Incredibili ma vere n°2

Gita scolastica, con genitori al seguito, all’isola Maggiore del lago Trasimeno. Dopo aver trascorso l’intera giornata a visitare i luoghi più interessanti, la comitiva scolastica si imbarca sulla nave per far ritorno a casa. E’ ancora giorno. Michelino, in piedi accanto al babbo, osserva l’isola che si allontana. E’ perplesso. Si è insinuato nella sua testolina un difficile enigma amletico:

“Babbo – esclama infine – Secondo te l’isola galleggia o è attaccata alla terra sotto l’acqua”.

“Stupido- l’apostrofa severo il padre. Que t’ensegnano a scola? N’el sae che galleggiano solo gli stro…!?”

La bomba

Tema

La giornata più interessante che ho trascorso in vacanza.

Svolgimento

Io quest’estate, con mamma, sono andato in vacanza in Grecia. La Grecia è un’isola…(omissis). Un giorno siamo andati a visitare una grotta. Era bellissima e grandissima. Ad un certo punto mamma pensava di essere sola nella grotta e ha tirato una pera così potente che paria una bomba. Ha rintronato tutta la caverna.

Le paure

Carlino è figlio di un emigrante. Il babbo lavora in Svizzera ma non guadagna ancora così tanto da poter portare con sé l’intera famiglia. La moglie ed il figlioletto sono rimasti così in paese, nella casa dei genitori di lui. Carlino frequenta la terza elementare ed una mattina deve cimentarsi con questo tema:

Racconta un episodio in cui hai avuto molta paura

Svolgimento

…(omissis) Ieri notte c’è stato un temporale che paria la fine del mondo. Toni, fulmini, se sentieno certe botte che paria la fine del mondo. Io m’ero spaurato e allora me so’ alzato pe’ gi’ a dormì’ con mamma. Ma anche mamma ha paura dei temporali e era gita a dormì’ co’ zio.

L’enigma…del pollaio

In una scuola di campagna, qualche anno fa.

“El sai maè?

” Maestra: “Dimmi Armandino, cosa c’è?”

“Ieri ho visto una gallina che ha fetato ‘n’ovo”.

Maestra: “Ah, bene, interessante”.

Armandino: “Sì ma, ho guardato…ho guardato… non ho polsuto capì da do’ gli è scappato?”.

Le sbarre

Peppetiello era un bravo e onesto lavoratore. Ma aveva un difettuccio: non ci vedeva una mazza, nonostante le spesse lenti degli occhiali da vista. Amava giocare a biliardo e se qualche buontempone si divertiva (e capitava di frequente) a scambiargli le boccette bianche con un fazzoletto, lui nemmeno se ne accorgeva, lo picchiava come se fosse stata una boccetta vera.

Un pomeriggio si trovava al Circolo con Aldo (forse si chiamava così ma non ne sono certo), un suo amico. Aldo gli confidò un piccolo problema. Doveva recarsi nella vicina Vaccara ma aveva la lambretta fuori uso e non sapeva come fare:

“Ti accompagno io – si offrì Peppetiello – Gemo”.

Scesero le scale, l’uomo inforcò la lambretta parcheggiata appena fuori l’ingresso del Circolo e la mise in moto:

“Monta” disse all’amico.

Aldo salì e Peppetiello partì sgassando e zigzagando.

Era il tempo in cui, a Caselle, non era ancora stato costruito il ponte di attraversamento della ferrovia ed il transito sulla Flaminia era regolato dalle classiche sbarre dei passaggi a livello. Quando furono ad una cinquantina di metri dall’incrocio, Peppetiello gridò all’amico:

“Guarda ‘n po’ si enno aperte le sbarre del passaggio a livello”.

Aldo gli bussò forte sulla spalla e gridò a sua volta:

“Fermete!”

Peppetiello accostò a destra e si fermò. Poi mise a fuoco:

“Ma enno aperte, perché m’hae fatto fermà?”

“M’ha preso voja de sgranchimme le gambe – rispose Aldo – Me fo ‘na passeggiata”.

E proseguì a piedi.

Riccardo Serroni

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