Incredibili ma vere n° 5

Far di conto

“Quanto fa 2 + 2?”
Giuseppe aziona le dita e risponde: “Quattro”
“Quanto fa 4+3?”
Giuseppe riposiziona le mani aperte di fronte al petto, agita le dita e somma:
“Sette, maè”.
La maestra si spazientisce. Ormai, in seconda, il bambino dovrebbe essere in grado di contare senza usare le dita come un pallottoliere:
“Giuseppe – lo sgrida – Basta con queste dita. Mettile in tasca”.
Giuseppe obbedisce, infila le mani nelle tasche e la maestra continua l’interrogazione:
“Quanto fa 5+5?”
Un attimo di attesa, Giuseppe si concentra e poi risponde: “Undici, maè”.

La telecamera nascosta

C’è un problema a scuola. Quando i bambini vanno al bagno, per fare dispetti o per atteggiamenti maldestri, non sanno fare buon uso della carta igienica. Le bidelle ne trovano spesso rotoli interi dentro i water. Spreco inutile e comportamenti non conformi alla buona educazione. Le maestre decidono di intervenire.
Assemblea sull’atrio della scuola, spiegazione del problema, raccomandazioni e… una piccola bugia, mascherata da minaccia, che i più piccoli si bevono come l’aranciata:
“State attenti che d’ora in poi, dentro i bagni, abbiamo messo le telecamere e quindi riusciamo a scoprire chi spreca i rotoli di carta igienica”.
Il piccolo Stefano ha ascoltato i rimbrotti con le orecchie tese e gli occhini aperti e la novità della telecamera lo colpisce. Quando termina l’assemblea si avvicina al bidello e lo tira per la giacca:
“Bidè – gli dice – Quando ‘na femmina va al bagno m’el dichi che vojo vedé commo piscia?”

La scappatella

Federico amava la sua famiglia, ma aveva un difettuccio. Qualche volta era sopraffatto da un irresistibile desiderio di trasgredire i doveri coniugali per cercare avventure emozionanti a pagamento.
Quella sera gli era andata proprio male. La lei di turno, in realtà, non era una lei ma un lui camuffato. Federico se ne accorse dopo i primi approcci dentro la sua automobile e se ne infuriò talmente che scaraventò il travestito letteralmente fuori dall’auto e lo lasciò a piedi.
L’indomani tornò un marito, padre e genero perfetto. Soddisfacendo un ripetuto desiderio della suocera, caricò in macchina tutta la famiglia (figlioletta di 7 anni, moglie e suocera) e partì per Loreto.
Dopo i primi chilometri cominciò a sudare freddo. Sotto i piedi della suocera, seduta sul sedile anteriore accanto a lui, faceva capolino una scarpina da donna. Che disastro! Il cuore di Federico cominciò a palpitare come il pistone di una macchina a 200 all’ora. La sua fronte, imperlata di sudore, sembrava scottare come avesse un febbrone da cavallo. L’oggetto era una testimonianza inequivocabile. Come avrebbe fatto a giustificare la presenza di quel corpo estraneo nella sua macchina? Un furto finito bene? Un’amica distratta? Una donnaccia? Sì, una donnaccia. Moglie e suocera avrebbero pensato solo e soltanto ad una donnaccia e per lui sarebbero state conseguenze atrocemente inimmaginabili.
Aprì il finestrino, arieggiò la sua fronte, invitò i passeggeri ad osservare la cima di una montagna, la casa sperduta nel bosco, il verde intenso di una collina…tutto purché la suocera non abbassasse lo sguardo tra i suoi piedi. All’ingresso di una galleria l’intuizione salvifica. Nell’oscurità del tunnel allungò la mano sotto le gambe della suocera, afferrò la scarpina e la scaraventò fuori dal finestrino. Intente a discutere animatamente di non so quale argomento, le donne non si accorsero di nulla e Federico respirò a pieni polmoni l’aria inquinata della galleria. Niente corpo del reato e niente sospetti.
Il viaggio proseguì tranquillo fino al primo parcheggio utile di Loreto. Tutti scesero, ad eccezione della suocera che si attardava in macchina ispezionando il tappetino sotto le sue gambe:
“Che c’è ma, perché non scendi?”le chiese la figlia.
“E’ incredibile – esclamò la donna – non ritrovo una scarpa”.
Federico prima sbiancò girandosi di spalle alle donne per non tradirsi , poi si prodigò con impegno nella vana ricerca, quindi cercò di consolare la suocera che si autoflagellava inventandosi le congetture più fantasiose per giustificare la scomparsa della scarpa, ed infine, per risolvere il problema, propose di comprare alla donna un paio di ciabatte.

Riccardo Serroni

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