Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 1. – Antonio Piermatteo, sei mattonelle con il Cantico delle Creature, maiolica dipinta in policromia, ciascuna cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

Consultando il catalogo online di un’asta di arte moderna e contemporanea (Bertolami Fine Arts, Roma, 24 maggio 2017), mi sono imbattuto in «sei piastrelle in ceramica policroma», ciascuna delle quali delle dimensioni di cm 15 x 15 x 1 [Fig. 1], marchiate sul verso «MONINA GUALDO TADINO»,[1] recanti figurazioni ispirate al celeberrimo Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi,[2] datate nella relativa scheda al «1920 circa» e ivi attribuite ad «Aldo Pascucci», sulla base – a quanto si può arguire – delle iniziali «A.P.» leggibili sul recto di ciascuna di esse.[3] A mio giudizio, invece, queste sei bellissime mattonelle in maiolica recano chiara l’impronta stilistica di un altro grande pittore operante in Gualdo Tadino tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, vale a dire l’abruzzese Antonio Piermatteo (Ortona, 1902 – Roma, 1958): artista attivo presso la Società Luca della Robbia dal 1925 al 1931 circa e per il quale valgono – si badi bene – le stesse iniziali di nome e di cognome.[4]

L’impianto ‘a cellula autonoma’ di ogni singola mattonella è costituito da un medaglione circolare tangente i quattro lati della stessa, delimitato da una cornice a ‘scaletta’ ed affiancato agli angoli da calligrafici ornati a girali. Tutta la decorazione di contorno al soggetto posto al centro è realizzata ‘par enlevage sur fond bleu’.[5] Le figurazioni centrali sono accomunate, per contro, dall’andamento ‘ad arco ribassato’ del cartiglio svolazzante, arricciolato alle estremità laterali, che solca e scandisce la scena verso la sua mezzeria, e riporta in sintesi alcuni dei versi e delle strofe del Cantico delle Creature.

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 2. – Antonio Piermatteo, mattonella con Frate Sole, maiolica dipinta in policromia, cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

Si inizia con «FRATE SOLE = CH’È / BELLV E RADIANTE» [Fig. 2] («Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione»): un sole splendente forse all’alba o al tramonto, coi raggi serpentinati che, ondeggiando, pervadono come lingue di fuoco l’intero campo della raffigurazione.

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 3. – Antonio Piermatteo, mattonella con Sora Luna e le Stelle, maiolica dipinta in policromia, cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

Ci sono, poi, «SORA LVNA E LE STELLE / IN CELV CLARITE E BELLE» [Fig. 3] («Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle»): la luna piena s’intravede, candida e inviolata, all’apogeo della scena, mentre gli astri “pretiosi”, dai lunghi raggi argentati, costellano con rarefatta eleganza il firmamento.

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 4. – Antonio Piermatteo, mattonella con Frate Vento, maiolica dipinta in policromia, cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

Prossimo alla terra è «FRATE VENTO = ET ONNE TEMPO» [Fig. 4] («Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento»). Un albero spoglio si piega sotto le intense folate d’inverno, ed i suoi rami che si raddoppiano formano configurazioni di una bellezza frattale.

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 5. – Antonio Piermatteo, mattonella con Sora Acqua, maiolica dipinta in policromia, cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

È poi la volta di «SOR ACQVA / VMILE E CASTA» [Fig. 5] («Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta»): il raggio puro e sorgivo di una fonte fuoriesce dalla bocca aperta d’un mascherone, che sembra ispirato a quelli antichi della tragedia, e si riversa nel gorgo del bacino sottostante, di un blu intenso e profondo.

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 6. – Antonio Piermatteo, mattonella con Frate Fuoco, maiolica dipinta in policromia, cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

A questo punto, per antitesi, viene «FRATE FOCV = CH’È / ROBVSTOSO E FORTE» [Fig. 6] («Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte»): con quelle fiamme calde e serpeggianti che avvolgono e consumano i pezzi di legna da ardere, avviluppando tutto nelle loro spire per donarci energia e tepore.

Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

Fig. 7. – Antonio Piermatteo, mattonella con Madre Terra, maiolica dipinta in policromia, cm 15 x 15. Ubicazione ignota.

E infine c’è «NOSTRA MADRE TERRA = CHE / PRODVCE DIVERSI FRVCTI» [Fig. 7] («Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba»): simboleggiata da un albero rigoglioso con il grosso tronco rigato, che accoglie tra i rami e le fronde, quasi recasse un preziosissimo dono, dei frutti polposi e dorati.

Tutte e sei le mattonelle risultano immaginate e dipinte con grande eleganza e perizia, in stile ‘moderno’, con rimandi alle tendenze artistiche allora prevalenti, dall’Art Nouveau alla Secessione e all’Art Déco. I grafismi sottili, le larghe pennellate, i colori tra loro ben accordati sono quelli tipici di Antonio Piermatteo, che – a mio parere – dovette realizzare questo piccolo capolavoro nel corso della sua attività gualdese presso la Società Luca della Robbia. In alcuni dettagli si possono addirittura evidenziare analogie e parallelismi con l’arte di altri maestri del tempo, anche loro attivi a Gualdo Tadino nella seconda metà degli anni venti: si vedano, tanto per fare un solo esempio, le stelle «clarite e belle» che formano la ‘corte’ della luna, le quali si ritrovano praticamente identiche in un piatto dell’eugubino Aldò Ajò con una scena di predazione notturna.[6]

Considerato l’esplicito riferimento al Cantico delle Creature, potrebbe anche darsi che questa serie di mattonelle sia stata ideata ed eseguita in occasione della Mostra Internazionale Francescana organizzata ad Assisi nel maggio-ottobre 1927, alla quale parteciparono le «Ceramiche “Luca della Robbia”, Gualdo Tadino», come ci assicura il catalogo ufficiale della manifestazione.[7]

Fig. 8. – Antonio Piermatteo (attr.), piatto con l’Arcangelo Raffaele, maiolica dipinta in blu e a lustri metallici, diam. cm 41,5. Gubbio, collezione privata. (Ph. G. Pauselli)

Fig. 9. – Retro del piatto in fig. 8. (Ph. G. Pauselli)

Colgo l’occasione offertami da questa breve nota per segnalare anche un piatto della Società Luca della Robbia, conservato in collezione privata eugubina, che parimenti potrebbe essere attribuito (ma solo in via dubitativa, per il momento) al pennello di Antonio Piermatteo [Fig. 8-9]. Si tratta di un esemplare del diametro di cm 41,5, dipinto in blu e a lustro dorato, nel quale entro un raffinato ed inconsueto decoro ornamentale che si sviluppa sulla tesa, compare nell’ampio cavetto la bella figura a mezzo busto e vista di tre quarti dell’Arcangelo Raffaele, che si staglia su di un prezioso fondo antinaturalistico quadrettato.

Fig. 10. – Francesco Botticini, pala con i tre Arcangeli e Tobiolo, tempera su tavola, cm 135 x 154. Firenze, Galleria degli Uffizi. ALG227141 The Three Archangels and Tobias (tempera on panel) by Botticini, Francesco (c.1446-97); 135×154 cm; Galleria degli Uffizi, Florence, Italy; (add.info.: Les Trois Archanges et Tobie fils;); Alinari; Italian, out of copyright

Per quanto concerne il soggetto centrale, il piatto è molto simile a un altro in collezione privata gualdese, riprodotto nella monografia di Daniele Amoni (2001) come opera di Antonio Piermatteo realizzata nel 1930 circa presso la Società Luca della Robbia.[8] Già è stato giustamente notato che la figura dell’Arcangelo risulta derivare da quella di Raffaele presente in una pala raffigurante I tre Arcangeli e Tobiolo, dipinta attorno al 1470 dal fiorentino Francesco Botticini e conservata ora alla Galleria degli Uffizi [Fig. 10].[9]

Ettore A. Sannipoli


[1] Sulla Monina, azienda costituita nel 1924 per la produzione industriale di mattonelle e piastrelle di ceramica smaltata, cfr. D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, pp. 293-294. Nel nostro caso alla Monina credo vada attribuito il solo semilavorato.

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Cantico_delle_creature .

[3] https://auctions.bertolamifinearts.com/it/lot/13990/aldo-pascucci-gualdo-tadinoil-cantico-/ .

[4] Sulla Società Luca della Robbia e in particolare su Antonio Piermatteo cfr., tra l’altro: E. Storelli et al., La ceramica a Gualdo Tadino, Gualdo Tadino 1985, pp. 76-77, 79, 106, 120, 168, 180, 182, 187-188; Ceramiche umbre 1900-1940, a cura di G.C. Bojani, Perugia 1992, pp. 17, 46-47, 51; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino cit., pp. 184-197; E. Storelli, M. Becchetti, Ceramica pubblica a Gualdo Tadino, s.l. 2006, pp. 18-19, 79, 82-83, 86.

[5] Su questa tecnica, già documentata nella maiolica italiana del Rinascimento, si veda La ceramica umbra al tempo del Perugino, a cura di G. Busti e F. Cocchi, Cinisello Balsamo 2004, pp. 57-58.

[6] Cfr. Aldo Ajò (1901-1982). Ceramiche, a cura di G.C. Bojani e E.A. Sannipoli, Fano 2008, pp. 76, 85. Ajò mise in scena le stesse stelle anche in un lampadario in ferro battuto da lui disegnato per i Maestri del Ferro di Gubbio (cfr. fig. 85 B dell’inedito campionario della manifattura eugubina).

[7] Mostra Internazionale Francescana in Assisi. Maggio – Ottobre MCMXXVII. Catalogo ufficiale illustrato, Perugia s.d, p. 195. A p. 132 del catalogo è presente anche la réclame della «Società Ceramica Luca della Robbia» di Gualdo Tadino.

[8] Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino cit., p. 190.

[9] Ibid.

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6 risposte a Il Cantico di Antonio Piermatteo di Ettore A. Sannipoli

  1. mario becchetti scrive:

    scusate, sono un poco cieco. le pagine sono la 186 e 187.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Anch’io «sono un poco cieco». La pagina con la riproduzione del Cristo Crocifisso da me cit. nel precedente commento è 192, non 102!

  2. mario becchetti scrive:

    Se le mattonelle fossero a lustro forse non ci sarebbero stati dubbi che siano state dipinte dal Piermatteo. Ho visto diversi pezzi lustrati firmati nel recto da A. Piermatteo e nel verso siglati con il marchietto della ceramica Luca Della Robbia. Comunque il fatto che sia stato usato il biscotto della ceramica Monina lascia supporre che le piastrelle siano state dipinte da fabbrica Gualdese. Vedendo però la mattonella con “Sorella Acqua” ho ripensato ad un mascherone visto su dei piatti della ceramica Della Robbia e confrontando il mascherone del piatto con quello da cui sgorga l’acqua della piastrella in questione, penso di poter confermare tua ipotesi. I piatti sono a pag. 196 e 197 de “L’Arte ceramica a Gualdo T.” di Amoni, l’originale di questa tesa è attribuito al Piermatteo.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Grazie per l’incoraggiamento, Mario, e per il tuo autorevole parere. Ci sono anche altri elementi (stilistici, grafici …) che secondo me rendono verosimile l’attribuzione delle mattonelle siglate «A.P.» ad Antonio Piermatteo. Faccio qui, per brevità, un solo esempio: la particolarissima grafia delle iscrizioni nei cartigli svolazzanti, praticamente sovrapponibile a quella che si vede nel noto piatto con Gesù Crocifisso firmato per esteso da Piermatteo e riprodotto nella monografia di Amoni (2001, p. 102).

  3. Romano Cordella scrive:

    Ettore, poeta-scienziato della ceramica artistica umbra. Con ammirazione, R.C.

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