Paolo Rubboli (1838 - 1890)

La rinascita del lustro a Gualdo Tadino

Paolo Rubboli nacque a Fiorenzuola di Focara in provincia di Pesaro nel 1838. Le notizie che ci sono giunte sulla sua vita sono piuttosto frammentarie, ma sappiamo che arrivò a Gualdo Tadino intorno al 1875 reintroducendo nel territorio la tecnica dei lustri oro e rubino di tradizione mastrogiorgesca che probabilmente aveva appreso sulla scia delle conoscenze degli eugubini Fabbri e Carocci, che già dagli anni ?? dell'Ottocento avevano riscoperto i segreti dell'iride.
Il trasferimento a Gualdo Tadino venne sicuramente dettato da esigenze logistiche, poiché le cave della Matalotta fornivano un'ottima qualità di argilla mentre la miniera di Monte Fringuello era ricca di una delle componenti base dei lustri: l'ossido di ferro. Un'altra ragione del trasferimento in terra gualdese fu anche il legame con la fabrianese Daria Rubboli (1852-1929) che lo affiancò sempre nell'ambizioso progetto, continuandone poi la tradizione dopo la sua morte.
I particolari forni a muffola, su progetto basato sui disegni del 1548 di Cipriano Piccolpasso, vennero dapprima costruiti in alcuni locali dell'ex-convento di San Francesco, poi in altri siti presso l'attuale via delle Fornaci (il toponimo parla da sé) e in ultimo in via del Forno (attuale Via Discepoli), dove venne stabilita la sede definitiva della casa-opificio.
In queste tre sedi furono prodotti negli anni che vanno dal 1875 al 1890 (anno della morte di Paolo) degli autentici capolavori dell'arte ceramica ottocentesca. Sulla spinta dello storicismo e delle recenti vicende storiche che avevano portato all'unità d'Italia, vennero riscoperti i fasti del rinascimento e della storia di Roma. Ovviamente anche l'arte ceramica risentì di questo clima socio-culturale. La rappresentazione nei piatti da pompa, ad esempio, degli eventi della storia del passato glorioso di quelle che erano state le radici della recente italianità riconquistata, adombrava le idee liberali che erano nell'aria ed in cui Paolo Rubboli fermamente credeva. L'attualità e il valore artistico di tali opere, oltre che nel pregio esecutivo, risiedevano anche nel loro senso etico, in quanto simboli della nazione appena nata e finalmente libera.
Fondamentale in quegli anni fu poi l'apporto di valenti artisti come il pittore gualdese Giuseppe Discepoli (1853-1919), il pittore-scultore eugubino Antonio Passalboni (1844-1894) e l'abile pittore di scene romane Temistocle Vecchi (1861-1946), fratello di Daria, attivo nella manifattura sino alla morte.
In quegli anni va altresì ricordata la variegata produzione di servizi da tavola, albarelli, vasi, piatti ovali da portata, boccali, fiasche, targhe e ceramiche di arredo urbano, come Madonnelle e altorilievi di vario genere, tutti oggetti ispirati al Rinascimento, e di conseguenza all'antico, alla mitologia, con una decorazione quasi sempre a raffaellesche e grottesche.
Nel 1890, alla sua morte, la vedova Daria Vecchi, con tre figli ancora in tenera età, Augusto (1878-1930), Lorenzo (1884-1943) e Alberto (1888-1975) prende in mano le sorti della piccola ma fiorente manifattura, portando avanti con determinazione il progetto che aveva intrapreso con Paolo e preservandone la continuità.

A cura di Marinella Caputo e Maurizio Tittarelli Rubboli

 

 
 
 
 
 
 
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Paolo Rubboli, Piattino da tavola con busto di Raffaello, 1875 ca



Diploma della Maestra del 3° fuoco Daria Vecchi Rubboli ricevuto all'ESPOSIZIONE GENERALE UMBRA DEL 1899 dove ricevette la Medaglia d’Oro al Merito Industriale per la Ceramica Iridata.