Donato al MIC dall’Associazione Rubboli un piatto di Paolo Rubboli

Donato al MIC-Museo Internazionale della Ceramica dall'Associazione Rubboli un piatto di Paolo Rubboli

Paolo Rubboli, Piatto da pompa con “Incoronazione di Cesare”, maiolica a lustro oro e rubino, 1878-1880 ca., diam. 42 cm

Nella giornata di domenica 5 novembre una delegazione dell’Associazione Culturale Rubboli si è recata a Faenza per consegnare al MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche, un piatto di Paolo Rubboli realizzato intorno al 1880.
Nel museo faentino, uno dei più importanti nel mondo per la ceramica artistica, non era presente nessuna opera dell’Ottocento gualdese e per questo l’Associazione Rubboli ha ritenuto importante donare un manufatto significativo di Paolo Rubboli, che colmasse in maniera adeguata questa mancanza.
Donato al MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche dall'Associazione Rubboli un piatto di Paolo RubboliLa donazione è stata accettata dalla direttrice del MIC Claudia Casali che, insieme al Consiglio di Amministrazione, ha stabilito che l’opera sarà inserita nella collezione permanente del museo, secondo la regola dello statuto che prevede di acquisire soltanto manufatti da esporre nel percorso museale.
La delegazione dell’Associazione Rubboli è stata accolta da Giovanni Violani, vice presidente della Associazione Amici della Ceramica e del Mic e da Elena Dal Prato, membro della stessa organizzazione, grazie al prezioso interessamento di Valentina Mazzotti, conservatrice del MIC.
Il piatto di Paolo Rubboli sarà esposto già nei prossimi giorni ed andrà a integrare significativamente la sezione dedicata alla maiolica umbra dei sec. XIX e XX.

Scheda critica del manufatto

Paolo Rubboli (Fiorenzuola di Focara – Pesaro, 1838 – Gualdo Tadino, 1890)

Piatto da pompa con Incoronazione di Cesare, maiolica a lustro oro e rubino, 1878-1880 ca., diam. 42 cm, non firmato.

Il piatto presenta una scena di storia romana nel cavetto e girali popolati di amorini e animali fantastici nella tesa, dove compaiono anche quattro clipei con busti virili, recanti la data 1525.

Il soggetto si ritrova in un esemplare quasi identico esposto al Museo Opificio Rubboli di Gualdo Tadino e pubblicato nel catalogo[1]. Le differenze tra le due opere riguardano alcuni dettagli della tesa, come la presenza di figure con folte chiome nel piatto gualdese che tra l’altro riporta una data diversa, 1542.

I motivi ornamentali trovano inoltre un confronto stringente nel piatto da pompa con Ratto delle Sabine, conservato nello stesso museo[2].

Il pittore della scena figurata e della tesa va identificato con molta probabilità in Giuseppe Discepoli, primo collaboratore di Paolo Rubboli e presenza costante e attiva nella manifattura.

L’opera è tipica della fase iniziale della Rubboli, tra gli anni settanta e i primi anni ottanta, quando la tecnica del lustro era ancora agli esordi, in quel clima di revival e riscoperta che riguardò non solo la ceramica, ma tutte le arti applicate durante il XIX secolo.

Il collezionismo, i viaggiatori del tardo grand tour, l’interesse crescente per le arti applicate, uniti all’orgoglio nazionale per la storia e l’arte d’Italia, sono il contesto in cui si sviluppò lo Storicismo, corrente predominante nella ceramica ottocentesca, di cui Paolo Rubboli fu protagonista.

Le date citate si riferiscono a Maestro Giorgio Andreoli e ai suoi figli, con grande ammirazione, ma forse anche senso di emulazione. Paolo infatti aveva costruito un forno a muffola basato su quello  rinascimentale presente nella bottega del ceramista a Gubbio, come è attestato nel disegno del 1558 di Cipriano Piccolpasso per il suo celebre trattato. Era sua intenzione riprodurre lo stesso tipo di lavorazione e gli stessi risultati qualitativi nell’abbinamento del rosso rubino e dell’oro, prerogativa dell’Andreoli e dei suoi immediati eredi.

I soggetti di storia antica, rappresentano una linea specifica dello storicismo e dominano nel periodo iniziale della Rubboli, affiancati in seguito da repertori diversi, come Belle Donne, figure mitologiche, animali e decorazioni moresche. Tale scelta da parte di Paolo si spiega con la sua adesione agli ideali risorgimentali, come risulta dalla sua lettera alla municipalità nel 1878, dai due piatti conservati alla Rocca Flea di Gualdo Tadino, con ritratti di Mazzini e Garibaldi e dal tondo a rilievo con il busto dell’eroe dei due mondi in piazza Garibaldi.

La storia di Roma doveva rappresentare per lui, come per molti altri, un passato in grado di ispirare orgoglio e senso di identità nazionale.

Marinella Caputo

[1] M. CAPUTO (a cura di), La Collezione Rubboli – Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, Volumnia Editrice, Perugia 2010, pp. 95, 162, Tav. XXXIII

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2 risposte a Donato al MIC dall’Associazione Rubboli un piatto di Paolo Rubboli

  1. Angelo Barberini scrive:

    Grazie della bella notizia e della scheda critica che accompagna il piatto da pompa di Paolo Rubboli, che – ne sono certo – farà felici i visitatori del MIC-Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza.

    • Maurizio Tittarelli Rubboli scrive:

      Grazie Angelo! Come associazione sarà inoltre nostra premura, tramite l’Allegra, far sapere quando la bacheca sarà allestita al Mic di Faenza. Riteniamo che, con una spesa contenuta, questa sia una bella pubblicità per la nostra città e per il Museo Rubboli.

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