Alfredo Santarelli

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Tav. 1 – Il Prof. Alfredo Santarelli
di Mario Becchetti

Nel firmamento delle fabbriche di ceramica gualdesi una stella ha brillato più delle altre. Si tratta della fabbrica del Prof. Alfredo Santarelli. Il suo è, oggi, uno dei marchi più ricercati dai collezionisti di maiolica di mezza Italia. I pezzi usciti dalla sua fabbrica sono i più belli, i più rifiniti, molto curate oltre alla pittura erano la forma plastica e le proporzioni.

Scriveva, riferendosi al Santarelli, Luigi De Mauri:” (…) quando vi presenta un oggetto uscito dalle sue mani, è una poetica sinfonia (…) i riflessi metallici di rubino, di verde cantaride e di madreperla anche nelle più miti penombre con sprazzi di faville di tutti i colori dell’iride, attingono le maggiori altezze che quest’arte possa raggiungere( …)”. (1)

Santarelli è stato l’artista emergente che oltre a rinnovare l’arte di Mastro Giorgio e di Paolo Rubboli ha saputo introdurre il nuovo. Le varie correnti culturali del novecento, quali il liberty e l’art decò, trovarono in lui un epigono impareggiabile, anche se era nella pittura classica e rinascimentale che esprimeva pienamente la sua grandezza.

Alfredo Santarelli è nato a Gualdo Tadino il 27 luglio 1874. Da giovanissimo ha frequentato il laboratorio ceramico di Paolo Rubboli, dove ha conosciuto il pittore prof. Giuseppe Discepoli dal quale ha acquisito le prime nozioni pittoriche. Proprio lui ne ha intravisto le notevoli capacità tanto da sollecitarlo ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Perugia.

Accetta il consiglio del Prof. Discepoli e, provenendo da famiglia non troppo agiata, il 18 luglio 1896 presenta una ” domanda di sussidio scolastico ” al municipio di Gualdo Tadino. (2)

La domanda del Santarelli è portata in Consiglio Comunale, dove viene discussa, il Presidente legge all’assemblea, riunita in seduta segreta, la richiesta per ottenere il sussidio ponendo l’accento

sul fatto che ” (…) il Santarelli ha una attitudine speciale pel disegno come lo provano i documenti e i suoi lavori (…) “, quindi perora la causa affermando che ” ( . ) la sua istanza sia accolta onde perfezionarsi nel disegno (…) “.

E’ accordato all’unanimità un prestito senza interessi di lire 300 per l’anno scolastico1897 e altre lire 300 per l’anno scolastico 1898 ” (…) pagando questo secondo prestito quando il Santarelli abbia prodotto i requisiti dai quali emerga il superamento degli studi precedenti ( …)”. (3)

Il 7 marzo1898 Alfredo Santarelli compare come testimone in un testamento rogato dal notaio Guerrieri (4) con la qualifica di ” studente in belle arti ” e successivamente il 19 settembre dello stesso anno si presenta sempre in qualità di testimone con la qualifica di ” insegnante di disegno patentato ” (5). Evidentemente è dentro questo lasso di tempo che ha completato la sua formazione artistica culturale all’Accademia di Belle Arti di Perugia.

Nel frattempo aveva continuato a lavorare presso la fabbrica di Daria Rubboli e certamente è presso quest’opificio che ha appreso la tecnica dei lustri che ha poi saputo affinare.

Nel 1899 Alfredo Santarelli, nei fondi dell’abitazione posta in Via Monina n. 612, (6) iniziò la sua avventura di imprenditore. Probabilmente è in quella occasione e in quei locali che iniziò il sodalizio con Tancredi Fedi, altro importante ceramista gualdese e anche lui ex pittore della ceramica Rubboli, sodalizio che durò poco tempo, perché nel 1901 (7) il Fedi iniziò un’altra impresa ceramica con la moglie Palmira.

Alfredo Santarelli operava nel proprio laboratorio, ma per lustrare le ceramiche e quindi per cuocere a muffola si spostava nei locali già usati da Paolo Rubboli, precisamente nei fondi dell’ex convento di San Francesco dove attualmente si trova la taverna di Porta San Benedetto.(8)

Solo nel 1903, riuscì con un accordo a costruire nell’orto, addossata al muro di cinta, una fornace a muffola chiedendo l’autorizzazione per costruirla ai confinanti. Nell’atto notarile si legge che: ” (…) i nominati fratelli Scassellati ( . ) danno piena facoltà e libero permesso alla signora Sergiacomi Eleonora assistita ed autorizzata dal marito Santarelli Alfredo ( . ) per poter costruire una capanna ad uso piccola fornace a riverbero, per terraglie e maioliche artistiche, ad imitazione di lavori di Mastro Giorgio da Gubbio ( . ) alzando per metri tre e centimetri settanta l’attuale vecchio muro nell’orto (…) il comignolo del camino della fornace (…) avrà tale altezza da evitare alle case vicine l’inconveniente del fumo (…) “. (9)

Tav. 2 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Definitivamente quindi trasferì tutta l’attività in Via Monina solamente nel 1903 e in quella occasione, facendo i lavori di sterro, vennero alla luce cocci e scarti di fornace che gli fecero pensare che in quel luogo già aveva operato, nel XVII secolo, Francesco Biagioli detto il Monina.(10)

Intanto il 18 febbraio 1901 aveva sposato Eleonora Sergiacomi che proveniva da una famiglia di vasai, e questa, nel 1903, ricevette un’eredità dalla madre Consoni Matilde ved. Giuseppe Sergiacomi. Nell’atto si legge: “(…) ho due figli un maschio Francesco e una femmina Eleonora maritata a Santarelli Alfredo ( . ) nomino poi ed istituisco erede la mia figlia Eleonora, maritata a Santarelli Alfredo, nei tre macinetti per terre colorate, con attiguo piccolo fabbricato in muratura per servizio di macinetti (…) con lingua di terra vocabolo Buona Madre situata lungo il fiume Feo (…) “.(11)

Questa eredità, comprendente i tre macinetti, la piccola costruzione e la lingua di terra, qualche mese dopo fu venduta a Bucari Felice per l’importo di 400 lire.(12)

Sergiacomi Eleonora, coadiuvava in tutto il marito, era una persona pratica, che veniva da una famiglia di ceramisti, probabilmente aveva anche lavorato nella fabbrica del padre, conosceva bene il mestiere, aveva occhio nel lavoro e sapeva gestire gli operai. Quando il marito si assentava per lavoro era lei che mandava avanti la fabbrica e, quasi certamente, era anche in società col marito o quantomeno era proprietaria dei locali della fabbrica. Questo si può supporre dalla lettura del documento relativo alla costruzione della fornace a riverbero in quanto è a lei che viene concessa l’autorizzazione per costruirla. Il marito assiste e autorizza la moglie a fare l’atto.

Sempre in quell’anno, nel 1903, Alfredo Santarelli fu incaricato da Francesco Briganti, fondatore nel 1898 del Museo della Ceramica di Deruta, dell’insegnamento del disegno, presso quella Scuola Comunale, per poter formare maestranze qualificate atte a ridare nuovo splendore al lavoro ceramico che in Deruta dalla metà dell’Ottocento era molto scaduto.

Probabilmente il risultato fu molto soddisfacente perchè le maestranze che uscirono dalla sua scuola fondarono la Società Anonima Cooperativa di Deruta e il Santarelli vi prestò la sua opera come direttore artistico per alcuni mesi, dopo aver lasciato l’incarico di insegnante ad Alpinolo Magnini la cui formazione derivava dai corsi di arte applicata del Museo Artistico e Industriale di Roma.(13)

Sicuramente le cose gli andavano bene, poiché il 5 luglio 1906 Alfredo Santarelli comprò una bottega per vendere i propri prodotti, in via del corso a Gualdo Tadino, da un certo Angeli Giuseppe per l’importo di 800 lire. (14)

Nello stesso anno, 1906, Emilio Banterle segretario comunale del comune di Gualdo Tadino, pubblica un libro dal titolo “ADORARE “, dove riferisce che i Duchi di Stein mentre visitavano l’Umbria giunsero con la loro automobile a Gualdo Tadino e “(…) là si fermarono e con la consueta curiosità studiosa visitarono le ceramiche artistiche della Rubboli e del Santarelli e quelle di ceramiche comuni dei Segiacomi, del Pennoni, del Pascucci, del Magnatti e del Mari (…) ” (15). La notizia che salta subito agli occhi è che, nel 1906, la fabbrica Santarelli già era operante e conosciuta; l’altra notizia non meno importante è quella che, nel 1906, le fabbriche che producevano ceramiche artistiche, quindi a lustro, erano due, la ceramica di Daria Rubboli e la ceramica Santarelli. Tutte le altre producevano ceramiche comuni, come viene espressamente scritto dal Banterle. (Quasi certamente oltre alla ceramica Rubboli e Santarelli, anche la fabbrica di Tancredi Fedi, sorta nel 1901, aveva la sua produzione a lustro in quel periodo; probabilmente, però, era meno importante o molto più piccola delle altre due e quindi nel libro “ADORARE ” questa fabbrica non viene menzionata.)

Lo stesso storico locale Ruggero Guerrieri, il 7 agosto 1909 scriveva che erano ” (…)pregevolissime queste maioliche artistiche gualdesi che prodotte all’alba del XX secolo conservano fedelmente tutti i caratteri delle antiche (…) le ditte Rubboli e Santarelli non si sono limitate alla sola imitazione degli antichi modelli della scuola di Mastro Giorgio, ma con lo stesso sistema dei colori a riflessi metallici producono anche maioliche di qualsiasi forma (…) “.(16)

Tav. 3 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Questa è una ulteriore conferma che le fabbriche di ceramiche artistiche, che producevano maiolica a lustro, erano solamente due perlomeno fino a quella data, perchè più tardi quasi tutte le fabbriche gualdesi avranno la loro produzione a lustro, chi oro e rubino e chi solamente oro.(17)

E’ Alfredo Santarelli ad introdurre l’usanza di siglare gli oggetti usciti dalla sua fabbrica con un marchio o una firma. Anche Paolo Rubboli e il suo pittore Giuseppe Discepoli hanno firmato qualche pezzo importante, ma l’abitudine di siglare tutti i pezzi indifferentemente l’ha portata Santarelli e dopo di lui tutte le altre fabbriche gualdesi hanno incominciato a firmare i propri pezzi.(18)

La marca della ceramica Santarelli era costituita dalle lettere “A” e “S” sovrapposte, messa nel retro dei piatti o sotto la base dei vasi; in questo primo periodo era quasi esclusivamente in lustro oro e di grandezza variabile. Verso il 1913 fino al 1915 ha marcato spesso in rosso rubino; la marca era la firma per esteso e a volte metteva la data. Dal 1920 in poi sarà quasi esclusivamente in blu con sopra il segno del riflesso, cioè del mezzo sole che splende; questa era una marca di fabbrica depositata.

In genere, quando dipingeva il pezzo personalmente, lo firmava per esteso, spesso in oro o rubino; molte volte aggiungeva anche la data; quando invece c’era solo il marchietto, la decorazione l’aveva certamente eseguita un pittore della fabbrica.

Ho avuto l’opportunità di vedere una mattonella di cm. 15 x 15. Vi era dipinta la Madonna col Bambino , lustrata e, dietro, firmata in blu “Santarelli Prof. Alfredo – 1899” . Questo potrebbe essere uno dei primi pezzi uscito dalla sua fabbrica.

Dal Giornale Illustrato dell’Esposizione Umbra del 12 settembre 1899, nell’articolo di Filippo Natali, ex segretario comunale del comune di Gualdo Tadino, rilevo un raffronto tra le ditte Rubboli e Santarelli: ” (…) Il Santarelli non può gareggiare col primo nei lustri troppo largamente profusi, e non sempre con sano criterio distribuiti, cura più il disegno, la tecnica e la composizione togliendo i soggetti della sua produzione da buone stampe originali (…) il Santarelli che lavora anche a colori, si occupa altresì dei ritratti, e se vi riesca basta osservare quello che ha mandato all’esposizione. E’ il ritratto di Alessandro Traversari commessogli dal figlio Don Angelo. E’ sì una somiglianza perfetta ed è rilevato da una fotografia.”

All’inizio della carriera di imprenditore, quindi, il prof. Santarelli è stato notato più per la sua pittura e la sua tecnica che per la ceramica a lustro.

Sicuramente di strada ne doveva aver fatta tanta se nel giornale Mostra Agricola e Industriale (anno 1908) relativo alla mostra di Gubbio un critico si espresse in questi termini: ” (…) l’esimio prof. Alfredo Santarelli che, animato dall’unico scopo di diffondere l’arte sublime di cui fu maestro sommo, il grande Giorgio Andreoli, si pose all’opera con grande cura, e per la squisitezza della fattura si è fatto un largo campo in questo ramo di arte che è per se stessa sublime (…)”.

C’era a Gubbio una raccolta di disegni di Mastro Giorgio messa insieme da Giuseppe Mazzatinti nel 1898. Con l’occasione della mostra, Alfredo Santarelli ottenne l’autorizzazione, dal Presidente della Società Generale di Mutuo Soccorso di Gubbio, custode della raccolta, a prelevare dalla Pinacoteca Comunale la cartella n. 2 contenente 26 disegni oltre a sei fotografie degli originali di Mastro Giorgio (19) con l’impegno di riconsegnarla il più presto possibile. Ovviamente questi originali gli servivano per riprendere i disegni, per fare gli spolveri (20) e poterli così riprodurre in ceramica.

Come il marchese Carlo Leopoldo Ginori alla fine del ‘700 volle aprire una scuola di disegno per i figli dei suoi pittori, per crearsi in futuro maestranze qualificate. Così Alfredo Santarelli aprì una scuola di disegno annessa alla propria fabbrica con lo scopo di formare pittori qualificati, per “(…) dare a quest’arte un indirizzo ed un impulso che valesse ad affermarla nel mondo artistico e industriale (…)” (21) conscio che avrebbe creato dei probabili concorrenti e maestranze a basso costo per le altre aziende gualdesi, (22) ma principalmente consapevole del servizio che veniva reso alla città di Gualdo Tadino e per lo slancio che ne avrebbe avuto il settore ceramico. Dalla sua fabbrica usciranno i più bravi pittori ceramisti e i migliori tornianti gualdesi.

Tav. 4 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Nel 1913 impreziosì la facciata della chiesa parrocchiale Santa Maria Maddalena di Pontevalleceppi, nell’immediata periferia di Perugia, con un pannello di ceramica a lustro raffigurante la Sacra Famiglia , decorò con alcuni elementi architettonici il rosone e con altri inserti ceramici la facciata e, nel portale, una lunetta con la raffigurazione di Santa Maria Maddalena titolare della chiesa.

Nello stesso anno Mary Lovett Cameron scriveva “(…) a Gubbio le antiche manifatture sono quasi scomparse, ma a Gualdo Tadino (…) ha avuto inizio una ripresa ancora più artisticamente ispirata. Il fautore di questo rinnovamento è il professore A. Santarelli (…) ora produce dei pezzi alcuni di sua invenzione, altri derivati da modelli antichi, che hanno tutti l’incanto individuale del lavoro fatto a mano e l’impronta artistica (…)”. (23)

Nel 1919 è chiamato nuovamente a Deruta per dirigere la Scuola Comunale di Disegno, ma probabilmente vi restò poco tempo perchè il 22 gennaio 1920 fece domanda al Municipio di Gualdo Tadino per potervi insegnare disegno e plastica.

Il Commissario Prefettizio Licinio Angelini, assistito dal segretario Giovanni Battista Vinditti, esaminata la domanda adottò la seguente risoluzione: “(…) considerato che in seguito alla morte del prof. Giuseppe Discepoli, è rimasto vacante il posto per l’insegnamento del disegno e della plastica (…) vista la domanda del prof. Santarelli ( . ) visto che è abilitato all’insegnamento ( . ) costatato che ha tutti i requisita necessari ( . ) delibera di nominare dal 1 febbraio 1920 il prof. A. Santarelli ad insegnante di disegno e plastica applicata alle arti ( . ) con nomina dal 1 febbraio al 31 dicembre 1920.” (24)

Ricostituito, nel frattempo, il Consiglio Comunale, si riunisce il 19 dicembre 1920 per deliberare la trasformazione della Scuola Comunale di Disegno in Regia Scuola Professionale ed Industriale ravvisato il crescente sviluppo preso dall’industria delle ceramiche a Gualdo Tadino. Il presidente relaziona che “(…) il Ministero dell’Industria, qualora vi contribuiscano gli industriali e gli enti locali, provvederà ad istituirli (…) contribuendo al mantenimento dei corsi (…) Gli operai adibiti all’industrie in parola, che non hanno compiuto il diciottesimo anno di età sono tenuti a frequentare i detti corsi e gli industriali a concedere durante l’orario di lavoro sei ore settimanali (…) fino a un massimo di duecento ore (…)” Il consiglio quindi approva unanimemente la trasformazione e incarica la giunta di espletare le pratiche burocratiche.(25)

Al Prof. Santarelli non fu più rinnovato l’incarico nella scuola comunale di disegno, perchè questo gli era stato conferito dal Commissario Prefettizio senza curarsi del parere contrario di alcuni politici locali, anche se dimissionari. L’incarico, infatti, dal rieletto consiglio comunale fu assegnato al Prof. Pico Discepoli con nomina dal 13 gennaio 1921 al 30 giugno dello stesso anno col medesimo stipendio del prof. Santarelli cioè di lire 391,66 mensili.(26)

Nel 1923 acquista una nuova casa in Corso Italia, un palazzetto medievale integro fino al primo piano. La ristrutturazione neorinascimentale a mattoncini, del secondo piano, viene ornata all’esterno con otto bacini lustrati prodotti dalla sua fabbrica, oggi ancora visibili.(27)

Per abbellire ancora la facciata della casa, nel 1930 decorò l’antica porta centrale, la cosiddetta porta del morto , con un pannello ceramico a lustro riproducente ” San Francesco che presenta il libro della sua regola a Gesù Bambino e alla Madonna”, desunto da un affresco di Matteo da Gualdo che si trova all’interno della chiesa di San Francesco. Sotto il pannello ceramico una mattonella con inscritta “Nunc signum fidei artisque quae porta mortis erat A.D. MCMXXVIII” . (In questa porta decorata con il pannello che dicevo sopra, sono compresenti stranamente le due date: quella in fondo al pannello che riporta oltre alla firma per esteso del professore la data 1930 e l’altra nella mattonella sottostante scritta in numeri romani che riporta MCMXXVIII).

A proposito della casa in Corso Italia, il 12 luglio 1928 cadde un vaso da fiori da una delle finestre della casa del professore. Il vaso cadde sulla testa di un bambino di sette anni che passava per la strada sottostante, ferendolo. L’incidente sembrò lì per lì una cosa molto seria. Il bambino fu ricoverato in ospedale, ma, fortunatamente, dopo qualche mese guarì completamente. Il fatto ebbe degli strascichi giudiziari e il Prof. Santarelli fu condannato in sede civile al risarcimento danni. Il professore era patrocinato dal proprio figlio avvocato Vittorugo.(28)

Tav. 5 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Ho narrato quest’episodio a margine degli eventi ceramici perchè ho avuto modo di vedere una bellissima croce sagomata in maiolica lustrata che il prof. Santarelli donò in quell’occasione al medico e alle suore dell’ospedale Calai che avevano avuto in cura il bambino.

Dietro c’era la dedica scritta in rosso rubino ” Al medico e alle suore che con tanto amore hanno assistito il bambino G.S.” (il nome e il cognome del bambino erano scritti per esteso), ancora la firma e la data 1929. (29)

Nel 1924 nella “Rivista dell’Economia Umbra” fu pubblicato un articolo dal titolo “Le Maioliche a Riverbero dell’Umbria” che vantava molto Alfredo Santarelli e ricordava che “(…) ha ottenuto il massimo premio (…) all’esposizione di Terni (…) medaglia d’oro nella recentissima esposizione dell’Artigianato e Piccole Industrie di Firenze, dove ha avuto l’onore di riscuotere la speciale attenzione dell’onorevole Mussolini (…)”.

E’ riferibile sempre a quegli anni la rivista “Rassegna del Lazio e dell’Umbria” che, in un articolo firmato da Adalberto Galeotti dal titolo “L’Industria della Ceramica nell’Umbria”, gratifica ed esalta il lavoro delle fabbriche di ceramica dell’Umbria, e conclude “(…) l’ammiratore delle majoliche (…) non deve mai tralasciare la visita alla fabbrica del Santarelli a Gualdo Tadino che è assurta oggi non solo alla prima della Regione ma anche dell’intera Italia per la perfezione del disegno, per la finezza dei bistugi, e per l’armonia dei colori (…)”.

Nel 1925 insieme alla Società Ceramica Umbra dei Rubboli con le fabbriche di Gualdo Tadino e Gubbio (30), alla ceramica Matricardi d’Ascoli Piceno, alla Salamandra di Perugia, alla Società Anonima Castelli di Castelli d’Abruzzo, alla Società Anonima Zulimo Aretini con fabbrica a Fontivegge, e con la società Anonima Maioliche di Deruta, fece parte del Consorzio Italiano Ceramiche Artistiche (C.I.M.A.) di Perugia. Era il boom della produzione ceramica sia a Gualdo Tadino che nelle altre fabbriche del centro Italia, l’esportazione era aumentata in maniera esponenziale. Scriveva infatti Raffaello Biordi che con il Consorzio C.I.M.A. le fabbriche associate hanno visto “(…) intensificato il ritmo della produzione , che raggiunge Oslo e Honolulu, grazie alla organizzazione perfetta che ha nel dott. Giuseppe Baduel (vicepresidente del Consorzio) un animatore geniale (…)”. (31)

Le cose andavano bene alla ditta Maioliche d’Arte Prof. Alfredo Santarelli perchè con l’inizio della Prima Guerra mondiale erano stati chiusi i mercati di Lipsia e Berlino, per cui i grandi importatori d’oggetti artistici e artigianali come ceramiche, ferro battuto, merletti e quanto altro americani ed inglesi, dalla Germania si erano riversati in Italia. Vedendo poi che questi prodotti italiani si vendevano bene, con la fine della guerra non si sono più spostati continuando a comprare in Italia. Ecco quindi il proliferare di nuove aziende ceramiche a Gualdo Tadino con la Ceramica Monina , che produceva piastrelle da rivestimento, la Mastro Giorgio , la Ceramica Luca della Robbia, e l’ampliamento delle preesistenti.

La ceramica Santarelli, infatti, il 27 marzo 1927 fa istanza al Comune di Gualdo Tadino per la costruzione di un cavalcavia in via Monina, che metta in comunicazione i due corpi di fabbrica esistenti tra un lato e l’altro di quella via. Il Consiglio Comunale nel frattempo era decaduto e reggente era il Commissario Prefettizio Luigi Lacquaniti. Questi, assistito dal segretario comunale, firma l’autorizzazione e “(…) la concessione viene accordata soltanto come conseguenza dell’allargamento stradale di un terzo di metro, che il Santarelli si è impegnato di effettuare in seguito alla nuova costruzione, nonché al fatto che (…) provvederà alla completa sistemazione architettonica, sia del cavalcavia che dei due fabbricati allacciati dal detto cavalcavia (…)”.

L’autorizzazione fu concessa e il ponte fu costruito ed oggi è ancora esistente, anche se al posto della fabbrica ci sono appartamenti. (32)

Nel medesimo anno ci fu la visita alla fabbrica di ceramica di Alfredo Santarelli del noto ceramologo, amico del professore, Luigi De Mauri, noto anche con lo pseudonimo di Ernesto Sarasino, ed è in quell’occasione che lo stesso dettò l’iscrizione per la targa che ancora si trova accanto alla porta d’ingresso dell’ex fabbrica. Targa in maiolica a rilievo, policroma e lustri oro e rubino, con nel fastigio due putti, sempre a rilievo, che affiancano lo stemma sabaudo entro corona d’alloro. (33)

Tav. 6 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Intanto, il 16 febbraio 1925, il Re Vittorio Emanuele III aveva autorizzato con decreto la fabbrica del Prof. Alfredo Santarelli a fregiarsi dello Stemma Reale, come risulta dal cartiglio posto sotto lo stemma dell’insegna pubblicitaria della sua fabbrica, che fece apporre nel 1927, insegna pubblicitaria oggi ancora esistente e visibile. (34)

In quello stesso anno, 1925, realizza il grande vaso tipo Alhambra (h. cm. 105) con anse ad ala e decorazione ispano-moresca col solo lustro rubino oggi nel Museo della Ceramica di Gualdo Tadino. (35)

Dal listino del consorzio C.I.M.A., del 1928, della produzione a lustro del prof. Alfredo Santarelli si traggono un elenco delle seguenti onorificenze acquisite per la partecipazione ai vari concorsi e mostre.(36)

1899 – Roma, medaglia d’oro;

1900 – Bordeaux, gran premio d’onore;

1902 – Foligno, medaglia d’oro;

1904 – Perugia, gran coppa d’onore;

1907 – Perugia, Gran premio e medaglia d’oro;

1908 – Faenza, medaglia del Ministero per l’Industria e il Commercio;

1908 – Gubbio, croce al merito e medaglia d’oro.

1910 – Bruxelles, III premio;

1910 – Spoleto, medaglia d’oro;

1923 – Terni, medaglia d’oro di primo grado;

1923 – Firenze, medaglia d’oro;

1923 – Roma medaglia d’oro;

1924 – Pesaro, medaglia d’argento;

1926 – Firenze, medaglia d’oro;

1927 – Tripoli, medaglia d’oro.

Nel 1928 inviò al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza alcuni pezzi importanti della sua produzione a lustro, tra cui un piatto da pompa riproducente un piatto famoso di Mastro Giorgio Andreoli oggi conservato alla Wallace Collection di Londra. (37) Al centro del piatto si trovano quattordici ninfe che si bagnano in una fontana, dalla quale sgorgano tre cannelle e nel centro del gruppo delle ninfe si evidenziano le Tre Grazie. Tutto intorno vi è una tesa di grottesche e trofei. Nel retro la scritta in corsivo ” Maestro Giorgio da Ugubio, 6 aprile 1525″ e, sotto, la firma ” Prof. A. Santarelli “.

Erano quelli gli anni in cui furono eseguiti dal Santarelli gli istoriati più noti come il ” Sogno di Dante ” su soggetto del preraffaellita Dante Gabriele Rossetti o ” Lo schiavo Esopo racconta le sue favole alle ancelle di Xante ” tratto dallo scapigliato macchiaiolo Roberto Fontana. Andavano allora di moda i grandi piatti da pompa istoriati con soggetti presi dalla Storia di Roma o dalla Storia degli Imperatori di Bartolomeo Pinelli, ma anche dal Perugino, con le sue raffigurazioni affrescate sulle pareti del Collegio del Cambio a Perugia, o dagli affreschi del nostro concittadino Matteo da Gualdo. Questi soggetti ispirarono la produzione della ceramica Santarelli.

Con la crisi economica americana del 1929, che coinvolse tutto il mondo, la richiesta di ceramiche artistiche italiane calò drammaticamente. Le fabbriche gualdesi di Santarelli e la Società Ceramica Umbra dei Rubboli uscirono nel 1931 dal consorzio C.I.M.A., che si ridimensionò notevolmente tanto da rimanere solamente con lo stabilimento di Deruta e con la Salamandra di Perugia.

In quello stesso anno anche la Società Ceramica Umbra si sciolse e si costituì la ditta Fratelli Rubboli che operò fino al 1936, quando i due fratelli si divisero formando due ditte, quella di Lorenzo Rubboli e quella di Alberto Rubboli. Ognuno proseguirà poi per la propria strada.

Naturalmente procedevano con difficoltà anche le altre fabbriche di ceramica gualdesi come la Luca della Robbia, la Mastro Giorgio , la Cooperativa Ceramisti. Ci furono delle scissioni tra i soci e defezioni. Era il periodo della canzonetta “(…) facciamo la ceramica a riflesso / un giorno si lavora e cinque a spasso (…)”. (38)

Tav. 7 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Le fabbriche per ridurre le spese licenziavano le maestranze meno necessarie, ma pur di dare un salario agli operai disoccupati il Comune di Gualdo Tadino pensò bene di utilizzarli aprendo alcuni cantieri di bonifica tramite sovvenzioni della Provincia.

Ma evidentemente la crisi era pesante anche per gli Enti Pubblici perché dalla lettura del verbale del Consiglio Comunale del 24 marzo 1934 si evince che il Comune anticipò le paghe degli operai addetti alla bonifica del fiume Feo e alla bonifica montana.

Nel documento si legge “(…) che gli operai adibiti ai lavori di bonifica montana e del bacino del torrente Feo, non vengono più pagati dal gennaio scorso , né il comando della Milizia Nazionale Forestale che sta eseguendo questi lavori, ha in vista di poter ottenere dalla provincia la somma necessaria per le imminenti feste pasquali (…) ” per cui il Consiglio Comunale approva di anticipare, senza interessi, la somma di lire 25.000 come da richiesta del comandante della coorte della Milizia Nazionale Forestale con l’obbligo di restituirla entro il 30 giugno.(39)

Il Re Vittorio Emanuele III, nel 1932, in occasione delle grandi manovre dell’esercito che si svolgevano nella nostra zona, venne a Gualdo Tadino e per l’occasione gli fu allestita nell’atrio comunale una rassegna di doni in ceramica offerti dalle varie fabbriche di ceramiche artistiche gualdesi. Il Re, entrando in Comune per andare ad affacciarsi dal balcone del palazzo per dare un saluto alla cittadinanza, vedendo quella esposizione si fermò ad ammirarne i pezzi; casualmente prese tra le mani un piatto da parata per apprezzarne i particolari. Quel piatto era di Alfredo Santarelli.(40)

La grande crisi del 1929, deteriorò il mercato di tutte le fabbriche di ceramica gualdesi, compresa sicuramente quella del Prof. Alfredo Santarelli, ma al contrario delle altre fabbriche, lui aveva un avvocato in casa, il figlio Vittorugo, che provvedeva celermente alla riscossione degli insoluti dei commercianti che non riuscivano a pagare, con atti presso la magistratura e con pignoramenti, senza dover affrontare ulteriori spese per pagare l’avvocato.(41) C’è da considerare, inoltre, che il nome Santarelli era diventato importante nel settore della ceramica e anche una firma molto ambita, per cui sicuramente le conseguenze per la sua fabbrica saranno state meno gravi che per gli altri opifici.

Nel 1946 fu incaricato di decorare con pannelli ceramici l’edicola sul ponte del fiume Chiascio a Petrignano d’Assisi.

Esisteva sul ponte un’edicola realizzata nell’ornamento dalla ditta Grazia di Deruta, ma il 17 giugno 1944 le truppe tedesche in ritirata fecero brillare il ponte e con esso l’edicola derutese.

Giacché il ponte univa due importanti vie di comunicazione, appena terminato il secondo conflitto mondiale fu ricostruito, ed un apposito comitato della cittadina di Petrignano d’Assisi capitanato da Don Otello Migliosi e da Vincenzo Ridolfi contattarono il Prof. Alfredo Santarelli, ormai artista famoso nel campo della ceramica, per rifare da decorazione dell’edicola sul ponte del fiume Chiascio più importante di prima. (42)

Il 29 settembre 1946 il Vescovo di Assisi inaugurò il nuovo ponte e l’edicola nella quale figuravano la Madonna col Bambino, San Pietro e San Paolo desunti dal polittico dell’Alunno in Gualdo, San Francesco e Santa Chiara tratti da originali di scuola senese. Il tutto dipinto su mattonelle a colori, rifinite con applicazioni d’oro zecchino e poi montate a pannelli. (43)

Nel 1948, dal 12 al 20 settembre, fu allestita, a Gualdo Tadino, nei locali della scuola elementare, la prima Mostra della Ceramica e delle Attività Produttive Gualdesi in occasione delle celebrazioni commemorative del Maestro Mons. Raffaele Casimiri a cinque anni dalla sua morte. Scriveva, in quella occasione, l’architetto R. Baciocchi, curatore della mostra: “Il Prof. Alfredo Santarelli con la sua ceramica ci mostra una composizione decorativa signorile nel perfetto garbo dei colori e degli ornati (…) le sue dodici personali composizioni sono tutte da notare (…)” (44)

Intanto stava cambiando il gusto della gente, anche la ceramica si adeguava, il prodotto lustrato a muffola interessava sempre meno, eravamo usciti da una guerra e la gente aveva bisogno di oggetti diversi, andavano più di moda le ceramiche monocolori finite con l’oro zecchino. La produzione del Santarelli si adeguò ai tempi improntando la produzione con smalti colorati opachi o lucidi rifiniti con oro, una produzione che aveva un minor costo. Occorreva meno tempo per produrla e sicuramente generava un certo effetto negli acquirenti.

Tav. 8 – Il Prof. Alfredo Santarelli

Nei primissimi anni cinquanta diversi pittori si affacciano alla fabbrica del Santarelli tra i quali Arcangelo Poloni (45) che collabora col Santarelli proponendo una tecnica nuova di pittura.

Praticamente questi dipingeva specialmente fiori, sullo smalto già cotto, con colori ceramici come se dipingesse con colori a freddo, ma poi, una volta messi nel forno a cuocere, diventavano indelebili. (46)

Alfredo Santarelli stava invecchiando, stava diventando cieco, non riusciva più a stare dietro alla sua attività il figlio Vittorugo svolgeva principalmente l’attività forense, la figlia Tilde era sposata e viveva a Terracina (47), per cui insieme decisero, nel 1954, di vendere la fabbrica a Giovanni Lamincia e Luigi Magnini entrambi di Deruta. Il primo era modellatore e aveva lavorato per il Consorzio di Deruta, per la Salamandra di Perugia e per la Cantagalli di Firenze, il secondo era ragioniere e si sarebbe interessato della contabilità dell’azienda.

Costoro subentrarono nella fabbrica del professore mantenendo la stessa ragione sociale Ceramiche Artistiche Prof. Alfredo Santarelli e siglando i pezzi “AS Gualdo Tadino – Deruta”.

Giovanni Lamincia chiamò a se i pittori Alfredo Gialletti come direttore del reparto pittura e Cesare Teobaldo Pimpinelli, allievo del famoso David Zipirovic. Questi con l’incarico di preparare nuove decorazioni, entrambi di Deruta.

Nel 1956 subentrò anche un altro socio, Alessandro Filena, e con lui venne introdotto nella fabbrica Santarelli un forno a tunnel bicanale verticale, il primo a Gualdo Tadino, che rivoluzionava il modo di cuocere la ceramica e ne favoriva sostanzialmente la produzione.

Nel 1961 esce dalla società Giovanni Lamincia e si mette per proprio conto fondando, in via Don Bosco, la Ceramica Francescana ; gli altri due soci continueranno fino al 1963 quando venderanno ai F.lli Depretis.(48)

Il prof. Alfredo Santarelli, dopo una vita dedicata all’arte, ricco di successo sia nel campo professionale sia in quello civile, si spense il 18 agosto 1957.

Mario Becchetti

Tav. 9 – Il Prof. Alfredo Santarelli

NOTE

(1)
L.De Mauri, “L’Amatore di Maioliche e Porcellane”, pp. 107 / 108. 
(2)
Anche il prof. Giuseppe Discepoli presentò al Comune di Gualdo Tadino una domanda di sussidio scolastico come si evince dal libro dei Consigli Comunali dell’Archivio Storico. Consiglio Comunale 23 nov. 1871 punto 6 “Istanza per sussidio del sig. Discepoli Giuseppe per recarsi a studiare nel venturo anno scolastico 1872- 73 in una delle primarie scuole del regno”. “(…) Giuseppe Discepoli chiedente consimile sussidio onde recarsi nel venturo anno scolastico in una delle primarie scuole del regno (…) accettato all’unanimità” Consiglio comunale 14 ott. 1872 nuova istanza di Discepoli Giuseppe onde recarsi a completare la sua istruzione nel disegno. Viene concesso un contributo per il triennio di lire 400 “(.) in rate mensili anticipate (.)” ma il sussidio potrebbe decadere se non verrà ammesso e ogni trimestre dovrà presentare il “(…)certificato di diligenza”.
(3)
Archivio Comunale – Consigli Comunali, vol. 9, p. 228. 
(4)
Archivio Notarile – Cartella Rogiti Giulio Guerrieri, I° semestre 1898, rep. n. 119.
(5)
Arc. Not. – Cartella Atti Privati, II° semestre 1900, rep. n. 129.
(6)
Archivio Anagrafe Comunale – atti di nascita, 1902, n. 23.
(7)
V. Anderlini, “Gualdo Tadino , il suo territorio e le sue genti”, p. 231, 1998. 
(8)
L. De Mauri – “L’amatore di maioliche e porcellane”, p. 107. – Notizie, a voce, avute dal padre di mia moglie Pasquarelli Primo che ha lavorato come torniante nella ceramica Santarelli per circa quindici anni. 
(9)
Arc. Not. – Rogiti notaio Giulio Guerrieri, Cartella 2380 Atti Pubblici 1903 rep. 2172.
(10)
L. De Mauri – “L’amatore di maioliche e porcellane”, p. 107. 
(11)
Arc. Not. – Rogiti notaio Giulio Guerrieri, Cartella 2380 Atti Pubblici 1903, rep. 2138. 
(12)
Arc. Not. – Rogiti notaio Giulio Guerrieri, Cartella 2380 Atti Pubblici 1903 rep. 2267, 11 dicembre 1903.
(13)
Internet – Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri.
(14)Arc. Not. – Cartella 2388 Atti Pubblici 1906, II° sem. rep. 2890, 5 luglio 1906. 

(15)
D. Amoni, “L’Arte Ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo”, p. 292, Perugia, Quattroemme – 2001.
(16)
Dal giornale locale “GUALDO TADINO VII AGOSTO MCMIX” “Le Maioliche Artistiche Gualdesi”. Numero unico in occasione della solenne inaugurazione dell’Ospedale Calai e dell’illuminazione elettrica. (L’articolo del dott. Ruggero Guerrieri è ripreso dall’ Almanacco delle Famiglie Cattoliche edito nel 1907 da Descleé e C. di Roma). (Archivio privato, fotocopia) 
(17)
Ad onor del vero, un articolo di Bruno Calzolari intitolato “Le Ceramiche a Riverbero di Gualdo Tadino” del 1971, riporta un documento che uscì su “L’Umbria Economica e Industriale” del 1910, dove viene riferita una statistica compilata dall’avv. Fernando Mancini, presidente dell’allora Camera di Commercio e Arti dell’Umbria. Vi si legge che a “… Gualdo Tadino vi sono in attività cinque fornaci per la produzione di lavori in ceramica. Di queste una sola vi figura dedita alla produzione di ceramiche artistiche, quella del Prof. Santarelli, aperta nel 1899 … “. Vengono ricordate quelle di “… Luigi Mari e figlio, fornaciai da tre generazioni con sei operai, quella di Angelo Pascucci e figlio con ventisei operai (di cui tre donne) e tre apprendisti, di Vincenzo Sergiacomi e figlio e infine quella intestata alla Società Cooperativa fondata nel 1907 con allora cinquantotto operai (di cui cinque donne) e tre apprendisti …” La ditta Rubboli non viene citata, motivi per cui non debba essere citata non ne vedo; certamente questa fabbrica era allora esistente ed operante. (Archivio privato, fotocopia).
(18)
Che Alfredo Santarelli abbia avuto da sempre la volontà di siglare i propri manufatti, si evince anche da un piatto di 38 cm . di diametro non firmato ma accreditabile alla produzione di Daria Rubboli di fine Ottocento. Il piatto rappresenta “l’Imperatore Eraclio” di bellissima fattura con la tesa a quartieri. L’Imperatore d’Oriente Eraclio(575 – 641) si vede a mezzo busto con una lunga barba, con in testa una corona e vestito con i panni regali. Dietro di lui un cartiglio con la scritta ERACLIO. Subito dopo la O sembra che ci sia un piccolo rabesco, invece è la sigla AS di Alfredo Santarelli lasciata a testimonianza che la pittura del piatto è stata fatta di sua mano quando lavorava presso la ditta Rubboli poco prima di iniziare la sua attività imprenditoriale.
(19)
Sonia Merli, ” La Ceramica Gualdese ” in “Gualdo Tadino Storia Istituzioni Arte”, 2004, p. 182.
• Ettore Sannipoli in “Ceramica Umbra al tempo del Perugino”, 2004, p. 187.
• Patrizia Castelli “A REBOURS 1988- 1898” Giuseppe Mazzatinti e l’Archivio di Mastro Giorgio. 1988. 
(20)
Lo spolvero è un disegno eseguito su carta lucida trasparente che poi viene bucherellato nel contorno. Questo viene appoggiato sull’oggetto da dipingere, poi con un sacchetto contenente polvere di carbone si batte sopra questa carta bucherellata, la polvere passa attraverso i buchi, e il disegno viene impresso sull’oggetto da dipingere. (Renzo Megni, “Esperienze di Pittura Classica sulla Ceramica”, pag. 17, a cura di M. Becchetti e M. Anderlini, APEX 1998).
(21)
L. De Mauri -“L’amatore di Maioliche e Porcellane”, p. 106.
(22)
G. Franchi, Ceramica Antica e Moderna, 1998, p. 20. 
(23)
Mary Lovett Cameron, “Gualdo Tadino, la città e la tradizione della ceramica” in “Gualdo Tadino e dintorni”, 1913, p. 31.
(24)
Arc. Com. – consigli comunali, vol.14, p. 231, 22 gennaio1920. 
(25)
Arc. Com. – consigli comunali, vol. 14, p. 414.

(26)
Arc. Com. – cons. Com., vol. 14, p. 438. 
(27)
E. Storelli – M. Becchetti, “Ceramica pubblica a Gualdo Tadino”, pp.. 72-73, 2006.
(28)
M. Becchetti, archivio Privato.
(29)
M. Becchetti – “Appunti sulla ceramica di Gualdo Tadino”, 2001. 
(30)
Dal listino n. 5 del 1930 della Società Ceramica Umbra, consorziata al C.I.M.A.
• Al contrario in ” LA MAIOLICA RUBBOLI A GUALDO TADINO”, Maurizio Tittarelli Rubboli suppone che, secondo ricordi della sua famiglia, la fabbrica di Gubbio sia stata chiusa nel 1923. Però, se la fabbrica di Gubbio fosse stata chiusa nel 1923, nel listino della S.C.U. del 1930 la sede di Gubbio non avrebbe dovuto essere menzionata. Invece risulta scritto FABBRICHE IN GUALDO TADINO E GUBBIO. 
(31)
Raffaello Biordi in “Corriere dei Ceramisti” p. 337.

(32)
Arc. Com. – Consigli Comunali, deliberazione del Commissario Prefettizio – 30 marzo 1927. 
(33)
E. Storelli – Mario Becchetti, “Ceramica Pubblica a Gualdo Tadino”, p. 80, 2006. Iscrizione dettata dal ceramologo Luigi De Mauri:

DALL’ESPERTA MANO CHE SAGGIAMENTE PLASMA
DALL’UBBIDIENTE PENNELLO EMULO DELLA NATURA
DALLA DIVINA E TERRIBILE FIAMMA CHE DISTRUGGE E CREA
QUI, OVE GIA’ NEL SECOLO XVII FRANCESCO BIAGIOLI
DETTO IL MONINA
ACCENDEVA I SUOI FORNI
SI RINNOVA L’ARTE DI MASTRO GIORGIO
CHE DALL’UMILE CRETA TRAENDO GEMME
IN ESSE FERMAVA I RAGGI RAPITI AL SOLE

SARASINO DE MAURI – D.

(34)
Enzo Storelli – Mario Becchetti, “Ceramica Pubblica a Gualdo Tadino”, p. 96, 2006.

(35)
E. Storelli e AA.VV. – La Ceramica a Gualdo Tadino, 1985, Banca Popolare Gualdo Tadino, pp. 68 e 140. 
(36)
M. Becchetti archivio privato. 
(37)
C. Fiocco – G. Gherardi, “Ceramiche Umbre dal Medioevo allo storicismo” Vol. II, 1989, pp.492 e 525.
(38)
G. Franchi – ” La Ceramica ” in “Gualdo Tadino”, Ed. Banca Pop. 1979. 
(39)
Arc. Com. – Consigli Comunali , vol 18 , 24 marzo 1934.
(40)
M. Becchetti, “Appunti sulla Ceramica di Gualdo Tadino”, 2001, p. 30.

(41)
M. Becchetti – archivio privato. 

(42)
F. Cantucci – “Petrignano di Assisi ieri e oggi”, 1982, pp. 64/65. 
(43)
E. Storelli e AA.VV. – ” La Ceramica a Gualdo Tadino”, 1985, p. 69. Questo non fu l’ultimo dei suoi lavori di decorazione pittorico-architettonica, ne fornì altri, e, nel frattempo, aveva prodotto, oltre a quelli descritti, i seguenti pannelli:

• la lunetta con ” la Pietà ” presa dal polittico gualdese dell’Alunno per il portale della chiesa di San Cristoforo a Fossato di Vico (1928);

• due altaroli nella chiesa di San Donato a Gualdo Tadino, uno dedicato a Sant’Antonio da Padova (1930), l’altro dedicato al Sacro Cuore(1935). I seguenti tardi lavori possono, invece, riferirsi alla produzione della sua bottega:

• tre pannelli sulla facciata della chiesa della Madonna dell’Olmo a Casa Castalda con l’apparizione della Vergine alla pastorella e i SS. Francesco d’Assisi e Elisabetta regina del Portogallo (1949);

• rifacimento in maiolica policroma con piccole mattonelle quadrangolari (cm. 9,5 x 9,5) del pavimento dell’antica Cappella dei Priori nel palazzo omonimo a Perugia su modello dell’originale derutese del XVI secolo. Lo stesso pavimento orna la cappella di famiglia nel cimitero di San Facondino a Gualdo Tadino. (Enzo Storelli – Mario Becchetti, “Ceramica pubblica a Gualdo Tadino” p. 108, 2006).

Segnalate:

• una “Via Crucis” per il Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma e un’altra per Villa Clarici a Foligno.

(44)
R. Baciocchi, Città di Gualdo Tadino , Guida e note critiche alla Prima Mostra della Ceramica e delle attività gualdesi – prem. tip. Economica – Fabriano 1948. 
(45)
D. Amoni, “L’Arte Ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo” “, Perugia, Quattroemme – 2001. 
(46)
Romano Ramazzotti, che ha lavorato nella ceramica Santarelli, è stato collaboratore del sig, Poloni e da lui ha imparato questa tecnica; mi ha riferito che questi utilizzava colori della Romer per il terzo fuoco, li diluiva con olio di noce anziché diluirli con acqua, otteneva così una pasta che rendeva la pennellata morbida, che aderiva alla superficie e che rilasciando il colore dava proprio l’impressione della pittura ad olio nella ceramica. La pittura veniva effettuata su piatti o vasi smaltati e cotti, per cui era come dipingere sul vetro; diluendo i colori con acqua era impossibile dipingere gli oggetti perchè il colore non aderiva alla superficie. Con questo sistema, invece, si poteva dipingere a colori e contemporaneamente dare l’oro zecchino; poi l’oggetto veniva messo nel forno, cotto al piccolo fuoco ed i colori diventavano indelebili.
(47)
D. Amoni, “Gualdo Tadino e i suoi figli naturali e acquisiti”, 2005.
(48)
Notizie avute a voce da Salvatore Lamincia, figlio di Giovanni.

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2 risposte a Alfredo Santarelli

  1. Franco scrive:

    Grazie prof! Ho letto con estremo interesse il tuo lavoro, accurato preciso, bello.
    Nonostante la freddezza dei numeri, delle date, la storia di Santarelli mi riporta
    alle magnifiche esperienze di vita fatte da me e da tanti gualdesi nelle numerose
    botteghe artigiane, dove si “respirava” l’arte ceramica colorita dalle figure umane
    che ho avuto il piacere di conoscere e che nn ci sono più, come il vecchio Pimpinelli, magro, con la berretta, il bastone e con l’accento perugino, veniva presso la bottega di Nedo Frillici, si siedeva lo sfotteva un pò in dialetto perugino e il ns. Nedo allora dava
    il meglio di se “alla gualdese”! che tempi prof!! avevo 14 anni, tutta Gualdo è passata li.

  2. Nazzareno Mela scrive:

    Ottima biografia del Prof. Santarelli , completa e concisa, iniziativa encomiabile

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