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PARTE PRIMA
PARTE SECONDA
PARTE TERZA

 

 

 

INDICE DEI CAPITOLI

 

PREFAZIONE
Pag.
VII
PARTE PRIMA - STORIA CIVILE
Dalle origini sino ai tempi moderni
Pag.
3
PARTE SECONDA - STORIA ECCLESIASTICA
Gli Ordini Religiosi ed i loro Monasteri
I Frati Minori Conventuali ed il loro Convento di S. Francesco
Pag.
287
I Frati Minori Osservanti ed il loro Convento di S. Maria Annunziata
294
I Frati Minori Cappuccini ed il loro Convento di S. Michele Arcangelo
298
Le Monache Clarisse ed i loro Conventi di S. Margherita e di S. Chiara
301
I Monaci Benedettini.
Le loro Abbazie di S. Benedetto, di S. Donato e di S. Pietro di Val di Rasina - I loro Eremi di S. Salvatore e di S. Pietro di Acqua Albella e di S. Gervasio e S. Protasio a Capo d'Acqua
Pag.
307
Le Monache Benedettine ed i loro Monasteri di S. Pietro di Val di Rasina, S. Agnese, S.Lucia, S. Maria Maddalena e S. Maria di Capezza
336
La Congregazione Monastica Benedettina Cisterciense del Corpo di Cristo in Gualdo Tadino
342
I Monaci Silvestrini e la Congregazione degli Oblati di S. Carlo nel Monastero di S. Niccolo
349
I Monaci Agostiniani ed il loro Convento di S. Agostino
350
L'Istituto Salesiano S. Roberto
351
Le Chiese
Chiesa di S. Benedetto in Gualdo Tadino
Pag.
353
Chiesa di S. Donato in Gualdo Tadino
365
Chiesa di S. Francesco in Gualdo Tadino
372
Chiesa di S. Maria dei Raccomandati in Gualdo Tadino
382
Chiesa di S. Margherita in Gualdo Tadino
388
Chiesa di S. Paterniano in Gualdo Tadino
391
Chiesa di S. Agostino in Gualdo Tadino
"
Chiesa di S. Niccolo in Gualdo Tadino
393
Chiesa di S. Maria di Tadino poi S. Chiara in Gualdo Tadino
394
Chiesa dei S.S. Agnese e Filippo in Gualdo Tadino
399
Chiesa di S. Sebastiano in Gualdo Tadino
401
Chiesa di S. Maria del Purgo o « La Madonnuccia» in Gualdo Tadino
403
Chiesa di S. Angelo di Flea in Gualdo Tadino
404
Chiesa di S. Maria di Loreto in Gualdo Tadino
405
Cappella di S. Giovanni Battista nella Rocca Flea
406
Chiesa di S. Andrea nel Quartiere di Porta S. Benedetto in Gualdo Tadino
407
Chiesa di S. Maria dei Ceccarelli in Gualdo Tadino
408
Chiesa di S. Andrea Apostolo nel Quartiere di Porta S. Donato in Gualdo Tadino
"
Chiesa di S. Lucia e S. Giuseppe presso la Porta Civica di S.Facondino in Gualdo Tadino
411
Oratorio di S. Giovanni Battista in Gualdo Tadino
412
Chiesa di S. Pietro Apostolo in Gualdo Tadino
"
Chiesa di S. Bernardo della Capezza in Gualdo Tadino
413
Chiesa di S. Antonio in Gualdo Tadino
414
Chiesa di S. Maria Nuova in Gualdo Tadino
415
Chiese di S. Lorenzo e di S. Biagio in Gualdo Tadino
"
Chiesa di S. Maria del Mercato in Gualdo Tadino
416
Chiesa di S. Antonio Abbate fuori la Porta Civica di S. Facondino in Gualdo Tadino
"
Chiesa di S. Giacomo Apostolo fuori la Porta Civica di S. Facondino in Gualdo Tadino
418
Chiesa di S. Maria Annunziata nel Convento dei Minori Osservanti presso Gualdo Tadino
419
Chiese del Beato Marzio e della Beata Anna presso Gualdo Tadino
422
Chiesa della SS. Trinità sul Monte Serra Santa
423
Chiesa del Crocifisso presso Gualdo Tadino
425
Chiesa di S. Rocco presso Gualdo Tadino
427
Chiesa di S. Maria e S. Gregorio della Cava o di S. Spirito presso Gualdo Tadino
429
Chiesa del Corpo di Cristo fuori la Porta Civica di S. Benedetto in Gualdo Tadino
432
Chiesa di S. Maria di Rote presso Gualdo Tadino
434
Chiesa di S. Michele Arcangelo nel Convento dei Frati Minori Cappuccini
435
Cappella del Beato Angelo presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini
437
Chiesa dei S.S. Gervasio e Protasio e Capo d'Acqua
439
Chiesa di S. Facondino nel villaggio omonimo
440
Chiesa del Cimitero Comunale Principale
449
Chiesa di S. Biagio presso il villaggio di Vaccara
450
Chiesa della Visitazione di Maria Vergine nel villaggio di Palazzo Mancinelli
451
Chiesa di S. Giuseppe nel Piano di Gualdo
454
Chiesa di S. Egidio presso il villaggio di Categge
455
Chiesa di S. Pellegrino nel villaggio omonimo
456
Chiesa di S. Maria delle Grazie nel villaggio di S. Pellegrino
464
Chiesa di S. Bartolomeo nel villaggio di S. Pellegrino
466
Chiesa del Crocifisso nel villaggio di S. Pellegrino
467
Chiesa di S. Maria di Monte Camera nella Parrocchia di S. Pellegrino
"
Chiesa di S. Giuseppe nel villaggio di Borgonuovo
468
Chiesa di S. Maria del Gambaro
469
Chiesa di S. Maria di Frate Luca sulla Via Flaminia
470
Chiesa di S. Lazzaro sulla Via Flaminia
473
Chiesa di S. Bartolomeo nella Parrocchia di S. Facondino
475
Chiesa di S. Salvatore di Corneto o di Sciola
476
Chiesa di S. Michele Arcangelo nel Castello di Crocicchio
477
Chiesa dì S.- Maria presso il Castello di Crocicchio
480
Cappella della Maestà presso il Castello di Crocicchio
481
Chiesa di S. Lorenzo presso il Castello di Crocicchio
482
Chiesa di S. Pietro di Crocicchio
484
Chiesa di S. Antonio da Padova in Branca
"
Chiesa di S. Cristoforo nel villaggio di Caprara
485
Chiesa di S. Giovanni nel vocabolo « La Foresta » presso il villaggio di Caprara
487
Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine nel villaggio di Pieve di Compresseto
488
Chiesa di S. Maria delle Cinturate presso il villaggio di Pieve di Compresseto
494
Chiesa della Concezione di Maria Vergine presso il villaggio di Pieve di Compresseto
 
"
Chiesa di S. Lucia in Pieve di Compresseto
495
Chiesa della Visitazione di Maria Vergine a S. Elisabetta in Coldorto
496
Chiesa di S. Lorenzo del Vigneto presso Coldorto
497
Chiesa di S. Paolo Apostolo in Patrignone
498
Chiesa di S. Ercolano nel villaggio di Poggio S. Ercolano
500
Chiesa di S. Apollinare presso il villaggio di Poggio S. Ercolano
502
Chiesa di S. Maria di Loreto presso il villaggio di Poggio S. Ercolano
504
Chiesa di S. Martino presso il villaggio di Poggio S. Ercolano
505
Chiesa di S. Donato presso il villaggio di Poggio S. Ercolano
"
Chiesa di S. Maria Assunta in Nasciano
506
Chiesa di S. Maria del Cannine nel villaggio di Piagge
509
Chiesa di S. Leopardo di Piagge
510
Chiesa di S. Angelo di Fabrica
512
Chiesa di S. Bartolomeo degli Accarelli
513
Chiesa di S. Orbica
515
Chiesa di S. Giuseppe al Palazzaccio
516
Chiesa di S. Pietro Apostolo in Val di Rasina
517
Chiesa di S. Croce in Val di Rasina
"
Chiesa di S. Cristoforo di Coltaccone
520
Chiese di S. Savino e di S. Pietro di Serra
522
Chiesa di S. Antonio da Padova nel villaggio di Cerqueto
525
Chiesa di Maria Vergine della Mercede nel villaggio di Palazzo Ceccoli
526
Chiesa di S. Ippolito Martire
527
Chiesa di S. Maria nel villaggio di Pastina
528
Chiesa di S. Giovanni Battista nel villaggio di Grello
531
Oratorio di S. Pietro Apostolo nel villaggio di Grello
533
Chiesa di S. Donato di Agello presso Grello
"
Chiesa di S. Angelo di Pierle presso Grello
534
Chiesa di S. Maria di Monte Rampone in Morano
537
Chiesa di S. Giovanni Evangelista in Morano
538
Chiesa di S. Giuseppe in Morano
541
Chiesa di S. Maria Vergine del Rosario in Morano
542
Chiesa di S. Maria Vergine dell'Assunzione in Morano
543
Chiesa di S. Facondino in Morano
"
Chiesa di S. Paolo in Morano
544
Chiesa di S. Lucia in Peritelo, già nel villaggio di Voltole
545
Chiesa di S. Nicolo presso il villaggio di Voltole
548
Chiesa di S. Biagio presso il villaggio di Voltole
550
Chiesa di S. Lorenzo di Carbonara
551
Chiesa di S. Felicita nel villaggio di Busche
553
Chiesa di S. Pietro presso il villaggio di Margnano
556
Chiesa di S. Antonio da Padova nel villaggio di Rasina
557
Chiesa di S. Nicolo nel villaggio di Boschetto
558
Chiesa di S. Egidio nel villaggio di Gaifana
561
Chiesa di S. Croce nel villaggio di Gaifana
563
Chiesa di S. Martino nel villaggio di Gaifana
"
Chiesa di S. Carlo nel villaggio di Roveto
"
Chiesa di S. Giuseppe nel villaggio di Corcia
565
Chiesa di S. Cristoforo presso il villaggio di Corcia
566
Chiesa di S. Pietro Apostolo nel villaggio di Rigali
567
Chiesa di S. Maria del Soccorso presso il villaggio di Rigali
570
Chiesa di S. Leonardo Eremita in Pezzuole
571
Chiesa di S. Martino presso Gualdo Tadino
574
Chiesa di S. Maria di Loreto volgarmente detta «La Madonna del Piano
576
Le Confraternite
Confraternita di S. Maria dei Raccomandati o del Gonfalone in Gualdo Tadino
Pag.
580
Compagnia dei Preti in Gualdo Tadino
583
Confraternita della SS. Trinità in Gualdo Tadino
586
Confraternita della Concezione di M. V. in Gualdo Tadino
588
Confraternita di S. Maria del Carmine in Gualdo Tadino
589
Confraternita di Maria Vergine in Gualdo Tadino
590
Confraternita del Corpo di Cristo o del Sacramento in Gualdo Tadino
"
Confraternita della Morte o della Misericordia in Gualdo Tadino
592
Confraternita del Suffragio in Gualdo Tadino
593
Confraternita del Rosario in Gualdo Tadino
594
Confraternite di S. Sebastiano, di S. Bernardo e di S. Michele Arcangelo in Gualdo Tadino
595
Confraternita del Nome di Gesù in Gualdo Tadino
598
Confraternita del Crocifisso in Gualdo Tadino
599
Confraternita di S. Caterina in Gualdo Tadino
602
Confraternita delle Cinturate o di S. Monica in Gualdo Tadino
"
Confraternita di S. Agostino in Gualdo Tadino
603
Confraternita di S. Giovanni Battista in Gualdo Tadino
604
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di S. Facondino
606
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di S. Facondino
607
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di S. Pellegrino
"
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di S. Pellegrino
609
Confraternita di S. Pellegrino o di S. Maria delle Grazie nella Parrocchia di S. Pellegrino
610
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di Crocicchio
611
Confraternita del Sacramento, già della B. V. Maria, nella Parrocchia di Caprara
"
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di Caprara
612
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di Nasciano
613
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di Pieve di Compresseto
"
Confraternita di S. Maria delle Cinturate nella Parrocchia di Pieve di Compresseto
614
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di Pieve di Compresseto
615
Confraternita della Concezione di M V.o del Gonfalone nella Parrocchia di Pieve di Compres.
"
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di Poggio S. Ercolano
616
Confraternita di S. Giovanni nella Parrocchia di S. Giovanni di Catigliano in Morano
"
Confraternita di S. Giovanni o del Corpo di Cristo nella Parrocchia di Grello
617
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di Boschetto
"
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di Boschetto
618
Confraternita di S. Maria del Carmine nella Parrocchia di Boschetto
"
Confraternite del Rosario e del Sacramento nella Parrocchia di Roveto
619
Confraternita del Sacramento nella Parrocchia di Rigali
"
Confraternita del Rosario nella Parrocchia di Rigali
620
PARTE TERZA – MISCELLANEA
Gli Uomini Illustri Gualdesi
Matteo di Pietro di Ser Bernardo
Pag.
623
Bernardo di Girolamo di Maestro Matteo
691
Pittori Gualdesi Minori (Valeriano Vittori, Indaco Massicci)
696
La Famiglia Durante (Piero, Giovan Diletto, Polluce, Castore, Ottavio, Giulio e Girolamo)
698
Francesco e Girolamo Tromba
717
Porfirio Feliciani
726
Andrea di Pietro di Gionta dei Benzi
728
La Famiglia Mattioli (Orazio, Felice, Gioacchino, Francesco Ignazio Mattioli)
738
La Famiglia Bongrazi (Bongrazio, Silvestro, Marcantonio, Benedetto, Marcaurelio, Prospero)
741
Niccolo Moroni
742
Antonio Umeoli
743
Francesco Bonfigli
744
Giovan Battista Spinola
745
La Rocca Flea
746
Lo Stemma Comunale Gualdese
755
L'Arte delle Maioliche in Gualdo Tadino
764
Notizie Statistiche e Topografiche
768
Indice Alfabetico Generale
777


 

 

Per fare compiuta e vera la nostra storia nazionale, ci bisogna far prima o finir di rifare le storie particolari, raccogliere o finir di raccogliere tutti i documenti dei nostri Comuni, ognuno dei quali fu uno Stato.

 

 

 

GIOSUÈ CARDUCCI (Critica ed Arte)

 

 

PREFAZIONE

 

DOPO una breve « Storia di Gualdo Tadìno » da me pubblicata nel 1900, accingendomi ora a descrivere, in modo più diffuso e completo, le antiche vicende del paese nativo, non mi nascosi le molteplici e alcune volte insuperabili difficoltà, che ad ogni passo avrei incontrato nel mio cammino, e quindi non pretesi di compiere un lavoro in ogni sua parte perfetto, che potesse corrispondere a tutte le rigide esigenze della moderna critica storica e tale da smentire la sentenza di Vittorio Alfieri « Libro stampato mezzo fatto ». Per meglio raggiungere lo scopo, cercai di attingere le notizie, più che altrove, alle primitive e contemporanee fonti storiche e cioè ai preziosi Atti originali degli Archivi ed alle più sincere Cronache dei tempi trascorsi. Tra queste ultime, tre di origine Gualdese, voglio qui particolarmente ricordare, poiché spesso avrò occasione di citarle nel decorso del mio lavoro. La prima consiste in una « Historia antiquae civitatis Tadini » che, scritta nel XIV Secolo, esisteva un tempo nel Convento di S. Francesco in Gualdo e sembra fosse stata compilata da un Frate di quel Chiostro, tal Fra Paolo da Gualdo. Era ben nota agli Storici Umbri del Seicento e del Settecento, che usarono sempre chiamarla con l'improprio nome di « Cronaca di Gualdo». Di questo interessante Codice, andò smarrito l'originale, ma se ne conserva una copia Cinquecentesca nella Biblioteca Vaticana (Fondo Ottoboniano, Cod. Lat. 2666). La seconda, è rappresentata da un Leggendario di Santi che, come il precedente, sarebbe stato scritto nel XIV Secolo dal Fra Paolo suddetto e che similmente trovavasi nel Convento Gualdese di S. Francesco, da dove anch'esso scomparve, restandocene solo un'incompleta copia Seicentesca nel l'Archivio Storico di Gubbio (Fondo Armanni) Cod. II. C. 23. La terza Cronaca, è infine quella che va con il nome di « Lezionario della Chiesa di S. Facondino», perché un tempo faceva appunto parte dell'Archivio di questa Chiesa, che sorge nei dintorni di Gualdo. Trattasi di un Codice Trecentesco in pergamena, che è oggi conservato nella Biblioteca Vaticana (Cod. Lat. 7853).

Ma oltre le più fedeli Cronache Medioevali e gli innumerevoli Documenti d'Archivio che mi fu dato di consultare, nella compilazione del mio lavoro, mi servii anche dell'opera di quegli scrittori di cose storiche, specialmente Umbre, che mi hanno preceduto, e credetti utile, per soddisfare le giuste esigenze del Lettore ed anche a mia giustificazione, di indicare, volta per volta, le fonti a cui attinsi i vari episodi della Storia Gualdese. Però è necessario notare, che le opere e i documenti citati nelle Note apposte in calce alle singole pagine, si riferiscono non soltanto alla notizia che trovasi immediatamente prima di ciascuna Nota, ma bensì a tutto il brano del Testo che va dalla Nota in esame a quella precedente. Considerando le moltissime fonti citate, ho dovuto così fare per eliminare nel Testo stesso, un eccessivo ingombro di Note ed inevitabili ripetizioni.

Piacemi poi accennare, come non piccola difficoltà mi venne causata dalla coesistenza di altri due vicini e omonimi Comuni, intendo parlare di Gualdo Cattaneo e di Gualdo di Macerata, le vicende dei quali, per la somiglianza dei nomi, non sempre fu facile distinguere da quelle di Gualdo Tadino, specialmente a causa dell'abitudine che si ebbe negli antichi tempi, di indicare il più delle volte, così l'uno come l'altro luogo, indifferentemente con il solo appellativo di Gualdo. E queste difficoltà aumentavano ancora, trattandosi di avvenimenti i quali, come talvolta accadde, i tre paesi dovettero subire in comune.

Non si aspetti infine il Lettore un'opera notevole per importanza di fatti: Una cittadina come la nostra, non poteva certo emergere in modo speciale, nelle avventurose vicende dei tempi trascorsi e fatta eccezione per le frequenti, sterili lotte fratricide con i confinanti Castelli, la sua storia fu sempre subordinata a quella delle vicine potenti città di Perugia e Spoleto che, or l'uno or l'altra, la signoreggiarono e oppressero. Quindi la sua vita politica, dalla metà del Duecento in poi, non fu autonoma e per conseguenza anche la sua storia non ha uno speciale carattere di individualità e indipendenza, ma, il più delle volte, è costituita da una sequela di avvenimenti, i quali non sono altro che tanti episodi secondari della maggiore storia della due suddette città.

Ecco perché io ho raccolto in questo mio libro anche notizie che, prese e considerate singolarmente, potranno forse, a prima vista, sembrare inutili e superflue, perché di poco o nessun interesse, ma che invece non sono tali, se si considerano nel loro complesso ed in relazione con altri paesi; servendo esse in tal modo a darci la conoscenza di quello che era materialmente e spiritualmente la vita pubblica e privata di quei tempi lontani e tanto dissimili dai nostri, quali i rapporti politici e sociali tra le città maggiori dominanti e quelle minori sottomesse. Del resto, il mio libro non è per gli eruditi, desiderosi di apprezzamenti critici, di notizie interessanti la grande storia, ma per tutti coloro del mio nativo paese che nutrono un forte amore per la Terra che li vide nascere e bramano conoscerne le trascorse vicende, quali ci pervennero nelle ingiallite e spesso indecifrabili pergamene dei nostri Archivi, nelle rozze ed ingenue, ma fedeli Cronache dei tempi fuggiti.

Mi sono infine adoperato perché questo libro riuscisse, nei limiti della possibilità, esatto e completo, né credo di aver compiuto opera inutile e sterile, arrecando anche io un modesto tributo alla bella e gloriosa storia del verde suolo dell'Umbria.

Gualdo Tadino, Gennaio 1933-XI.

RUGGERO GUERRIERI

 

 

 

3 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

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Storia Civile

 

PER narrare le vicende storiche di Gualdo Tadino, è necessario risalire molto addietro nelle tenebre di secoli lontanissimi, poiché, per quanto moderna e conosciuta è la fondazione dell'attuale città, altrettanto remota ed incerta è la storia di quella che diede origine ad essa, della distrutta Tadinum.

Intorno a quest'antica e sconosciuta città Umbra, s'intrecciarono varie leggende e racconti non sempre veri ed esatti, ed anche oggi, per la mancanza assoluta di autorevoli documenti, riesce estremamente difficile di portare un po' di luce nella sua storia. Lo stesso suo nome e quello dei suoi abitanti, subirono, negli antichi documenti, notevoli variazioni: La prima volta che esso compare, si è nelle vetustissime e celebri Tavole di bronzo Eugubine, che, in parte scritte con caratteri Latini, in parte con caratteri Etruschi, in una lingua pressoché ignota, attendono ancora, nel Museo di Gubbio, una sicura interpretazione. Certo è che in esse sono nominate, tra l'altro, varie primitive popolazioni Umbre, confinanti con gli Eugubini, e tra queste i Tarsinati, come troviamo scritto nelle Tavole vergate con lettere Latine, o Tarmati, come invece leggesi in quelle con lettere Etrusche. Detto nome appare varie volte nelle Tavole Eugubine con diversa desinenza (Tarsinater, Tarsinatem, Tarsinate o Tarinate) a seconda del caso grammaticale, ed in esso appunto, quasi tutti gli eruditi che studiarono quegli antichissimi bronzi, come il Passeri, l'Olivieri, il Lanzi, il Lepsius, il Breal ed altri molti, hanno riconosciuto i Tadinati con ogni certezza. Il Lepsius spiegò anche perché nelle Tavole con lettere Etrusche stia scritto Tarinate e non Tadinate, dimostrando con numerosi esempi, che in quelle primitive lingue Italiche, la consonante R, specialmente se preceduta dalla vocale A, veniva spesso scritta invece della lettera D e che in conseguenza la parola Tarinate deve leggersi Tadinate. Solo il Kaempf, non condivide il parere dei filologi suddetti, ma identifica invece i Tarsinati delle Tavole Eugubine coi Sarsinati, cioè con gli abitanti dell'antica città di Sarsina, oggi facente parte della Provincia di Forlì e ben lontana da Gubbio. La sua opinione però, più che per ragioni linguistiche,

 

 

 

4 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

per molteplici altri motivi, specialmente di natura topografica, non regge alla critica, né trovò seguito.

Più tardi, Plinio il Vecchio, descrivendo le regioni in cui era divisa ai suoi tempi l'Italia e le principali popolazioni che le abitavano, pone nella sesta regione, vale a dire nell'Umbria, i Tadinates, senza tener conto di alcuni antichi testi nei quali leggesi invece scorrettamente Tardinates ed anche Sadinaies. Lo stesso nome Tadinates, come vedremo, adotta S. Gregorio Magno Papa nelle sue Epistole al Vescovo dì Gubbio Gaudioso e al Clero di Tadino.

Lo storico Procopio poi, descrivendo la celebre battaglia in cui il re Goto Totila perdette per opera di Narsete, Generale dell'Imperatore Gìustiniano, il regno e la vita e che avvenne a Tadino, indica tale città con la parola Tagina. Piacemi infine notare che nel famoso Itinerarium Hierosolymitanum o Bordegalese, composto da un pellegrino Cristiano che tra il 333 ed il 337 dell'era nostra segnò il cammino percorso da Burdigala (Bordeaux) sino a Gerusalemme, fra Civitas Nuceria e Mansio Herbelloni (Sigillo), lungo la strada Flaminia, a otto miglia dalla prima e a sette dal secondo, è indicata, come luogo di fermata, Civitas Ptanias che per la sua posizione topografica, come già notarono l'Holstenio e il Brandimarte, corrisponderebbe esattamente al nostro Tadino. E a tal proposito mal si appose il Cluverio, che riferì quella località al vicino villaggio di Caprara, il quale dista non pochi chilometri dalla strada Flaminia, sulla quale sorgevano invece le città e le terre in tale tratto indicate dall'Itinerario Gerosolimitano.(1)

Anche senza ricorrere ai possibili errori degli antichi manoscritti, errori tanto frequenti in un'epoca in cui, per la mancanza della stampa, la conservazione di ciò che producevano gli scrittori, era

(1) M. BREAL: Les Tables Eugubines (Bibliothèque de l'ècole des hautes ètudes). Paris 1S75. pag. 187 — G, B. PASSERI: In Phomae Dempesteri Ubros de Etruria Regali Paralipomena. Lucca 1767. pag. 237 e 304 — Saggi di Dissertazioni Accademiche lette nell'Accademia Etrusca di Cartona, Roma 1472. (Dissertazione Prima di Atinibale Olivieri: Sopra alcuni Monumenti Pelasgi. pag. 15 a 17 — L. Lanzi: Saggio di lingua Etrusca e di altre antiche d'Italia. Roma 1789. Tomo II. Parte II. pag. 633, 663, S36 — P. Wesseling: Veunim Romanorum itineraria. Amsterdam 1735. pag. 614 — C. R. LEPSIL'S: De Tabulis Engubinis. Berlino 1333. pag. 57 — F. H. Kaempf: Umbricorum Specimen primiim. Berlino 1834. pag. 24 — PLINIO: Naturali Historia. Lib. III — PROCOPIO: De Bello Gothorum — J. P. MlGNE : Patrologiae Cursus Completus. Vol. LXXVI, pag. 1015 (in nota) — Tavole Eugubine nel Museo di Gubbìo: Tavola in caratteri Latini che comincia PRE VERIR, linea 53. 54. 55. 59; Tavola pure Latina che incomincia con la parola SVR VRONT, linea 11, 12, 47. 48; Tavola in caratteri Etruschi die comincia CVKl'KVAW linea 16 e 17 — P. BenvedutI: Studi sulle Tavole Eugubine, Serie Prima. Gubbio 1920 — L. HOLSTENIO (l'Holstein): Annotationes Geographicae. Roma 1666. Annotationes in Italiani Antiquam Philippi Cluverii. pag. 85, 3&. 93, 100) - S. GREGORIO Magno: Epistole. Lib. IX — F. CLUVERIO (Cluvier): Italia Antiqua. Lione 1624. Tomo 1. pag. 617 e 631 — A. Ortelio: Thesaurus Geographicus. Anversa 1596 — A. Brandimarte: Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata. Roma 1825. pag. 149 — P. Merola : Cosmographia. Amsterdam 1621. Parte 11. Lib. IV (Umbria).

 

 

 

5 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

affidata all'opera paziente si, ma non sempre esatta e intelligente dei copisti, non è difficile rendersi ragione di cotali varianti, considerando che molti secoli dividono chi estese le Tavole Eugubine da Plinio il Vecchio e quest'ultimo da Procopio e da S. Gregorio Magno e che perciò, in sì lungo volger di tempo, con il succedersi dei popoli e con il modificarsi della lingua parlata, anche il nome dell'antica città Umbra, subì qualche lieve modificazione.

Gli storici meno antichi poi che ebbero ad occuparsi di questa città, non sempre ne seppero indicare l'ubicazione precisa: Così il dotto Holstenio, nelle sue « Annotationes in Geographiam sacram Caroli a S. Paulo » errando pone Tadino nella sommità dell'Appennino Gualdese: « Ejus vestigia visuntur in Via Flaminia prope Gualdum ultra Nuceriam in summo Apennino». Del resto da sé stesso dimostrava l'errore, venendo a smentire ciò che egli aveva scritto nelle «Annotationes in Italiani antiquam Philippi Cluverii » ove dice: «.... quamvis Gualdum non sit in ipsis vestigijs Tadinarum, sed in proximo colle situm. Tadinae autem in planicie sub Gualdo fuerunt intervallo M. circiter passuum. Alluebat autem Tadinas fluviolus Rasina et via Flaminia per eam ducebat, quae ex vico Gaifana recta eo tendit, et post per planicem sub Fossato pergit Svillum ». E anche l'Anonimo Milanese nella sua opera «De Italia Medii Aevi» notò l'errore, conchiudendo con le parole: « At quomodo sub Gualdo si in summo Appennino?». Altri storici, ancor più recenti e dei più autorevoli, il Balbo ad esempio, scrivendone a proposito della sconfitta di Totila, pongono Tadino tra Gubbio e Matelica, ed altri infine ne danno indicazioni ancor più vaghe e inesatte, come il Sanson, che nella Carta Geografica dell'Italia Antica, lo colloca, col nome di Tardinum, fra Terni, Carsoli e Amelia. Sorgeva invece esattamente Tadino ai due lati dell'antica strada Flaminia, nella pianura che si estende ai piedi dell'Appennino Gualdese, a tre chilometri circa da Gualdo e propriamente nella località che è tuttora appellata Tadino, volgarmente Taino.(l)

La sua fondazione, le sue origini, sono a noi sconosciute, ma, come per tutte le città la cui nascita è oscura, così anche per questa gli storici antichi hanno escogitato fondatori più o meno favolosi ed incerti. Così alcuni ne fecero risalire le prime origini ai Pelasgi

(1) HOLSTENIO: Op. Cit. — Anonimo Milanese: De Italia Medii Aevi. (In Rerum Italicarum Scriptores di L. Muratori. Milano 1727. Tomo X. Colonna 257) — C. BALBO : Storia d'Italia. Sommario Lib. IV. par. 10 — MOISÈ: Domini Stranieri in Italia. Vol. III — B. La MARTINIERE: Le Grand Dictionnaire Geographique et Critique. Venezia 1741. Alla parola Tadinates — N. SANSON: Atlante del Mondo Antico. Lutetiae Parisiorum, 1679 — Biblioteca Vaticana: Codice Ottoboniano 2666 (Historia Antiquae Civitatis Tadini o Cronaca di Gualdo) pag. 3, 4, 9, 10, 18, 19, 60, 61; Codice 7853 (lezionario già appartenente alla Chiesa di S. Facondino in Gualdo) e. 5t — Archivio Storico di Gubbio (Fondo Armanni): Codice II.E.18 (Memorabilia Civitatis Eugubij et aliarum urbium antiquarum in Umbria) pag. 28; Codice II. C. 23 (Leggendario di Santi già esistente nel Convento di S. Francesco in Gualdo) c. 112.


 

 

6 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

quando, più di tremila anni fa, quel popolo invase l'Italia venendo dal Mezzogiorno; mentre altri la vogliono fondata dal primitivo popolo Umbro, dopo che questo, scacciato dalla sua terra nativa, tra la Magra ed il Tevere, per opera degli Etruschi che l'avevano invasa, emigrò nella regione che da esso prese il nome di Umbria, e vi è infine chi ne stabilisce il nascimento molto più tardi, all'epoca della costruzione della strada Flaminia. Ma riflettendo che noi vediamo ricordati Tadino e i Tadinati in epoche anteriori e considerando anche che parecchi oggetti ritrovati fra le sue rovine appartengono a periodi storici molto più antichi, bisogna escludere sin da principio quest'ultima ipotesi e forse lo stesso scrittore dell'Historia Antiquae Civitatis Tadini o Cronaca Gualdese, che per primo trasse fuori cotesta notizia, avrà voluto intendere che con la costruzione di quell'importantissima strada, fatta eseguire dal Console Flaminio (anno 220 a. C.) la città era risorta a vita novella, acquistando non poco in potenza e in ampiezza, tanto più che per la sua posizione serviva poi, a quel che sembra, come tappa militare dei numerosi eserciti Romani che per la Flaminia si recavano nel Settentrione. E infatti, in un'antichissima Cronaca Eugubina (Memorabilia civitatis Eugubii et aliarum urbium antiquarum in Umbria) esistente nel Codice II. E. 18 dell'Archivio Storico di Gubbio, si legge che Tadino « ex utraque parte viae Flaminiae in decoro situ, in planitie, aquis irrigua, constructa fuit ab incolis patriae quam Romani victores carius tenuerunt. In qua tabernae et hospitia et victualia militibus et consulibus et ducibus et imperatoribus transeuntibus et ibi repausantibus tribuebant. Et ita quae erat quondam villula cum paucis tabernaculis, facta est civitas copiosa, confines suos cum Eugubia, Assista et Camerina habens».(l)

Delle prime vicende politiche di Tadino, poco o nulla sappiamo: il vederla ripetutamente ricordata, come si è detto, nelle Tavole Eugubine, ci dimostra per certo che Tadino, sin da quell'epoca remotissima e direi quasi preistorica, fu un'importante città del vetusto popolo Umbro e che con l'antica, vicina Gubbio, dovette avere allora notevoli e stretti rapporti. In che consistessero tali rapporti è oggi quasi impossibile precisare e così sarà ancora sino a che non siasi riusciti a decifrare con sicurezza il testo delle Tavole Eugubine. Tra gli eruditi che tentarono interpretarle, ciascuno in modo diverso vi spiegò la presenza dei Tadinati e delle altre popolazioni Umbre con essi citate. Il Passeri ad esempio, scrisse riferirsi quei nomi alle varie cittadinanze confinanti con gli Eugubini, che in date epoche convenivano nel Sacrario o maggior

(1) L. JACOBILLI : Vite dei Santi e Beati di Gualdo e della regione di Taino. Foligno 1638. pag. 9 — S. BORGIA: Breve istoria dell'antica città di Tadino. Roma 1751 — L. JACOBlLLl: Di Nocera nell'Umbria e sua diocesi. Foligno 1653. pag. 8 — Archivio Storico di Gubbio (Fondo Armanni): Cod. II. E. 18, già cit., pag. 28 — L. JACOBlLLl: Vite dei Santi e Beati dell'Umbria, Tomo I, Foligno 1647. pag. 8 e 9.


 

 

7 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

Tempio di Gubbio per cerimonie politiche e religiose, così come gli Etruschi si radunavano nel Bosco Sacro, ove sorgeva il Tempio di Voltunna (Fanum Voltumnae) ed i Latini sul Monte Albano. Il Lanzi reputò trattarsi di nomi di popolazioni le quali venivano ricordate nel testo delle Tavole in parola, come consanguinee o alleate degli Eugubini. L'Olivieri e il Grotefend, riconobbero nello scritto di quei bronzi delle preci e degli inni rivolti agli Dei in favore dei popoli sunnominati, per allontanare da essi certe determinate calamità. Altri infine, come il Breal ed il Perali, reputarono invece che nelle tavole di Gubbio si contenesse la formula, con la quale, durante le lustrazioni e consimili cerimonie religiose pagane, contro i Tadinati ed altre circonvicine popolazioni, o s'invocava l'ira e la maledizione divina o veniva proclamato il bando e lo sfratto dal territorio Eugubino.

Assoggettata con le altre città degli Umbri dai Romani circa l'anno 266 a. C. rimase, secondo il Borgia, al semplice stato di Prefettura, sebbene altri, basandosi su di una iscrizione rinvenuta a Tadino oggi andata smarrita, ma riportata anche nella già citata Historia antiquae civitatis Tadini o Cronaca Gualdese e nella quale lapide questa città era indicata col titolo municipale, la vogliono salita al grado di Colonia, cioè luogo governato secondo le leggi Romane, e in seguito a quello ancor maggiore di Municipio. E l'essere Municipio Romano voleva dire che la Città si reggeva con leggi proprie, amministrava da sé i propri affari e godeva di speciali concessioni e privilegi, avendo però degli obblighi speciali verso Roma e la negazione di alcuni diritti propri ai Romani, ad esempio il Suffragio. (1)

In tutto il lungo periodo di tempo che trascorse con la Repubblica e con l'Impero Romano, ben pochi attendibili ricordi sono a noi pervenuti sulle sue vicende storielle e solo qualche nostra antica Cronaca, ci tramandò delle monche notizie che non so proprio qual fede si meritino. Da queste Cronache appare come, al tempo della guerra Cartaginese, Tadino fosse stato preso e devastato da Annibale quando diede la celebre battaglia del Trasimeno (anno 217 a. C.); molto più tardi, durante le Guerre Civili (anni 49 - 48 a. C.), venisse danneggiato da Giulio Cesare per aver seguito le parti di Gneo Pompeo e come infine il Cristianesimo vi attecchisse rigogliosamente, nella prima metà del terzo secolo, mediante la propaganda fattavi da S. Feliziano, Vescovo della vicina Foligno. (2)

(1) L. JACOBlLLI: Vite dei Santi e Beati di Gualdo. Già cit. pag. 10 — G. B. PASSERI: Opera e luogo cit. — A. OLlVIERI: Op. e luogo cit. — L. LANZI: Op. e luogo cit.—P. PERALI: La città, la tribù e le tre razze maledette nelle Tavole Eugubine (Comunicazione al Congresso della R.a Deputazione di Storia Patria per l'Umbria). Gubbio, Settembre 1909 — B. FELICIANGELI : Longobardi e Bizantini lungo la via Flaminia nel secolo VI. Camerino 1908. pag. 66 — G. GROTEFEND: Rudimenta Linguae Umbricae. Particula VIII. Hannoverae 1839. pag. 19 — M. BREAL: Op. cit. pag. 187.

(2) L. JACOBlLLI: Vite dei Santi e Beati di Gualdo. Già cit. pag. 10, 11 — Vita S. Feliciani (in Archivio per la storia Ecclesiastica dell'Umbria.Vol. IV,

 

 

 

8 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

Cominciate le discese dei Barbari nella nostra bella Penisola, anche per Tadino, come per tutte le terre Italiane, ebbe principio una ininterrotta serie di sventure e di disastri, specialmente per la sua posizione a cavaliere della via Flaminia che percorrevano le orde barbariche le quali, dal Settentrione, si dirigevano su Roma e nel Mezzogiorno d'Italia; e quelle feroci invasioni per cinque secoli straziarono in mille modi la nostra città, che lentamente decadde dalla floridezza di un tempo, sino a ridursi un cumulo di desolanti rovine e a scomparire affatto, come tante altre città Italiane di quell'epoca, dal suolo d'Italia.

Tutti indistintamente gli antichi scrittori che ebbero ad occuparsi di Tadino, a cominciare dai Cronisti medioevali, sia pure confondendo grossolanamente il più delle volte e nomi e date, rilevano concordi la triste e abbondante parte che tale città ebbe nelle sventure e nelle desolazioni che ci apportarono i Barbari. Con i più vivi colori, essi ci hanno tramandato la descrizione di quei tragici avvenimenti, che si abbatterono come tempesta, su tanta parte d'Italia e dei quali, ai loro tempi, non era ancora spenta l'eco nelle popolazioni della regione circostante a Tadino. Narrano come questa città passasse replicatamente dal possesso del Romano Impero a quello degli invasori e viceversa, subendo ogni volta distruzioni e saccheggi, mentre gli abitanti venivano in parte uccisi o fatti prigionieri e ridotti in servitù, o scacciati e dispersi, quando spontaneamente non si salvavano con la fuga, rifugiandosi nelle altre vicine e più sicure città. Parlano questi Cronisti del circostante territorio messo a ferro e fuoco, ridotto deserto, incolto e silvestre, delle Chiese abbattute, del Clero esautorato, perseguitato e soppresso, della religione Cristiana annichilita e soppiantata dall'Arianesimo o dall'Idolatria, degli archivi arsi, della scomparsa di ogni vestigia di vita civile. Tadino amaramente provò la ferocia dei Barbari già sin dal quarto secolo, a tempo delle prime invasioni, ma i danni maggiori, dai quali giammai risorse, le furono arrecati a più riprese dai Goti e dai Longobardi, dei quali ebbe a soffrire il dominio, e specialmente dai primi, che le diedero un fiero colpo nell'anno 552. (1)

1917. pag. 206) — A. CASTELLUCCI : Appunti di Storia Ecclesiastica Nocerina. Nocera Umbra 1912. Capo I (Le origini del cristianesimo e dell'episcopato in Nocera Umbra) — G. CAPPELLETTI: Le Chiese d'Italia. Venezia 1846. Vol. V, pag. 40 — Biblioteca Vaticana: Cod. 3921, da e. 2 a e. 13 — BOLLANDISTI : Acta Sanctorutn. Januarii. Tomo II (Nella Vita di S. Feliciano) — Biblioteca del Seminario di Foligno: Cod. A. V. 5, dal fogl. 216 al fogl. 222 (Vita di S.Feliciano)—F.ClATTl:Delle memorie annali et istoriche delle cose di Perugia. Perugia 1638. Voi. 1, pag. 284 - Arch. Storico di Gubbio (Fondo Armanni): Cod. II. E.18 già cit. e.38; Cod. II. C.23 già cit. e.105t, 113, 137,137 t. — Biblioteca Vaticana: Cod. Ottob. 2666 già cit. pag. 2,4,6, 8, 19, 28, 57, 58, 59; Cod. 7853 già cit. e. 33.
(1) Biblioteca Vaticana: Cod. 7853 già cit. e. 4t; Cod. Urbinate 48, e. 217 t; Cod. 3921, e.27t e 28; Cod. Ottob. 2666 già cit. pag. 17,19, 21 a 23, 34, 37, 42,44,45, 62,68, 72 — Arch. Storico di Gubbio (Fondo Armanni): Cod. II, C. 23 già cit. c.43t, 101t, 104t,105,112,113,140t; Cod. II. E.18 già cit. da e. 44 a

 

 

 

9 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

Fu appunto in quell'anno, che nei suoi dintorni cozzarono ferocemente tra di loro l'esercito del re dei Goti Totila e l'altro Greco-Romano comandato da Narsete, Generale dell'Imperatore Giustiniano, che riuscì a guadagnare quella decisiva battaglia e ad uccidervi Totila, distruggendo definitivamente la potenza Gota in Italia, che tornava così ad essere una provincia dell'Impero Bizantino d'Oriente e vedeva ritardata di tredici secoli la propria unificazione. Che fossero appunto i campi Tadinati quelli che bevvero il sangue delle molte migliaia di Goti trucidati dai Greci, noi dimostreremo tra poco e tale dimostrazione è necessaria poiché non tutti gli storici condivisero la nostra opinione. Sono infatti generalmente note le controversie che questa celebre battaglia, la quale decise i destini d'Italia e di Roma, ha suscitato fra gli eruditi: Alcuni, amanti del meraviglioso più che della verità, senza il minimo fondamento, anzi in opposizione alla più elementare critica storica, la fecero avvenire in regioni d'Italia assai lontane dai luoghi che Procopio, l'unico narratore contemporaneo della guerra Gotica, c'indicò come teatro degli avvenimenti in discorso. Basti citare Giovanni Magno, Biondo da Forlì, il Tarcagnota, Jacopo Filippo da Bergamo, Pandolfo Collenuccio, il Valentini, il Gatti e Leonardo Aretino, i quali scrissero che Totila fu sconfitto e morì presso Brescello (Provincia di Reggio Emilia) sulla riva destra del Po, per opera dei Longobardi alleati dei Greci; il Borgia, il Botta, il Rinaldi, il Baronie, il Targioni, il Campelli, il Soldani, Cosimo della Rena, il Dempster, il Ferrari, il Baudrand, che posero la battaglia in Toscana, presso Poppi, nel Casentino, dove scorre un torrentello chiamato Teggina, mentre la morte del ferito re Goto, secondo alcuni tra essi, sarebbe avvenuta a Caprese pure in Toscana, non lungi dalle sorgenti del Tevere. Altri scrittori, senza divagare come i precedenti, si avvicinarono assai più alla giusta identificazione dei luoghi nominati da Procopio come teatro della storica e immane lotta, ma per imperfetta conoscenza topografica di tale regione, non poterono darne un'indicazione precisa. Così il Pellini, il Giovio, il Bricchi Leandro Alberti ed il Baldi, i quali credono che sia avvenuto lo scontro dei due grandi eserciti nel territorio Urbinate lungo la Flaminia, tra Cagli e Acqualagna, da dove poi Totila sarebbe andato a spirare, secondo l'Alberti, nel suddetto Caprese di Toscana, e secondo il Baldi a Carpesso (leggi Caspessa) presso Montevecchio nel Distretto di Fossombrone; così il Valsecchi che riscontra il campo di battaglia tra Città di Castello e Borgo San Sepolcro; così l'Hodgkin che pone l'accampamento di Totila, dopo oltrepassata Tagina, cioè a Fossato di Vico, e quello di Narsete a

47 e da 53 a 57 – Biblioteca Comunale di Assisi (Fondo Francescano) : cod.341, fogl. 21a, 22a, 23a in nota, 24b in nota, 27a in nota, 30b, 39b, 41b, 59a in nota, 77a,81a, 81b, 91a, 92 a , della numerazione antica, corrispondente ai fogli 23a, 24a, 25a, 26a, 29a, 32b, 41b, 43b, 61a, 79a, 83a, 83b, 93a, 94a, della n numerazione moderna – F.CIATTI : op. cit. Vol. II. Pag. 93 – L. JACOBILLI: vite dei santi e beati di Gualdo. Già cit. pag. 11

 

 

 

10 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

Scheggia, dove la battaglia si sarebbe svolta; così il Balbo, che crede essere avvenuta quest'ultima vicino a Gubbio, e l'Acquacotta che l'indica nei dintorni di Castelraimondo, facendo poi morire il Re Goto a Capriglia, non lungi da Esanatoglia. Finalmente un terzo gruppo di scrittori, quali il Cluverio, il Colucci, il Brandimarte, l'Alfeiano, il Guazzesi, il Pratesi, il Bellenghi, il Mazzatinti, il Moisè, il Montani, il Giacosa, bene interpretando la narrazione di Procopio, pongono la rotta dei Goti, tra il villaggio di Bastia (Comune di Fabriano) e Gualdo Tadino, ma chi più vicino al primo chi più presso al secondo, e inoltre i primi sette, cui si può aggiungere l'Holstenio e l'Hodgkin, riconoscono anche che la morte di Totila avvenne nel villaggio Gualdese denominato Caprara.

È necessario quindi discutere tante e così disparate opinioni, prendendo come base delle nostre ricerche i documenti restatici della battaglia. Di tale avvenimento non ci è pervenuta altra testimonianza che gli scritti di Procopio da Cesarea che, par quasi certo, seguì l'esercito Greco in Italia e precursore dei moderni giornalisti corrispondenti di guerra, fu testimonio oculare degli episodi che poi narrò. Lasciò egli scritto infatti che il re dei Goti Totila provenendo da Roma, lungo la via Flaminia, dopo avere attraversato la Tuscia (così gli scrittori dell'alto Medio Evo chiamavano una provincia formata in parte dall'Umbria e in parte dall'Etruria) poco prima della battaglia in esame, raggiunse la catena dei Monti Appennini e pose il campo quanto più potè vicino ad un paese chiamato Tagina. Ecco anzi le sue parole nella traduzione latina di Cristoforo Persona, edita a Roma nel 1506 ed a Basilea nel 1531: « ....... Thusciam omnem, hos conquirendo, emensus ad Apenninum montem pervenit, ibique castris locatis, vicum quam proxime constitit, quem Taginam vocant». Lo storico Bizantino prosegue dicendo che, indi a poco, Narsete mosse alla sua volta da Rimini, presso cui aveva già sconfitto ed ucciso Usdrilas, generale di un esercito Goto, ma anziché seguire la via Flaminia che sapeva occupata e chiusa dai suoi nemici nel difficile e inespugnabile Passo del Furlo (Petra Pertusa) deviò a sinistra dì detta via, lungo le pendici orientali dell'Appennino, e si fermò a circa cento stadi dall'accampamento di Totila, ponendo il campo presso una località chiamata allora Tombe dei Galli (Busta Gallorum) perché vi furono bruciati e sepolti i cadaveri dei Galli, dopo la vittoria che su di essi, nel 295 a. C., riportarono le legioni Romane comandate dai Consoli P. Decio e Q. Fabio, non già da Camillo, come erroneamente scrisse Procopio : « Eodem et Romanorum exercitus duce Narsete parvo post temporis intervallo adveniens, stativis habitis procul ab hostium castris stadiis centum, in ipsa planicie mansit, ei loco propinqua, in qua Romanorum tradunt Imperatorem Camillum potitum victoria Gallorum, quondam innumeram multitudinem trucidasse: cuius illatae ob memoriam cladis, vel ad nostra haec tempora Gallorum Busta locus hic dicitur, nam et adhuc tumuli interfectorum visuntur et frequentissimi ... ».

Lo stesso Procopio, continuando nella narrazione, attesta che Totila mosse allora con il suo esercito verso l'accampamento dei Greci, e

 

 

 

11 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

dopo avere indugiato alquanto per attendere l'arrivo di duemila soldati ritardatari, facenti parte dell'esercito comandato dal suo generale Teias, appena questi giunsero, diede l'assalto ai Greci, che però ricacciarono i Goti, sconfiggendoli completamente, e restando gravemente ferito durante la mischia, lo stesso re Totila, che dopo avere percorso a stento ottantaquattro stadi, accompagnato da pochi fidi, pervenne ad una località chiamata Capras, dove morì e fu sepolto: « .... Totilam letali affectum jam vulnere et animarti fere exhalantem abducere celerius cogebantur. Stadiis itaque guatar et octoginta fugiendo peractis, ad locum Capras nomine veniunt, ubi a fuga denique quiescentes Totilae vulnus curabant: ex quo paulo post morientem, funere procurato, terrae recondunt».

Abbiamo quindi, dalla chiara e inoppugnabile narrazione di Procopio, i dati per rintracciare oggi dove avvenne quella tanto discussa battaglia. Conosciamo cioè gli antichi nomi delle località che la circoscrissero, Tagina, Busta Gallorum, Capras, nonché le distanze che tra esse si frapponevano e cioè cento stadi tra il primo e il secondo luogo, ottantaquattro stadi tra il terzo e il campo di battaglia dove Totila fu ferito. Non resta quindi che rintracciare quali paesi oggi corrispondono a quelli. Che Tagina sia il nostro Tadino è questione, dopo le opere dell'Holstenio, universalmente accettata dagli eruditi. Come si è detto fanno eccezione il Baldi che l'identificò con Pagino, villaggio presso Calmazzo nel territorio Urbinate, il Cantù che la riconobbe in Lentagio presso Nocera-Umbra, ed il Soldani il quale, seguendo Cosimo della Rena, la confuse col torrente Teggina che, come si disse, scorre presso Poppi in Toscana. Ma, per quanto riguarda l'ipotesi del Cantù, noteremo che nessun luogo nei dintorni di Nocera porta per nome Lentagio, denominazione questa affatto sconosciuta in quel territorio e del resto, a provare l'errore del Cantù, basti dire che Lentagio è una località invece esistente tra Cagli e Acqualagna, dove appunto anche il Bricchi e il Baldi sunnominati fanno avvenire la rotta dei Goti. Per quanto poi si riferisce al Soldani, il solo fatto della posizione topografica che dovrebbe avere Tagina, cioè ai piedi dell'Appennino, come scrive Procopio, e a cavaliere della via Flaminia percorsa da Totila, basterebbe a smentirlo; anche a parte il fatto che, d'altra parte, lo storico Greco, qualifica Tagina come villaggio (vicus) e non come fiume. Così pure, nella ricerca di Busta Gallorum, la maggior parte degli scrittori,dopo gli studi del Cluverio, riferiscono questa località all'attuale villaggio di Bastia, ai piedi del versante orientale di Monte Cielo, non lungi dall'antica Sentinum, oggi Sassoferrato. L'opinione di Cluverio, che vagamente venne anche riportata dal Muratori, non fu accettata dall'Acquacotta, il quale nega la derivazione di Bastia dal Busta Gallorum di Procopio, per il fatto che questo Castello, dal nome relativamente moderno, avrebbe avuto origine in epoca assai posteriore a Procopio, e cioè nel 1443, per opera del Conte Francesco Sforza, che lo avrebbe eretto a difesa di Fabriano. In conseguenza di ciò, come già accennai, lo stesso Acquacotta, dalla somiglianza dei nomi, in modo assai immaginoso, suppose potersi

 

 

 

12 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

identificare Busta Gallorum con Santa Maria dei Galli o con Gagliole, luoghi oggi esistenti nei dintorni di Castel Raimondo. Ma la supposizione dell'Acquacotta non è attendibile, poiché, anche eliminando Bastia, resta pur sempre il fatto che Narsete dovette porre il campo nei suoi dintorni, poiché Procopio dice che l'accampamento sorse là dove era avvenuta la rotta dei Galli e noi ben sappiamo che questa ebbe luogo nel territorio dell'antica Sentinum, oggi Sassoferrato, dove appunto sorge Bastia. Per quanto riguarda Capras, anche qui una grande maggioranza segue l'antica opinione del Cluverio e dell'Holstenio, che riconobbero tale località nell'attuale villaggio di Caprara, frazione del Comune di Gualdo Tadino. Soli in tanta unanimità di opinioni, come poco sopra si è detto, Leandro Alberti, poi seguito da qualche altro, lo riferisce a Caprese di Toscana presso le sorgenti del Tevere, l'Acquacotta a Capriglia, nei dintorni di Esanatoglia, l'Anonimo Milanese (P. Berretti) a Caprile, frazione del Comune di Badia Tedalda, provincia d'Arezzo, non lungi dalle fonti della Marecchia e il Baldi a Carpesso (Caspessa) presso Montecchio nel distretto di Fossombrone. Questi scrittori basarono unicamente sulla somiglianzà dei nomi le loro ipotesi, senza badare se le stesse erano poi d'accordo con il resto della narrazione di Procopio. Per quanto riguarda Caprese, basti dire che lo stesso Repetti, nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, fa notare l'assurdità di tale identificazione, per essere quel paese del tutto ignoto nell'antichità ed il luogo sprovvisto di antiche strade militari e assai distante dalla via che percorsero i due eserciti combattenti. Ma invece, torno a ripeterlo, nonostante le divagazioni di questi pochi, oggi la massima parte di coloro che si occuparono di tale studio, sono d'accordo nel ritenere che Tagina corrisponde al nostro Tadino, Busta Gallorum a Bastia tra Fabriano e Sassoferrato e Capras a Caprara nel Comune di Gualdo. In tal modo si verifica anche il fatto, importantissimo e decisivo, di veder corrispondere le distanze che al presente corrono tra questi luoghi con le misure tramandateci da Procopio, specialmente adottando lo Stadio-Medio, che usavasi per le misure itinerarie e che dal Rennel fu calcolato di centocinquantaquattro metri. Cento stadi, in linea retta, si riscontrano infatti da Bastia (Busta Gallorum) alla pianura Tadinate presso Gualdo, dove ristette il re dei Goti; ottantaquattro stadi all'incirca, dista questo supposto campo della battaglia dal villaggio di Caprara (Capras) dove Totila morì e fu sepolto.

Dopo ciò crediamo inutile confutare anche le assurde opinioni di quelli tra i surricordati scrittori, i quali non vollero tenere alcun conto della narrazione di Procopio, contemporanea ed unica testimonianza, e per partigiani interessi o per ignoranza dei luoghi, senza la scorta di alcun documento, fecero avvenir la battaglia nelle più immaginarie regioni. Così è ben noto che Giovanni Magno, se scrisse che Totila fu sconfitto presso Brescello dai Longobardi alleati di Narsete, ciò fece perché a lui, Goto di origine, ripugnava meno che i soldati di Totila fossero stati sbaragliati da gente nordica e di sangue affine, anziché dall'effeminata stirpe dei Greci. E d'altra

 

 

 

13 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

parte, se l'Alberti e i suoi seguaci posero la battaglia vicino a Cagli, ciò avvenne per avere essi erroneamente interpretato, nel testo Latino dell'opera di Procopio, la parola calle (. . . ex calle quadam . . .) non già nel significato di sentiero, ma come denominazione cittadina di Cagli. Né riferibili, per la loro puerilità, sono tutti quegli altri argomenti che in prò di Cagli escogita il Bricchi negli Annali di questa città, argomenti che lo stesso Mochi, moderno storico di Cagli, combatte e dichiara inattendibili sotto ogni aspetto. Con una sola obiezione il Mochi demolisce la credenza che Totila fosse stato sconfitto tra Cagli e Acqualagna: Come poteva in tale località avvenire l'incontro dei Greci con i Goti, egli scrive, se lo stesso Procopio ci assicura che Narsete, dopo partito da Rimini, dovette abbandonare la via Flaminia prima di giungere al passaggio del Furio (Petra Pertusa) perché i Goti gli impedivano il transito in quell'angusto e munitissimo valico ?

La maggior parte degli Storici, con l'autorità di Procopio e con l'osservazione della precisa corrispondenza dei dati topografici esattamente da costui tramandatici, è dunque d'accordo nel ritenere che questa celebre battaglia avvenne in una parte del territorio che interponevasi tra i due accampamenti, che separava cioè Tagina (Gualdo Tadino) dai Busta Gallorum (Bastia). Ma anche tra costoro v'è però discordanza, poiché non sono poi unanimi, nello stabilirne il luogo preciso tra i limiti estremi segnati dai due accampamenti nemici. E così mentre alcuni, il Mazzatinti ed il Pratesi ad esempio, la stimano avvenuta, come io ho reputato, nel territorio dì Tadino, altri invece come il Cluverio, il Brandimarte, il Bellenghi, l'Alfeiano, il Moisè, il Montani, il Guazzesi, il Giacosa, la pongono all'estremo opposto, cioè ai Busta Gallorum, e ciò forse perché lo stesso Procopio dice che fu l'esercito dei Goti, quello che per primo andò ad assalire il nemico. Ne traggono perciò la conseguenza, che Totila dovette abbandonare il campo di Tagina per recarsi a provocare i Greci nei loro accampamenti dei Busta Gallorum, dove si sarebbe accesa la mischia e sarebbe avvenuta, secondo essi, la rotta dei Goti.

Ammettiamo pure che la battaglia s'iniziasse presso gli accampamenti dei Greci, ma ricordiamoci che, per le vicende del lungo combattimento, il quale durò dall'alba alla sopravveniente notte, i due eserciti dovettero cambiare terreno ed essendo stati i Goti assalitori respinti, era naturale, come del resto ci fa comprendere lo stesso Procopio, dovessero essi ripiegare verso gli abbandonati loro accampamenti, dal lato cioè donde eran partiti, venendosi così a risolvere la battaglia appunto intorno a Tadino o Tagina che dir si voglia. E ciò è reso anche manifesto dal fatto che il re Totila, per poter morire ad Capras, nel territorio Tadinate, dovette necessariamente tornare indietro sul cammino percorso, e questo parmi più che sufficiente per ritenere che la definitiva, ultima fase del lungo combattimento, si svolgesse appunto intorno alla nostra città. Ma anche senza di ciò, come si spiegherebbe il fatto che è straordinariamente viva, anche oggi, presso la popolazione Tadinate, la memoria di un simile avvenimento ?

 

 

 

14 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

Nella stessa Caprara s'indica ancora una località con il nome di Boschetto o Sepolcro di Totila, e i contadini di lassù più volte hanno qua e là scavato il terreno, per ricercare gli avanzi delle armi e delle armature preziose che, secondo un'antica credenza, pervenuta a loro di generazione in generazione, sarebbero state calate dai Goti nella fossa con il cadavere del loro re. Anche negli antichi Libri catastali del Comune di Gualdo, una cascina del luogo appellasi Palazzetto Totila ; Macchia dei Soldati è chiamata una località, dove, dicono gli abitanti delle vicinanze, in un'imboscata sarebbe stato sorpreso e colpito il re che fuggiva. E le tradizioni popolari, non sempre mentano la noncuranza e il disprezzo, specialmente quando, come nel caso nostro, sono confermate da dati storici e topografici.

Comunque fosse, i danni e le devastazioni subite da Tadino per mano dei Goti in quell'epoca, furono tali che mai più la città risalì alla floridezza di un tempo e del resto a ben tristi e modeste condizioni doveva già esser ridotta, giacché Procopio, scrivendo allora le vicende della guerra Gotica, applica a Tadino l'appellativo di , vale a dire villaggio. (1)

(1) A. BRANDIMARTE : Op. cit. pag. 49 — BIONDO DA FORLÌ: Italia Illustrata (Traduzione di Lucio Fauno). Venezia' 1543. p. 153 — F. CiATTl: Op. cit. Vol. II, pag. 72 — GIOVANNI MAGNO: De Ghotor. Regn. Roma 1554. Lib. 14°, Gap. 15, Fogl. 463; Gap. 16, Fogl. 464 — L. ALBERT!: Descrizione di tutta l'Italia. Venezia 1581 (Descrizione della Toscana) — Arch. Storico per le Marche e per l'Umbria. Vol. I, pag. 770 (Lettera di G. Mazzatinti a A. M. Bryce) — D. ALFEJANO: L'Umbria vendicata negli antichi e naturali suoi diritti. Perugia, Anno VI dell'era repubblicana, pag. 196 e seg. — P. PRATESI: Sul vero luogo della battaglia detta di Gubbio o di Tagina (Nella Rivista « Le Comunicazioni di un collega ». Cremona. Anno III, N° 9 e 10) — A. GlACOSA: La battaglia di Sentino ? (Nella Rivista suddetta, Anno IV, N° 3 e 4) — E. REPETTI: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana. Firenze 1846 (alla parola Caprese) — P. COLLENUCCIO: Compendio dell'Istoria del Regno di Napoli. Venezia 1613. Parte 1, pag. 36 — HOLSTENIO: Op. cit. — F. CLUVERIO: Op. cit. Tomo I, pag. 616 — G. MORONI: Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. Vol. LXI, pag. 239 e seg. — F. SOLDANI : Lettera critica circa il luogo della sconfitta e morte di Totila. Pistoia 1758 — JACOPO FILIPPO DA BERGAMO: Chronicamm Supplementum. Venezia 1483 — C. BARONlO: Annales Ecclesiastici. Coloniae Agrippinae 1624 — O. RlNALDI: Annali Ecclesiastici. Roma 1643. Tomo li, pag. 97 — L. GUAZZESI: Dissertazioni. Pisa 1761. Dissert. IV — T. DEMPSTER: De Etruria Regali. Firenze 1724. Tomo II, pag. 443 — F. FERRARI: Lexicon Geographicam. Londini 1657 (Alla parola Caprae) — A. BAUDRAND: Lexicum Geographicum. Patavii 1697 (alla parola Caprae) — C. DELLA RENA: Della serie degli antichi Duchi e Marchesi di Toscana. Firenze 1690. pag. 42 e seg.— B. FELICIANGELI : Un'opinione poco nota intorno al luogo della cosìdetta battaglia di Tagina. (In Nuova Rivista Misena di Arcevia. Anno Vili pag. 14) — TARGIONl TOZZETTl: Relazione di viaggi in Toscana. VI. pag. 142 — T. HODGKlN: La battaglia degli Appennini tra Totila e Narsete. (Traduzione in Atti e memorie della R° Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna. Serie III, Vol. II, Fasc. 1, pag. 35 e seg.) — O. COLUCCI: Del luogo chiamato Sepolcro dei Galli nell'Agro Sentinate e della sconfitta ivi data da Narsete a Totila Re dei Goti. (In Antichità Picene. Fermo. 1790. Torno VII, da pag. 75 a 123) — P. Giovio: Elogia virornm bellica viriate illustrium. Basilea 1546. pag. 13 (Elogio di Totila) — ANONIMO MILANESE: Op. cit. Tomo X, Colonna 165 — B. BALDI: La difesa di Procopio contro le calunnie di Flavio Biondo, Urbino 1627

 

 

 

15 - PARTE PRIMA - Storia Civile

 

Con la morte di Totila e con la fine della dominazione Gota in Italia, anche Tadino ritornava città Latina, suddita dell'Impero Greco-Romano d'Oriente, andando a far parte della Pentapoli o Esarcato di Ravenna. Cominciava perciò la città a risorgere dai gravi danni subiti e gli abitanti che ne erano fuggiti, rifugiandosi specialmente nella forte Rocca di Nocera, tornarono ad affluirvi e a riedificarvi le proprie case, ai due lati della via Flaminia. Ma altri Barbari, i Longobardi, scendevano indi a poco, nel 568, ai danni d'Italia, e a più riprese le loro orde passarono, quali nembi devastatori, anche su l'indifesa Tadino, che piuttosto tardi, ma certo innanzi la fine di quel secolo, venne defin