La fontanella di Cerqueto

La fontanella di Cerqueto di Riccardo Serroni

Indice:

1° Atto L’Antefatto 5° Atto Il mercoledì successivo
2° Atto Iniziano i lavori 6° Atto Due giorni dopo
3° Atto 30 anni dopo 7° Atto Un mese dopo il processo
4° Atto Il sabato

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1° ATTO – L’ANTEFATTO

Tre bambini attraversano la scena esponendo ognuno un cartello con le scritte:

L’ANTEFATTO
22 GENNAIO 1896
Consiglio Comunale di Gualdo Tadino
SINDACO UGO GUERRIERI: Come sindaco di Gualdo Tadino dichiaro aperto il consiglio comunale del giorno 22 gennaio 1896. Segretario, faccia l’appello.

SEGRETARIO: Boccolini Ettore, Cajani Francesco, Calai Roberto, De Megni Cesare, Dolfi Antonio, Fabbrizi Raffaele, Frillici Angelo, Ginocchietti Bonifacio, Giovagnoli Paolo, Guerrieri Giulio, Guerrieri Giuseppe, Guerrieri Ugo, Lombardi Pietro, Mattioli Pompeo, Morroni Carlo, Pascucci Angelo, Pennoni Antonio, Ribacchi Onorato, Sergiacomi Raffaele, Storelli Geremia.

Tutti presenti, signor sindaco, si può procedere.

UGO GUERRIERI (sindaco): Signori consiglieri. Come sapete la situazione finanziaria del nostro comune non è rosea. Le casse sono pressoché vuote ed i lavori da fare sono tanti viste le richieste che continuamente ci pervengono dai nostri concittadini. I nostri beni immobili non possono far fronte a tutto e la loro vendita, in queste condizioni, non sarebbe vantaggiosa per il comune.

Grazie a Dio ogni tanto, e ne sarete testimoni, qualcuno sembra venire in nostro aiuto. Il Principe Torlonia ha chiesto di essere ascoltato da questo consiglio comunale per avviare delle opere che potrebbero tornare utili anche ai nostri concittadini. Vi chiedo, signori consiglieir, per alzata di maano, di poter introdurre in questa aula il Principe Torlonia.

CONSIGLIERI (alzano la mano)

Ugo GUERRIERI: Fate entrare il principe Torlonia.

TORLONIA (entra) Buon giorno a tutti (tutti si alzano in piedi, fanno un inchino e poi si seggono. Si siede anche il Principe Torlonia).

UGO GUERRIERI: Il Principe Torlonia è venuto in comune una settimana fa per espormi una sua proposta molto interessante. Principe, vuole illustrare anche ai consiglieri il suo progetto?

TORLONIA. Volentieri. (Si alza in piedi). Come certamente i signori consiglieri sapranno io possiedo delle aziende agricole a Coldorto e Schifanoia. Sono delle belle aziende che, però, hanno una grave carenza: non c’è acqua potabile. I miei contadini sono in grave difficoltà. Nella zona di Santo Marzio, alle falde dell’Appennino, c’è invece tantissima acqua. Ce n’è tanta che la maggior parte se ne perde e va ad ingrossare il torrente Feo che scorre lì sotto. Io chiedo a questo consiglio comunale l’autorizzazione a prelevare dalle sorgenti di Santo Marzio un litro e mezzo di acqua al secondo che porterò alla mia azienda attraverso una conduttura che farò eseguire, naturalmente a mie spese. (Si siede)

UGO GUERRIERI: Signori consiglieri, avete ascoltato la richiesta del Principe Torlonia. Avete chiarimenti da chiedere?

I° CONSIGLIERE: Il nostro comune che qui rappresentiamo cederà dunque l’acqua al Principe e che cosa ne avrà in cambio?

UGO GUERRIERI: Il nostro acquedotto che conduce l’acqua da S.Marzio alla Rocca Flea è vecchio di tanti anni e perde da parecchie parti tanto che nemmeno la metà dell’acqua che parte da Santo Marzio arriva alla Rocca Flea. Noi non abbiamo i mezzi necessari e le finanze per cambiarlo. Il Principe si impegna con un documento scritto a sostituire a sue spese con tubazioni in ferro il nostro vecchio acquedotto.

2° CONSIGLIERE: Signor Principe, quali terreni attraverserete per costruire l’acquedotto fino a Schifanoia?

TORLONIA: Naturalmente sceglieremo la via più breve, per la campagna. Attraverseremo il paese di Cerqueto ma non recheremo alcun danno e ci impegneremo a rimettere tutto a posto.

UGO GUERRIERI: Altre domande? (Nessuno risponde) Allora mettiamo a votazione. Chi approva alzi la mano (Tutti alzano la mano). Il provvedimento è approvato. Votiamo per rendere immediatamente esecutiva la delibera. Chi approva? (Tutti alzano la mano) La delibera è esecutiva. Signor Principe, può accomodarsi negli uffici e firmare le pratiche, così potrà iniziare subito i lavori.

TORLONIA: (Si alza in piedi) Ringrazio sentitamente per la gentilezza e la lungimiranza il sindaco Ugo Guerrieri e questo illustre consesso comunale. Buon proseguimento dei lavori e buon giorno a tutti (Esce e tutti si alzano in piedi per salutarlo)

2° ATTO – INIZIANO I LAVORI

Quattro bambini attraversano la scena esponendo tre cartelli con le scritte:

ALCUNI MESI DOPO: 1896
INIZIANO I LAVORI
PER LA COSTRUZIONE DELL’ACQUEDOTTO DI TORLONIA
Scena:
Alcuni operai mimano lo scavo del terreno e la posa in opera dei tubi. Alcune femmine li osservano. Un cartello indica che siamo a Cerqueto.

1a DONNA: Oé, quell’omo.

1° UOMO (si ferma, si guarda intorno poi si rivolge alla donna) Dicete tammé?

1a DONNA: E ta chi dico? Ta ‘sto mannico della zappa?

1° UOMO: Che volete?

1a DONNA: Vorrio sapé ‘na cosa su nun ve scommeda tanto de risponneme.

2° UOMO (si intromette): Oh signò, nun la facete tanto lunga, dicecce que volete sapé e facecce lavorà.

2a DONNA: Certo, si lavorate co’ la grazia che c’ete pe’ risponne ta la gente.Que stete a fa’.

1° UOMO: Dicemme quello che penso, perché quello che sto a fa’ el vedete da sola.

2a DONNA: Oe! Que gnente gnente ce stete a pija pe’ questo tuqui? (Indica il suo sedere)

3a DONNA: Stete a fa’ ‘no scavo bello profonno, questo el vedemo, mica semo guerce. E ce mettete i tubi. Gnente gnente finalmente nun ce porterete l’acqua?

2° UOMO: No, serve per portà el vino.

1a DONNA: Dio quanto sete acido stamatina. Ma ete littigato co’ la moje che nun ve se parla?

4a DONNA: No, perché. dell’acqua nualtre c’emo ‘n gran bisogno. Emo da fa’ più de un chilometro per careggialla tutti i giorni con le stagnate e le brocche.

3 UOMO (Si intromette): Fochetto.fochetto.C’ete chiappato e nun c’ete chiappato.

1a DONNA: Que stete a fa’, gli indovinelli?

2A DONNA: Que vorressivo di’?

1° UOMO: Vorria di’ che lo scavo effettivamente è per l’acqua. Ma l’acqua nun è per vualtre de Cerqueto.

3A DONNA: Ah, no? E per chi saria?

2 UOMO: E’ per Torlonia, pe’ i poderi de Coldorto e Schifanoia.

1a DONNA: E me coiò! E per nualtre manco ‘na goccia?

3 UOMO: Mesà de no. Ta vojaltri ve tocca continuà a careggialla co’ le brocche.

2a DONNA: E’ proprio vero che i quattrini manneno l’acqua da ‘n su.Ma questo nun è giusto.

1° UOMO: Nun sarà giusto ma è cuscì. Questo è l’acquedotto pel principe Torlonia, no per vojaltri de Cerqueto.

3A DONNA: Insomma volessivo di’ che l’acqua ce passa sotto i piedi, ne sentimo ‘l rumore se c’accucciamo per terra e armaneno coionati con palmo de naso? Questo è commo se ta ‘n fijo je fae vedé la cioccolata e pu’ nun gne la dae.

2° UOMO: Signò, è inutile che insistete. Questo è l’acquedotto di Torlonia, non il vostro.

3° UOMO: Piuttosto, invece de continuà sta discussione che tanto nun serve a gnente, perché ‘n ce gete a pija ‘n bottiglione de vino che c’emo la gola secca?

1° UOMO: E si ce fussero anche du fettarelle de prociutto nun saria male.

1a DONNA: L’acqua da chi la portate?

2° UOMO: Da Torlonia, commo ve l’emo da di’?

1A DONNA: E allora ‘l vino col prociutto facevvelo portà da Torlonia

2A DONNA: Mesà, però, che la bocca ve s’abbrucia da la sete. Bon giorno!

(Le donne se ne vanno alterate e gli operai continuano gli scavi.

 ATTO 3° – 30 ANNI DOPO

Un bambino attraversa la scena esponendo un cartello con la scritta:

30 ANNI DOPO : 1934
Scena:
L’interno di una famiglia. Come elemento indispensabile ci sono un camino, un tavolo e un lavandino. Una donna, la mamma, è inginocchiata di fronte al fuoco per accenderlo. Un bambino arriva insonnolito e va di fronte al lavandino sopra cui c’è una brocca di acqua. Versa un po’ di acqua nel lavandino e si lava la faccia. Poi getta l’acqua. La mamma si arrabbia, lo raggiunge e gli dà uno scappellotto.

MAMMA: Disgraziato, que hae fatto?

BAMBINO: Ahio! Ma que voi? Que t’ho fatto?

MAMMA: E’ buttato via l’acqua che te ce s’è lavato.

BAMBINO: Embè? Era sporca.

MAMMA: Ma si manco te s’è ‘nsaponato la faccia.!Se po’ di’ che era ancora pulita e tu l’hae buttata via.

BAMBINO: Me ce so’ pulito anche ‘l muccolo. Que me l’aio da beve? (Si siede a tavola)

MAMMA: Ma potia servì ancora, pe’ frateto e soreta e pu pe’ babbeto pe’ lavasse i piedi, no?.

II° BAMBINO (Entra e si va a lavare)

MAMMA: Non butta’ via l’acqua che ce se lava anche soreta. Nun fa commo quel signore de frateto.

2° BAMBINO: Va bene mamma. (Si lava e poi si siede a tavola accanto al fratello)

BAMBINA (entra e si va a lavare)

MAMMA: Usa l’acqua di Giovannino

BAMBINA: Va bè. Co’ la scusa che so’ la più piccola l’acqua pulita nun ce l’ho mae. (Si lava e poi si siede al tavolo)

MAMMA (Scuote la brocca e sente che è quasi vuota). E’ arfinita l’acqua. Tocca andalla a ‘rpijà n’altra volta.E questa è ‘na gran croce.

1° BAMBINO: Adesso?

MAMMA: Adesso. Nun ce n’è più manco ‘n goccio.

2° BAMBINO: Ma ce vole ‘n’ora.

MAMMA: Quello che ce vole ce vole. Tocca andalla a pijà e basta.

BAMBINA: Ma la brocca è troppo grossa, io nun gne la fo’ a portalla.

MAMMA: Ce verrò anch’io. Anzi, ce gemo tutti ‘nsieme. Adesso facete colazione e pu gemo via.

(I bambini mangiano in una tazza) Facemo ‘na sveltezza.

BAMBINA: Mamma, me vorrio fa’ ‘l bagno ‘na volta ogni tanto.

1° BAMBINO: Il bagno, que s’è matta? ‘n t’arpiassero le idee strane stamatina.

2° BAMBINO: Oh, io nun m’el fo è?

MAMMA: Ma nun te l’è fatto ‘n mese fa! Già t’el voe arfa’? Nun se possono fa tutte ste lavarelle. Per fasse ‘l bagno tutti quanti tocca fa’ cinque viaggi d’acqua. Ce vole ‘na giornata. Ce vole più a lavasse che a magnà. Nun semo il Principe Torlonia, noialtri. Nun ce potemo sciacquettà. L’acqua nun ce l’emo. Adesso basta co’ le chiacchiere e gemo a pija l’acqua giù ‘l pozzo. Tenè, un secchio per uno.

Distribuisce i secchi, prende la brocca.

1° BAMBINO: Tammé me pesa ‘l secchio. ‘l mannico me sega le mano.

2° BAMBINO: Anco tammè me sega le mano. Pesa troppo.

MAMMA (Dà uno scappellotto a tutte due) Ma quanno ve scorticate i ginocchi pe’ giocà a pallone nun facete ste scene. Via, pijate sti secchi e gemo che se fa tardi (Escono)

ENTRANO DUE UOMINI E SI SIEDONO

1° UOMO: Savina!

NONNA: Chi è?(Entra zoppicando con un bastone)

1° UOMO: O mà. Nun c’è Savina?

NONNA: E a que te serve la farina?

1° UOMO. Savina, la moje.

NONNA: Ah!!Aio capito Savina.

1° UOMO: Hae capito bene. Do’ è Savina?

NONNA: E’ gita a pija l’acqua coi fiji.

1° UOMO: E quanno è partita?

NONNA: No con Peppina, co’ i fije.

1° UOMO: Quanno è partita.

NONNA: Sarà cinque minuti. Ma que urle, mica so’ sorda!

1° UOMO: Eh, allora hai tempo d’aspettà. (Guarda l’orologio) So’ le otto. Prima de le nove nun s’arvede proprio.

2° UOMO: Nun gne fa gnente. Aspettamo. Tanto mica n’emo prescia.

1° UOMO: Certo che co’ st’acqua è un inferno. Ogni giorno tocca sprecà due ore di lavoro per gi’ giù ‘l pozzo de la fornace de Bensi.

2° UOMO: E pensà che ce l’avessimo tanto più vicina.

1° UOMO: E do’?

2° UOMO: (fa cenno col dito sotto terra) A du’ metri.

1° UOMO: A due metri?

2° UOMO: Ennò? Ma nun t’aricordi do passeno i tube dell’acqua de Torlonia? Due metri sotto terra.

1° UOMO: Embè? Que vorriste di’?

2° UOMO: Che basteria fa’ ‘n buco e c’avressimo l’acqua al Cerqueto.

1° UOMO: Ma el sae che c’ho pensato anch’io qualche volta? Oh, de acqua ce n’è ‘no scroscio. De le volte se sente anco el rumore.

2° UOMO E allora? Facemo sto buco. Però.. tutte d’accordo emo da esse!.

1° UOMO: M’è venuta un’idea. Chiamamo ‘n po’ de gente pe ‘na riunione all’osteria de Bensi Lorenzo e sentemo come la pensano.

2° UOMO: Ce sto. Pe’ quanno la facemo sta fecenna?

1° UOMO: Oggi que è?

2° UOMO: Mercoledì.

1° UOMO: Sabbeto.

NONNA: Que è che volete fa?

2° UOMO: Volemo pija l’acqua de Torlonia. (gli uomi si alzano)

NONNA: Perché l’acqua de la Polonia è più bona?

1° UOMO: Eh, bonanotte ma’ (escono)

ATTO 4° – IL SABATO

Un bambino attraversa la scena esponendo un cartello con la scritta:

IL SABATO
Scena:
L’osteria piena di gente.

1° UOMO: Stete zitti per piacere. Demo la parola a Bensi Lorenzo, il padrone di casa.

LORENZO BENSI: Allora potemo comincià. La fecenna la sapete com’è, no? Nun c’è bisogno che ve l’allungo tanto. Noialtri cemo ‘n pozzo a più d’un chilometro e ce tocca spolmonacce tutti i giorni per gi’ a pija l’acqua. Sotto i piedi ce passa l’acquedotto de Torlonia. Si semo tutti d’accordo potressimo fa ‘n buco e pijà l’acqua pe’ fa ‘na fontanella dentro al Cerqueto. risparmieremo!

3° UOMO: Sì ma questo se chiama rubbà!

4° UOMO: In effetti rubbamo l’acqua de Torlonia.

5° UOMO: Io nun so tanto convinto. Do la pija l’acqua Torlonia?

6° UOMO: La pija a Santo Marzio.

7° UOMO: E Santo Marzio de chi è, de Torlonia?

8° UOMO: No, è del Comune. Infatti l’acqua je l’ha data il comune.

9° UOMO: E si è del comune è come se fusse la nostra.

2° UOMO: Tanto più che passa pel Cerqueto. El Cerqueto di chi è?

3° UOMO: Per me nun è cucì chiara la cosa.

4° UOMO: Secondo me toccaria sentì que ne pensa il prete. Lue ha studiato e sa le leggi.

5° UOMO: E’ ragione. Nun vorrio gi’ a finì in prigione su la Rocca Flea.

6° UOMO: So’ d’accordo. Gemo a chiamà il prete.

NONNA: Que c’entra? Do’ la volete mette ‘sta rete?

1a DONNA: Nonna!!!

PRETE: (Entra) Eccomi, qualcuno mi voleva?

7° UOMO: E que c’ete le recchie che ve fischieno. V’emo nominato appena adesso.

8° UOMO: Sì ma l’haio avvisato io de venì a sta riunione.

9° UOMO: Allora Don .., que ne pensate. Si facemo un buco da l’acquedotto de Torlonia pe’ fa ‘na fontanella in mezzo al paese facemo peccato?

PRETE: Io penso che agli occhi di Dio non fareste nulla di male. In fondo l’acqua è un bene del Signore e visto che ce l’abbiamo proprio qui perché non prenderla? Tanto a Torlonia gli arriva lo stesso.

2° UOMO: Allora è ‘na cosa che se po’ fa.

PRETE: Io direi di sì. Però vi devo avvisare di una cosa.

3° UOMO: Di cosa?

PRETE: Dio sicuramente vi perdonerà, perché in fondo è una cosa fatta a fin di bene anche se non proprio giustissima. Diciamo che sarebbe un peccatuccio veniale.. Ma sul perdono del Principe Torlonia la mano non ce la metterei.

4° UOMO: Che vorressivo di’?

PRETE: Voglio dire che il Principe Torlonia vi potrebbe denunciare. E’ vero che l’acqua è di tutti, ma l’acquedotto è il suo.

5° UOMO: Bisognerebbe chiedergli il permesso.

NONNA: E certo, el cesso. Anco per quello ce vole l’acqua.

1a DONNA: Nonna!!!

6° UOMO. Fiato sprecato. Chissà quante volte glie l’emo chiesto. Ha sempre detto di no.

7° UOMO: E si ce denuncia que ce po’ fa?

PRETE: Ma, non so. Una pena tanto grave non dovrebbe esserci. In fondo si tratta solo di danneggiamento della roba altrui. Di un furto d’acqua non si può parlare. Mica Torlonia la paga l’acqua? I contatori ancora non l’hanno inventati.

8° UOMO: Allora si fa?

9° UOMO: Io ce sto. (Tutti dicono “ce sto”)

LORENZO BENSI: Allora d’accordo? Quando el facemo?

2° UOMO: Ta Pucci je l’ete detto si è d’accordo? Lue fa ‘el fabbro, è lue che ha da bucà la canna e ha da fa’ il lavoro più delicato.

3° UOMO: E’ d’accordo. Stasera nun c’è potuto veni’ ma è d’accordo.

4° UOMO: Volemo fa’ per mercoledì?

5° UOMO: D’accordo, ma tocca fallo di sera.

6° UOMO: E certo. Mica se po’ fa de giorno.

BENSI LORENZO: Allora ce vedemo mercoledì sera. Domane ce mettemo d’accordo su quello che ce vole.

ATTO 5° – IL MERCOLEDI’ SUCCESSIVO

Un bambino attraversa la scena esponendo un cartello con la scritta:

IL MERCOLEDI’ SUCCESSIVO
Scena:
Tutti sulla piazzetta per scavare.

BENSI LORENZO: Ragà, allora facemo sta fecenna? Semo tutti d’accordo?

TUTTI: Sì, sì. Facemo.

BENSI LORENZO: Allora cominciamo. Penso che a occhio e croce il tubo deve passà tuqui sotto.

1° UOMO: (prende un picchione, si sputa sulle mani). Allora comincio a picchionà (comincia a picchionare)

2° UOMO: famme fa’ da me, va. Da te te ce vole ‘na settimana (si danno il cambio)

3° UOMO: Quanto saria profonno sto tubo?

4° UOMO: Dovrebbe esse ‘na metrata.

5° UOMO: Damme sto picchione sinnò que ce so venuto a fa?

PRETE (arriva): Avete iniziato?

6° UOMO: Noialtri semo gente che va al sodo. Mica la mandamo tanto in chiacchiere commo voialtri preti.

PRETE: Ci vuole qualcuno che sta di guardia. Se arriva qualcuno e vi trova a scavare che gli dite?

7° UOMO: La verità, che ce pigliamo l’acqua de Torlonia, tanto a lui glie se spreca.

PRETE: Così chiama le guardie e vi fanno interrompere prima di aver finito il lavoro.

8° UOMO: Allora voi che diressevo de fa’

PRETE: Sentite. Io vo sul campanile della chiesa e controllo la strada. E’ buio ma c’è la luna e si arriva qualcuno sono la campana. Così voialtri smettete de picchionà a fate finta di chiacchierare come niente fosse.

1a DONNA: E’ sentito tu zi prete? E’ proprio vero che con voialtri preti nun ce la cava manco ‘l diavolo!

NONNA: Que, è piantato ‘l cavolo?

1a DONNA: Nonna!!!

PRETE: Bisogna usare un po’ di cervello, altrimenti sarete sempre fregati (se ne va)

9° UOMO:_ Allora continuiamo a scavare e cercamo sto benedetto tubo (picchiona. Dopo un attimo). Penso che ce semo (tutti si appressano per vedere)

10° UOMO: (si inginocchia e scava con le mani) E’ vero. Eccolo. Senti come è fresco.

11° UOMO: (si inginocchia accanto a lui) Fammi sentì anche a me. Mamma mia com’è fresco.

(Suona la campana)

2a DONNA: Il prete suona la campana. Madonnuccia mia arriva qualcuno. (smettono di scavare e si rialzano)

3a DONNA: Facemmo finta de di’ ‘l rosario. Donne, mettemmece in gruppo davanti la buca. Cucì nun se vede.

4a DONNA: Nel primo mistero glorioso si contempla..

VIGILE (entra) Ohè, brave donne.

TUTTE: Ave Maroia, grazia plena, dominus tecum..

VIGILE: Dite il rosario?

1a DONNA. ?n ve sfugge gnente sor tenente (le altre continuano a pregare)

VIGILE: Brave, brave. E perché lo dite qui fuori?

2a DONNA. Chiedemo ‘na grazia (le altre pregano a voce alta)

VIGILE: E quale?

3a DONNA: Che venesse ‘no scroscio d’acqua.

VIGILE 8Ride) Sccì, l’acqua benedetta. Beh, buonanotte. (se ne va)

TUTTE. Buona notte. Ave Maria, grazia plena

4a DONNA: E’ gito via, potete continuà.

PRETE (entra) Cos’era?

1a DONNA: Un vigile notturno.

PRETE: Si è accorto del buco?

2a DONNA: Macché, l’emo coperto tutte nualtre.

PRETE: Va bene. Torno sul campanile( esce)

3a DONNA. (Verso gli uomini che scavano) Eete fatto?

1° UOMO: Pucci, tocca a te. Fa sto buco e facemo sta fontana.

PUCCI. Ecco fatto. Damme el tuybi e mettemo la fontana (finge di trapanare) Damme la canna col rubinetto (Gli altri ne seguono il lavoro circondandolo. Quando si solleva apre il rubinetto e ne esce l’acqua) Ecco fatto. L’acqua c’è.

TUTTI (applaudono, fanno salti di gioia, si abbracciano).

(Il balletto esegue la danza dell’acqua intorno alla fontana).

(Tutti escono e a scena vuota con l’acqua che esce dal rubinetto arriva il vigile di prima, vede l’acqua e urla:

VIGILE: Miracolo! Miracolo! Chiamate el vescovo, el papa! (esce correndo)

ATTO 6° – DUE GIORNI DOPO

Un bambino attraversa la scena esponendo il cartello:

DUE GIORNI DOPO
Scena:
Una donna prende l’acqua alla fontana. Arrivano due carabinieri.

1° CARABINIERE: Buon giorno.

DONNA. Buon giorno.

1° CARABINIERE: Che state facendo?

DONNA: Piglio l’acqua per cucinà la pastasciutta. Fra mezz’ora arvene maritemo e si nun ho fatto da magnà senti tu che solfa. Pu ho da caccià el vino giù la botte.

NONNA (E’ seduta vicino alla fontana) Que? Te s’è bucato ‘l vaso da notte?

2° CARABINIERE: Ma questa fontana da dove la prende l’acqua?

2a DONNA. (Appena arrivata) Boh! Nialtri nun semo esperti de ste cose. Basta che l’acqua c’è, che ce frega da do vene? E’ spuntata cuscì.un miracolo!

1° CARABINIERE: Ah, quindi voi non sapete niente. Non sapete nemmeno se questa fontanella c’era tre giorni fa? (Si rivolge alla nonna) Voi che siete la più anziana ci sapreste dire che c’era tre giorni fa questa fontana?

NONNA: La mongana? E quella sta ‘nte la stalla.

2° CARABINIERE: No la mongana, la fontanella! Tre giorni fa c’era la fontanella?

NONNA: La monnichella? E quelle stonno a Gualdo mica a Cerqueto?

1° CARABINIERE. Insomma, nessuno sa nulla.

3a DONNA (Appena arrivata) Io sinceramente nun nel so da quanto tempo c’è. So che c’è e è ‘na gran commodità. Apri il ruibinetto ed ecco l’acqua a due passi da casa.

2a DONNA: Eh, prima toccava gì giun quel pozzaccio e più d’un chilometro e toccava tirà su i secchi co’ le braccia. Te ce facieno male i polsi.

4a DONNA: Eppù, el volete sapè? Ogni tanto ta qualcuno je pijava la cacarella. Io penso che quell’acquaccia era anco trista.

2° CARABINIERE: A me questi discorsi non interessano. Io ho qui una denuncia del signor Torlonia che accusa la gente di Cerqueto di avergli rubato l’acqua. E’ questo che devo appurare.

1° CARABINIERE: E un fatto è certo. Qui c’è una fontana che pochi giorni fa non c’era. E visto che non c’è altro acquedotto che quello di Torlonia l’acqua di questa fontana viene da questo acquedotto.

NONNA: Que? Volete magnà ‘l pancotto?

5a DONNA (arriva con una bambina): (Rivolta alla bambina) Curre, va a chiamà il prete che tuquì se mette male. (La bambina scappa. La donna si rivolge ai carabinieri) Ma ve dà tanto fastidio sta fontanella? Nun dovessivo esse contenti che la gente de Cerqueto ha finalmente l’acqua vicino casa?

2° CARABINIERE. Noi saremmo anche contenti, capiamo le vostre esigenze, ma di fronte ad una denuncia che possiamo fare? Non possiamo far finta di niente.

1° CARABINIERE: Noi vogliamo soltanto sapere chi ha fatto questa fontanella.

NONNA: Que? C’ete la cacarella?

1° CARABINIERE: Ma cosa avete capito? La fontanella, ho detto la fontanella.

NONNA: Ah, la panzanella!

DONNA. Non ci fate caso. E’ sorda come una campana.

NONNA: Certo che me l’ho messa la sottana.

PRETE (Arriva trafelato). Che cosa succede? Buon giorno, appuntà. Che cosa volete?

2° CARABINIERE: Vogliamo soltanto sapere chi ha fatto questa fontanella.

PRETE: Io l’ho fatta, io sono stato. Prendetevela con me. Questa povera gente non c’entra.

1° CARABINIERE. Adesso mi volete far credere che avete scavato la terra e sapete fare anche l’idraulico? Via, non mi fate ridere. Voi la zappa non sapete nemmeno dove sta di casa.

PRETE: Glie l’ho chiesto io alle persone che l’hanno fatto materialmente. Loro non c’entrano. Sono io il responsabile, sono io che glie l’ho ordinato.

2° CARABINIERE: (Al suo collega) Mica possiamo denunciare un prete. Come si fa?

1° CARABINERE. Sappiamo, però, che la riunione in cui si è deciso di fare questo lavoro non si è tenuta in chiesa, ma nell’osteria del signor Bensi Lorenzo. Non vorrete dire una bugia, padre!

PRETE. Questo non lo posso negare, ma che c’entra?

2° CARABINIERE. C’entra, c’entra. Il signor Bensi Lorenzo è responsabile primo di questo atto perché si è deciso di commetterlo nel suo locale. Ne dovrà rispondere di fronte al giudice.

PRETE: E’ un’ingiustizia. Non potete fare questo.

1° CARABINIERE: Se è un’ingiustizia non lo dobbiamo stabilire noi. Lo stabilirà il giudice.

1a DONNA: E l’acqua ce la levate?

2° CARABINIERE: No, no. Anche su questo deciderà il giudice. Arrivederci (se ne vanno)

 ATTO 7° – UN MESE DOPO IL PROCESSO

Due bambini attraversano la scena esponendo due cartelli con la scritta:

UN MESE DOPO
IL PROCESSO
Scena:
Aula della pretura. Seduti o in piedi è presente tutta la popolazione.

CANCELLIERE: Silenzio in aula, comincia il processo. In piedi, entra il giudice.

GIUDICE: (Entra e si siede) Causa intentata contro il signor Bensi Lorenzo abitante a Cerqueto su denuncia del Prince Torlonia. L’accusa è di aver rubato l’acqua dell’acquedotto del suddetto Principe per alimentare una fontanella posta al centro del paese di Cerqueto.

CANCELLIERE: (A Bensi Lorenzo) Giuri di dire la verità nient’altro che la verità. Dica lo giuro.

BENSI. Ve bè’

CANCELLIERE: Dica lo giuro

BENSI: Dico lo giuro.

CANCELLIERE: Nooo! Lei deve dire “Lo giuro”

BENSI: Que?

CANCELLIERE. Dice la verità?

BENSI: E certo!

CANCELLIERE: Lo giura?

BENSI: Giurà è peccato.

CANCELLIERE: Lo giura?

BENSI: e GIURAMO! Ma nun voglio responsabilità eh?

GIUDICE. La parola all’accusa.

AVVOCATO DELL’ACCUSA: Signor giudice, il mio cliente, l’eminentissimo Principe Torlonia, ha un acquedotto per i suoi poderi di Schifanoia e Coldorto che attraversa il paesino di Cerqueto. Ebbene, gli abitanti di Cerqueto, sobillati dall’imputato Bensi Lorenzo, nottetempo, hanno perforato il suddetto acquedotto per alimentarvi una fontanella ad uso e consumo del paese. Mi sembra senza ombra di dubbio che si tratti di un furto e chiediamo quindi una condanna esemplare e la rimozione della fontanella (Si siede)

AVVOCATO DELLA DIFESA: Signor giudice, il mio cliente non è un sobillatore. E’ vero che la gente del paese di Cerqueto si è radunata nel suo locale per discutere della fontanella. Ma soltanto perché a Cerqueto è quello l’unico posto dove la gente può radunarsi. Chiedo pertanto l’assoluzione del mio cliente perché non è responsabile dell’accusa che gli è stata formulata.

GIUDICE. Signor Bensi, conferma che la riunione è venuta nel suo locale?

BENSI. Madonna! C’era tutto el Cerqueto e un po’ anco del Palazzo Ceccoli..

GIUDICE: Ed è stato in quella riunione che la gente ha deciso di prendere l’acqua dall’acquedotto del Principe Torlonia per alimentare una fontanella?.

BENSI. Sì signore. Non ne potevamo più de sta’ senz’acqua. Ci passava sotto i piedi, perché non la dovevamo pijà? Facete finta che vue sete un pellegrino che cammina nel deserto e avete ‘na sete che ve morete e nun c’ete più acqua. Vedete ‘na bottiglia d’acqua da ‘na parte. Que facete? Morite de sete perché la bottiglia nun è la vostra?

GIUDICE: Le domande le faccio io. Lei si limiti a rispondere.

BENSI: e io v’arisponno. Ma vue nun v’arrabbiate. Ve volete rovinà el fegato pe’ ‘n po’ d’acqua?

GIUDICE: Quindi è stato lei a condurre la riunione ed a trarre le conclusioni?

BENSI: None! Eriamo tutto ‘l paese. La decisione l’abbiamo presa tutti insieme. Ce saronno state 50 persone tra ommini e donne. Doppo me ricordo che ce semo fatti i spaghetti aio, oio e peperoncino.

AVVOCATO DIFENSORE: Signor giudice, io vorrei presentare dei testimoni a discarico del mio cliente. Essi potranno dimostrare.

GIUDICE: Avvocato, ma cosa c’è da dimostrare? Mi pare che i fatti siano fin troppo chiari. Ci sono tutti gli elementi per emettere una sentenza. La popolazione di Cerqueto, su istigazione del signor Bensi Lorenzo qui presente, ha rubato l’acqua dall’acquedotto del Principe Torlonia.

AVVOCATO DIFENSORE: Signor giudice, non è esatto. La popolazione di Cerqueto non può aver rubato l’acqua perché l’acqua è di proprietà pubblica, non è di proprietà di nessuno. Tanto è vero che il Principe Torlonia non paga l’acqua del suo acquedotto.

AVVOCATO ACCUSATORE: Signor giudice, il mio collega sta tentando di mischiare le carte in tavola. E’ vero che l’acqua è un bene pubblico, ma l’acquedotto del Principe Torlonia è un bene privato e tutto ciò che sta al suo interno è privato. Quindi anche l’acqua.

GIUDICE: Signori avvocati, vi prego di darvi una calmata. Credo che ormai abbiamo acquisito tutte le informazioni necessarie. Quindi possiamo emettere un giudizio. Avvocato dell’accusa. Faccia la sua arringa finale.

AVVOCATO DELL’ACCUSA: (Si alza) Signor giudice, i fatti che sono stati oggetto di questo dibattimento sono chiarissimi. La popolazione di Cerqueto, istigata dal qui presente signor Bensi Lorenzo, ha effettuato un buco nell’acquedotto del querelante mio cliente Principe Torlonia per appropriarsi dell’acqua che in esso vi scorreva. E’ fuori di dubbio che si tratti di un’azione delittuosa. Tanto è vero che essa è stata effettuata di notte, perché c’era il timore che alla luce del sole venissero scoperti. La colpevolezza dell’imputato qui presente Bensi Lorenzo è, quindi, fuori di dubbio. Chiedo pertanto una condanna esemplare per scoraggiare altri cittadini a commettere simili azioni. (Si siede)

GIUDICE. Avvocato difensore, tocca v oi.

AVVOCATO DIFENSORE (si alza)Signor giudice, non possiamo certo negare che l’azione di cui è accusato il signor Bensi Lorenzo ci sia stata. Ma non per questo il mio cliente è colpevole. Perché, infatti, ha agito? Perché la gente del suo paese era esasperata. Ogni giorno doveva percorrere più di un Km per andare a prelevare l’acqua con i secchi e con le brocche, con grande sacrificio e perdita di tempo prezioso da dedicare ad altre attività. Eppoi non si tratta di un furto. Nessuno può ritenersi proprietario dell’acqua che scende dal cielo, scorre nei fiumi, penetra nelle rocce per poi riemergere sotto le sembianze di limpide e fresche sorgenti. L’atto di cui può essere accusato il mio cliente al massimo è quello di danneggiamento di cose altrui, non certo di furto. Per cui chiedo per lui l’assoluzione dall’accusa di furto ed il minimo della pena per il danneggiamento di cose altrui. (Si siede)

GIUDICE: (Riceve un foglio dal segretario) Alla luce di quanto abbiamo ascoltato in questo dibattimento, assolvo il signor Bensi Lorenzo dall’accusa di furto dell’acqua. Essendo però stato danneggiato l’acquedotto del Principe Torlonia lo condanno a cinque anni di reclusione. Essendo però il signor Bensi incensurato, gli concedo la condizionale. Mi è stata recapitata proprio in questo momento una lettera del Podestà di Gualdo Tadino. Vi si legge che il comune di Gualdo si impegna a realizzare un acquedotto per portare l’acqua al paese di Cerqueto. Quindi, dal momento che è fuori di dubbio che la gente abbia diritto ad avere acqua potabile nelle vicinanze delle loro abitazioni, dispongo che la popolazione di Cerqueto continui ad usufruire della fontanella fino a quando il comune non avrà realizzato l’acquedotto. La seduta è chiusa.(Si alza e se ne va)

BENSI: Io non ho capito niente.

AVVOCATO DIFENSORE: Hai avuto la condizionale.

NONNA: Que, te s’è bucato l’orinale?.

BENSI: Che è sta condizionale.

AVVOCATO DIFENSORE: Significa che vai a casa e continui a fare quello che hai fatto fino adesso. Però nei prossimi cinque anni non devi commettere alcun reato perché altrimenti ti portano sulla Rocca Flea.

BENSI: E l’acqua?

AVVOCATO DIFENSORE: L’acqua la potete tenere. La fontanella rimane lì dov’è fino a quando il comune non vi avrà costruito l’acquedotto.

BENSI: (Strilla) Allora emo vinto

Tutti alzano le braccia e gridano “Emo vinto” “C’emo l’acqua”, si abbracciano e si baciano.

UN BAMBINO: Questa è una storia che ci sembra incredibile. Eppure è accaduta veramente appena 70 anni fa, qui, nel nostro paese di Cerqueto, quando le nostre bisnonne avevano la nostra età. L’acqua è un bene prezioso. Ora che ne abbiamo quanta ne vogliamo, non sprechiamoLA.

©Riccardo Serroni – Tutti i diritti riservati

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