“La fine del monno” alla “Sagra della bruschetta”

C’è una bella sorpresa nella 38^ edizione della “Sagra della bruschetta” di Morano Osteria della prossima settimana: la compagnia dialettale del paese, che negli anni si è esibita con successo in vari teatri umbri e su reti televisive locali, propone per martedì 22 e giovedì 28 agosto, alle 21, nella piazza, la commedia in due atti “La fine del monno”, scritta da Ivano Parlanti. Si tratta di un ritorno, dopo che il gruppo di appassionati del teatro, si era dedicato al cinema, producendo apprezzati film. Interpreti sono i “paesani” Anna Clelia Casaglia, Claudio Giacometti, Ivano Parlanti, Luigina Matteucci, Monica Pica, Simona Frillici, Samantha Tomassini, Maria Teresa Bazzucchi con Alfiero Sorbelli e Ivano Parlanti anche registi. Costumista Angela Castagnoli. E’ un’opera inedita, sul tema della famiglia e sui valori, con lo “sciopero” delle donne che mette in crisi il “sistema”: sono garantiti divertimento anche esilarante per tutti. La festa prevede per mercoledì 23 agosto, alle 20,30, la processione con fiaccolata all’antica chiesetta di Monterampone, dove si celebra la messa. Tutte le altre sere musica, balli, tornei e pietanze tipiche nella taverna.

LA FINE DEL MONNO
“LA FINE DEL MONNO” è una commedia in due atti scritta e diretta da Ivano Parlanti. La commedia in dialetto moranese gioca sull’equivoco della fine del mondo; che va intesa non tanto come la fine del mondo fisico, ma di un mondo di tradizioni e di valori. Oggi succedono tante vicende negative: valori messi in discussione, famiglia in disfacimento, calo dei matrimoni e delle nascite, tanti anziani soli, furti continui, paesi che si spopolano, scarso numero di sacerdoti, Crocifissi e presepi negati nelle scuole, ma anche clima impazzito, inquinamento, attentati, disastri: tanto da spingerci a dire che “siamo alla fine”.
Nella sua commedia, Parlanti affronta il tema della crisi della famiglia, con la donna di casa che si sente un po’ prigioniera e un po’ schiava del marito; ed il marito forse un po’ troppo padrone. La vicenda: le donne di Morano hanno detto basta e insieme hanno deciso di fare sciopero: è necessaria una parità e rispetto reciproco per vivere insieme una vita intera. I mariti all’improvviso si trovano in grande difficoltà, si devono arrangiare almeno sino a quando non verrà presentato “lo Statuto”: non sanno cucinare, non sanno lavare, stirare; capiscono che le donne sono un grande valore per la famiglia, non soltanto come mogli, ma anche come mamme. La realtà viene presto a galla. Una finta suora, entrata nel gruppo delle scioperanti, d’accordo con una giornalista, incita alla lotta per fare un articolo bomba: “La famiglia è morta”. Da questo piccolo paese vogliono far partire un esempio di vita senza legami di nessun tipo: “Siamo nate libere, non più schiave dei mariti e dei figli”. Si ipotizzano strutture per raccogliere i figli fino all’età matura: i quali, quando usciranno, potranno anche scegliere il loro sesso. Ma la vicenda per fortuna non va in questa direzione: le donne si ravvedono, capiscono la truffa, reagiscono e si liberano. La commedia finirà con una sorpresa: un matrimonio porterà a tutti gioia e finalmente si ritorna ad una vita normale. L’ingresso come sempre sarà libero.

Alberto Cecconi

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Una risposta a “La fine del monno” alla “Sagra della bruschetta”

  1. Elisa Faraoni scrive:

    Sarebbe molto bello partecipare ma, spesso, anche nelle passate edizioni, il pubblico fa chiasso, c’è un via vai insopportabile e la capacota di ascoltare bene si riduce notevolmente! Occorrerebbero più civiltà e rispetto!

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