La Buona Scuola, ad un anno dalla riforma: luci ed ombre

La Buona Scuola, ad un anno dalla riforma: luci ed ombreDevo premettere, in primo luogo, che non ho la preparazione e l’esperienza per proporre una diagnosi attendibile concernente un argomento così specialistico ed in una sede così qualificata. In secondo luogo, anche avendone in ipotesi la capacità, dopo i contributi numerosi, pertinenti e intelligenti che mi hanno preceduto, ritengo che a me rimarrebbe ben poco di nuovo e utile da offrire.

In maniera piuttosto empirica ed affrettata, penso comunque che la riforma in attuazione, rispetto alle pregresse “riforme” della Scuola, sia recenti che più remote (alludo alla c.d. “riforma Gentile”), costituisca una vera e propria “rivoluzione”, certamente con più luci che ombre,  la cui dose di ciascuna delle due situazioni, a mio avviso, è tuttavia troppo presto per verificare, verifica che invece richiede che si compiano tutte le reazioni in corso nei vari “laboratori”, magari anche per gli adattamenti e le migliorie che potrebbero essere richieste  da nuove esigenze o trasformazioni del sistema sociale.

Del resto porre a fondamento della normativa in questione tutte le culture e le esigenze caratterizzanti i vari segmenti della popolazione del nostro Paese sarebbe un’impresa disperata, mentre  è preferibile che vadano battuti i sentieri dell’equilibrio, come pare che avvenga nel caso concreto.

Altro non saprei e potrei dire sul merito della materia, mentre invece, come cittadino della Repubblica, ex studente, figlio e padre di insegnanti, desidero azzardare un giudizio, beninteso soggettivo, sulle qualità esteriori, esclusivamente “tecniche” del “prodotto” legislativo ovvero del provvedimento attraverso  il quale il Legislatore ha inteso disciplinare l’universo della Scuola, cioè la L. 13/7/2015 n. 107: una qualità non calibrata in relazione alla materia trattata ed agli specifici destinatari del provvedimento stesso.

Primariamente per la scelta della forma della procedura di approvazione, non consona e inadatta al maggior spirito partecipativo possibile, richiesto dalla nostra democrazia come base di riforme caratterizzate da effetti così vasti dal punto di vista culturale e sociale.

E’ evidente, a mio avviso, che tale scelta è stata condizionata da volontà ed esigenze politico-parlamentari, che non condivido e che si è sostanziata nella discussione, approvazione e quindi emanazione di un unico articolo con ben 212 commi.

Appare pertanto indubitabile che non si sia potuto beneficiare di ogni più esauriente dibattito per ciascuno dei molteplici argomenti e che i  destinatari della normativa potrebbero essere costretti a sforzi di raccordo e concretezza interpretativi, non certo funzionali per la più rapida e migliore comprensione del dettato normativo.

Quanto precede in disarmonia con le caratteristiche “tecniche” di tanta pregressa produzione legislativa del nostro Stato e, addirittura,  con le nostre remote radici giuridiche. Basti, a titolo di esempio, ricordare le Regole dettate da Ulpiano che, nel Digesto, sintetizzava tutto il Diritto romano affermando che “Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere”.

Inadatto appare altresì il lessico adoperato, di alto livello culturale e oratorio, il quale tuttavia talvolta sfocia in preziosismi, più appropriato per un relazione accademica “vecchio stile”, privo della semplicità e chiarezza reclamata da un linguaggio legislativo moderno, specialmente per un testo di carattere programmatico e organizzativo. Il tutto accompagnato da un così generoso quantitativo di “misteriosi” (mi auguro che siano tali solo a causa  della mia ignoranza) acronimi da rendere necessario, per i non addetti ai lavori, un “cifrario” o un’apposita guida illustrativa.

Non pochi comma della copiosa articolazione contengono affermazioni di principio, encomiabili e del tutto condivisibili, ma che mal si prestano ad essere veicolate mediante una norma giuridica e, soprattutto, ad essere realizzate per legge. Così, ad esempio, si possono invitare, con mezzi adeguati, i responsabili dell’Amministrazione scolastica ad operare, con riferimento a “studentesse e studenti …, rispettandone i tempi e gli stili di apprendimento, per contrastare le disuguaglianze socio-culturali e territoriali …”, ma non ottenere coattivamente quel risultato. In altre parole, ed in estrema sintesi, è giusto ed auspicabile l’obbiettivo socio- politico di tendere ad una “buona scuola”, ma estremamente improbabile ottenerne il risultato “per legge”, come, “per legge”, non si può ottenere il bello o il brutto tempo.

Da segnalare che il testo in questione spesso contiene mutamenti di disposizioni legislative vigenti  con la formula (o altre simili) “Le parole xy di cui al comma … dell’art. … del D.L.  …., convertito con modifiche nella L. …, vengono sostituite dalle parole wk”, costringendo la mente dell’interprete a faticosissimi salti conoscitivi, facendo rimpiangere la vecchia, ma funzionale forma del “Testo Unico” (complesso organico di norme destinato a regolare tutto un singolo, vasto settore della vita sociale).

L’osservazione appena espressa suggerisce, pertanto, una raccomandazione. E’ indubbio che i mutamenti introdotti dalla legge in esame siano assai numerosi e radicali rispetto al pregresso assetto scolastico. E’ anche indubbio che gli “addetti ai lavori” abbiano compiuto e stiano compiendo opera di raccordo ed attuazione di altissimo livello, specie tenuto conto che, accanto ai problemi organizzativi, vi sono quelli didattici, di importanza primaria rispetto agli altri. E’ certo che i “lavori” miglioreranno, quanto alla facilità di esecuzione ed alla qualità dei risultati, quando saranno riempiti i “vuoti” mediante l’adempimento delle assai numerose deleghe contenute nella legge, che demandano ad organi amministrativi (Ministeri e Autorità collegate) l’emanazione di Regolamenti, modifiche e direttive di vario genere, attività di completamento e supporto per la quale è auspicabile il rispetto dei termini fissati dalla legge stessa e comunque  la massima tempestività.

                                                                                                                                Nicola Miriano

A cura di Vanessa Staff Circolo Acli “Ora et Labora”

Share
Questa voce è stata pubblicata in Cultura e Spettacolo e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.