“Il grande inganno del lavoro”

Il grande inganno del lavoroIL GRANDE INGANNO DEL LAVORO

Sequestri, ricorsi annunciati, T.A.R., dimissioni di partito, avvisi di garanzia, manifestazioni in piazza. Molto si sta smuovendo nella scena politica Gualdese.

Per quanto riguarda Rocchetta, stavolta cerchiamo di lasciare da parte tutte le istanze riguardanti ambiente, legalità e amministrazione, e concentriamoci sull’unica cosa su cui Comunanza, Comune, Regione, Sindacati e comitati sono concordi: a Gualdo c’è un disperato bisogno di lavoro.

In questo articolo cercherò di spiegare come OPPORSI all’attuale progetto politico/imprenditoriale “Rocchetta” possa aumentare i posti di lavoro ed i fondi a Gualdo Tadino. Suona strano, lo so. Vi chiedo solo un po’ di pazienza, andiamo per ordine.

  • Una storia Abruzzese

Nella Valle Reale di Popoli, Pescara, c’è una concessione per l’imbottigliamento di acque minerali del tutto simile a quella della nostra valle Rocchetta.

Il concessionario, la Gran Guizza del gruppo San Benedetto, dà lavoro a 130 dipendenti fissi, che arrivano a 200 con gli stagionali e quelli delle ditte dell’indotto.

A concessione quasi scaduta, il concessionario ha ottenuto dalla Regione Abruzzo alcune proroghe annuali di “transito”, per giungere ad un bando di evidenza pubblica, maggio 2017, a cui hanno partecipato diverse ditte del settore dell’imbottigliamento.

Il bando stesso, il cui risultato verrà comunicato a giorni, prevede un giudizio tecnico, giuridico ed economico delle offerte presentate, 40 L/S imbottigliati ad un canone di 4 €/MC, con eventuale sconto di 30 centesimi se verrà garantito il mantenimento dei livelli occupazionali.

  • Perché?

Beh, la Regione Abruzzo in primis segue la logica: se ho un bene pubblico, lo concedo a chi offre di più alla mia comunità. Segue poi la legge, attuando la sentenza del Consiglio di Stato, Sez.V, n. 873, del 13 febbraio 2013, che recita:

…la mancanza di una procedura competitiva…introduce una barriera all’ingresso al mercato, determinando una lesione alla parità di trattamento, al principio di non discriminazione e alla trasparenza tra gli operatori economici, in violazione dei principi comunitari di concorrenza e di libertà di stabilimento…la procrastinazione meccanica del termine originario di durata di un contratto sottrarrebbe un bene economicamente contendibile alle dinamiche fisiologiche del mercato e quindi non è possibile procedere in via automatica al rinnovo o alla proroga dei contratti in corso, ma solo alla loro proroga espressa per il tempo strettamente necessario alla stipula dei nuovi contratti a seguito di espletamento di gare ad evidenza pubblica…”

Da non dimenticare tra l’altro che tutte le norme comunitarie vertono in questa direzione, non ultima la temuta “Bolkestein”, che dopo vari rinvii entrerà in vigore nel 2020.

  • E noi, cosa facciamo?

Noi siamo sempre i più forti. La nostra concessione sarebbe scaduta nel 2022.

Piano di assunzioni Rocchetta, 2015
La Regione Umbria è riuscita nel 2015, 7 anni prima della scadenza naturale, sia a rinnovare senza alcun bando di gara la concessione “Rocchetta”, sia a concedere un’ulteriore concessione denominata “Serrasanta” al medesimo concessionario, sempre senza alcun bando ed anticipando in scioltezza la “Bolkestein”.

Abbiamo quindi offerto 25 L/S ad un canone di 1 €/MC per venticinque anni, ad una ditta che offre i posti di lavoro che leggete qui sotto:

Lo stesso Comune di Gualdo Tadino è riuscito a fregiarsi del ben poco invidiabile onore di un sequestro giudiziario, motivato dal Giudice in ben 21 punti diversi tra i quali la mancanza di evidenza pubblica, stavolta in relazione alle proprietà collettive (doppia infrazione, quindi). Dalla motivazione n.9 dell’ordinanza di sequestro:

“…“Quando il mutamento di destinazione “in deroga” delle terre sottoposte ad uso civico si risolve in un’attribuzione a terzi di diritti spettanti alla collettività, l’iter…deve quindi essere necessariamente ricondotto all’ambito proprio dei procedimenti di concessione dei beni demaniali, in quanto ha l’identico effetto di privare i componenti della collettività (che ne sono i veri titolari) del beneficio, per trasferirlo a soggetti privati che richiedono l’utilizzazione imprenditoriale del terreno a fini di lucro personale per un consistente lasso di tempo…Infatti, se i diritti appartengono alla collettività e questi sono solo amministrati dal Comune sotto il controllo della Regione, è evidente che le relative dinamiche procedimentali…debbano comunque avvenire nel rispetto dei cardini della pubblicità, imparzialità, trasparenza e non discriminazione in quanto, analogamente alle concessioni di beni demaniali, anche qui il procedimento finisce per costituire un utilizzo privato di beni della collettività che, nel favorire le possibilità di lucro di un determinato imprenditore in danno degli altri, altera le naturali dinamiche del mercato…La natura comunque “pubblica” dei diritti di uso civico comporta…l’applicazione dei principi di derivazione comunitaria, di concorrenza, parità di trattamento, trasparenza, non discriminazione, e proporzionalità…anche quando, come nel caso di concessioni di diritti su beni pubblici, non vi è una specifica norma che preveda la procedura dell’evidenza pubblica ...le concessioni di beni civici non sfuggono ai principi che impongono comunque l’espletamento di un confronto concorrenziale per l’individuazione di tutti i soggetti potenzialmente interessati e per il conseguimento del massimo utile per l’universitas civium…Nessuna di tali attività, che condizionano la legittimità dei provvedimenti adottati risultano essere state poste in essere né risultano essere state seguite le regole della procedura ad evidenza pubblica come è obbligo per il Comune che amministra gli usi civici…”

  • Quindi cosa stiamo perdendo? Quanto stiamo perdendo?

Rischiamo di perdere molto. Ma proprio tanto, e su tutta la linea.

Per fare un esempio, è come se volendo vendere qualcosa, la si vendesse non al miglior offerente, ma al primo che fa un’offerta qualsiasi.

Sottraendo il concessionario alle logiche di mercato e concorrenza, lo stiamo mettendo in condizione di offrirci non il massimo che può per vincere la gara, ma semplicemente quello che gli va. A danno di tutti noi.

Accettando queste condizioni, tra l’altro, tale sarà la nostra condizione per i prossimi 25 ANNI.

Ci stiamo tagliando le gambe da soli.

Il confronto con l’esempio Abruzzese è sconsolante.

Vogliamo immaginare i benefici che avrebbe Gualdo Tadino seguendo semplicemente la legge, come l’Abruzzo?

  1. POSTI DI LAVORO: Una gara pubblica obbligherebbe il concessionario interessato a fare un’ottima offerta lavorativa, tenendosi eccessivamente basso rischierebbe infatti di farsi “soffiare” la concessione dal primo concorrente che passa. Basti guardare l’esempio Abruzzese, che a fronte di 40L/S dà lavoro a 130/200 persone. Tradotto, avremmo la possibilità di avere molti più posti di lavoro.
  1. CANONI DI IMBOTTIGLIAMENTO: la Gran Guizza del gruppo San Benedetto, a poca distanza da noi, pagherà alla Regione Abruzzo IL QUADRUPLO di quanto il nostro concessionario paga alla Regione Umbria.

Se anche a Gualdo Tadino il concessionario pagasse l’acqua 4 € al metro/cubo (Noi comuni cittadini la paghiamo 3,03 €/MC, la ditta 1 €/MC per l’imbottigliamento in plastica), con una concessione come l’attuale ovvero di 25 L/S, si arriverebbe ad imbottigliare per difetto più di 500 milioni di litri d’acqua l’anno -autocertificati!-, con un introito nelle casse regionali di almeno 2 Milioni di €/anno.

Calcolando che dal 1 gennaio 2019 la percentuale dei canoni che tornerà ai Comuni dove insistono le sorgenti in Umbria salirà al 30/40%, il Comune di Gualdo Tadino avrebbe ogni anno a disposizione qualcosa come 600.000/800.000 €. Immaginate di quali e quante migliorie e servizi potrebbe disporre la nostra città. Impossibile? Eppure…

…Eppure a Vicopisano, dove sgorga acqua UlivetoRocchetta e Uliveto fanno capo al medesimo gruppo industriale-, hanno avuto la fortuna di avere un Sindaco che si è da subito schierato dalla parte dei suoi cittadini, combattendo al loro fianco una battaglia serrata fino al Consiglio di Stato. Risultato?

Oggi il Comune di Vicopisano, 8.500 abitanti, incassa dal concessionario 640.000 € l’anno per l’imbottigliamento dell’acqua Uliveto.

(Tutto questo sarebbe possibile anche a Gualdo Tadino; noi però non solo non riusciamo a copiare, non siamo nemmeno più capaci di ipotizzare che potrebbero esistere condizioni ancora migliori, se le pretendessimo UNITI ed a gran voce.)

  1. CANONI DELLA CONCESSIONE SULLE PROPRIETA’ COLLETTIVE: Questi particolari introiti sono al centro di un ricorso giudiziario tra concessionario e Comunanza; allo stato attuale il T.A.R. sembra aver dato ragione al concessionario che credo stimi intorno ai 17.000 €/annui l’ammontare di tale canone per la sottrazione delle Terre Collettive ai Gualdesi, ma si attendono ancora particolari e motivazioni.

Non va però dimenticato che in base alla legge sulle proprietà collettive del 1927, questa cifra fa riferimento all’estensione dei terreni sottratti ai Gualdesi, e non al loro reale VALORE, che deve ancora essere quantificato e decretato in via definitiva.

Esempio: In località Madonnuccia, dove si incontrano le due strade che da Gualdo portano a Valsorda, se guardate bene potrete vedere l’antenna/ripetitore Wind.

L’estensione di terreno “sottratta” al demanio civico è minima, 64 metri quadrati, ma Wind fino ad oggi ha pagato un canone annuo di circa 10.000 €, se non vado errato.

Questo quindi non solo per la quantità di terreno sottratto, ma anche e soprattutto per il suo valore e l’utile che il privato ne ricava. Il medesimo principio deve essere riportato ai terreni ed i pozzi in concessione nella Valle della Rocchetta.

Rispettando semplicemente la legge, tutti gli introiti che ne deriverebbero (sommati ai vecchi canoni che il Comune di Gualdo Tadino fino all’anno scorso aveva “dimenticato” di riscuotere) verrebbero investiti ogni anno su tutte le proprietà collettive: Valsorda, Castagneto, pinete, rifugi, etc… o anche semplicemente a favore degli utenti monte, a sgravare magari i costi del taglio del bosco, per esempio, garantendolo gratuitamente a qualunque utente ne faccia richiesta.

Capite bene ora che quando i nostri politicanti ci parlano di “vecchie questioni medievali” o “incomprensibili faccende di compressione dei diritti di pascere e legnare” non fanno altro che buttarla in caciara, moderni Don Abbondio che col latinòrum agitano le acque e mischiano le carte.

Qui la questione è facile: Stiamo perdendo soldi, diritti e posti di lavoro.

  • E’ una guerra contro Rocchetta”, “Vogliono chiuderla”, Rocchetta se ne va!

Da tempo immemore i soliti arruffapopoli vanno ripetendo frasi fatte di tale calibro, che sono tutte semplicemente false. Che io ricordi nessuno ha mai chiesto e nemmeno lontanamente ipotizzato, in anni di dibattito, di fare chiudere una ditta. Ma che senso avrebbe, poi?

Si continua semplicemente, in ogni modo possibile, a ribadire che rispettare la legge gioverebbe a tutti, sotto tutti i punti di vista.

La minaccia sibillina del O cosi o me ne vado” non trova poi alcun riscontro nella realtà, per i seguenti motivi:

  1. A conti fatti, oggi il concessionario paga un bene 1 €, ci mette una bottiglia intorno, e lo rivende al dettaglio a 580 €, grossomodo. Nemmeno l’oro ha una tale proporzione di guadagno, pur calcolando i costi aziendali e occupazionali. Tu te ne andresti?Certo che no, per questo nel mondo civile si fanno bandi pubblici per aggiudicarsi le concessioni di beni pubblici.
  2. Anche ipotizzando, per assurdo, che l’attuale concessionario decidesse d’andarsene, ACQUA ROCCHETTA RIMARREBBE A GUALDO TADINO, cambierebbe semplicemente concessionario. Ovunque la gestione attuale decidesse di trasferirsi, non potrebbe più imbottigliare “Acqua Rocchetta”, poco conta registrare il marchio. Questo semplicemente sulla base del D.Lgs n.176 del 08/10/11, che norma la commercializzazione delle acque minerali naturali. Art. 10: 1. Ad ogni acqua minerale naturale deve essere attribuita una denominazione propria, che la distingua nettamente dalle altre acque minerali naturali. 2. Il nome di una determinata località’ può’ fare parte della denominazione di un’acqua minerale naturale solo se questa proviene da tale località’. 3. E’ vietato attribuire denominazioni diverse alla stessa acqua minerale naturale.

    4. Non e’ consentita alcuna variazione di denominazione di un’acqua minerale naturale con la denominazione di un’altra acqua minerale naturale, salvo che di quest’ultima ne sia cessata la commercializzazione da almeno venti anni. Qualsiasi variazione di denominazione di un’acqua minerale naturale comporta la modifica del decreto di riconoscimento.

Questo concessionario può certo decidere di andarsene, ma perderebbe una miniera d’oro e centinaia di milioni di pubblicità investiti su un marchio avviato, che rimarrà in mano al prossimo concorrente che si aggiudicherà la gara pubblica. Improbabile, no?

  • …E quindi ?

…e quindi stiamo perdendo su tutta la linea, come cittadini Gualdesi.

Credendo a chi ci sta raccontando questa concessione/investimento come un’opportunità più unica che rara, un’occasione irrinunciabile, somigliamo a Esaù che baratta la primogenitura per un piatto di lenticchie.

Proprio perché la crisi a Gualdo sta colpendo duramente, non possiamo permetterci di svendere per i prossimi 25 anni la risorsa più preziosa che abbiamo, né accontentarci di un’offerta risibile, o di continuare a zoppicare quando dovremmo e potremmo correre.

Pur non condividendo, capisco bene chi dà unica priorità al lavoro, ma non è certo questa la maniera più logica e vantaggiosa.

Fa comunque male da cittadino vedere che legalità e ambiente vengono messi in secondo piano, vedere un Sindaco che davanti ad un sequestro giudiziario minimizza, o personaggi della scena politica Gualdese aizzare pericolosamente lo scontro sociale per fini elettorali -riuscendo ignobilmente a portare ignari autotrasportatori a manifestare in favore di un progetto che prevede la loro drastica riduzione per essere sostituiti dal trasporto su rotaia-, o il dimenticare che il 2017 è stato l’anno più siccitoso degli ultimi due secoli e non andiamo certo migliorando, o che nemmeno quattro mesi fa la portata delle sorgenti che alimentano Gualdo Tadino era DIMEZZATA ma continuiamo a non pretendere uno studio di bacino prima di rilasciare concessioni da centinaia di milioni di litri.

La nostra attuale situazione quindi non prevede né tutela ambientale, né rispetto delle norme, né un corretto e commisurato sviluppo occupazionale e territoriale. Cosa diavolo stiamo facendo? E soprattutto, a beneficio di chi?

Se vogliamo veramente sviluppo e lavoro, dovremmo operare esattamente AL CONTRARIO di quanto fatto dalla nostra amministrazione finora.

Rimane comprensibile la paura dei lavoratori, allarmati da soggetti INCOSCIENTI, o la pretesa di chi il lavoro l’ha perso e chiede a gran voce prospettive. E rimane la priorità più incombente.

Proprio per questo, dovremmo opporci ad un rinnovo di concessione tacito, ad un offerta lavorativa sperequata, ad una scelta politica che avvantaggia esclusivamente un privato a danno della comunità.

Vicopisano o la Valle Reale di Popoli sono solo degli esempi come tanti; cerchiamo di pretendere dai nostri amministratori non tanto delle idee sensate o innovative, che non ce n’è, ma almeno il copiare. Almeno quello. E rispettando la legge, se non è chiedere troppo.

Filippo Cappellini

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10 risposte a “Il grande inganno del lavoro”

  1. Carlo Catanossi scrive:

    Grazie Filippo, sei sempre una utile e piacevole lettura.
    A volte è più importante lasciare il segno, la testimonianza della verità, prima ancora che vederla affermata.

    Ps. Una volta – avrebbe detto Umberto Eco- uno che maneggia la grammatica in certi modi non sarebbe stato ammesso al circolo del bar…

  2. massimiliano barberini scrive:

    Una Comunità senza coesione di idee e valori,ma anzi succube di chi,e non si sà con quale autorità o rappresentativa di una sola parte,ne alimenta i conflitti interni,è una realtà destinata,forse anche giustamente,alla fine!

  3. Francesco Troni scrive:

    Il canone di 4,00 €/m3 e lo sconto di 0,30 €/m3 sono come da L. R. 15/2002 della Regione Abruzzo e non derivano da un’asta al rialzo, con particolare riferimento ai 4,00 €/m3, come sembrerebbe dalla disquisizione di Filippo.
    Più in particolare parliamo dell’Articolo 33 Comma 5, Lettera a) e Comma 5 bis, Lettera a), rispettivamente, della suddetta legge.
    A questo punto la seguente riflessione: In base alla nostra attuale L. R. 22/2008, Articolo 29, Comma 5, così come modificato dalla L. R. 14/2017, non possiamo chiedere più di 1,00 €/m3.
    Se vogliamo agire sul denaro che le aziende imbottigliatrici rigirano alle pubbliche amministrazioni e, di riflesso a noi cittadini, forse dovremmo modificare la cifra di 1,00 €/m3 da rigirare alla Regione piuttosto che le percentuali che la Regione deve rigirare ai Comuni, come fatto con la L. R. 14/2017.

    • Filippo Cappellini scrive:

      Francesco hai sollevato una questione cruciale.
      Premesso che certo non è il prezzo al M/C il dato dove vertono le gare pubbliche di concessione, che viene decretato dalle leggi regionali, chiedo scusa se dall’articolo questo risulta fraintendibile.

      Il problema della nostra ultima legge sulle acque minerali è che abbiamo si aumentato le percentuali che tornano ai comuni, ma lo abbiamo fatto non a spese dei concessionari ma a spese delle regioni.
      I concessionari in sè non tirano fuori un centesimo in più.

      Come hai sottolineato, sarebbe stato più logico e conveniente intervenire su entrambi i fattori, percentuali di ritorno e prezzi al metro cubo, ma l’occasione, per ora, non è stata colta.

      Il nostro problema rimane la mancanza di volontà politica.

  4. LUIGI ERCOLANI scrive:

    In primo penso che, se il tar a dato ragione a Regione e Comune,rigettando completamente le richieste della Comunanza, sul rinnovo delle concessioni, la legge è stata rispettata, e si sono persi 2 anni.
    Penso che il 5 stelle stia facendo un gioco meschino,a Perugia tramite signori che a Gualdo sono venuti solo ad accusare, per poi sparire,e vista anche la denuncia che ora vede sequestrati i terreni intorno ai pozzi, dietro il wwf che stranamente…….

    Dal medico legale che si occupò del caso Meredith Kercher al presidente della sezione perugina del Wwf, ma non solo. Sono in tutto 120, 24 alla Camera e 96 al Senato, i nomi dei candidati alle cosiddette parlamentarie del M5S.
    Ora trovo un articolo da voi pubblicato(stile libro) con dati ed informazioni.Vorrei capire come valutare talu dati ed informazioni sono attendibili credibili?
    Il Sig. Cappellini parla come associazione,ente ,partito,cittadino, giornalista o altro?

    • Filippo Cappellini scrive:

      Sig. Ercolani ha mischiato parecchia roba, in un sol colpo.

      Io scrivo semplicemente a nome di comune cittadino, nulla più. Non ho particolari appartenenze a gruppi, associazioni o partiti, e scrivo su l’affare “Rocchetta” grossomodo dal periodo in cui la frana ne ha interessato la valle omonima, cosa che m’ha fatto particolarmente…”arrabbiare”.
      Non sono né giornalista né giurista, scrivo solo qui sulla Combriccola e lo faccio da quando un bel giorno Sandro, il suo webmaster, mi chiese di condividere qualcosa.

      Non ho certo la pretesa di essere una firma autorevole, proprio per questo in ogni articolo mi sforzo di inserire link di documenti, sentenze e articoli collegati. Ognuno liberissimo di consultarli e trarne le proprie conclusioni, cosi come faccio io.

      Non so quale collegamento lei veda tra me, Wwf, M5S, Meredith e Rocchetta, credo abbia preso un granchio.

      Per quanto riguarda il T.A.R, ci sarebbe molto da dire, ma credo che dovrò dedicarci qualche pagina. Di sicuro bisognerà comprendere come una sentenza del TAR possa affermare il contrario di una medesima sentenza del medesimo TAR, come quella IDREA a Boschetto, ma credo questo ce lo saprà dire meglio il Consiglio di Stato. Quando comunque ci sono di mezzo dei sequestri giudiziari ordinati da un magistrato o indagini aperte su frane e concessioni, ci andrei piano a dire che le leggi sono state rispettate.

      Comunque questi due anni non sono stato certo persi: sono stati scoperti e messi a bilancio qualche centinaia di migliaia di euro mai pagati, abbiamo capito che un ristorante a fianco ad un pozzo non ci può stare, che il concessionario è obbligato alla manutenzione straordinaria della valle, che la sorgente storica di Rocchetta di Gualdo Tadino è stranamente proprietà privata di una ditta, etc. etc.

      Credo che sia importante che questi fatti siano stati resi pubblici, e che il processo che porta alla regolarizzazione delle irregolarità sia una cura doverosa, anche se richiede tempo. Lo stesso concessionario sarà messo in condizione, alla fine della fiera, di lavorare nel rispetto di ogni norma e senza più intoppi.

      • enrico finetti scrive:

        Filippo, sono d’accordo con te quasi su tutto, in particolare sulle valutazioni generali circa lo stato di fatto riferito anche alla sentenza del Tar che, letto in chiave calcistica , richiederebbe l’ausilio della Var….
        Consentimi però una mia personale considerazione nei tuoi confronti.
        Per mia fortuna e spero sia reciproco per te, ci conosciamo ormai da anni e sai quanto ti apprezzo e non solo per gli argomenti comunemente trattati che ci vedono uniti nel pensiero e negli intenti.
        Nello scorrere le righe che scrivi, trapela però che vuoi circoscrivere il tuo operato esclusivamente in questi ambiti .
        Io invece vorrei spronarti per fare quel famoso passo avanti e credo che hai capito di cosa sto parlando.
        Gualdo ha bisogno di rinnovarsi, questo pauroso declino sempre più evidente, impone atti di coraggio che devono compiere soprattutto persone giovani, ricche di valori, di idee e di moralità . Tu incarni tutto questo . Se lasciamo ancora il pallino sempre nelle mani dei soliti giocatori, credo che il futuro anche prossimo sarà ancora più buio.
        Questa mia provocazione è rivolta a te, ma nel contempo riguarda altri giovani soggetti con i quali sto condividendo questo percorso ricco di insidie, ma pieno di speranze.
        Pensateci, non sono io a chiederlo, ma Gualdo.

  5. Luciano Recchioni scrive:

    Fammi capire, ad anquillara e non quelle 4 case sotto il cerqueto ma la splendida cittadina laziale sulle sponde del lago di Bracciano, comune a guida 5 stelle, stanno facendo carte false per trovare e un acquirente del suo stabilimento di acque minerali e addirittura hanno cercato i dirigenti rocchetta, tu a Gualdo chiedi addirittura una gara europea per i prossimi anni , perché allora non lo ha fatto il sindaco pentavstellato di anguillara? Poi, ti contraddici alla grande, se Rocchetta è un problema ambientale e rapinatore di bene pubblico, un altra azienda non farebbe lo stesso? Credo che invece di sparare su chi lo ha più lungo, proviamo invece a sostenere chi mette posti di lavoro veri e giustamente remunerati dato che a Gualdo Tadino invece di lavorare si scende in piazza perché il lavoro manifatturiero sta sparendo ed alternative non ci sono

    • Filippo Cappellini scrive:

      Luciano io non chiedo niente, ti dico com’è la legge e chi la sfrutta ben meglio di noi.
      E non c’è alcuna contraddizione, hai semplicemente ragione tu: chiunque vince la gara, il problema ambientale resta, a queste condizioni, semplicemente non sembra interessare nessuno. Quindi in questo specifico articolo si è parlato solo di lavoro. Se poi vogliamo parlare di studi di bacino, interferenze tra pozzi privati e sorgenti pubbliche, deflussi minimi dei fiumi, etc, quando vuoi.

      Nessuno spara a chi ce l’ha più lungo, né si è mai parlato di “rapinatori” di beni. Si parla di equità, e si fanno esempi.

      Ripeto, proprio perché come dici tu “alternative non ce ne sono”, alle poche cose che abbiamo dovremmo dare il giusto valore. E rispettare la legge.

    • maurizio biscontini scrive:

      Le alternative ci sarebbero ma non convengono alla sinistra ed al mondo sindacale.

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