Enrico Cagianelli, un vaso Art déco di Ettore A. Sannipoli

Fig. 1- Enrico Cagianelli nella fabbrica di Alfredo Santarelli, vaso con donna e balestriere, 1929-1930 ca., maiolica a lustri metallici, h. cm 44. Ubicazione ignota

Enrico Cagianelli, un vaso Art déco
di Ettore A. Sannipoli
Dalla metà degli anni venti del secolo scorso si assiste in Gualdo Tadino a sostanziali tentativi di rinnovamento della ceramica artistica locale, non più indirizzata soltanto a perpetuare i fasti dello Storicismo tardo-ottocentesco – peculiare della tradizione autoctona – ma anche a inaugurare nuovi corsi contraddistinti da soluzioni decorative e formali in sintonia con lo Stile 1925 e con altre tendenze tipiche dell’arte italiana del tempo. Tra i principali protagonisti di questa favorevole rigenerazione della maiolica del posto ricordiamo l’eugubino Aldo Ajò, direttore artistico della Società Ceramica Umbra, il gualdese Giuseppe Pericoli e l’ortonese Antonio Piermatteo, attivi entrambi presso la Società Ceramica Luca della Robbia, la bulgara Anna Balsamadyeva che si avvaleva, per cuocere i suoi lavori, della Società Ceramica Mastrogiorgio.

Fig. 2- Enrico Cagianelli nella fabbrica di Alfredo Santarelli, vaso con donna e balestriere, 1929-1930 ca., maiolica a lustri metallici, h. cm 44. Ubicazione ignota

Anche altre fabbriche di Gualdo, specie le più importanti come quella diretta da Alfredo Santarelli, ricorsero all’opera di artisti innovativi per la produzione di manufatti ‘di nicchia’, in linea con il gusto contemporaneo prevalentemente orientato in direzione dell’Art déco. Tra loro va di sicuro menzionato lo scultore Enrico Cagianelli (Perugia, 1886 – Gubbio, 1938), autore del Monumento eugubino ai caduti della Grande Guerra (1923-1924) in piazza Vittorio Emanuele, ora piazza Quaranta Martiri.

Così di lui scrisse – altre volte l’ho già riferito – Gerardo Dottori nel 1920, sulle pagine della «Griffa!», il foglio di ortodossia futurista del gruppo di giovani artisti che, fin dal 1912, si ritrovava al Caffè Mezza Bestia di Perugia:

«Futurista? Passatista? Non si può con precisione classificarlo. Se lo si tentasse si avrebbero delle strane sorprese. Certo, come ha detto di lui Marinetti, è uno scultore-nato che possiede una indiscutibile personalità.

È vario, indisciplinato, volubile nella sua arte. Si lascia portare alla deriva dalla corrente calma o impetuosa delle sue sensazioni. Non si è mai preoccupato di cercare “la sua strada”. Scorazza pei campi, scamiciato, inebriandosi della sua libertà.

È un male»?

Poi Cagianelli una «sua strada» la trovò, privilegiando figure fatte di «pochi tratti decisi sintetici», vibranti «con un’evidenza meravigliosa» (sono sempre parole di Dottori), di un arcaismo ben misurato che talvolta richiama stilizzazioni in essere tra gli artisti italiani degli anni venti, seppur declinate via via in modo diverso: penso, tanto per rimanere nel campo della ceramica, ai raffinati modelli classicheggianti di Gio Ponti per la Richard Ginori (oppure a quelli neo-settecenteschi di Guido Andloviz per la S.C.I. di Laveno), alle essenziali plastiche liguri di Arturo Martini, alle ‘vignette’ con figure nere graffite di Corrado Cagli per le Ceramiche Rometti di Umbertide, ma anche agli stilemi di altri artisti come il suddetto Aldo Ajò, che proprio a Gubbio, in quei tempi, si cimentava in sintesi formali che altrove ho già analizzato usando la locuzione di ‘bianchi compendiari’.

L’attività di Cagianelli per la fabbrica del Prof. Alfredo Santarelli è già nota agli storici della ceramica gualdese, come testimoniano – tra l’altro – i riferimenti in studi recenti di Daniele Amoni (2001), Mario Becchetti ed Enzo Storelli (2006, 2008), nei quali viene addirittura citata e riprodotta una targa cuspidata in bassorilievo (cm 30 x 17), arricchita da lustri metallici, raffigurante una ‘falcata’ Madonna col Bambino (poi presa a modello per alcuni buccheri eugubini), ma anche un’altra lastra in semplice terracotta (cm 33 x 28), che risulta murata sulla parete esterna di un edificio in via Mastro Giorgio a Gualdo Tadino, con la scena mirabilmente ‘convoluta’ di San Francesco nell’atto di ammansire il lupo di Gubbio.

Fin dal 1998 (ringrazio Francesca Cagianelli per avermelo ricordato!), a ulteriore testimonianza dell’applicazione del nostro scultore in campo ceramico, ho menzionato un «vaso in maiolica a lustri metallici con decoro in rilievo realizzato per Alfredo Santarelli». Si tratta di un bellissimo esemplare (h. cm 44) che vidi in una rassegna faentina di allora, il quale era stato già esposto alla XXVI Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato di Pennabilli (1996) e riprodotto come opera di Santarelli nel relativo catalogo. Due anni fa il vaso è passato in asta da Cambi a Milano ed ora posso finalmente presentarlo con l’ausilio di illustrazioni disponibili in rete [Fig. 1-2].

La foggia di questo manufatto risulta semplice ed essenziale nel contempo: un corpo ovoidale su impercettibile base a disco, con un colletto appena accennato e bocca dal bordo estroflesso. Sulle due ‘facce’ principali del vaso, entro riserve delimitate, in alto al centro, da una specie di pendentif a cui si deve la profilatura bilobata del campo superiore, sono ospitate in leggero rilievo le figurazioni principali: una donna nuda sorpresa quasi in un ritmico passo di danza, con il piede d’appoggio in mezza punta e la gamba destra contratta in una piega da charleston (il pensiero corre a Josephine Baker …), le braccia alzate, in una mano un pomo rosso rubino nell’altra un uccello dorato; un balestriere a torso nudo, anch’egli in posa da danzatore – con un piede a mezza punta e la gamba destra che si sta allungano all’indietro – il quale con una mano sostiene la sua arma appoggiata alla spalla, con l’altra afferra un uccello dalle ali spiegate. Entrambe le figure sono delimitate, a mo’ di quinte, da due abeti stilizzati e appuntiti.

Una misuratissima ritmica scandisce, in verticale ma anche in orizzontale, la superficie convessa del vaso: le due riserve ovali, le figure umane al centro di ciascuna partizione, in corrispondenza dei pendentifs, le coppie di alberi ai lati, la linea di mezzeria che separa il terreno dal cielo, delimitando nel contempo le chiome degli abeti dai loro nudi fusti. Ogni parte della figurazione ha il suo specifico trattamento superficiale, la sua texture: i personaggi dal modellato plastico e levigato, il cielo a righe incise e a raggi dorati, le ‘spine di pesce’ delle chiome aghifoglie, le linee curve e spezzate del terreno, che richiamano alla mente i ripple marks (ovvero le increspature prodotte sulla sabbia dalle oscillazioni del moto ondoso, appena sotto il pelo dell’acqua). Tutto ciò a sottolineare l’estrema perizia dell’autore, che in questo memorabile vaso Art déco, rivela le sue innate (e indubbie!) capacità di artista e artiere. Mettendo a disposizione delle Maioliche Santarelli il modello di un manufatto che manifesta sintesi e ritmo disegnativo, eccellenza nella resa plastica e piena adesione allo spirito del tempo. Come solo uno «scultore-nato», per giunta d’«indiscutibile personalità», avrebbe saputo fare.

Bibliografia essenziale

E.A. Sannipoli, Quattro ceramiche di Enrico Cagianelli, in «L’Eugubino», a. XLVII (1996), n. 1, pp. 25, 27; XXVI Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato, Pennabilli 1996, n.p. (Galleria Quadri); F. Cece, E.A. Sannipoli, La ceramica “a lustro” nell’Ottocento a Gubbio, catalogo della mostra di Gubbio, Firenze 1998, pp. 127, 168; S. Massini, Contributo alla scultura umbra della prima metà del Novecento: Enrico Cagianelli, in «Commentari d’Arte», 1999, vol. 5, n. 13, pp. 47-56; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, passim, speciatim pp. 140, 148; A. Pesola, Cagianelli Enrico, in Il dizionario del Futurismo, A-J, a cura di E. Godoli, Firenze 2001, pp.181-182; E. Storelli, M. Becchetti, Ceramica pubblica a Gualdo Tadino, Gualdo Tadino 2006, p. 88; M. Becchetti, E. Storelli, F. Chiucchi, Alfredo Santarelli, 1874-1957, maestro dell’arte ceramica, nel cinquantenario della morte, Trestina 2008, passim, speciatim p. 35; URL http://www.cambiaste.com/it/asta-0276/alfredo-santarelli-18741957-1930-ca.asp; Biografia di Enrico Cagianelli, 1a, 2a, 3a, 4a, 5a e ultima parte, disponibile all’URL https://www.facebook.com/search/top/?q=centro%20cagianelli%20per%20il%20900.

Share
Questa voce è stata pubblicata in Ceramica e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Enrico Cagianelli, un vaso Art déco di Ettore A. Sannipoli

  1. massimiliano barberini scrive:

    Grazie Ettore,come sempre,per le tue illuminanti spiegazioni (ce ne fossero!). Scusa,ma approfitto anche per chiamare in causa tutta quella presunta intellighenzia gualdese che guarda alla pagliuzza ma non al trave. Si sentono indignati commenti su rampe,oltretutto provvisorie,che svilirebbero fontane;su tinte ritenute non adeguate (basta falla gialla e sei a posto),scandalizzati da presunte spoliazioni (informatevi prima di sparare);ma nessuno di Loro si è accorto che ad oggi a Gualdo Tadino,poco fuori il centro storico,ma rispettando una tradizione dura a morire,è stata demolita una villetta liberty!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ora,dove sono queste entità superiori????????????????

  2. Nazzareno Mela scrive:

    bellissime notizie, complimenti.

I commenti sono chiusi.