I CERI

La Regione Umbria riconosce la Festa dei Ceri di Gubbio come l’espressione culturale più antica dell’identità regionale (articolo 1), tutela e promuove la festa dei Ceri e le iniziative volte a salvaguardarne i valori sociali, storici e culturali (articolo 2) ed interviene con finanziamenti propri annualmente deliberati dalla Giunta o eventuali altri soggetti, pubblici o privati (articolo 3). I finanziamenti vengono erogati all’Amministrazione comunale di Gubbio, che ne finalizza l’utilizzo in base a progetti condivisi con l’insieme delle Istituzioni e associazioni, civili e religiose, della Festa dei Ceri (articolo 4). E’ abrogato (articolo 5) l’articolo 3 della legge regionale “16/2009” (“Disciplina delle manifestazioni storiche”). PG

Il Consiglio regionale, con 27 sì, ha
approvato all’unanimità, la proposta di legge che riconosce la Festa dei
Ceri di Gubbio come “espressione culturale dell’identità regionale”,
una “tradizione” che tramanda “senza interruzioni fin
dall’antichità, di generazione in generazione, l’insieme dei valori
storici e culturali che sono riconosciuti dalla Regione Umbria come fondanti
l’identità regionale”. I consiglieri Monacelli-Udc e Cirignoni-Lega,
presenti alla seduta, non hanno partecipato al voto. Con questa legge la
Festa dei Ceri viene ben distinta, dunque, dalle “rievocazioni storiche”
già individuate dalla legge regionale “16/2009” (“Disciplina delle
manifestazioni storiche”) che sono da intendersi come rappresentazioni che,
pur rispettando criteri di veridicità storica, valorizzano i prodotti tipici
e le capacità turistiche, aggregative e gestionali delle comunità.

In Aula, il proponente la legge e relatore unico Andrea Smacchi (Pd) ha posto
l’accento sui valori di solidarietà e condivisione, di azione corale e di
rinuncia al personalismo, di abbattimento delle barriere sociali e
superamento delle divisioni (tutti aiutano a rialzare il cero che cade e
tutti insieme vincono) che animano la Festa fin dalle sue antiche origini,
valori che la Regione riconosce come patrimonio identitario dell’intera
comunità umbra fin dal 1973, anno in cui, per legge, fu stabilito che lo
stemma dell’istituzione raffigurasse proprio i Ceri di Gubbio. Smacchi ha
richiamato nel contesto anche la prevista e mai attuata costituzione a Gubbio
dell’Istituto regionale per lo studio, la tutela e la valorizzazione del
patrimonio folcloristico dell’Umbria (legge regionale “17/’92”) che,
grazie ad una legge ad hoc per la festa dei Ceri può essere rimessa in
campo, ed il percorso avviato per far riconoscere, in altra sede, la Festa
dei Ceri come “bene immateriale” dell’Unesco.

Orfeo Goracci, da “eugubino doc” ha ricordato il suo passato da ceraiolo
e ribadito i significati che esprime la tradizionale corsa, ha detto che la
legge rappresenta “un bel passo in avanti e deve servire da ulteriore
stimolo per ritornare sulla legge 17 del ’92, che prevedeva l’Istituto
per lo studio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio folcloristico
dell’Umbria”. Inoltre, “ci sono le condizioni per innalzare la Festa
dei Ceri a bene immateriale dell’Unesco – ha detto – anche perché ci
ha dato una mano il ministro Brambilla escludendo il Palio di Siena. Sono
queste – ha concluso – le tappe successive”.

Andrea Lignani Marchesani (Pdl): “Riconosco la peculiarità della Festa dei
Ceri e la sua importanza per tutta la comunità regionale, quindi voterò a
favore. Ma dobbiamo tornare sulla terra: mentre da un lato questo atto è
più un ordine del giorno che una legge, perché rimanda a vicende successive
i dettagli sui finanziamenti, è importante ribadire che non si può
garantire a nessuno, nemmeno a Gubbio, un finanziamento perpetuo, sine die,
perché le cose mutano velocemente, come la crisi economica e le successive
riforme stanno evidenziando. Piuttosto dovremmo elaborare proposte normative
per permettere ai territori ed alle manifestazioni di poter andare avanti da
sole”.

Franco Zaffini (Fare Italia): “Sono d’accordo con quanto affermato da
Lignani a proposito dell’importanza della festa dei Ceri di Gubbio e
voterò a favore, come ho già fatto in Commissione. Invito però
quest’Aula ad andare oltre il localismo e ad intraprendere decisioni che
riguardino l’intera comunità regionale. Questo è lo spirito che ci deve
animare, per non incorrere nel dubbio che si prendano decisioni utili solo
nell’interesse di determinate aree geografiche”.

Sandra Monacelli (Udc): “Non parteciperò al voto su questa legge. Ho
grande rispetto per Gubbio e la Festa dei Ceri, ma due punti della normativa
in discussione mi appaiono ‘eccessivi’ e non condivisibili. Il primo
riguarda lo stabilire che in Umbria c’è una festa tradizionale più
importante di altre. L’altra questione, conseguente, è l’eccessiva
semplificazione con cui vengono liquidate le altre feste e manifestazioni, e
mi chiedo cosa potranno pensare in proposito i cittadini dei vari territori
della diminuzione che di fatto viene operata delle proprie, spesso secolari,
manifestazioni. L’Umbria è la regione dei cento campanili, mi chiedo
quindi se sia giusto stilare una classifica sulle feste e rievocazioni
storiche e sui santi”.

Gianluca Cirignoni (Lega Nord): “La mia non partecipazione al voto sulla
proposta di legge è motivata dal fatto che alla Festa dei Ceri di Gubbio è
assegnato un ruolo giusto e adeguato nella legge regionale ‘16/2009’ che
riconosce e tutela le feste e le rievocazioni che si svolgono nei vari
territori dell’Umbria. Inoltre lo stesso stemma e simbolo della Regione
Umbria rappresenta i Ceri di Gubbio. Non c’è quindi necessità di una
legge aggiuntiva che tuteli e valorizzi ancor più questa manifestazione,
sembra anzi una sorta di ‘marchetta politica’ a tutto vantaggio di chi
l’ha proposta e appoggiata. La mia contrarietà a questa nuova normativa
deriva inoltre dal fatto che non vi sia prevista una clausola valutativa, né
una norma finanziaria”.

Fabrizio Bracco (assessore alla cultura): “L’atto in votazione stamani è
da intendersi come integrazione della legge regionale 16 del 2009,
consentendoci di darne completa attuazione e redigere apposito Regolamento,
che normerà tutte le manifestazioni storiche della regione e stabilirà
quante risorse, di anno in anno, saranno destinate alla Festa dei Ceri ed
alle altre. Tutte hanno storie antichissime, sono nate su preesistenti
manifestazioni storiche, spesso documentate dagli archivi locali. Poi c’è
la Festa dei Ceri, simbolo di una comunità regionale che riconosce in
quell’evento un tratto caratterizzante della propria storia. Non è
superiore alle altre, ma ha una sua specificità. Non è una riproposizione
ma ha una continuità da secoli nella forma attuale, ed ha assunto questo
significato di rilievo per la storia della regione. La legge va anche nella
direzione di riprendere il discorso relativo all’Istituto per il folclore e
sostenere con maggiore forza la candidatura della Corsa dei Ceri a bene
immateriale Unesco. Per queste ragioni non contiene clausola valutativa (in
risposta a Cirignoni, ndr) perché il riconoscimento del suo valore è
implicito”.

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