È giusto affidare l’asilo nido comunale con la logica del ribasso?

È giusto affidare l'asilo nido comunale con la logica del ribasso?Gli effetti del disegno politico neocentralista e neoliberale dagli obiettivi di drastica riduzione delle autonomie locali nelle loro risorse e nei loro strumenti di programmazione economica e sociale e di intervento diretto nell’organizzazione e nella gestione dei servizi pubblici, oggi possono essere ravvisati, nella nostra Città, nella vicenda della gara per l’affidamento della gestione dell’asilo nido comunale (oltre in quella che sta vedendo come vittima predestinata ESA, la municipalizzata dei rifiuti).
Anche in questo frangente, in cui, in base alla graduatoria, potremmo veder assegnato il servizio di asilo nido ad una cooperativa di fuori regione, è infatti possibile verificare come tutto il quadro legislativo europeo, nazionale e regionale accumulatosi negli anni sia andato, non bastando la stagione delle cosiddette esternazionalizzazioni, nella direzione della soppressione di fatto di ogni margine di autonomia decisionale negli Enti locali, sempre più stretti nella morsa dei tagli, del ricatto del debito e del Patto di stabilità e più o meno costretti, nell’erogazione dei servizi in capo alle loro competenze e alla loro mission istituzionale, a ricorrere a gare al massimo ribasso, così per i lavori di manutenzione di strade, impianti e altre infrastrutture, come, addirittura e con conseguenze ulteriormente disdicevoli, per i servizi alla persona.
È questa la cornice entro cui si innesta il caso in questione e che, alla prova di ogni fatto fin qui sperimentato ad ogni livello ed in ogni contesto (per noi valga l’esempio della gestione molto problematica del trasporto scolastico), ha portato ad un generale scadimento dei servizi ai cittadini, ad una drammatica erosione della loro funzione pubblica e sociale e, last but not least, al progressivo smantellamento della dignità e dei diritti del lavoro, di chi lavora e presta la propria professionalità in quei servizi.
La maturazione dell’esito contingente nel caso specifico della gara per l’affidamento della gestione dell’asilo nido comunale “Peter Pan” avviene poi per una combinazione di scelte politico-amministrative di dubbia lungimiranza e di modalità burocratiche ed organizzative che hanno completamente esautorato il Comune di Gualdo Tadino da qualsivoglia possibilità e capacità di valutare, intervenire e decidere con propria presenza, organizzazione e rappresentanza nell’aggiudicazione dell’appalto.
Il nostro Comune non è più infatti amministrazione aggiudicatrice. Esso ha devoluto questa sua funzione fondamentale alla stazione unica appaltante della Provincia di Perugia fin dal 2015, rinnovando la propria adesione lo scorso febbraio con la firma di un’apposita convenzione. Lo zelo prescioloso con cui l’amministrazione comunale aveva formalizzato nel 2015 la propria adesione alla nuova organizzazione della gestione di procedure di gare per l’acquisizione di beni, servizi, forniture e lavori pubblici prevista dal D.L. 66/2014, la legge Del Rio, non era un atto dovuto nelle modalità adottate e rischia oggi ed in futuro di fare i gattini ciechi.
Solo per guardare a realtà a noi vicine, il Comune di Umbertide ha scelto un’altra strada pur nel rispetto rigoroso della normativa secondo cui tutti i Comuni non capoluogo di provincia devono affidare gli appalti per mezzo di una Centrale unica di committenza e che le stazioni appaltanti (comuni non capoluogo di Provincia), per gli acquisti di forniture e servizi di importo superiore a 40.000 euro, devono ricorrere alla Centrale Unica di Committenza. Proprio per mantenere in capo a se stessa ogni prerogativa di valutazione qualitativa e quantitativa delle offerte di gara e per un maggiore controllo di gestione nei servizi da essa affidati, l’amministrazione tiberina ha più saggiamente optato per l’istituzione in forma associata di una Centrale Unica di Committenza tra i Comuni di Umbertide, Montone e Lisciano Niccone di cui lo stesso Comune di Umbertide è Comune capofila. Avrebbe potuto fare altrettanto anche il nostro, magari con gli altri Comuni della fascia appenninica, per continuare a garantirsi la piena facoltà di decidere sui servizi erogati ai propri cittadini, nel proprio territorio.
Nel caso in questione va infine annotato che all’interno della Commissione istituita per valutare le offerte della gara per l’aggiudicazione della gestione degli asili nido comunali di Gubbio e di Gualdo Tadino non c’era nessun funzionario del Comune di Gualdo. Il presidente della Commissione era un dirigente del Comune di Gubbio, i membri erano dirigenti dei Comuni di Perugia e Bastia Umbra. Non ne faccio certo una questione di bieco campanilismo, per quanto, se volessimo trarre un bilancio da queste fantomatiche politiche umbre di area vasta, non potremmo sentirci granché lusingati: scuole, sedi giudiziarie, sanità, rifiuti ed ora anche servizi sociali; tutte questioni preda di “furor territorialis”, in balia della legge del più forte o del più furbo, per cui la nostra Città ha progressivamente perso pezzi, per l’assenza totale di una pianificazione regionale seria, autorevole, equa e responsabile. Parimenti, nel quadro legislativo dato, non c’è nulla di formalmente illegale o non trasparente nella composizione di questa commissione: non è questo il punto. Ma una domanda si pone: è normale – ed è davvero efficace ed efficiente – che a decidere per le sorti di un così delicato servizio alla persona, un servizio di prossimità per eccellenza, non vi possa essere stato alcun tecnico che vantasse approfondite basi di conoscenza del contesto locale, delle reti territoriali, delle relazioni di comunità e della rilevanza sociale ed educativa dello stesso servizio da affidare in gestione?
Questa è certo una domanda immeritevole di replica per chi fa “della competizione e del libero mercato” l’unico metro di misura dell’organizzazione economica e sociale a delle sue complesse articolazioni, anche quando si tratta di servizi pubblici, sociali ed educativi, degni di mille precauzioni ed attenzioni come quelli rivolti all’infanzia. È senza dubbio una domanda oziosa per quegli amministratori che si fanno paladini di questa deteriore ideologia e si trincerano tra le gonne della burocrazia e delle leggi che di quella ideologia hanno assunto i postulati.
Ed è questa la domanda che certo non si fanno questi pubblici amministratori del Pd allorquando si ritrovano ben tradotta una pervicace volontà politica di riduzione delle risorse per il welfare, in una sanzione tecnica, pur formalmente legale e trasparente, che assegna la gestione di servizi all’infanzia nella prevalente logica e con i criteri del ribasso nell’offerta economica.
Giungiamo dunque al quid, alla domanda cruciale in questa vicenda, dato che nessuna questione si sarebbe posta se la valutazione fosse stata compiuta privilegiando i requisiti dell’offerta tecnica e progettuale: è giusto affidare la gestione di un asilo nido premiando in senso assoluto un’offerta economica al ribasso? È a questa domanda che dovrebbero rispondere, perché questo è successo e questo è quanto si legge inequivocabilmente tra i dati del verbale della Commissione, che nel caso di Gualdo ha esclusivamente valutato proprio i ribassi sul costo del personale. Con l’utilizzo di una determinata formula matematica (il solito algoritmo decisore) è infatti stato possibile far sì che si premiasse la riduzione del “costo per bambino”, e quindi il costo del personale che nel caso dell’asilo nido di Gualdo ha l’incidenza maggiore, piuttosto che la qualità complessiva del progetto. Che succederà? Si taglieranno gli stipendi e le ore delle lavoratrici e dei lavoratori? Si aggiungeranno coattivamente ore di lavoro “volontario”? E con quali effetti sul servizio?
Per noi che, visti i guasti prodotti da questo andazzo nella storia passata, più recente e contemporanea, aborriamo questa logica anche nel caso dei lavori per una strada, la risposta è che non è né socialmente giusto, né economicamente razionale, né politicamente accettabile. Non si dà a gestire un asilo nido al ribasso, rischiando di comprometterne la qualità del servizio e i diritti di chi ci lavora, rischiando di gettare alle ortiche un trentennio di progressi: la competizione cui ci piacerebbe sempre assistere nell’aggiudicazione dei servizi alla persona dovrebbe essere misurata col criterio del massimo rialzo, premiando chi garantisce il lavoro, la continuità ed i più appropriati standard delle prestazioni.
La vicenda dimostra una volta di più che è vitale sconfiggere anche nelle nostre città la logica del massimo ribasso, quale manifestazione locale ed amministrativa del pensiero unico neoliberista e dell’austerità fattasi legge, il dogma che ovunque sta facendo strame dello Stato sociale, del lavoro e, a ben guardare, della stessa economia, almeno per quel che concerne le condizioni materiali delle classi popolari, proprio quelle nel cui interesse si dovrebbero spendere tutte le decisioni e le azioni di una vera sinistra.

Prc Gualdo Tadino
Gianluca Graciolini

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