(A luce spenta) Commentatore: Così, il Figlio dell'Uomo, viene portato dinnanzi al tribunale. Lo accusano i mentitori, lo giudica un uomo senza carattere ma di tanta furbizia, un uomo nel cui intimo già cova il desiderio di volerlo condannare perché Egli, il Cristo, da tre anni ha sollevato l'entusiasmo delle folle, si è proclamato Messia, ha denunciato l'ipocrisia dei "sepolcri imbiancati".
Caifa lo giudica, ma non può condannarlo! Alle risposte del Cristo, egli, il sacerdote aguzzino, strappandoci con un gesto spettacolare la veste, chiama a testimonianza di quella che lui definisce bestemmia, la folla già scatenata e che chiede la morte.
Un cenno... Sarai portato o Gesù, dinnanzi ci Procuratore romano.
(La luce si riaccende sullo scenario sfarzoso del Pretorio. Soldati Romani sono assestati un po' ovunque. Da un lato sorge un grande braciere acceso, dall'altro la colonna dove sarà flagellato Gesù, al centro un ricco seggio. Entra Pilato preceduto e seguito da alcuni soldati. Lì a poco sarà portato Gesù al suo cospetto)
Commentatore: Spunta l'alba, la splendida alba che rischiara tutte le primavere dell'Asia. Sono le cinque e ventidue.
Cristo è dinnanzi a Pilato. Vi è stato portato dalla turba ubriaca ed eccitata, da quella turba che non sa, che non conosce, ma che solo è istigata a gridare che quell'uomo deve essere crocefisso.
Pilato lo giarda, forse resta sgomento. Quell'uomo ha qualcosa nello sguardo che avvince e che conquista. Entra in lui un tenue desiderio di proclamarlo innocente... Ma l'iniquo processo continua. Si avvicina al prigioniero e quasi esitante, gli chiede:
Pilato: E' vero che Tu sei il Re dei Giudei?
Gesù: Parli di tua iniziative, o in seguito a quello che ti hanno detto di me?
Pilato: La mia nazione e i miei sacerdoti ti conducono al mio tribunale. Che hai fatto?
Gesù: II mio regno non è di questo mondo.
Pilato: Tu, dunque sei re?
Gesù: Sì, lo sono! Ma vengo per far regnare la verità?
Pilato: Che è dunque la verità?
Commentatore: E non attende risposta. Sa che quell'accusato è innocente; esce sulla soglia del Pretorio e grida alla folla:
Pilato: Io non trovo alcuna colpa in quest'uomo.
Commentatore: Ma la folla e inferocita e vuole la Tua morte o Gesù.
Folla: È reo di morte! Sia crocefisso!
Commentatore: Pilato è titubante, vuol trarsi d'impaccio e pensa che l'amico Erode sarà felice di applicarla lui la giustizia... Ancora un segno, un comando...
(Pilato,con un gesto, ordina di portare fuori Gesù. Due soldati eseguono e lo spingono verso l'uscita)
Commentatore: Ed ecco Gesù nuovamente trascinato verso i viottoli della città che si sta destando alle prime luci dell'alba. Erode sa di quell'uomo che ha operato prodigi memorabili e prodigi vorrebbe vedere. Ma Gesù non l'accontenta . Non compie miracoli. Anzi, resta taciturno ad osservare il nuovo suo giudice: quello che aveva condannato il Battista.
Le domande si succedano alle domande, ma cadono tutte nel vuoto. Si odono solo le urla del popolo scatenato che chiede la morte.
Le accuse incalzanti e il silenzio sereno del Cristo eccitano maggiormente il livore mal celato di Erode che non sdegna partecipare alla gazzarra inscenata dagli scalmanati soldati. Alfine, saziato anche del proprio schernire, lo rimanda a Pilato rivestito di un bianco mantello.
E per la quarta volta, Gesù è trasferito.
Eccolo ancora sospinto nelle strade, nelle scale, nelle piazze, tra il colonnato del tempio, tra il popolo sempre più eccitato ed urlante che chiede la morte.
Pilato, stupito dinnanzi a quell'esplosione di un incomprensibile odio, ha ricevuto frattanto un messaggio.
Gliel'ha inviato sua moglie:
(Un soldato porta un messaggio a Pilato che attentamente legge)
Voce di donna: Prenditi cura del saggio che è davanti a te. Ho molto sofferto per causa di un sogno di luì.
Commentatore: Un sogno? Ora, oppresso anche dalla sua superstizione, decisamente desidera salvare Gesù.
Additandolo allora ai capi dei sacerdoti e a tutti coloro che anelanti si sono riversati al suo cospetto per udire finalmente la sentenza, esclama con la consapevolezza della sue autorità:
Pilato: Voi mi avete presentato quest'uomo come se sovvertisse il popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato non ho trovato in lui alcuna delle colpe che gli imputate...
E neppure Erode, perché ce l'ha rimandato. Egli dunque non ha fatto nulla che meriti la morte.
Commentatore: Ma la risposta, non era quella attesa dalla massa eccitata e tumultuosa della piazza e un urlo furente e minaccioso echeggiò nel pretorio:
Folla: Morte a costui! Morte a costui!
Commentatore: Pilato non vuole darsi per vinto ed alza ancora la voce per domandare:
Pilato: Che farò dunque di Gesù che chiamano il Cristo?
Folla: Sia Crocefisso! Sia crocefisso!
Pilato: Ma insomma, che vi ha fatto di male?
Folla: Sia Crocefisso! Sia crocefisso!
E Tu li guardasti pallido e sereno nella "bianchezza del mantello beffardo.
Guardasti dolcemente la moltitudine perche sapevi che lì a non molto saresti morto anche per la sua salvezza...
Pilato però non desiste: dal suo animo inquieto, dalla sua mente turbata sorge ancora un barlume di speranza per la salvezza del Cristo. Pensa che a quel popolo assetato dì sangue basti consegnare il corpo di un omicida in cambio di quello di un innocente.
(Fa un cenno ed alcuni soldati vanno a prendere Barabba)
Vi è usanza che in occasione della Pasqua , un condannato venga graziato dal Procuratore. In attesa di morte langue nelle tetre prigioni uno spregiudicato assassino di nome Barabba. Illuso che la morte di un assassino verrà preferita a quella di un innocente, sorpassa ancora con la sua voce quella degli urlanti aguzzini :
Io vi dico che non trovo in lui alcuna colpa. Ma voi avete l'usanza che vi rilasci libero uno per la Pasqua. Chi volete che vi liberi? Barabba o Gesù che chiamano il Cristo?
(Urlando scompostamente)
Barabba! Barabba!
Che volete far dunque di Gesù detto il Cristo?
Crocifiggilo! Sia crocefisso!
Ma non ha fatto nulla di male.
Crocifiggilo! Crocifiggilo !
Spazientito, incredulo, irritato ma desideroso di farla finita al più presto, la voce del giudice fallito torna a gridare alla folla:
Prendetelo e crocifiggetelo voi perché io non trovo in Lui alcuna colpa!
(Barabba che era stato portato dinnanzi a Pilato dai soldati, viene spinto tra la folla che lo accoglie festosa)
Commentatore: La tragica figura di Cristo, sovrasta la scomposta canea della piazza.
Poi, cosa inaudita, Pilato che aveva dichiarato Cristo innocente e che lo aveva già condannato da ordine ai soldati romani di fustigarlo.
(Ad un suo cenno, Cristo, denudato, viene posto alla colonna e flagellato)
Ed eccoti o Cristo alla colonna!
Tra poco il tuo corpo sarà irrorato di sangue e sarà il primo versato per la redenzione dell'uomo. I colpi stabiliti vengono rabbiosamente inferti sulla Tua schiena divenuta livida, gonfia, sanguinolente.
Ma questo non basta: al primo martirio delle lividure si aggiunge anche il dileggio!
Un soldato si toglie il mantello scarlatto e lo butta addosso alle tue sfalle arrossate dal sangue, un altro, visto un fascio di spini secchi, li intreccia a guisa di corona per conficcarteli in capo, un terzo prende una canna e te la spinge a forza fra le dita della mano destra.
Poi... poi inizia la baldoria truce e sguaiata dinnanzi aTe che sei il figlio di Dio: chi Ti sputa, chi Ti schiaffeggia, chi Ti percuote, chi sghignazzando Ti chiana Re dei Giudei.
(La scena è eseguita tragicamente, secondo il commento)
Ecco, finalmente Pilato ritorna... Uno sguardo... e forse il suo cuore sussulta alla vista di quelle carni macerate e sconvolte... Possibile che quel popolo urlante e forsennato non abbia anch'egli un pur lieve sentimento di angoscia, non salga dalla profondità del suo essere almeno un flebile indizio dì umana pietà? Prende per la mano il Cristo, lo conduce sulla terrazza lastricata del pretorio, gli fa voltare le spalle perché tutti possano vedere i lividi ancora sanguinanti delle sferzate...
Pilato: Ecco l'Uomo!
Commentatore: E mostra, il Cristo alle belve che di uomini han solo la voce e l'aspetto...
Ma la folla aizzata che vuole la sua morte, grida ancora furente:
Folla: Sia crocefisso! Sia crocifisso!
Commentatore: Ma il Procuratore non vuole che quel popolo urlante lo consideri un vinto. Chi è dunque quest'uomo che tutta la folla vuol crocifiggere e che e gli vorrebbe ancora salvare? Il suo sguardo, la sua ansiosa, parola sono di nuovo rivolti a Gesù:
Pilato: Dimmi dunque, donde sei?
Commentatore: Tace ancora Gesù.
Pilato: Non parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocefiggerti?
Commentatore: Allora Cristo alza il capo affannato:
Gesù: Non avresti alcun potere sopra di me se non ti fosse dato dall'alto.
Commentatore: Pilato, turbato sempre di più, persiste alla vana ricerca di un nuovo pretesto per allentare la trama insidiosa che inesorabilmente sì stringe e leva ancora la voce divenuta più incerta:
Pilato: Ecco il vostro Re!
Commentatore: Ebbra è la folla! E consapevole che ormai il sacrificio sarà consumato, lancerà l'ultime urla arrochite, per reclamare, inflessibile, l'olocausto del Cristo.
Folla: Se liberi costui, non sei amico dì Cesare!
Pilato: Dunque, devo crocifiggere il vostro Re?
Folla: Noi non abbiamo altro re che Cesare! Crocifiggi costui! Crocifiggilo! Crocifiggilo!
Commentatore: Pilato è vinto! Teme di suscitare un tumulto liberando quell'uomo che pur è privo di colpa e non sa più replicare. Un popolo vuole il sangue e la morte di Cristo ? Ebbene, abbia il sangue e la morte.... In quanto a lui, si proclamerà innocente di quella vita che farà spegnere nell'obbrobrio del Golgota.
Commentatore: Fa un cenno: dell'acqua gli viene portata su un bacile )Due giovinetti si apprestano a porgere bacile, acqua ed asciugatoio) e dinnanzi alla folla che ormai sa di aver vinto la sua battaglia si lava le mani esclamando:
Pilato: Io sono innocente del sangue di questo giusto. Pensateci voi!
Commentatore: La paura nella folla è stata più forte di quella di commettere una iniquità!
Ancora un cenno e i soldati cedono il condannato alla mercé della masnada che famelica attende..
Il processo di Cristo è terminato!
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