Il Dramma delle foibe istriane

Il Dramma delle foibe istrianePresso l’aula magna della scuola secondaria di I grado “Pietro Vannucci” di Fossato di Vico, nell’ambito delle giornate dedicate dall’Istituto comprensivo di Sigillo ai momenti forti della storia del nostro Paese, il prof. Giuseppe Pellegrini, docente a riposo dell’Università di Perugia, ha tenuto una lezione-discussione con i ragazzi delle terze classi di Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro e Scheggia su Il confine nord-orientale dell’Italia. Nel corso dell’incontro, dopo aver toccato brevemente la storia di uno dei confini più mobili del nostro paese, avanzato e retrocesso di decine di km nel corso di meno di trent’anni, tra primo e secondo dopoguerra, il prof. Pellegrini ha tratteggiato il dramma delle foibe istriane, cui è dedicata l’annuale giornata del Ricordo. Innanzitutto, per verità storica, si sono descritti i crimini di guerra commessi dagli eserciti italiano e tedesco nel corso dell’occupazione della penisola Balcanica, dall’estate del 1941 in poi, pagina non ancora ben descritta nei nostri libri di storia, forse per il pudore di ammettere che anche gli italiani, “brava gente”, si macchiarono di atrocità del genere. D’altro canto, il prof. Pellegrini ha mostrato come questi fatti non bastano a spiegare di per sé le atrocità che, stavolta contro gli italiani, furono commesse dai partigiani di Tito, in tre periodi successivi, fra il settembre e l’ottobre del 1943, fra l’ottobre e il novembre del 1944 a Zara e, più cospicuamente, fra il maggio e il giugno del 1945, a causa del ritardo delle truppe alleate ad occupare Triste, rimasta in balia dei partigiani titini per oltre due mesi. L’eccidio di migliaia di italiani nelle foibe (forse fino ad oltre 20.000, ma il loro numero non potrà mai essere stabilito con sicurezza) fu, dunque, certamente amplificata dal clima di ostilità generato dall’atteggiamento delle truppe nazifasciste ma ci furono altre concause o circostanze di ordine politico e strategico che resero così drammatica questa pagina della nostra storia, poi rimossa per lunghi decenni. Come drammatico, del resto, fu l’esodo di oltre 350.000 esuli istriani che fuggirono da terre un tempo italiane ed ora, improvvisamente, jugoslave. La breve lezione e il successivo dibattito sono stati l’occasione per ribadire che il riportare continuamente alla memoria atrocità come l’Olocausto, le Foibe ed altri episodi meno noti, ma pur sempre memorabili – come l’eccidio degli Armeni perpetrato dai Turchi – serve ad instillare nelle giovani generazioni il rifiuto della guerra e la ricerca della pace. E, in effetti, a conclusione del dibattito, il prof. Pellegrini ha citato le grandi figure del pacifismo, da San Francesco d’Assisi a Gandhi, da Giovanni XXIII a Martin Luther King, senza dimenticare Aldo Capitini, il cui pensiero tanto più è interessante quanto più geograficamente vicino all’esperienza di vita delle giovani generazioni umbre.

Pierluigi Gioia

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