Maurizio Tittarelli Rubboli, Le Brocche dei Ceri, maioliche a lustro in vernice oro e rubino con nero e azzurro, cm 47 x 35
Con mia grande felicità quest’anno sono stato invitato da Ettore Sannipoli a partecipare alla manifestazione “Brocche d’autore”. L’anno scorso era toccato ad un altro gualdese: il mio amico Graziano Pericoli. Fin da ottobre scorso ho iniziato a pensare a cosa poter proporre, anche perchè questa era la dodicesima edizione e sono perciò state prodotte più di cento opere. Non era perciò facile essere originali: avrei dovuto coniugare, senza essere banale, la tradizione di Gualdo Tadino e della mia famiglia con quella di Gubbio e della sua importante storia, non solo ceramica. Da queste considerazioni e avendo coscienza che la tradizione dei Ceri è così radicata nella città di Gubbio, ho voluto rispettarla il più possibile, senza interventi creativi eccessivi che ne inficiassero il significato. Anzi, ho voluto rafforzare ancora di più la sacralità di questo legame tra la città e i Ceri creando delle “brocche condivise”, dove ci fossero citazioni della sua storia e dei suoi personaggi: primo fra tutti Mastrogiorgio con l’uso dei lustri (Sant’Ubaldo in oro e rubino/San Giorgio in azzurro e rubino/Sant’Antonio in nero e rubino), Aldo Ajò con l’uso dell’aerografo (tutti i materiali sono stati aerografati, sia gli smalti, sia i lustri), Lucia Angeloni (con l’impronta della presa della mano sul manico della brocca).
Le sette persone che hanno lavorato alle brocche
Poi ho fatto modellare le tre brocche, in maniera tradizionale, da Giancarlo Minelli, il torniante più anziano di Gubbio. Poi due bambini della prima elementare di Semonte, Andrea Giorgettini e Lorenzo Valentini, hanno messo le loro mani nella barbottina e hanno lasciato il loro segno sulla brocca. Insieme ai bambini, tre ex-capodieci, Francesco Baldinelli per Sant’Ubaldo, Vittorio Fiorucci per San Giorgio e Roberto Fofi per Sant’Antonio, hanno impresso la presa della loro mano sul manico della brocca deformandolo. Sono intervenuti perciò tre generazioni di eugubini che rappresentano il passato, il presente e il futuro di questa tradizione. Poi sono intervenuto io con la tradizione Rubboli e Gualdo Tadino, elementi che sono immediatamente riconoscibili e che si fondono in un omaggio e un abbraccio alla città dei Ceri. Le brocche sono perciò il risultato dell’intervento di sette persone in una felice condivisione - un agape - che mi sembra, sia la forza di questi oggetti che ho poi appoggiato su un piano di specchi spezzati dove le brocche si riflettono, frammentandosi, come quando, a mezzogiorno, il 15 maggio, i tre Capodieci le lanciano in mezzo ad una sola moltitudine di anime.
“Brocche d’autore” 2013. Gubbio, Palazzo dei Consoli, Sezione Archeologica del Museo Comunale, Via Gattapone e vetrine dei negozi del Centro Storico. 11 maggio – 2 giugno. Inaugurazione: 11 maggio, ore 16.30. La mostra Brocche d’autore, organizzata dall’Associazione Maggio Eugubino, è giunta alla dodicesima edizione. Con le finalità di sempre: allestire una significativa esposizione tesa a sottolineare il rapporto tra i Ceri e la ceramica d’arte contemporanea. L’intento della mostra è infatti quello di «arricchire le tradizionali manifestazioni di maggio per mezzo di un’iniziativa culturale pertinente al clima festivo, tale da destare l’interesse sia dei visitatori sia degli eugubini, ma anche opportunamente legata al settore della ceramica di artigianato artistico, assai rilevante nella nostra città, con delle proposte di alta qualità relative a uno dei prodotti tipici - anzi emblematici - dell’odierna maiolica eugubina, vale a dire le brocche dei Ceri. L’iniziativa consiste nella creazione di inedite brocche dei Ceri da parte di artisti della ceramica informati sulla tipologia di questi manufatti, nonché sulla funzione e sul valore simbolico dei ‘contenitori rituali’, secondo le interpretazioni fornite dai principali studiosi della Festa dei Ceri dall’Ottocento ai nostri giorni. Essa rappresenta, quindi, anche un terreno di ricerca intorno a uno specifico e caratteristico oggetto, sul quale potranno via via intervenire numerosi artisti della ceramica, interpretandone forme e decorazioni, tanto da rendere possibile nel tempo la costituzione di una collezione a testimonianza di un gusto e di una creatività che proprio iniziative del genere intendono stimolare e favorire». Anche quest’anno si è deciso di esporre nelle vetrine dei negozi del Centro Storico, grazie alla disponibilità dell’Associazione Gubbio fa Centro, tutte le brocche realizzate nel corso delle precedenti edizioni della mostra. La creazione delle brocche d’autore 2013 è stata affidata all’eugubino Stefano Pascolini, al gualdese Maurizio Tittarelli Rubboli e al padovano Francesco Ardini.
Stefano Pascolini Nato a Gubbio nel 1981. Porta avanti studi tecnici frequentando nel contempo i laboratori ceramici di Fumanti e di Grilli, ove apprende le basi della lavorazione ceramica e viene incoraggiato a proseguire lo studio della pittura. Sviluppando un precoce interesse per il disegno, la pittura e, appunto, la modellazione, si iscrive nel 2000 all’Accademia di Belle Arti di Firenze presso la scuola del prof. Adriano Bimbi dove viene a contatto con la comunità di giovani artisti che fanno capo allo scultore toscano. Conclude gli studi nel 2006. Partecipa a numerose collettive sia in Toscana che in Umbria, è autore di opere pittoriche e ceramiche per privati, insegna educazione artistica in scuole pubbliche e collabora ora con Accademie d’Arte private. Molto apprezzata la sua personale (Stefano Pascolini. Dipinti) realizzata nel 2011 nello spazio espositivo di Palazzo Pretorio in via Lucarelli a Gubbio, ove l’artista ha presentato una scelta dei suoi lavori dal 2006 al 2011. Abbandonando presto le soluzioni formali e chiaroscurali di matrice toscana, l’opera di Pascolini si volge ad uno studio che vede la realtà rappresentata come lo svelarsi dei soggetti mediante la luce ed il colore. Ora, attraverso temi quali la figura umana e la natura morta, l’artista sembra voler esprimere una sorta di “meccanica esistenziale” dove l’espressività dei soggetti figurati scaturisce dalle forme e dagli spazi che compongono l’opera. Particolarmente intense, negli ultimi anni, la sua sperimentazione e la sua applicazione nel campo della ceramica.
Maurizio Tittarelli Rubboli Nato a Macerata nel 1959 da genitori gualdesi che dopo la sua nascita si sono trasferiti a Perugia. Sua madre, Gina Rubboli, era la figlia di Lorenzo Rubboli e nipote di quel Paolo Rubboli che reintrodusse nel territorio di Gualdo la tecnica dei lustri oro e rubino. Maurizio Tittarelli Rubboli ha trasformato l’antico opificio in uno studio pottery e usa ancora oggi gli antichi forni ottocenteschi a muffola ove i pezzi vengono cotti a terzo fuoco con legna e ginestra secca, secondo la tecnica mastrogiorgesca descritta da Piccolpasso. Dopo aver soggiornato in Inghilterra, Grecia e Portogallo si laurea in Lingua e Letteratura Portoghese. Ha pubblicato diversi articoli nella rivista CeramicAntica e scritto il libro La Maiolica Rubboli a Gualdo Tadino (Perugia 1996). Da tempo collabora con vari artisti presentando le proprie opere in concorsi nazionali ed internazionali, in mostre personali o collettive. Nel 2013 è stato nominato Ambasciatore delle Città della Ceramica dall’AICC. Le sue creazioni, presenti in varie collezioni private applicano la tecnica del lustro a oggetti di gusto contemporaneo, restituendo vigore e originalità a una grande tradizione ceramica. Ciotole, vasi, candelabri, indagano le potenzialità decorative ed espressive del lustro, applicato a forme sobrie e, proprio per questo, esaltato nell’intensità della superficie. Produce perciò oggetti unici, completi, autonomi, ma che allo stesso tempo appartengono ad un percorso generale che vuole forme stabili per dare più spazio alla sperimentazione sul lustro.
Francesco Ardini Nato a Padova nel 1986. Vive e lavora tra Padova e Nove. Nel 2011 consegue il diploma di laurea in Architettura con specializzazione in Architettura del Paesaggio presso lo IUAV di Venezia. Durante gli anni di studio universitari scopre la ceramica e da autodidatta inizia una ricerca che mette in discussione l'aspetto plastico della materia. L'opera di Ardini nel suo lavoro di ceramista è decisamente concettuale. Le superfici disomogenee, la dissoluzione palese, la linearità insidiata dalle rotture sfocia in un naturalismo dai cicli biologici nei quali la dissoluzione fa sempre seguito alla definizione formale: all'ombra di leggi naturali ormai non più assolute ma relative, in un mondo in cui tutto è condizionato e precario. Nel 2013 partecipa a Project Network / Guldagergaard - International Ceramic Research Center (Danimarca), dove espone l'opera Volume of Disgust, e inaugura CIRCE presso la galleria d’arte contemporanea JEROME ZODO CONTEMPORARY, una personale caratterizzata da combinazione inedita tra ceramica e realtà aumentata; nel 2012 vince il premio MACEF DESIGN AWARD 2012 e partecipa a vari progetti culturali: XIII Ex Tempore Ceramica Contemporanea, Pirano; Costruire Cultura - Nuovi Segnali, Padova; Up Designer Selection, Firenze; 8° International Contemporary Ceramics arts, Albissola; STICCIANO 2012 – group show of ceramic arts. Espone presso la galleria di arte contemporanea Valentina Bonomo di Roma. Nel 2011 e nel 2010 partecipa al Premio Aldo Ajo', Gubbio e a Le Arti Della Ceramica, Segno E Racconto, Padova.
Si è concluso domenica scorsa il giro di incontri con Alan Caiger-Smith a Perugia e in tre città della ceramica umbra: Deruta, Gubbio e Gualdo Tadino. L’artista, tra i massimi esperti al mondo di ceramica a lustro, era stato invitato in Umbria dall’Associazione Culturale Rubboli all’interno del progetto “Ricerca, divulgazione e sperimentazione attraverso la tradizione della ceramica a lustro” finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio che prevedeva la pubblicazione dei volumi The Rubboli Collection. Italian Lustre Pottery in Gualdo Tadino (a cura di Marinella Caputo, 2012), traduzione in inglese del futuro catalogo del Museo Rubboli di Gualdo Tadino e Times and Seasons. Umbrian Writings / I tempi e le stagioni. Scritti umbri dello stesso Alan Caiger-Smith (2012). Entrambi i volumi sono stati pubblicati dalla casa editrice Aguaplano e da oggi sono in vendita nelle migliori librerie. Il primo incontro si è svolto giovedì 21 a Perugia presso il Salone d’Onore della Regione Umbria e nei giorni seguenti ci sono stati altri tre appuntamenti: a Gualdo Tadino il 22 marzo presso la Residenza Municipale, il 23 marzo a Deruta nei locali del Museo Grazia e finalmente a Gubbio il 24 marzo, nella Sala degli Stemmi. A Perugia, in un campo neutro per quanto riguarda la ceramica, l’argomento è stato affrontato nella sua completezza davanti ad un pubblico più che altro di esperti, con particolari riferimenti alle manifatture storiche più importanti delle città umbre interessate: la famiglia Grazia di Deruta, gli Andreoli e Aldo Ajò di Gubbio e i Rubboli di Gualdo Tadino. Anche gli incontri che sono seguiti nei giorni successivi hanno visto la partecipazione di un numeroso pubblico e sono stati anche l’occasione per capire cosa sta accadendo nei centri ceramici dell’Umbria. Ogni città, con le proprie diverse peculiarità ha mostrato se stessa, quello che ha fatto e quello che sta facendo per la ceramica. Un comune denominatore che è stato possibile valutare attraverso la presenza di un personaggio di spicco come Alan Caiger-Smith, è stato quello culturale e si è compreso che ogni città ceramica, si chiami Deruta, Gubbio o Gualdo Tadino, ha delle possibilità di crescita, di uscita dalla crisi e di visibilità solo attraverso il veicolo culturale e solo attraverso la valorizzazione di peculiarità riconoscibili immediatamente nella confusione mercantile della globalizzazione. Ad Alan Caiger-Smith va il ringraziamento dell’Associazione Culturale Rubboli e di quanti, in questi giorni, ne hanno saputo apprezzare le straordinarie doti artistiche ed umane.
Giovedì 21 marzo 2013, ore 17:00 Salone d’Onore di Palazzo Donini, corso Vannucci, 96—Perugia
Presentazione dei volumi
The Rubboli Collection. Italian Lustre Pottery in Gualdo Tadino a cura di Marinella Caputo Times and Seasons. Umbrian Writings / I tempi e le stagioni. Scritti umbri di Alan Caiger-Smith
Interverranno: Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria Francesco Scoppola, Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria Mario Bellucci, Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia Marinella Caputo, Associazione Culturale Rubboli
Sarà presente Alan Caiger-Smith
La pubblicazione dei volumi The Rubboli Collection. Italian Lustre Pottery in Gualdo Tadino (a cura di Marinella Caputo, 2012) e Times and Seasons. Umbrian Writings / I tempi e le stagioni. Scritti umbri di Alan Caiger-Smith (2012) avviene nel quadro del progetto sulla «Ricerca, divulgazione e sperimentazione attraverso la tradizione della ceramica a lustro» sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. L’Associazione Culturale Rubboli - titolare del progetto di ricerca - ha ora il piacere di presentare i libri in un evento che vede la partecipazione dell’artista Alan Caiger-Smith, tra i massimi esperti al mondo di ceramica a lustro.
Il primo dei due libri, The Rubboli Collection, è la traduzione in lingua inglese del fortunato La Collezione Rubboli edito da Volumnia editrice nel 2010. Timothy Wilson, tra le voci più autorevoli nel campo della ricerca sulla maiolica a lustro, rileva nella prefazione come la Collezione Rubboli costituisca un esempio quasi unico di conservazione e messa in sicurezza di patrimonio artistico e, a un tempo, di “memoria manifatturiera”: essa prende le mosse dall’esperienza dell’opificio Rubboli e costituisce una vera e propria “narrazione per oggetti” sul tema della maiolica a lustro oro e rubino nei secoli XIX-XXI.
Il secondo volume presenta gli scritti “umbri” inediti di Alan Caiger-Smith, in lingua italiana e in lingua inglese. L’artista offre un largo giro di pensieri sull’Umbria, centrato sulle impressioni raccolte nei suoi numerosi viaggi nella nostra regione. Si presenta così una lettura vivida delle città di Deruta, Gubbio, Gualdo Tadino e Perugia e un acquerello delicatissimo della nostra terra, della sua gente, della sua storia. Il filo rosso della narrazione, ancora una volta, è la maiolica lavorata alla maniera di Mastrogiorgio, la magia del lustro che l’artista ha riprodotto più volte nei suoi viaggi umbri.
All’evento suddetto seguiranno tre incontri nelle città della ceramica: Gualdo Tadino, venerdì 22 marzo, ore 17:00, Residenza Municipale, Sala Consiliare; Deruta, Museo Grazia, sabato 23 marzo, ore 16:30; Gubbio, domenica 24 marzo, ore 11:00 Residenza Municipale, Sala degli Stemmi.
Di Sandro (del 02/02/2013 @ 11:45:53, in - Ceramica, linkato 203 volte)
Venerdì 8 febbraio alle ore 21, Maurizio Tittarelli Rubboli sarà ospite a Marsciano, presso la Sala Capitini, insieme ad altri quattro artisti della ceramica, per un interessante incontro dal titolo “Ecco s’avanza uno strano artista (r-evolution)” che concluderà il ciclo di conferenze organizzate dallo studioso di ceramiche Franco Cocchi che così si è espresso: “Lo scopo di questa ultima conversazione è quello di coinvolgere cinque artisti che rappresentano l’attualità della ceramica umbra. Tutti provengono da storie diverse, ma hanno in comune un’origine da centri di antica tradizione ceramica e percorsi formativi che si intrecciano con le vicende della ceramica del Novecento. Eppure le loro posizioni e soluzioni artistiche sono molto diverse. Certamente non sono i soli artisti umbri che frequentano la ceramica, ma solo loro la praticano in modo pressoché esclusivo e solo loro con riconoscimenti che vanno oltre l’episodio locale. Cioè, pure in assenza di una critica specializzata nelle opere d’arte ceramica, la loro produzione ha una buona circolazione e reputazione nel mondo dell’arte.”
Di Sandro (del 06/01/2013 @ 16:19:37, in - Ceramica, linkato 315 volte)
Maurizio Tittarelli Rubboli, Natalis Dies, maiolica a lustro oro e rubino su specchio, cm 45x130, Gualdo Tadino, 2012
Ieri alle ore 17, nel Palazzo Comunale di Corciano, si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso “Natale sotto l’Albero” che ha visto il nostro concittadino Maurizio Tittarelli Rubboli ricevere il Premio della Critica ex aequo con l’artista Cinzia Verni. La giuria ha ritenuto la sua opera “Natalis Dies” di grande impatto per l’uso innovativo delle forme geometriche del triangolo e della sfera arricchite, quest’ultime, dall’applicazione dei lustri ceramici. Dice Maurizio: ”Sono contento anche perché in questi contesti mi "propongo" sempre a nome di Gualdo Tadino... speriamo serva anche al bene comune! :) […] penso che possa essere carino rivedere l'opera che non venderò e che regalerò all'Associazione Rubboli che la esporrà (solo a Natale) nel Museo Rubboli per allietare i suoi tanti Natali anche dopo di me!”
Scheda critica di Marinella Caputo dal catalogo della mostra:
Maurizio Tittarelli Rubboli è l’erede di una tradizione prestigiosa, la manifattura Rubboli di Gualdo Tadino, fondata nel 1873 da Paolo Rubboli e attiva fino ad oggi. La sua storia familiare è indissolubilmente legata alla pratica del lustro ceramico, come specialità, segreto di bottega, esito sorprendente di misture dall’origine alchemica. La sua ricerca artistica si sviluppa, quindi, nell’ambito di una tecnica molto specifica della ceramica, trattata in modo libero e sperimentale, impiegata in forma espressiva in ogni singolo pezzo, ma al contempo inserita in installazioni di natura concettuale, dal sapore ironico e dall’accento poetico. Il suo interesse negli ultimi tempi è rivolto alla figura animale, interpretata come metafora della condizione umana. Inizialmente le rane hanno assunto un ruolo centrale nell’immaginario dell’artista, inserite in ciotole dal cromatismo vibrante o collocate alla sommità di cappelliere fatate. Alle rane si sono aggiunti le scimmie e i pesci, derivati entrambi da stampi appartenenti all’antica manifattura, ideati con buona probabilità dall’artista eugubino Aldo Ajò che la diresse negli anni venti del secolo scorso. La dimensione fiabesca delle opere è un elemento saliente della sua poetica, che guarda al mondo con la stessa purezza incantata che attribuisce ai suoi animali magici. Tutto poi è pervaso di una leggerezza ironica che può considerarsi un tratto distintivo del Tittarelli Rubboli, sia come artista che come persona.
Queste dodici lastre (vedi calendario) in maiolica (solo una è in terracotta parzialmente maiolicata), delle dimensioni medie di 44 x 32 centimetri, sono state realizzate da Aldo Ajò verso il 1979, ossia nell’ultima fase della sua lunga carriera, poco prima di morire. Presentano raffigurazioni a tenue rilievo, con immagini definite da un disegno fatto di tratti incisi nella terra ancora cruda. Lo smalto è steso a pennello, la cromia è in genere a tinte molto delicate. Costituiscono una serie iconografica dedicata ai dodici mesi dell’anno, attraverso soggetti ben calibrati, in prevalenza tratti dalle tradizionali occupazioni del mondo contadino. Anche nelle campagne umbre, infatti, il ciclico avvicendarsi delle stagioni era scandito da lavori ricorrenti, tipici di quel particolare momento dell’anno: la provvista della legna a gennaio, la potatura a marzo, la pastura ad aprile, la mietitura a giugno, la battitura a luglio, la raccolta della frutta a settembre, la scartocciatura a ottobre, l’aratura e la semina a novembre. Accanto a questi riferimenti ricavati dal duro lavoro dei campi, Ajò inserisce alcune scene che alludono a usi e tradizioni locali: il mese di febbraio rimanda al carnevale, con la raffigurazione di maschere e di balli; il mese di maggio alla festa eugubina per antonomasia, con la raffigurazione di un gruppo di ceraioli. Sempre dalla tradizione è tratto il soggetto del mese di dicembre, quel presepe rievocato per la prima volta da San Francesco a Greccio; mentre è la vita odierna a offrire lo spunto per il mese di agosto, con dei giovani bagnanti che prendono il sole su di una spiaggia. Si potrebbe dire che questa serie di lastre rappresenti quasi una summa di figurazioni molto care ad Ajò, e ricorrenti nella sua produzione. Diversi dei soggetti prescelti compaiono, infatti, nell’arte del nostro fin dagli esordi documentati, tra gli anni venti e trenta del secolo scorso. Come non menzionare, ad esempio, il bellissimo potatore ritratto su di una ‘mattonella’ aerografata e riprodotto, in posa diversa, su un suggestivo dipinto a olio di quei tempi? Come non ricordare - nelle maioliche che abbiamo avvicinato con un po’ di avventatezza ai ‘bianchi compendiari’ - le scenette con donne e bambini che recano d’inverno fascine sulle spalle, oppure con contadini che raccolgono d’autunno la frutta, o ancora con pastori e pastorelle che in primavera sono intenti a parare le greggi? Anche soggetti di difficile rappresentazione quali la battitura del grano trovano puntuali riscontri fin dagli anni trenta: penso al bel quadro a olio su tavola conservato attualmente in un ufficio del Comune di Perugia. Ben sappiamo come Aldo Ajò, fin dall’inizio del suo percorso artistico, abbia coltivato anche altri temi oltre a quelli prevalenti di carattere agreste, relativi cioè a quel mondo contadino osservato e indagato assieme all’amico Antonino Traverso e ad altri pittori come l’eugubino Ilio Cricchi. Temi anzitutto relativi alle tradizioni e al folclore: la festa dei Ceri è stata da lui più volte rappresentata in ceramiche e incisioni (xilografie, linoleografie), con particolare riferimento alle figure di singoli ceraioli esultanti; ma anche temi di carattere religioso, tra i quali spiccano le belle e semplici natività di Gesù, spesso ambientate sull’aia, di fronte a un casolare con pagliaio simile ai tanti nei quali, allora, ci si poteva imbattere girovagando per le campagne di Gubbio. Le maschere sono invece un soggetto a cui Ajò sembra avvicinarsi soprattutto nel secondo dopoguerra, quando la sua arte si rinnova profondamente nel corso della cosiddetta ‘rivoluzione espressiva’; soggetto - beninteso - di alto lignaggio ceramico, a dar retta soltanto alle statuine settecentesche in porcellana raffiguranti personaggi della commedia dell’arte. Così come agli anni del boom economico risale il tema dei bagnanti sulla spiaggia, certo memore delle piacevoli escursioni che il ceramista eugubino annualmente faceva (assieme alla moglie e, talvolta, alle sue lavoranti) nei lidi adriatici, specie in quello prediletto di Senigallia. Insomma questo calendario, che inevitabilmente reca in sé l’idea del trascorrere del tempo, vuole essere un omaggio alla lunga carriera di Aldo Ajò, in occasione del trentennale della sua scomparsa (1982-2012). Ma anche un modo di trasformare, attraverso l’arte del nostro eccellente ceramista, il tempo che passa in un eterno presente, cioè in quel tempo extratemporale che l’opera d’arte - in quanto forma - immancabilmente realizza.
Gualdo presente nelle manifestazioni umbre per il Natale con Maurizio Tittarelli Rubboli dal quale apprendiamo dell'invito "per questa bella manifestazione a Corciano, dove partecipo anche io in mezzo ad artisti umbri piuttosto affermati e quasi tutti più "vecchi di me"... Mi hanno invitato come rappresentante della ceramica gualdese, perché hanno cercato di differenziare un po' i materiali usati per le opere, nonché la provenienza, e per me è un onore portare il nome di Gualdo nella splendida cornice della Chiesa-Museo di San Francesco."
Questa la lettera di invito: PREMIO “L’ALBERO CONTEMPORANEO” “NATO SOTTO L’ALBERO” Simbologie, tradizioni dell’albero natalizio e arte contemporanea
Gentile Artista Nell’ambito delle manifestazioni natalizie che caratterizzano Corciano , quest’anno si è pensato di aggiungere alle già consolidate iniziative un elemento innovativo che colleghi la tradizione all’arte contemporanea istituendo il premio”L’Albero Contemporaneo”. L’evento sarà realizzato dalla curatrice Antonella Parlani all’interno della trecentesca Chiesa Museo di San Francesco in Corciano. L’iniziativa ha anche l’intento di avvicinare sempre più pubblico all’arte contemporanea attraverso l’interpretazione di uno dei simboli più diffusi del Natale “L’Albero di Natale” L’immagine dell’albero , specie se sempre verde è infatti un tradizionale simbolo pagano del rinnovarsi della vita,presente nel mondo antico come in quello medievale e in seguito assimilato dal Cristianesimo, infatti le luci che addobbano l’albero di natale simboleggiano la luce che Gesù porta nel mondo,mentre le sfere , i dolciumi appesi ai rami sono il simbolo dell’amore che Gesù porta in dono all’umanità. Siamo lieti di invitarla a partecipare con una sua opera all’iniziativa , abbiamo scelto una ristretta rosa di artisti per limiti di spazio ma cercando anche di offrire al pubblico una pluralità di materie e di linguaggi . [ … ] I visitatori potranno dare il proprio voto attraverso un modulo prestampato, sempre nell’ottica di una più attenta comprensione dell’arte contemporanea. Una giuria di critici assegnerà una menzione della critica. [ …]".
Maurizio Tittarelli Rubboli, Natalis Dies, maiolica a lustro oro e rubino su specchio, cm 45x130, Gualdo Tadino, 2012
N.d.R. Anche Mario Boldrini, artista legato al nostro territorio, è stato invitato al premio”L’Albero Contemporaneo”.
Si comunica che il giorno martedì 4 dicembre 2012 alle ore 17.30 si inaugurerà a Perugia la mostra fotografica Visioni d’Impresa, presso il Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi - Via Mazzini 11.
L’esposizione si propone di illustrare la storia di alcune aziende umbre, attraverso un secolo di pubblicità.
L’Associazione Culturale Rubboli è stata contattata dalla Camera di Commercio di Perugia per fornire materiale appartenente all’archivio della manifattura Rubboli, riguardante la pubblicità aziendale.
Grazie a tale iniziativa la città di Gualdo Tadino potrà, attraverso il suo più antico e prestigioso opificio di maioliche a lustro, contribuire alla ricostruzione storica dell’imprenditoria umbra dall’unità d’Italia ad oggi.
L’Associazione Culturale Rubboli è lieta di comunicare che dal giorno 9 novembre prenderanno il via una serie di incontri relativi all’arte ceramica, organizzati da Franco Cocchi, conoscitore esperto e curatore di varie pubblicazioni sulla maiolica, specialmente derutese. Gli appuntamenti saranno ospitati presso la Sala Capitini del municipio di Marsciano e riguarderanno varie tematiche e problematiche legate al territorio umbro. Non poteva mancare la tradizionale ceramica di Gualdo Tadino, infatti il 14 dicembre la storica dell’arte Marinella Caputo tratterà il tema, già affrontato nella pubblicazione della casa editrice Volumnia, dal titolo “La Collezione Rubboli – Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro “. Il giorno 9 febbraio, a conclusione della serie di incontri, Maurizio Tittarelli Rubboli interverrà, insieme ad altri artisti, per discutere sui cambiamenti in atto e per fare il punto sulla ceramica come arte. Gli incontri sono fissati di venerdì, ore 20,30. Il primo appuntamento è, come da calendario, presso il Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte di Marsciano per la visita guidata della sua interessante collezione.
Anche un artista della ceramica gualdese partecipa alla II Biennale Internazionale di Pittura Scultura e Ceramica di Grottaglie. Si tratta di Stefano Zenobi, che è uno degli ottanta artisti di quindici nazioni, invitati espressamente, che hanno risposto al tema assegnato, “Le forme della luce”, con personali linguaggi d'arte, ricchi di ricerca e di emozioni. Una partecipazione corale di alto livello qualitativo. La mostra, voluta dai Padri Minimi della Comunità di Grottaglie, è a cura dello storico dell’arte mons. Pietro Amato, Direttore dei Musei Storici Vaticani, Rimarrà aperta fino all'8 dicembre 2012. L'esposizione, che contiene all'incirca 150 opere, si avvale di un prezioso catalogo, che, a somiglianza del precedente, contiene con l'illustrazione di ogni opera un breve commento del Curatore. Stefano Zenobi non è nuovo a partecipazioni ad iniziative fuori città. Nel corso della quinta edizione della rassegna della ceramica artistica e tradizionale "Regioni d'Italia",che si e' svolta a San Lorenzello e Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, nel 1999 gli e' stata assegnata la medaglia d'oro quale miglior pittore. Analogo successo lo ha riscontrato nell'edizione 2001 della manifestazione campana aggiudicandosi una seconda medaglia d'oro. Nel 2004 ha vinto il concorso indetto dal comune di Gualdo Tadino "Porte del morto", realizzando così un pannello policromo (120x220 cm) raffigurante la battaglia di Tagina. L’evento di Grottaglie si completa con un’antologica dell'artista barese Mario Colonna, figura di rilievo nel panorama delle arti degli ultimi quarant'anni.
Al Cersaie - Salone internazionale della ceramica per l'edilizia e l'arredobagno – che si è tenuto a Bologna dal 25 al 29 settembre, è stato in mostra un pannello con il marchio Rubboli realizzato a Gualdo Tadino da Maurizio Tittarelli Rubboli. L’opera è stata commissionata dall'azienda “Cotto Etrusco” di Montone che l’ha esposta nel proprio stand, suscitando la curiosità dei tanti visitatori che ne hanno apprezzato l’inconfondibile originalità. La ditta ha acquisito l’installazione contribuendo economicamente a due importanti iniziative editoriali dell’Associazione Culturale Rubboli, che vedono come sponsor principale la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Si tratta di due volumi inseriti nel progetto “Ricerca/divulgazione/sperimentazione attraverso la tradizione della ceramica a lustro” e precisamente la traduzione inglese del libro La Collezione Rubboli – Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro a cura di Marinella Caputo e Scritti Umbri di Alan Caiger-Smith, che verranno editi dalla casa editrice Aguaplano. “Cotto Etrusco”, con la sua produzione in un antico forno a legna di cotto naturale e smaltato e Rubboli, con la sua tradizione secolare della muffola, condividono la stessa visione creativa e concepiscono la produzione contemporanea come qualcosa di profondamente radicato nella storia e nella cultura del proprio operare.
Anche Gualdo Tadino sarà rappresentata a Nove (Vicenza) il 15 e 16 Settembre 2012 alla XVa festa della ceramica “Portoni Aperti”. E’ una straordinaria occasione che il comune di Nove ha voluto riservare alla nostra città grazie ai buoni rapporti istituzionali costruiti in occasione delle riunioni di lavoro dell’Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC) a cui partecipa, in rappresentanza di Gualdo Tadino, l’Assessore allo Sviluppo Economico, Giuseppe Pompei. Uno spazio espositivo, dove i ceramisti possono realizzare workshop o laboratori, esporre le opere e mostrare al pubblico la propria personale abilità artistica, è stato riservato ad un artista gualdese. L’amministrazione comunale, pertanto, ringrazia il Comune di Nove, ed il particolare l’Assessore alle attività produttive, Claudio Gheller, per questa importante opportunità offerta al settore della ceramica artistica di Gualdo Tadino. In uno dei portoni che si affacciano sulle piccole corti o sui viottoli che si snodano nel centro storico della città di Nove, quest’anno, i visitatori potranno ammirare le opere de “La vecchia Gualdo”. Bottega artigiana sorta nel 1989 per volontà di Ezio Rondelli, nello stesso locale che per molti anni ospitò la Ceramica del Sacerdote Giancarlo Pascucci, erede di una dinastia di ceramisti dei quali si trovano notizie negli archivi cittadini a partire dal 1833. L’attuale produzione artistica è prevalentemente ancorata al terzo fuoco nel forno a "muffola" dove l'opera pittorica del maestro Sergio Donnini, guidato dalla titolare Fiorella Mariotti Rondelli, viene esaltata con la tecnica del riflesso oro e rubino, una tradizione secolare di cui va giustamente fiera la città di Gualdo Tadino.
In occasione dell’ultima assemblea dei comuni soci dell’Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC), che si è svolta a Lodi nel giugno scorso, il Presidente Stefano Collina ha annunciato l’apertura di nuovi spazi per la candidatura alla nomina onorifica di “Ambasciatore delle Città della Ceramica”. Il Comune di Gualdo Tadino, presente all’assemblea, con l’Ass.re allo Sviluppo Economico Giuseppe Pompei, ha indicato quale persona potenzialmente meritevole di tale titolo il prof. Maurizio Tittarelli Rubboli. A sostegno di tale candidatura il Comune di Gualdo Tadino, ha inviato, recentemente, al Presidente Collina una scheda biografica che riassume l’impegno del Prof. Rubboli a sostegno della tradizione ceramica in generale e, in particolare, alla maiolica a lustro e alla sua promozione attraverso un lavoro di ricerca scrupoloso e scientifico che si è poi concretizzato in varie attività di carattere culturale e attraverso numerose pubblicazioni. La Città di Gualdo Tadino è molto grata al prof. Maurizio Tittarelli Rubboli e la sua eventuale designazione ad “Ambasciatore delle Città della Ceramica” rappresenterebbe la giusta riconoscenza al suo costante impegno a supporto della tradizione ceramica ed un sicuro vanto per tutta la comunità locale, fortemente legata a questo settore. La candidatura, insieme ad altre, verrà esaminata nella prossima Assemblea Generale che dovrebbe svolgersi entro il mese di dicembre prossimo.
Maurizio Tittarelli Rubboli - Scheda biografica
Maurizio Tittarelli Rubboli nasce nel 1959 da genitori di Gualdo Tadino. Sua madre, Gina Rubboli (1920-2004), è figlia di Lorenzo Rubboli (1884-1943) e nipote di quel Paolo Rubboli (1838-1890) che nel 1873 reintrodusse nel territorio di Gualdo Tadino la tecnica dei lustri oro e rubino di tradizione mastrogiorgesca, fondando la manifattura Rubboli. Dopo aver soggiornato per lunghi periodi in Inghilterra, Grecia e Portogallo per motivi di studio, si laurea in Lingue e Letterature Contemporanee. Oggi insegna Lingua e Letteratura Inglese presso il Liceo Artistico “Bernardino di Betto” di Perugia.
Grazie alle sue origini inizia, negli anni ’80 del Novecento, ad interessarsi alla ceramica in generale e, in particolar modo, alla maiolica a lustro e alla sua promozione attraverso un lavoro di ricerca scrupoloso e scientifico che poi si concretizza in varie pubblicazioni qui elencate:
M. TITTARELLI RUBBOLI, La Maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia, Volumnia 1996.
M. TITTARELLI RUBBOLI, Un ulteriore contributo alla storia del lustro, in “Ceramica Antica”, Ferrara, Belriguardo N° 78, gennaio 1998.
M. TITTARELLI RUBBOLI, La produzione Rubboli per la Società Ceramica Umbra, in “Ceramica Antica”, Ferrara, Belriguardo N° 85, settembre 1998.
M. TITTARELLI RUBBOLI, Un lustro degli anni '20 di Aldo Ajò e dei fratelli Rubboli - Nuovi temi della ceramica gualdese del Novecento, in “Ceramica Antica”, Ferrara, Belriguardo N° 98, novembre 1999.
M. TITTARELLI RUBBOLI, Il piacere della copia - Un vaso moresco della manifattura Rubboli in “Ceramica Antica”, Ferrara, Belriguardo N° 154, dicembre 2004.
M. TITTARELLI RUBBOLI, Un importante documento per la storia del lustro - Una lettera autografa di Paolo Rubboli - in “Ceramica Antica”, Ferrara, Belriguardo N° 161, luglio-agosto 2005.
M. TITTARELLI RUBBOLI, La Tradizione Ceramica a Gualdo Tadino, in AA.VV. Ceramica Umbra Arte e Tradizione, Perugia, Ali&no Editrice 2006.
M. TITTARELLI RUBBOLI, La ceramica artistica di Gualdo Tadino, in AA.VV. La Via della Ceramica in Umbria (a cura di A.C.PONTI- F.BOCO), Perugia, Effe Fabrizio Fabbri Editore 2008.
M. TITTARELLI RUBBOLI, Il Restauro della Memoria, in M. Caputo (a cura di), La Collezione Rubboli – Storia e Arte della manifattura gualdese di maioliche a lustro, Perugia, Volumnia Editrice 2010. Accanto al lavoro di ricerca porta avanti il progetto di trasformare il vecchio opificio ottocentesco della manifattura Rubboli in una spazio museale e per questo prende contatti con il comune di Gualdo Tadino fin dal 1996. Dopo un lungo lavoro e l’impegno dell’amministrazione gualdese, il progetto viene finanziato con Fondi Docup e il Museo Rubboli verrà inaugurato nel 2013.
Il futuro museo sarà di proprietà comunale, ma per aiutare la sua gestione e per l’organizzazione di eventi e la loro promozione Maurizio Tittarelli Rubboli fonda nel dicembre 2007, insieme a Marinella Caputo, l’Associazione Culturale Rubboli e ne diviene presidente. L’Associazione organizza la mostra La Collezione Rubboli – Storia e Arte della manifattura gualdese di maioliche a lustro (con relativo catalogo con prefazione di Timothy Wilson, conservatore delle Arti Occidentali dell’Ashmolean Museum di Oxford)) che dal 2010 è stata portata in tre città umbre con la collaborazione dell’amministrazione gualdese: a Perugia dal 17 aprile al 10 giugno 2010 presso il Complesso Monumentale di San Pietro, a Gualdo Tadino dal 17 luglio all’8 dicembre 2010 presso la Basilica di San Francesco e dal 16 giugno al 30 settembre 2012 presso la Chiesa dei Neri a Gubbio.
Nel 2011 presenta, come presidente della suddetta associazione, il progetto “Ricerca/divulgazione/sperimentazione attraverso la tradizione della ceramica a lustro” che viene finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e che prevede due importanti pubblicazioni: la prima è la traduzione in inglese del libro-catalogo di Marinella Caputo La Collezione Rubboli – Storia e Arte della manifattura gualdese di maioliche a lustro, la seconda, che nasce da un’idea di Maurizio Tittarelli Rubboli, ha come titolo provvisorio Umbrian Writings/Scritti Umbri di Alan Caiger Smith. Quest’opera racconta, attraverso alcuni articoli, le esperienze vissute dal grande artista del lustro inglese in Umbria, ma come l’autore ha tenuto a precisare: “Scriverò volentieri alcune pagine su Gualdo Tadino, Gubbio e Deruta. Esse saranno in parte sulla ceramica ma ci sono anche altre cose che potrei affrontare e penso che sia meglio mantenere le possibilità piuttosto ampie”. Ne è uscito, date le grandi capacità narrative dell’artista, un piccolo capolavoro. Anche il testo di Alan Caiger-Smith è preceduto da una introduzione di Timothy Wilson. Il volume è bilingue: in italiano (traduzione di Maurizio Tittarelli Rubboli e Marinella Caputo) con testo a fronte. Gli obiettivi principali del progetto editoriale sono la divulgazione dell’importante tradizione della ceramica a lustro umbra a livello internazionale. Entrambi i testi suddetti verranno pubblicati entro dicembre 2012.
Gualdo Tadino, Ditta Rubboli, pittore Umberto Marinari, piatto con soggetto non identificato entro ornato con uccelli, 1906-1912 ca., maiolica a lustro, diam. cm 42. Gubbio, collezione privata. (Ph. G. Pauselli) (Ingrandisci)
La mostra delle ceramiche Rubboli attualmente in corso nella chiesa di Santa Maria dei Laici (La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, 16 giugno - 30 settembre 2012) mi offre l’occasione per presentare un bellissimo piatto realizzato con ogni probabilità in questa celebre manifattura e conservato ora in una collezione privata di Gubbio. Si tratta di un tagliere da parata del diametro di 42 centimetri, decorato in blu e arricchito in terza cottura con delicati lustri rossi e dorati (FIG. 1). Nel medaglione centrale, delimitato da doppia filettatura, esso presenta un soggetto figurativo che ancora non sono riuscito a decifrare adeguatamente. Un giovinetto dai lunghi capelli, vestito con una tonaca rossa, è seduto ai piedi di un albero frondoso e appoggia la schiena al suo tronco. Un paniere ricolmo di frutta è posato per terra, di fronte a lui. Accanto sono raffigurati altri due fanciulli, in abiti più usuali e moderni: il primo, posto sui pioli di una scala, è intento a raccogliere frutta dall’albero; il secondo è invece inginocchiato al cospetto del personaggio dai lunghi capelli, e gli sta offrendo qualcosa che non si vede bene, probabilmente un nido con tre uccellini dentro. Mi sembra possibile ipotizzare (ma è solo una congettura) che il giovane dalla lunga tonaca rossa sia identificabile con Gesù ancora imberbe e che l’episodio raffigurato rimandi a qualche storia apocrifa allusiva al sacrificio di Cristo. Un tema iconografico del genere spiegherebbe bene anche lo splendido decoro ornamentale d’intorno, consistente in una fascia continua di pettirossi posati su ramoscelli, per lo più occupati a beccare piccole infruttescenze simili ai sorosi del gelso. Come è noto, secondo la leggenda il pettirosso si sarebbe insanguinato il petto tentando di rimuovere con il becco la corona di spine che Gesù crocifisso aveva in testa. La piena e tuttavia ariosa teoria di uccellini risulta eseguita con grande perizia grafica: a prima vista non si nota neppure che essa è stata composta ripetendo per quattro volte lo stesso spolvero, ‘mimeticamente’ concatenato ogni 90 gradi. Anticipa l’orlo del piatto un ornato a quadretti affiancati, ciascuno dei quali reca due piccole foglie lanceolate sovrapposte in decusse.
Gualdo Tadino, Ditta Rubboli, pittore Umberto Marinari, piatto con soggetto non identificato entro ornato con uccelli, 1906-1912 ca., maiolica a lustro, diam. cm 42 (part. della sigla del pittore). Gubbio, collezione privata. (Ph. G. Pauselli) ingrandisci
Che si tratti di un’opera riconducibile alla produzione gualdese d’inizio Novecento, ce lo suggeriscono - pur in mancanza di marche di fabbrica - elementi come la fattura del piatto o la sapiente applicazione dei lustri metallici. A ciò si aggiunga un altro particolare molto significativo: sul prato della scena principale, dietro la figura del contadinello genuflesso, è riportata la sigla «UM» del decoratore, con le lettere «U» ed «M» provviste di un tratto in comune (FIG. 2). Con queste due lettere, che rappresentavano le iniziali del suo nome, soleva siglare le ceramiche da lui stesso dipinte Umberto Marinari (Anghiari, 6 agosto 1865 - Gualdo Tadino, 4 gennaio 1913), bravissimo artista formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, attivo nella fabbrica di Daria Rubboli e dei suoi figli nei lustri iniziali del XX secolo, soprattutto tra il 1906 e il 1912. Anche dal punto di vista stilistico, il piatto che ci interessa presenta convincenti analogie con alcune delle opere certe di Marinari. Si veda, a tale riguardo, la singolare forma delle foglie e dei frutti che riempiono i rami dell’albero, e la si confronti con quella dei frutti e delle foglie che formano il festone visibile nel piatto con lo stemma del Municipio di Anghiari dipinto dall’artista per la città natale poco prima di morire (FIG. 3). Oppure si noti come gli ornati d’intorno di questi due piatti, pur nell’evidente differenza dei motivi utilizzati, abbiano entrambi uno sviluppo continuo che trova nel contorno del medaglione centrale la base di appoggio della figurazione.
Gualdo Tadino, Ditta Rubboli, pittore Umberto Marinari, piatto con lo stemma del Municipio di Anghiari entro ornato con scena di lotta tra mostri ed esseri umani, 1913, maiolica a lustro, diam. cm. 41,5. Anghiari, Comune. (Da I Cocci d’Anghiari, 2005, ill. 19).ingrandisci
Tutto ciò incoraggia ad attribuire la maiolica in collezione eugubina a Umberto Marinari, che dovette realizzarla nella fabbrica Rubboli di Gualdo Tadino all’incirca tra il 1906 e il 1912. Permettendo così di aggiungere un’altra opera allo scarno catalogo di questo artista assai raro.
Due piatti gualdesi con Santa Chiara da Montefalco di Ettore A. Sannipoli Nella collezione di ceramiche del Museo del Santuario di Tolentino è conservato un bel piatto gualdese con la raffigurazione di Santa Chiara da Montefalco (FIG. 1). Ecco cosa scrive su questa terraglia Nadir Stringa, nella relativa scheda del catalogo della raccolta (“Museo del Santuario, Tolentino. Catalogo delle ceramiche”, a cura di N. Stringa, Tolentino 2011, p. 78, fig. 135; p. 228, n. 135):
Piatto in terraglia Gualdo Tadino, manifattura Sergacomi, ultimo quarto del XIX secolo Dimensioni: altezza 3,6 cm; diametro 35 cm Inventario n. 154; foto n. 431 Marca: “SERGIACOMI / ANTONIO / GUALDO TADINO” (impresso a crudo, sul verso, con stampino ovoidale) Iscrizione: “S. CHIARA / DA MONTEFALCO / VERG[INE] AG[OSTINIANA]” (nella parte sommitale, entro un’insegna poligonale sorretta da due angeli in volo, dipinta in verde oliva). Grande piatto tondo, con tesa liscia, foggiato a stampo. Decorazione policroma in grigio, verde chiaro, verde marcio, giallo brillante, giallo bruno, eseguita con la tecnica del transfer-printing e con ritoccature a pennello, a mano libera. Quasi tutto il cavetto e parte della tesa sono occupati dal ritratto di santa Chiara, estatica, con aureola raggiata. Un fascio di raggi, come in una moderna lastra radiografica, evidenzia il grande cuore (dipinto doppio per sottolinearne la grandezza in ossequio alla tradizione) in cui sono miniaturizzati i simboli della passione: il crocifisso, i tre chiodi, la lancia, la canna con la spugna, la colonna, il flagello, la corona di spine. Nella rimanente superficie della tesa, in sette riserve, sono dipinti una bilancia, simbolo di giustizia, e nuovamente i simboli della passione (in senso orario: il flagello, i tre chiodi, la colonna, la corona di spine, il crocifisso, la lancia e la canna con la spugna). La famiglia Sergiacomi, oriunda da Sassoferrato, annovera numerosi ceramisti a Gualdo Tadino tra la fine del Settecento e gli inizi del Novecento. Antonio di Giuseppe (1859-1932) gestisce un proprio laboratorio, di cui è documentata l’attività già nel 1888, almeno fino al 1911. Conservazione: Frammentato in tre pezzi e ricomposto con collante. Bibliografia: D. Amoni, “L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo”, saggio introduttivo di E. Storelli, Perugia 2001; N. Stringa, scheda 203 in “Santa Chiara da Montefalco. Culto, storia e arte”, Tolentino 2009, p. 215, tav. LVII; pp. 319, 320, n. 203.
Come ho già comunicato a Nadir Stringa e ad alcuni storici della ceramica gualdese, penso che questo piatto, arricchito da deboli cangianze metalliche che non risultano perfettamente riuscite, possa essere stato decorato e lustrato da una ditta diversa da quella di Antonio Sergiacomi, alla quale per contro dovrebbe riferirsi verosimilmente la produzione del supporto, vale a dire del semi-lavorato in terraglia. Baso questa ipotesi sull’esame di una altro piatto quasi del tutto identico, conservato in una collezione privata di Gubbio (FIG. 2). Questa seconda ceramica, meglio riuscita sia nella veste cromatica sia nel lucente completamento a lustri metallici, reca sul verso l’inconfondibile marchio in pasta della fabbrica di Antonio Sergiacomi (FIG. 3) ma pure quello a lustro della ditta «Fedi / Gualdo Tadino» (FIG. 4). Ed è proprio a Tancredi Fedi (1874-1910) che va ascritta la decorazione pittorica sul recto, almeno a giudicare dalla firma in blu di questo insigne ceramista leggibile nella parte bassa dell’abito di Santa Chiara («T. Fedi / Gualdo Tad.°») (FIG. 5). Firma che ci permette di datare approssimativamente la terraglia in esame nel corso del primo decennio del XX secolo.
Non mi risulta che sia emersa finora, in studi sulla maiolica di Gualdo Tadino, alcuna opera relativa alla giovanile collaborazione tra Santarelli e Fedi, certificata da marche di fabbrica o firme opposte. È pertanto con vero piacere che porto a conoscenza del pubblico questo raro piatto a lustri metallici conservato in una collezione privata eugubina. Esso presenta sul verso, all’interno del piede, la marca impressa «SANTARELLI E FEDI/GUALDO TADINO», leggibile con qualche difficoltà ma nonostante ciò di sicura interpretazione. Il recto dell’artistica stoviglia è decorato nel cavetto con il mezzo busto di un «CONDOTTIERE DEL 1400», identico a quello che compare al centro di un piatto di Santarelli datato 1914, esposto nella mostra gualdese dedicata a uno dei suoi figli più illustri, il ceramista Alfredo Santarelli (1874 – 1975) e riprodotto a p. 90 del catalogo. Sulla tesa fa bella mostra di sé un insolito decoro a embricazioni, fiori di margherita e foglie trilobate nel quale gli scomparti di cinquecentesca memoria lasciano il passo a ‘campi’ dal profilo ondulato e sinuoso, di tipica stilizzazione art nouveau al pari degli inserti fitomorfi.
Questo ornato lo si ritrova, con minime varianti, in un altro piattosempre di collezione eugubina, contraddistinto da una scena satiresca dipinta nel cavetto e sul verso privo di marche, che dunque può essere ragionevolmente attribuito –per motivi di stile- allo stesso opificio. Sembra quasi che nelle ceramiche in esame si sia voluto vivificare il repertorio storicistico tramite un uso singolarissimo e innovativo degli elementi decorativi, in piena sintonia con le stanze del liberty. E che tale apertura al nuovo fosse perlomeno nelle intenzioni di alcuni dei giovani artisti gualdesi del tempo, ce lo confermano, indirettamente, certi esiti marcatamente art nouveau della fabbrica Fedi, anche dopo la morte di Tancredi, nel periodo in cui fu gestita dalla moglie Palmira.
Parlo ad esempio del bellissimo piatto, pur esso lustrato e conservato in una raccolta privata eugubina, con il volto di profilo di una giovane donna, incorniciato da volute, fiori e, sulla testa, da una leggiadra ghirlandetta. L’impaginazione asimmetrica l’elegante linearismo dell’assorta figura, la predominanza degli ornati fitomorfi e altri elementi ancora risultano inpiena sintonia con lo stile floreale, avvicinando l’opera alla produzione toscana d’inizio secolo, come quella di Galileo Chini (“Arte della Ceramica”), della “Salvini & C.”, di Egisto Fantechi o della “Società Ceramica di Colonnata”. Peccato che la limitata produzione di questi raffinati manufatti non sia stata finora adeguatamente studiata, al pari di quella consimile di altri centri regionali: varrebbe proprio la pena d’incoraggiare la ricerca in questo campo, di provvedere insomma ad una capillare indagine sulla ceramica liberty in Umbria che, nonostante le poche testimonianze pervenute, dovette avere una sua consistenza. È di sicuro una fisionomia, in buona parte da ricostruire.
La ceramica nel Seicento tra Lazio, Umbria e Toscana
L’Associazione Culturale Rubboli è lieta di comunicare che il prossimo 19 maggio a Civita di Bagnoregio si svolgerà un importante convegno riguardante la ceramica seicentesca tra Lazio, Umbria e Toscana. La storica dell’arte Marinella Caputo, nostro responsabile culturale, autrice della monografia sulla manifattura Rubboli e membro del comitato scientifico della Rocca Flea farà un intervento dal titolo Ipotesi e riflessioni sulla ceramica gualdese del Seicento. Programma:
CIVITA DI BAGNOREGIO, sabato 19 maggio 2012 ore 9.30 – Presiede la sessione DANIELE MANACORDA
FAUSTO BERTI, I mutamenti economici e sociali del XVII secolo e la produzione della ceramica a Montelupo PAOLO TORRITI, La ceramica del Seicento al Santa Maria della Scala di Siena ANDREA VANNI DESIDERI, Vasai, fornaci e ceramiche del XVII secolo nel Medio Valdarno tra fonti scritte e archeologiche VALENTINO MINOCCHI, La ceramica post-medievale dell'Alta Valle del Tevere. Fonti d'archivio e bibliografiche ANNA MOORE VALERI, Un’arte della Controriforma: la ceramica marmorizzata in Toscana ore 15.30 – presiede la sessione ROMUALDO LUZI J. V. G. MALLET, Decorazione umbro-laziale a Riporto nel Seicento? Sir TIMOTHY CLIFFORD, Maiolica made in Spoleto now identified MARINELLA CAPUTO, Ipotesi e riflessioni sulla ceramica gualdese del Seicento ETTORE A. SANNIPOLI, Note preliminari allo studio della ceramica eugubina del Seicento CLARA MENGANNA, Piombo e stagno: un’emergenza in Umbria nel Seicento GIULIO BUSTI, FRANCO COCCHI, “Silvestro Trinci da Deruta in Bagniorea”. Opere firmate e attribuzioni ALBERTO SATOLLI, La ceramica del Seicento nell'Orvietano: un'occhiata ad alcuni centri del territorio ROMUALDO LUZI, Il Viterbese nel Seicento: ceramiche ingobbiate e smaltate tra Castro e Acquapendente. Considerazioni, note, aggiornamenti LUCA PESANTE, Circolazione di ceramiche e di vasai nell'alto Lazio nel corso del Seicento
“Di Acqua e d’Argilla, l’eterno legame”. Concorso in occasione della XX Festa del Ceramista. Proroga dei termini di presentazione delle richieste sino al 31 maggio.
Il Comitato CeramicHeArt e il Comune di Gualdo Tadino, nell’ambito della XX festa del Ceramista, hanno indetto il primo concorso nazionale per le scuole in collaborazione con la Regione Umbria, la Provincia di Perugia, la Confartigianato, il Cna e Olimpia Production. Tema del concorso, aperto a tutte le scuole del territorio nazionale con particolare riferimento a istituti d'arte e licei artistici, sarà “Di Acqua e d’Argilla, l’eterno legame”. È prevista la partecipazione di uno studente singolo, di un gruppo di studenti o classi. Fissato dall’avviso, pubblicato nel sito internet del Comune (www.gualdo.tadino.it), sono indicate anche le forme delle opere ammesse al concorso: pannello in ceramica - dimensioni min 60 x 40 cm – max 120 x 150; piatto in ceramica - diametro min 30 cm; mattonella in ceramica - dimensioni min 25 x 33 cm. Le opere vincitrici rimarranno di proprietà dell’Amministrazione comunale e ogni singolo studente potrà presentare una sola opera e ogni gruppo un massimo di due opere. L’iscrizione al concorso è gratuita e le richieste d’iscrizione ,il modulo è pubblicato al sito internet, dovrà pervenire al Comune di Gualdo Tadino entro e non oltre il 31 maggio (data prorogata rispetto alla prima scadenza originaria) e l’opera dovrà pervenire entro e non oltre il 30 giugno, altrimenti saranno considerate fuori concorso. La Giuria del concorso sarà composta da esperti del settore dell’arte e della tecnica ceramica che valuteranno le opere pervenute in base a criteri che verranno stabiliti in modo collegiale e che punteranno sulle qualità estetiche, sull’originalità e sulla funzionalità tecnica dell’esecuzione dell’oggetto. Le opere dei partecipanti al concorso verranno esposte al pubblico presso la Chiesa di San Francesco e l’esposizione sarà inaugurata venerdì 20 luglio alle 16,30 durante CeramicHeArt - XX Edizione della Festa del Ceramista e sarà visitabile fino al 29 luglio 2012. La Premiazione delle opere in concorso avverrà durante lo svolgimento della XX° Edizione della Festa del Ceramista nella giornata di sabato 21 luglio alle 18,00 presso la Chiesa di San Francesco in Piazza Martiri della Libertà a Gualdo Tadino. E’ possibile visionare e scaricare il presente avviso e il relativo modulo d’iscrizione sui siti: www.tadino.it , www.roccaflea.com o www.ceramics-online.it