignazione nasce dalla presa visione della macroscopica serie di contraddizioni che non possono essere accettate e lasciate passare nell'indifferenza malgrado il consenso ufficiale. Innanzitutto vedere che un'azienda industriale a tutti gli effetti e che come tale produce inevitabili impatti sulle componenti ambientali bandisce un concorso sul delicato tema dell’acqua rivolto alle scuole italiane con lo scopo di sensibilizzare le giovani generazioni ai temi dell’educazione ambientale è veramente stridente. Questa città dell'acqua non può accettare che chi questo bene di vitale importanza a dispetto di Deflussi Minimi Vitali, dichiarazioni ufficiali di emergenze idriche e sentenze la sottrae dai suoi bacini naturali, la succhia via in profondità, la ingabbia in chilometri di tubi e poi la sfrutta vendondola in una bottiglia di plastica, parli alle nuove generazioni con incredibile serenità di rispetto dell’ambiente naturale, di quanto è importante difendere l'ecosistema dall'inquinamento e dallo spreco delle risorse per preservare quel delicato equilibrio che è alla base della nostra vita. Ma da quale pulpito viene la predica? Da chi voleva scavare altri due pozzi del tutto incompatibili proprio con gli ecosistemi di Gualdo e Nocera?! Ma cosa insegnamo ai nostri figli? Che l'ultimo degli usi è il fulcro di tutto? Non dovremmo invece insegnargli che l'acqua viene dal cielo e non dai rubinetti e va rispettata e tutelata in tutto il suo ciclo? Non dovremmo ribadire invece che se non piove l'acqua non si sfrutta per rispetto dei suoi tempi di rigenerazione e la priorità ce l'hanno sempre le esigenze vitali degli esseri viventi? Tutte queste scomode considerazioni rappresentano la vera educazione ambientale che non si insegna ancora a scuola anche se ci vogliono fare credere il contrario e che quando viene programmata seriamente coinvolge esperti appartenenti al settore ambientale-naturalistico e di certo non si improvvisa solo perché va di moda o mi rende più buono. Ma noi siamo anche profondamente indignati che l'amministrazione comunale abbia dato ancora sfoggio della sua assoluta assenza e coerenza rispetto alla vita reale cittadina. Arroccata nel suo mondo, a destra o a sinistra che sia non fa la differenza, l'amministrazione si arrabbia, accusa e poi ci ripensa e intanto che c'è, nel caos generale, concede il patrocinio. Ma come si fa a sostenere ufficialmente un'iniziativa culturale che coinvolge gli stessi protagonisti e il medesimo argomento contestati dall'amministrazione stessa? Non è possibile pensare che questa scelta possa significare aver riconosciuto un qualcosa di alternativo all'oggetto della vertenza vista l'imbarazzante coincidenza delle argomentazioni o il giusto investimento rivendicato in cambio a quanto di inestimabile valore ci viene sottratto da tempo dalle nostre sorgenti in questa che ha tutta l'aria di essere semplicemente una operazione di marketing aziendale. Non lo vogliamo e non lo possiamo credere e accettare. Rimaniamo, contro corrente rispetto a quanto sta accadendo in questa povera città, sempre coerenti e convinti nella nostra battaglia in difesa dei beni comuni e non scendiamo a nessun inaccettabile, assurdo e ingiusto compromesso anche perché che, ci piaccia o non ci piaccia non ci stancheremo mai di ripetere, l'umanità deve e dovrà fare i conti con lo sfruttamento ambientale rivedendo drasticamente il suo modo di vivere se vuole guardare a domani...