FABER spa DI FOSSATO DI VICO: un operaio racconta …

Credetemi» non pensavo che all’età di 57 anni e dopo 37 anni trascorsi aIl’interno dello stabilimento Faber di Fossato “Io Primo Bellucci”, sarei dovuto tornare a lottare, in modo così deciso e duro, con un presidio permanente, in tenda, al freddo e al gelo, contro una decisione avventata e scellerata presa dalla direzione Faber di chiudere il sito di Fossato, chiaramente in accordo con la multinazionale svizzera. Multinazionale che dal 2004 ha acquistato i siti umbri e marchigiani della famiglia Galassi che è stata la fondatrice del gruppo Faber. Ricordo ancora quasi con un pizzico di nostalgia, quegli anni ’70 quando in questa terra non c’era niente di industrializzazione e solamente un calzaturificio Ridolfi, peraltro anche lui azionista della Faber e appunto il nostro stabilimento. Per la nostra zona questo sito è stata una vera manna, si passava da una società agricola e fatta di molti emigratiti ad una realtà industriale. Lo stabilimento di allora è cresciuto in maniera esponenziale, si è conquistato fette di mercato importanti, diventando leader mondiale nel settore. Io sono stato assunto il 15 maggio 1975, il giorno dei Ceri, credo di poter affermare che siamo stati “flessibilissimi”, disponibili anche a lavorare il sabato sera, comperandoci una pizza di tasca nostra, perché in quei tempi la mensa si chiamava “gavetta” il precursore del thermos, ed oggi alcuni manager che stanno a miglia glia di km, stanno spegnendo il nostro sogno ed il futuro delle prossime generazioni con la “scusa” di costo del lavoro e della globalizzazione. Negli ultimi anni abbiamo raggiunto picchi di efficienza e produttività che era solo follia pensare, abbbiamo scommesso sull’abbattimento degli infortuni, raggiungendo nel 2010 il fatidico numero 0, in fabbrica c’è un ordine incredibile, c’erano stati promessi 1.200.000 euro di investimenti, ancora da vedere, la cappa detta OMNIA per la quale avevamo raggiunto picchi di efficienza straordinari e impiegava circa 40 addetti ci è stata “scippata” non sappiamo per quale motivo, anzi ora lo abbiamo capito, si cerca di chiudere Fossato e potenziare Sassoferrato (Ancona) e noi cosiddetti “Esubei” nome con la quale ora si chiamano quelli che perdono il lavoro. Durante questi giorni passati al presidio, un presidio che spero venga ricordato solo come un “relity show” della crisi economica recente del nostro paese e per il suo successo finale della lotta dei lavoratori, mi ha colpito la tantissima solidarietà dimostrata dalla popolazione del territorio, sia con parole di conforto sia con vivande si sono fatte collette a nostro sostegno, un gruppo di preghiera ci ha fatto visita, i sindaci di tutto il territorio, istituzioni regionali e provinciali, “poche aggiungiamo noi” le ccss sempre presenti e poi i tanti ex dipendenti Faber che quasi mi hanno commosso, facendomi sentire in una famiglia vera e non in uno stabilimento. Comunque voglio concludere che comunque vada a finira questa vicenda saremo sempre compatti e uniti consci di aver dimostrato di essere operai combattivi e non ancora piegati alle folli ragioni di mercato e non ancora rassegnati al purgatorio della cassa integrazione o peggio ancora all’inferno della disoccupazione.

Bellucci Primo

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