Fine di una storia

Dopo la discussione in Consiglio comunale sul destino dell’area dell’ospedale Calai ho ripreso in mano il volume di Daniele Amoni “L’assistenza sanitaria a Gualdo Tadino dal XIII al XXI secolo”. Volevo capire perché mi era rimasto addosso un sapore così amaro. Non poteva essere solo una scelta che reputo sbagliata, o l’impossibilità di un dialogo vero in Consiglio capace anche di emendare e migliorare proposte decisive per il futuro della città. C’era qualcosa di più e ripercorrendo il filo delle memorie del Calai è venuto in piena luce. Il sentimento della fine di una storia. Certo l’Ospedale di Gualdo oggi è Branca e dobbiamo tenercelo caro. Certo la struttura originaria resterà, almeno quella, e sarà riaperta per i servizi del territorio e il Germoglio (questo è sacrosanto). Certo siamo in una stagione di vacche magre e in un decennio si è molto negoziato, ma niente realizzato. Ma tutto questo basta a giustificare la scelta che nega una storia?

Grazie alla generosità di mons. Roberto Calai la prima pietra del nuovo ospedale viene posta il 22 luglio 1900. Anche a Gualdo è la Belle Epoque. La ferrovia ha portato nuove idee, le ceramiche prodotte dai nostri opifici conquistano il mondo, nascono circoli culturali, cooperative, istituzioni formative. Naturalmente siamo molto poveri, almeno la maggior parte, in prevalenza contadini e braccianti. E’ per curare i poveri che viene costruito il Calai, concluso nel 1906 e inaugurato ufficialmente il 7 agosto 1909. Ma non viene costruito volando basso, viene edificato con il meglio che c’è. Maestranze, materiali, decorazioni, arredi, tecnologie coinvolgono gualdesi, ma anche risorse provenienti da Roma, Firenze, Ravenna, Perugia, Gubbio. E malgrado i problemi economici non siano mai mancati, il Calai è sempre rimasto una struttura sanitaria all’avanguardia, “alla pari dei più perfetti ospedali d’Italia”. Nel corso di un secolo non solo le istituzioni pubbliche e le banche, ma anche tante famiglie gualdesi hanno generosamente contribuito affinché l’ospedale offrisse un servizio d’eccellenza e anche perché restasse qualcosa di cui andare fieri. Si potrebbe citare la grande tradizione della chirurgia, o l’epoca d’oro della pediatria o il centro recupero cardiopatici (primo nel centro-sud Italia) o, ancora, l’installazione del primo angiografo digitale nel nostro paese. Solo ricordando a caso e dimenticando le tantissime esperienze eccellenti di medici e operatori che hanno saputo misurarsi con le migliori innovazioni scientifiche e professionali. Quando il Calai è stato chiuso l’impegno con la città è stato quello di far rivivere in quell’area qualcosa, in ambito sanitario o sociosanitario, che avesse un ruolo almeno regionale se non nazionale. Qualcosa che offrisse posti di lavoro, ma soprattutto fosse in continuità con una storia tanto prestigiosa. Molte obiezioni si possono muovere rispetto alla scelta compiuta dal governo cittadino, a cominciare dalla demolizione di una parte del patrimonio senza avere in mano una perizia tecnica che dica quanto costerebbe consolidare, quanto costa abbattere e, insieme, quanto si perde. Ma forse la perdita maggiore è proprio la rinuncia a fare qualcosa che sia all’altezza di una importante storia centenaria. La rinuncia a qualcosa che ci riguarda tutti, profondamente, a qualcosa di cui continuare a essere fieri.

Brunello Castellani
Consigliere comunale Movimento “Appello per Gualdo”

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3 Responses to Fine di una storia

  1. enrico finetti scrive:

    Condivido il contenuto ma non il titolo. in fondo avrei aggiunto il punto interrogativo, poiché va impedito a qualunque costo questo scellerato percorso.

  2. maurizio biscontini scrive:

    Salvaguardare .. Cosa?
    Qualcosa di tangibile? … la struttura e la sua valorizzazione?

    Oppure qualcosa di intangibile come la professionalità del personale medico o paramedico?

    Se noi gualdesi vogliamo continuare a macinare ricordi, facciamolo pure inseguendo una chimera, ma sappiamo tutti che il riferimento dell’assistenza sanitaria per il nostro territorio è e dovrà essere nel futuro l’Ospedale omnicomprensoriale di Branca di Gubbio.

    Altro discorso vale per quel patrimonio nell’immaginario collettivo, connesso alla parola “CALAI” che evoca inequivocabilmente “Eccellenza”.

    Su questo punto la città dovrà confrontarsi e studiare come valorizzare questo patrimonio. Ma se continuiamo a mettere in prima fila il complesso di inferiorità e la rabbia mai repressa di vedere ogni azione amministrativa come il frutto di una sudditanza con Gubbio e Perugia non andremo mai da nessuna parte e continueremo a riempire le discussioni infruttuose di piazza e dei blog gualdesi, inzeppite del “ma tanto c’è Gubbio” “ma tanto a Gualdo non si fa nulla” “ma tanto siamo dimenticati dal resto del mondo”.

    E’ ora di svegliarsi e chi ha il dovere di progettare un percosso di valorizzazione seria dell’area che indirizzata allo sviluppo economico lo faccia senza tante autocommiserazioni.

    In ogni caso comunque la pensiate sulla destinazione d’uso possibile dell’area CALAI, l’importante è mettere sospendere la procedura per la demolizione.

    Per la cronaca ed informazione, chi volesse partecipare esprimendo il proprio dissenso alla demolizione della “stecca” annessa al Calai, ho predisposto presso la Tabaccheria Fabrizia di via Storelli, all’altezza del Talia, per intenderci, una raccolta di firme del NODEMOLIZIONE!

    Vi aspetto numerosi.

  3. tina scrive:

    Nonostante io non appartenga alla sua area politica, la ringrazio per aver ricordato la
    straordinaria storia dell’Ospedale Calai e del suo legame indissolubile con la citta’ di Gualdo.
    Che ciascuno di noi si impegni in ogni modo per salvaguardare un tale patrimonio che accomuna tutti i gualdesi, al di là delle ideologie politiche!

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