FABER SPA: la storia e l’epilogo … da scongiurare!

La Faber spa diventa operativa nel 1963 col nome di Faber plast costruendo la prima cappa aspirante nata dall’idea Abramo Galassi che ne fu fondatore..
Il prodotto si dimostra subito vincente tanto che nel giro di pochi anni conquista il mercato facendo nascere l’esigenza di creare nel 1972 Flaminia spa responsabile dei rapporti coi mercati esteri.
Di qui fu un continuo espandersi dell’azienda in molte parti del mondo con la costruzione di vari stabilimenti in Europa e nel resto del mondo e l’acquisizione di nuove ditte che ne consolidarono la leadership di settore.
La Faber spa come la conosciamo noi nasce nel 2001 dalla fusione di Faber e Flaminia e nel 2004 la Franke spa colosso multinazionale subentra alla proprietà e fa della stessa una business unit a riprova del grande prestigio e della credibilità acquisita nel corso degli anni.
Lo stabilimento Flaminia vanta all’apice della produttività nel 2009, 300 operai e da sempre sinonimo di efficienza, vince nel 2010 il Quality Awards come miglior fabbrica della “ business unit cappe” che tiene conto di diversi parametri tra cui qualità, rendimento e livello di servizio.
Fin qui la descrizione di una condizione ideale con un’ azienda florida e ben gestita che riesce nonostante la crisi imperante a garantirsi un futuro ed a garantirlo a chi opera al suo interno.
Nel 2011, però arrivano le prime avvisaglie di un mutare della situazione nuove strategie di mercato vengono approntate per fronteggiare un contesto quanto mai discontinuo e rivelano la necessità di ridisegnare perlomeno in parte l’organico; si parla di circa 60 persone in esubero , ma il momento non sembra essere così critico tanto che nei vari incontri susseguitisi tra azienda e parti sociali si parla di un imminente investimento di circa un milione duecentomila euro in Flaminia e di un piano del 2012 che comporterà un numero di cappe pari a 500.000 che lo stabilimento dovrà soddisfare. Poi inattesa come un fulmine a ciel sereno giunge il giorno 12 gennaio 2012 la notizia dell’imminente chiusura dello stabilimento Flaminia con il conseguente licenziamento dei 187 operai che vi lavorano.
Di qui lo sciopero ed il conseguente picchetto che dal giorno 13 si insedia di fronte ai cancelli dello stabilimento e che fin oggi è ancora operativo in attesa di una risoluzione che nei primi incontri avvenuti tra rappresentanti aziendali e sindacali sembra ancora lungi dal venire.
La Faber è un’azienda tutt’altro che in crisi si conoscono infatti piani di investimenti che riguardano l’apertura di uno stabilimento in India e l’ampliamento del già presente stabilimento in Turchia, quest’ultimo ha visto negli ultimi anni l’arrivo di vari modelli fin lì costruiti in Flaminia.
Si parla quindi ancora di delocalizzazione del lavoro nella ricerca di un riparo dalle fluttuazioni di mercato e di un maggior guadagno a scapito dei lavoratori italiani il cui lavoro seppur più qualificato risulta essere troppo oneroso .
Il precipitare degli eventi non è quindi imputabile solo alle strategie aziendali , ma anche ad un deficit politico ad una scarsa tutela del tessuto economico della fascia appenninica che con la chiusura della Faber Flaminia subirebbe un colpo pressoché mortale.
Gli operai chiedono di veder riconosciuto il loro diritto al lavoro sancito dalla costituzione italiana cercando metodi alternativi sicuramente esistenti per evitare che 187operai si ritrovino senza occupazione.
Le soluzioni da trovare non spettano a loro ma ai sindacati all’azienda e ai rappresentanti politici che hanno il dovere di tutelare coloro che stanno solo esercitando il loro diritto ad un futuro a tutt’oggi sospeso nel vuoto.

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