L’Arte non ha campanile

L'Arte non ha campanileUna collaborazione Gualdo/Gubbio l’opera in omaggio a “Medici Senza Frontiere”
Quest’anno l’albero di Natale di Gubbio verrà acceso da “Medici Senza Frontiere” e il manufatto in ceramica che è stato loro donato è stato realizzato da Lucia Angeloni e lustrato da Maurizio Tittarelli Rubboli. Una collaborazione Gualdo/Gubbio che, almeno per l’arte, auspico sempre. Di seguito due interventi critici, uno di Marinella Caputo, responsabile culturale del Museo Rubboli e uno di Ettore A. Sannipoli, studioso di ceramica di Gubbio, …. anche qui Gualdo/Gubbio.

  • Marinella Caputo
    L’interpretazione che Lucia Angeloni ha fornito dell’albero di Natale attraverso la sua opera prevede l’impiego della maiolica a lustro, con l’intervento di Maurizio Tittarelli Rubboli nell’applicazione dei riverberi alla scultura.
    L’albero è semplificato e ridotto alla forma geometrica del cono, ma la superficie convessa presenta un intreccio di fili a rilievo che riprendono quelli di un gomitolo sferico posto sotto la base del solido. Ll gomitolo è inserito in un involucro trasparente su cui poggia l’albero, così da creare un effetto di sospensione, ma anche di collegamento immateriale tra i due elementi in ceramica. L’albero di Natale, come immagine simbolica risalente ad antichi riti celtici e germanici, è un’invocazione alla luce legata al solstizio d’inverno. L’artista ha voluto alludere all’energia luminosa mediante la presenza del lustro, la cui pratica appartiene alla tradizione artigianale, ma anche culturale, sia di Gubbio che di Gualdo Tadino, città di provenienza rispettivamente di Lucia Angeloni e Maurizio TittarelU Rubboli. Gli impasti metallici sono stati vaporizzati mediante l’impiego dell’aerografo, diffondendo l’oro sullo smalto blue di Sevres con un effetto cangiante prezioso e suggestivo. Il gomitolo sottostante indica la fonte di luce di cui si nutre l’albero, i cui fili alludono a un flusso ininterrotto che sembra partire dal basso per tornare da dove è venuto, come in un circuito. La sfera è all’origine del cono, secondo la logica della geometria, ma nell’immaginario dell’artista rappresenta anche l’archetipo del femminile, mentre il gomitolo evoca la creatività e la laboriosità della donna, raramente apprezzate, più spesso trascurate. L’opera quindi suggerisce il concetto dell’universo femminile che si manifesta nella forza luminosa dell’albero.
  • Ettori A. Sannipoli
    Tutta la realtà può sempre essere riconducibile a tre solidi geometrici fondamentali: il cono, il cilindro e la sfera. Fu Paul Cézanne ad affermarlo. E proprio con un cono piantato su di un cilindro all’interno del quale risulta inscritta una sfera. Lucia Angeloni è stata in grado di immaginare la sua originale versione dell’Albero di Natale più grande del mondo, declinata poi in altre suggestive maniere, tra le quali eccelle la variante con un accogliente prisma triangolare in plexiglass. al posto del più circoscritto cilindro del tronco. Il risultato che ne deriva sembra, da un canto, rammentare composizioni ludiche, una specie di costruzione col Lego, elementare, fantastica; dall’altro, reclama con forza il suo status di oggetto complesso e raffinato, e per di più preziosissimo nelle iridescenze metalliche che lo fanno in superficie vibrare grazie alla sapienza tecnica di Maurizio Tittarelli Rubboli. Come già detto la geometria dell’opera allude – e non poteva essere altrimenti – a quella dell’albero luminoso disegnato sul versante del monte Ingino, semplificandolo e traducendolo in una forma tridimensionale, plastica, tattile. La superficie del cono, che simboleggia la chioma dell’abete natalizio, è ricoperta da un intricato groviglio di filamenti dipanati nel gomitolo posto alla base: a significare i chilometri di cavi che assicurano l’alimentazione elettrica dell’Albero di Gubbio. La rilucente superficie lustrata, dalle tonalità dorate, violacee, azzurrine, vuole invece richiamare alla mente i numerosissimi punti luce che definiscono e colorano l’Albero stesso: il quale ogni anno, tra dicembre e gennaio, stupisce chiunque, conferendo nominanza e lustro alla città del lustro.
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