Aneddoti e personaggi …

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ANEDDOTTI E PERSONAGGI GUALDESI

Una carrellata di gualdesità, oggi solo oralmente viva, della arguzia di personaggi locali. Italianizzo un po’ le battute, perché possano essere gustate anche da chi non legge il nostro dialetto.

INDICE

Da Napoleone all’Altare
Sua Maestà il Re
Preoccupazioni inutili
Le bestemmie
Le prime purghe del Regime
I fischietti
Delectando monet
L’arsomiglianza
Contrabbando
Gli angeli
La Messa sprecata
II posto da cantoniere
Si va e si vola
II fronte albanese
La baionetta
I ricordi della mia guerra e prigionia
II gatto e la volpe
I lavoratori
La festa da ballo
L’oscuramento
Via Carlo Marx
II “Querceto”
La democrazia
Le pretese di mia nonna
La democrazia
El cerro
Ezio Rubegni
La paresi
Lo sciopero
Le Millemiglia
II “Paesello”
Arruffapopolo
La gamba rotta
Lo scalino
La motocicletta
Disegni in cantiere
Messa in italiano
La romana ex gualdese
Ce ho provato
La pistola
La miniera di battute
Otto Settembre
La fontanella di Piazza Garibaldi
La lampadina
II peperoncino
L’erede di Brillantino

♣♣♣

DA NAPOLEONE ALL’ALTARE

Nel libro di Daniele Amoni “Gualdesi e Gualdesità” si legge dei patrioti napoleonici, segnalati nel 1814 al delegato pontifìcio dì Perugia come cospiratori anticlericali, perché venissero sorvegliati: erano Filippo Paoletti, Francesco Calai, Michele Granella e Vincenzo Ribacerà.
Del primo non trovo notizie, mentre gli altri nomi evidenziano il fatto che pochissime famiglie importanti possedevano cavalli da sella e sarebbe stato ridicolo incontrare l’Imperatore caracollando un asino.
Poi c’è stata una metamorfosi. Dai Calai è uscito un Vescovo, che ha donato l’Ospedale, l’Istituto Salesiano, l’ospizio cronici, la farmacia. Granella ha lasciato tutto alla Chiesa per il mantenimento in Seminario dei giovani poveri che intendevano abbracciare il sacerdozio.
Il fratello di mio nonno materno Monsignor Antonio Ribacchi era Protonotario Apostolico e Vicario dì Gubbio e Gualdo. Lo ricordo nella Camera Ardente con il grosso anello da baciare, in porpora e calie rosse quando avevo sei anni.
E’ toccante la dedica a mia madre dietro la sua foto: “A mia nepote Dina, acciocché preghi per me che a gran passi mi sto avviando verso l’eternità” . Nel 1930, dopo appena cinque mesi è morto.
Come si legge nel libro dì Claudio Carosati, è stato più che munifico: ha completato, la Cattedrale di San Benedetto con tutte le decorazioni.
Per questo ha mantenuto tre anni nella casa Ribacchi, prospiciente la Chiesa nel Corso dì Gualdo, il pittore Ribustini perché la affrescasse ed ha fatto altre donazioni.

SUA MAESTA’ IL RE

Nel 1932 Vittorio Emanuele III arriva a Gualdo per le esercitazioni.
In una fotografia, riportata nel libro “Gualdo Tadino, il suo territorio e le sue Genti” di Valerio Anderlini, si vede affacciato dalla altissima balaustra del balcone municipale mentre, per la statura. poteva al massimo mettere la testa tra le sbarre, coperte dal tricolore.
Chi è andato a curiosare ha trovato un alto sgabello per una dignitosa apparizione.

PREOCCUPAZIONI INUTILI

Durante il suo lungo giro di visite a domicilio il Dottor Sinibaldi, Medico Condotto, percorre tante strade e, data l’età, risente del problema della prostata. Scendendo lungo la discesa di Santa Margherita non trova un angolo abbastanza appartato e si ferma dove può, quando dal vicino portoncino esce una ragazza che fa un “Uuuh” di sgomento.
La risposta è pronta: “non si preoccupi signorina, da una parte è attaccato e dall’altra lo tengo…”.

LE BESTEMMIE

II Dottor Sinibaldi è estroso anche se bestemmia, come con: “Non si muove foglia che Dio non voglia: mannaggia il vento!”.
Nella palazzina dell’ospedale c’era l’appartamento delle Suore, che svolgevano la funzione di assistenti, infermiere ed altro.
Una volta che l’operazione stava presentando difficoltà Sinibaldi se ne uscito con un “Mannaggia mio cognato” e la Suora che porgeva i ferri ha chiesto perché, dato che lo conosceva come persona mite che aveva una libreria a Foligno. La spiegazione è stata: “Voi Suore siete nostre sorelle ed anche spose del Signore: allora mannaggia mio cognato!”.

LE PRIME PURGHE DEL REGIME

Un piccolo proprietario della Vaccara è socialista e bisogna dare un esempio in pubblico. L’uomo è alto di statura, con due grandi baffi e se ne sta serio, vestito dignitosamente con un abito scuro.
Gli viene dato il consueto olio di ricino, che beve senza fare smorfie e riconsegna il bicchiere. Si asciuga i baffoni con il fazzoletto e saluta con un gelido: “Giovanotti, arrivederci e grazie”.

I FISCHIETTI

Una volta arrivare con il treno a Foligno, distante trentacinque chilometri da Gualdo, era una cosa che facevano pochi. Un sensale ci va nei giorni di mercato e gli affidano diversi incarichi.
Nei periodo della caccia molti gli chiedono di riportare i richiami per i merli ed altri uccelli.
Dice di si a tutti, ma quando un cacciatore gli mette dieci soldi in mano per l’acquisto di un fischietto da allodole, la risposta immediata è: “Tu si que voe fischia”.

DELECTANDO MONET

Era scritto sul boccascena del teatro salesiano. I ragazzi, se muniti della contromarca attestante la presenza alla Messa con la successiva Benedizione pomeridiana, assistevano gratis allo spettacolo.
Una volta vado al cinema con Sandro Sinibaldi ed il Sacerdote ci blocca, perché sapeva benissimo che disertavamo le Funzioni religiose.
Rimane male quando gli presentiamo il biglietto acquistato e ci lascia entrare contrariato. La faccia diventa scura quando dico a Sandro ad alta voce: “leggi lassù DELECTANDO MONET si traduce che per divertirsi ci vuole la moneta!”. Il Prete incassa, ma ce la fa pagare in classe con le interrogazioni.

L’ARSOMIGLIANZA

Vittorugo Lucarelli, con il suo negozio in piazza, è l’unico fotografo di Gualdo ed il fìglio Michele ne ha ereditato l’attività, la bravura e l’estrosità, aggiungendoci in più la vendita delle armi.
La gente entrava chiedendogli una “arsomiglianza” e trovava sempre da ridire sul risultato. La risposta invariabile che dava era: “ma specchiete, te pare proprio de esse meio?”
Si dice che sia sua anche la scusa presa per una fotografia non troppo ben riuscita, fatta ad un morto. Con i familiari, che brontolavano sul risultato, ha risposto: “Se sarà mosso!”.

CONTRABBANDO

A Zara c’è una manifestazione e gli Squadristi gualdesi partecipano in massa: è una vacanza da non perdere, con minicrociera, divertimento ed acquisti fuori dogana.
Quando lascia la nave in Ancona il manipolo marcia con i canti patriottici sventolando il labaro nero con il teschio.
Al controllo contano le sigarette, le bottiglie di maraschino e la spettanza pro capite risulta abbastanza regolare. Passano però tantissime pietrine per gli accendisigari a benzina, allora soggette al prezzo altissimo del monopolio ed esenti da tasse in Istria.
Il gagliardetto sventola alto sulla sommità dell’asta di canna vuota, svitabile in due parti per comodità di trasporto.
I Doganieri non lo sospettano, ma è piena delle preziose pietrine….

GLI ANGELI

Una vecchia della Capezza con la abituale lamentela, ripete sempre a tutti quelli che passano nel vicolo: “So vecchia, sto male, nun servo ta nisciuno, que campo a fa? Angeli del celo, veniteme a pià, Signore, manneme i’ angeli a portamme via”.
Una sera all’imbrunire, dopo la processione con i figuranti, due giovanotti vestiti con parrucca bionda, aureola dorata, camicione bianco ed ali di cartone hanno l’idea di bussare alla porta della vecchia.
A piano terreno, appena sollevato rispetto alla strada da tre gradini, c’è la finestra. Data l’ora tarda, la donna si affaccia sospettosa dallo spiraglio ed ai giovanotti che le dicono: “Semo gli angeli, ce manna el Signore, semo venuti a portatte via!”
Dopo un attimo di perplessità risponde: “Nun ié potete di’ che nun me ce avete trovato?”

LA MESSA SPRECATA

E’ consuetudine nelle famiglie bene dotate di qualche sostanza che un figlio diventi Sacerdote e la scelta cade su quello meno adatto: così abbiamo “Don Pelio”, cacciatore, giocatore di carte che lo spingono alle parolacce, manesco ed un po’ bevitore.
Insomma, ha tutto quello che non ti aspetti da un Prete.
Ancora oggi, quando qualcosa va storto o riesce male, si usa esclamare: “Allora lo ho fatto per Don Pelio!”.
Come premessa c’è da spiegare che all’epoca una Messa per i defunti costava dieci lire e le contravvenzioni la stessa somma, più dieci centesimi di tassa aggiunta.
Il nostro, data l’età, soffriva di prostata, ed usciva dalla porta secondaria della Chiesa, che si apre sul corto vicolo che congiunge piazza Garibaldi a via Calai: proprio vicino c’è una angolatura che sembra fatta apposta per quella funzione.
(Sulla vecchia mappa di Gualdo quel vicoletto è chiamato “Via della Morte”, perché piazza Garibaldi era il cimitero dei frati)
La guardia comunale, alla quale il nostro non era simpatico, segue la messa, lo vede riscuotere le dieci lire, corre a nascondersi l’angolo dì casa Guerra in piazza Garibaldi ed il nostro, quando ha finito e si volta, trova il funzionario col blocchetto che dice: “Monsignò, so’ dieci e dieci”.
Risposta: “allora ho detto la Messa per il ca…”.

IL POSTO DA CANTONIERE

Un altro tipo caratteristico è Vittorietto che, dopo aver mosso mari e monti per trovare un lavoro, viene assunto alla Provincia.
Dovrebbe tenere in ordine un tratto della strada Gualdo – Castalda, non ancora asfaltata, pulendo le scarpate e chiudendo le buche. Lo vestono con la regolamentare divisa color sabbia, gli consegnano la pala e gli altri attrezzi occorrenti e parte per il lavoro.
I Dirigenti, oltre a non vedere buoni risultati, lo trovano spesso in ozio seduto sulle scarpate.
Quando lo richiamano con un cicchetto, la risposta è: “ho fattigato tanto pe’ ave el posto, que adesso m’ariposo!”

SI VA E SI VOLA

Canino ha fatto una passeggiata fino al Fontanile, qualche chilometro oltre la Fonte della Rocchetta: è il prato con il rifugio e l’abbeveratoio dove i legnatoli portano le fascine.
La montagna, prevalentemente rocciosa, presenta una grossa fenditura larga oltre venti metri. Per scenderle fino alla strada sottostante, più agevole del tortuoso sentiero da capre che la raggiunge, hanno teso un cavo d’acciaio, che parte dalla zona dell’abbeveratoio e finisce contro la parete di roccia; il gancio dove lo attaccano porta il legname dove i muli arrivano e possono essere caricati. Finita la merenda Canino, vedendo il cavo, evita lo stradello scomodo, prende il gancio, parte con un allegro “Si va e si vola!” e si risveglia all’ospedale.
In seguito compra un rottame di Vespa scarsa anche nei freni e, percorrendo la discesa della “Rota”, corre da matto sul breccino uscendo dalla carreggiata per finire di nuovo all’ospedale dopo essersi rotto in vari posti. Quando cammina si vedono i risultati.

IL FRONTE ALBANESE

Un soldato delle nostre campagne vuol raccontare a casa che stanno ritirandosi, ma non sa come dirlo a causa della censura. Nella sua famiglia sono tutti lavoratori della terra e sanno perfettamente che per vangare si spinge sul pedale e si rivoltano le zolle camminando all’indietro.
Nella lettera gli è facile spiegare la situazione scrìvendo: “Quassù va tutto bene, avanziamo come quando si vanga l’orto.”

LA BAIONETTA

Franchetti racconta:”Eravamo giti all’assalto, e a forsa de ‘nfilsa i nimici aio fatto na catasta d’ostriachi.
Quanno ho finito so artornato nté la trincea e ho ditto: “So tanto stracco que me pesa anco lo schioppo”. N’amico s’è misso a ride e m’ha ditto: “Te pesa si; perché nun pusi quell’ostriaco qué ancora porti succima la baionetta?”.

I RICORDI DELLA MIA GUERRA E PRIGIONIA

Sono pubblicati nel primo libro ” Diciott’anni: un sogno di sabbia “, edito dall ‘Istituto per la Storia dell ‘Umbria Contemporanea, oggi tutto esaurito.
Continuano nella mia seconda fatica letteraria “Nonsolosabbia” già alle stampe e sarebbe troppo lungo trascriverli in questo contesto.

IL GATTO E LA VOLPE

Romano Maurizi, noto come “Romanino”, è un grande amico di mio padre e frequenta spesso casa per consultare la nostra biblioteca. Direttore di scuole italiane all’estero, insegnante in diverse città, scrittore più che conosciuto facente parte della cerchia di Marinetti, collaboratore di dizionari e di enciclopedie, è un personaggio.
Quando si arriva all’ondata delle epurazioni, viene sospeso dall’insegnamento e processato con l’accusa di aver scritto sul Corriere dei Piccoli e sul Balilla. Non vuole avvocati, ma preferisce difendersi con un suo fascicolo, nel quale racconta argutamente il processo del gatto, della volpe e di Pinocchio: naturalmente viene arrestato l’ultimo, cioè lo innocente. Gli inglesi hanno il senso dell’umorismo e, qualche volta, anche quello della giustizia. E’ stato assolto.

I LAVORATORI

Gli operai cominciano a scendere in piazza capeggiati da “Cannella”, noto a tutti solo con il soprannome: è un buontempone bevitore e con poca voglia di lavorare. C’è una dimostrazione con lui in prima fila ed i datori di lavoro decidono di assumere il capo, ritenendo gli altri più malleabili. Perciò lo chiamano sul palco, gli dicono che lo assumono e che può andare in fabbrica la mattina seguente. La risposta inaspettata è: “Mbè, con tanta gente, chiappate propio ta me pe’ fattigà?”.

LA FESTA DA BALLO

Durante il conflitto ci sono restrizioni per le feste, ma qualche ballo si rimedia, come nella casa di Rolando Capeci, proprietario della farmacia omonima e marito della sorella di mio padre; è una donna religiosa, precisa, quasi maniaca nel far tirare tutto a lucido,
specialmente i pavimenti con la cera. Le due giovanissime figlie Gigliola e Marinella vanno a letto per non assistere agli amplessi peccaminosi dei ballerini…
C’è la Gualdo bene, un radiogrammofono regala i ballabili, il thè, le bevande ed i dolci abbondano. Non manca l’autorità, rappresentata dal Segretario Politico e Podestà, il chirurgo Giovanni Gadenzi-Pìerozzi.
Reduce dal Sabato Fascista, arriva in divisa da fatica, più militaresca di quella da Gerarca: è grigioverde, con pistola alla cintola e scarponi.
Prima dì inchinarsi per il baciamano alla padrona di casa, batte militarmente i tacchi; il colpo secco delle scarpe chiodate è seguito da un tonfo ed il Podestà, già rosso di capelli, si ritrova lungo per terra con il viso color aragosta. Il tentativo di trattenere le risate è del tutto inutile.

L’OSCURAMENTO

Per non fare individuare le zone che gli aerei inglesi dovevano colpire il buio doveva essere totale anche nelle case di campagna e per controllare c’era l’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea). Per ulteriore aiuto cercavano volontari fra i ragazzi ed era un’ottima occasione per costringere i genitori a lasciarci andare a spasso dì notte, in nome della Patria. Macchine, motociclette e biciclette avevano il vetro dei fanali dipinto in nero, con una piccola fessura dalla quale passava una parvenza di luce.
In questa situazione, aggiungendo gli scherzi fra noi alle strade mal imbrecciate e piene di buche le cadute dalla bicicletta con le sbucciature da fasciare erano la regola.
Quando da lontano si vedeva filtrare luce da qualche finestra poco chiusa si urlava: “Luce, luce!”.
Questo aveva fatto circolare una battuta. All’urlo di “LUCE” casa rispondono con una sonora pernacchia.
Gli addetti al servizio chiariscono: “HO DETTO LUCE, MICA DUCE…”.

VIA CARLO MARX

La strada che congiunge viale Don Bosco alla Flaminia ha la consueta targa di marmo bordata in ferro, è sostenuta a due metri terra con un palo metallico ed è nota per due episodi.
Il primo riguarda Tonino, fascista irriducibile, che si lamenta che la sua abitazione è stata costruita con altre simili e la strada fatta per l’urbanizzazione è intitolata a Carlo Marx.
Un giorno del famoso ventaccio gualdese, essendosi allentato il palo di sostegno, la odiata targa è caduta mentre passava facendo bel taglio in testa proprio a lui…
Il secondo è che una mattina i passanti hanno letto, con bei caratteri verniciati sotto VIA CARLO MARX, l’aggiunta E VIA TUTTI I COMUNISTI. Il partito ha provveduto subito alla pulizia.

Durante il ventennio c’è stato un episodio analogo.
Bruno Mussolini era un vero combattente, aveva coraggio e collaudava addirittura i prototipi dei nuovi aerei, tanto che è morto per questo, facendo scrivere al padre il toccante libro “Parlo con Bruno”.
Naturalmente in ogni paese è stata inaugurata una strada con la targa “VIA BRUNO MUSSOLINI” e su una di queste è stata l’aggiunta: “E VIA ANCHE SUO PADRE”

II “QUERCETO”

Una donna gualdese lavora all’estero e quando rientra la prima volta va a fare spesa da Mimmo per comperare qualche cosa da regalare ai parenti che abitano nel vicino Cerqueto.
Vuol farsi vedere raffinata, parla con l’accento straniero e sceglie qualcosa spiegando che le serve per quelli del “Querceto”.
Chiede il prezzo, ma, quando sente la cifra la raffinatezza finisce ed esclama: “En colpo, ma è caro arrabbito!”.

LA DEMOCRAZIA

II Sindaco riunisce il Consiglio ed espone un suo progetto che ad alcuni non piace. C’è un gruppo numeroso della maggioranza, cioè dei suoi, che si oppone.
Baldassini si alza e li fulmina: “Ma come, io democraticamente vi dico quello che voglio fare e voi me lo bocciate!?”.

EL CERRO

Si tratta di un grande albero con un grosso tronco, simile alla quercia.
Un uomo privo della vista gira le campagne con un ragazzo, e vive delle generose elemosine in roba da mangiare, che tiene gelosamente nel suo sacchetto lasciando l’accompagnatore permanentemente affamato. Questo, un giorno che il cieco si addormenta, riesce a prendere un pezzo di formaggio, quando ripartono continua a sbocconcellarlo.
I non vedenti hanno notoriamente gli altri sensi molto accentuati ed il nostro, sentito il profumo, prende a sberle la guida, che si divincola e lo lascia. Prova a proseguire da solo, ma va a battere la testa contro il tronco di un cerro.
Richiama il ragazzo che gli risponde: “El siente el cerro?? EI cacio el siente , ma el cerro no?…Te sé fatto male? Allora damme da magna, sinnò camina da solo!”.

EZIO RUBEGNI

Medico generico e chirurgo dell’ospedale, ateo, massone, burbero, di poche parole, quando inarca minaccioso le folte sopracciglia mette soggezione solo a guardarlo.
E’ un fumatore accanito, allora non c’erano le regole odierne e si poteva avere la sigaretta dovunque.
Un vecchietto in fin di vita, mentre passa per le visite con l’immancabile sigaro, tanto per parlare gli dice: “Dottò, fumate?” La risposta secca è: “Si, io fumo e tu pippi”.
Una volta, specialmente in campagna, si partoriva in casa.
Nasce un bambino gobbo, il padre lo porta da Rubegni chiedendo cosa può fare ed ha una risposta con la quale oggi si arriva in Tribunale: “Attaccalo alla catena dell’orologio, porta fortuna.”.
Dopo queste premesse si tende a giudicarlo più che male ed invece, conoscendolo a fondo, sotto la scorza ruvida trovavi il gran cuore di una persona che aiutava tutti.
E’ stato il medico che ha curato la famiglia, da mia nonna fino a ne.
Quando ero piccolo mi voleva veder giocare nel suo orto e, malgrado le proteste della governante per i danni, mi faceva preparare da questa anche una ricca merenda.

LO SCIOPERO

Accetta di stare nelle liste elettorali di sinistra, doventa Consigliere comunista e, durante tutta la legislatura, assiste disgustato ai dibattiti senza aprire mai bocca, rifiutando poi di essere riconfermato.
Un giorno lo chiamano per una visita e, mentre sale sul calesse, passa un corteo con tante bandiere rosse.
La sfilata si ferma, inizia una consultazione a bassa voce, poi il più coraggioso si avvicina e mette la mano sul braccio del dottore, che ha già il piede sulla predella, dicendogli rispettosamente: “Oggi c’è sciopero generale, non si devono far visite”. Rubegni Io fulmina con una occhiata, allontana la mano e ribatte secco: “io farò sciopero quando starete per crepare voi”. Il cavallo parte tra gli scioperanti, che si spostano timidamente senza reazioni.

LE PRETESE DI MIA NONNA

Nel 1924 la nonna materna, Zena Sergiacomi, è inchiodata a letto, malatissima già da molto tempo e mamma attende la nascita del primo erede che arriva in casa Ribacchi.
Il grande onore tocca a me e nonna, che vuole vedere questo bel campione, si raccomanda a Rubegni di tenerla in vita fino all’evento. A nascita avvenuta si rivolge ancora al dottore perché vorrebbe assistere al battesimo e la risposta arriva secca: “Poi vorrete vederlo anche soldato, ma quando è ora d’andarsene partite e buon viaggio .”.

LA PARESI

Anche una paresi che lo inchioda al letto non modifica il suo carattere. Avvertito da Angela, la fedelissima governante, corro a trovarlo ed entro in camera con la sciocca frase: “Come sta?”.
Ha la bocca storta, l’aria accigliata e la risposta che segue è: “Come un coglione, non mi vedi?”. Cerco di riacchiapparmi ricordandogli quando dava a mio padre, colpito alla stessa maniera, la speranza della guarigione, ma ribatte seccamente che si rivolgeva ad un avvocato, mentre lui è medico.
La conversazione scivola su altri argomenti, poi chiarisce anche a me che non vuoi vedere assolutamente il Prete ed il feretro non deve passare per la Chiesa, ma andare diretto al cimitero, come ha fatto a suo tempo con il fratello.

LE MILLEMIGLIA

Lo scardinamento del cofano della “Cisìtalia” aveva lasciato a piedi Dusio che ne era progettista e pilota.
Per rientrare a Modena, aveva preso il noleggiatore Romeo Carlotti, noto a tutti come strenuo risparmiatore di carburante.
Su qualsiasi percorso, ad ogni accenno di discesa, toglieva la chiave del contatto che si infilava a chiodo e, dopo aver preso slancio sufficiente, ripeteva l’operazione anche in pianura.
E’ rimasta famosa la battuta del campione, poco avvezzo alle economie: ” scusi, Signor Carlotti, ma cosi consuma più chiavétta che benzina!”.
Comunque allora non c’erano servocomandi ed era normale andare a folle quando si poteva.

IL “PAESELLO”

Anche sull’autobus per la stazione, l’autista e proprietario detto “Il Paesello” spegneva il motore appena lasciata la piazza ed arrivava così alla ferrovia, distante più di un chilometro. Le frenate piuttosto problematiche, avevano procurato più di un incidente e “Farfallino”, un nostro compagno di giochi abitualmente dispettoso, si metteva ostentatamente dietro un albero ogni volta che il postale passava, mandando fuori dei gangheri il Paesello. Sempre lui, quando il negoziante Ireneo, basso dì statura, si alza dalla piccola sedia davanti alla porta dove sta abitualmente, l’appende tanto alta che non può riprenderla.

ARRUFFA POPOLO

Carlo Casini è un mio lontano parente.
Intelligenza vivace, plurilaureato, un po’ matto e donnaiolo e insegnante all’Università di Urbino; vado spesso da lui, che mi ospita volentieri e lo accompagno quando va a fare lezione perché le studentesse, vedendomi sottobraccio con il loro insegnante, si lasciano abbordare facilmente….
Persona in quel periodo di sinistra, dopo il passaggio del fronte ha fatto l’agit prop a Gualdo, radunando sempre folla con il carisma vagamente dannunziano e la parola sciolta.
È rimasta famosa la chiusura di un suo infiammato discorso, che si concludeva tra gli applausi con: “Cinquanta milioni di italiani?Cinquanta milioni di fucilazioni. Cosa resta? ‘Idea !….”

LA GAMBA ROTTA

Vado a sciare al Terminino, con una brutta caduta mi rompo il perone e, la mattina seguente, mi presento all’ospedale di Gualdo, dove provvedono alla ingessatura.
È voce comune che se entri con la testa a pezzi esci guarito, mentre per le fratture si riparte zoppi.
Sto a letto da due giorni, mi annoio e tengo la porta del corridoio spalancata per vedere un po’ di movimento.
Da noi si va per soprannomi, tanto che non saprei dire i dati anagrafici di “Michele de la Cunilla”, ridotto a camminare come un’anatra, che entra con uno scoraggiante: “Sor Gianni mio, nun ve fidate, guardate come me honno ridotto!”.
Non vogliono dimettermi, ma esco ugualmente, malgrado il gesso riesco a guidare fino a Perugia. Vado da mio cugino Sandro primario radiologo, dal Docente Dolcini fratello di una mia allora fidanzata e da Pupa Bistocchi, anche lei insegnante all’Università.
Al policlinico opera il Professor Bianchi proveniente da Bologna, che mi accoglie brontolando: “Ma chi sarai mai, con tante raccomandazioni!”. Però spezza l’ingessatura e fa una correzione. Posso camminare e sciare benissimo, tanto che stento a ricordare qual è la gamba fratturata.

LO SCALINO

Un uomo viene colpito dalla paralisi, ed il suo carattere, già brutto da prima, peggiora: maltratta la moglie, le nega i soldi, pretende troppo.
Quando dopo alcuni anni se ne va e lo mettono nella cassa la vedova recita l’obbligatoria scena del dolore. Il coperchio è appuntato con le viti appena inserite, perché la sigillatura avviene nella camera mortuaria del cimitero.
Gli uomini la scendono ma c’è un gradino rotto, la cassa cade, il coperchio si apre e l’uomo torna in vita, essendosi trattato del caso di morte apparente e la moglie recita obbligatoriamente la scena della gioia.
L’anno successivo muore ancora, questa volta veramente e si ripete tutto il rituale.
Comunque, mentre scendono la solita scala la moglie si affaccia alla porta ed avverte preoccupata: “Fate attenzione allo scalino rotto.”.

LA MOTOCICLETTA

Nino Pericoli è un ottimo insegnante di matematica, tìmido e con una prudenza che sarebbe più esatto chiamare paura.
Nel dopoguerra un suo amico, con la miopia più che accentuata, si vergogna a portare gli occhiali, ma Nino non lo sa. Quando lo invita a provare la moto sale, si piazza bene in sella e partono dal prato della Croce sul rettifilo dove, a poco più di un chilometro, passa la ferrovia protetta dalle sbarre bianche e rosse che il casellante manovra. Quando sono vicini il pilota dice: “Non bene, è aperto il passaggio a livello?”.
Nino, spaventato risponde che è chiuso e, quando la moto si ferma scende dicendo: “Prosegui da solo, io torno a piedi!”.

DISEGNI IN CANTIERE

Durante la mia professione, più che in ufficio preferivo stare nei cantieri a controllarne l’andamento.
Avevo l’abitudine di spiegarmi scarabocchiando sulle pareti intonacate con la matita da muratore o con il carbone.
Il Pinco è un fabbro che modella il ferro come pochi e sta forgiando la cancellata per una casa che ho progettato.
Arriva con l’aiutante per avere dei particolari e disegno sull’intonaco quello che chiede.
Guarda bene, poi dice al ragazzo: “Forsa, se volemo fa’ el lavoro portammece via ‘sto pezzo de muro”.

MESSA IN ITALIANO

Il Vescovo Monsignor Vittore Ugo Righi è un parente del Pinco, e non guida la macchina perché, con un incidente causato dalla sua sprovveduta guida senza patente, ha ammazzato un passante. Quando torna a Gualdo approfitta del Pinco, che l’accompagna con la piccola Fiat Seicento al cimitero, dove recita una messa nella cappella di famiglia, che conosco bene perché è un mio progetto.
Ha il consueto corridoio centrale fra le due pareti con le lapidi e si conclude con l’altare. L’autista assiste da fuori piuttosto distratto e non sa che il latino e stato abolito.
Quando si rivolge all’esterno con il rituale: “La messa è finita, andate in pace” il Pinco lo guarda perplesso, poi domanda: “Monsignò, oggi volete caminà e v’artornate a piedi?”.

LA ROMANA EX GUALDESE

Sempre al cimitero, una cliente gualdese trasferitasi a Roma vuol mostrare di essere cittadina e gli chiede perché non abbia messo l’apriporta interno. Il cancello, a causa delle intemperie, è col vetro, e la risposta è immediata: “Tanto pagate vue; io domani el metto ma da drento, quanno bussate, qui ve opre?”.

CE HO PROVATO…

Lelle del Boccia è piccolo di statura, ma con l’aria aggressiva: chiusa l’officina c’è il giro delle osterie, perché il calore della forgia asciuga la gola. In una tiepida mezzanotte oziamo sulla scalinata di San Benedetto, quando arriva Lelle con Paccamonti, un camionista alto due metri: la discussione degenera in lite e vengono separati. In cinque tengono Paccamonti e due Lelle che, vedendo il nemico neutralizzato, sbraita: “lassateme, que je scoccio el muso.”. L’altro si libera, lo prende per la giacca, lo solleva alla sua altezza e gli alita in faccia: “Que me voe rompe tu?”. E Lelle, con la voce scesa di tono: “Mbè, ce ho provato”.

LA PISTOLA

Solita ora, soliti spettatori, solita litigata di Lelle non ricordo con chi. Le lingue impastate dal vino biascicano insulti, che tirano in ballo familiari ed antenati. Si allontanano e si riavvicinano tirando manate al vento, ma non vengono realmente alle mani. Ad un insulto più cattivo di Lelle, l’altro si accosta inferocito, mostra minaccioso il pugno, ma ci ripensa e si allontana urlando: “Aspetteme, adesso vo giù casa a pia la pistola, arvengo su e t’ammazzo”.
Lelle rimane un momento perplesso e poi gli risponde: “Fermete! Nun ce annà pure, tanto nun t’aspetto”.

LA MINIERA DI BATTUTE

Il Dottor Giannantonio Gammaitoni è un simpatico conversatore e si ascoltano più che volentieri le sue tante storielle locali. Una in particolare lo riguarda ed è l’abitudine di far ai malati dicendo che anche lui ha gli stessi dolori. Un giorno si presenta una donna, che ha problemi con le mestruazioni ed essendoci stata con altri sintomi, prima di cominciare avverte: “Dottò”, stavolta nun me direte que ce avete anco queste!”.

OTTO SETTEMBRE

Morichini è un laico che insegna ginnastica nell’Istituto Salesiano e con la sua fede fascista riesce ad indottrinare tutti, fino a far partire volontario Camuncoli, morto minorenne ad Anzio, nonché Vitaliano di Biagio, più conosciuto come “Vito”, anche lui andato a combattere per la Repubblica Sociale. Quando rientro a Gualdo dopo la prigionia, mi sorprende di sapere il superfascista diventato creatore del gruppo partigiano.
Fa parte delle cose che avrei ritenuto impossibili, anche se non è stato l’unico a cambiare bandiera e la metamorfosi, avvenuta dalla sera alla mattina, viene confermata da molti ex allievi.
Nel 1992 all’EUR, nella mostra “Militaria in Europa”, ritrovo Vito, incontrato la settimana prima in Egitto, ad El Alamein per il cinquantenario della battaglia, che riunisce le nazioni belligeranti a bella cerimonia che si svolge nei tre cimiteri.
Per inciso aggiungo che mi ha commosso vedere un vecchio con gamba artificiale, vestito con i residui della divisa, dirigersi dietro la costruzione; mi affaccio a curiosare e lo vedo asciugarsi le lacrime mettendo nel fazzoletto un pugno di sabbia.
A pranzo Vito chiede dei conoscenti di allora e quando arriviamo al nostro voltagabbana, gli dico della sua militanza, ma insiste che sbaglio anche quando riferisco dei nastrini fatti fare con la sigla M.N.T.T. (Morte, Non Ti Temo), immediatamente parafrasata con “Morichini, Non Tremare Troppo”.
Continua a insistere di un mio errore di persona e, per conferma gli spedisco l’opuscolo: “Relazione dell’attività svolta dal gruppo di antifascista di Gualdo Tadino, dal 12 Settembre 1943 al 23 1944” , scritto dal Presidente della prò loco Giovanni Pscucci, comandante dei partigiani.
In risposta mi arriva un biglietto dove mi dice di visionare il di El Alamein e di continuare a farlo scorrere perché ha aggiunto una videoletterra.
Oltre ad esprimere la sorpresa sul cambiamento di altre persone racconta che Morichini si vantava di aver affrontato, già da ragazzo, i comunisti di Foligno con una bomba piena di chiodi fabbricata da lui.
Nell’Istituto aveva costituito la squadra dei Balilla Moschettieri con i piccoli fucili con canna otturata, ottenuti proprio grazie al padre di Vito, che ricopriva un posto di Comando a Perugia.

LA FONTANELLA DI PIAZZA GARIBALDI

Nel periodo postbellico inizia la ricostruzione e non può mancare la fregola del moderno. Purtroppo questo include anche la fontanella di Piazza Garibaldi sul lato della Banca Popolare.
Ci vanno tutti a bere, l’acqua è sempre corrente, freschissima e sembra più buona.
La vaschetta presenta qualche sbeccatura, perciò l’ufficio tecnico del Comune elabora un progetto e l’opera finita viene scoperta nel pomeriggio.
fontanellaLa realizzazione è in lastre venate di marmo grigio chiaro, con fasce e arcata in bardiglio per avere dei contrasti. È stato scelto proprio il materiale delle lapidi cimiteriali e completa l’opera la vasca copiata da qualche altarino.
La gente critica sempre, ma questa volta ha ragione.
Il Sindaco Baldassini, “Armandone”, è attento alle cose del paese e gli arriva all’orecchio la reazione popolare che tenta di capire.
Verso le dieci di sera, passeggia lungo il Corso insieme ad Augusto Pinacoli detto Arcibaldo, l’assessore comunista con il quale collabora volentieri.
Ha la faccia più scura del bardiglio…
Ci sono capannelli esilarati dalle scene comiche di Furbino, che ha messo una croce di legno con un lumino e si inginocchia, segnandosi e recitando requiem, radunando sempre più folla,
Ho la macchina fotografica e, benché privo del flash, l’ho messa ad un secondo di posa e, trattenendo il respiro, sono riuscito a non muoverla, ottenendo la foto con croce e lumino che ancora conservo. Per completare la presa in giro ho disegnato il capolavoro ambientato nel posto adatto, con la scritta PAX ed i cipressi.
Armandone mi aveva chiesto spesso dei pareri e tra noi c’era un rapporto talmente buono, che mi ha incaricato del progetto di casa. Mi vede e domanda come si possa migliorare l’opera, ma rispondo secco che si può solo demolirla. Scarica un paio di bestemmie, va verso la fontanella e con un pezzo di ferro scardina le lastre rompendole sul selciato. L’indomani la modernità sparisce.
Questo inverno, togliendo la neve, una ruspa ha spezzato a metà la dsgraziata fontanella ed il pezzo è stato gettato. Il giornale ha citato il mio racconto con la fotografia, la parte rotta è stata ritrovata e riattaccata con il collante. Spero che, per sicurezza, ci siano anche i perni.

1958 – Fotografia e disegno con la presa in giro della di modernità dell’Ufficio Tecnico. L’opera è restata in pedi 24 ore.
La demolizione è iniziata il 2 Aprile sera con le bestemmie del Sindaco e terminata la mattina successiva dall’impresa costruttrice.

LA LAMPADINA

Meauno allieta le serate suonando vari strumenti, fa piaceri a chiunque glieli chieda e riscuote la simpatia generale.
È bello vedere che al suo funerale c’è più gente che a quelli delle persone importanti.
Gira con una “Vespa” scassatissima e continua ad usarla tranquillamente anche quando arrivano le nuove regole del codice, finché un giorno la Polizia Stradale lo ferma all’incrocio di Via Stazione con la Flaminia, controlla le varie cose e, tirando fuori il famigerato blocchetto pronti a riempirlo, lo avverte che il fanale non si accende.
La risposta di Memmo è immediata: “Grazie al ca…, non c’è la lampadina!”.
Lo guardano e lo mandano via ridendo senza fargli la multa.

IL PEPERONCINO

“Brillantino” è Io scopino comunale e mi vuole un gran bene.
Ho pochi anni, abitiamo ancora in piazza del Soprammuro e, quando passa, mi carica sulla carretta dell’immondizia, sulla quale fa girare il paese insieme a lui. Rientrando a casa pago il diveretimento perché mi lavano con la brusca e sulla testa passa la pettinella contro i pidocchi, che fa un male cane graffiando.
Comunque secondo me la passeggiata vale la sofferenza.
È addetto anche alla pulizia delle latrine pubbliche, costruite alla torre civica in mattoni ad una testa, che però hanno bisogno di qualche rinforzo per il carico del tetto. Perciò negli interni intonacati sporge un colonnino, dove qualcuno fa una sommaria pulizia strofinandosi sulla sporgenza.
Per togliere l’abitudine Brillantino passa il peperoncino su tutti gli spigoli e completa la vendetta picchiando il malcapitato che si lamenta col manico della scopa.

L’EREDE DI BRILLANTINO

La figlia Marietta, ha ereditato dal Comune il lavoro di pulizia dei gabinetti, che vengono trasferiti poco sotto, accanto alla taverna di San Benedetto.
C’è un ampio atrio privo di chiusura, con una grande arcata, dove hanno realizzato il ripostiglio per le varie cose occorrenti, un rubinetto con il tubo ed i vespasiani a muro di una volta, divisi dalla lastra di marmo.
Le latrine hanno la tazza alla turca.
Le porte non si chiudono a causa del catorcio rotto e sono talmente luride che, prima di metterci i piedi, Marietta spinge la porta col piede e getta una secchiata d’acqua.
Un giorno il cesso è occupato e la secchiata fa sedere sulla turca il malcapitato che vi sta accovacciato inzuppandolo.
Si conclude tutto con l’inevitabile litigata a base di strilli

©Gianni Gubbiotti – Tutti i diritti riservati

Una risposta a Aneddoti e personaggi …

  1. claudio moriconi scrive:

    ai tempi di una volta si usava comprare a debito e segnare su un libricino e appuntare il dovuto,è successo che presso il negozio di mia moglie un giovane carabiniere in procinto di sposarsi è venuto a comperare un videoregistratore con il patto che lo avrebbe pagato appena dopo sposato
    Dopo alcuni giorni puntualmente è venuto a pagare , mia moglie gli ha chiesto se per caso era “appuntato”il giovane di risposta gli “non ancora,sono carabiniere semplice”

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