La Grande Guerra …

LA GRANDE GUERRA DEI GUALDESIINDICE

Prefazione Pag. 7
Premessa Pag. 15
CAPITOLO I – Gualdo Tadino durante la guerra
Il periodo di neutralità Pag. 17
Interventisti, neutralisti e guerra di campanili Pag. 23
L’entrata in guerra Pag. 27
La crisi alimentare, requisizioni e razionamento Pag. 37
Profughi e internati Pag. 41
L’ultimo anno di guerra Pag. 45
Il monumento ai caduti Pag. 53
CAPITOLO II – Gualdesi al fronte
I caduti Pag. 57
I decorati Pag. 85
I mutilati e gli invalidi Pag. 97
I reggimenti Pag. 103
CAPITOLO III – Ignoti a noi – noti a Dio
Migliaia di militi senza nome Pag. 123
Il milite ignoto Pag. 125
Gualdesi sepolti nei cimiteri provvisori Pag. 129
Gualdesi sepolti nei sacrari e nei cimiteri militari Pag. 131
CAPITOLO IV – M’arcordo che
Piccole storie, grandi gualdesi Pag. 139
Ospedaletti da campo: la storia di Luciano Pag. 149
I mutilati dell’anima Pag. 153
I ricordi di Fidia Pag. 155
CAPITOLO V – Testimonianze dal fronte, lettere e cartoline
CAPITOLO VI – Testimonianze fotografiche Pag. 195
Albo d’Oro – Quadro d’Onore
Bibliografia Pag. 225

PREFAZIONE

Gli ultimi giorni dell’umanità. Grande Guerra e memoria

“ A Sua Maestà il Re. Se per disgrazia l’Italia andrà in guerra e che io, povera madre vedova, sia privata del mio unico sostegno e di mio fratello che è quello che mantiene la mia povera mamma, le assicuro che la vita di Sua Maestà il Re, e i membri della Sua Famiglia sarà una ben dura sorte li attende, perché la maledizione di tutte le madri italiane cadrà sul loro capo come fulmine dal cielo, credo che la guerra non verrà, perché prima della guerra verrà la Rivoluzione , che qua in Italia ne abbiamo molto bisogno, che così si potrà sradicare quella maledetta Casa Savoia che più di sventure per l’Italia non porta, e con loro tutti i ministri che più di Ladroni non sono ” (1).

Questa lettera di innocua intimidazione giungeva al Quirinale nei primi giorni di aprile del 1915. L’illustre destinatario, Vittorio Emanuele III, con ogni probabilità non la lesse mai, così come non lesse molte altre lettere del medesimo tenore che verosimilmente dovettero partire da tutta Italia in quelle settimane concitate che precedettero il 24 maggio, giorno in cui l’Italia entrava ufficialmente nel primo conflitto mondiale, dalla parte dell’Intesa. Dogali, Adua, la Libia : di sangue gli italiani, ufficialmente tali da poco più di cinquant’anni appena nel 1915, ne avevano versato già parecchio. Eppure, nulla in confronto all’ecatombe che sarebbe stata la Grande Guerra (2). Quella che gli interventisti avevano frettolosamente e incautamente definito una indolore “passeggiata su Vienna” sarebbe presto diventata un massacro immane, in cui, per la maggior parte, sarebbero stati “morti di fame contro altri morti di fame” (3) ad ammazzarsi l’un l’altro, sulle montagne dell’arco alpino orientale. Specie coloro la cui unica trincea sarebbe rimasta, al massimo, il tavolino dell’elegante caffè posto

lungo il corso principale cittadino – o la scrivania del comodo studio, o la severa cattedra, o anche la battagliera redazione – arringavano gli ultimi riottosi sul valore del sacro bagno di sangue, perché anche quelli si convincessero che la guerra era davvero l’unica vera “igiene del mondo”, secondo la nota formula marinettiana (4). La retorica roboante e barocca dei belligeranti a parole, in tutta la sua enfasi tronfia, in stile dannunziano, urta contro le frasi disordinate e piene di errori di quell’anonima italiana che ammoniva il Re. Vi sbatte contro, e svanisce in tutta la sua vacuità, stritolata dalla concretezza, inelegante ma vera, delle paure di chi al caffè non c’era mai andato in vita sua, e che della trincea avrebbe presto conosciuto la versione non metaforica. Quelle parole sgrammaticate dell’anonima, al contempo madre, figlia e sorella, che invocava la Rivoluzione a impedire il disastro, sono la sintesi perfetta della percezione che, a buon diritto, della guerra ebbero le popolazioni italiane: un vero e proprio castigo divino.

Una guerra di contadini contro altri contadini. Contadini, mezzadri, braccianti. Che nella trincea di italiano ne masticavano ancora poco, che parlavano i mille dialetti locali, che non avevano mai visto nulla al di là del borgo più vicino, che avvertivano l’ancor giovane Stato italiano come un potere oscuro e ineludibile (5) e che pure avevano ricevuto, insieme a quello del catechismo, anche l’insegnamento dei valori altrettanto sacri dell’ancor vicino Risorgimento, insieme, se erano fortunati, al leggere, scrivere e far di conto . I contadini: che mangiavano la carne solo a Pasqua e a Natale e che sognavano di andarsene in America, dove le strade, si diceva, erano lastricate d’oro, o quasi. Poveri, ignoranti, per lo più soggetti ad una qualche forma di notabilato: industriale nel nord-ovest, agrario al centro, semi-feudale nel sud. Quella cricca trasversalmente alleata di potenti, insomma, che l’intervento lo voleva: i “pescecani di guerra”, come si diceva allora, che dalla logica delle cannonate avrebbero avuto da costruire o da consolidare durature fortune. Solo la Rivoluzione , invocata da quella lettera di minaccia, avrebbe potuto salvare e affrancare il popolo da quella terrificante nuova prospettiva di tribolazioni e miseria. Una rivolgimento, una palingenesi dei “cafoni”, per dirla con Silone, un evento vagheggiato più che pensato coerentemente, e che aveva più i tratti dello slancio anarchico e spontaneistico, che non la sistematicità teorica e il rigore organizzativo del socialismo scientifico di Marx, che pochissimi conoscevano davvero.

Il libro in cui il lettore sta per addentrarsi racconta, e questo è fra i suoi pregi maggiori, la guerra dalla prospettiva di quello stesso popolo che vedeva in essa la peggiore delle sciagure e che portava in processione la Madonna di Loreto, chiedendo alla Vergine Santa di scansare quella tremenda prova dal proprio cammino. Narra una parte, la parte più vicina a noi, di questa storia popolare di sacrificio, di paura, di sofferenze, ma anche di dovere sentito e compiuto, di eroismi.

Questo volume ha la sua prima origine, il suo movente iniziale, nelle tracce lasciate dalla prima guerra mondiale in una tradizione orale domestica, in racconti, ancora fortemente intrisi di un coinvolgimento personale, sul destino di cari che a quel conflitto avevano preso parte. L’ambiente familiare e privato, quindi, è all’inizio di questa poderosa opera di scandaglio, che, col crescere e l’allargarsi dei materiali di archivio, ha finito col rappresentare una storia quanto mai collettiva. Con moltissima pazienza, con infinita passione, con sensibile accortezza e, soprattutto, col senso dell’obbligo morale della memoria, i due autori hanno cominciato, quindi, una fittissima attività di ricerca, tutta di prima mano, inedita, dando un contributo ragguardevole agli studi sulla storia gualdese in epoca contemporanea, nel cui ambito mancava proprio uno volume monografico sulla Grande Guerra. Essi hanno il merito, in altri termini, di aver colmato un vuoto, al quale, a quasi un secolo dalla fine di quel conflitto, si doveva porre rimedio. Fra le molte cose interessanti del libro vi è proprio la pittura perspicua di Gualdo Tadino nei primi anni del Novecento: un piccolo paese, quale non appare più a noi, una società prevalentemente contadina, che combatte con la penuria, che si affida alla radicata fede cattolica, che si arrangia come può. Un piccolo mondo antico, fatto di pane e lavoro: il binomio di una altrettanto piccola felicità, che la guerra intervenne a compromettere. Non è un caso, infatti, che nelle bellissime lettere inviate dai combattenti gualdesi, trovate e riprodotte nel volume dagli autori, si parli quasi sempre, fra le prime cose, del raccolto, dei lavori di vendemmia, della casa da risistemare: si parla, insomma, della vita, riflessa nelle faccende quotidiane, che diventano gli specchi su cui si rifrangono gli affetti più cari, perché a ognuno nella famiglia, coesa e spesso numerosa, tocca un ruolo distinto, indispensabile nello sforzo comune del tirare innanzi. Spesso queste lettere commuovono. Si partecipa per pochi minuti di quelle vite e si riesce ad avere anche un’idea, seppure vaga, dell’angoscia che, ad un capo ed all’altro dell’itinerario della posta, si doveva provare. Quelle lettere dei combattenti sono, poi, una delle parti più interessanti e originali della ricerca svolta dagli autori, anche a motivo del fatto che proprio gli epistolari e i diari di guerra sono quanto di più raro da rinvenire e di più illuminante dal punto di vista dell’analisi storiografica (6).

La Grande Guerra narrata nel microcosmo della cittadina, dunque, specchio indiretto dei grandi eventi. Ma com’era Gualdo Tadino in quei primi quindici anni del secolo XX? Era un paese di dimensioni modeste, povero, tutto o quasi raccolto nelle sue vecchie mura o in quello che ne rimaneva. Un borgo attaccato ad una montagna, in cui, nei secoli, sembrava essere sfiorito quel certo lucore culturale e civile che l’aveva attraversato per un buon tratto della modernità. La politica e l’istruzione vi erano ancora concepite come privilegi di un’ élite , mentre imperversavano, fra la massa dei più, come fossero una condizione naturale e necessaria, fame, malattie, ignoranza e degrado. Cominciava, tuttavia, a sorgere anche una certa primitiva coscienza di classe, frutto soprattutto delle novità che del gran mondo si apprendevano soprattutto dagli emigrati, che partivano a frotte (7). Nel 1912 venne ultimato l’ospedale, sorto grazie alla generosità di Monsignor Roberto Calai, che se ne accollò per intero le spese di realizzazione, dimostrando nei fatti che il Vangelo poteva, come doveva, essere molto di più che una disimpegnante formula puramente teorica. Cominciarono a circolare le prime automobili, furono costruiti l’impianto telefonico e quello elettrico. Ma, intanto, in mezzo a tanti, palesi segni di un progresso inarrestabile, non si placavano le proteste popolari per il rincaro dei beni di prima necessità e per i contratti mezzadrili troppo esosi (8). Uno scenario, in altri termini, ancora ottocentesco, in cui gli agi e gli splendori della modernità rimanevano una rarità concessa a settori esigui, minimali della immobile, piccola provincia.

Il progresso, la crescita, l’abbondanza, la libertà sarebbero stati i frutti, si diceva allora, di questo definitivo rifulgere della ragione nella nuova epoca, in cui, per prima cosa, non ci sarebbero state più guerre. Il nuovo secolo, il XX, avrebbe dovuto portare, insomma, solo pace e benessere, quelle “magnifiche sorti e progressive”, cioè, previste dall’entusiasmo del positivismo, dimostrate dai passi in avanti delle scienze e messe in pratica dall’industria e dalla prima produzione di massa. Quel nuovo secolo, manifestò, invece, già ai suoi inizi, anche una faccia sgomenta, scioccante: nelle fosche, destabilizzanti visioni della psicoanalisi, nel superomismo, più o meno frainteso, di Nietzsche, nell’antiparlamentarismo di certi politologi come Pareto e Mosca, nell’arte d’avanguardia o nei romanzi di Kafka. Ma anche nella sciagurata corsa ai primati economici, politici, e strategici cui si assistette già sullo scorcio dell’Ottocento. Corsa che si intensificò bruscamente nel 1905, con la prima delle due crisi marocchine, per non arrestarsi più, fino all’estate decisiva del 1914, e, per L’Italia, alle “radiose giornate di maggio” del 1915. La cultura primo-novecentesca, supportata dai sussulti arrecati dagli eventi, in differenti dei suoi infiniti rivoli, sembrava aver vaticinato, insomma, una sorta di profezia nera: l’illusione della felicità perenne dell’uomo moderno, razionale e accorto calcolatore dell’utile, si sarebbe sciolta di fronte all’incalzare di una furia bestiale, di cui “l’inutile strage” del 1914-18 sarebbe stata il primo spaventoso atto. Come recitava il titolo della celeberrima opera teatrale di Karl Kraus dedicata alla prima guerra mondiale, sarebbero scoccati gli “ultimi giorni dell’umanità”.
Ma è nel “piccolo” della storia cittadina che questo bel libro si inserisce, con una ricerca originale e indispensabile. Ed è nel piccolissimo, per dir così, di due esperienze personali che voglio concludere queste considerazioni.

La prima volta che ho sfogliato il volume (allora ancora in bozza) che il lettore sta per leggere, lo sguardo mi è caduto su una fotografia. Mostra la faccia di un “giovinetto del ‘99”, uno di quei diciottenni che, nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, furono richiamati alle armi. Quella faccia mi aveva impressionato. Anzi, di più, mi aveva turbato. Mi aveva turbato il pensiero abissale che vi possa essere stata un’epoca, non poi così lontana, in cui si poteva finire a diciotto anni in una guerra. Qualche tempo dopo comunicai quella sensazione, o almeno provai a farlo, parlando della prima guerra mondiale alle mie classi, che sono piene, naturalmente, di diciottenni: esuberanti, vitali, brillanti, ironici, commoventi e seccatori al tempo stesso, come gli studenti devono essere. Battaglie, nomi altisonanti, toponimi sconosciuti, descrizioni di passaggi politici e diplomatici: tutto questo difficilmente, nell’insegnamento della storia, si riesce a scardinare dalla grigia coltre di una sorta di archeologia polverosa. Ma quando ho fatto vedere quella faccia spaurita con un cognome così familiare scritto sotto, allora è successo qualcosa. L’attenzione, guadagnata prima solo come un interesse formale, neutro, di fronte alla storia percepita come la pura informazione su un passato che non riguarda più nessuno, quell’attenzione è diventata partecipazione. I colli si sono allungati, le mani hanno preso in mano quella foto portata in copia, come se si trattasse di maneggiare l’immagine di un bisnonno mai stato tale e mai conosciuto, di un lontanissimo parente, di qualcuno che aveva un che di familiare, per quanto vago e nebuloso. La storia, d’improvviso, era diventata affare attuale, urgente, quasi una questione personale. Il ragazzino, infatti, al fronte c’era morto, nel ’16 o nel ’17, non ricordo più. Qualcuno in classe ha detto Iraq, qualcun altro Afghanistan, e altri altre cose che non rammento. La storia era diventata il presente, seppure attraverso lo shock della morte di un diciottenne. Per quanto lontana quasi un secolo. Una banale fotografia, scovata in qualche soffitta, aveva reso non retorica la convinzione che ricordare le guerre passate lo si deve anche perché non ce ne siano più. Pace, tolleranza, dialogo, da opache dichiarazioni di principio, di fronte a quella figura di un ragazzino spaventato dalla possibilità di non rivedere più le strade che noi, oggi, percorriamo tutti i giorni, diventavano esigenze, impegni da assumersi. Ricordare per fare, non ricordare e basta. Se la storia può avere un senso morale, un compito etico e civile, al di là del rispetto dovuto ai canoni della pura, e in sé autonoma, scientificità storiografica, sta in questo risvolto attivo che viene dal sapere. Diversamente, essa rimane archeologia. Bella, appassionante anche. Ma inutile.

Oggi, appena sotto la Croda Rossa , vicino a Sesto, Valpusteria, su un prato ci sono dei giochi per bambini. La gente appena arrivata in funivia indugia e si gode la gioia dei più piccoli, occupati con trattori di plastica, scivoli, altalene e via dicendo. Prima di cominciare una passeggiata o magari al ritorno da un breve tragitto ci si siede sulle panchine di legno e si dà uno sguardo ai bambini e uno alla Croda: entrambe le cose suscitano una sorta di ammirazione, nell’un caso per la sublime tenerezza dell’infanzia, nell’altro per il sublime della bellezza delle Dolomiti. Il sentiero più semplice è segnalato sulle tabelle di legno in maniera inequivocabile per i turisti: “per famiglie”. Un percorso ad anello che arriva a lambire il confine incerto fra la terra molle del prato e la roccia spigolosa che arriva alla cima. Un tipico paesaggio alpino, tirolese.

Su quelle rocce, da quelle rocce, su quei prati, novant’anni fa, uomini e in qualche caso, specie dopo il 1917, ragazzini cadevano a terra, per non rialzarsi più. Facendo un giro, in tutta comodità, con il bambino in spalla, e moglie al seguito, mi è venuto con insistenza da pensare a quelli che avevano visto con i loro occhi questi luoghi fra il 1915 e il 1918. Cercare di capire cosa si provasse era impossibile (9), dato che l’angolatura emotiva del mio sguardo era esattamente opposta a quella del fante, italiano o austriaco che fosse. Immedesimazioni sarebbero state ridicole e, in definitiva, false, retoriche. L’unico guizzo, la sola fugace, e in fondo, banale intuizione era che tanta bellezza contrastava con lo scenario terrificante che avevo letto nei racconti di guerra o visto nelle rare immagini originali. L’unica cosa giusta da fare mi era parsa, quindi, quella di rimanere in silenzio. Non so se fosse una specie di preghiera, taciuta, detta a modo mio. Mi sono tolto istintivamente il cappello, e ho ripensato a quel volto di ragazzino visto nel libro che avete fra le mani. Parlava il mio stesso dialetto, ho pensato, e chissà quante volte avrà, come me, come noi, attraversato la piazza davanti alla cattedrale, quante volte avrà fatto, come noi tutti, una camminata a Valsorda. Me lo sono figurato nei vicoli, che salutava prima di partire per il fronte, magari usando quelle formule sdrammatizzanti tipiche della parlata gualdese – c’arvedemo , o chissà cos’altro -, mentre se ne andava per conquistare, suo malgrado, il suo pezzo d’Austria. Un ragazzino di diciott’anni, ho pensato. Sono rimasto ancora un po’ in silenzio, poi ci siamo avviati verso l’impianto per scendere a valle. In funivia fantasticavo ancora un po’.
C’arvedemo , ho pensato, mentre guardavo la cima della Croda Rossa che si allontanava.

Gianni Paoletti

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(1) Questa lettera venne inviata da Roma il 3 aprile 1915. É citata in M. I snenghi , Cinque modi di andare alla guerra , in AA.VV., Novecento italiano , Laterza, Roma-Bari, 2008, p. 51.

(2) «In cifre tonde, 4.200.000 italiani (oltre il 10 per cento della popolazione, circa metà dei maschi tra i 18 e 40 anni) andarono al fronte: 500.000 morirono di ferite o malattie prima della fine del conflitto, 600.000 caddero prigionieri (e 100.000 di costoro non tornarono), quasi mezzo milione riportarono invalidità permanenti più o meno gravi, milioni erano al fronte nell’estate del 1918» (M. I snenghi, G. R ochat , La Grande Guerra. 1914-1918 , Il Mulino, Bologna, 2008, p. 279).

(3) Sono le parole che pronuncia il giovane ufficiale interpretato in Uomini contro di Francesco Rosi (1970) da Gian Maria Volonté, durante un assalto che si trasforma in un tentativo di ammutinamento. Questa pellicola di Rosi è uno dei pochissimi film italiani che hanno tentato di rappresentare la Grande Guerra. Un film politico, di parte, accesamente pacifista e antimilitarista, e comunque, forse, il più intensamente drammatico quanto a incisività rappresentativa. La Grande Guerra di Monicelli del 1959, di altra tonalità e intenti rispetto al film di Rosi, rimane forse il film italiano più bello sul tema. Vinse il Leone d’Oro ed ebbe anche una nomination agli Oscar. Monicelli non indulge alla tragedia e mescola drammatico e comico in una sintesi dell’italianità alla guerra, metà eroica e metà codarda, che rimane una pittura sagace di vizi e virtù del Bel Paese.

(4) Sui letterati italiani e la prima guerra mondiale rimane fondamentale il bellissimo libro di M. I snenghi, Il mito della Grande Guerra , Il Mulino, Bologna, 1989. Sulla mistica del sangue e sulla lotta mortale come anima della civiltà, temi largamente presenti in certa letteratura coeva o precedente il conflitto, soprattutto le pp. 98-102.

(5) «In definitiva, possiamo dire con buona certezza che i soldati non capivano le ragioni della guerra di Cadorna» (M. I snenghi, G. R ochat, op.cit. , p. 286). Così commentano, in sintesi, i risultati di decenni di ricerche i due storici italiani che più si sono occupati degli aspetti anche sociali e di mentalità della Grande Guerra.

(6)Su questo tema si vedano le considerazioni di M. I snenghi, G. R ochat, op.cit. , p. 283.

(7)Sull’emigrazione gualdese fra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo si veda A. S orbini , L’emigrazione a Gualdo Tadino , in C. Cardinali, A. Maiarelli (a cura di), Gualdo Tadino. Storia, istituzioni, arte , Le Balze, Montepulciano, 2004, pp. 155-168.

(8)Per questi aspetti della vita cittadina utilissimo il volume di V. A nderlini, Gualdo Tadino, il suo territorio e le sue genti. Disegno storico di 25 secoli di civiltà , Edizioni L’Eco del Serrasanta, Gualdo Tadino, 1998, specialmente le pp. 233-235. Molto articolato e ben documentato anche il lavoro di T. V enarucci , Trasformazioni socio-economiche di un comune di montagna: Gualdo Tadino (1860-1975) , tesi di laurea, Facoltà di lettere e filosofia dell’università di Perugia, a.a. 1993-1994.

(9)Parole illuminanti a questo proposito sono quelle scritte da Emilio Lussu: «di tutti i momenti della guerra, quello precedente l’assalto era il più terribile. L’assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti non ha conosciuto la guerra » (E. L ussu , Un anno sull’Altipiano , Einaudi, Torino, 1964, p. 105; sottolineatura mia). Una delle lettere dei combattenti gualdesi riprodotte nel testo rende lo stesso senso di terrore del soldato italiano, sia nel momento dell’assalto sia in quello – altrettanto fondamentale nel testo di Lussu ( ib ., p. 40-41) – dell’attacco subìto per mano della artiglieria nemica. Quello che ci rende quel brano di lettera addirittura sconvolgente è che a parlare sentiamo, letteralmente, una voce dialettale, qualcosa cioè di immediatamente prossimo, familiare, consueto. Si tratta della lettera del fante Domenico Retini che il lettore trova nel presente volume.

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PREMESSA

Quanto ha lasciato scritto il Tenente Adolfo Ferrero in una famosa lettera, poche ore prima di morire in combattimento, riassume le motivazioni che ci hanno spinto a mettere nero su bianco le informazioni, i documenti, le storie e i racconti, che abbiamo raccolto durante questi ultimi anni:(trascrizione parziale)

“ Fra cinque ore qui sarà un inferno. Fremerà la terra, s’oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa e rombi e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in questo istante medesimo sento in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso: piove. Vorrei dirvi tante cose… tante…. ma Voi ve l’immaginate. Vi amo tutti, tutti….
O genitori, parlate, parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratellini, di me, morto a vent’anni per la Patria. Parlate loro di me; sforzatevi di risvegliare in loro il ricordo di me. Che è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi. Fra dieci, vent’anni forse non sapranno più d’avermi avuto fratello.
A voi mi rivolgo. ”

Gli autori 

I

GUALDO TADINO DURANTE LA GUERRA

Il periodo di neutralità

All’inizio del novecento l’Europa è attraversata da un generale clima di incertezza, dovuto al vuoto di potere generato dalla fine dell’egemonia economica e militare della Gran Bretagna. La mancanza di una potenza leader apre di fatto le porte alla successione: paesi come la Germania e la Francia rischiano più di una volta di risolvere le loro questioni con l’uso delle armi.
La situazione più pericolosa si vive nei Balcani, dove l’aspirazione della Serbia di diventare il paese guida dell’irredentismo slavo si scontra con le pretese dell’Austria, impegnata a rafforzare la propria posizione nella zona: l’occasione per risolvere il contrasto si presenta a Sarajevo, quando Gavrilo Princip, un giovane irredentista serbo, uccide l’erede al trono dell’impero austroungarico.
Il 28 luglio 1914, esattamente un mese dopo l’attentato di Sarajevo, l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia: quella che inizialmente è una disputa locale, per il meccanismo delle alleanze si trasforma in pochi giorni in una guerra che coinvolge la Germania , la Francia , la Russia e la Gran Bretagna ; le successive dichiarazioni di guerra originano un conflitto di proporzioni mondiali, comunemente ricordato come la Grande Guerra .
L’Italia, inizialmente, dichiara la propria neutralità , posizione che mantiene per circa dieci mesi prima di essere direttamente coinvolta nella guerra.

Lo scoppio della Grande Guerra provoca il precipitoso rientro in patria di un centinaio di emigrati gualdesi dai paesi belligeranti, soprattutto dalla Germania e dalla Francia; i rimpatriati, in grande maggioranza, non creano problemi di ricovero e assistenza in quanto dispongono di un alloggio, tuttavia reclamano il mezzo per poter dignitosamente guadagnare il pane per sé e per la propria famiglia.
Il ritorno degli emigrati determina la rottura dell’equilibrio economico di Gualdo Tadino, finora mantenuto stabile grazie al fenomeno dell’emigrazione che assorbe parte della disoccupazione, e moltiplica i tradizionali problemi della città. La situazione che appare dalla relazione del sindaco, Francesco Maurizi, nella seduta del Consiglio Comunale del 27 agosto 1914, è drammatica:
“Il comune non potrebbe da solo provvedere a tutte le carenze di una così vasta disoccupazione, tanto più che i fondi gli mancherebbero e sovvenzioni in prestito sarebbe vano sperarne in un momento così critico per la circolazione monetaria. Occorre che tutti diano il loro concorso in quest’opera di sollievo e di difesa del sociale, altrimenti la crisi potrebbe divenire più minacciosa, se non forse catastrofica, e in tal caso ognuno dovrà assumere la propria quota di responsabilità di fronte al paese”.
Il Sindaco organizza un Comitato di Soccorso con l’incarico di iniziare una sottoscrizione per i più bisognosi e suggerire i provvedimenti più efficaci per far fronte alla disoccupazione. Tale Comitato, composto dai rispettivi presidenti della Congregazione di Carità, della Cassa di Risparmio e della Banca Popolare (che ha anche la presidenza della Soc. di Mutuo Soccorso), nonché da Giammaria Ribacchi, Giuseppe Depretis, Enrico Ceccarelli e Ciro Biscontini, risulta essere di nessun aiuto, per la scarsezza del numero degli intervenuti alle riunioni e per la mancanza di concrete risoluzioni.
Il Consiglio Comunale, considerato che tra i rimpatriati dall’estero non si trovano inabili al lavoro, ma la totalità di essi è costituita da persone idonee che chiedono “pane e lavoro, ma non già soccorsi caritativi” , delibera l’apertura di numerosi cantieri di opere pubbliche:

  • manutenzione delle strade urbane con la confezione del pietrame da adoperarsi per cordonate e selciati delle strade interne, nel limite di una spesa non superiore a £ 1000. Il pietrame ” servirà la maggior parte per la già deliberata sistemazione di via Cavallotti e l’eventuale rimanenza verrà riposta in magazzino per disporne durante l’anno quando occorra “;
  • manutenzione delle strade rurali, in particolare delle strade di San Pellegrino, Caprara, Rasina, Broccaro, Coldorto, Morano e del ponticello sulla strada di S. Lucia, erogando fino alla concorrenza di £. 3000 il fondo avuto in prestito per aiutare i rimpatriati disoccupati;
  • ampliamento del Cimitero di San Facondino, con lavori di splateamento della nuova area fino alla concorrenza di £ 1500.

Le famiglie rimpatriate prive di alloggio trovano una temporanea sistemazione in un’aula della scuola elementare.
Tutte le strade sono battute per far fronte all’emergenza. Il Sindaco chiede di poter conferire con il Prefetto per procurare lavoro per i sarti e per i calzolai con la confezione di vestiti e di scarpe per soldati, sapendo che se ne stanno affrettando le forniture dalle autorità militari, e rivolge personali raccomandazioni al Regio Prefetto affinché solleciti l’approvazione della perizia di una nuova casa colonica per la Congregazione di Carità, il cui cantiere garantirebbe l’occupazione a 20 operai. Al Consigliere Provinciale Farabi viene vivamente raccomandato di ottenere qualche lavoro dalla Provincia nel territorio gualdese.
Il paese si trova, inoltre, a dover affrontare ulteriori problemi determinati dal blocco dei mercati e dalla conseguente scarsa circolazione di generi alimentari, che, oltre a complicare le operazione di approvvigionamento, alimenta la preoccupazione di uno sconsiderato aumento dei prezzi.
In questa situazione un minimo di conforto è rappresentato dalle ditte F.lli Depretis e F.lli Ribacchi, le quali assicurano che sono in grado di fornire le farine ai prezzi attuali e in quantità sufficienti per i bisogni locali, sino ad esaurimento delle quantità immagazzinate salva la requisizione in caso di guerra. Per evitare illeciti accaparramenti, che porterebbero in poco tempo a favorire il mercato nero, viene richiamata in vigore una passata Ordinanza Sindacale che vieta di vendere all’ingrosso i generi alimentari ” importati da fuori di città prima di averne esperimentata la vendita al minuto nella piazza Bersaglieri, per uso della popolazione” .
Per non appesantire ulteriormente la già difficile situazione, la tariffa sulla Tassa Fuocatico per il 1915, un’imposta applicata su ciascun focolare, cioè su ciascuna abitazione, viene fissata nella stessa proporzione dell’anno precedente:

classe 1, reddito £ 20500 = tassa £ 400;
classe 2, reddito £ 18000 = tassa £ 350;
e di seguito fino alla classe 60, reddito £ 550 = tassa £ 1.

Anche la Tassa Bestiame , sostanzialmente, rimane invariata rispetto all’anno precedente:

vacche £ 6 a capo; buoi e tori £ 8; vitelli fino ai sei anni £ 4; cavalli e muli £ 6; puledri cavallini fino ai due anni £ 3; suini compresi i poppanti £ 1,29 (aumento di 50 centesimi..); capre £ 1,90; asini £ 3; puledri asinini fino ai due anni £ 1,90.
L’11 dicembre 1914, nonostante il complicato contesto, il sindaco Francesco Maurizi comunica le proprie dimissioni a causa dell’incompatibilità della carica con la sua attività di viceispettore scolastico. Il 25 settembre 1915, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che decreta l’incompatibilità della carica, rassegna di nuovo le dimissioni e il 28 ottobre gli succede Celestino Colini.
Sia per colmare la deficienza dei prodotti locali, come per moderare il rialzo dei prezzi a vantaggio delle classi meno abbienti, la Deputazione Provinciale dell’Umbria, d’accordo con la Camera di Commercio, il 15 dicembre promuove un’adunanza di sindaci allo scopo di prendere accordi sulla costituzione di un consorzio fra i comuni della provincia per l’acquisto del grano e di altri cereali di prima necessità. Il 27 dicembre il Consiglio Comunale delibera l’adesione al Consorzio provinciale Umbro per l’approvvigionamento e distribuzione dei cereali.
La situazione è talmente drammatica che il 23 gennaio 1915 il comune favorisce l’attivazione di una cucina economica per garantire, perlomeno, la sopravvivenza dei meno abbienti, contribuendo allo scopo con £ 400; decide, inoltre, di convocare ” tutti gli oblatori superstiti che costituirono nel 1880 il fondo per la cucina economica, sul quale residuò la somma di £ 923,64 nel libretto di risparmio, perché si pronuncino sulla disponibilità della somma stessa “. Viene stabilita la distribuzione delle sole minestre, al prezzo di £ 0,09 ciascuna, salvo la concessione gratuita ai più bisognosi. La gestione delle cucine, affidata ad una Commissione Direttiva, chiude il bilancio con avanzo senza dover ricorrere al previsto contributo comunale di £ 400.
Nonostante il grave momento, non mancano azioni di solidarietà verso popolazioni più sfortunate della nostra: la locale Ditta Guerrieri-Luzi invia £ 125 alla popolazione di Rieti, colpita da un devastante terremoto; la Cassa di Risparmio contribuisce con £ 200, scusandosi di non poter disporre di maggior somma stante l’erogazione del disponibile per la costruzione di una lavanderia al civico ospedale Calai e per l’acquisto di una macchina inalatrice; l’Istituto Bambin Gesù mette a disposizione un posto gratuito per un’orfana, obbligandosi anche alle spese personali di vestiario, libri ecc.; l’Istituto Salesiano accoglie 2 orfani.
Il 24 febbraio 1915 il Consiglio Comunale, per mantenere costante il prezzo del pane, delibera d’urgenza la creazione di un Magazzino Granario Comunale e acquista dal Consorzio Umbro, anche per i comuni di Sigillo e Fossato di Vico:

  • 2.000 quintali di grano al prezzo di £ 40,25 al q.le per il nostrale e di £ 39,75 per quello estero;
  • 300 quintali di granturco al prezzo di £ 25,75 al q.le.

Dagli eredi Torlonia vengono acquistati 200 quintali di grano al prezzo di £ 40,25 al q.le, da pagarsi in contanti.
La rivendita del grano, in magazzino, per la circostanza istituito in un locale concesso da mons. Roberto Calai Marioni, viene fatta al prezzo di costo due volte alla settimana, salvo alla Giunta di venderne fino a 300 quintali ad un prezzo ridotto che consenta ai panettieri locali di confezionare del pane casalingo per rivenderlo al prezzo massimo di £ 0,40 il chilogrammo.
Dalla rendicontazione, presentata dal fiduciario Angelo Boccolini, emerge la seguente situazione:

Costo del grano e granone acquistato dal Consorzio Provinciale £18444,10
Costo del grano acquistato dal principe Torlonia £10051,20
Costo del grano acquistato da Garofoli Romolo £ 2340,00
Spese di gestione (Trasporti, magazzinaggio ecc.) £ 1333,06
Totale spese £32.168,36
Piano delle vendite del grano £17732,10
Piano delle vendite del granone £ 8569,22
Grano rimasto in magazzino presso i F.lli Ribacchi – q.li 114 a £. 41 £ 4674,00
Totale introito £30975,32
Perdita £ 1193,04

Tale perdita è dovuta al fatto che, per mantenere il prezzo del pane a £ 0,40 al chilo, una parte del grano viene venduto alle cooperative e ai produttori locali a £ 38 al quintale, rimettendo circa £ 4, compreso il calo di conciatura.
Per una antica usanza, in occasione di pubbliche calamità o per voto popolare, la venerata immagine della Madonna di Loreto, custodita presso la chiesa di S. Maria di Loreto, volgarmente detta La Madonna del Piano, è trasportata in processione alla chiesa di San Benedetto e riportata nella sede originaria solo quando il pericolo è terminato.
La guerra scoppiata, che già coinvolge mezza Europa, e le notizie, che sempre più spesso danno per certa la fine della neutralità italiana, inducono la popolazione ad appellarsi alla centenaria tradizione: nel febbraio del 1915 la S. Imagine viene trasportata in processione in città, con la speranza di un pronto ritorno.
Purtroppo, con l’entrata in guerra dell’Italia, la S. Imagine rimane nella chiesa di San Benedetto per quattro lunghi anni.

Interventisti, neutralisti e guerra di campanili

In varie città d’Italia si svolgono manifestazioni contro il neutralismo e a favore dell’entrata in guerra dell’Italia; il culmine dell’interventismo è toccato nelle cosiddette radiose giornate di maggio , come vengono definite dalla propaganda una serie di manifestazioni di piazza di cui sono protagonisti studenti universitari e intellettuali.

Gualdo Tadino, ovviamente, non è interessata da mobilitazione di folla a sostegno della guerra, la “folla” ha ben altri problemi da risolvere, le radiose giornate di maggio in una piccola cittadina come la nostra rimangono confinate nelle pagine dei quotidiani e i vari interventi, pro o contro l’entrata in guerra dell’Italia, vengono fatti tanto per fare quattro chiacchiere, quasi che si partisse per una scampagnata in cui può anche scapparci il morto.

Un grande personaggio gualdese, Mons. Antonio Ribacchi chiama a raccolta il popolo dei fedeli:

“ In omaggio ai desideri del Sommo Pontefice, questa sera nella Chiesa di S. Benedetto, insieme con la Novena dell’Assunta, si darà principio a pubbliche preghiere per implorare da Gesù Cristo Principe della pace che allontani quanto prima le faci di guerra con le sue esiziali conseguenze. S’invitano pertanto i fedeli ad accorrere numerosi in chiesa perché solo da Dio possiamo attendere lo scampo di questo terribile flagello ”.

Non si tratta di una mera operazione “d’ufficio” da parte di Mons. Ribacchi, in questo periodo la tambureggiante propaganda interventista ha trasformato automaticamente i neutralisti in vigliacchi, nemici della patria; non è facile camminare a testa alta pensando diversamente.

Dopo la fine della neutralità italiana, si assiste a sporadici interventi a sostegno del conflitto, quanto meno di non ferma condanna, da parte di politici e uomini di chiesa. Mentre la chiesa proclama il proprio netto rifiuto della guerra, si formano dei comitati cittadini che organizzano manifestazioni e pellegrinaggi: va bene l’ubbidienza alla Chiesa, ma qua c’è da completare l’Italia, perbacco! Sono addirittura pronti a farsi una scarpinata fino a Serrasanta per raggiungere lo scopo. Dietro l’immancabile pensiero verso chi combatte davvero, c’è sempre qualche parola di troppo che svela i veri sentimenti dei combattenti passeggiatori: i l 22 agosto ha luogo un pellegrinaggio “ al Santuario di Serrasanta per implorare dal Dio degli Eserciti un completo trionfo alle armi italiane, ed una speciale protezione sui soldati gualdesi, che, per l’onore della Patria, combattono al fronte ”. Per l’occasione arriva a Gualdo Tadino il noto predicatore don Carlo Rogora, incaricato del discorso di circostanza.

Ed ora sappiamo che esiste anche un Dio degli Eserciti, un Dio che porta l’elmetto italiano e che combatte contro gli austriaci.

Il Vescovo di Nocera e Gualdo mons. Nicola Cola Il 2 giugno 1915, i l contestatissimo Vescovo di Nocera e Gualdo, mons. Nicola Cola, rivolge una lettera pastorale al clero e al popolo della sua diocesi, in essa, tra l’altro, parla dell’ineluttabile necessità che ha costretto la nostra nazione a prendere le armi:

“ Se il fatto per se stesso può sembrare doloroso e grave, il motivo che lo ha provocato è talmente grande e nobile, che noi dobbiamo riconoscervi una disposizione della Divina Provvidenza, che, se sempre veglia al nostro bene, più che mai proteggerà la nostra Italia in questi momenti di supremo interesse. Le nostre preghiere pertanto non cessino, ma siano raddoppiate, affinché non solo la pace, ma una pace onorevole, conseguenza gloriosa delle nostre valorose armi, ci sia data”.

Immaginiamo il sollievo della popolazione, affamata e angosciata per la sorte dei propri cari, nell’apprendere che la Divina Provvidenza parteggia per i Savoia.

In realtà non si tratta di una mossa dettata da una sua personale simpatia verso l’intervento. Per quanto latente, la battaglia tra interventisti e neutralisti continua il suo corso, e il Vescovo di Nocera e Gualdo, che da alcuni mesi viene pesantemente e ingiuriosamente contestato dalla sponda nocerina, è coinvolto, suo malgrado, nella disputa. La lettera pastorale serve a frenare le polemiche.

La causa scatenante della contestazione è chiarita da una cronaca dell’Unione liberale, corriere quotidiano Umbro-Sabino apertamente schierato a favore dell’intervento, nell’edizione del 22 febbraio 1915: “ La popolazione di Nocera è da vari giorni in vivo fermento contro il Vescovo mons. Nicola Cola, perché questi, all’unico scopo di aumentare per l’annua somma di circa Lire 2000 le rendite più che sufficienti della mensa vescovile, si è con tutte le forze adoperato a fare elevare alla dignità di Cattedrale la Chiesa collegiata di San Benedetto di Gualdo Tadino. L’indignazione di tutta la cittadinanza e della popolazione rurale per l’atto del Vescovo che ha cercato di sopprimere i diritti di Nocera più che millenari, a malapena contenuta nei giorni precedenti, ha già esploso clamorosamente una volta il 9 corrente, festa del patrono S. Rinaldo” .

Il 9 febbraio, infatti, per la festa del patrono furono inviati a Nocera Umbra 30 carabinieri per garantire l’ordine pubblico e la messa pontificale andò avanti tra fischi ed urla di contestazione del popolo nocerino, tanto che il Vescovo, per prevenire qualche guaio serio, non partecipò alla processione.

La politica, sempre vigile e insonne, comincia subito a schierarsi pro o contro il Vescovo, tanto che alcuni ambienti politici fanno circolare la voce che alla contestazione hanno partecipato i cittadini di tutti i partiti, tranne quelli socialisti; viene anche ricordato che nelle passate elezioni il Vescovo “ fu per Fazi contro il marchese Theodoli e per le elezioni provinciali sostenne il socialista Trinca” .

Il messaggio è semplice: il Vescovo, oltre che uomo di chiesa, è un socialista e quindi, per estensione, neutralista. Un peccato mortale per i nostrani guerrieri.

Sempre L’Unione liberale, che ha un conto aperto con mons. Cola: “ …l’offesa da lui inflitta a questa antichissima sede della diocesi è sentita da tutti, tranne che dai socialisti che gli sono amici e da coloro che hanno cambiato idea per qualche bicchiere di vino ”.

Si arriva persino ad organizzare una ignobile mascherata, a cui partecipano centinaia di cittadini nocerini (cifra fornita da un cronista nocerino… per la curia vescovile i partecipanti sono circa trenta) e alcuni gualdesi, organizzata, per mettere in ridicolo l’operato del Vescovo, a Colle di Nocera e Gaifana

Un cittadino di Colle si veste con abiti vescovili e altri si travestono da canonici e da sacerdoti. Il corteo comincia a percorrere le vie di Colle, fra l’ilarità della popolazione che accorre per godersi l’inedito spettacolo, fino a raggiungere Gaifana, dove il finto vescovo viene preso platealmente a calci nel sedere dalla popolazione.

Come d’incanto, l’entrata in guerra dell’Italia e i termini usati nella lettera pastorale fanno dimenticare San Rinaldo e San Benedetto.

Lasciati da parte i santi, si comincia a giocare con i fanti!

Il 23 maggio 1915, l’Ambasciatore d’Italia a Vienna consegna al Ministro degli Esteri austriaco la dichiarazione in base alla quale l’Italia si considera in stato di guerra contro l’Austria-Ungheria a partire dalle ore zero del giorno successivo.

L’entrata in guerra

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra a fianco dell’Intesa contro gli imperi centrali, dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa. Alle 3:55 un cannone da 149 mm appostato al forte Verena spezza il silenzio sparando il primo colpo italiano della Guerra Nazionale 1915-1918 , come è ufficialmente definita la “nostra” guerra: una definizione che si trova in tutti i registri ufficiali del tempo ma ormai dimenticata.
Vengono richiamati 1650 gualdesi (in seguito, con le nuove leve, si raggiunge un totale di 2150 mobilitati), in gran parte contadini. Le famiglie dei mezzadri, che basano la propria economia sulla forza delle braccia, sono ridotte sul lastrico: essendo privi di terra di proprietà non possono giovarsi di una pur minima autonomia alimentare e il cibo deve essere inevitabilmente procacciato con pagamenti in contanti. Per queste famiglie l’unico sostegno è rappresentato da un insufficiente sussidio governativo, demandato all’autorità locale, e dalla povera paga giornaliera del fante che ammonta a cinquanta centesimi, grosso modo quanto il costo di un chilo di pane.
Il 9 giugno 1915, la Giunta “ritenuto che in questa ora suprema che volge per la nostra cara Patria, tutti gli Enti e i Cittadini debbono dare con spirito di illimitato sacrificio aiuto e soccorso ai benemeriti che cimentano la propria vita per una più grande Italia” delibera di versare un contributo al locale Comitato di Organizzazione Civile, come sussidio per le famiglie bisognose dei militari richiamati alle armi; l’illimitato sacrificio consiste in £ 500, di cui £ 400 risparmiate dalla gestione della cucina economica e £ 100 da prelevare sul fondo di riserva.
La chiamata alle armi di molti consiglieri crea innumerevoli disagi all’attività del Consiglio Comunale: nel mese di luglio il Consiglio non raggiunge il numero legale per ben due volte, tanto che viene approvato un provvedimento che prevede la non computazione dei consiglieri richiamati ai fini della legittimità degli atti.
Allo scopo di sostenere materialmente i soldati gualdesi al fronte, si forma un Comitato composto da Giuseppe Calligaris, Ettore Liberati, Giulio Guerrieri, Filippo Natali e Giovanni Boccolini, che rivolge alla popolazione un appello:
“Pensiamo che al principio del prossimo Settembre la neve cadrà sulle Alpi ed i nostri soldati saranno esposti a tutti i rigori di un inverno lungo ed immite, quindi è necessario che tutti abbiano nel corredo maglie, berrette, calze e sciarpe di lana; e il comitato formatosi esclusivamente a quest’uopo, si rivolge alle donne gualdesi perché lavorino a provvedere quanto occorre ai propri cari, mentre il comitato facendo appello ai produttori di lana per il loro concorso a fornire la materia, si mette a disposizione delle prime come di questi ultimi, fidente che non invano avrà ricorso a questo mezzo benefico. Potrà sostenere con il denaro chi non può fornire la materia e prestare l’opera delle proprie mani”. Il comune contribuisce con £ 50.
Nello stesso periodo, essendo rimpatriate due famiglie profughe (Morroni e Ferranti) dalle terre irredente della Dalmazia, e prevedendo che altre famiglie potrebbero essere assegnate al comune di Gualdo Tadino, il Sindaco nomina un Comitato di Soccorso, presieduto dal cav. Plinio Travaglia, mettendo a disposizione del suddetto Comitato la somma di £ 300 per affrontare le prime spese. La successiva decisione della Giunta, che delibera di intervenire presso il Prefetto affinché non siano inviati altri profughi nel nostro comune, mancando locali convenienti per alloggiarli e mezzi per fronteggiare le spese di soccorso, è un atto che scredita la classe politica gualdese, anche se oggi è noto che tutti i comuni inoltrarono l’identica richiesta. I profughi, esuli in patria, povera gente costretta a rifugiarsi lontano dalle proprie case e assegnati all’assistenza di comuni lontani migliaia di chilometri, rappresentano, per chi deve accoglierli, un problema aggiuntivo.
Il Prefetto di Perugia insiste, il comune di Gualdo Tadino deve trovare un locale per alloggiare 30 profughi. Il Sindaco il 6 dicembre dichiara che non esiste a Gualdo Tadino un locale idoneo. Il 10 dicembre il Sottoprefetto di Foligno incarica il dott. Ugo Arinelli ” di recarsi a Gualdo Tadino per la scelta di un locale da adattarsi a ricovero per 30 profughi o per l’accertamento della assoluta inesistenza, affermata dall’Amministrazione Comunale, di un consimile locale”. Il Comune è anche obbligato a corrispondere al dott. Arinelli la diaria di £ 10 e il rimborso delle spese di viaggio.
Come è andata a finire l’indagine è facilmente immaginabile, considerato che non arrivarono altri profughi dalmati.
Per aumentare le opportunità di scambio e di circolazione interna dei generi alimentari, la Giunta autorizza un privato cittadino ” allo smercio della frutta di stagione in giro per le vie della città e con il proposito di estendere la concessione a tutti gli eventuali rivenditori, purché ogni rivenditore paghi £ 0,25 di parcheggio o non possa fermarsi per le vie oltre il tempo necessario per vendere la merce rimettendosi poi subito in circolazione”.
E’ solo un piccolo palliativo, la situazione economica rimane drammatica.
Le scorte alimentari cominciano a diminuire e, per evitare che nel paese si risenta la penuria del grano fino al nuovo raccolto ed allo scopo di vederne mantenuto il prezzo nei giusti limiti, la Giunta Comunale delibera di acquistare dal Consorzio Granario Umbro 1000 quintali di grano al prezzo di £ 41,25 al q.le e di retrocedere la suddetta quantità alla ditta F.lli Depretis, alle stesse condizioni di acquisto, con obbligo per la ditta concessionaria di corrispondere anticipatamente il prezzo e assicurare il ritiro ed il trasporto nei propri magazzini, a suo rischio e spesa. La ditta Depretis deve inoltre provvedere alla macinazione del grano e vendere tutta la farina ricavatavi sul posto, esclusivamente per uso e consumo delle famiglie, dei fabbricatori e degli spacciatori di pane esistenti nel comune di Gualdo Tadino, ai seguenti prezzi: farina grezza £. 43 al quintale, farina tipo unico £ 50 al quintale.
Cominciano a scarseggiare non solo i beni di prima necessità, ma anche quelli considerati secondari, però importantissimi per la popolazione, che comincia a perdere la pazienza quando l’ufficio postale rimane, spesso, sprovvisto di francobolli: con duemila gualdesi al fronte è facile immaginare l’enorme traffico di corrispondenza, non solo in arrivo e in partenza per le zone di guerra, ma pure tra parenti e conoscenti, ansiosi di scambiare notizie sulla sorte dei loro cari.
Per il soldato al fronte il ricevimento della corrispondenza è di primaria importanza: chi la riceve dimentica per un attimo gli orrori della guerra, chi non la riceve si isola, umiliato e ferito. Con la sua elementare calligrafia, il soldato invia assiduamente a casa segnali di vita, desideroso di una pronta risposta. Le madri, le mogli, i padri, a loro volta, s’ingegnano a scrivere lettere di risposta.

caduti_cart1Nel film ” La Grande Guerra “, il soldato analfabeta che scrive alla sua fidanzata con l’aiuto del capitano della compagnia e riceve la risposta dal parroco del paese che scrive per conto della fidanzata, analfabeta anch’essa (con il capitano che si dice stufo di scambiare lettere d’amore con un parroco), non è una trovata cinematografica ma è quanto, in alcuni casi, accade.
Insomma, scrivono tutti, anche chi non sa scrivere.
Quando dopo molte proteste e minacce arriva finalmente la provvista, ci si accorge che i francobolli sono tutti di un unico taglio, obbligando il pubblico ad usare francobolli da 15 centesimi anche per cartoline e corrispondenze per località del distretto o ad usarne due da 10 centesimi in mancanza di quelli da 15 centesimi per località fuori distretto. Non è un problema che riguarda soltanto i gualdesi e i civili rimasti a casa, in una lettera inviata dal fronte il fante Belleri scrive alla sorella: ” Altro ti faccio sapere che adesso le lettere viene serrate e ci vuole il franco bollo da 15 centesimi e cuando mi mandati i bolli mandatemeli da quindici centesimi perche cui non ci sono “. (R. Simoni, Sarezzo nella storia).
Ad appesantire la situazione contribuiscono le notizie sui primi caduti gualdesi.
Il Consiglio Comunale delibera ad unanimità di voti, di istituire un libro d’oro ” ad onore dei cittadini gualdesi caduti, feriti e reduci della guerra odierna contro l’Austria da eternarne la memoria e additarli all’esempio delle generazioni future” .
Il 29 settembre il Consiglio rivolge il suo mesto tributo alla memoria dei concittadini ” morti sul campo dell’onore”, ma non è marginale ricordare che nella stessa seduta le congratulazioni al sig. Bonifacio Cajani, promosso al grado di colonnello, occupano un’intera pagina del verbale (47 righe) mentre il ricordo dei concittadini caduti, i primi caduti della nostra città, consta di 7 righe, senza peraltro ricordarne i nomi.
Gli amici dei caduti Paolo Crocetti e Alfredo Bernabei promuovono un solenne funerale che ha luogo nella chiesa del Palazzo Mancinelli, in ricordo dei compagni ufficialmente dimenticati.
La piccola chiesa è parata a lutto con nel mezzo un artistico catafalco con le immagini dei caduti, numerose ghirlande e bandierine nazionali. Tutta la popolazione prende parte alla mesta cerimonia, officiata da don Angelo Paffi, e la chiesa, dal mattino fino al mezzogiorno, rimane sempre gremita di fedeli.
I soldati feriti, rimandati a casa per essere curati, sono sempre più numerosi e il Comune chiede ” l’impianto di una sezione della Croce Rossa nel nostro ospedale per la cura dei feriti “. La spesa prevista è di £ 3000, delle quali £ 1000 sostenute dalla Congregazione di Carità, £ 1000 a carico del Ministero della Guerra e £ 1000 a carico del Comune.
Tra queste interminabili difficoltà, il Comune deve occuparsi dei fisiologici e quotidiani problemi della città che vengono risolti con semplicità e senza formalismi: ” Il becchino Alimenti Giuseppe è caduto gravemente malato ed occorre surrogarlo fino a che non siasi ristabilito. La Giunta , Delibera, di affidare il servizio allo scopino Campioni Giuseppe mediante il compenso di £ 2,30 giornaliere. Il Campioni ha dichiarato di farsi intanto sostituire nel servizio di scopino dalla moglie e dal suo figlio maggiore”.
Le spese belliche sono esorbitanti, per ripianare l’enorme deficit il governo ricorre al prestito pubblico a medio e lungo termine, garantendo una rendita effettiva annua del 5,75%; il 30 gennaio 1916 la Banca Popolare Cooperativa di Gualdo Tadino comunica che la sottoscrizione dei titoli del “Prestito della vittoria” ha raggiunto la ragguardevole somma di £ 126.300, compreso quanto sottoscritto dalla banca stessa.
Tanto per non farsi mancare niente, alla fine di gennaio Gualdo Tadino è rallegrata da tre giorni di leggere scosse di terremoto, un po’ di panico ma nessun danno.
Dopo le pesanti perdite subite dall’esercito italiano nelle sanguinose battaglie dell’Isonzo , il Comando Supremo intensifica le operazioni di addestramento della nuova leva: il 20 aprile 1916, dal comando della divisone militare di Perugia, viene disposta la venuta in Gualdo Tadino di 1500 soldati del 52° reggimento fanteria, per le esercitazioni di piccoli campi; il Comune concede l’occupazione dei terreni necessari alle esercitazioni, dal 20 aprile al 10 maggio, precisando che gli eventuali danni prodotti in detti terreni “verranno liquidati e pagati dall’Amm.ne militare ed il comune di Gualdo Tadino contribuirà alla spesa stessa fino al raggiungimento di £ 150″ .
Il Comune provvede anche i locali per l’infermeria nel convento dei Frati Minori , prossimo agli accampamenti, nonché l’acqua necessaria per i bisogni delle truppe, predisponendo a tale scopo la sistemazione del torrente Feo mediante la formazione di piccoli bacini atti a raccogliere una certa quantità di acqua lungo il corso del torrente.
Finita l’esercitazione, il 4 giugno, festa dello Statuto, una rappresentanza del 52° reggimento fanteria viene invitata ad un vermouth d’onore. Dopo vari discorsi e molti vermouth, un consigliere comunale propone di telegrafare, in nome di ” Gualdo festante” , al Generale Cadorna, Supremo Comandante e al Generale Piacentini, capo della spedizione in Albania. La proposta viene entusiasticamente accolta da tutti. Il Sindaco, non da meno, propone di inviare un telegramma al Re, e pure questa proposta è accolta da vivissimi applausi.
La Gualdo festante! Il giorno dopo muore Enrico Pasquarelli, l’8 Ernesto Ragni, il 10 Angelo Finetti.
Le donne gualdesi, da sempre abituate a lottare, si lanciano con decisione a risolvere gli enormi problemi prodotti dalla partenza di centinaia di uomini per il fronte: lasciano la cucina e vanno nei campi a sostituirli; donne gravate dalla doppia responsabilità di garantire la sopravvivenza della propria famiglia e di salvare l’economia del paese. Il 5 giugno, i l presidente del Consorzio Agrario, dott. Salmoni, riunisce una rappresentanza di proprietari e agricoltori per organizzarsi allo scopo di fronteggiare la deficienza di braccia nell’imminenza dei raccolti; prevale l’idea della formazione di un comitato generale da cui far dipendere altri 20 sottocomitati, da formare nelle frazioni del comune, i quali regoleranno le varie squadre di donne idonee alla mietitura.
Un’altra circostanza negativa per la vita della popolazione è rappresentata dalla licenza accordata alle autorità militari di confiscare quanto ritenuto necessario per il sostentamento dell’esercito: nel mes e di giugno la Commissione militare d’Incetta determina di procedere alla requisizione del 10 % del bestiame presente in tutto il territorio comunale, operazione già portata a termine pochi mesi prima. La precedente requisizione ha provocato notevoli malumori; infatti, non essendo possibile applicare piccole percentuali ai piccoli possidenti, la quantità di carne obbligata ai comuni fu interamente coperta dai migliori proprietari, che in tal modo si videro requisiti circa il 30 % del loro bestiame.
Il Comitato di Mobilitazione Agricola contesta l’attuale requisizione, che, se compiuta con le stesse modalità della precedente, per di più nell’imminenza dei raccolti, porterebbe a conseguenze disastrose; il comitato chiede, alla commissione militare incaricata della requisizione, di sospendere l’incetta del bestiame bovino o almeno di prorogarla di tre mesi per permettere agli allevatori di portare a termine i lavori estivi, in considerazione del fatto che il bestiame rimasto dopo l’ultima incetta “è già insufficiente a portare a termine tali lavori senza i quali l’agricoltura verrebbe ad essere seriamente compromessa” .
L’istituzione di una nuova fiera per il 1° giugno, che mira ad agevolare gli scambi commerciali e contenere l’emergenza alimentare, è una disposizione che non produce sostanziali miglioramenti, tanto che, in seguito, con l’aggravarsi della crisi, viene deliberata la soppressione di circa la metà dei mercati e delle fiere.
La limitata produzione agricola e la conseguente scarsa circolazione di generi alimentari producono il continuo e crescente aumento dei prezzi, imponendo l’adozione di severe misure di controllo; impedire l’aumento incontrollato del costo dei generi di prima necessità, contrastando il pericoloso gioco al rialzo dei rivenditori, è l’obbligato proposito perseguito dall’Amministazione Comunale.
A tale scopo vengono deliberati dei calmieri, con i quali si fissa il costo massimo che può raggiungere un prodotto:

  • il 12 giugno vengono determinati i prezzi massimi di vendita all’ingrosso e al minuto dei concimi:
    • solfato di rame, all’ingrosso £ 161 al q.le, per quantità non inferiori ai 10 q.li, al minuto £ 170 al q.le;solfato ammoniaco, all’ingrosso £ 70 al q.le, per quantità non inferiori ai 100 q.li, al minuto £ 72 al q.le; salciocianamide, all’ingrosso £ 36,50 al q.le, per quantità non inferiori ai 100 q.li, al minuto £ 37,90 al q.le;
  • il 3 luglio i prezzi massimi del riso:
    • giapponese originario camolino, all’ingrosso £ 47 al q.le, al minuto £ 50 al q.le;giapponese originario brillato, all’ingrosso £ 49 al q.le, al minuto £ 55 al q.le;cimone ranghino, all’ingrosso £ 52 al q.le, al minuto £ 60 al q.le;cimone chinese di lusso, all’ingrosso £ 62 al q.le, al minuto £ 70 al q.le;
  • Le quantità superiori ai 100 chili costituiscono vendita all’ingrosso e sotto tale limite, al minuto.
  • il 4 agosto i prezzi massimi del pane e delle farine:
    • pane confezionato in filoni grandi da un chilo con farina abburattata all’85% = £ 0,40 al chilo;
    • farina grezza = £ 38,50 al q.le;farina abburattata all’85% = £ 0,44 al chilo (prezzo fissato dal Prefetto);
  • il 24 settembre si obbligano i principali produttori di uova a fornire giornalmente:
    • 350 uova in città e 50 nella frazione di Gaifana, al prezzo di dieci centesimi ciascuno;

Curiosamente, il 27 settembre, la Giunta rilascia alla Ditta Onorato e F.lli Ribacchi il permesso di esportazione dalla Provincia delle seguenti partite di farina prodotta nel suo mulino a cilindri: 200 q.li da destinare a Roma, 22 q.li ad Ancona e 100 q.li al consorzio agrario di Velletri. Il permesso viene rilasciato “non prevedendo che possa mancare qui la produzione necessaria per il consumo del paese” . Gli eventi successivi smentiranno tale previsione.
Il 22 ottobre, la Giunta , d’accordo con il Consorzio Agrario e la presidenza della comunanza agraria Appennino Gualdese , chiede al Ministro dell’Agricoltura l’invio di duecento prigionieri di guerra, per adibirli al rimboschimento delle vastissime zone appenniniche in gran parte spoglie di piante boschive, nonché per tutte le altre opere tendenti a migliorare la viabilità di dette zone ” e per destinarli, occorrendo, ai lavori agricoli dove la mano d’opera locale dei contadini si manifestasse deficiente, assumendo a carico del comune le forniture del locale e della paglia per i dormitori dei prigionieri stessi” .
In pratica il Comune utilizza i prigionieri di guerra per la realizzazione di opere pubbliche e il relativo compenso viene direttamente incassato dal Distaccamento Prigionieri di Guerra. L’accordo prevede, inoltre, che siano a carico del Comune e dell’Appennino Gualdese le spese di miglioria necessarie per il ricovero dei prigionieri, ospitati presso il convento degli Zoccolanti.

La Grande Guerra dei gualdesi - CartolinaLa Grande Guerra dei gualdesi - CartolinaNel 1917 continua la politica dei calmieri :

  • il 5 gennaio vengono determinati i prezzi massimi di vendita del burro e del formaggio:
    • burro £ 5,50 al chilo;formaggio pecorino e romano a £ 4,20 al chilo;parmigiano a £ 6 al chilo;
  • il 17 marzo il prezzo della farina di grano:
    • farina di grano abburattata al 90%, £ 44 al quintale;crusca all’ingrosso in £ 23 al quintale;carbone, all’ingrosso £ 20 al quintale, per i rivenditori al minuto £. 25 al quintale;
  • il 19 aprile il prezzo della pasta:
    • pasta alimentare di produzione locale £ 0,85 al chilo;pasta proveniente da fuori comune £ 0,90 al chilo;pasta per la vendita all’ingrosso £ 0,82 al chilo;
  • il 16 maggio il prezzo della vendita al minuto del grano:
    • £ 39 al quintale – quantità non superiore a 25 chili;
  • il 21 giugno il prezzo della pasta:
    • vendita al minuto della farina abburattata al 90% £ 47,75 al quintale, quantità non superiore a 20 chili, per ciascuna volta per ciascuna famiglia; il prezzo del pane viene fissato in £ 45 al quintale;
  • il 1° luglio si determina che la farina abburattata al 90% venga venduta al prezzo di £ 47,35 al quintale, e che ciascuna famiglia non possa prelevare più di 20 chili alla settimana.
  • il 31 ottobre, preso atto dell’aumento del prezzo del grano, la Giunta delibera:
    • che il grano sia ribassato di £ 0,50 per la città, mantenendo l’aumento di £ 1 per la campagna data la spesa maggiore di trasporto; il prezzo della pasta viene fissato a £ 0,90 al chilo, il pane a £ 0,50 al chilo e il riso a £ 0,80 al chilo.
  • il 31 ottobre il prezzo dell’olio è fissato a £ 400 l’ettolitro;
  • il 15 dicembre si delibera il prezzo massimo della carne:
    • carne bovina = bollito (con osso in quantità non superiore al 20%) £ 3,00 – bollito scelto £ 3,15;
    • carne bovina = magro (con osso in quantità non superiore al 20%) £ 4,20 – magro senza osso £ 5,50;
    • carne bovina di bassa macelleria = scelta £ 1,80 – bollito £ 1,50;
    • carne ovina = castrato quarto anteriore £ 2,70 – castrato coscio e bistecche £ 3,15;
    • carne ovina = pecora quarto anteriore £ 2,10 – pecora coscio e bistecche £ 2,45.

In oltre due anni di guerra il tributo di sangue dei soldati umbri e gualdesi è altissimo, nasce un comitato promotore della Colonia Agricola Umbra per gli orfani dei contadini morti in guerra, il quale invita tutti i comuni della provincia ad aderire alla benefica iniziativa con un contributo. Dopo le solite espressioni di solidarietà e partecipazione “consapevole di tale dovere… largo consenso in questa assemblea. plaudendo alla generosa e nobile iniziativa. omaggio ai grandissimi sacrifici sopportati dalla classe rurale.” , il Consiglio delibera di accordare un contributo di £ 400 annue, rappresentante il valore di una retta, per dieci annualità, alla istituenda Colonia Agricola Umbra per gli orfani dei contadini morti in guerra.

La Grande Guerra dei gualdesi - Alberto Theodoli, Marchese di SambuciUna curiosità: il presidente dell’ Opera per gli orfani dei contadini morti in guerra è Alberto Theodoli, Marchese di Sambuci, di San Vito e Pisoniano, Nobile dei Conti di Ciciliano, Patrizio di Forli, Nobile Romano, eletto alla camera dei Deputati nel collegio di Foligno-Gubbio, di cui Gualdo Tadino fa parte, il 2 novembre 1913, carica che mantiene fino al 1919.

La Grande Guerra dei gualdesi - Don Angelo PaffiNell’adunanza della Giunta del 18 novembre 1917, il Sindaco informa che la Congregazione di Carità di Gualdo Tadino ” ha preso la pietosa iniziativa dell’impianto di un ospedale militare della Croce Rossa, adibendo per locale l’ospedale civile Calai “.
Il segretario della Congregazione di Carità, don Angelo Paffi, dichiara che per gli arredamenti ed altro materiale necessita un contributo non inferiore a £ 4000; il Comune contribuisce con £ 1000 impegnandosi, inoltre, ad aprire una sottoscrizione pubblica per il raggiungimento della somma necessaria.
Un ulteriore provvedimento si rendeva urgente per lasciare interamente libero l’ospedale Calai dai malati civili e destinarlo tutto ai feriti in guerra “.e così si è pensato di adibire la scuola di plastica e i vari annessi presso l’Istituto Salesiano a ricovero dei pochi malati civili”.

La crisi alimentare, requisizioni e razionamento.

Da principio la distribuzione del grano e della farina alla popolazione è disimpegnata direttamente dal mulino dei F.lli Depretis, i quali si assumono l’impegno di acquistare e pagare anticipatamente al Consorzio Granario Provinciale e distribuire quindi essi stessi (in base all’ordine d’acquisto rilasciato dal comune) il grano e la farina occorrente alla popolazione della città e della campagna. Sono così distribuite, senza preoccupazione ed onere del comune, nei mesi di marzo ed aprile 1917, 566 quintali di grano, quantità questa ben al disotto dell’effettivo consumo ma restante tale perché al rimanente bisogno supplisce, fino ad esaurimento dei suoi magazzini, la solita munificenza di mons. Roberto Calai il quale, officiato appena dal Sindaco, lascia a disposizione del pubblico, ed a mite prezzo, tutto il grano di cui è ancora detentore.

Dovendo garantire all’esercito un quantitativo costante di generi alimentari per le esigenze dei soldati al fronte e per equilibrare il consumo dei generi alimentari all’interno della provincia, il commercio e la distribuzione dei cereali vengono disciplinati da un’apposita commissione di nomina prefettizia: il ruolo delle amministrazioni comunali è solo quello di fornire precise informazioni sulla quantità di frumento e di granoturco presente in paese, verificare la quantità necessaria al consumo della popolazione e ottenere l’approvvigionamento del grano assegnato. I cereali, dopo una totale requisizione, vengono distribuiti esclusivamente dal Consorzio Granario Provinciale.

Il cammino intrapreso con l’intervento governativo sugli approvvigionamenti sfocia quindi in un regime di monopolio che controlla vendite e acquisti attraverso il meccanismo delle requisizioni e del razionamento dei viveri.

La vera gestione governativa/comunale comincia nel maggio del 1917, quando viene precettato il grano e si decide di: “… di invitare tutti i detentori di grano, come all’elenco lasciato dalla commissione militare di Perugia, a portare nei giorni di lunedì e di martedì, 14 e 15 maggio, tutti i loro quintali di cereale al magazzino comunale, sito in un locale sottostante al palazzo Municipale medesimo. La giunta stabilisce pure di aprire un conto corrente colla Banca o con la Cassa locale, allo scopo di prelevare una somma dalle 12.000 alle 15.000 Lire, mediante effetto debitamente firmato dai componenti la Giunta Municipale , per poter pagare il grano di cui sopra”.

La vendita del grano, che nella prima settimana di maggio è di appena 32 quintali, sale ben presto agli 80 e minaccia di superare i 100 quintali settimanali. L’enorme crescita, certo esagerata in relazione all’epoca, e quando è chiaramente accertato che le riserve di molte famiglie non sono completamente esaurite, da’ ragione di sospettare illeciti accantonamenti o più illecite esportazioni di guerra.

La Giunta comunale ritiene opportuno di limitare la vendita alla sola farina di grano, limitandone la quantità e concedendola alle sole persone dichiarate come presenti in famiglia. Ciò dette luogo a qualche lagnanza, ma era una decisione necessaria, perché la generale requisizione decretata dal governo rendeva impossibile acquistare copiose quantità di grano.

Si venne così al concetto del razionamento individuale e del tesseramento dei diversi generi di prima necessità.

La giunta nomina alla direzione del servizio il segretario Lombardi che inizia una regolare organizzazione del servizio stesso, nonché il lavoro preparatorio di tesseramento, rifacendo l’anagrafe di ¾ della popolazione. Quasi 1300 famiglie si presentano a richiedere la tessera ancorché non avessero sul momento bisogno di grano: “ necessitò quindi di compilare sulle dichiarazioni dei richiedenti altrettanti fogli di famiglia, consultarli tutti con i registri di anagrafe e correggerli quasi per intero, più che in conformità alle risultanze degli atti, alla stregua di informazioni che fu mestiere di assumere indirettamente . Necessitò poi di rilevare quali famiglie erano produttrici o detentori di grano e per quale entità. Per coloro che risultarono detentori di piccole quantità di grano, che asserivano già ultimate, occorsero cento lunghe discussioni per accertare la verità dell’asserito, o per convincerli che il consumo dichiarato non era attendibile perché eccessivo e superiore alla quantità mensile fissata dall’autorità . Dopo circa un mese il lavoro poteva dirsi compiuto, le famiglie tesserate risultarono più di 700, lasciando addietro naturalmente quelle sulle quali sussistevano ancora dubbi di illegittima o perlomeno prematura richiesta, e riservando una più accurata revisione delle condizioni famigliari dei tesserati per meglio stabilire il razionamento individuale” .

Per il mese di agosto vengono assegnati al comune di Gualdo Tadino 290 quintali di grano per i bisogni della popolazione, quantità insufficiente poiché si intende detrarne dai medesimi 100 quintali a compenso di quanto, si sostiene, consumato in eccesso nei mesi precedenti. Naturalmente a mezzo mese si sarebbe dovuto sospendere la somministrazione, ma fortunatamente il sindaco, recatosi a Perugia, ottiene un’assegnazione suppletiva forte di una Delibera votata il 10 agosto con la quale il sindaco stesso e l’intera giunta si sarebbero dimessi se non avessero ottenuto quanto richiesto.

Tuttavia, il Tenente della Commissione di Requisizione, professor Balducci, fermo che il contingentamento mensile per Gualdo Tadino deve essere di soli 290 quintali al mese, rileva che fino ad allora si erano consumati assai di più che i 580 quintali nel bimestre e decisamente nega ogni altra assegnazione. Invano viene dimostrato che le persone già provviste ed aventi diritto alla tessera sono più di 4000, pur avendo momentaneamente sospeso il rilascio delle tessere ad altre persone ritenute in possesso di piccole quantità di grano. Invano è dimostrato che se anche si fosse ridotto il razionamento individuale alla minima quantità di chilogrammi 11,50 al mese, sarebbero stati necessari assai di più che i 290 quintali mensili assegnati.

A nulla valsero le obiezioni gualdesi, ed a scongiurare il già minacciato disordine per l’indomani (giornata di vendita), interviene d’urgenza l’autorità prefettizia, per il cui mezzo sono accordati all’ultima ora 150 quintali di farina.

Da maggio a tutto settembre 1917 il comune acquista dal Consorzio Granario Provinciale:

– 978,31 quintali di grano di cui furono ridotti a farina q.li 338,49 ed il resto venne venduto alla popolazione;

– 660,50 quintali di farina;

– 146,09 quintali di crusca.

Per le reiterate richieste del Comune, il Consorzio acconsente a dare al Pastificio Guerra una certa quantità di semolino per la confezione di pasta alimentare, di cui vengono lasciati alla popolazione 110 quintali, venduti agli spacciatori direttamente dal Guerra.

Questo enorme lavoro per provvedere all’approvvigionamento dei generi alimentari e razionalizzare il consumo individuale, è portato avanti dal segretario Lombardi e dalla Giunta, obbligandoli così a tralasciare l’ordinaria gestione amministrativa. Quando giunse, inattesa, la nomina prefettizia di un Commissario per i Consumi, ruolo precedentemente ricoperto dall’inesauribile Lombardi, il generale stato d’animo è perfettamente riassunto da una dichiarazione della Giunta:

“Dopo tanto lavoro, si ebbe la buona sorte di avere nel settembre la nomina prefettizia del prof. Andrea Mainardi a Commissario per gli approvvigionamenti e consumi e il segretario Lombardi ha così ripreso il suo servizio e presta la sua opera preziosa pel buon andamento degli uffici. Tale nomina non ci giunse sgradita, perché ci dette la possibilità di tornare a meglio occuparci della Civica Azienda e perché è ovvio che l’anzidetto servizio affidato ad un Commissario Prefettizio deve procedere più spedito e libero che non quando gestito da un’Amministrazione ordinaria” .

Per agevolare la distribuzione del grano e della farina nelle frazioni, vengono aperti dei magazzini rurali nelle frazioni di S. Pellegrino, S. Facondino, Pieve di Compresseto, Grello e Rigali, nei quali possono approvvigionarsi anche gli abitanti delle frazioni limitrofe alle rivendite.

Il 25 settembre il Sindaco partecipa alla Giunta che il Consorzio Granario ha rifornito il comune di 20 quintali di riso. Dovendo procedere alla distribuzione, la Giunta Delibera che la vendita sia effettuata il giovedì e la domenica di ogni settimana mediante buoni, rinnovabili ogni dieci giorni, non superiori ad un chilogrammo per ogni famiglia.

Il 23 dicembre la Giunta autorizza il Commissario Prefettizio per i Consumi:

– ad acquistare 100 quintali di fagioli;

– di commissionare al Consorzio Granario 10 quintali di baccalà e 10 quintali di formaggio;

– di addivenire al contratto di 80 quintali di cece, 15 quintali di fagioli di prima qualità e di un vagone di patate al prezzo più conveniente.

L’operato del Commissario viene apertamente contestato dal consigliere comunale Panunzi: “ il Commissario ha scriteriatamente acquistato una forte quantità di patate addirittura scadenti e appena mangiabili dal bestiame ”. L’assessore Bellucci si associa ai lamenti del Panunzi e si fa eco delle proteste dei bottegai, i quali intendono che tutti i generi, eccettuati i cereali e le farine, “siano dati a loro per la vendita al minuto, perché altrimenti resterebbero assai danneggiati nei loro interessi e dovrebbero rifiutarsi al pagamento delle tasse”.

Anche lontano dal fronte si combatte una guerra continua, non contro l’esercito austriaco, ma contro la fame.

Profughi e internati

A seguito della rotta militare di Caporetto un parallelo sbandamento civile dà vita ad una tragedia collettiva di enormi proporzioni, seicentomila civili sono costretti ad abbandonare improvvisamente le zone invase o minacciate dall’esercito nemico. I profughi assegnati all’assistenza dei comuni della provincia di Perugia sono 6700, provenienti dalle provincie di Belluno, Padova, Treviso, Udine, Venezia e Vicenza.

Va ricordato che nella provincia di Perugia risiedevano già 900 profughi irredenti provenienti da Fiume, Sebenico, Zara, Dubrovnik e Spalato, ospitati e assistiti con enorme difficoltà.

Il 9 novembre 1917 il Sotto Prefetto di Foligno sollecita il Sindaco di Gualdo Tadino a trovare locali idonei per il ricovero dei profughi friulani e di comunicare quante persone il comune è in grado di accogliere. Nella stessa giornata vengono convocati molti proprietari di stabili per prendere amichevoli accordi e provvedimenti al riguardo. All’invito del Sindaco rispondono mons. Roberto Calai, Mario Travaglia, Alfonso Anderlini, il rappresentante dei fratelli Depretis, mons. Antonio Ribacchi, Giuseppe Guerrieri, don Angelo Paffi, Raffaele Morosetti quale rappresentante dei fratelli Pennoni, don Pio Travaglia, Alessandro Sinibaldi, Alfredo Farabi e Romolo Garofoli:

“Gli adunati discussero lungamente sull’argomento in oggetto, e dalla lunga e varia discussone emerse che tutti sono animati dai più generosi sentimenti di ospitalità per alleviare la sventura da cui furono colpiti i profughi del Friuli. Con questi sentimenti e con saggi criteri, si è concluso col proporre quanto appresso:

1 – I posti disponibili per i profughi saranno limitati, per quanto è possibile, a trecento;

2 – Data la difficoltà di poter trovare ambienti vasti e casamenti adatti, si fanno voti perché i prigionieri di guerra che sono attualmente custoditi nel convento dei Zoccolanti, siano trasferiti nella rocca Flea e così nel convento stesso potranno alloggiarsi circa duecento profughi;

3 – Nel palazzo del cav. Cajani, ora di proprietà dei fratelli Depretis e Travaglia, si possono ospitare circa 35 profughi;

4 – Nella scuola di plastica presso l’Istituto Salesiano potranno ricoverasi circa 25 profughi;

5 – Un piccolo appartamento di proprietà del sig. Colbassani Illuminato può essere adibito per circa 10 profughi;

6 – La villa del cav. Sinibaldi Alessandro, situata a circa due km dalla città, è capace di ospitare circa 13 persone;

7 – Il fabbricato di proprietà del cav. Mariano Cristalli, presso le porte della città, può contenere circa 13 profughi;

Questa città può quindi contenere un numero di circa 300 profughi” .

I piani del comune sono scombinati dall’arrivo in città di un tenente del deposito militare di Spoleto, incaricato di provvedere all’accantonamento di circa 1000 soldati reclute per le esercitazioni militari. Non essendovi edifici da poter adibire ad uso casermaggio, il suddetto tenente visita le chiese di S. Francesco e S. Agostino nonché l’edificio scolastico, e ritiene tali ambienti adatti ad ospitare circa 600 militari. Ciò comporta di dover provvedere altri locali da usare per le scuole “ e non si è potuto trovare altro che il palazzo di Cajani che era stato destinato a collocarvi circa 35 profughi” .

La nuova situazione che si è venuta a delineare implica che i locali destinati ai profughi sono diventati insufficienti per il numero di 300, nonostante che l’ex monastero di S. Margherita, dopo trattative coi proprietari della fabbrica di ceramiche, possa dar posto a circa 50 profughi, “ma la cosa saliente è che non si potrà avere più libero il convento degli Zoccolanti, attendendosi l’arrivo di altri 200 prigionieri” . La naturale conseguenza è che il Comune di Gualdo Tadino deve ridurre drasticamente la disponibilità di accoglienza. Essendo comunque imminente l’arrivo in città dei profughi, il 12 novembre la Giunta incarica il Commissario Prefettizio, prof. Andrea Mainardi “pel bene della popolazione e dei profughi che saranno qui ospitati” , di acquistare un vagone di patate e una provvista di fagioli nella quantità di 100 o 120 quintali, possibilmente di due o tre qualità.

Alla fine Gualdo Tadino ospita le famiglie Gasparotti, Bassanin, Tonello, Caldarelli, Bellamare, Mergi, Micheletti, Paccagnella, Donnini, Urdido, per un totale di trenta persone.

pagamentoImmediatamente dopo la fine della guerra, centinaia di civili dalmati, abitanti nelle zone occupate dall’esercito italiano, vengono internati in Italia: l’accusa rivolta è di sentimenti antipatriottici (!).

I Dalmati destinati all’internamento in Gualdo Tadino sono 22, tutti provenienti da Sebenico, e più precisamente:

clip_image004Costantino Krstanovic, Josip Cortellazzo, Uros Desnica, Ivo Katalinic, Marko Erak, Giovanni Smolcic, Ivo Mikulic, Ivo Rendic, Marko Stoijc, Nikola Novakovic, Dusan Jovicic, Urso Dobrota, Bogdan Dobrota, Josip Tancic, Giuseppe Regnes, Simo Mudric, Ante Nizic, Krste Lunara, Benko Smolcic, Nikola Lubatic, Boito Desnica, Ivo Smolcic.

Gli internati sono avvocati, insegnanti, politici, sacerdoti. Bogdan Dobrota, a Sebenico, è ancora oggi ricordato come un grande patriota: “… bio je veliki rodoljub, tako da je mnogo stradao po tudinskim zatvorima i internacijama. Godine uhapsen sa svojim sinom potonjim svestenikom Urosem i interniran u Juznu Italiju pola godine ”. Nel 1923, dopo il ritorno in patria, Nikola Novakovic e Uros Desnica vengono eletti deputati al parlamento croato per il distretto di Sebenico.

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Il governo garantisce agli internati un sussidio di £ 2 al giorno e assicura un “ compenso di £ 2 a notte per persona, per alloggio fornito ai Jugo-Slavi qui residenti ”, ai proprietari che si sono resi disponibili ad accoglierli (Adele vedova Bisciaio, Enrico Cusarelli, Enrico Traversari, Elisa Pascucci, Palmira vedova Fedi, Palmira Galli, Emiliano Vecchiarelli).

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L’ultimo anno di guerra

Le limitazioni alimentari determinate dalla scarsità dei prodotti a disposizione e dall’aumento dei prezzi, unite alla lunghezza del conflitto, esasperano la popolazione: quando i fornai pubblicano la nuova tariffa per la cottura del pane, la gente e i bottegai che vendono pane si ribellano; i fornai, convocati dal Sindaco, giustificano l’aumento con il rincaro della legna e delle fascine.
Il paese è in ginocchio. Con Decreto Prefettizio del 16 aprile 1918, è fatto obbligo ai comuni della provincia di ridurre il numero delle fiere e dei mercati. Il Consiglio Comunale il 26 maggio Delibera:
– la soppressione di ogni mercato per i mesi da marzo a settembre;
– di tenere mercato il 1° e il 3° giovedì di ottobre, novembre, dicembre, gennaio e febbraio.
– la soppressione delle seguenti fiere: 8 febbraio, 10 aprile, 31 maggio, 1° luglio, 18 agosto, 23 agosto, 10 settembre, 12 novembre, 13 dicembre.
I prezzi aumentano di settimana in settimana e per arginare la straripante crisi alimentare si interviene di nuovo con la politica dei calmieri :
il 31 gennaio viene fissata la tariffa dei forni per la cottura del pane e il prezzo dello zucchero:

  • cottura del pane per gli spacci pubblici = £ 3 al quintale;
  • cottura del pane per le famiglie private = £ 4 al quintale;
  • zucchero = £ 3,60 al chilogrammo;

il 10 marzo il prezzo unitario delle uova è fissato in £ 0,20;

il 16 maggio si determina il prezzo di latte, zucchero e olio:

  • latte £ 0,50 il litro;
  • zucchero £ 3,70 il chilo;
  • olio £ 4,10 il litro;

il 29 maggio si delibera il prezzo al chilo della carne:

  • carne bovina = bollito £ 6;
  • carne bovina = magro £ 8;
  • pecore e capre = spalla £ 5, coscio £ 6;
  • agnelli = spalla £ 6, coscio £ 7;
  • castrati e capretti = spalla £ 7, coscio £ 8;

il 5 giugno ancora il prezzo delle uova, £ 0,30 ciascuna;

il 4 agosto i prezzi di vari generi alimentari:

  • olio di oliva £ 4,50;
  • lardo £ 8,30;
  • formaggio pecorino £ 6,50;
  • patate £ 0,60;
  • fagioletti di prima qualità £ 0,75;
  • fagioletti di seconda qualità £ 0,50;
  • Pomodori £ 0,50; zucchine £ 0,20;
  • zucche £ 0,10;
  • cavoli £ 0,30;
  • pere di prima qualità £ 1; pere di seconda qualità £ 0,80; pere di terza qualità £ 0,70;
  • susine di prima qualità £ 0,60; susine di seconda qualità £ 0,50;
  • peperoni £ 0,80;
  • cipolle £ 0,40;
  • insalata £ 0,05.

Il deputato del nostro collegio, Alberto Theodoli, il 21 maggio arriva finalmente a Gualdo Tadino. Accompagnato dalla consorte Marchesa Donna Matilde e dalle autorità civili e militari, si reca in municipio dove riceve varie commissioni incaricate di esporre le condizioni e i bisogni della popolazione: condizioni e bisogni che, dopo tre anni di guerra, dovrebbe conoscere benissimo. L’on. Theodoli e la sua signora ripartono per Foligno con la promessa di tornare al più presto in Gualdo per recarsi ” nelle vicine frazioni a ripetere il conforto della loro autorevole parola, l’ausilio dei loro benevoli consigli “.
Il malcontento dei gualdesi cresce ogni giorno per la mancanza di farina, di riso e di pasta. La farina distribuita, inoltre, è di pessima qualità e inadatta per farne pasta da minestra.
La giunta comincia a temere una sollevazione di piazza:
” ritenendo che per conseguenza dovendo nutrirsi di solo pane la razione della farina non può essere sufficiente, declina ogni responsabilità sulle conseguenze di tale malcontento e invita il Regio Prefetto a mandare in Gualdo un Commissario pel controllo di quanto si espone “.
Per meglio comprendere le preoccupazioni e l’esasperazione degli amministratori, in merito alle difficoltose operazioni di approvvigionamento e alla pessima qualità della farina distribuita, si trascrivono i seguenti verbali del Consiglio, che riassumono perfettamente la situazione:

Consiglio Comunale del 30 giugno 1918

” Il Sindaco Cav. Colini Celestino rammenta che disposizioni governative d’indole generale e non suscettibili di modificazione per ragione di eccezione, stabiliscono il quantitativo del grano per ciascuna persona a seconda della categoria cui appartiene.
In conseguenza l’opera possibile per le Amm.ni Comunali è solo quella di potere ottenere l’immagazzinamento del grano assegnato alla popolazione. Da vario tempo questa Amm.ne ricordando le giustificate lagnanze della cittadinanza in questi ultimi mesi pel difettoso approvvigionamento del grano dipendente dalla esportazione dal comune del cereale requisito, fece pratiche per ottenere che il grano del nuovo raccolto rimanesse nel comune nella quantità occorrente alla popolazione, però la Commissione di requisizione militare che è qui di stanza, non avendo altre istruzioni cominciò col dare ordine di portare ai molini Depretis e Ribacchi in questo territorio il grano requisito. Intanto pervenne al comune una domanda degli abitanti del Palazzo e Vaccara per ottenere di riporre in un magazzino da loro fornito il grano necessario per le due frazioni.
Il Sindaco stesso credè opportuno recarsi alla R. Prefettura insieme alla Giunta e al consigliere Bernabei per portare il desiderato della nostra popolazione e per raccomandare l’accoglimento facendo notare che i comuni contermini come Gubbio, Sigillo e Fossato ebbero la concessione di ritirare dai produttori il grano occorrente ai comuni stessi. In una lunga conferenza avuta col R. Prefetto e col V. Presidente della Comm.ne militare per la requisizione dei cereali, la rappresentanza di questo comune potè ottenere intanto la concessione dell’immagazzinamento del grano per le frazioni e la promessa che altrettanto si sarebbe concesso pel capoluogo. Per quanto è in potere della Giunta da le più ampie assicurazioni che nulla sarà trascurato nell’interesse degli amministrati e sarà provveduto perché non manchi la pasta, e s’insisterà perché venga distribuito grano invece di farina. L’abbondante raccolto del grano, del granoturco, delle patate, dei legumi, tanto in Italia che in America, assicura che l’approvvigionamento della Nazione è per l’anno corrente scevro di pericoli e quindi le popolazioni debbono con animo fidente attendere l’opera delle Autorità contribuendo così alla resistenza interna che è il migliore coeficente per la vittoria finale della Patria nostra”.

Consiglio Comunale dell’8 settembre 1918:

“Il Sindaco Cav. Colini Celestino significa il Consiglio che l’odierna seduta è stata indetta in seguito a preghiera del consigliere Panunzi Pietro il quale presenta il presente esposto del quale si da’ lettura:

– Il consigliere Panunzi Pietro fu Vincenzo espone alla S.V. Ill.ma quanto appresso:
.chiede anche a nome della popolazione che si permetta di somministrare il genere in natura come viene concesso a gli altri comuni, nella quantità prescritta dalla vigente legge e che rimanga bastante fino alla prossima raccolta quella sola quantità personale per l’intera popolazione gualdese. .Per evitare sollevazioni e fastidi che potrebbero portare danno tanto alla popolazione quanto alle Autorità Superiori, il sottoscritto chiede la concessione di somministrare il genere in natura per poi vederselo ridurre in farina da qualsiasi molini a palmenti.
La nostra popolazione espone a mio nome e chiede quella quantità di grano senza reclamare e chiedere non di più di quello che gli è stato prescritto.
Il sottoscritto assicura le S.V. che approvando quanto sopra ho loro notificato non vi saranno lamenti; faccio notare che nei molini a cilindri se questo frumento non viene bagnato, ossia non viene assorbito da un’umidità di circa kg. 8 per ogni kg. 100, non si può portare a ridurre al sistema adatto di raffinamento all’85%, come è disposto dalla vigente legge di requisizione. Per poi ridurre il frumento all’85% bisognerebbe che questo genere venisse in primo luogo fatto nei cilindri dei sunnominati molini a cilindri fatto nei cilindri almeno per , almeno per due volte, senza poi ricorrere ad inumidirlo perché il grano essendo inumidito ogni 100 kg . diminuisce di prodotto di circa 8 kg . ogni 100 kg . e questo rimane a vantaggio di chi è il possessore dei molini Americani.
Assicuro che i molini a palmenti ossia a sistema antico sono più adatti a ridurre la farina a qualsiasi grado di macinazione, ed esente da umidità.
Tanto spera ringraziando anticipatamente.
Delle S.V. Ill.me dev. mo, firmato Panunzi Pietro –

Il Sindaco fa notare che egli d’accordo con la Giunta ha fatto continue prediche presso le competenti Autorità per assicurare alla nostra popolazione tutto il grano e quanto altro è necessario alla popolazione stessa durante l’anno agrario in corso.
Il Sindaco da all’assemblea le più larghe assicurazioni sull’interessamento massimo della Giunta perché gli approvvigionamenti non difettino; principalmente perché sia distribuito grano invece di farina, ma fa notare al sig. Panunzi che il comune non può sostituirsi alla Commissione di Requisizione sul ricevimento, pagamento ecc. e quindi è necessario dovere anche con serenità assoggettarsi a tassative disposizioni di indole generale.
Segue una discussione alla quale prendono parte il Sindaco, gli assessori, i consiglieri Boccolini Enrico, Alberigi Giovanni, Pucci Martino, ed altri. Dopo di che il Consiglio ad unanimità di voti approva il seguente ordine del giorno:
Il Consiglio sentite le dichiarazioni del Sindaco, preso atto dell’esposto del consigliere Panunzi e della discussione avvenuta, emette il seguente voto.
Che il Sindaco e la Giunta insieme alla commissione come appresso facciano presente al Prefetto che la volontà della popolazione è unanime nel richiedere la distribuzione in generi di tutti i cereali in natura escludendo innanzitutto la distribuzione delle farine di grano e di granoturco. Ciò è necessario anche per motivi di ordine pubblico e più che altro per evitare il malcontento dei tesserati o meglio della popolazione lavoratrice che vede una disuguaglianza di trattamento fra gli abbienti che hanno il grano in natura e i lavoratori che sono obbligati a ricevere la farina. Fa anche voti che i molini a palmenti vengano autorizzati alla macinazione dei cereali sebbene sforniti degli apparecchi di pulitura e abburattatura e ciò per ragioni di opportunità per le popolazioni rurali trovandosi molte frazioni in grande lontananza dai centri di macinazione con macchinario prescritto.
Il Consiglio stesso da’ incarico ai consiglieri delle singole frazioni di provvedere d’accordo con il Commissario Prefettizio ai Consumi, magazzini per il deposito del grano requisito occorrente alle frazioni stesse”.

Consiglio Comunale del 6 ottobre 1918

” Il Sindaco ricorda che, il Consiglio in sua adunanza dell’8 settembre 1918, fu nominata una commissione perché assieme alla Giunta avesse fatto pratiche anche personali presso le Superiori Autorità per ottenere tutti i possibili provvedimenti per migliorare il servizio degli approvvigionamenti e più specialmente per ottenere la distribuzione del grano invece della farina come insistentemente reclama la popolazione del comune. Si aggiornò il viaggio della Commissione e della Giunta a Perugia perché in seguito a premure di tutti i sindaci della Provincia adunati a Foligno, si attenderà l’esito delle pratiche con speranza di successo. Intanto però è pervenuto al Commissario Prefettizio dei Consumi, di questo comune, un telegramma del R. Prefetto col quale si avverte che sarà distribuita la farina e non grano.
Urge pertanto che l’Amministrazione e la Commissione si rechino dal Prefetto per insistere sulla distribuzione del grano come ancora si fa in altri comuni vicini.
E’ vero che la farina è assai migliorata e che l’Autorità vigila i molini mandando come ha fatto testè pei molini di Gualdo degli incaricati anche per prelevare dei campioni di sostanze macinate. Ciò non toglie però che si debbano tentare tutte le vie possibili per avere una migliore alimentazione specie in questi momenti gravi per la salute pubblica.
Il Consigliere sig. Panunzi Pietro, ritiene secondo lui che l’autorità del Sindaco dovrebbe bastare per ottenere dalla Prefettura la concessione del grano per la nostra popolazione. Si offre di andare a sue spese a Roma per raccomandare il voto espresso in proposito dall’adunanza dei sindaci in Foligno.
Il Sindaco risponde che l’Autorità Sindacale è ben ristretta in questi momenti. Egli non mancò di telegrafare al Sindaco di Foligno perché avesse fatto premure per l’accoglimento del voto dell’assemblea e che stamattina ha risposto che l’ordine del giorno dell’adunanza fu presentato a S.E. Crespi, a vari Ministri e Senatori. ” .

Nel luglio del 1918 si assiste ad una curiosa disputa tra il clero e l’Amministrazione Comunale.

Il sindaco di Gualdo Tadino presenta al parroco di San Benedetto una sottoscrizione popolare con la quale si chiede di riportare la S. Imagine della Madonna di Loreto alla chiesa di S. Maria di Loreto. La S. Imagine , come ricordato , si trova a San Benedetto dal febbraio del 1915 e avrebbe dovuto essere riportata nella chiesa di La Madonna del Piano solo quando il pericolo per la città fosse terminato. La malizia è evidente nella richiesta di alcuni gualdesi: la S. Imagine non ha funzionato, tanto vale riportarla indietro subito.

Il parroco di San Benedetto, stizzito, più che addolorato, per la richiesta, risponde per le rime:

“Il clero è sempre stato passivo nei trasporti dalla Madonna del Piano in Città. Fu sempre la popolazione che ne faceva richiesta all’Autorità Municipale, Patrona del Santuario, ed anche oggi la detta S. Imagine trovasi qui in seguito a pubblica sottoscrizione partecipataci dal Sindaco con nota del 29 gennaio 1915. Quanto poi al riportarla dalla Città alla sua Chiesa, non vi è stata mai né domanda né voto popolare.
E’ consuetudine antica che portata la S. Imagine in San Benedetto in occasione di pubbliche calamità o per voto popolare, non venga poi riportata alla sua sede se non dopo cessata la calamità, o adempiuto il voto.
Per questa evidente ragione, la S. Imagine portata qui da tre anni in occasione della guerra Europea, non fu ancora riportata alla sua sede, in attesa della pace.
Se però la popolazione vuole davvero che sia riportata anche subito, il Clero ne è indifferente ed è pronto a prestare l’opera sua.
Resta a vedere se i firmatari della petizione, molti dei quali o campagnoli, o minorenni, o non gualdesi di origine, o notoriamente disinteressati di cose religiose, rappresentino davvero la maggioranza del popolo credente della Città, che è il più entusiasta per questa S. Imagine. Saremmo dolenti se senza nostra colpa e contro la nostra volontà si eccitasse qualche movimento in contrario che disturbasse l’ordine pubblico.
Ci sembra dunque più opportuno e necessario che codesta Autorità Municipale, rappresentante ed interprete legittima della popolazione, e tutrice dell’ordine pubblico, decida il da farsi.
Il Clero e particolarmente il sottoscritto nella sua qualità di Parroco, in attesa degli ordini della S.V., declina qualsiasi responsabilità per l’ordine pubblico, e dichiara che se dovrà farsi la Processione di trasporto della S. Imagine, prima che finisca la guerra, l’opera sua sarà meramente passiva e la stessa processione dovrà farsi a richiesta e con direzione e con responsabilità del primo firmatario o di chiunque altro stabilirà la S.V .”.

La popolazione segue con indifferenza la diatriba, dopo tre lunghi anni di guerra è affamata e sogna solo la pace. Una pace sognata da tutti i popoli.
Alla fine di ottobre l’esercito Austriaco cede, di schianto, vinto dalla fame e dalle sofferenze. Alle ore 17 del 3 novembre viene firmato l’armistizio, le ostilità hanno termine alle ore 15 del 4 novembre 1918.
In ogni angolo d’Italia esplode l’entusiasmo popolare.
A Gualdo Tadino, al suono di tutte le campane della città, la popolazione scende in piazza: è un continuo succedersi di dimostrazioni, cortei, imbandieramenti, fuochi artificiali, discorsi improvvisati.
Dall’improvvisato palchetto il poeta Ahasvero, al secolo Giulio Guerrieri, recita:

.mentre gl’imperi crollano, risurgon le Nazioni, e le campane squillano, e tacciono i cannoni.

La guerra è finita, ma i soldati feriti continuano a morire e la popolazione continua ad avere fame.
Il 24 novembre viene celebrato un solenne funerale in suffragio dei caduti in guerra.
A conti fatti il tributo pagato dai gualdesi è altissimo: 217 caduti, morti in combattimento, per le ferite, per sfinimento nei campi di prigionia o deceduti dopo la fine della guerra negli ospedali militari e civili o nella propria casa, a causa di riconosciute malattie contratte durante il servizio militare, sessanta vedove, 110 orfani, una massa di mutilati ed invalidi.
Numeri devastanti per una cittadina come la nostra, con ovvie ripercussioni umane. Per tanti gualdesi la Grande Guerra rappresenta una ferita ancora aperta, basti ricordare i figli degli orfani di guerra nati negli anni ’30-’40-’50, per comprendere come questa guerra sia molto più vicina di quanto possa sembrare.
Gualdo Tadino, come tutte le città italiane, si trova a dover affrontare un dopoguerra terribile, intanto, però, bisogna onorare i morti caduti per la Patria.
Il 21 agosto 1919, il Sindaco propone la nomina di un comitato cittadino ” per l’erezione di un monumento a perenne ricordo dei gloriosi gualdesi caduti “. Il comune finanzia l’opera con £ 1000. Occorre innanzitutto trovare i soldi e il comitato, con assoluta mancanza di sensibilità, si rivolge, incredibilmente, alle famiglie dei caduti. Erminia Botticelli , sorella di Giuseppe Botticelli, morto il 26 maggio 1917 sul monte Hermada, scaraventa fuori di casa il delegato del comitato, chiudendo la questione.
In seguito, grazie ad una sottoscrizione popolare e al Comune che copre la differenza di spesa, finalmente cominciano i preparativi per la realizzazione del monumento.

Il monumento ai caduti

La Grande Guerra dei gualdesi - Monumento ai CadutiIl Monumento ai Caduti, opera dello scultore tuderte Enrico Quattrini, venne inaugurato il 5 giugno 1927 in piazza Garibaldi. Quella che segue è la cronaca di Salvatore Sibilia, direttore de “L’Assalto”, che dedicò all’evento l’intera prima pagina dell’edizione di martedi 7 e mercoledi 8 giugno 1927.

Negli anni ’60 il Monumento fu trasferito ai Giardini di Largo Porta Romana e posizionato difronte alla scalinata d’ingresso da Viale Giorgio Mancini.

La Grande Guerra dei gualdesi - Inaugurazione del monumento ai caduti tratto da L'ASSALTO

Gualdo Tadino inaugura con fede di popolo
il Monumento ai suoi figli Caduti in Guerra

Siamo entrati in paese quando già per le vie c’era tutto un movimento di festa: il magnifico portale della chiesa di San Francesco, le bifore severe del palazzo della pinacoteca e il rosone, delicato come un merletto, del duomo .. quegli arenghi che sono il più bel ricordo e il più vivo documento di ogni forza paesana e di ogni intelligenza civica.

E un Arengo davvero, pareva Gualdo l’altro giorno: non più tumultuante di guerra e di odii, ma un arengo operoso nel quale i cittadini si davano il reciproco augurio francescano della pace e della bontà. Popolani da ogni dove, vestiti a festa e bimbi. Soprattutto bimbi vestiti a festa con camicie nere, con il fez nero dei balilla: un esercito di gente nuova con nel sangue i germi della storia antica e della volontà di domani. E una grande bellezza femminile sparsa per ogni dove: bellezze che occhieggiano dai balconi e dalle finestre, bellezze che s’affacciano sulle porte dei negozi, bellezze che camminano, vestite a festa, con tanto di orecchini “pendentis” per le vie, e per le piazze.

Ho l’impressione che Gualdo abbia – se non le più belle di tutta l’Umbria – certe donne bellissime che assommano in sé stesse i lineamenti della grazia e i segni della robustezza.

Intanto, per le vie, sfila un corteo: quest’abitudine dei cortei potrebbe sembrare un pretesto di esibizione: ma non lo è. E’ una rassegna di tutte le forze. E questi cortei paesani, io li preferisco a quelli cittadini perché hanno, forse, più carattere, più spirito, più verità, più significazione.

Da Perugia sono venute parecchie persone: il vice-prefetto commendator Di Salvo e la gentile signora, il vice-podestà cav. Uff. Guglielmo Donnini in rappresentanza del Comune, con la signora, con la gentile figliuola Maria e con il figlio Rolando, il tenente colonnello Scaramboni del 51 reggimento fanteria in rappresentanza della Divisione militare – il centurione Di Prospero in rappresentanza del generale Cassinis, la presidenza dell’associazione nazionale madri e vedove dei caduti con la dott. T. Menzinger baronessa di Preussenthal, con la segretaria signora Zaira Rocchi, con l’economo rag. Vittorio Imperiali e con la signora Niccolina Silvestrini che porta la bandiera della sezione – il conte dott. Nicolò Venerosi-Pesciolini senatore comandante la coorte forestale dell’Umbria e delle Marche – il dott. Rag. Giuseppe Guerrieri – l’avv. Angelo Guerrieri – il M. Travaglia – il dott. Cav. Anacleto Ambrosi – il cavaliere del lavoro Giovanni Cerquetti – la signora Tega e il figliuolo Enzo – il collega Franco Pasquali de “Il Popolo d’Italia” – il prof. Guido Boccolini segretario provinciale dell’ONB – il dott. Cav. Picucci direttore della Banca d’Italia. Mons. Nicola Cola vescovo di Nocera e Gubbio – il direttore del collegio salesiano dott. Ernesto Berta – il provveditore agli studi per l’Umbria comm. Luigi Parmeggiani – il segretario politico del Fascio dott. Raffaele Vecchiarelli – l’organizzatore dei sindacati sig. Manocchia e molte signore: sig. Valentina Travaglia – signora Francesca Cerquetti – signora Giuseppa Sergiacomi – il comm. Francesco Cajani – il generale Bonifacio Cajani e altri.

Per primo prende la parola l’avvocato Umberto Sergiacomi Podestà di Gualdo Tadino “Italiani.. che le eroiche gesta venissero eternate sulla pietra e sul bronzo, e fece sorgere in ogni lembo d’Italia un monumento, che non è altro che un tratto d’unione tra noi e i posteri, non è altro che una pagina incancellabile della nostra storia, tramandata dalle generazioni operanti alle generazioni future, e sulla quale è scritto che questi furono i nostri eroi..”

Gli amici che attorniano il cav. Uff. Donnini – non appena son cessati gli applausi per l’avv. Sergiacomi – gli chiedono di parlare e il cav. Uff. Donnini finisce per cedere alle vivissime insistenze.

“.. immolando la vita nel più bel fiore della loro giovinezza, delle loro più ardenti speranze. Un insigne artista, figlio anch’esso della nostra Umbria, il professore Enrico Quattrini, ha ben espresso il pensiero vostro, traducendolo in una simbolica rappresentazione, indicante la virtù e il sacrificio. Stringiamoci tutti, con umiltà e spiriti commossi e grati, dinanzi a questo simbolo. Esso ricorderà quotidianamente a coloro che ancora sentono aperta la ferita nei loro cuori dolenti per tante perdite amarissime e gloriose, i loro adorati indimenticabili cari. Ricorderà quel simbolo, nel volgere dei secoli, alle generazioni che si succederanno la storia del nostro risorgimento immortale. Siano benedetti i nostri caduti.”

Intanto tra il suono degli inni, cade la tela che copre il monumento e ci troviamo, così, innanzi all’opera d’arte che s’offre al giudizio e all’ammirazione. Bisogna subito dire che Enrico Quattrini – scultore umbro – ha composto un insieme assai vivace e assai nuovo.. le autorità e la folla si sono addensate intorno al gruppo e lo hanno, subito, giudicato come un’opera d’arte riuscitissima che porta decoro al paese.

Bozzetto del Monumento in onore dei caduti in guerra - da erigersi in Gualdo Tadino (Opera dello Scult. Prof. Comm. E. Quattrini)Bozzetto del Monumento in onore dei caduti in guerra – da erigersi in Gualdo Tadino (Opera dello Scult. Prof. Comm. E. Quattrini) 

II

GUALDESI AL FRONTE

I caduti

L’elenco dei caduti sotto riportato non è stato compilato seguendo il classico schema, rigido e uniforme, che prende in considerazione soltanto i soldati nativi di un determinato comune, ma tiene conto anche dei caduti residenti a Gualdo Tadino al momento della guerra, soldati nativi di comuni limitrofi che successivamente si sono trasferiti a Gualdo Tadino dove hanno formato la loro famiglia e dove, dopo la guerra, hanno continuato a vivere i propri genitori, le vedove e gli orfani, moltissimi figli di questi ultimi ancora residenti nella nostra città. Gente di Gualdo. Escluderli, in quanto anagraficamente nati in un altro comune, è quello che si è voluto evitare.
La lista comprende anche tutti quei soldati che sono deceduti dopo la fine della guerra negli ospedali militari e civili o nella propria casa, a causa di ferite e malattie contratte durante il servizio militare.

Alfonsi Anestoro, di David e Bizzigotti Marianna, coniugato con Scaramucci Teresa. Nato a Gualdo Tadino il 20 marzo 1891, Caporale Maggiore 52° reggimento fanteria, morto il 24 ottobre 1915 nell’ospedaletto da campo n. 61 di Andraz per ferite riportate in combattimento.

Allegrucci Agostino, di Luigi e Castellani Adele. Nato a Gualdo Tadino il 17 agosto 1894, soldato 21° reggimento cavalleggeri Padova, morto il 2 novembre 1918 a Vignole (BL) per ferite riportate in combattimento.

Allegrucci Enrico, di Vincenzo e Baldelli Maria.Nato a Gualdo Tadino il 2 ottobre 1891, soldato 4° reggimento bersaglieri, morto il 15 agosto 1921 a Gualdo Tadino per malattia.

Allegrucci Giovanni, di Basilio e Fratini Adele, coniugato con Valentini Caterina. Nato a Gualdo Tadino il 22 aprile 1885, sergente 176° compagnia mitraglieri, morto l’11 giugno 1917 nella 302° sezione di sanità per ferite riportate in combattimento.

Allegrucci Giovanni, di Giuseppe e Ragni Maria, coniugato con Natalini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 12 maggio 1889, soldato 207° reggimento fanteria, disperso il 30 agosto 1917 sul medio Isonzo in combattimento.

Allegrucci Luigi, di Giovanni e Gammaitoni Rosa, coniugato con Spigarelli Maria. Nato a Gualdo Tadino il 22 aprile 1890, soldato 1390° compagnia mitraglieri, morto il 4 dicembre 1918 a Trieste per malattia.

Allegrucci Salvatore, di Giuseppe e Fioriti Assunta, coniugato con Bossi Giulia. Nato a Gualdo Tadino il 31 marzo 1894, soldato 21° cavalleggeri Padova, morto il 14 giugno 1919 a Gualdo Tadino per malattia.

Alunno Attilio, di Benvenuto e Ventanni Rosa, coniugato con Panfili Assunta. Nato a Gubbio il 24 maggio 1888, soldato 124° reggimento fanteria, disperso il 16 settembre 1916 sul Carso in combattimento.

Anastasi Adamo, di Gioacchino e Bellucci Maria. Nato a Gualdo Tadino il 17 novembre 1890, soldato 67° reggimento fanteria, morto l’11 ottobre 1918 all’ospedale da campo n. 33 di Ponte Drasciovitza (Albania) per malattia.

Anastasi Marino, di Nazzareno e Anderlini Letizia. Nato a Gualdo Tadino il 18 giugno 1894, soldato 51° reggimento fanteria, morto il 27 ottobre 1918 a Este per malattia.

Anastasi Marziale, di Vincenzo e Fioriti Angela. Nato a Gualdo Tadino il 5 marzo 1896, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul Monte Zebio per ferite riportate in combattimento.

Anastasi Vincenzo, di Gioacchino e Mariani Maria. Nato a Valfabbrica il 17 agosto 1895, soldato 2° reggimento bersaglieri, morto il 26 dicembre 1917 a Roma per malattia.

Anderlini Antonio, di Giovanni e Venturi M. Rosa, coniugato con Marinelli Chiara. Nato a Gualdo Tadino il 19 giugno 1887, soldato 6° reggimento alpini, disperso il 15 novembre 1917 sull’altopiano di Asiago in combattimento.

Anderlini Ernesto, di Angelo e Bazzucchi Santa. Nato a Gualdo Tadino l’11 maggio 1896, soldato 213° reggimento fanteria, disperso il 10 giugno 1917 sul monte Forno in Combattimento.

Angeletti Luigi, di Michele e Fidatti Assunta, coniugato con Sanfici Giuseppa. Nato a Nocera Umbra il 30 settembre 1894, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 27 ottobre 1915 sul Costone di Agai per ferite riportate in combattimento.

Angeletti Nello, di Vincenzo e Righi Natalina. Nato a Gualdo Tadino l’11 marzo 1892, caporale 51° reggimento fanteria, disperso il 7 novembre 1915 sul monte San Michele in combattimento.

Angeli Guglielmo, di Giuseppe e Pascoli Giovanna, coniugato con Gammaitoni Santa. Nato a Gualdo Tadino il 31 dicembre 1886, soldato 69° reggimento fanteria, disperso il 7 settembre 1916 a Vallarsa in combattimento.

Baldelli Orlando, di Enrico e Morroni Marianna. Nato a Gualdo tadino il 24 aprile 1898, soldato 98° reggimento fanteria, morto l’8 luglio 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Barberini Riccardo, di Angelo e Morroni Filomena. Nato a Gualdo Tadino il 16 febbraio 1894, caporale 38° reggimento artiglieria, morto il 18 agosto 1915 nell’ospedaletto da campo n. 119 di Papariano di Fiumicello (UD) per ferite riportate in combattimento.

Barboni Francesco, di Antonio e Baldelli Maria. Nato a Gualdo Tadino il 1° ottobre 1897, caporal maggiore 4° reggimento alpini, morto il 1° settembre 1917 nella Trafojer Eiswand in Alta Val Zebrù per ferite riportate in combattimento.

Bartocci Giovanni, di Giuseppe e Balducci Angela, coniugato con Barbacci Cristina. Nato a Gualdo Tadino il 1° ottobre 1892, soldato 81° reggimento fanteria, morto il 30 agosto 1916 a Gualdo Tadino per malattia.

Bassetti Luigi, di Domenico e Sensi Beatrice. Nato a Gualdo Tadino il 15 dicembre 1892, soldato 2167° compagnia mitraglieri, morto il 10 ottobre 1918 a Bivio Campiello in combattimento.

Bazzucchi Domenico, di Sante e Commodi Lucia. Nato a Gualdo Tadino il 17 maggio 1899, soldato 91° reggimento fanteria, morto il 18 dicembre 1917 sul monte Asolone per ferite riportate in combattimento.

Bazzucchi Silvio, di Raffaele e Maramigi Assunta. Nato a Gualdo Tadino il 2 aprile 1890, soldato 13° reggimento fanteria, morto il 19 agosto 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento.

Benedetti Eugenio, di Giacinto e Barbarossa Maria. Nato a Valfabbrica il 14 aprile 1890, soldato 152° reggimento fanteria, morto il 26 giugno 1916 nell’ospedale da campo n. 156 per malattia.

Berardi Nazzareno, di Domenico e Minelli Speranza, coniug. con Bassetti Virginia. Nato a Gualdo Tadino il 6 ottobre 1888, soldato 210° reggimento fanteria, morto l’11 giugno 1917 nell’ospedaletto da campo n. 235 a Gradisca di Sedegliano (UD) per ferite riportate in combattimento.

Bernabei Alfredo, di Gabriele e Biscontini Fermina. Nato a Gualdo Tadino il 23 agosto 1891, soldato 9° battaglione bersaglieri, morto il 22 novembre 1915 nell’11° sezione di sanità (Vallansa) per ferite riportate in combattimento.

Biagioli Paolo, di Pietro e Catanossi Lucia. Nato a Gualdo Tadino il 7 settembre 1895, soldato 6° reggimento fanteria, morto il 17 settembre 1915 nell’ospedaletto da campo n. 19 per ferite riportate in combattimento.

Bianchini Enrico, di Stefano e Rondelli Felicita. Nato a Gualdo Tadino il 10 maggio 1891, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 20 luglio 1915 in combattimento ad Andraz di Livinallongo.

Bicchielli Domenico, di Rinaldo e Villa Regina. Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1898, soldato 207° reggimento fanteria, disperso il 24 ottobre 1917 nel ripiegamento al Piave in combattimento.

Bicchielli Giuseppe, di Pietro e Santini Elisabetta. Nato a Gualdo Tadino il 18 marzo 1879, soldato 130° reggimento fanteria, morto il 5 maggio 1919 a Firenze per malattia.

Bisciaio Sabatino, di Luigi e Parlanti Maria. Nato a Gualdo Tadino il 26 novembre 1897, soldato 23° compagnia artiglieria da campagna, morto il 2 novembre 1917 nell’ospedaletto da campo n. 202 di Castelfranco Veneto per malattia.

Bori Giovanni, di Pietro e Bori Giuditta. Nato a Gualdo Tadino il 21 aprile 1885, soldato 3° reggimento bersaglieri, morto il 22 maggio 1916 sul monte Sief di Livinallongo per ferite riportate in combattimento.

Borio Giovanni, di Angelo e Anderlini Maria Angela. Nato a Gualdo Tadino il 10 aprile 1897, caporale 89° reggimento fanteria, morto il 2 ottobre 1918 a Ostel (Francia) nel Bois Gualtier per ferite riportate in combattimento.

Botticelli Giuseppe, di Giovanni e Cherubini Maria, coniugato con Teodori Maria. Nato a Gualdo Tadino il 15 novembre 1881, soldato 757° compagnia mitraglieri, morto il 26 maggio 1917 sul monte Hermada per ferite riportate in combattimento.

Bozzi Domenico, di Luigi e Mazzocchietti Geltrude, coniugato con Natalini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 29 aprile 1888, soldato 126° compagnia mitraglieri, morto il 25 gennaio 1918 a Sedan in prigionia.

Bucari Salvatore, di Raffaele e Remigi Annunziata, coniugato con Ficarelli Luigia. Nato a Gualdo Tadino il 18 febbraio 1869, sergente 130° reggimento fanteria, morto il 20 febbraio 1921 a Gualdo Tadino per malattia.

Calisti Felice, di Giovanni e Cioli Assunta, coniugato con Fimati Giustina. Nato a Gualdo Tadino il 25 febbraio 1879, soldato 8° reggimento artiglieria da fortezza, morto il 21 novembre 1918 a Gualdo Tadino per malattia.

Cambiotti Decio, di Valentino e Zeni Annunziata. Nato a Nocera Umbra il 26 settembre 1895, soldato 142° reggimento fanteria, morto il 3 agosto 1915 a Castelnuovo in combattimento.

Cambiotti Nazzareno, di Vincenzo e Cecchetti Santa, coniug. con Cambiotti Giulia. Nato a Valfabbrica il 30 luglio 1895, soldato 59° reggimento fanteria, morto il 10 marzo 1918. a Przemysl, Galizia, in prigionia.

Capoccia Ernesto, di Eugenio e Ghiandoni Francesca. Nato a Gualdo Tadino il 18 ottobre 1891, caporal maggiore 16° cavalleggeri Lucca, morto il 9 agosto 1916 a San Pietro (GO) in combattimento.

Carini Guglielmo, di Alessandro. Nato a Gualdo Tadino l’11 aprile 1887, soldato 125° reggimento fanteria, morto il 30 luglio 1916 nell’ospedaletto da campo n. 150 per ferite riportate in combattimento.

Carnevali Agostino, di Raffaele e Montesi Giuseppa, coniugato con Calisti Anna. Nato a Fabriano il 20 febbraio 1878, soldato 73° reggimento fanteria, morto l’8 dicembre 1918 ad Aullins per malattia.

Carosati David, di Salvatore e Martelli Assunta, coniugato con Brunetti Emilia. Nato a Gubbio il 10 aprile 1887, soldato 3° reggimento bersaglieri, morto il 9 luglio 1915 sul Col di Lana in combattimento.

Carpinelli Sante, di Giuseppe e Ruzzo Rosa. Nato a Valfabbrica il 9 giugno 1897, 2° reggimento bersaglieri, morto il 20 agosto 1918 durante la prigionia a Quedlinburg.

Castellani Carlo, di Agostino e Rosi Filomena. Nato a Gualdo Tadino il 4 luglio 1884, soldato 15° reggimento fanteria, morto il 2 novembre 1917 a Brindisi per malattia.

Castellani Giulio, di Agostino e Rosi Filomena. Nato a Gualdo Tadino il 29 aprile 1887, 211° reggimento fanteria, disperso il 19 settembre 1916 sul Carso in combattimento.

Castellani Luigi, di Pietro e Mariani Filomena. Nato a Gualdo Tadino il 22 marzo 1896, soldato 210° reggimento fanteria, morto il 25 agosto 1917 nel settore di Tolmino per ferite riportate in combattimento.

Catasti Dario, di Rinaldo e Sannipoli Assunta. Nato a Nocera Umbra il 4 ottobre 1895, soldato 146° reggimento fanteria, morto l’8 giugno 1917 sul monte Zebio a causa dello scoppio della mina della Lunetta.

Cavalieri Giuseppe, di Luigi e Saltutti Maria. Nato a Gualdo Tadino il 30 maggio 1895, soldato 269° reggimento fanteria, disperso il 29 agosto 1917 sull’altopiano di Bainsizza in combattimento.

Cavalieri Pietro, di Vincenzo e Scassellati Olimpia. Nato a Gualdo Tadino il 10 aprile 1894, caporal maggiore 131° batteria bombardieri, morto il 10 ottobre 1916 sul monte Hermada a quota 144 per ferite riportate in combattimento.

Cavana Domenico, di Giacinto e Maccaferri Anna, coniugato con Biagioli Teresa. Nato a Persiceto il 12 novembre 1876, soldato uff. aerost. e dirigib. Roma, morto il 10 ottobre 1918 a Viterbo per malattia.

Cello Natale, di Pietro e Capoccia Domenica. Nato a Gualdo Tadino il 26 gennaio 1892, caporal maggiore 205° reggimento fanteria, morto il 10 febbraio 1917 sul saliente Casa dei Due Pini (Vertoibizza) per ferite riportate in combattimento.

Cerioni Cesare, di Domenico. Nato a Gualdo Tadino il 20 ottobre 1893, caporale 279° reggimento fanteria, morto il 30 agosto 1917 sull’altopiano di Bainsizza per ferite riportate in combattimento.

Ciaberna Angelo, di Felice e Castellani Filomena. Nato a Gualdo Tadino il 6 settembre 1891, sergente 129° reggimento fanteria, morto il 15 luglio 1916 nell’ospedaletto da campo n. 16 per ferite riportate in combattimento.

Coccia Angelo, di Emidio e Lucrezi Maria Santa. Nato a Gualdo Tadino il 1 febbraio 1895, soldato 23° compagnia mitraglieri, morto il 12 settembre 1916 nell’ospedaletto chirurgico mobile “Città di Milano” di Pieris per ferite riportate in combattimento.

Coccia Vincenzo, di Giovanni e Rinaldini Caterina. Nato a Gualdo Tadino il 18 aprile 1892, soldato 4° reggimento fanteria, morto il 21 novembre 1916 a Gualdo Tadino per malattia.

Commodi Luigi, di Vincenzo e Anastasi Angela. Nato a Gubbio il 13 marzo 1890, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 7 settembre 1915 sul Col di Lana per ferite riportate in combattimento.

Crocetti Luigi detto Paolo, di Luigi e Simonetti Caterina. Nato a Gualdo Tadino il 28 giugno 1891, caporal maggiore 52° reggimento fanteria, morto il 3 agosto 1915 nell’ospedaletto n. 122 di Andraz per ferite riportate in combattimento.

Del Moro Alessandro, di Domenico. Nato a Gualdo Tadino il 30 settembre 1889, soldato dell’esercito americano, morto il 7 ottobre 1918 in Francia per malattia.

Donnini Angelo, di Giovanni e Bisciaio Assunta. Nato a Gualdo Tadino il 19 settembre 1894, soldato 135° batteria bombardieri, morto il 17 maggio 1917 a Montebelluna per malattia.

Donnini Giovanni, di Gioacchino e Campioni Maria. Nato a Gualdo Tadino il 20 dicembre 1883, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 4 settembre 1916 in combattimento sul monte San Gabriele.

Donnini Giuseppe, di Giovanni e Assunta Bisciaio, coniugato con Venarucci Emilia. Nato a Gualdo Tadino il 16 febbraio 1892, soldato 533° compagnia mitraglieri, morto il 5 gennaio 1917 nell’ospedaletto da campo n. 67 di Cassegliano per ferite riportate in combattimento.

Donnini Italino, di Giuseppe e Mari Giuseppa. Nato a Gualdo Tadino il 3 luglio 1893, soldato 33° reggimento artiglieria da campagna, morto il 14 novembre 1917 a Onigo di Pederobba in loc. Cavallea per ferite riportate in combattimento.

Donnini Sante, di Raffaele e Anderlini Capitolina. Nato a Gualdo Tadino il 16 marzo 1896, soldato 1° reggimento granatieri, disperso il 7 agosto 1916 sul monte San Michele in combattimento.

Ercoli Michele, di Luigi e Alunno Benedetta, coniugato con Fossili Rosa. Nato a Gubbio il 24 ottobre 1888, soldato 129° reggimento fanteria, disperso il 23 ottobre 1915 sul monte San Michele in combattimento.

Fabbrizi Giovanni, di Angelo e Crocetti Vittoria, coniugato con Gaudenzi Giuseppa. Nato a Gualdo Tadino il 13 maggio 1876, soldato 221° reggimento fanteria, morto il 3 giugno 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Farneti Pietro, di Serafino. Nato a Gualdo Tadino il 1° maggio 1892, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 22 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento.

Ficarelli Daniele, di Pietro e Fischi Clementina. Nato a Gualdo Tadino l’11 giugno 1883, soldato 70° reggimento fanteria, morto il 5 giugno 1917 in Contrada Selo per ferite riportate in combattimento.

Ficarelli Oreste, di Vincenzo e Ragni Annunziata, coniugato con Ficarelli Cleonilde. Nato a Gualdo Tadino il 23 settembre 1887, soldato 17° reggimento bersaglieri, morto l’11 settembre 1917 sul Carso (quota 100) per ferite riportate in combattimento.

Finetti Angelo, di Salvatore e Bossi Assunta. Nato a Gualdo Tadino il 2 maggio 1894, soldato 3° reggimento fanteria, morto il 10 giugno 1916 sul monte Kaberlaba per ferite riportate in combattimento.

Finetti Michele, di Salvatore e Bossi Assunta. Nato a Gualdo Tadino il 17 marzo 1890, soldato 128° reggimento fanteria, morto il 19 dicembre 1918 in prigionia a Munster (Germania) per malattia.

Fioriti Silvio, di Rinaldo e Ascani Carolina. Nato a Gualdo Tadino il 7 febbraio 1891, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento.

Fiorucci Giuseppe, di David e Filippetti Veronica. Nato a Gubbio il 2 febbraio 1893, soldato 138° reggimento fanteria, disperso il 17 agosto 1917 sul Carso in combattimento.

Fiorucci Sante, di Ubaldo e Berrettini Giuseppa. Nato a Gualdo Tadino il 1° dicembre 1894, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 20 gennaio 1916 sul monte Vodil per ferite riportate in combattimento.

Franceschini Angelo, di Nazzareno e Cippiciani Firminia, coniugato con Matarazzi Clementina. Nato a Gualdo Tadino il 17 aprile 1884, soldato 208° reggimento fanteria, morto il 18 novembre 1918 in Germania per malattia.

Franceschini Angelo, di Nazzareno e Mencarelli Filomena. Nato a Nocera Umbra il 16 novembre 1893, soldato 5° reggimento fanteria, morto il 16 maggio 1918 sul monte Medata per ferite riportate in combattimento.

Franceschini Giuseppe, di Michele e Vinciarelli Annunziata, coniugato con Parlanti Caterina. Nato a Gualdo Tadino il 3 maggio 1885, soldato 137° reggimento fanteria, morto il 28 febbraio 1919 a Gualdo Tadino per malattia.

Fumanti Luigi, di Giovanni e Barbacci Anna. Nato a Gubbio il 30 settembre 1897, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 20 giugno 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Galantini Augusto, di Gaetano e Stella Innocenza. Nato a Gualdo Tadino il 29 gennaio 1894, soldato 5° reggimento fanteria, morto il 2 marzo 1918 in prigionia a Hermagor (Austria) per malattia.

Galantini Giuseppe, di David e Marinangeli Annunziata, coniugato con Tizzoni Rosa. Nato a Gualdo Tadino il 14 settembre 1886, soldato 69° reggimento fanteria, morto il 16 marzo 1919 a Perugia per malattia.

Gambini Vincenzo, di Nazzareno e Passeria Maria. Nato a Gualdo Tadino il 17 novembre 1897, soldato 68° reggimento fanteria, morto il 30 agosto 1917 a Conca Verde sul monte San Gabriele per ferite riportate in combattimento.

Gammaitoni Giovanni, di Giuseppe e Lispi Rosa. Nato a Gualdo Tadino il 18 settembre 1880, soldato 9° compagnia di sanità, morto il 26 maggio 1917 a Roma per malattia.

Gammaitoni Giuseppe, di Antonio e Ficarelli Maria Stella, coniugato con Graciolini Orsola. Nato a Gualdo Tadino il 6 agosto 1879, soldato 93° reggimento fanteria, morto il 13 giugno 1921 a Gualdo Tadino per malattia.

Garofoli Salvatore, di Felice e Andreani Lucia , coniugato con Bicchielli Ester. Nato a Gualdo Tadino il 13 luglio 1876, soldato 221° reggimento fanteria morto il 30 novembre 1918 a Montalto di Castro per malattia.

Garofoli Sandrino, di Domenico e Micheletti Luigia. Nato a Gualdo Tadino l’8 maggio 1896, soldato 2° reggimento Bersaglieri, morto il 28 aprile 1916 nella conca di Plezzo per ferite riportate in combattimento.

Garofoli Vittorio, di Giuseppe e Allegrucci Maria, coniugato con Alfonsi Ida. Nato a Gualdo Tadino il 2 agosto 1887, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 15 ottobre 1918 a Terni per malattia.

Gaudenzi Aurelio, di Alessandro e Alimenti Maria. Nato a Gualdo Tadino il 6 giugno 1895, soldato 76° reggimento fanteria, morto il 9 dicembre 1915 alle Cave di Selz per ferite riportate in combattimento.

Gaudenzi Baldassarre, di Pietro e Capoccia Maria. Nato a Gualdo Tadino il 16 maggio 1897, soldato 13° reggimento bersaglieri, morto il 2 marzo 1918 a Capo Sile di Musile di Piave per ferite riportate in combattimento.

Giovagnoli Angelo, di Agostino e Rosi Adele. Nato a Gualdo Tadino il 17 luglio 1892, soldato 87° reggimento fanteria, morto il 12 aprile 1917 a Gualdo Tadino per malattia.

Giovagnoli Egidio, di Giovanni e Zerbini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 2 giugno 1897, soldato 1° reggimento granatieri, morto il 25 ottobre 1918.

Giovagnoli Primo, di Gioacchino e Caparvi Crucifissa. Nato a Gualdo Tadino il 16 settembre 1895, caporal maggiore 9° comp. artiglieria da fortezza, morto il 15 giugno 1918 nell’ambulanza chirurgica d’armata n. 1 per ferite riportate in combattimento.

Giretti Roberto, di Giuseppe e Morelli Pia. Nato a Gubbio il 29 aprile 1899, soldato 6° reggimento alpini, disperso in combattimento il 4 dicembre 1917.

Goracci Luigi , di Francesco. Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1895, soldato 8° reggimento alpini, morto il 28 ottobre 1918 sul monte Solarolo per ferite riportate in combattimento.

Gubbini Giovanni, di Luigi e Pasquarelli Albinia. Nato a Gualdo Tadino il 21 luglio 1899, soldato 45° reggimento fanteria, morto il 16 giugno 1918 sul Montello per ferite riportate in combattimento.

Gubbiotti Eugenio, di Nazzareno e Lispi Maria, coniugato con Pucci Adele. Nato a Gualdo Tadino il 13 maggio 1891, soldato 33° reggimento fanteria, disperso il 15 novembre 1915 ad Oslavia in combattimento.

Guidi Giuseppe, di Angelo e Tomassini Ersilia. Nato a Gualdo Tadino il 14 aprile 1882, soldato 6° reggimento alpini, morto il 28 marzo 1918 in prigionia a Pergine Cirè (Trento) per malattia.

Guidubaldi Attilio, di Agostino e Lispi Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 22 marzo 1894, soldato 226° reggimento Fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento.

Guidubaldi Sante, di Agostino e Lispi Annunziata, coniug. con Ficarelli Margherita. Nato a Gualdo Tadino il 4 settembre 1891, soldato 21° reggimento fanteria, morto il 19 aprile 1917 a Gualdo Tadino per malattia.

Ippoliti Elvezio, di Francesco e Anderlini Elisa. Nato a Gualdo Tadino il 16 agosto 1895, caporale 22° reggimento fanteria, morto il 22 ottobre 1915 nella 16° sezione di sanità di Monfalcone, per ferite riportate in combattimento.

Ippoliti Ernesto, di Carlo e Montecchi Maria, coniugato con Scassellati Anna. Nato a Gualdo Tadino il 18 febbraio 1888, caporale 65° compagnia presidiaria, morto il 14 maggio 1916 a Villaggio di Plava per ferite riportate in combattimento.

Ippoliti Giuseppe, di Luigi e Anderlni Angela. Nato a Gualdo Tadino il 6 giugno 1889, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 6 gennaio 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Lisarelli Michele, di Antonio e Fioriti Maria Palma, coniug. con Moriconi Argimiana. Nato a Gualdo Tadino il 17 maggio 1890, soldato 65° compagnia presidiaria, morto il 26 giugno 1916 a San Pietro di Castello, Venezia, per ferite per fatto di guerra.

Luzi Giuseppe, di Giovanni e Pascucci Maria. Nato a Gualdo Tadino il 20 novembre 1898, soldato 68° reggimento fanteria, morto il 20 giugno 1918 sul Montello per ferite riportate in combattimento.

Maldini Attilio, di Giuseppe e Angelucci Amalia. Nato a Gualdo Tadino il 20 luglio 1893, soldato 96° reggimento fanteria, morto il 25 giugno 1916 sull’altopiano di Asiago per ferite riportate in combattimento.

Marchegiani Giuseppe, di Eugenio e Cianfichi Angela. Nato a Gualdo Tadino il 29 giugno 1885, caporale maggiore 32° reggimento fanteria, morto il 9 ottobre 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento.

Marfori Luigi, di Tullio e Carini Giulia, coniugato con Angeletti Maria. Nato a Gualdo Tadino il 29 giugno 1889, soldato 4° reggimento artiglieria da fortezza, morto il 2 dicembre 1918 a Bergamo per malattia.

Marianelli Angelo, di Giuseppe e Donnini Annamaria coniug. con Tizzoni Consilia. Nato a Valfabbrica il 7 novembre 1880, soldato 38° reggimento fanteria, morto il 28 agosto 1917 nell’ambulanza da montagna n. 88 per ferite riportate in combattimento.

Marinelli Angelo, di Domenico e Lepri Assunta. Nato a Gualdo Tadino il 1° giugno 1898, soldato 52° reggimento fanteria, morto l’11 novembre 1921 a Gualdo Tadino per malattia.

Marinelli Antonio, di Domenico e Becchetti Artemisia. Nato a Gubbio il 17 gennaio 1889, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 23 ottobre 1915 sul San Michele in località Boschini per ferite riportate in combattimento.

Marinelli Eugenio , di Giuseppe e Donnini Angela. Nato a Gualdo Tadino il 16 gennaio 1882, soldato 265° reggimento fanteria, morto il 22 maggio 1917 a Dosso Faiti per ferite riportate in combattimento.

Marinelli Giulio, di Giacomo e Allegrucci Maria Angela, coniugato con Venturi Filomena. Nato a Gualdo Tadino il 31 marzo 1890, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 21 agosto 1915 a Casa Carper, Andraz, per ferite riportate in combattimento.

Marinelli Umberto, di Davide e Spigarelli Rosa. Nato a Gubbio il 12 marzo 1894, soldato 68° reggimento fanteria, morto il 14 aprile 1916 nell’8° sezione di sanità di Kamno per ferite riportate in combattimento.

Marinelli Vittorio, di Francesco e Bensi Palmira, coniugato con Sabbatini Emilia. Nato a Gualdo Tadino il 7 aprile 1886, soldato 1° reggimento granatieri, morto il 26 settembre 1918 a Rimini per malattia.

Marinetti Angelo, di Serafino e Biagioli Maddalena. Nato a Gualdo Tadino il 1° agosto 1893, soldato 95° reggimento fanteria, morto il 18 giugno 1916 sul monte Zovetto per ferite riportate in combattimento.

Marini Augusto, di Giuseppe e Fiorucci Assunta. Nato a Gualdo Tadino l’8 luglio 1898, soldato 1° reggimento artiglieria pesante, morto il 16 giugno 1918 nell’ospedaletto da campo n. 129 di Castelfranco Veneto per malattia.

Marini Giuseppe, di Raffaele e Gamberini Rosa, coniugato con Bianchini Stella. Nato a Valfabbrica il 19 marzo 1886, soldato 213° reggimento fanteria, disperso il 4 settembre 1917 sul monte San Gabriele in combattimento.

Marini Salvatore, di Gioacchino e Donnini Annunziata, coniugato con Ribes Elisa. Nato a Gualdo Tadino l’11 aprile 1875, soldato 21° reggimento fanteria, morto il 5 novembre 1918 a Gualdo Tadino per malattia.

Martellini Secondo, di Adamo e Grilli Speranza. Nato a Cagli il 24 gennaio 1897, soldato 67° reggimento fanteria morto il 2 agosto 1917 a Gualdo Tadino per malattia.

Martini Giuseppe, di Francesco e Angela Gatti. Nato a Gualdo Tadino il 19 marzo 1897, soldato 77° reggimento fanteria, morto il 27 marzo 1918 a Josefstadt, Boemia, in prigionia per malattia.

Mascelli Domenico, di Giuseppe e Marinelli Caterina, coniug. con Comodi Assunta. Nato a Fossato di Vico il 12 aprile 1882, soldato 2° reggimento fanteria, morto il 18 maggio 1917 nell’Ospedale da campo n. 129 di Gorizia per ferite riportate in combattimento.

Matarazzi Alfredo, di Giovanni e Tomassoli Maria. Nato a Gualdo Tadino il 9 ottobre 1897, soldato 57° reggimento fanteria, morto il 25 ottobre 1918 a Palazzo Molini per ferite riportate in combattimento.

Matarazzi Francesco, di Domenico e Valentini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 10 marzo 1894, soldato 8° lancieri Montebello, morto il 6 giugno 1917 a Gualdo Tadino per malattia.

Matteucci Giovanni, di Domenico e Pesciaioli Carolina, coniug. con Celli Epifania. Nato a Gualdo Tadino il 21 luglio 1893, soldato 69° reggimento fanteria, morto il 25 novembre 1918 a Gualdo Tadino per malattia.

Matteucci Paolo, Francesco e Coccia Maria Santa, coniugato con Sorbelli Sabatina. Nato a Gualdo Tadino il 27 novembre 1883, soldato 1° reggimento genio, morto il 3 aprile 1917 in Macedonia (quota 1050) per ferite riportate in combattimento.

Mattioli Paolo, di Giuseppe e Biscontini Pellegrina. Nato a Gualdo Tadino l’11 maggio 1890, soldato 211° reggimento fanteria, morto il 24 ottobre 1916 nell’ospedaletto da campo n. 102 di Villesse per ferite riportate in combattimento.

Maurizi Eugenio, di Giuliano e Marinangeli Maria Santa. Nato a Gualdo Tadino l’8 ottobre 1884, caporale 131° reggimento fanteria, morto il 27 aprile 1918 a Leopoli, Galizia, in prigionia per malattia.

Maurizi Natale, di Giuliano e Marinangeli Maria Santa. Nato a Gualdo Tadino il 23 aprile 1890, soldato 1° reggimento granatieri, morto il 13 novembre 1917 a Gualdo Tadino per malattia.

Meccoli Ilario, di Raffaele e Bucari Clementina. Nato a Gualdo Tadino il 24 agosto 1893, sergente 147° reggimento fanteria, morto il 2 novembre 1915 nell’ospedaletto da campo n. 99 di Romans (GO) per ferite riportate in combattimento.

Mencarelli Evelino, di Agostino e Santini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 16 settembre 1897, soldato 7° comp. artiglieria da campagna, morto il 14 gennaio 1918 sul monte Grappa per ferite riportate in combattimento.

Mencarelli Pietro, di Agostino e Santini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 28 giugno 1894, soldato 226° reggimento fanteria, morto il 6 luglio 1916 sul monte Zebio per ferite riportate in combattimento.

Mendichi Gabriele, di Angelo e Moriconi Maria. Nato a Gualdo Tadino il 4 maggio 1895, soldato 248° reggimento fanteria, morto il 29 settembre 1918 a Roma per malattia.

Menichini Antonio, di Giuseppe e Biagioli Maria, coniugato con Giovagnoli Giulia. Nato a Gualdo Tadino il 24 settembre 1889, soldato 33° reggimento fanteria, morto il 20 novembre 1915 nell’ospedaletto da campo n. 70 di Buttrio (UD) per malattia.

Merli Enrico, di David e Pappafava Assunta, coniugato con Berrettoni Virginia. Nato a Gubbio l’11 agosto 1882, soldato 21° reggimento fanteria, morto il 16 aprile 1919 a Gualdo Tadino per malattia.

Merli Nazzareno, di David e Pappafava Assunta. Nato a Gubbio il 4 settembre 1891, sergente 52° reggimento fanteria, disperso il 17 luglio 1918 in località Bois de Courton (Francia) in combattimento.

Micheletti Pompilio, di Valerio e Mancini Consilia, coniugato con Godoli Giorgina. Nato a Gualdo Tadino il 10 febbraio 1887, 1° compagnia artiglieria da campagna, morto il 25 novembre 1920 a Gualdo Tadino per malattia

Minelli Gino, di Salvatore e Pucci Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 23 aprile 1896, soldato 213° reggimento fanteria, morto il 31 maggio 1916 a Valfabbrica per malattia.

Monacelli Cesare, di Luigi e Passeri Assunta. Nato a Gubbio il 17 febbraio 1895, caporale 148° reggimento fanteria, morto il 15 novembre 1916 a Dolina in combattimento.

Monacelli Eugenio, di Domenico e Farneti Letizia. Nato a Gualdo Tadino il 2 dicembre 1888, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 3 dicembre 1918 negli Stati Uniti a causa delle ferite riportate in guerra.

Moriconi Egidio, di Luigi. Nato a Gualdo Tadino il 19 agosto 1876, soldato 210° battaglione M.T., morto il 4 novembre 1918 a Nocera Umbra per malattia.

Moriconi Giacomo, di Salvatore e Anastasi Rosa. Nato a Gualdo Tadino il 24 marzo 1898, soldato 67° reggimento fanteria, morto il 23 marzo 1918 a Milano per malattia.

Morroni Francesco, di Damiano e Cucchiarini Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 15 maggio 1899, soldato 26° centuri presidiaria, morto il 3 ottobre 1918 a Perugia per malattia.

Morroni Giovanni, di Pio e Viventi Maddalena, coniugato con Fazi Marianna. Nato a Gualdo Tadino il 3 novembre 1882, soldato 57° reggimento fanteria, morto a Gualdo Tadino il 22 giugno 1918 per malattia.

Morroni Giuseppe, di Felice e Ippoliti Rosa. Nato a Gualdo Tadino il 14 dicembre 1892, sergente 222° reggimento fanteria, morto il 27 agosto 1917 a Vertoiba, medio Isonzo, in combattimento.

Morroni Giusto, di Luigi e Mattioli Francesca. Nato a Gualdo Tadino il 28 febbraio 1889, caporal maggiore 130° reggimento fanteria, morto il 16 marzo 1916 in prigionia a Lubiana per malattia a seguito di ferita.

Morroni Pilade, di Alfonso e Capponi Matilde. Nato a Gualdo Tadino il 22 febbraio 1895, caporale 5° reggimento fanteria, morto il 21 agosto 1916 sul monte Debeli per ferite riportate in combattimento.

Moscatelli Attilio, di Luigi e Caporali Caterina. Nato a Gualdo Tadino il 1° aprile 1892, sergente 4° reggimento fanteria, morto il 6 marzo 1918 a Gualdo Tadino per malattia.

Natalini Enrico, di Angelo e Passeri Angela. Nato a Gualdo Tadino il 15 marzo 1893, soldato 52° reggimento fanteria, disperso il 19 luglio 1915 sul Col di Lana in combattimento.

Natalini Francesco, di Marco e Bazzucchi Maria. Nato a Gualdo Tadino il 6 agosto 1899, soldato 9° colonna carreggio e salmerie, morto il 5 gennaio 1919 ad Asiago per infortunio.

Natalini Oreste, di Luigi e Monacelli Fermina. Nato a Gualdo Tadino il 30 giugno 1894, soldato 89° reggimento fanteria, morto il 29 settembre 1915 sul monte Mrzli per ferite riportate in combattimento.

Negozianti Domenico. Nato a Gualdo Tadino il 19 aprile 1878, soldato 8° reggimento artiglieria da fortezza, morto il 19 aprile 1918 in Slovacchia in prigionia per malattia.

Orazi Angelo, di Agostino e Calai Teresa. Nato a Gualdo Tadino il 16 maggio 1889, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 23 dicembre 1917 a Firenze per malattia.

Orazi Giuseppe, di Angelo e Rosa Giovagnoli, coniugato con Guerra Giuseppa. Nato a Gualdo Tadino il 2 febbraio 1881, soldato 1° reggimento f. genio, morto il 29 settembre 1917 nell’ospedale chirurgico mobile “Città di Milano” per ferita.

Ottaviani Domenico, di Gaetano e Bruschi Giulia. Nato a Gubbio il 18 aprile 1890, soldato 14° reggimento fanteria, morto il 28 ottobre 1918 nell’ospedaletto da campo n. 110 di Marostica (VI) per malattia.

Paccamonti Angelo, di Teodoro e Morroni Maria, coniugato con Paoletti Lucia. Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1894, soldato 7° mitraglieri Crema, morto l’11 ottobre 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Pallucca Ruggero, di Cesare e Lolli Elisa, coniugato con Costantini Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 13 dicembre 1885, sergente maggiore artiglieria da campagna, morto il 2 febbraio 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Paoletti Enrico, di Giovanni e Paccamonti Teresa, coniugato con Pennoni Iole. Nato a Gualdo Tadino il 6 maggio 1887, soldato 122° reggimento fanteria, morto il 13 agosto 1915 sul Carso per ferite riportate in combattimento.

Paolucci Enrico, di Giovanni e Ragugini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 23 novembre 1897, soldato 65° reggimento fanteria, disperso il 23 agosto 1917 sul Carso in combattimento.

Pascucci Luigi, di Raffaele e Garofoli Luigia. Nato a Gualdo Tadino il 27 maggio 1896, soldato 247° reggimento fanteria, morto il 14 giugno 1917 nella 73° sezione di sanità di Casa del Pastore per ferite riportate in combattimento.

Pasquarelli Enrico, di Eugenio e Gammaitoni Cesira, coniugato con Della Paola Purificata. Nato a Gualdo Tadino il 26 giugno 1888, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 5 giugno 1916 a Gualdo Tadino per ferite riportate in combattimento.

Passeri Giovanni, di Ubaldo e Frillici Barbara, coniugato con Bianchini Rosa. Nato il 14 aprile 1884, soldato 62° reggimento fanteria, morto il 17 aprile 1917 in prigionia a Nevrocopp (Bulgaria) per malattia.

Pastorelli Primo, di Ubaldo e Pieretti Annunziata. Nato a Gubbio il 9 aprile 1896, soldato 4° reggimento artiglieria da campagna, morto il 15 luglio 1918 in Francia per ferite riportate in combattimento.

Pecci Enrico, di Angelo e Brunetti Caterina, coniugato con Carpinelli Luigia. Nato a Gubbio il 7 giugno 1887, soldato 37° reggimento artiglieria da montagna, morto il 26 novembre 1915 a Villanova di Farra per ferite riportate in combattimento.

Pennoni Carlo, di Bruno e Barberini Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 26 marzo 1894, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 28 ottobre 1915 sul monte Mrzli, settore di Tolmino, per ferite riportate in combattimento.

Pennoni Gaetano, di Domenico e Allegrucci Rosa, coniugato con Donnini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 16 maggio 1890, soldato 270° reggimento fanteria, morto il 17 giugno 1918 a Nervesa sul Piave per ferite riportate in combattimento.

Pennoni Giovanni, di Luigi e Garofoli Maria Luigia. Nato a Gualdo Tadino il 5 aprile 1897, soldato 21° reggimento fanteria, morto il 20 aprile 1920 all’ospedale di Massa per malattia.

Pennoni Giuseppe, di Bruno e Barberini Annunziata. Nato Gualdo Tadino il 26 dicembre 1897, soldato 23° reggimento artiglieria da campagna, morto il 20 gennaio 1919 nell’ospedale da campo n. 95 per malattia.

Pettinelli Agostino , di Pasquale. Nato a Gualdo Tadino il 19 gennaio 1896, soldato 8° reggimento alpini, morto il 12 luglio 1916 nell’ospedaletto da campo n. 89 per ferite riportate in combattimento.

Pettinelli Domenico, di Serafino e Carletti Maria Santa, coniug. con Borio Giuseppa. Nato a Gualdo Tadino il 4 aprile 1890, caporale 129° reggimento fanteria, morto il 24 novembre 1916 nell’ospedale da campo n. 89 per ferite riportate in combattimento.

Picchi Ortensio, di Salvatore e Fioriti Ester. Nato a Gualdo Tadino il 26 dicembre 1899, soldato 57° reggimento fanteria, morto il 13 agosto 1919 a Gualdo Tadino per malattia.

Picchi Silvio, di Salvatore e Fioriti Ester. Nato a Gualdo Tadino il 27 luglio 1894, soldato 59° reggimento fanteria, morto il 1° agosto 1916 nell’ambulanza chirurgica d’armata n. 2 a Fiera di Primiero (TN) per ferite riportate in combattimento.

Presciutti Domenico, di Salvatore e Cuppoloni Anna, coniugato con Crocetti Teresa. Nato a Gualdo Tadino il 1° maggio 1885, soldato 59° reggimento fanteria, morto il 24 ottobre 1918 sul monte Grappa per ferite riportate in combattimento.

Provvedi Ubaldo, di Agostino e Bei Maria Santa, coniugato con Guidubaldi Angela. Nato a Gubbio il 16 maggio 1884, soldato 51° reggimento fanteria, morto il 24 giugno 1918 in Francia a Bligny per ferite riportate in combattimento.

Pucci Ezio, di Egidio e Perugini Odda. Nato a Gualdo Tadino il 1° gennaio 1897, aspirante ufficiale 86° reggimento fanteria, morto il 9 giugno 1917 nel circondario di Sesana per ferite riportate in combattimento.

Ragni Angelo, di Tommaso e Ragni Caterina, coniugato con Parlanti Altavilla. Nato a Gualdo Tadino il 22 aprile 1889, soldato 126° compagnia mitraglieri, morto il 20 gennaio 1919 a Foligno per malattia.

Ragni Ernesto, di Giovanni e Marini Maria, coniugato con Parlanti Anna. Nato a Gualdo Tadino il 6 novembre 1888, soldato 55° reggimento fanteria, morto l’8 giugno 1916 in seguito ad affondamento nave.

Ragni Francesco, di Domenico e Cecconi Rosa. Nato a Gualdo Tadino il 23 settembre 1897, soldato 237° reggimento fanteria, morto il 23 settembre 1917 sull’altopiano di Biansizza per ferite riportate in combattimento.

Ragni Giuseppe, di Giovanni e Martini Maria Flora. Nato a Gualdo Tadino il 30 maggio 1894, soldato 75° reggimento fanteria, morto l’11 ottobre 1916 a San Grado di Merna per ferite riportate in combattimento.

Ragugini Giuseppe, di Luigi e Gamboni Rosa, coniugato con Scaccia Antonia. Nato a Gualdo Tadino il 29 novembre 1888, soldato 50° reggimento fanteria, morto il 1° luglio 1917 a Castagnevizza del Carso per ferite riportate in combattimento.

Recchioni Giovanni, di Francesco e Santioni Caterina. Nato a Gualdo Tadino il 13 aprile 1894, soldato 13° reggimento fanteria, disperso il 15 agosto 1916 sul Carso in combattimento.

Rilletti Livio. Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1896, soldato 14° reggimento bersaglieri, morto il 23 luglio 1916 sull’altopiano di Asiago per ferite riportate in combattimento.

Rinaldini Giuseppe, di Sante e Martini Rosa. Nato a Gualdo Tadino il 3 ottobre 1893, soldato 60° reggimento fanteria, morto il 3 gennaio 1916 sul Col di Lana per ferite riportate in combattimento.

Rondelli Riccardo, di Alessio e Bisciaio Carolina. Nato a Valfabbrica il 5 settembre 1897, soldato 1° reggimento artiglieria pesante, morto il 6 maggio 1918 a San Nicola, Macedonia, in combattimento.

Rondoni Paolo, di Giuseppe e Ester Lispi. Nato a Gualdo Tadino il 24 marzo 1893, soldato 15° cavalleggeri Lodi, morto il 14 agosto 1916 nella 56° sezione di sanità per ferite riportate in combattimento.

Rossi Ettore, di Gaetano e Capezzali Teodosia, coniugato con Morroni Rosmunda. Nato ad Assisi il 9 dicembre 1882, caporale 1° reggimento f. genio, morto il 20 settembre 1917 a Castagnevizza per ferite riportate in combattimento.

Rossi Gaetano, di Raffaele e Bassetti Maria. Nato a Gualdo Tadino il 21 aprile 1891, caporale 5° reggimento bersaglieri, morto il 6 dicembre 1917 sul monte Sisemol per ferite riportate in combattimento.

Ruzzo Giambattista, di Emidio Ferdinando e Ceccoli Annamaria. Nato a Gualdo Tadino il 14 aprile 1893, soldato 1087° centuria lavoratori, morto il 9 ottobre 1918 nell’ospedale da campo n. 60 di Dosson (Treviso) per malattia.

Sabbatini Giuseppe, di Giovanni e Cappelletti Cecilia. Nato a Gualdo Tadino il 17 maggio 1899, soldato 65° reggimento fanteria, morto il 7 ottobre 1918 nell’ospedale militare di Bovolone per malattia.

Sabbatini Nazzareno, di Natale. Nato a Gualdo Tadino il 6 agosto 1890, soldato 3° reggimento bersaglieri, morto il 19 ottobre 1917 a Sigillo per malattia.

Saltutti Ubaldo, di Pietro e Bazzucchini Assunta, coniugato con Bensi Carolina. Nato a Gualdo Tadino il 15 maggio 1882, soldato 129° reggimento fanteria, morto il 3 luglio 1916 in Val d’Assa per ferite riportate in combattimento.

Sannipoli Cesare, di Eugenio e Santioni Annunziata. Nato a Valfabbrica il 4 agosto 1899, soldato 32° reggimento fanteria, morto il 21 agosto 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Sannipoli Nazzareno, di Luigi e Pecci Assunta, coniugato con Bensi Andolina. Nato a Valfabbrica il 9 gennaio 1888, soldato 6° reggimento bersaglieri, disperso il 18 settembre 1915 nella conca di Plezzo in combattimento.

Sannipoli Nazzareno, di Valentino e Pompei Stella, coniugato con Mariotti Albina. Nato a Valfabbrica il 31 gennaio 1882, soldato 46° reggimento fanteria, morto il 16 settembre 1916 nell’ospedale da campo n. 73 di Agordo per ferite riportate in combattimento.

Santini Giuseppe, di Amadio e Cossa Maria Felice. Nato a Gualdo Tadino il 20 marzo 1889, sergente 129° reggimento fanteria, morto il 26 giugno 1917 nell’ospedale da campo n. 57 per ferite riportate in combattimento.

Santini Odoardo, di Giovanni e Nicchi Anna. Nato a Nocera Umbra il 7 aprile 1891, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 15 luglio 1915 sul Costone di Agai in combattimento.

Saracini Cesare, di Filippo e Minelli Rosa, coniugato con Bianchini Maria. Nato a Gubbio il 23 maggio 1880, soldato 235° reggimento fanteria, morto il 28 gennaio 1918 nella Rep. Ceca in prigionia per malattia.

Scaramucci David, di Raffaele e Fabbri Agnese, coniugato con Merchegiani Ersilia. Nato a Fossato di Vico il 12 marzo 1886, soldato 2° compagnia telefonisti, morto il 19 dicembre 1918 nell’ospedale da campo n. 55 per malattia.

Sdrobolini Asdrubale, di Costantino e Sergiacomi Barbara. Nato a Gualdo Tadino il 5 settembre 1898, soldato 201° reggimento fanteria, morto il 7 gennaio 1918 in Germania in prigionia per malattia.

Sellano Giuseppe, di Sante e Matteucci Angela. Nato a Gualdo Tadino il 20 maggio 1890, soldato 906° compagnia mitraglieri, morto il 27 agosto 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento.

Serroni Enrico, di Stefano e Venarucci Niccola. Nato a Gualdo Tadino il 21 gennaio 1898, soldato 72° reggimento fanteria, morto il 30 ottobre 1920 a Gualdo Tadino per malattia.

Spigarelli Giulio, di Giovanni e Bossi Domenica. Nato a Gualdo Tadino il 14 gennaio 1894, soldato 75° reggimento fanteria, morto il 19 ottobre 1916 nell’ospedaletto da campo n. 77 per ferite riportate in combattimento.

Spigarelli Luigi, di Ferdinando e Spigarelli Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 10 marzo 1899, soldato 215° reggimento fanteria, morto il 4 novembre 1918 ad Arezzo per malattia.

Spigarelli Riccardo, di Michele e Angeletti Antonia, coniugato con Finetti Giulia. Nato a Gualdo Tadino l’11 aprile 1883, caporale 52° reggimento fanteria, morto il 7 novembre 1921 a Gualdo Tadino per malattia.

Tacchi Luigi, di Secondo e Gherardi Lucia, coniugato con Giovagnoli Caterina. Nato a Nocera Umbra il 7 marzo 1880, soldato 84° reggimento fanteria, morto il 4 giugno 1918 a Gualdo Tadino.

Talamelli Alfredo, di Giovanni e Galassi Nazzarena. Nato in Anghiari il 13 febbraio 1889, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 19 luglio 1915 sul Coston d’Agai per ferite riportate in combattimento.

Talamelli Ernesto, di Giovanni e Galassi Nazzarena. Nato in Anghiari il 12 agosto 1890, soldato 70° reggimento fanteria, morto il 12 novembre 1915 a Oslavia per ferite riportate in combattimento..

Talamelli Giuseppe, di Giovanni e Farneti Orsola. Nato a Gubbio il 13 dicembre 1896, soldato 957° compagnia mitraglieri Fiat, morto il 26 ottobre 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento..

Tega Emilio, di Egidio e Zucconi Eufemia. Nato a Gualdo Tadino il 26 gennaio 1880, soldato 79° reggimento fanteria, disperso il 29 agosto 1917 sull’altopiano di Bainsizza in combattimento.

Tirimagni Giulio, di Alberto e Bufoli Amabile. Nato a Gualdo Tadino il 30 luglio 1892, soldato 29° reggimento fanteria, morto il 12 ottobre 1916 sul Carso per ferite riportate in combattimento.

Tizzoni Giovanni, di Sante e Tini Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 26 giugno 1889, soldato 52° reggimento fanteria, morto il 17 luglio 1915 sul Col di Lana per ferite riportate in combattimento.

Tomassini Vito, di Carlo e Gammaitoni Maddalena. Nato a Gualdo Tadino il 1° giugno 1898, soldato 242° reggimento fanteria, morto l’8 luglio 1917 sul monte Vodice per ferite riportate in combattimento.

Tomassoli Ernesto, di Giuseppe e Rossi Maria Letizia. Nato a Gualdo Tadino il 21 gennaio 1892, soldato 6° reggimento fanteria, disperso l’8 luglio 1915 in combattimento.

Tomassoli Francesco, di Giuseppe e Rossi Maria Letizia, coniugato con Lombardi Luisa. Nato a Gualdo Tadino il 23 agosto 1894, soldato 42° reggimento fanteria, morto il 15 dicembre 1915 nella 5° sezione di sanità per malattia.

Tordini Giuseppe, di Sabatino e Santini Annunziata. Nato a Gualdo Tadino il 19 febbraio 1897, soldato 75° reggimento fanteria, morto il 6 novembre 1918 in Francia per malattia.

Vecchietti Egidio, di Giovanni e Bensi Caterina, coniugato con Bensi Anna. Nato a Gualdo Tadino il 31 gennaio 1882, soldato 586° compagnia mitraglieri, morto il 18 maggio 1917 sul medio Isonzo, presso Plava, per ferite riportate in combattimento.

Venarucci Giulio, di Domenico e Ficarelli Gesuina, coniug. con Franceschini Maria. Nato a Gualdo Tadino il 12 aprile 1891, 81° comp. Carabinieri legione Roma, morto a Roma l’11 giugno 1921 per malattia.

Venarucci Giuseppe, di Raffaele e Farabi Rosa. Coniugato con Natalini Francesca. Nato a Gualdo Tadino il 18 febbraio 1883, soldato 1° battaglione artiglieria pesante, morto a Gualdo Tadino il 29 gennaio 1920 per malattia.

Foto e nomi dei Caduti in PDF

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– esempi –

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I decorati

Con Regio Decreto del 26 marzo 1833, Carlo Alberto ripristinò la medaglia al valore militare, consistente in una medaglia d’oro o d’argento. Con Regio Decreto dell’8 dicembre 1887, Umberto I aggiunge la versione in Bronzo per ricompensare le azioni di valore che non raggiungevano i parametri per la concessione della medaglia d’argento.
La Croce di Guerra fu istituita con Regio Decreto del 19 gennaio 1918.
Il ricevimento della medaglia dava diritto ad un soprassoldo annuo di L. 250 per la medaglia d’argento e di L. 100 per quella di bronzo, che passava di diritto alla famiglia in caso di morte del decorato. Una condanna per pena infamante era causa del ritiro del soprassoldo e ovviamente della medaglia.
L’elenco che segue (probabilmente incompleto) è stato compilato cercando informazioni in vari archivi pubblici e privati, su giornali d’epoca e su documenti forniti dai discendenti dei decorati.

Decorati con Medaglia al Valor Militare

Amoni Michele , di Pio, classe 1890 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Nel combattimento per la conquista di una posizione si distinse per lo slancio e valore giungendo tra primi sulla posizione conquistandola e facendovi alcuni prigionieri.
26 ottobre 1915

Allegrucci Agostino, di Luigi, classe 1894 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Dopo aver sopportato gravi fatiche e compiuta una difficile marcia in aspro terreno di montagna, partecipava con singolare valore ad una carica, lasciandovi la vita.
2 novembre 1918

Baldelli Giuseppe , di Pietro, classe 1892 – Medaglia d’Argento al Valor Militare

Motivazione:
Comandante di un nucleo incaricato di difendere un tratto della linea, adempiva al suo compito con grande energia ed alto sentimento del dovere, mantenendo col suo esempio salda la compagine dei suoi soldati nonostante il violento fuoco nemico.
8 novembre 1917

Barboni Francesco , di Antonio, classe 1897 – Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Motivazione:
Volontariamente si univa ai suoi compagni per snidare un formidabile posto nemico in alta montagna. Impegnava con mirabile coraggio l’avversario in strenua lotta corpo a corpo, e mentre stava per superarne la resistenza, cadeva ucciso.
1 settembre 1917

Bazzucchi Silvio , di Raffaele, classe 1890 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Noncurante del pericolo dimostrò sempre calma e fermezza esemplari. Uscito tra i primi dalle nostre trincee, sotto il violento fuoco di mitragliatrici nemiche, raggiunse le posizioni avversarie. Incoraggiando i compagni a seguire il suo esempio mentre si esponeva pel rafforzamento delle posizioni raggiunte, venne colpito a morte.
19 agosto 1917

Cappellini Giuseppe , di Francesco, classe 1889 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Facente parte di una pattuglia esploratrice, sotto vivo fuoco di fucileria si lanciava, primo, contro il nemico chiuso in una casa incitando i compagni a seguirlo e catturando 17 prigionieri.
28 ottobre 1918

Caponi Fernando di Antonio, classe 1888 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Comandante di una sezione mitragliatrici, sotto il violento fuoco di artiglieria nemica, raggiungeva una posizione da poco occupata concorrendo a mantenerla. Prevedendo un contrattacco avversario, con l’aggiustato fuoco delle sue armi, contribuiva a respingerlo, invitando energicamente i suoi uomini con le parole e con l’esempio a respingere altra violenza dell’urto nemico.
14-15 marzo 1917

Carini Salvatore , di Vincenzo, classe 1885 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Essendo stato ferito il comandante del plotone, assumeva il comando del reparto, e colla sua calma e la sua fermezza, riusciva a mantenerlo saldo sulla posizione durante un violento contrattacco nemico.
22 maggio 1917

Cello Natale , di Pietro, classe 1892 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Durante un violento bombardamento nemico attraverso zone interamente battute, arditamente portava ordini ed avvisi dando bell’esempio di coraggio e di calma ai propri dipendenti.
6-7 giugno 1916

Discepoli Fidia , di Giuseppe , classe 1893 – Medaglia d’Argento al Valor Militare

Motivazione:
Attaccato da un forte reparto nemico che era sbarcato portando con sé delle mitragliatrici con fermezza e coraggio mirabili, esponendosi ove maggiore era il pericolo, infondeva slancio nei dipendenti, respingendo l’avversario sulla riva opposta del fiume, infliggendogli gravi perdite e frustandone il tentativo di costruzione di una testa di ponte.
18 dicembre 1917
Insignito della Croce Russa di San Giorgio di 3° classe (argento) il 23 novembre 1916.

Franceschini Angelo , di Nazareno, classe 1893 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare .

Motivazione:
Bell’esempio di calma e coraggio durante un attacco nemico in forze, ritto sulla trincea con sprezzo del pericolo faceva fuoco contro l’avversario e lanciavasi poi tra i primi al contrattacco facendo sei prigionieri. 2 novembre 1917

Gammaitoni Giuseppe , di Salvatore, classe 1886 – Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Motivazione:
Soldato ciclista con mirabile fermezza e sprezzo del pericolo, incitando coll’esempio i compagni, rimaneva per più ore esposto a fuoco violento d’artiglieria avversaria in un punto di obbligato passaggio per ottenere il collegamento dei reparti del battaglione che sfilando a gruppi in un camminamento dovevano spingersi all’attacco. Ferito non abbandonava il proprio posto, se non a servizio ultimato.

Garofoli Tesio , di Giuseppe, classe 1890 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Si slanciava contro una posizione di una mitragliatrice nemica che falciava i nostri, riusciva ad uccidere i serventi e a catturare l’arma.

Liberati Dario , di Ettore, classe 1895 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Si portava volontariamente sotto i reticolati nemici per la posa e l’accensione dei tubi esplosivi, dando prova di coraggio e di ardimento.

Marinetti Angelo , di Serafino, classe 1893 – Medaglia d’Argento al Valore Militare.

Motivazione:
Con nobile slancio quale attendente di un ufficiale caduto, si recava più volte in giorni successivi fin sotto le trincee nemiche per raccogliere il cadavere unitamente al suo comandante di compagnia, pure caduto nel compiere la generosa missione, veniva egli stesso colpito a morte.
16 e 18 giugno 1916.

Matarazzi Costantino , di Giuseppe, classe 1896 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare

Motivazione:
Sotto prolungato e centrato tiro di artiglieria nemica, adempiva le funzioni di capoposto con calma e coraggio e prestava presto soccorso a numerosi feriti semisepolti per lo scoppio di un 305 nemico che aveva colpito in pieno la postazione.
15 giugno 1918

Matarazzi Giuseppe , di Francesco, classe 1891 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Primo a balzare dalla trincea si spingeva avanti fino alla linea successiva e sotto violenta raffica di fuoco, ritornava indietro fornendo precise ed utili informazioni al comandante. Durante tutta l’azione disimpegnava gli incarichi affidategli dando prova di serenità e di coraggio.
4 giugno 1917

Matteucci Giovanni, di Domenico, classe 1893 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Per otto giorni attraversava con bell’ardimento zone battute dall’artiglieria nemica. Offertosi volontariamente di guidare una compagnia mitragliatrici sulla linea del fuoco, assolveva abilmente il suo compito nonostante un violento tiro dell’avversario.
28 maggio 1917

Meccoli Ilario , di Raffaele, classe 1893 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Si slanciava per primo all’assalto di un trinceramento nemico. Gravemente ferito incitava i compagni dando bell’esempio di fermezza e di coraggio.
1 novembre 1915

Moriconi David , di Pasquale, classe 1894 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Si offriva spontaneamente per portare ordini importanti attraverso un terreno battuto dal fuoco, sul quale caddero parecchi soldati. Riusciva ad assolvere al suo compito e portava altri ordini.
4 luglio 1916

Moriconi Gioacchino , di Nazareno, classe 1897 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Guardafili isolato di linee telefoniche si recava, sempre spontaneamente a riparare le linee stesse, percorrendo un terreno intensamente battuto dall’artiglieria avversaria e consentiva sempre la continuazione delle comunicazioni dando prova di alto sentimento del dovere.
18 settembre 1917

Morroni Clodoveo , di Alfonso, classe 1890 – Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Motivazione:
Comandante di un plotone conduceva il suo reparto più volte all’attacco, con coraggio e arditezza mirabile, ferito il comandante di una contigua sezione mitragliatrici ne assumeva il comando impostandola tempestivamente con fermezza e sicuro criterio. Colpito gravemente si allontanava dalle linea del fuoco solo quando le sofferenze della ferita e il sangue perduto ne abbatterono l’ardimento. Esempio di mirabile virtù militari.
7-8- giugno 1916

Paoletti Filippo , di Giovanni, classe 1892 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Portaordini nonostante le difficoltà del terreno e il violento fuoco di artiglieria e fucileria avversaria, percorreva più volte la linea con calma e coraggio per adempiere le proprie mansioni. Contuso restava al proprio posto e continuava nel proprio compito finchè venne ferito.
4 settembre 1917

Pasquarelli Nicola , di Francesco, classe 1892 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Avuto sentore che l’ufficiale comandante di una pattuglia era caduto da una posizione arretrata in cui si trovava per servizio, si spingeva noncurante del pericolo fra due reticolati nemici, riuscendo a riordinare i superstiti e a rintracciare l’ufficiale stesso.
10 settembre 1916

Presciutti Angelo , di M. Maddalena, classe 1889 – Medaglia d’Argento al Valor Militare

Motivazione:
Comandante di un posto di sbarramento, con l’ordine di non lasciare passare il nemico, assolveva al suo compito infondendo nei suoi uomini spirito aggressivo e fermezza. Colpito una prima volta non abbandonava il combattimento finché veniva nuovamente colpito.
15 giugno 1918

Pennoni Germano , di Salvatore, classe 1883 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare

Motivazione:
Durante un lungo e violento bombardamento, si conservava calmo e sereno assunto il comando della squadra che avea perduto il suo capo, era di esempio per sereno coraggio nell’affrontare i pericoli mentre percorreva la linea per sorvegliare e incoraggiare i suoi compagni veniva gravemente ferito da una granata avversaria.
18 luglio 1918

Scassellati Damaso, di Angelo, classe 1891 – Medaglia d’Argento al Valor Militare .

Motivazione:
Benchè ferito alla mano destra, volle prender parte ad altro combattimento, per rimanere coi suoi dipendenti di cui era l’anima. Caduti tutti gli ufficiali della compagnia, ne assumeva il comando che brillantemente teneva fino al giorno successivo. Già distintosi in combattimenti precedenti, per aver cooperato efficacemente col proprio comandante di plotone, alla conquista di una trincea nemica.
15-19 luglio 1915

Stazi Nazzareno , di Vincenzo, classe 1895 – Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Motivazione:
Con rara energia manteneva saldo e compatto il suo plotone sotto l’insistente tiro dell’artiglieria avversaria. Comandato di pattuglia con avvedutezza e ordine riusciva a scacciare un nucleo di nemici che molestava col fuoco il fianco del reparto, slanciandosi poi primo all’assalto finchè rimaneva ferito sulla posizione conquistata.
25 maggio 1917

Storelli Vincenzo , di Michele, classe 1888 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Aiutante maggiore di un battaglione di pontieri, coadiuvava volontariamente il proprio comandante per l’azione di forzamento del ponte, dando bella prova di intelligenza e coraggio e sangue freddo nelle pericolose mansioni affidategli.
20 agosto 1917

Temperelli Primo , di Luigi, classe 1894 – Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Motivazione:
Guidava con impeto la sua squadra all’assalto di una trincea nemica, sgominandone di difensori e catturando prigionieri. Con pochi superstiti opponeva tenace resistenza ai ritorni offensivi dell’avversario.
15 ottobre 1916

Viventi Sestilio , di Giuseppe, classe 1890 – Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Motivazione:
Fece parte di una squadra di cinque soldati la quale arditamente andò sotto un micidiale fuoco nemico ad aprire un varco nel reticolato e a sgombrare la strada dalle altre difese accessorie.
2 febbraio 1916

 La Grande Guerra dei gualdesi

 La Grande Guerra dei gualdesi

La Grande Guerra dei gualdesi

Decorati con Croce al Merito di Guerra

Allegrucci Agostino, di Luigi, 21° reggimento cavalleggeri Padova
Anastasi Emidio, di Raffaele, 14° reggimento bersaglieri.
Anastasi Giovanni, di Serafino, 1° reggimento genio.
Anderlini Giovanni, di Enrico, 1° reggimento genio.
Anderlini Vincenzo, di Tomaso, 268° reggimento fanteria.
Angeli Raffaele, di Francesco, 20° sezione di sanità.
Anderlini Angelo, di Enrico, 17° reggimento fanteria.
Baldelli Giuseppe, di Pietro, 9° lancieri di Firenze.
Baldelli Antonio, di Fernando, 17° reggimento fanteria.
Barberini Gugliemo, di Francesco, 2105° compagnia mitraglieri.
Bassetti Antonio, di Sante, 69° reggimento fanteria.
Bassetti Giuseppe, di Angelo, 1° reggimento genio.
Bellucci Eugenio, di Francesco, 30° compagnia telegrafisti.
Bensi Paterno, di Giovanni, 5° reggimento artiglieria da fortezza.
Bianchini Pietro, di Francesco, 52° reggimento fanteria.
Biagiotti Pietro, di Francesco, 52° reggimento fanteria.
Biscontini Antonio, di David, 1° regg. artiglieria da camp. pesante.
Bucari Romeo, di Luigi, 23° reggimento fanteria.
Berardi Paolo, di Giuseppe, 222° reggimento fanteria.
Bossi Alessandro, di Eugenio, 76° reggimento fanteria.
Bucari Orfeo, di Decio, 4° reggimento cavalleggeri Genova.
Brunetti Francesco, di Silvio, 33° reggimento fanteria.
Brunetti Pietro, di Benedetto.
Caponi Fernando, di Antonio, tenente di fanteria.
Discepoli Fidia, di Giuseppe.
Donnini Angelo, di Girolamo, 233° reggimento fanteria.
Farabi Raffaele, di Alessandro, 1° reggimento artiglieria pesante.
Fiaoni Costantino, di Raffaele, 36° reggimento fanteria.
Filippetti Francesco, di Angelo, 76° battaglione bombardieri.
Fiorucci Ubaldo, di Luigi, 9° lancieri di Firenze.
Garofoli Tesio, di Giuseppe, 129° reggimento fanteria.
Gatti Antonio, 756° compagnia mitraglieri.
Gaudenzi Domenico, 269° reggimento fanteria
Germani Onorato, 82° reggimento fanteria.
Gherardi Raffaele, di Tersilio, 112° reggimento fanteria.
Giovagnoli Enrico, di Giuseppe, 19° reggiment fanteria.
Gammaitoni Domenico, di Luigi, 1° reggimenti artiglieri.
Ippoliti Luigi, di Ruffino, 1395° compagnia mitraglieri.
Lacchi Ruggero, di Giuseppe, 56° reggimento fanteria.
Lolli Angelo, di David, 21° reggimento fanteria.
Marinelli Angelo, di Giovanni, 69° reggimento fanteria.
Matarazzi Costantino, di Giuseppe, 1° reggimento artiglieria pesante.
Materazzi Luigi, di Vincenzo, 7° reggimento artiglieria da campagna.
Maurizi Luigi, di Giuseppe, 143° reggimento fanteria.
Maurizi Paolo, di Girolamo, 17° reggimento fanteria.
Mazzoni Benedetto, di Domenico, 4° compagnia telegrafisti.
Menichini Enrico, di Nazareno, 26° battaglione bombardieri.
Monacelli Giovanni di Raffaele, 2° reggimento genio.
Morroni Clodoveo, di Alfonso.
Morroni Espartero, di Pietro, 1° reggimento genio.
Moriconi Gioacchino, di Nazareno, 59° gruppo artiglieri.
Magnati Alfredo, di Antonio, 65° reggimento fanteria.
Manighetti Angelo, 3° reggimento fanteria.
Pascucci Galileo, di Antonio, 1° reggimento artiglieria da campagna.
Passeri Enrico, 25° reggimento fanteria.
Pennoni Riccardo, di Michele, 17° sezione sanità.
Pericoli Filadelfio, di Antonio, 38° reggimento fanteria.
Picchi Alessandro, di Domenico, 214° compagnia artiglieri.
Pietrini fiorino, di Domenico.
Pallucca Sesto, di Cesare, 9° lancieri di Firenze.
Ragni Eugenio, di Ferdinando, 36° reggimento fanteria.
Reciputi Aldo, di Oreste, 6° reggimento genio.
Rondelli Giulio, di Angelo, 9° reggimento lancieri.
Sergiacomi Sestilio Umberto, di Raffaele, 156° reggimento fanteria.
Serroni Enrico, di Stefano, 33° reggimento fanteria.
Stella Domenico, di Luigi, 54° reggimento artiglieria da campagna.
Sellani Ruggero, di Luigi, 9° lancieri Firenze.
Tei Giovanni, di Torquato, 51° reggimento fanteria.
Vetturini Giuseppe, di David, 52° reggimento fanteria.
Viventi Sestilio, di Giuseppe, compagnia speciale 7.

 La Grande Guerra dei gualdesi

 La Grande Guerra dei gualdesi

Mutilati e Invalidi

L’elenco dei nomi dei mutilati e degli invalidi che si riporta non rappresenta l’esatta dimensione dei costi pagati dai soldati gualdesi, in realtà gli invalidi di guerra furono molti più numerosi di quanto risulta dai registri. La patria, veloce ed efficiente quando chiamava al sacrificio, diventava lenta e burocratica quando si trattava di riconoscere una malattia “causa guerra”. Le pratiche dei mutilati e dei grandi invalidi, documentabili ed evidenti, venivano evase celermente, mentre, per coloro che contrassero gravi malattie durante il servizio militare, si apriva un altro tipo di guerra, questa volta non contro gli austro-ungarici ma contro lo stesso esercito che avevano servito con dedizione.

Per i reduci, Roma e il Ministero erano delle entità astratte e lontanissime, si rivolgevano quindi al sindaco di Gualdo per un aiuto o semplicemente per scrivere una lettera alle autorità, cercando per quanto possibile di sollecitare il disbrigo delle pratiche pendenti:

” Angeli Rodamisto, che godeva l’assegno di quinta categoria come tubercolotico, subì visita il 9 ottobre 1922 e gli fu assegnata una categoria di pensione che non si conosce ancora. La pratica relativa fu rimessa dal Distretto Militare di Spoleto al Sottosegretariato di Stato per l’Assistenza Militare e le Pensioni di guerra fin dal 20 marzo u.s. con foglio n°5/812. Non si è avuto ancora alcun riscontro quantunque sollecitato varie volte.

Anastasi Sisto di David godeva una categoria di pensione come l’Angeli suddetto e per lo stesso motivo ha cessato di riscuotere gli assegni fin dal giugno u.s., senza essere stato ancora chiamato per i nuovi accertamenti sanitari.

Si prega per il primo il sollecito disbrigo della pratica e per il secondo una sollecita chiamata a visita “.

Elenco Mutilati e Invalidi

Allegrucci Carlo di Giuseppe città
Angeletti Ciro di Michele città
Angeli Luigi di Antonio Busche
Bazzarri Cesare di Egidio Pieve di Compresseto
Bazzucchi Enrico di Eugenio Pieve di Compresseto
Bensi Paterno di Giovanni Caselle
Boccolini Angelo di Angelo Rigali
Bordichini Giuseppe di Rufino Pieve di Compresseto
Brunetti Ruggero di Felice Borgovalle
Calzuola Innocenzo di Giuseppe Pieve di Compresseto
Capoccia Enrico di Fortunato Morano
Capodaio = Bonifazi Paolo S. Lorenzo
Carosati Alfonso di Salvatore S. Rocco
Castellani Giuseppe di Antonio Caselle
Catasti Francesco di Giovanni Morano
Ceccarelli Enrico di Davide Pieve di Compresseto
Ceccoli Sigismondo di Ermete Borgovalle
Centi Giulio di Francesco Palazzo Ceccoli
Comodi Adamo di Ferdinando Poggio
Comodi Sante di Nazareno Pieve di Compresseto
Costanzi Francesco di Pietro Roveto
Finetti Riccardo di Salvatore città
Fioriti Ardilio di Marco città
Fioriti Enrico di Giuseppe città
Fioriti Francesco di Giuseppe città
Franceschini Francesco di Enrico città
Gammaitoni Giovanni di Luigi Petroia
Gammaitoni Giuseppe di Salvatore Caselle
Gatti Antonio di Agostino Morano
Gatti Paolo di Luigi Nasciano
Gennari Vittorio di Protasio S. Pellegrino
Ghiandoni Luigi di Giuseppe Pieve di Compresseto
Giacometti Federico di Natale Caprara
Ginocchietti Luigi di Antonio Rigali
Giovagnoli Domenico di Pietro Rigali
Ippoliti Angelo di Raffaele Vaccara
Ippoliti Natale di Antonio voc. Pomaiolo
Ippoliti Pietro di Rinaldo città
Marinelli Enrico di Giovanni Crocicchio
Marinelli Nello di Angelo Città
Marinelli Ubaldo di Annibale Pieve di Compresseto
Mariotti Antonio di Angelo Palazzo M.
Marini Antonio di Giuseppe S. Lazzaro
Mariotti Antonio di Angelo Palazzo M.
Mataloni Giuseppe di Angelo Roveto
Materazzi Annibale di Francesco Crocicchio
Materazzi Luigi di Giovanni Rigali
Mattioli Vincenzo Morano
Minelli Attilio di Giovanni Grello
Minelli Cesare di Egidio S. Pellegrino
Monacelli Roberto di Nazzareno Pieve di Compresseto
Moriconi Davide di Pasquale Roveto
Moriconi Luciano di Nazzareno Pieve di Compresseto
Moriconi Olivo di Geremia S. Pellegrino
Moriconi Tobia di Salvatore Grello
Notari Giovanni di Francesco Rigali
Paoletti Alessio di Giovanni Rigali
Paoletti Filippo di Domenico Grello
Pasqualoni Francesco di Venanzo Rigali
Pasquarelli Luigi di Pasquale città
Pericoli Felice di Raffaele città
Perziani Francesco di Luciano città
Pierini Virgilio di Angelo Grello
Piga Luigi di Giuseppe città
Proietti Ernesto di Licurgo S. Rocco
Pucci Cleto di Sisto S. Pellegrino
Ragni Enrico di Luigi voc. Castelletta
Ragugini Ernesto di Giovanni Nasciano
Ragugini Sante di Luigi S. Rocco
Ricci Alessandro di Raffaele città
Righi Enrico di Giovanni città
Rondelli Antonio Vaccara
Sabbatini Luigi di Nazzareno città
Sannipoli Giuseppe di Luigi Vaccara
Santini Settimio di Domenico città
Scaccia Vincenzo di Giovanni Grello
Scaramucci Angelo di Salvatore Pieve di Compresseto
Scaramucci Michele di Giovanni città
Scassellati Michele di Angelo città
Scassellati Raffaele di Francesco Vaccara
Scoppolini Francesco di Angelo città
Sergiacomi Romeo di Raffaele città
Sorbelli Feliciano Morano
Spigarelli Belisario di Michele Colle
Tacchi Angelo di Davide Busche
Tapponi Pietro di Luigi città
Vantaggi Ubaldo di Nazzreno Poggio
Zeni Felice di Vincenzo Grello

I reggimenti

I 2150 gualdesi chiamati a difendere la patria finirono in quasi tutti i reparti militari esistenti, ma la maggior parte di essi furono arruolati in fanteria; contadino, mezzadro, carrettiere sono le voci più ricorrenti per quanto riguarda la professione; poche le altre professioni rappresentate. Pochi i graduati, pochissimi gli ufficiali.
I fanti-contadini gualdesi vengono arruolati principalmente nella gloriosa Brigata Alpi , costituita dal 51° reggimento di Perugia e dal 52° reggimento di Spoleto, e nella Brigata Perugia , costituita dal 129° reggimento (dal deposito del 51°) e dal 130° reggimento di Roma. Il reggimento in cui risultano essere maggiormente presenti i gualdesi è il 52°, dato che Gualdo Tadino faceva parte del distretto militare di Spoleto; il reggimento era formato da tre battaglioni e 4 compagnie per ognuno dei tre battaglioni, per un totale di 3000 soldati.
Una curiosità: il gualdese Eugenio Benedetti combatte con il 152° reggimento della B rigata Sassari.
La leggendaria Brigata Sassari (due medaglie d’oro alle bandiere, cinque citazioni sul Bollettino di guerra, nove decorati con la medaglia d’oro, quattrocentocinque con quella d’argento), già dopo pochi mesi di guerra entra nella leggenda. I soldati austriaci, che con superbia si sentono migliori dei soldati italiani, in questo caso riconosco il valore del nemico: li chiamano Dimonius (diavoli). La particolarità della Brigata Sassari è quella (specialmente dopo la conquista della trincea delle frasche e il susseguente ordine del generale Cadorna di far confluire tutti i sardi sparsi nei vari reparti nella brigata sassarina) di essere composta quasi totalmente da soldati sardi, pochissimi sono i soldati “estranei”. Tanto per capire l’ andazzo . i reggimenti dell’Esercito Italiano andavano all’assalto gridando “Savoia”, i sassarini gridavano “Sardegna”.
Eugenio Benedetti, il gualdese “sassarino”, muore il 26 giugno 1916.
Per comprendere le sofferenze dei combattenti e il tipo di guerra che sono stati chiamati a combattere, vengono riportati i riassunti dei diari storici delle due brigate che hanno arruolato il maggior numero di gualdesi: la brigata Alpi e la brigata Perugia; nella trascrizione si è cercato di rispettare nei limiti l’impaginazione.

BRIGATA ALPI

(51° e 52° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace: 51° Fanteria, Perugia – 52° Fanteria, Spoleto

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ANNO 1915

Il 23 maggio la brigata Alpi è schierata in occupazione avanzata presso il confine, nella zona dell’Alto Cordevole, alla dipendenza della 18° divisione.
Dichiarata la guerra hanno inizio le operazioni per l’investimento degli sbarramenti nemici della zona.
Il 27 maggio il 51°, col suo III battaglione, passa l’antico confine e con celere azione occupa il colle di S. Lucia, mentre gli altri due battaglioni presidiano Col Toront, Moè e Col di Lasté.
Durante alcune settimane la brigata attende a sistemare e rafforzare le posizioni conquistate ed eseguisce nel contempo frequenti ricognizioni intese a saggiare le forze e le difese nemiche, sul tratto Sasso di Mezzodì-Belvedere-Col di Lana.
L’attacco contro tali posizioni, forti per natura e per sapienti apprestamenti difensivi, comincia ai primi di luglio. Il 52° dal 7 al 20 luglio si accanisce con valorosa tenacia contro l’obbiettivo assegnatogli: il Col di Lana, che fin da questi primi giorni di battaglia appalesa tutta la sua formidabile potenzialità difensiva contro cui si spuntano i nostri attacchi. La notte sul 19 luglio le ondate d’attacco del IV/52° (I), travolte arditamente le prime trincee nemiche, stanno per arrivare alla testata del vallone di Agai, ma una tempesta di fuochi incrociati e un fitto lancio di bombe investono da tutti i lati i reparti che, nell’impossibilità di reggere sulle posizioni raggiunte, devono ripiegare sulle linee di partenza. La dura prova di questi giorni costa al 52° le sue prime gloriose perdite: 107 morti (6 ufficiali) con 431 feriti.

(I) La brigata si era mobilitata coi due reggimenti ciascuno dei quali aveva dislocato in Libia il battaglione. Prima delle ostilità, costituitisi i quarti battaglioni, i reggimenti disposero ognuno del II, III e IV battaglione ; nel 1918 fu cambiata la numerazione dell’ultimo battaglione che da IV divenne I.

Falliti questi attacchi di viva forza, si procede ad una nuova sistemazione della linea d’investimento e la brigata passa a schierarsi nel settore : Passo Fedaia-M. Mesola-M. Paden-Col Toront.
Nulla di notevole avviene fino alla metà di ottobre. Il 18 di questo mese sono riprese le operazioni offensive contro gli sbarramenti nemici dell’Alto Cordevole e le truppe della « Alpi », in un primo tempo vi concorrono soltanto con piccole operazioni di audaci pattuglie.
Il 21 ottobre anche per la brigata la battaglia prende un ritmo più intenso. Il III/51°, rinforzato da due compagnie del 52° (6° e 16°), si lancia all’attacco del Pescoi; con un assalto impetuoso sono occupate due trincee, ma il successivo giorno 22 riesce al nemico, con violento contrattacco, di rioccupare le posizioni perdute. I rimanenti battaglioni del 51° compiono anche una difficile operazione contro i trinceramenti del Sasso di Mezzodì, dove riescono ad occupare e mantenere una posizione antistante al costone di M. Mesola-Passo Fedaia.
Ai primi di novembre, mentre la brigata Calabria nuovamente attacca il Col di Lana per completarne la conquista, il 52° concorre all’azione operando sulla sinistra con due battaglioni (III e IV) verso la fronte Varda-Cherz.
Dopo la conquista della Cima Lana (7 novembre) e la successiva perdita di essa, per il sopraggiungere dell’inverno, le operazioni hanno termine e la brigata Alpi dal 28 novembre in poi iniziarono i la lavori per la sistemazione difensiva della sua linea, che va dal Passo Fedaia per M. Mesola-M. Paden-Cima Valbruna fino al Vallone Franza (Col di Lana).

ANNO 1916

Durante l’inverno, le truppe, pur mantenendosi sempre vigili e aggressive contro il nemico, devono lottare diuturnamente contro l’inclemenza della stagione, la neve, le tormente, le valanghe. Una di queste, la notte sul 9 marzo, travolge nei loro baraccamenti alcuni reparti, provocando la morte di 3 ufficiali e 148 soldati. Ma nonostante le difficoltà del clima e della stagione, i reparti della “Alpi” non diminuiscono, durante i turni di permanenza in linea, né la vigilanza né l’aggressività contro il nemico ed eseguono numerose ricognizioni verso le sue posizioni.
Nella notte sul 22 marzo, vincendo la difficoltà del ripido pendio e della neve alta e gelata sul versante nord del Ciampo Vedil, il IV/52° occupa una linea più avanzata sulla destra del Cordevole lungo il tratto Col di Mesara-Bosco Ciariadon-Crepa Rossa.
Dall’aprile al luglio viene effettuata una serie di piccole azioni intese a completare la conquista del massiccio del Marmolada, mentre proseguono attivi gli approcci verso il Sasso di Mezzodì e sulla fronte delle quote alte di Ciampo Vedil, e prosegue l’afforzamento sempre più completo della linea difensiva.
Le date e i fatti più degni di nota in questo periodo di guerriglia sono i seguenti :
30 aprile : occupazione della punta Serauta; azione ardita e brillante compiuta dalla 2° compagnia del 51° dopo ostinata lotta fra ghiacci e dirupi, protrattasi, con alterna vicenda, per più giorni.
17-18 giugno: ricognizioni nella regione Serauta.
1-3 luglio: puntate offensive contro Forcella Serauta (q. 3065).
Il secondo anno di guerra termina senza altri avvenimenti notevoli.
A degno premio dell’opera prestata dal 52° in questo biennio di guerra nella regione del Col di Lana, la sua Bandiera è fregiata della medaglia d’argento al valor militare.

ANNO 1917

Anche l’inverno 1916-17 trascorre per la brigata Alpi duro per fatiche e disagi, ma senza particolari avvenimenti. Ferma nel settore che le e da tempo assegnato, anche nelle successive stagioni di primavera e d’estate essa assolve degnamente il compito di presidiare quelle importanti posizioni, renderle sempre più forti alla difesa e di vincolare il nemico con piccole ma energiche puntate di pattuglie e con ardite ricognizioni.
A metà settembre le azioni si vanno facendo più frequenti e più vivaci; grosse pattuglie di arditi si spingono verso la regione di Serauta; il 21-23 con un bel colpo di mano reparti della “Alpi” (14° compagnia del 53° e compagnia complementare del 51°, rinforzate dalla 276° compagnia alpini del battaglione Val Cordevole), si impossessano di una posizione nemica in galleria alla Forcella di Serauta, mentre il giorno 22 il II/51° concorre col 45° fanteria alla conquista del “Dente del Sief “.
Nell’ottobre, quasi a preludio della grande offensiva austro-ungarica, il nemico preme con ripetuti e violenti attacchi sul fondo di Val Cordevole.
Le truppe del 51°, che guarniscono quelle posizioni, resistono bravamente e respingono il nemico, ma frattanto le vicende della grande battaglia autunnale impegnano anche questo tratto inviolato della fronte italiana.
La profonda inflessione della linea di battaglia dall’Isonzo al Piave provoca l’ordine alla 4° Armata di retrocedere sulla fronte Grappa-Piave, ed i Cacciatori delle Alpi devono così lasciare quelle posizioni conquistate con tanto valore, consacrate dal sangue dei loro migliori, rafforzate con vigile ed arduo lavoro.
La ordinata marcia di ripiegamento è compiuta senza subire la pressione del nemico lungo la via Cencenighe-Mas-Levada, ove ha termine il 6 novembre.
Durante la ritirata al III/51° viene affidato un difficile compito, che esso assolve con la consueta bravura. Rimasto alla tagliata del Sasso di S. Martino per proteggere il ripiegamento delle truppe scendenti dal Cadore, mantiene strenuamente la posizione, trattenendo energicamente il nemico che incalza, restando, fino al giorno io, unico battaglione di estrema retroguardia dell’intera 4a Armata. Il giorno 14, dopo una faticosa marcia traverso impervi sentieri di montagna, raggiunge il proprio reggimento a Levada.
Il 7 novembre alla brigata Alpi viene assegnato il tratto di fronte sul Piave, tra il ponte di Vidor e le Grave di Ciano.
Il ripiegamento è terminato e l’ordine per tutti è resistere ad ogni costo.
La brigata sempre facendo parte della 18a divisione conferma, in questo periodo di linea che va fino al 22 dicembre, ancora una volta le belle qualità dei suoi reparti, sia rafforzando le linee con robusti lavori difensivi, sia resistendo bravamente ai violenti bombardamenti ed alle incursioni di grosse pattuglie nemiche.

ANNO 1918

La cronaca dei primi quattro mesi è modesta di fatti e di azioni. Soltanto dalla primavera in poi, la brigata sarà chiamata a compiere l’ultimo più sanguinoso ed onorevole compito della sua guerra.
Dal 24 gennaio al marzo essa è in linea nella regione del Grappa, alla dipendenza della 50° divisione ed alterna turni di trincea e di riposo nel tratto Rocce Anzini-Col del Miglio-Ca’ d’Anna.
Compiuto in aprile un periodo di riposo nei pressi di Bassano e ancora un turno di trincee sulle posizioni di M. Tomba e Monfenera – sempre con la 50° divisione – si concentra presso Crespano, donde inizia, il 23 aprile, il trasferimento per i campi di Francia, passando a far parte della 8° divisione (II Corpo d’Armata).
Le truppe nostre inviate in terra di Francia sanno, e ne son fiere, di dover consacrare con la loro presenza la fraternità delle armi alleate e di dover confermare col loro contegno la bravura e la saldezza del soldato italiano.
La brigata, giunta in Francia, si raccoglie il 25 aprile nel campo di S. Ouën, ove i reparti accantonano e trascorrono un periodo di speciali istruzioni fino al 24 maggio.
Dopo essere passata nelle linee del settore dell’Aisne (Argonne), si schiera in prima linea a sud-ovest di Reims, occupando i margini occidentali del Bois des Eclisses e la montagna di Bligny. In tali posizioni la brigata non tarda a subire l’urto di poderosi attacchi germanici, ai quali resiste e reagisce nonostante la potenza dei mezzi impiegati dall’offensore e il fatto di trovarsi in zona sconosciuta. La notte sul 23 giugno il nemico, dopo aver scatenato un rapido e violento tiro di artiglieria a tergo delle posizioni occupate dal II e III/51°, sferra un attacco decisivo, accompagnato da largo impiego di mitragliatrici leggere e da un fitto lancio di bombe. L’attacco, progredendo sulla dorsale della montagna di Bligny, riesce a travolgere un tratto di linea presidiata da una compagnia del 51°, che già aveva subito gravissime perdite per il bombardamento. I superstiti ripiegano sulle posizioni retrostanti e il nemico può cosi occupare la sella tra il M. Bligny e il Bois des Eclisses. Le compagnie di rincalzo del 51° ed una del 52° (9° compagnia) accorrono con prontezza, e, lanciate ad un vigoroso contrattacco, riescono a rioccupare tutti gli elementi di trincea perduti; soltanto pochi nuclei nemici rimangono annidati negli imbuti di granata lungo la linea delle nostre vedette.
La notte successiva il nemico torna alla riscossa con un nuovo impetuoso attacco, ma trova i reparti della “Alpi” pronti al contrattacco e viene respinto nelle sue trincee.
Le giornate del 25 e 26 sono dedicate a spazzare il nemico rimasto aggrappato in alcuni posti avanzati. Il 28-29 l’avversario tenta nuovi attacchi e la lotta si accanisce con alterna vicenda, ma alla fine è costretto a ripiegare.
Pochi giorni dopo, nella notte sul 3 luglio, due battaglioni del 52° (II e III) col I/51° e una compagnia d’assalto, muovono all’attacco delle posizioni nemiche sulla montagna di Bligny. L’operazione, condotta con risoluto slancio, porta in un primo tempo le nostre fanterie all’occupazione del boschetto di q. 197; il nemico però accorre, contrattacca con poderose forze e costringe i nostri a ritornare nelle posizioni di partenza. I primi giorni di battaglia si chiudono così, in complesso, a conti pari, ma il nemico ha appreso a sue spese che le truppe italiane hanno la forza non solo di resistere, ma anche di attaccare con valore.
Il 15 luglio alle ore 0,10′ le artiglierie nemiche d’ogni calibro aprono un violentissimo fuoco sull’intera fronte della brigata con largo uso di proiettili a gas e liquidi velenosi. Poco prima delle quattro, folte colonne tedesche d’attacco, intramezzate e sostenute da numerosi carri d’assalto, irrompono d’ogni dove.
La difesa del caposaldo del Bois des Eclisses, presidiata da un battaglione del 408° reggimento francese e dal II/51° italiano viene sorpassata, e dopo le 6,30, non senza una resistenza estrema, è travolta dalle masse nemiche. Minacciato sul tergo, anche il I/51°, dopo aspra lotta, conteso il terreno palmo a palmo, è costretto a ripiegare. I superstiti del 51°, ridotti a 28 ufficiali e 493 uomini, si riuniscono sulle posizioni della 2° linea, al Bois de Courton, per riordinarsi. In questa giornata la brigata ha 13 ufficiali morti e 25 feriti e più di 2000 uomini fuori combattimento.
Il 16 luglio, il nemico muove di nuovo all’attacco fin dal mattino contro le nuove linee tenute dal 408° reggimento francese e dal II e III/52°, i quali operano alla diretta dipendenza del 408°. Le truppe resistono tenacemente per lunghe ore, ma nel pomeriggio una colonna tedesca riesce a incunearsi tra i reparti francesi nel Bois de Courton, minacciando alle spalle tutta la linea. Il comandante del 408°, per fronteggiare la situazione, dà ordine ai battaglioni del 52° di ripiegare su Paurcy e sostarvi a protezione dei movimenti del 408°.
Il 17 luglio i reparti del 52°, quasi accerchiati, dopo fieri combattimenti riescono a ripiegare a sera sulla via di Courtagnon-Le Cadran.
Il 19 luglio, la brigata Alpi si trasferisce a Diampevel, in zona di riposo, per riordinarsi.
L’avanzata germanica è ormai per sempre fiaccata e la brigata, tornando a metà di settembre in linea, troverà il nemico impegnato a trattenere la controffensiva nostra.
Il 16 settembre la brigata dà il cambio alla 153° brigata nord-americana nel settore di Vauxcère, a sud dell’Aisne. Successivamente, mentre gli alleati avanzano tra Oise ed Aisne, vengono eseguite dalla brigata ricognizioni verso il canale laterale dell’Aisne per constatare la consistenza dell’occupazione nemica sul canale e sul fiume stesso. Durante questo periodo l’attività dei Cacciatori delle Alpi si riduce ad un’intensa azione di pattuglie esploranti, che tengono in rispetto e in allarme il nemico, spiandone i movimenti. Piccole operazioni di tal genere sono condotte, per esempio, il 30 settembre nella regione di Hauterive Château unitamente a reparti della 62° divisione francese. Altre minori verso Pont-Arcy, il Bois de la Cendrière e lungo tutto l’argine del canale.
Il giorno 9 ottobre, la linea d’osservazione viene spinta in tutti i punti sulla sponda meridionale del canale, ed il 10, mentre le altre truppe italiane avanzano oltre il canale Oise-Aisne, i battaglioni del 51° fanteria, vinta la resistenza opposta dal nemico, passano il canale laterale dell’Aisne su passerelle improvvisate, e nelle prime ore dell’11 ottobre raggiungono a nord dell’Aisne gli obbiettivi assegnati.
Durante la giornata l’avanzata prosegue e, infranta la resistenza che il nemico oppone con nuclei di fanteria armati di mitragliatrici, sono occupate le trincee immediatamente a sud della cresta dello Chemin des Dames.
Il 12 ottobre l’avanzata incontra minor resistenza così che l’occupazione viene spinta sulla cresta dello Chemin des Dames, mentre il II battaglione, con vigoroso e brillante attacco, sotto nutrito fuoco nemico, passa il torrente Ailette. Può così tutta la brigata raggiungere il villaggio di Neuville e proseguire per Arrancy, che occupa il giorno 13. Il giorno 14 trovasi a Montaigu e con reparti del 52° nei pressi di Sissonne ove sviluppansi le poderose difese della Hunding Stellung, dietro la quale il nemico intende arrestare per qualche tempo la sua ritirata.
Il 23 ottobre il 52° fanteria, dando il cambio al 20° reggimento, si schiera a Sissonne nelle posizioni di 1° linea, spingendo ricognizioni allo Chauffour, che sono accolte da violenti raffiche di mitragliatrici. Nei giorni successivi il nemico mantiene energica sorveglianza ed attività su tutta la linea occupata.
Il 4 novembre, pattuglie uscite in esplorazione constatano la presenza del nemico nelle trincee della Hunding Stellung e nelle occupazioni avanzate di M. d’Isles, di Marengo, della Chaussee di Marengo, della linea Premissomont-Mon Plaisir.
Nella notte sul 5 novembre reparti del I/51°, malgrado un forte bombardamento nemico con proiettili a gas tossici, riescono ad occupare il quadrivio e le case dello Chauffeur; all’alba è constatato che il nemico ha iniziato un nuovo ripiegamento. Viene allora subito intrapresa l’avanzata lungo la direttrice Lappion, Dizy, le Gros, Rozoy-sur-Serre.
La brigata giunge a Rozoy il 6 novembre; il 10 è a Rimogne, ove sosta in conseguenza della conclusione dell’armistizio, che entra in vigore dalle ore 11 dell’11 novembre.

BRIGATA PERUGIA

(129° E 130° FANTERIA)

Costituita il 1° marzo 1915: il comando di brigata ed il 129° dal deposito del 51° fanteria: il 130° dal deposito dell’81° fanteria.

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ANNO 1915

Dal 28 al 31 maggio la brigata parte per ferrovia da varie sedi dell’Umbria e si raccoglie a Fontanafredda alla dipendenza della 29° divisione. Dopo successivi trasferimenti a Cusano ed a Codroipo, sosta il 6 giugno fra S. Giovanni di Manzano e Brazzano ove attende al completamento dei suoi reparti e ad un periodo di intensa istruzione.
Il 28 giugno è inviata a Spessa (Cormons) passando alla temporanea dipendenza della 22° divisione ed il 30 è schierata sulla fronte q. 63-Stesa per partecipare ad un’azione verso i ponti di Gorizia e le falde del M. Calvario nel tratto fra Lucinico e Stesa. Tale azione, tentata il 1° luglio con scarsi risultati, è ripresa il 5 e dura fino al giorno 7, ma la vigilanza del nemico e la robustezza dei suoi trinceramenti su quella fronte rendono vani i reiterati attacchi della “Perugia” che paga il suo battesimo di fuoco con un largo tributo di sangue: 25 ufficiali e 712 militari di truppa sono le perdite di questi giorni di lotta. Il 9 essa ritorna in seconda linea fra Olivers e S. Lorenzo di Mossa, il 16 si trasferisce a Brazzano, ritornando alle dipendenze della 29° divisione; il 29 settembre è inviata nei pressi di Buttrio ove continua il suo ciclo d’istruzioni. Il 4 ottobre è trasferita nella zona Moraro-Corona-Mariano ed il 6 schiera un reggimento in linea sulla fronte Mochetta-Mainizza. Nella notte sul 21 ottobre, avvenuta, per opera di altri reparti, l’occupazione di Peteano, il comando della brigata e due battaglioni del 129° si portano a Sdraussina e di qui eseguono uno sbalzo in avanti verso le posizioni nemiche del costone di q. 124 che, dopo accurata preparazione, sono parzialmente occupate il 23 colla cattura di un centinaio di prigionieri, due mitragliatrici ed un lanciabombe.
La lotta si accende violenta in questo settore del M. San Michele dal 24 ottobre e dura quasi ininterrotta per tutto il mese di novembre. Il terreno è da ambo le parti sanguinosamente conteso, ma il 19 novembre i reparti della brigata riescono a conquistare il costone che dalla 3° vetta del S. Michele degrada verso l’Isonzo fra Peteano e Boschini, scacciandone il nemico che nella sola notte del 19 lancia ben sette contrattacchi, tutti respinti. Il contegno della “Perugia”, e specialmente del 129°, merita una lusinghiera citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
L’accanimento della lotta risulta dalle perdite subite dalla brigata dal 23 ottobre al 30 novembre: 89 ufficiali e 2332 militari di truppa. Anche il nemico ne subì molto rilevanti ed in una sola trincea furono contati, per la lotta impegnata il 19, 280 cadaveri. Il 6 dicembre la brigata è inviata a riposo a Moraro, donde invia a turno i suoi reggimenti sulle posizioni del S. Michele.

ANNO 1916

Dal gennaio alla metà di maggio la “Perugia” si alterna colla “Lazio” fra turni di riposo a Moraro e turni di linea sul S. Michele, esplicando in quel tormentato settore attiva vigilanza in trincea e compiendo di tanto in tanto delle piccole operazioni intese allo scopo di non dar tregua al nemico sempre vigilante. Degna di maggior rilievo è la puntata offensiva compiuta il 25 febbraio che frutta la conquista di un elemento di trincea incuneantesi a saliente nelle posizioni avversarie, che deve essere in seguito abbandonato poiché soggetto a tiri di infilata. Dal 13 marzo la brigata compie delle azioni dimostrative sulla sua fronte per agevolare il compito dei reparti della 21° e 22° divisione che operano contro le posizioni di “Casa diruta”.
Il 22 maggio la “Perugia” si trasferisce, per via ordinaria, da Mariano a Torsa passando alla dipendenza della 23° divisione e nei giorni successivi raggiunge Ponte di Piave donde, il 29, è inviata per ferrovia a Cittadella.
Il 30 maggio si raccoglie a Camisano Vicentino ed il 4 giugno è spostata a Bressanvido, ove sosta fino al 17 giugno, allorchè è trasportata in autocarri a S. Giacomo di Lusiana e di qui fatta proseguire per Osteria di Granezza, passando a disposizione del comando della 30° divisione. Il 19-20 sostituisce la “Forlì” nel presidio del settore M. Magnaboschi-M. Lemerle (32° divisione). In questo settore essa contrasta attivamente l’aggressività del nemico ed il 25 giugno, avuto sentore che egli ha sgombrata la sommità del M. Lemerle e lo sbarramento della strada fra detto monte ed il M. Magnaboschi, procede senza indugio alla occupazione di detta linea, spingendo dei posti avanzati lungo la strada Cesuna-Roncalto.
L’avanzata continua nei giorni successivi: reparti del 129° raggiungono l’Assa e dopo vari tentativi, resi poco agevoli dalla ripidità delle sue sponde, riescono il 30 ad oltrepassare detto fiume di fronte alla confluenza del Grabo. L’occupazione della sponda destra dell’Assa viene gradualmente rinforzata ed ampliata, nonostante la continua reazione avversaria e vengono iniziati i movimenti per raggiungere la linea Brendola – confluenza di Val Ronco in Val Ghelpac, che sono compiuti il 3 luglio. Intanto i reparti del 129° che sono sulla destra dell’Assa passano alla dipendenza della 30° divisione e respingono lo stesso giorno 3, un attacco nemico in Val Grabo.
Il 7 luglio la brigata, ritratta dalla linea, è inviata presso M. Fiara nella valle di Campomulo, ma vi rimane poco tempo, poiché il giorno 11 è trasferita nel versante orientale di q. 1706 (Casara Zebio) alla dipendenza della 13° divisione, dislocandosi in rincalzo della brigata Bari, che si appresta ad attaccare i trinceramenti nemici di Casara Zebio. Contro questo obbiettivo ha ordine di agire anche la “Perugia”, che nei giorni 12 e 13 luglio compie ripetuti attacchi, ma la intensa reazione avversaria e la speciale sfavorevole configurazione del terreno rendono quasi vani i suoi sforzi cagionando la perdita di 55 ufficiali e 1057 militari di truppa. Sostituita il 14 luglio, la brigata è rimandata in valle Campomulo, ma il 21 è di nuovo in linea, alla dipendenza della 34° divisione, nella zona di Malga Moline, pronta ad agire a sostegno di reparti alpini, tanto in dierezione di Cima delle Saette, quanto in quella di M. Chiesa-M. Campigoletti. Essa non è impegnata ed il 25 rientra nei consueti accampamenti della valle Campomulo, ritornando a far parte della 13° divisione. Il giorno seguente però è ancora in prima linea nel tratto fra M. Colombara e Pozza della Terra Nera a sostituirvi la brigata Salerno.
Il 19-20 agosto è inviata a riposo a Malga Ronchetto ed il 4 settembre ritorna in linea sul M. Zebio al posto della brigata Arezzo. In questo settore la “Perugia” trascorre il resto dell’anno alternando i suoi reggimenti nelle posizioni di prima linea ed esercitando la consueta attività di pattuglie.
L’11 ottobre compie una piccola operazione per scacciare da un elemento di trincea presso la q. 1706 un reparto nemico che era riuscito ad occuparlo il 18 settembre.

ANNO 1917

Fino al 20 febbraio la brigata permane nel settore M. Zebio-M. Colombara; dal 21 al 28 febbraio è sostituita dalla “Catania” ed inviata nella zona fra Solagna-Rossano Veneto e Cittadella, passando a disposizione del comando del XX corpo d’armata. Il 17 maggio è trasferita, per ferrovia, da Cittadella a S. Giovanni di Manzano-Dolegnano alla dipendenza del comando della zona di Gorizia, ed il 21 è inviata ad est di Palmanova fra Visco e Jalmicco (28° divisione).
Il 24 maggio raggiunge la zona fra Devetachi e Vizintini a disposizione del comando della 20° divisione ed il 26 schiera in linea il 129° a Ferletti (34° divisione) ed il 130° ad Oppacchiasella (31° divisione). Il 27 giugno la brigata, che nel suo periodo di linea è stata particolarmente attiva respingendo due attacchi nemici ed occupando, il 4 giugno, una dolina detta “oblunga”, è sostituita dalla “Cosenza” ed inviata prima nella zona fra Perteole-Saciletto, passando alla dipendenza della 33° divisione e poi, il 16 luglio, nella zona fra Nogaredo e Viscone colla 21° divisione che il 30 luglio la schiera sulla fronte compresa fra la q. 87 del Vallone e il Dosso Faiti.
Il 17 agosto scende a riposo a Sagrado ed il 21 si trasferisce a Boschini Superiore, passando alla dipendenza della 31° divisone e schierandosi il 24 sulla fronte compresa fra i capisaldi delle quote 309 e 366. In questa zona, già teatro di sanguinose lotte, la “Perugia” intraprende un periodo di intenso lavoro di sistemazione difensiva ostacolata dal nemico che è particolarmente aggressivo.
Il 6 settembre riceve il cambio dalla “Tevere” e si porta fra Lavariano -Tissano – Chiasellis (16° divisione), vi permane fino al 27, allorchè è inviata, in autocarri, nella regione fra Terzo – S. Martino di Terzo -Malborghetto a disposizione del comando della 34° divisione.
Da questa zona invia a turno i battaglioni al presidio della linea q. 87 (Vallone)-Devetachi. Il 13 ottobre assume la difesa del settore di Selo, ove respinge due attacchi del nemico. Il 27 ottobre, in seguito all’ordine di ripiegamento, la brigata, passata alla dipendenza dela 61° divisione, si porta a Scodovacca, dislocando degli elementi a protezione del movimento. Il 29 raggiunge S. Giorgio di Nogaro, il 30 S. Mauro al Tagliamento e, dopo successivi trasferimenti, il 6 novembre è oltre Piave nella zona fra Meolo e Vallio (14° divisione). Il 7 novembre è trasferita in autocarri a Villorba (4° divisione). Il 12 è fatta proseguire per ferrovia fino a Bassano e di qui con autocarri in Valstagna fra Sasso e Campi di Mezzavia (29° divisione). Il giorno 15 il II/129° ha ordine di recarsi in Val Miela per dare il cambio a reparti del 9° fanteria; sta per raggiungere le posizioni, quando un attacco in forza del nemico obbliga le nostre truppe a ripiegare; il II battaglione riesce a contenere il violento attacco e, schierandosi poco a sud di q. 1559, si aggrappa alle rocce a sud-est da Casarsa Meletta Davanti, ove arresta il nemico ed inizia una violenta azione per ricacciarlo nelle sue posizioni. Sopraggiunti gli altri due battaglioni del 129° nei giorni 17 e 18 novembre rinnovano, insieme al II, vari contrattacchi respingendo nettamente gli austriaci, infliggendo loro gravissime perdite e prendendo un centinaio di prigionieri. Il contegno del 129°, che ha perduto 15 ufficiali e 164 militari di truppa, è elogiato dal bollettino del Comando Supremo. Viene richiamato in linea anche il 130° e schierato su S. Castelgomberto.
Il 21 novembre l’azione è ripresa dall’intera brigata, diretta alla conquista della testata di Val Miela e fino al 24 si svolge su quelle contrastate posizioni una lotta sanguinosa; il nemico, con forze sempre fresche, rinnova disperati attacchi che sono con ogni sforzo contenuti con gravi perdite da ambo le parti: quelle della brigata sono di 67 ufficiali e 796 militari di truppa, compresi i dispersi.
Il 4 dicembre l’avversario, ricevuti rinforzi, sferra due poderosi attacchi: uno contro le posizioni di M. Zomo-Casarsa Meletta Davanti e l’altro contro le posizioni di Tordarecar-Badenecche, riuscendo, in primo tempo, ad oltrepassare le difese accessorie di M. Zomo; ma la resistenza dei reparti in linea, cui si aggiunge il III/130°, fatto accorrere da Costalta, vale a respingere gli attaccanti ed a ristabilire la situazione. Non avviene parimenti per l’azione contro la fronte Tordarecar-badenecche, dove il nemico, forte di numero, riesce ad infliggere ai reparti in linea rilevanti perdite ed a creare larghi varchi nei reticolati attraverso i quali le sue ondate, mentre investono la nostra linea della selletta q. 1441, ove invano resistono reparti bersaglieri, dilagano sul suo rovescio e si spingono a sud del Tordarecar, ma sono contenuti dai superstiti dei reparti bersaglieri col concorso di elementi alpini.
Intanto da q. 1441 il nemico riesce a risalire il costone orientale di M. Miela ed a raggiungere la sella fra detto monte ed il M. Spil, da dove può bersagliare alle spalle le nostre truppe di M. Fior: nel frattempo altri reparti avversari dal settore di M. Fior-M. Zomo riescono a discendere in Val Miela, tragliando in due le nostre truppe ivi di presidio e portandosi sul terco dell’ala destra del 129° occupa il costone tra Buca del Sorlaro e Malga Slapeur. Per ristabilire la situazione viene tentata l’occupazione del costone che da Foza risale a M. Miela da parte di reparti di riserva (II/130° ed un battaglione di bersaglieri), mentre i resti del 129°, ritirati dal costone precedentemente occupato, sono destinati a sbarrare il fondo di Val Miela. Il nemico persiste nel suo attacco violento ma i suoi progressi sono in parte arrestati ed un reparto del 130° riesce ad impossessarsi, con una energica azione, della cima di M. Miela. Il 5 dicembre la minaccia di nuovi attacchi avversari e la mancanza di truppe fresche consigliano la sostituzione dei reparti tanto provati. La brigata che ha perduto 102 ufficiali e 2883 militari di truppa è raccolta il 6 in rincalzo dietro “Cada dei Novanta” e il giorno 8 è inviata a riposo nella zona Carrè-Caltrano-Chiuppano (10° divisione) ove inizia il suo riordinamento.
Nei giorni 23-24 dicembre è inviata in autocarri a Campo Rossignolo (prima 2° e poi 57° divisione) e di qui dislocata sulla linea: Cima Echar-Montagna Nuova per concorrere alla conquista di M. Valbella.

ANNO 1918

Al principio dell’anno i reggimenti attendono a lavori per la costruzione di una nuova linea difensiva sulla fronte Cima Echar – q. 1204 di Montagna Nuova. Il 26-27 febbraio la brigata è trasferita a Campo Rossignolo ed il 10 marzo in Val Granezza, passando alla dipendenza della 11° divisione, che il giorno successivo la impiega sulla fronte C. Traverso-Ponte rotto del Ghelpac e nella zona di Buco Boscon-M. Kaberlaba, in sostituzione della brigata “Volturno”. Sosta poco però in detta fronte, poiché il 27 dello stesso marzo, sostituita dalla 70° brigata britannica, è inviata nella zona del Piave fra S. Eufemia-Villa Coen-S. Leonardo ed il 6 aprile è spostata in quella fra Sabbioncello-Pozze-Sant’Angelo-Campolongo Maggiore. Quivi trascorre un lungo periodo di tempo in speciali istruzioni; il 15 maggio è trasferita nella zona Busiago-Villarappa-Arsego ed il 1° giugno in quella S. Trovaso- Conche-Sambughè-Mogliano Veneto.
Il giorno 15 giugno, ai primi indizi dell’offensiva austro-tedesca sul Piave, la “Perugia” è schierata nel sistema difensivo Meolo-Vallio e al mattino del 17 sostituisce la “Cosenza”, già molto provata, sulla fronte C. Verdari-Caposaldo Pinarello- C. Ninni-Casoni, ove già ferve intensa la lotta. Alle ore 17 i reparti scattano all’attacco su due colonne e, mentre una di esse, con impeto travolgente, sorpassa l’argine di S. Marco e tenta di raggiungere quello “Regio”, il nemico attacca in forze in direzione del trivio Ninni, ove, prima ancora che giungano i primi reparti della “Perugia”, riesce a creare una falla nella quale cerca di incalanare i suoi reparti. Mentre elementi del 129° impegnano una tenacissima resistenza, preferendo la morte alla resa, il comando della brigata col I/129° e coi resti del LIX battaglione bersaglieri, improvvisa un caposaldo un caposaldo umano di tenace resistenza a C. Ninni sede del comando e sulla linea dello Spinosola e con esso resiste per tutta la giornata del 17. L’alba del 18 trova le truppe della “Perugia” decimate ma salde sulle posizioni, contro le quali invano si accanisce il Nemico. Alle ore 13 del 19 questo, che ha ottenuto qualche successo verso C. Martini, tenta con ogni sforzo di travolgere il caposaldo di C. Ninni, ma la resistenza dei reparti, pari alla grandezza dell’ora, non permette alcun vantaggio agli austriaci che tentano di aggirare da destra i reparti della brigata puntando verso lo Spinosola da dove i resti del III/129°, scarsi di numero e stremati, iniziano un lento ripiegamento appoggiandosi al caposaldo di Rovarè.
Ottenuto qualche rinforzo il comando di brigata forma due colonne e le proietta da Rovarè una verso Case ai Comuni-Le Taie e l’altra verso C. Rosi-C. Florian: entrambe, con intrepida volontà, respingono il nemico e gli sbarrano il passo.
La brigata, stanca ma non doma, dopo aver perduto 75 ufficiali e 2040 militari di truppa compresi i dispersi, è sostituita dalla “Macerata” ed inviata il 20 giugno a Spercenigo ed il 21 a Porto di Fiera per riordinarsi e riposare.
Il 23 è trasferita per ferrovia a Camposampiero e di qui, per via ordinaria, nella zona fra Arsego-S. Giorgio delle Pertiche-Villarappa. Il suo contegno merita per la terza volta, la citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo ed una particolare menzione nella motivazione della medaglia di argento concessa alle sue bandiere.
Il 14 luglio la brigata è spostata nella zona fra S. Marco-Salvatronda-Campigo ed il 23 luglio è di nuovo in linea sulla fronte di M. Noselari-Col Moschin.Col Fenilon al posto della “Basilicata” dalla quale, a sua volta sostituita il 25 agosto, si reca nei pressi di Tezze, ove sosta fino al 21 settembre. Da detto giorno fino al 26 si trasferisce a scaglioni e per via ordinaria a Tiarno di Sotto e lo stesso giorno 26 si schiera sulla fronte: M. dei Pini- Bezzecca in sostituzione della “Siena”.
Il 19 ottobre il comando della brigata ed il 130° scendono a riposo a Tiarno di Sotto ed il 2 novembre la “Perugia” si trasferisce a Storo; dispone le sue truppe sulle linee già occupate dalla 4° divisione (Zona Val Daone-Lago di Garda), passando alla dipendenza del comando del XXV corpo d’armata. Il 4 novembre, alla cessazione delle ostilità, lascia la linea e si concentra fra Storo, Condino e Cimego . 

III

IGNOTI A NOI – NOTI A DIO

Migliaia di militi senza nome

La Grande Guerra dei gualdesi - TrinceaPer anni interi milioni di uomini vivono, combattono e muoiono dentro “canali” di terra. La trincea è la casa dei soldati, un luogo orribile che significa sporcizia, pidocchi, malattia, fango, freddo, eppure rappresenta per i soldati quasi un posto gradevole rispetto alle terrificanti minacce della terra di nessuno . Tutte le testimonianze dei reduci concordano nel ricordare la trincea come un luogo che dà un senso di sicurezza perché per i soldati il vero terrore è rappresentato dall’assalto alla trincea nemica, la corsa verso i reticolati e verso le mitragliatrici avversarie; fuori dalla trincea la possibilità di rimanere in vita “era solo “una fecenna de fortuna”, come ricordava nei suoi racconti un soldato gualdese.
I soldati escono dalle trincee in ordine più o meno compatto, controllati dagli ufficiali e dai carabinieri che hanno l’ordine di sparare su chi si rifiuta di avanzare o perde tempo per i camminamenti laterali, e si gettano contro la trincea avversaria. Le mitragliatrici e la fucileria dei difensori martellano la “terra di nessuno” che separa le trincee, e gli assalitori, ridotto lo slancio a causa del terreno accidentato e delle barriere di filo spinato, diventano facili bersagli del fuoco nemico. Le perdite, per ogni attacco, sono ingentissime e per espugnare la trincea avversaria è necessario utilizzare grandi masse di combattenti.
Al Comando Supremo l’inventiva non è di casa, e così, attacco dopo attacco, metro dopo metro, i nostri soldati inondano di sangue i campi di battaglia. Per riassumere la situazione è sufficiente ricordare una nota del generale Cadorna, con la quale così definisce un attacco brillante:
” Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice.”
Spesso si verificano situazioni orribili:
” Il numero dei morti italiani era tale che, una volta assestati sulle linee difensive, si ritenne indispensabile bruciare i corpi con ogni espediente, legna o liquidi infiammabili, per limitare almeno in parte l’odore nauseabondo che scaturiva dalla loro decomposizione, una soluzione forse triste e irriverente, ma necessaria “. (Acerbi Enrico, Strafexpedition, G. Rossato, Valdagno, 1992)
I corpi dei caduti in combattimento rimangono insepolti nella terra di nessuno, esposti alle intemperie e destinati ad una rapida decomposizione, sino a quando si riusciva a conquistare la trincea avversaria ed a far avanzare il fronte.
Questo spiega, in parte, l’altissimo numero dei militi caduti rimasti senza nome: dopo quasi cento anni dalla fine della guerra sui campi di battaglia emergono ancora i resti dei combattenti, solo negli ultimi venti anni ne sono stati recuperati ben 48 a ridosso delle vecchie trincee.
I corpi dei caduti che possono essere recuperati vengono sepolti in cimiteri provvisori, in genere posti a ridosso delle linee e delle zone di battaglia. Dopo la fine della guerra lo Stato Italiano si trova ad affrontare l’immediato problema di dare sepoltura adeguata ad uno smisurato numero di caduti seppelliti in una miriade di cimiteri di guerra. Per formare un comune sentimento che faccia dei combattenti il modello di una razza che si considera nuova, si costruiscono imponenti Sacrari in cui riunire i caduti; purtroppo, durante la riesumazione dei corpi dai cimiteri provvisori, vengono perse per incuria molte piastrine rendendo vano il successivo riconoscimento delle salme.
Tuttavia la causa maggiore di un così elevato numero di militi ignoti deriva senz’altro dal tipo di piastrina in uso durante la Grande Guerra.
La piastrina di riconoscimento era costituita da un involucro metallico con apertura a conchiglia, al suo interno trovava spazio un cartoncino con scritte le generalità del soldato; il tempo e gli eventi atmosferici finivano con il rendere illeggibile le generalità ivi riportate e risultava impossibile risalire all’identità del soldato caduto. Quando i corpi venivano recuperati, all’interno della piastrina di riconoscimento non veniva trovato altro che una poltiglia di carta macerata.
Le foto che seguono rendono evidente quanto detto e chiariscono visivamente per quale motivo a moltissimi corpi di soldati caduti durante la Grande Guerra , compresi quelli di un centinaio di gualdesi, non è stato possibile associare un nome.

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Il Milite ignoto

L’esigenza di avere, quale punto di riferimento per tutte le generazioni future, un simbolo di virtù e gloria, era particolarmente sentito al termine della Prima Guerra Mondiale. Si arrivò così al 20 agosto 1921, data nella quale il ministro della guerra, on. Gasparotto, emanò le prime disposizioni per la pianificazione ed organizzazione delle “solenni onoranze alla salma senza nome di un soldato caduto in combattimento alla fronte italiana nella guerra italo-austriaca 1915-1918”.
Il ministro dispose la costituzione di una commissione, presieduta dal ten. gen. Paolini (ispettore per le onoranze alle salme dei caduti) e della quale dovevano far parte il col. Paladini (capo ufficio dell’ispettorato stesso), un ufficiale superiore medico designato dall’ispettore e quattro ex combattenti (un ufficiale, un sottufficiale, un caporale e un soldato) designati dal sindaco di Udine. Circa l’esumazione della salma, le disposizioni prescrivevano che le ricerche dovessero essere effettuate nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia: Monfalcone, S. Michele, Gorizia, Alto Isonzo, Cadore, Asiago, Pasubio, Tonale, Monte Grappa, Montello, Capo Sile, designando, per ciascuna zona, una salma di esumarsi alla presenza della commissione.

La Grande Guerra dei gualdesi - Le bareLe salme dovevano essere collocate in bare di legno grezzo, di forma e dimensioni identiche, fatte allestire a Gorizia. Le operazioni dovevano concludersi entro il 27 ottobre e, per la stessa data, dovevano essere fatte giungere alla cattedrale di Aquileia.
La cerimonia era fissata per il successivo giorno 28 e prevedeva, dopo la benedizione di tutte le salme, che la madre di un caduto non riconosciuto avrebbe designato la bara da prescegliere.
La Grande Guerra dei gualdesi - Maria BergamasPer questo triste compito fu designata una popolana di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio aveva disertato dall’esercito austriaco per arruolarsi volontario in quello italiano, cadendo in combattimento senza che il suo corpo fosse identificato. Al termine, la cassa con il “Milite Ignoto” doveva essere collocata in una cassa di zinco e quindi racchiusa in una bara speciale fatta allestire dal ministero della guerra ed inviata, per l’occasione, ad Aquileia. Quanto alle salme dei rimanenti dieci soldati ignoti veniva disposto che rimanessero fino al 4 novembre nella cattedrale di Aquileia, vegliate da un picchetto d’onore e quindi tumulate, in forma solenne, nel cimitero retrostante la cattedrale stessa.

La Grande Guerra dei gualdesi - Locomotiva con l'affusto del cannonePer il trasferimento a Roma del feretro, si dispose l’allestimento di un treno con in testa un carro speciale sul quale doveva essere collocato un affusto di cannone, e su questo la bara.
Il sindaco di Udine, Luigi Spezzotti, in virtù della delega conferitagli dal ministro della guerra, designò quali membri della commissione presieduta dal ten. gen. Paolini, il ten. Tognasso Augusto, mutilato con 36 ferite, il sergente Giuseppe de Carli di Tiezzo di Azzano, medaglia d’oro, il caporal maggiore Giuseppe Sartori di Zuliano, medaglia d’argento e medaglia di bronzo, il soldato Massimiliano Moro di santa Maria di Sclaunicco, medaglia d’argento.
Al termine della riunione, la commissione, attraverso il ponte della Priula, Bassano e percorrendo tutta la Val Sugana , giunse a Trento. Non avendo trovate salme insepolte sui monti circostanti Rovereto, la commissione decise di designare una delle salme dei soldati senza nome già tumulate in un cimitero di guerra trentino. Il lavoro di esumazione fu lungo e delicato. Agli occhi della commissione apparve un fante “in atto di tranquillo e sereno riposo”, composto nella sua divisa e con indosso le giberne. Avvolto nel tricolore, i resti del caduto furono deposti entro una delle undici bare e il capo fu poggiato su un cuscino di rami di pino.
Attraverso il Pian delle Fugazze, e le Porte del Pasubio, la commissione raggiunse un grazioso cimitero allestito nelle vicinanze delle preesistenti trincee. Con le stesse modalità venne riesumata una salma che, su richiesta del sindaco di Schio, fu trasportata nella chiesa parrocchiale affinché la cittadinanza potesse tributarle onori. Da Porte del Pasubio a Bassano. Qui le salme furono sistemate nella Casa del Soldato che per la circostanza venne trasformata in camera ardente.
Le ricerche successive furono compiute sulla’Altopiano di Asiago. La ricognizione del campo di battaglia rivelò l’esistenza di una croce seminascosta da una parete di roccia. Per la prima volta la commissione rinvenne i resti di un caduto sfuggiti alle pur capillari ricerche dei funzionari addetti alle onoranze dei caduti. I poveri resti erano completamente vestiti e il corpo avvolto in una mantellina quasi a proteggerlo dal deturpante contatto con la terra. L’uniforme ad una prima osservazione non rivelò segni atti all’identificazione ma, ad un più attento esame, evidenziarono la presenza di una piastrina cucita all’interno della giubba. Il tempo e le intemperie avevano già iniziato l’opera di corrosione del metallo, tuttavia venne inviata ad un laboratorio per accertare se, con taluni processi chimici, fosse possibile decifrarne le scritte.
Un groviglio di filo spinato fece presumere che in origine fosse stata allestita la difesa di un tratto di trincea probabilmente presidiato. In un crepaccio di roccia due cadaveri con a fianco le armi e nelle giberne ancora le cartucce. L’esame dei resti e delle uniformi non rivelò nessun elemento che potesse condurre alla loro identificazione. Alla sorte fu affidato il compito di designare quale delle due dovesse essere traslata ad Aquileia.
Il Grappa fu la successiva tappa. In una valletta fu rinvenuta una croce e la relativa salma non presentò segni di identificazione.
Sul Montello non venne rinvenuta nessuna salma essendo state tutte già recuperate e collocate in un cimitero di guerra. Venne perciò nuovamente affidato alla sorte il compito di designare una fossa tra quelle dei caduti senza nome già tumulati. Fu recuperata una cassa corrosa dal tempo e dalle intemperie. Il cadavere, pietosamente ricomposto nella bara di legno, fu trasportato, unitamente agli altri, a Conegliano. Qui vegliati dalla cittadinanza, trascorsero la notte in un piccolo antico tempio cittadino.
Nel Basso Piave ove fanti e marinai fianco a fianco operarono per la difesa dalle insidie provenienti dal mare, la commissione esumò una salma che raggiunse le altre in attesa nel tempietto di Conegliano.
Successiva meta della commissione: Udine. All’ingresso della città le bare furono collocate su affusti di cannone e, attraverso due ali di popolo, furono sistemate nel tempio della storica torre che, dall’alto del colle da cui si erge, domina tutta la città.
Successiva tappa della commissione fu l’Ampezzano, raggiunto da Tolmezzo attraverso il Passo della Mauria, Pieve di Cadore e Cortina. i campi di battaglia delle Tofane e del Falzarego furono ricogniti inutilmente. Il commissariato onoranze ai caduti aveva già fatto un ottimo lavoro di recupero e sepoltura.. Da un grazioso e pittoresco cimitero di guerra, costruito all’ombra degli abeti, fu esumata una nuova salma che, dopo la benedizione nella parrocchia di Cortina, raggiunse a Udine gli altri commilitoni.
Da Udine a Gorizia. Come anni prima fu ripercorsa dai caduti ignoti la strada che dalle retrovie portava alle località più avanzate del campo di battaglia. Le salme fecero il loro ingresso nella chiesa di Sant’Ignazio e lì ricevettero l’omaggio della popolazione e attesero l’arrivo dei nuovi compagni.
La commissione, risalendo l’Isonzo, raggiunse la cima del Rombon e, dopo lunghe ricerche, dietro una parete di roccia rinvenne una croce senza nome. Rimossa poca terra e pochi sassi, un cranio. si continuò a scavare nella direzione indicata dalla posizione del viso e apparvero subito le ossa disarticolate di un fante ancora rivestito della sua uniforme. nessun elemento lasciò presumere una possibilità di identificazione. Era soltanto un soldato d’Italia. Pietosamente ricomposto, fu portato a Gorizia. Mancavano ancora tre salme per completare l’opera.
Le successive ricerche vennero condotte su quel colle che fu un vero calvario per i fanti: il Monte S. Michele. Alle falde del S. Marco fu rinvenuta una rozza croce di legno senza scritte e sotto di essa riposava sereno un fante che impugnava ancora la sua arma. Nessun indizio per l’identificazione e una nuova bara andò ad aggiungersi alle altre già affidate alla pietà dei goriziani.
Castagnevizza fu la successiva tappa della commissione e proprio a Castagnevizza un palo di legno spezzato e del filo spinato suggerirono l’ipotesi dell’esistenza di resti sepolti sotto zolle di terra smossa perché sottoposta a bombardamento. E mentre il maggiore medico Nicola Fabrizi procedeva alla ricomposizione dei poveri resti, ci si accorse delle diverse dimensione di due arti. Fu scavato ancora e venne alla luce la salma di un altro caduto. La chiesa di Sant’Ignazio accolse la nuova bara alla quale tributò fiori e riconoscenza.
Ultima tappa, il tratto di campo di battaglia da Castagnevizza al mare. Quale punto di riferimento fu preso il corso del Timavo. Le ricerche portarono alla scoperta di una croce di legno quasi completamente distrutta dal tempo e l’ultimo degli eroi senza nome fu traslato a Gorizia.

Collaborazione
Associazione Storica Cimeetrincee

Gualdesi sepolti nei cimiteri provvisori

Dall’esame dei verbali di morte registrati dai vari reggimenti risulta che nei cimiteri provvisori o sul campo di battaglia sono stati sepolti n. 79 gualdesi noti.

Successivamente le salme sono state traslate nei sacrari militari: purtroppo, come già detto, tale operazione è stata fatta con molta incuria e di molti gualdesi, sepolti nei cimiteri provvisori e regolarmente registrati (come da tabella sottostante), si sono perse le tracce.

Coloro che sono morti negli ospedali militari o nelle proprie case sono stati sepolti nei cimiteri comunali del luogo di morte, facilmente individuabili consultando l’elenco dei militi caduti. Tutti gli altri, purtroppo, fanno parte della schiera dei militi ignoti.

ELENCO DEI SOLDATI GUALDESI SEPOLTI NEI CIMITERI PROVVISORI E SUL CAMPO DI BATTAGLIA

ALFONSI ANESTORO  ANDRAZ DI LIVINALLONGO DEL COL DI LANA (BL)
ALLEGRUCCI AGOSTINO ORZES (BL)
ALLEGRUCCI GIOVANNI di Basilio CIMITERO DI PASSO STRETTO (TN)
ANASTASI MARZIALE MONTE ZEBIO PASTORILE (VI)
ANASTASI ADAMO PONTE DRASCIOVITZA (ALBANIA)
BARBERINI RICCARDO CIMITERO DI S. VALENTINO, FIUMICELLO (UD)
BARBONI FRANCESCO LOCALITA’ BAITA PASTORE, VAL ZEBRU’
BAZZUCCHI DOMENICO SUL CAMPO DI BATTAGLIA, MONTE ASOLONE
BENEDETTI EUGENIO CIMITERO DELL’OSPEDALETTO N. 156
BERARDI NAZZARENO GRADISCA D’ISONZO (GO)
BERNABEI ALFREDO VALLENSA (VI)
BIANCHINI ENRICO ANDRAZ DI LIVINALLONGO DEL COL DI LANA (BL)
BISCIAIO SABATINO CASTELFRANCO VENETO (TV)
CAMBIOTTI DECIO CASTELNUOVO DI SAGRADO (GO)
CAMBIOTTI NAZZARENO PRZEMYSL (GALIZIA)
CAPOCCIA ERNESTO SUL CAMPO DI BATTAGLIA, SAN PIETRO
CARNEVALI AGOSTINO AULLINS (FRANCIA)
CAVALIERI PIETRO CARSO, QUOTA 144
CELLO NATALE CASA DEI DUE PIANI PRESSO VERTOIBIZZA (GO)
CIABERNA ANGELO COMPOMULO (VI)
COCCIA ANGELO PIERIS (GO)
CROCETTI LUIGI ANDRAZ DI LIVINALLONGO DEL COL DI LANA (BL)
DONNINI ANGELO MONTEBELLUNA (TV)
DONNINI GIUSEPPE SAN PIETRO ALL’ISONZO
DONNINI ITALIANO ONIGO DI PEDEROBBA
FICARELLI DANIELE BORIANO
FICARELLI ORESTE DOBERDO’ DEL LAGO (GO)
FINETTI ANGELO CAMPO DI BATTAGLIA, MONTE KABERLABA (VI) 
 FIORITI SILVIO  MONTE ZEBIO PASTORILE (VI)
 FIORUCCI SANTE  SUL CAMPO DI BATTAGLIA, MONTE NERO
GALANTINI AUGUSTO HERMAGOR (CARINZIA)
GAMBINI VINCENZO VILLA PRINCIPE IN SALCANO (GO)
GAROFOLI SANDRINO PLEZZO (SLOVENIA)
GAUDENZI AURELIO CAVE DI SELZ (GO)
GAUDENZI BALDASSARRE CAMPO SILE, BASSO PIAVE
GIOVAGNOLI PRIMO CRESPANO DEL GRAPPA (TV)
GUIDI GIUSEPPE PERGINE CIRE’ (TRENTO)
GUIDUBALDI ATTILIO MONTE ZEBIO PASTORILE (VI)
IPPOLITI ELVEZIO MONFALCONE (GO)
IPPOLITI ERNESTO PLAVA (SLOVENIA)
LISARELLI MICHELE VENEZIA
MARIANELLI ANGELO CIMITERO DI BADUA
MARINELLI EUGENIO DOSSO FAITI (SLOVENIA)
MARINELLI GIULIO ANDRAZ DI LIVINALLONGO DEL COL DI LANA (BL)
MARINELLI UMBERTO KAMNO (SLOVENIA)
MARINETTI ANGELO SUL CAMPO DI BATTAGLIA, MONTE ZOVETTO
MARINI AUGUSTO CASTELFRANCO VENETO (TV)
MARTINI GIUSEPPE KOGMERT (BOEMIA)
MASCELLI DOMENICO GORIZIA
MATTIOLI PAOLO VILLESSE (GO)
MAURIZI EUGENIO LEOPOLI (GALIZIA)
MECCOLI ILARIO ROMANS (GO)
MENCARELLI EVELINO CASON DI MEDA, MONTE GRAPPA
MENCARELLI PIETRO MONTE ZEBIO PASTORILE (VI)
MENICHINI ANTONIO BUTTRIO (UD)
MORRONI GIUSTO LUBIANA (SLOVENIA)
 NATALINI ORESTE  SUL CAMPO DI BATTAGLIA, M. MRZLI (SLOVENIA)
 OTTAVIANI DOMENICO  MAROSTICA (VI)
 PAOLETTI ENRICO  SUL CAMPO DI BATTAGLIA, ALTOPIANO CARSICO
 PASCUCCI LUIGI  CASA DEL PASTORE (VI)
PECCI ENRICO VILLANOVA DI FARRA D’ISONZO (GO)
PENNONI CARLO SUL CAMPO DI BATTAGLIA, M. MRZLI (SLOVENIA)
PENNONI GIUSEPPE PORTOGRUARO (VE)
PICCHI SILVIO FIERA DI PRIMIERO (TN)
PUCCI EZIO AURISINA
RAGNI GIUSEPPE GORIZIA
RAGUGINI GIUSEPPE DOLINA BRESCIA
RONDELLI RICCARDO SAN NICOLA (MACEDONIA)
RONDONI PAOLO VIPULZANO (SLOVENIA)
ROSSI GAETANO SUL CAMPO DI BATTAGLIA, MONTE SISEMOL
RUZZO GIAMBATTISTA DOSSON (TV)
SABBATINI GIUSEPPE BOVOLONE (VR)
SALTUTTI UBALDO VAL D’ASSA (VI)
SANNIPOLI NAZZARENO di Valentino AGORDO (BL)
SANTINI GIUSEPPE BEGLIANO
SANTINI ODOARDO AGAI DI LIVINALLONGO DEL COL DI LANA (BL)
SCARAMUCCI DAVID VENEZIA
TOMASSOLI FRANCESCO IMST (AUSTRIA)
VECCHIETTI EGIDIO PLAVA (SLOVENIA)

Gualdesi sepolti nei sacrari e nei cimiteri militari

 Caduti e cimiteri di guerra in PDF

IV

“M’ARCORDO CHE…”

Piccole storie, grandi gualdesi

Domenico Retini, di Salvatore, classe 1898, 277° reggimento fanteria

Domenico Retini, di Salvatore, classe 1898, 277° reggimento fanteriaDomenico RetiniPrima dell’assalto ti davano tutto il cognac che volevi, io non l’ho mai bevuto perchè ti rincoglioniva. Ti faceva passare la paura, ma poi non capivi più niente e uscivi dalla trincea gridando come un matto Savoia e crepavi. Dall’altra parte uscivano dalle trincee urlando Hurrà e crepavano anche loro. Adesso che è finita, bevo quanto me pare. Nun ve sta bene?” Questa era la consueta risposta, a chi lo sgridava perché “alticcio”, di Domenico Retini, classe 1898, che come tanti altri gualdesi ha conosciuto le trincee della Grande Guerra, combattendo con il 277° Reggimento Fanteria della Brigata Vicenza.

Considerava imboscati tutti quelli che non avevano fatto la guerra e come tutti i reduci conviveva con il continuo ricordo della trincea:

“Correvi verso la trincea nemica e le mitragliatrici ti falciavano, per riparo una buca o una pietra, poi di nuovo di corsa. Arrivavi ai reticolati e cominciava il tiro al piccione. Se eri fortunato raggiungevi la trincea nemica e cominciava la mischia. Bombardamento e contrattacco. Neanche il tempo di pensare che me l’ero scampata che arrivava l’ordine di avanzare verso l’altra trincea. Di nuovo all’attacco, di nuovo correndo in mezzo ad un casino che non capivi più niente, di nuovo il corpo a corpo”.

L’assalto sulla Bainsizza, il 22 agosto 1917, era l’incubo ricorrente di Domenico, una data come tante altre nel mattatoio della Grande Guerra, quel giorno ha capito quanto valeva poco la sua vita, solo una serie di episodi fortunati ti permetteva di rimanere vivo:

“Il 22 agosto, sulla Bainsizza, due assalti alla baionetta ce semo fatti, tornà vivi era solo una fecenna de fortuna, nel mio settore eriamo in 500, semo armasti in 75. E ce potea gì peggio…..”.

Una grandinata o il rumore di un forte temporale lo portava di nuovo dentro la trincea:

“Manco ve l’ammaginate i fischi degli scrappenel (Shrapnel, granate a frantumazione…) quanno arriaveno. Era come un miagolio continuo e un cigolamento de porte, ma forte, t’accucciavi e aspettae. Se eri fortunato, dopo l’esplosione t’alzae e annavi a vedè ta chi era toccato”.

Per Domenico (come per tutti i fanti) il momento peggiore era quello che precedeva l’assalto. Molti scrivevano quella che ritenevano essere la loro ultima lettera, altri sgranavano il rosario, la maggior parte restava in silenzio. C’era anche chi scriveva sulla roccia. Tra i suoi ricordi, le centinaia d’incisioni che facevano i soldati: “Specie la sera prima dell’assalto c’era chi se mettea a piagne come un fio piccolo, chi pregava, chi smadonnava, e c’era chi se mettea a scrive su pe le rocce, se gli dicei che scrivea affà t’arisponnea che così gl’imboscati ce credono che semo morti sul serio. Quanno scriveano durante l’ozio ce se metteamo di buzzo bono”.

Nella zona del Carso, dove ha combattuto Domenico, ci sono migliaia di testimonianze incise con le baionette sulle rocce prima di affrontare la morte. L’esergo di un libro di A. Scrimali, rende comprensibili le motivazioni delle incisioni:

«Se un giorno gli uomini taceranno, se l’ingratitudine ucciderà ogni ricordo, grideranno le pietre».

Eugenio Bicchielli, di Nicola , classe 1900, 87° reggimento fanteria

Eugenio Bicchielli, di Nicola , classe 1900, 87° reggimento fanteriaEugenio BicchielliDopo il ritorno a casa, coloro che contrassero gravi malattie durante il servizio militare, furono costretti a percorrere la strada dell’incomprensione per vedersi riconosciuto il diritto alla pensione.

Un caso emblematico è quello di Eugenio, al quale, tornato a casa con i polmoni a pezzi, non venne riconosciuta la pensione per dei cavilli burocratici. Allegato alla domanda pensionistica aveva presentato il certificato dell’ospedale di Gualdo Tadino, dove era stato ricoverato d’urgenza appena tornato a casa dall’ospedale militare di Roma. All’ospedale di Roma era giunto per un periodo di convalescenza di un anno. Dopo 4 mesi, invece, ormai in fin di vita, viene congedato e rimandato a casa.

La sorella Maria raccontava che per raggiungere l’ospedale Calai da via del Ghetto, dove abitavano, avevano impiegato esattamente due ore, un passo e poi fermi a riprendere fiato, con lei che lo sosteneva. Eugenio, a dispetto dei medici militari che lo avevano dato per spacciato, non muore, ma rimane invalidato per tutta la vita. I suoi familiari ricordano che una settimana lavorava e la successiva la passava a letto tossendo in continuazione. Insomma, bene o male la scampa, e fa la sua bella richiesta di pensione.

Il certificato dell’ospedale di Gualdo Tadino faceva ridere i grossi papaveri militari:

“Ma era a Spoleto, benedetto figliolo, che doveva ricoverarsi, a Spoleto, non a Gualdo Tadino”.

“Ma io sono di Gualdo, quando sono tornato mi hanno ricoverato a Gualdo”.

“Ma no, a Spoleto doveva ricoverarsi. Ora come possiamo essere sicuri che la malattia non l’ha presa dopo il ritorno a casa? A Spoleto, figliolo, doveva ricoverarsi”.

“Per essere sicuri siete sicuri che l’ho presa sotto le armi, ve lo dice anche l’ospedale di Roma dove mi hanno ricoverato con i polmoni rovinati quando ero ancora in servizio”.

“Ma no figliolo, a Spoleto doveva ricoverarsi”.

Nessuna pensione per Eugenio.

Paolo Maurizi, di Girolamo , classe 1899, 17° reggimento fanteria

Paolo Maurizi, di Girolamo , classe 1899, 17° reggimento fanteriaPaolo MauriziPaolo è uno dei ragazzi del ’99 che combattono bambini nelle trincee del Piave: nel 1992, in occasione del 74° anniversario della fine della guerra, è chiamato a tenere un discorso all’assemblea dei soci combattenti e reduci. I figli di Paolo hanno gelosamente custodito la bozza del discorso, che si trascrive integralmente:

“ Se il presidente e voi tutti cari compagni combattenti permettete, io Paolo Maurizi, vi ricorderò alcuni episodi di quel tremendo mattino del mese di giugno del 1918 in cui il Comando Supremo del Generale Diaz pose l’unica speranza in noi all’ora ragazzi del 99 in quanto i vecchi combattenti che avevano trascorsi mesi ed anni in trincea in seguito alla nostra sconfitta di Caporetto, erano in rotta ed in ritirata quasi su tutto il fronte ed a noi che andavamo in linea ci consideravano loro traditori, perche se si fosse verificata altra nostra sconfitta sul piave, la guerra volgeva al suo termine con la vittoria de l’Impero Astro-Ungarico.

La battaglia si svolse a arma bianca inquanto il nemico nelle prime ore del mattino aveva passato il Piave, nella mischia quanti miei compagni vidi cadere ai miei piedi. Ricordo uno di Gualdo sopranominato Treppillo, altro di Rigali di nome Giretti e tanti altri che non mi sovviene il nome.

In un primo tempo la battaglia prese un aspetto a favore del nemico. Ma poi fu preso da noi il sopra evento, ed il nemico soprafatto, i resti per trovare scampo a ripassare il piave, si gettarono in acqua tantochè la maggior parte restarono annegati essendo in quei giorni il fiume in piena.

In quella circostanza si verificò il cambiamento delle acque in color sangue per tanti corpi annegati.

Dopo qualche giorno anche i resti del mio reggimento furono trasferiti sul fronte del Grappa ed a me con tre militari, mi fu affidato l’osservatorio posto sulle Dolomiti.

Nel concludere, il pensiero di noi tutti vada al nostro Presidente Tenente Dionisi partecipe al successivo conflitto del 42. Altro pensiero vada al defunto Fernando Travaglia, partecipe agli eventi di Spagna al tempo del Generale Franco tantochè il Travaglia rientrò in patria super mutilato.

Un pensiero ai due miei compagni di combattimento non più in vita, Anderlini Angelo soprannominato Centanni e Minelli Giuseppe soprannominato Ciuffetto.

Altro devoto e reverente pensiero d noi tutti vada a sua Santità Papa Giovanni 23° che in quel tempo era Cappellano Militare alla invincibile terza armata comandata dal Duca di Aosta, alla quale il mio reggimento apparteneva. Un pensiero di ringraziamento di noi tutti ai collaboratori del Presidente ed un mio ringraziamento particolare a voi tutti per il vostro ascolto”.

Angelo Presciutti, di Maria Maddalena , classe 1889, 201° reggimento fanteria

Angelo Presciutti, di Maria Maddalena , classe 1889, 201° reggimento fanteriaAngelo PresciuttiAngelo ripeteva in continuazione che il 15 giugno 1918 aveva visto l’inferno. Combatte nella brigata SESIA, e durante l’offensiva Austriaca del 15 giugno la brigata riceve un ordine perentorio, terribile: bisogna sacrificarsi fino all’ultimo uomo per arginare l’offensiva nemica. Angelo combatte con coraggio, viene ferito ma rimane al suo posto, sotto una grandine di fuoco e piombo. Il suo racconto è drammatico:

“ Non si capiva più niente, morti da tutte le parti, un rumore assordante.

L’ordine era chiaro: non abbandonare la posizione, dovevamo morire sul posto per arrestare il più possibile l’avanzata nemica.

Vedo avanzare verso la nostra postazione centinaia di austriaci, mi giro per incitare i miei compagni ma ero rimasto solo. La ferita non mi fa capire niente, il dolore è lancinante: mi prendono prigioniero ”. Dopo mesi di prigionia può fare finalmente ritorno a Gualdo Tadino.

Angelo viene insignito della medaglia d’argento per l’eroismo dimostrato in quelle drammatiche giornate. Per meglio comprendere l’evento, si trascrivono alcuni passi tratti dal D iario Storico della brigata SESIA :

“All’inizio dell’offensiva nemica (15 giugno) essa è schierata dal Fortino triangolare (sull’Argine regio) a C. Broli. Sferratosi l’attacco, mentre il III/202° impedisce al nemico, giunto a sorpresa sull’isola Vittoria, di porre piede sulla sponda destra del Piave, il I/201° accorre da Molino Novo al caposaldo di C. Pasqualin per rioccuparlo, portare la difesa sull’Argine regio e di là spingersi, lungo lo stesso, fino a Fagarè e Bocca Callalta, ove dovrà collegarsi colla brigata Cosenza. L’8° compagnia del 202°, accorsa in difesa di Saletto che il nemico, passato tra le isole Como e Pisa, minaccia di occupare, lo arresta, gli infligge gravi perdite e gli prende 400 prigionieri e due mitragliatrici. Tutti i reparti della brigata, compreso il battaglione complementare, chiamato in linea, si battono con ammirevole slancio per respingere l’invasore a costo di gravi sacrifici di sangue. L’Argine regio è più volte preso e perduto; Molino della Sega, C, Pasqualin, C. Pastori, sono i perni della difesa intorno ai quali la lotta maggiormente infuria. Nei giorni 16 e 17 la resistenza della brigata è pari al compito ricevuto, che è quello di sacrificarsi sul posto ma non cedere, e le perdite subite sono un indice efficace del sacrificio: 119 ufficiali e 3331 militari di truppa, compreso un rilevante numero di dispersi”.

La morte di Giusto Morroni

La morte di Giusto Morroni è testimoniata da Giuseppe Garofoli, suo concittadino e compagno:

“Il 25 febbraio, a sera, viene emanato un ordine dal comando di avanzare, con l’obbiettivo di espugnare una trincea nemica. In breve tempo i cento soldati comandati raggiunsero lo scopo.

Il Morroni Giusto con slancio ammirevole si distinziò fra i suoi compagni e ricevè una palla austriaca alla gamba destra. Il suo tenete, vedendolo ferito, lo pregò ripetutamente di mettersi in salvo ma non curante della morte restò impavido al suo posto, dando bella prova di coraggio.

Il nemico incalzò con forze preponderanti e il Morroni restò prigioniero.

Trasportato all’ospedale di Lubjana, fu preso da malattia di tetano e il 16 marzo cessava di vivere”.

Luigi Tega, classe 1884, 3° reggimento artiglieria da fortezza, 543° batteria d’assedio.

Luigi Tega, classe 1884, 3° reggimento artiglieria da fortezza, 543° batteria d'assedio.Luigi TegaDa qualche settimana tra i reduci gualdesi non si parla d’altro: lo Stato Italiano ha deciso che i combattenti della Grande Guerra riceveranno la croce di Cavaliere di Vittorio Veneto. Luigi fa la sua bella domanda, tutto fatto per benino con l’aiuto della locale associazione combattenti e reduci.

Nei primi giorni del mese di giugno 1971 cominciano ad arrivare le prime cartoline dal comune “ la SV. è pregata di presentarsi il giorno xx alle ore xx, munito di documenti di riconoscimento, per il ritiro del diploma, insegna e medaglia-ricordo”. Tutti ricevono la cartolina, tutti meno Luigi: è scomparso dai registri ufficiali, non è mai partito per la guerra, non esiste.

“Oh porca vacca, ammò sta a vedè che scappa fori che la guerra non l’ho mai fatta!”.

Tra l’altro, fatto non secondario, c’è anche da ricevere una piccola pensione e tutto fa brodo.

Impreca oggi, impreca domani, il nervosismo sale alle stelle, ma Luigi non è tipo da aspettare passivo gli eventi: chiede allo Stato Maggiore dell’Esercito un foglio che attesti che lui la guerra l’ha fatta davvero, mica può essere diventato all’improvviso un fantasma!

Bisogna anche tacitare le malelingue. Luigi ama scambiare quattro chiacchiere con le maestranze di una vicina fabbrica di ceramica: dopo aver esaurito la discussioni sul tempo e sulle stagioni balorde, come tutti i reduci, comincia a raccontare i fatti della sua guerra:

“Gigè, com’è! La guerra la guerra, ma a voi la croce di Vittorio Veneto niente?”.

Ormai la situazione è urgente, bisogna giocare d’anticipo: non aspetta più il postino a casa, si reca puntuale tutte le mattine di buon’ora all’ufficio postale e chiede se è arrivato qualcosa per lui. Niente, tutte le mattine rientra a casa ingiuriando l’universo. Giornalmente giura che non metterà mai più piede in quel covo di cocciai malavitosi, salvo poi ripresentarsi puntuale il giorno dopo.

A casa la litania è sempre quella: “tutti so’ diventati cavalieri, altro che io so’ ‘l più cojone?”

Allora, a dispetto dell’età avanzata e a distanza di oltre mezzo secolo, con l’aiuto delle figlie e di un nipote ricostruisce dettagliatamente battaglie e comandanti e invia il tutto alle autorità militari.

Lo Stato Maggiore finalmente risponde: Luigi ha servito la patria, ha partecipato a svariati fatti d’armi, tra cui la famosa battaglia del solstizio ; anche lui può fregiarsi del titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. Alla faccia di chi cominciava a dubitarne!

Giuseppe Moriconi, di Andrea, classe 1896, 1° artiglieria pesante

Giuseppe Moriconi, di Andrea, classe 1896, 1° artiglieria pesanteGiuseppe Moriconi Video-intervista realizzata l’11 maggio 1991

In che luoghi avete combattuto durante la guerra?

Un anno l’ho passato a Casale Monferrato, un anno sul monte Grappa poi un anno sul Carso.

Come passavate le giornate non impegnate nelle azioni di guerra?

Sul Carso se passava bene, che un anno senza essere feriti nessuno, senza sentire freddo mai, sul Carso non c’è neve, io stavo dentro ‘na baraccaccia, qualche colpo arrivava vicino ma non ha portato danno a me.

Eravate artigliere semplice o graduato?

No, no, ero trombettiere senza carica.

In quel periodo ne avrete visti tanti morire?

Quando sono stato ferito non ho fatto in tempo a dare l’allarme che alla notte ero assieme a un sottotenente, tutta la notte in piedi, siamo stati in piedi perché che dovevamo aspettà il carro delle munizioni, invece aspetta aspetta quella notte in carro non arrivò.

Ha preso qualche medaglia?

No. Ambè, al tiro alla fune a casale ho preso una medaglia. Era la gara del Corpo d’Armata, fu vinta da noi.

(interviene la figlia) Papà, a me avete raccontato tantissime cose, per esempio quando andavate alle scuderie con gli zoccoletti e quando Francesco Baracca girava con l’aereo.

Ah ma quelle so stupidaggini. Da reclute ci avevano dato col corredo degli zoccoletti come quelli delle donne e non ci tenevamo in piedi, si andava con gli zoccoletti alle scuderie per fare ostetria e le perdevamo sempre per andare dalla baracca alle scuderie.

Francesco Baracca lo vedevamo tutti i giorni, quasi tutti i giorni, c’è rimasto nel cuore. Semo rimasti in pochi, che ne semo morti uno sproposito, ma chi si è salvato lo ha sempre nel cuore. Francesco Baracca ha dato soddisfazione sempre, ma un bel giorno, col cielo sereno, un sole, era sul Carso, è comparso all’improvviso st’aereo tedesco, non era ad altezza grande era a mezza costa, quello veniva a vedere le posizioni per vedere come eravamo appostati per poi comunicarlo ai comandi, faceva quel servizio. Tutto a un tratto scappa fori sta vespa, st’ape, perché era come un’apre, scappa fori Baracca che nessuno l’aveva visto, domandavamo che aveva sto tedesco da scappare via. Baracca ha cominciato a girargli attorno a st’aereo tedesco proprio sopra, gli si è messo davanti e gli ha fatto una scarica e l’ha preso tal tedesco. L’aereo tedesco colpito cercava un atterraggio di fortuna, il bosco non c’era, era tutto pulito dove stavamo noi, era tutto pulito sul Carso, e piano piano è caduto sopra il reticolato de loro, era un Capitano, è atterrato sopra il reticolato.

Come erano i rapporti con gli ufficiali?

Quando stavo al fronte avevo un Capitano che non era permesso sennò gli potevo dì babbo. Io però me lo meritavo, prima c’era un Tenente che comandava poi è arrivato sto Capitano, che veniva dall’artiglieria da fortezza.

Il Capitano quando è arrivato cercava un buon insegnante per andare al maneggio, che non era pericoloso perché per terra ci saranno stati 50 centimetri de segatura. Il Sergente gli dice di chiamare il trombettiere Moriconi. Me presento e mi disse che andava bene. Il Capitano me dice che la mattina quando so comodo devo sellare un cavallo per lui e uno per me e io sellavo il suo cavallo e il mio. Dico mio ma il cavallo non era mio. Siccome lui non era pratico cadeva sempre nella segatura. Un bel giorno mi dice: “cambiamo cavallo”, e cambiamo sto cavallo gli dico, io non ciò paura de cambiare il cavallo. Dopo un po’ che portava sto cavallo voleva provà a saltare la sbarra, ma sto cavallo lo aveva riconosciuto che lui non comandava il cavallo, perché era un birbaccione, era intelligente quel cavallo. Lui davanti e io dietro è annato a finì n’altra volta con la testa nella segatura. Sto cavallo ci aveva preso il vizio e lo faceva cadere tutti i giorni.

Dopo facevamo passeggiate fori in campagna ma mi faceva un danno perché tutto il corredo me lo dovevo portare sul cavallo sempre addosso, tascapane, tromba e tutto l’armamentario e quello me rompeva i coglioni. Ma gle potevò dì babbo.

Dopo è venuto un Tenente in attesa di promozione, non lo vedevi mai con la faccia allegra. Quando venivi punito ti levavano gli 8 soldi della cinquina. Quando ti puniva quel Tenente non ti levava gli 8 soldi della cinquina ma ti faceva legare alla ruota del cannone in vista del nemico, mica lui solo, parecchi ufficiali erano in quel modo. Davanti alla trincea c’era sempre una sentinella di guardia che sparava ta tutto quello che se moveva, ma la sentinella che vedeva sto soldato legato alla ruota non gli sparava che sapeva che era un soldato punito e non gli sparava.

Voi siete stato mai punito?

No. Solo una volta ho rischiato quando hanno passato in rassegna il corredo e siccome era tutto segnato anche i fazzoletti da naso mi mancava una stupidaggine. Ma non sono stato punito.

Riccardo Mataloni, di Giuseppe, classe 1890, 8° artiglieria da campagna

Riccardo Mataloni, di Giuseppe, classe 1890, 8° artiglieria da campagnaRiccardo Mataloni Video-intervista realizzata il 14 maggio 1991

Nel suo reggimento c’erano molti umbri? Come erano i rapporti tra commilitoni?

C’erano alcuni umbri, poi siciliano, romani, sardi. I sardi erano tremendi. Non avevano paura del nemico, gli andavano sotto, invece i romani e noi umbri gli giravamo un po’ attorno. Il Colonnello era cattivo, il Capitano era di Frosinone e era un uomo un po’ meglio. Ma il Colonnello era cattivo, a noi soldati non parlava mai.

Ha avuto modo di conoscere gli Arditi?

Ah voglia a vue… se c’era un posto pericoloso andavano avanti loro prima. Erano pericolosi. Una volta si presenta un ufficiale al nostro reggimento per reclutare i soldati che volevano andare con gli arditi, se ne presentò uno solo in tutto il reggimento, uno solo. Erano pericolosi. Quelli stavano meglio, avevano il doppio rancio e poi stavano meglio perché stavano sempre addietro al sicuro, venivano avanti solo quando c’era l’attacco.

Una volta c’era un boschetto e ci sparavo da lì, c’era una specie di casa in quel boschetto, ci sparavano contro e non si sapeva bene da dove sparavano. Arrivarono gli arditi per andare nel boschetto a scovare questi che ci sparavano. Sti arditi erano tutti armati da fa paura, con le bombe a mano, il coltello tra i denti. Quelli che sparavano dal boschetto erano una quindicina e gli arditi tutti e quindici li hanno ammazzati ma de loro ne so tornati addietro la metà e tutti feriti.

Come si stava nel tratto di fronte dove stavate voi?

C’era sempre la neve.

Quando è finita la guerra, come si comportava la gente, vi acclamava?

Quanno semo arrivati nei paesi verso Trento erano contenti che parlavamo italiano ma dopo tre paesi dopo Trento non c’era più una bandiera. Io dico, è segno brutto. Davanti a noi c’era un battaglione di bersaglieri e ne ammazzarono 4 quelli del posto. La sera se volevamo sortì ci facevano sortì ma al paese se sentivano sempre le schioppettate e io non ce so mai andato, me la so scampata fino adesso mi dicevo non voglio morì proprio alla fine quanno è finita.

C’era un paese vicino a Bolzano, chiamato Merano, e lì i borghesi te sparavano.

Venivano le donne stesse che dicevano “voi italiani quando partite?”, e noi si rispondeva che gli italiani non partono più perché vinto la guerra e adesso qui è Italia. E loro ci dicevano “allora noi siamo pronte a fare la rivoluzione”. La sera tutte le donne in piazza che gridavano erano. Allora c’erano dei cannoncini che il Capitano fece piazzare sulle collinette e fece sparare due colpi e quelle sparirono dentro le case.

Quando è finita la guerra, ci credevate, pensavate che era la solita chiacchiera?

A noi ci avvertì il Colonnello, ci trovavamo in riposo, venne col cavallo bianco, quel giorno era buono che non pareva più quello. Chiamò il Capitano, e gli disse: “sig. capitano, avverta i nostri soldati che siamo arrivati al tempo della pace”. Poi si avanza mano a mano. Sul lago di Garda non c’era una casa sana.

Che ricordi ha degli assalti?

Ne ricordo uno molto brutto, ne rimanemmo in pochi, la metà morti, era un monte tutto scogli. Gli austriaci ti falciavano con la mitraglia. Gli austriaci l’hanno persa per la fame perché quelli la sapevano fa la guerra, non se passava. Quando abbiamo sfondato i prigionieri austriaci si attaccavano anche alle bucce delle patate, erano mezzi morti de fame.

Le canzoni che cantavate ve le ricordate?

No. Poco. Noi cantavamo poco, erano i romani che cantavano spesso.

Quando siete tornato a Gualdo Tadino vi hanno festeggiato?

No. Niente. Chiedevano e volevano sapè, ma basta.

Ospedaletti da campo: la storia di Luciano

Durante la Grande Guerra i posti di medicazione sono posizionati subito dietro alla prima linea dove i feriti ricevono le prime cure che si risolvono in semplici bendature; successivamente, in groppa a muli, con carri o semplicemente a piedi, i feriti raggiungono gli ospedaletti da campo, dove il personale medico opera i più gravi e provvede alle medicazione dei feriti leggeri. Ai dissanguati viene somministrata adrenalina e ai più sofferenti, come sedativo, morfina. Quelli considerati incurabili rimangono senza cura e lasciati agonizzare. Non sono rari i casi in cui vengono tolte le bende a coloro che si trovano in stato d’incoscienza, e destinati a morte sicura, per applicarle a qualche ferito salvabile.

I medici militari, mai in numero sufficiente, sempre nervosi e stravolti dalla fatica, dopo gli assalti devono provvedere alla cura di centinaia di feriti e non riescono ad occuparsi di tutti. Dopo una rapida selezione decidono le varie categorie d’intervento: soldati da operare subito e inviare successivamente nei più attrezzati ospedali militari, soldati da curare, soldati con ferite leggere lasciati “parcheggiati” in attesa di cura, e soldati giudicati incurabili. Le scene sono strazianti: feriti che pregano di essere curati, feriti gravi che vengono lasciati morire con un cappellano e una fiala di morfina. La memorialistica ci ha lasciato drammatiche testimonianze sull’orrore di questi posti.

Ecco cosa racconta il tenente medico Gino Frontali:

“Si rovesciano verso il mio riparo – dove ho preparato sull’erba il piccolo armamentario dei miei mezzi di medicazione – ondate d’uomini urlanti, laceri nelle vesti e nelle carni, tinti di rosso come vendemmiatori, agitati come ubriachi. Cadono sfiniti o s’appoggiano alla roccia, s’aggruppano come greggi in attesa. Alcuni reclamano soccorso immediato, piangono per impietosire – altri impallidiscono, impallidiscono in silenzio, in mezzo ad una pozza di sangue che s’allarga – altri agitano arti ciondolanti, ossa denudate, che danno l’impressione del bianco delle lastre fotografiche scoperte alla luce per errore.

Un toscano fa una cantilena dondolando la testa e reggendo con due mani la sua coscia fratturata, canta il suo dolore in poesia come certi mendicanti davanti alle chiese.

Un marchigiano, di Macerata, con una tranquillità da Muzio Scevola m’offre il moncone strinato del suo avambraccio destro, dal quale una bomba ha mozzato la mano”.

(Frontali Gino, La prima estate di guerra, il Mulino, Bologna, 1998)

La storia di un soldato gualdese, Luciano Moriconi, è emblematica per riuscire a capire come la sorte dei feriti fosse decisa da una serie di casualità.

Luciano MoriconiLuciano Moriconi, di Nazzareno, classe 1895, è chiamato alle armi il 15 gennaio 1915 e assegnato al 4° Reggimento Bersaglieri. Successivamente, il 1° aprile 1917, viene trasferito con il grado di Caporal Maggiore al 20° Reggimento Bersaglieri. Il 6 novembre 1917, lungo il corso del fiume Livenza, durante una delle tante battaglie che accompagnano il ripiegamento dell’Esercito Italiano dopo la rotta di Caporetto, Luciano viene colpito in pieno petto da una scarica di mitragliatrice. In fin di vita, sporco di sangue dalla testa ai piedi, il respiro appena percettibile, viene caricato sul carro che trasporta i soldati verso il posto di medicazione.

Luciano arriva all’ospedaletto da campo, dove si trova anche il capitano della sua compagnia, tra la vita e la morte.

Il Capitano lo riconosce: “quello è un mio soldato, cercate di salvargli la vita”.

Un tenente medico, da ore impegnato a curare i feriti, vede le condizioni di Luciano, si infuria e ordina di trasportarlo fuori dall’ospedaletto, in pratica lo condanna a morte: “Perché avete portato dentro questo soldato, ha tutte le costole frantumate, non vedete che è incurabile?”.

Il destino porta Luciano verso il cappellano militare e la fiala di morfina.

La scena che segue è drammatica: con le poche forze rimaste, Luciano comincia a gridare e, ingiuriando nervosamente l’intera umanità, chiede di essere curato. Ancora una volta è il Capitano della Compagnia dei Bersaglieri ad intervenire: “Curatelo senza tante storie, è un bersagliere valoroso e può farcela”. Riceve le prime cure e successivamente viene ricoverato in un ospedale militare dove, pur tra mille sofferenze, riesce a sopravvivere. Per tutto il resto della sua vita Luciano dimostrerà una riconoscenza infinita verso il “suo” capitano.

Luciano è protagonista di un altro episodio, meno drammatico del precedente, ma che conferma la sua buona stella. Da tre settimane il reggimento si trova appostato nelle trincee di prima linea e sono tre giorni che lui e i suoi compagni non ricevono il rancio: un cecchino, da una posizione strategica, riesce a colpire i portantini i quali non riescono a raggiungere la linea. Luciano, esasperato, affamato, esce dalla trincea e si mette a sparare contro il boschetto dove si trova il cecchino e con una fortuna incredibile riesce a colpirlo. Il cecchino muore, Luciano è colpito ad una gamba. Se la cava con una medicazione e la Compagnia può ricevere di nuovo il rancio.

A causa della “ ferita trasfossa da pallottole di mitragliatrice penetranti al torace ”, dopo la guerra a Luciano viene assegnata una pensione: la sua menomazione non gli permette di fare grandi sforzi, ma la famiglia è numerosa e la pensione non è sufficiente a sfamare tutti.

I figli ricordano che, quando la mattina andava al lavoro, Luciano era costretto ed indossare un busto rigido. La mancanza di alcune costole non gli consentiva una perfetta autonomia lavorativa, ma con la sua forza di volontà è riuscito a formare una bella e unita famiglia.

I mutilati dell’anima

Ci sono uomini che durante la Grande Guerra hanno visto cose inimmaginabili e che la tradizione popolare ha vergognosamente chiamato gli “scemi di guerra”.

I soldati che sono tornati a casa con i nervi a pezzi sono migliaia, non hanno ferite evidenti, non sono mutilati e non hanno i polmoni bruciati, soffrono di una malattia indecifrabile: sono i mutilati dell’anima . Cosa videro durante la guerra questi soldati?

Le c artelle cliniche sepolte negli archivi degli ospedali psichiatrici testimoniano le situazioni vissute dai soldati e spiegano le cause scatenanti della temporanea pazzia: ci parlano del soldato che correndo all’assalto inciampa e affonda la testa dentro il ventre di un corpo in putrefazione e del soldato che guarda rotolare la testa di un commilitone. Un tenente vede scomparire l’amico colpito da un proiettile da 305: solo il cuore rimane dell’amico e da allora lo rivede tutte le notti con il cuore sanguinante in mano; la sofferenza di riordinare i ricordi durante il giorno viene distrutta di notte dagli incubi che riportano il reduce dentro gli orrori della trincea.

La storia di un soldato gualdese, Domenico Gaudenzi, è emblematica per provare a comprendere le sofferenze sopportate dai nostri soldati.

clip_image002_0004Domenico Gaudenzi, di Vincenzo , classe 1895, 269° reggimento fanteria, meglio conosciuto come Mencuccio (un soprannome che è tutto un programma), molti gualdesi ancora lo ricordano seduto sulla sua panchina davanti alla chiesa di Santa Chiara, nel quartiere “Pisciarella”, con il toscano sempre accesso che per diletto dei ragazzi si divertiva a fumare al contrario, con la brace in bocca, retaggio di trincea.

E’ un portabarelle , dopo la battaglia recupera decine di corpi, sempre sotto il tiro dei cecchini che fanno il loro sporco lavoro: corpi sconosciuti e corpi di amici con i quali aveva condiviso, fino al giorno precedente, le sofferenze della guerra.

Quando scende la notte sul campo di battaglia, pieno di soldati che chiamano la mamma in tutti i dialetti d’Italia, se le condizioni lo permettono dalle trincee escono i barellieri : coppie di uomini con barella si trovano davanti ad una sofferenza senza fine, vedono in pochi minuti tutta l’atrocità della guerra.

Recupera ieri, recupera oggi, i nervi di Domenico cedono: lo ricoverano al manicomio militare, dicono che sia ammattito. Quando finalmente riesce a rimuovere gli orrori di cui è stato testimone lo rimandano al reggimento con la stessa mansione di portabarelle ; guadagna la Croce al Merito di Guerra per aver portato in salvo decine di soldati, incurante del pericolo, sotto un violento bombardamento nemico.

Domenico torna a casa che è un cadavere vivente, cupo, rabbioso, sfoga la sua rabbia con tutti, con nessuno in particolare. E’ sempre taciturno, rimane chiuso in camera giornate intere e non vuole parlare con nessuno; come tutti i reduci sa benissimo che solo chi ha combattuto in quella macelleria chiamata Grande Guerra potrebbe capirlo. Però bisogna pur campare: parte per la Maremma , con altri gualdesi e con il suo dolore. Di giorno lavora, di notte rivive la battaglia, i morti, le luci e i suoni, un rumore assordante che non gli permette di dormire. Cede di nuovo. La sua rabbia esplode improvvisa mentre si trova in un caffè ritrovo : lo demolisce, letteralmente. Questa volta lo portano in prigione, dove ricostruiscono la sua storia: è un eroe di guerra, un decorato, Croce al Merito di Guerra, portantino del 269° reggimento fanteria. E’ il 1922, ottiene il “perdono” e una pensione annua di lire 300.

Mencuccio, seduto sulla panchina della Pisciarella, raccontava le vicende della guerra tutti i giorni, storie vere e irreali. Parlava dei campi di battaglia pieni di morti e delle colline colorate di rosso dal sangue dei soldati; quando capiva che nessuno poteva comprenderlo, attaccava con una storia insensata per rallegrare la compagnia:

“Una volta è venuto il Re a fare un discorso e me toccato dijelo che la regina non facea altro che scrivemme. E che me lassasse un po’ in pace! N’altra volta ce portano co la nave a Venezia e mentre stavamo a navigà nun sbattemo contro un piantone che stia in mezzo al mare? ‘Na botta!”.

Una storia vera e dieci assurde: anche i brutti ricordi devono riposare. E così Mencuccio è sopravvissuto: raccontando.

I ricordi di Fidia

Quello che segue è il memoriale, scritto in terza persona, di

Fidia Discepoli, di Giuseppe, classe 1893, Sotto Brigadiere, 7° Battaglione Regia Finanza.

MEMORIALE

Il Sotto Brigadiere di Finanza Discepoli Fidia durante la campagna in corso potè distinguersi nelle azioni seguenti:

Malga Campo

Nell’aprile 1916, essendo aggregato in qualità di skiatore al 32° e 84° Reggimento Fanteria, con ricognizioni eseguite su terreno che si riteneva occupato dal nemico, riuscì a dare informazioni tali che permisero di fare avanzare l’intera linea di combattimento di circa un chilometro e cioè fino al Sasso Rosso.

Sasso Rosso

Nel mese stesso, trovandosi in ricognizione al comando di tre skiatori, ed essendosi spinto a notevole distanza dalla prima linea, per poter catturare un pattuglia di skiatori nemici che aveva visto discendere dalle pendici del Monte Collo si trovò ad un tratto circondato da forze preponderanti. Anziché rendersi prigioniero, preferì gettarsi coi suoi uomini da una roccia, in un prospiciente burrone.

Due degli skiatori rimasero uccisi sul colpo ed egli restò tramortito ai piedi della roccia. Lo skiatore rimasto incolume (Guardia di Finanza Fiorini Gregorio del 7° Battaglione della R. Guardia di Finanza, 17° Comp.) chiesti aiuti lo trasse a salvamento.

Monte Collo 15 – 20 maggio 1916

Il 15 maggio1916, all’inizio dell’avanzata austriaca, era aggregato al 222° Regg. Fanteria ed in qualità di skiatore, faceva parte del nucleo esploratori del Regg. Stesso.

All’inizio dell’azione nemica erano state lasciate a proteggere il reggimento ed a difendere la prima linea, ai lati due compagnie ed al centro il nucleo esploratori comandato dal Capitano Gemelli sig. Cesare. Questi rimase colpito al fianco destro da una pietra e si trovò quindi nell’impossibilità di dirigere l’azione e dei due sottotenenti facenti parte del reparto, uno fu subito ucciso, l’altro fu ferito, dimodochè il il Discepoli dovette prendere il comando del nucleo.

Nella notte del 15 le due compagnie delle ali, giudicata insostenibile la posizione contro i cinque battaglioni austriaci che la premevano muovendo all’assalto, retrocedettero abbandonandola, cosicchè, all’alba, il Discepoli si accorse di essere rimasto isolato contro le preponderanti forze nemiche.

Pur giudicando disperata la posizione dell’esiguo reparto comandato (145 uomini) egli non si perdette di animo, rettificò la posizione e, appoggiato sulla sinistra da una mitragliatrice, al comando del Sotto Brigadiere di Finanza Solimas Pietro, pur esso del 7° Battaglione, si preparò a impedire a qualunque costo l’avanzata del nemico.

Ed infatti, coadiuvato dal suo coraggioso collega e dai valorosi suoi soldati, riuscì ad impedire ogni tentativo di approccio del nemico durante tutto il giorno sedici, prima con nutrito fuoco di fucileria, poscia col lancio di bombe a mano personalmente eseguito. Durante l’azione protrattasi sino al 20 maggio, essendo rimasto il reparto privo di munizioni e non essendo pervenuti rifornimenti, rigettò il nemico con continui contrattacchi alla baionetta (dai 25 ai 30), tanto che quando giunsero i desiderati aiuti, il nucleo era rimasto nelle primitive posizini e poteva consegnare 180 prigionieri. E’ da porre in rilievo che il nucleo esploratori era costituito da 148 uomini, compresi gli ufficiali e che al termine dell’azione ne aveva soli 36 incolumi, di cui non pochi addetti a servizi di corvè.

(Per l’azione di Monte Collo, il Sotto Brigadiere Discepoli fu proposto dal Comando del 222° Regg. Fanteria per la promozione a Sottotenente effettivo, per merito straordinario di Guerra. Il 12 ottobre 1917 il Comando Supremo lo nomina Sottotenente con anzianità del 17 maggio 1916)

Ritirata di Monte Collo

Il 21 maggio, avendo il 221° Regg. Fanteria dato il cambio al 222°, il Sotto Brigadiere Discepoli, fu comandato, per ordine del comando della Brigata, a rimanere aggregato al nuovo reggimento, sempre in trincea di prima linea e nella medesima posizione.

Sopravvenuta la ritirata, ebbe l’incarico di bruciare i baraccamenti contenenti i rifornimenti ed assolse, il non lieve compito, sotto l’infuriare della fucileria nemica e con rischio imminente di rimanere prigioniero con tutto il reparto affidato al suo comando.

Ritiratosi col 221° a Torcegno, raggiunse a Casa Bianca il 222° e dal comando di questo ebbe subito l’ordine di avanzare nuovamente fino al Costone del Salubio, con l’unico plotone del nucleo esploratori rimasto, per proteggere la ritirata di varie compagnie compromesse.

Compiuto con felice esito anche questo assunto, ritirossi ultimo senza perdite, per quanto poco mancasse che il nemico riuscisse a circondare il reparto.

Nel retrocedere, potè anche avvertire dell’arrivo del nemico, un Sottotenente comandante di una sezione mitragliatrici pistola che potè così salvare armi e munizioni.

Avanzata del 17 giugno

Nell’azione dimostrativa di quota 694, all’orchè i plotoni inviati all’assalto, venivano bersagliati da tiratori scelti nemici, che ne facevano strage e che invano era stato tentato di scoprire, il Sotto Brigadiere Discepoli, salì sul soffitto scoperto di una malga, e pur essendo fatto segno di nutrito fuoco di fucileria e benché ripetutamente invitato a discendere dal Comandante del Battaglione, rimase al suo posto fino a che non gli fu dato di scoprire un tiratore scelto nemico appostato in un cespuglio e non lo ebbe abbattuto.

In tal modo potè liberare la destra della posizione.

Malga Lunetta agosto 1916

Trovandosi al comando della Sezione Lanciabombe sotto l’infuriare del temporale, aveva ripetutamente colpita, con bombe incendiarie, una capanna ove era nascosta una sezione mitragliatrici nemica, senza però poterla incendiare a causa della intemperie. Viste in pericolo le trincee di prima linea, tenute da un reparto dell’84°, perché occupate da forze scarsissime ed insufficienti per respingere i ripetuti assalti nemici, di propria iniziativa, le rafforzò coi suoi lanciabombe contribuendo così a rendere efficace la resistenza del reparto.

Costone Cristodoro ottobre 1916

Costone CristoforoUna batteria nemica bersagliava con tiri precisi e micidiali, le trincee tenute dal 210 Fanteria. Vari esploratori erano stati inviati a scoprire la batteria ma non erano rientrati. Il Discepoli, ancora comandante della Sezione Lanciabombe, si offrì per tentare l’impresa e riuscì ad individualizzare così la batteria, come un reparto nemico posto a protezione della medesima, fornendo poscia al suo ritorno, che si effettuò fra il fischiar delle palle nemiche, così precise informazioni da permettere alla nostra artiglieria, di ridurre al silenzio i cannoni avversari e a disperdere il nucleo di truppa dopo pochi colpi. ( Per tale azione gli fu conferita la Croce Russa di San Giorgio di 3° Classe ) 

V

TESTIMONIANZE DAL FRONTE, LETTERE E CARTOLINE

Francesco Gaudenzi, di Alessandro , classe 1882, 82° reggimento fanteria

Lettera al cugino Amerigo

Vi prego di tenermi informato di tutto quello che accade a danno mio, e se mia madre si privasse di cervello di sortire di mia casa ancora una volta, col mio ordine voi chiuderete le porte e guardate che non cavassero un chiodo dal muro, avete capito? Io rispondo per voi in qualsiasi caso, insomma col mio ordine siete padroni come fosse presente io, di fare e soddisfare, se in qualche caso qualcuno vi facesse osservazione voi fate leggere queste due righe.

Io, Guadenzi Francesco figlio del fu Alessandro autorizzo mio coggino Americo Gaudenzi fu Vincenzo a proteggere qualsiasi mio diritto, e padrone di difendere la mia proprietà da qualsiasi persona ne vorrebbe farne abbuso, o danni. Mi firmo Gaudenzi Francesco.

Prego di farmi sapere su chi entra in casa mia a trovare mia madre per poi pelarla, insomma dico e ripeto che non voglio assolutamente nessuno di quella stirpe che metta un piede dentro la casa mia, prego farmi sapere tutto caro Merico. Mi dice mia moglie che nel campo lungo occorre vencare, ti prego di custodirle e doperare il venco, e se quel galantuomo che fa il campo ti facesse osservazione me lo fai sapere che penso io di arrangiare pure a lui, con la prepotenza che a avuto di seminare il campo senza ordine, ancora non è finita vi pago il grano e il lavoro, poi guai a lui se vi mette più piede anzi lo puoi avvertire che deve combinare con uno più ignorante di lui; se non mi conosci ce lo dici tu che sono il figlio di babbo. Costudirai pure que quattro aboretti della striscia come fossero i tuoi ci metterai quello che vorrai sulla terra, basta la custodisci, se ci va il granturco avremo tempo di portarci il letame, me lo fai sapere. Mingaccio mi farebbe un piacere se mi andasse arrangiare pure quelle quattro vite succasa di mia moglie, e gli dia su una legataccia alla meglio, poi penserò io di mandarci i soldi per fumare. Mi dice mia moglie che dove anno tagliato gli alberi ci sono molti getti della vite che sono rinate, prego di legarle su a mazzetto e di metterci un paletto, ossia una frasca, che si possono fare i barbati unaltranno, ti pare?

Ti prego di fare tutto perbene come fosse robba tua, come ti ripeto sarà facile che non passerà lungo tempo che staremo insieme. dirai a mia madre che la signora figlia con i suoi conti mi a fatto pagare le tasse della robba sua, a portato sulle 400 lire, lei se a i ricevuti che a pagato sempre essa, dirai alla vecchia se le vero, e ci darai a conoscere quanto la vigliacca come il suo fratello con i loro ricevuti mi fanno pagare sempre due volte, ma Cristo li a pagati a tutti e li pagherà ancora se va, ci dici pure

che mi anno fatto pagare per la corona del povero mio padre, se ancora a questa corona se ne poetesse servire sta vacca di mia sorella, disonoratrice della nostra famiglia, saluti a tutti voi Mingaccio Maria Remo Erminia per te, tua consorte e figli tuo cugino Gaudenzi Francesco.

Elvezio Ippoliti, di Francesco, classe 1895, 22° reggimento fanteria

29-07-1915

Sorella carissima, con molta gioia ho ricevuto la tua adorata lettera onde sono molto contento nel sentirti dire che tutti di famiglia, e i nostri cari genitori godiate una perfetta salute, come ti puoi assicurare che sia di me. Cara sorella …… solo mi resta difficile a dirti, e che mentre leggevo la tua cara lettera il nostro tenente ci disse che si doveva partire accostandosi più al confine verso Trieste, e sono partito da Bassano il giorno 27 e siamo arrivati ad una città chiamata Palmanova, per ora non siamo ancora entrati in linea di fuoco, soltanto da dove stamo noi si sentono giorno e notte il rombo del cannone, la cui è a distanza da dove si sta circa 15 chilometri . Cara sorella ti prego di stare contenta e anche a nostro padre e nostra madre pure anch’essi, si facciano coraggio che il buon Dio provvederà, e speriamo di ritornare sano e salvo. Sappi che son due giorni che tirano cannonate su di un forte, e ancora non gli riesce di smantellarlo. Cara sorella in quanto alla nostra …. lascia tutto perdere , Iddio vi provvederà. Voglio scrivere al sor Valerio che almeno abbia un po’ di …. Per me, ma soltanto per la nostra cara madre, che sa bene con quale stato si trova, che invece di far coraggio le quali vedendo il suo povero figlio che chi sa se lo rivedrà più. Dirai alla nostra cara sorella Nicoletta che la ringrazio della gentil premura di dirmi se mi abbisognano i soldi, ma per ora non ne ho bisogno, perché cosa ne faccio?

Daltro non mi prolungo. Contraccambio i miei saluti a tutti di famiglia, mi darai tanti bacetti a Elvia maria Bubi e Dinetto tanti saluti a zio prete a Nicoletta a Babbo a la cara mamma le mando tanti baci e …… tanti affettuosi saluti e tante cose belle, e tu ricevi i più affettuosi saluti e mille baci e dicendomi sempre sempre tuo affettuosissimo fratello Elvezio.

Lettera scritta il 18 ottobre 1915

Il 22 ottobre Elvezio muore a causa di ferite riportate in combattimento.

Ida carissima non ostante appena ho ricevuto la tua cara lettera le quali mi dici che ti devo rispondere subito, ebbene eccomi nuovamente a darti le mie nuove notizie ti puoi assicurare del mio buon stato di salute come vorrò sperare che sia di te dei nostri cari genitori e di tutti di famiglia.

Dicendomi nella tua ultima lettera che quasi tutte le notti mi sogni vedendomi soffrire e stando alla pioggia quanto al freddo a sfidare la morte. Il tuo istinto non ti ha ingannato, tutto è vero poiché è il dovere che mi impone di soffrire, vincere o morire, per difendere la nostra cara patria dallo straniero, ebbene cara sorella non importa tutto sopporterò poiché un giorno potrò ritornare a riabbracciare i miei cari e tutti di famiglia, e speriamo che presto sarà tutto finito!….

Ora vuoi sapere quante volte ho preso parte a qualche combattimento, per ora soltanto una piccola scaramuccia, ma per l’avvenire chi lo sa. Ma ebbene Dio mi aiuterà e mi farà combattere valorosamente. In quanto a mio cugino Tommaso sarei molto contento se lo potrei rivedere, ma spero di poterlo vedere, poiché il suo reggimento forse ci deve dare il cambio a noi, perché noi a loro si è ……..il 27 agosto, a le quali il primo reggimento granatieri ebbe molte perdite, le quali fecero una avanzata nel ….. ove io mi trovo le quali gli tocco retrocedere dal gran fuoco d’artiglieria, e ancora sempre di spari e cosi ebbero molte perdite, ecco perché Tommaso parte per il fronte per rinforzare il reggimento. Ieri anche Nicoletta mi ha scritto dicendomi che si trova bene, e mi ha rimproverato perché ritardo molto a scrivere. In quanto alla raccolta del vino il Buon Dio provvederà ne mai …. miseria non busseranno alla porta Desolata!… Daltro per ora non ho da dirvi; Contraccambiando i miei più affettuosi saluti e tante cose care a tutti di famiglia. Salutando a Giuseppe, a nonna, un saluto a zio prete, al caro babbo e alla cara mamma mando tanti baci …. chiedendogli di vero cuore la S.B. alle sorelline Maria e Elvia le mando un bacione e tu sorella adorata abbiti un grosso bacio e con stretta di mano dal tuo sempre aff.mo fratello Elvezio.

Elpidio Donnini, di Antonio, classe 1889

Elpidio Donnini, di Antonio, classe 18894-05-1916

Linda,

quando sarò lontano e tristi pensieri verranno a turbare l’animo tuo, pensa a me, che tanto tanto t’amo, e come fossi a te vicino, stringimi forte al tuo cuore, e baciami con la stessa veemenza che baciassi a me, quando seduta sulle mie ginocchia mi ripetevi le parole più soavi dell’amore.

Eternamente

Elpidio tuo

Guglielmo Angeli, di Giuseppe, classe 1886, 69° reggimento fanteria

Guglielmo Angeli, di Giuseppe, classe 1886, 69° reggimento fanteria11-11-1915

Caserma San Giorgio

Cara consorte

pensa a stare bene perché devi “sgravare” io quando ho i soldi per un sigaro al giorno mi basta, ho fatto domanda per avere una doppia razione perché non mi basta, mi ci vogliono due gavette di pasta per sera fino adesso ho rimediato con ciò che avanza ad Andrea.

Ti raccomando Giovannina di tenerla per bene e non le menare, ché sai bene che le botte fanno male, lascia che venga svelta, le darai due baci per conto mio. Fa’ che non si scordi di me. Falle vedere le mie fotografie per vedere se mi rammenta.

Fa’ in tutti i modi possibili di stare in

pace con babbo e la madregna. Oggi mi hanno dato la cinquina dieci soldi. Mi sono bevuto mezzo litro di vino. Ho fatto pari perché il vino costa L. 0,90 al litro. Mi saluterai tanto tua madre ed il patrigno. Saluti a babbo e la matrigna che chiedo loro la Santa Benedizione.

Firenze, 12-11-1915

Cara Santina, eccomi subito a darti mie notizie. Ho fatto un felice viaggio, altro mi sento un po’ indolito perché si dorme sulla paglia….non pensare male, io sto bene in salute come posso assicurare di te e Giovannina….ancora non ci hanno vestito ci hanno dato la gavetta ed il berretto ma non passerà oggi che ci daranno tutto. In quanto il mangiare il rancio ed il pagnottone mi basta… altro che il vino non si può pigliare perché costa L. 1,00 al litro. Fammi sapere come ha fatto Vittoria (sorella) con babbo e la matrigna, se stanno con te o sono andati giù a Roma. Qui ci hanno messo i romani vedesti che canaglie, tutti momenti manca qualcosa a noialtri non ci è mancato niente. Siamo in quattro,cioè io, Ruggero, Andrea Petrozzi e Macerigne. Noi si dorme in fila dunque sta contenta. Mi raccomando Ninetta che stia bene. Quelle scarpette fagliele risuolare, sennò le durano poco, dì a Tersilio se te risuola e se è buona quella delle scarpette vecchie per carità non la mandare scalza. Tanti saluti alla matrigna e a babbo che chiedo loro la santa Benedizione. Tanti saluti a tutti di casa tua a Tersilio e moglie, Cecia, Vito e tutti quelli della bottega specialmente i padroni ricevi i più sinceri saluti baci dal tuo indimenticabile consorte Guglielmo. Per carità Ninetta mi darai due baci per conto mio.

Firenze, 26-11-1915

Cara consorte, con molto piacere ho ricevuto la tua amata e desiderata lettera dove sento che godete una buona e perfetta salute, come ti posso assicurare che sia di me. Solamente quando è notte fanno male le gambe perché non ci danno un momento di riposo. Si comincia la mattina alle sei e mezza e fino alle quattro non si ritorna al quartiere. Ci portano a piazza d’armi che sta distante più di tre chilometri, dunque ti puoi immaginare quasi sette chilometri al giorno senza l’istruzione ci fanno fare una massa di movimenti dietro fronte, presentate l’arme. Tu non ti puoi immaginare ci pare di essere tanti burattini. Però ti raccomando di stare contenta perché mi hanno dato fastidio il primo e il secondo giorno, adesso mi stanno meglio. Domenica passata ho spedito i panni, fammi sapere subito se li hai ricevuti. Ti ho rimandato tutto, la maglia di lana non ho potuto rimandarla perché me ne hanno data solo una e poi di cotone. Avrai pazienza se trovi le scarpe un pò consumate che non è stata colpa mia essendo che ci hanno fatto stare nove giorni prima di darci le scarpe. Sappi che una mattina per non andare a fare questi giochi mi buttai malato e il medico mi regalò tre giorni di consegna. Difatti non mi sentivo niente lo feci per riguardo le scarpe che quando ci avevo camminato un pò non ne potevo più ché mi si riscaldavano i piedi ma adesso viaggio bene ché mi hanno dato certe piastre e non c’è pericolo che mi si riscaldano i piedi. Tu alla Posta non devi pagare niente perché io ho pagato la spedizione e per mandarli spesi L. 1,20. Anche oggi ho ricevuto una lettera da Vittoria dove dice se mi bisogna qualche soldo, ma per ora non mi può mandare niente per adesso mi dice che ti ha comprato il lardo e ha pagato giù da Marietta. Fammi sapere dove hanno mandato Vito perché ti mandai una cartolina illustrata dove ti dicevo che se lo mandavano qui a Firenze non mi ci trovava perché era venuto un ordine di partire , ma dopo ne è tornato un altro che doveva rimanere la Seconda Compagnia. Le altre Compagnie sono partite tutte oltre 40 miglia più avanti in un paese chiamato San Romano, perché qui ci devono mettere questi che sono chiamati adesso. Credi pure mi tufava tanto di partire non per nessuna cosa, solamente per dormire che a Spoleto passai una notte molto brutta ci fecero dormire in una stalla senza paglia. Scappare non si poteva perché c’erano le sentinelle. Scrivimi spesso. Darai due bacetti a Giovannina. Tanti saluti. Saluti a babbo e alla matrigna che chiedo loro la Santa Benedizione. Tanti saluti a tutti di casa tua mi saluterai tanto Tersilio e Checca e Cecia. Ricevi tanti saluti dal tuo consorte Angeli Guglielmo. Mi saluterai i padroni Angelo e Gige tutti i lavoranti e garzoni .

Montopoli, 5-12-1915

Carissima Consorte, oggi stesso ho ricevuto la tua desiderata lettera. Devi sapere che mi trovo ancora più avanti, più di cinquanta chilometri distante da Firenze e mi trovo in un paesetto come Rigali, un po’ più piccolo, si trova in cima ad una montagna, ma si sta bene perché non c’è tanto freddo, mi ci trovo male per via dell’acqua che si beve che è molto cattiva perché tutta dei pozzi, ma mi tocca berla per forza che a bere il vino non si arriva perché costa L. 1,00 al litro e anche se costa meno non posso bere perché l’Osterie di qui non fanno credenza. Fammi sapere se è vero quello che si va dicendo qui che tutti i calzolai della fabbrica Pennoni li hanno richiamati tutti e se è vero che è morto Carlino il figlio del povero Brunetto. Mi fai sapere se mi bisogna di qualche cosa di biancheria… mi manderai due paia di calzetti non quelli buoni, quelli già usati, ci metterai due fazzoletti da naso quelli colorati, un asciugamano il peggiore che tu hai e mi manderai due cravatte non quelle a sporte che quelle non me le fanno portare perché ci sono le righe: Ci vogliono di mussolo non rigate…per queste cravatte te lo farai dire da Tersilio …. Ti raccomando mandami tutta roba vecchia sennò me la rubano. Cerca di stare contenta solamente mi rimpiango il rancio che mangiava a Firenze questo che fanno qui è senza condito affatto è in bianco ma io lo mangio lo stesso…Salutami tutti, specialmente babbo che gli chiedo la Santa benedizione, mi darai tanti bacetti a Giovannina che non si scorda di me. Tanti saluti a tuo padre e tua madre, Checca e Cecia Ricevi i più indimenticabili saluti dal tuo consorte Angeli Guglielmo.

Fai il piacere di andare a casa di Macerigne, ti farai dare il pennello e il rasoio senza asciugamano e faglielo arrotare dalla madre, poi me li metterai dentro il pacco che farai della roba mia.

Montopoli, 12-12-1915

Carissima consorte, oggi stesso ho ricevuto la tua lettera assicurata con dentro cinque lire, non crederai mai quanto piacere ho provato perché devi sapere che mi trovavo senza un centesimo. Tu dirai che ancora mi sarà rimasto qualche soldo delle cinque lire che ho ricevuto da Vittoria. Sappi che sono partito da Firenze per venire in questo bel paese con cinquanta centesimi, dunque ti puoi figurare che grande somma per tirare avanti … mi sono prestato qualche soldo da Andrea .. ho fatto lavare la maglia assieme un paio di calzetti, due fazzoletti da naso con due cravatte, ho speso L. 0,75. E’ che di qui gli scannano i soldati. Sabato ci portarono a fare una marcia lunga si fu arrivati in un paese chiamato Fusecchio, dove trovammo i nostri paesani, il figlio del Babano e il figlio di Tappone Fermetto, ma appena ci salutammo perché eravamo di passaggio… Arrivati ci dettero mezz’ora di riposo e andammo a bere un bicchiere di vino, ossia fu preso un litro di vino che fu pagato L. 0,60 centesimi è buono dunque ti puoi immaginare quanto è più caro di qui, non solo il vino ma tutto. La cinquina mi va tutta per scrivere, come oggi ho fatto questa e poi un’altra a Vittoria che già tre volte che le scrivevo.

Ho saputo che babbo non è partito più per Roma, ha fatto meglio basta che mi faccia stare contento fammi sapere se hai ricevuto il pacco dei panni che ti ho spedito da Firenze. Fammi sapere dove hanno mandato Tersiglio che ho saputo che è stato richiamato e Vito e di mandarmi la direzione di tutti e due, prima che puoi mandami quella roba che non ne posso fare a meno ché l’asciugamano che mi ha dato il Governo è di panno crudo che mi scortica la faccia … qui a Monopoli si starà fino il mese di Gennaio dopo non si sa dove ci portano. Dammi tanti bacetti a Giovannina per conto mio e per carità stalle attenta non la mandare in giù che passano i legni. Tanti saluti a babbo e alla matrigna chiedo la Santa Benedizione. Ricevi i più affettuosi saluti.

Montopoli, 20-12-1915

Carissima Consorte, ho ricevuto la tua cara lettera dove godo nel sentire che godete una perfetta salute come ti puoi assicurare che sia di me. Oggi stesso ho ricevuto il pacco con dentro tutto quello che ti chiedevo, devi sapere che sono rimasto molto contento vedendo anche i sigari dì alla matrigna che la ringrazio tanto del pensiero che ha verso di me, non so proprio come ringraziarla. Spero che presto passerà questa bella vita per rivederci insieme se Dio mi darà la salute. In quanto dei calzetti io non ci pensai di farti mettere le solette nere perché il sudicio si conosceva meno, ma ormai lo sbaglio l’ho fatto io che non ti avvisai che dopo due giorni che si portano mi tocca lavarli diventano rossi come il sangue dal sudore anche se si danno da lavare non va via e delle cravatte vanno bene ma se fossero state un po’ più larghe sarebbe stato meglio però non devi stare in pensiero per riguardo a questo che io le fo servire lo stesso. Perdonami se qualche volta sono troppo noioso perché vedo che per riguardo i panni che ti mandai ti sei un po’ inquietata , ma credi che non è colpa mia….io non la piglio con te che neppure tu hai colpa, la prendo con la scrivana che le parole le fa rimanere sulla penna. La camicia te lo mandai a dire che me la tenevo. Con me mi sono tenuto tutto i calzetti i fazzoletti quelle due cravatte sennò il resto ho rimandato tutto. Altro non ho da dirti ti raccomando di farmi sapere subito se è nato il bambino hai capito. Mi darai tanti bacetti a Giovannina per parte mia e cerca di farle portare un bel regalo dal Bambino, dunque ti auguro buone feste e ricevi tanti saluti affettuosi dal tuo consorte Angeli Guglielmo. Cari genitori vi raccomando di fare le feste in pace di andare d’accordo fra voialtri mò che la sfortuna ha voluto di esserci così distaccati che io penso sempre a voialtri non credete chi vi abbia dimenticati vi chiedo la Santa Benedizione che speriamo che Iddio presto di rivederci ricevete tanti saluti da figlio Guglielmo. Fammi sapere se ha fatto la neve.

Montopoli, 26-12-1915

Cara consorte, con molto piacere ho ricevuto la tua desiderata lettera assicurata con dentro cinque lire non l’avrei mai pensato perché so come ti trovi ma ti ringrazio tanto per il pensiero che hai verso di me. Devi sapere che mi trovavo senza un soldo in tasca per me era un brutto Natale. Con molto piacere sento che godete una perfetta salute come ti puoi assicurare che sia di me e tutti gli altri compagni. Fammi sapere se vai a passare il lavoro e pure la madregna se ancora seguita di andare là dai Salesiani. Fammi sapere tutto quello che succede a Gualdo perché ogni lettera che tu mi mandi non mi fai sapere niente. Ci trovo solamente che state tutti bene e nient’altro e dì a Cecia che le faccia piene e che scriva più fitto che così gli va meglio nei coglioni e dì che a Vito gli ho scritto una cartolina postale e non ho avuto nessuna risposta che mi mandi la direzione esatta e che sia scritta bene che questa che m’ha mandato non la posso capire, forse l’avrò sbagliata. In quanto che vuoi sapere quale fortuna ho incontrato una bella fortuna quella di andarmi a dormire alle otto di sera non più tardi se no c’è la prigione….dunque non ti pare che sia una bella fortuna…ti mandai che presto di arrivederci perché si parlava di pace ma chi lo sa quando verrà. Ma quando ti sgravi voglio venire in licenza se mi viene accettata ti farai fare un certificato dal dottore che ci metta la sua firma e poi quella della levatrice e quella del Sindaco e del Maresciallo e poi farai una assicurata che così viene prima e la manderai diretta al Comando del reggimento..devi mettere così la direzione Al Comando del 69 Reggimento Fanteria Presidio Montopoli Valdarno Provincia di Firenze. Cerca di farla fare perbene perché la deve leggere il Maggiore e che faccia un po’ senso, hai capito. …mi darai tanti bacetti a Giovannina che ho saputo da Vittoria che le ha fatto un bel regalo… ti prego di starle attenta che non le succeda niente che sai bene che è molto franca. Altro non ho che dirti. Ricevi i più affettuosi saluti. Tante cose dal tuo per sempre consorte Angeli Guglielmo.

Caro padre vi faccio sapere che questa vita è molto brutta, dunque dovete sapere se volete che ritorno casa bisogna che mi aiuti non credete che ci tengono a spasso ..la mattina la corsa e dopo preso il brodo si fa zaino in spalla quei venti chilometri tocca farli tutti i giorni. Altro non ho da dirvi vi chiedo la Santa Benedizione. Tanti saluti e baci dal vostro figlio Guglielmo.

Fammi sapere quante lire hai messo dentro la lettera perché è assicurata per dieci e invece ne ho trovate cinque. Dimmi la verità.
Montopoli, 30-12-1915

Cara Consorte, non crederai quanta consolazione ho avuto vedendo i tuoi scritti sentendo che tanto tu e tutti di casa che godete una perfetta salute come ti puoi immaginare che sia di me e tutti i paesani che siamo rimasti più tre che Andrea ci ha abbandonato è partito per Firenze a fare il meccanico elettricista..queste sono fortune. In quanto mi fai sapere di tutti questi sposalizi ci siamo fatti una bella risata specialmente con quello di Bicchielle che quello forse davvero ripopola, Busone non dice niente si contenta.

Tanto io come Pennoni saremmo stati molto contenti di stare un po’ più vicino a lui per ridere un po’ ma spero presto di rivederci che per quanto si vede ci mandano in licenza….già è partito il primo turno di noialtri, quando ci tocca non si sa. Ci saluterai tanto Carluccio e Busone e tutti della Bottega specialmente i padroni. In quanto ti dissi nell’ultima lettera che io ti mandai di fare un certificato non lo fare più perché io ho sbagliato. Sappi che tu devi fare come ti dico… farai un telegramma non indirizzato a me lo devi mandare diretto al Comando e che ci sia la firma della levatrice quella del Maresciallo e quella del Sindaco, non fa niente quella del dottore queste non bisognano, tu dirai perché devo fare questo che tanto ti mandano lo stesso, tu cerca di farlo perché dice il proverbio che è meglio di bere l’uovo la mattina che la sera, perché qui non si può stare sulla certezza che dicono, perché la sera è un comando la mattina invece è un altro che le cose appresciano molto che l’altra settimana ci portarono già ha fare i tiri e dunque ti puoi immaginare dove siamo già arrivati che non è due mesi che ci troviamo sotto l’Esercito i tiri ci fanno fare subito il campo queste parole ce le ha dette il Tenente tanto bene ci favorisce anche il tempo che è sempre buono. Ma ti prego di stare contenta come babbo e la madregna che gli chiedo la Santa Benedizione. Gli contraccambio saluti mi darai due baci alla nostra cara Giovanna che non vedo l’ora di vederla. Ricevi i più affettuosi saluti dal tuo consorte Angeli Guglielmo. Tanti saluti alla madregna e il padregno e tutti di casa.

Mi saluti Checca e la scrivana… Hai finito di tagliare la macchia come il tempo è buono se la vada in culo.

Zona di Guerra, 7-1-1916

Signora Assunta Schimberni,

Mia cara zia, con queste poche righe vi fo sapere il mio bene stare di salute. Come posso sperare che sia di voi e tutti della vostra famiglia. Cara zia mi …. a voi per sapere che disgrazia è avvenuta sulla mia famiglia che l’ultima lettera che ho ricevuto da mia moglie il 27 del mese di luglio io in tutto questo tempo non ho fatto altro che scrivere, però senza essere corrisposto almeno da un solo saluto. Solo mi ha fatto consapevole Vittoria della grande sventura del mio povero padre che provai un grosso dispiacere. Altro non ho che da dirvi, solo state contenta che io ancora mi trovo in riposo poco distante dalla trincea. Però da qui è pochi giorni ci toccherà dargli il cambio. Io farò una brutta partenza e per me sarà un grande dolore se non vedo nulla sulla mia famiglia. Aspetto da voi una pronta risposta dove mi darete le bone nove. Tanti saluti a tutti della vostra famiglia. Ricevete voi come zia Nicoletta i più affettuosi saluti dal vostro aff.mo nipote Angeli Guglielmo.

Montopoli Valdarno, 15-1-1916

Carissima Consorte, rispondo subito alla tua desiderata lettera assicurata dove godo nel sentire che godete una perfetta salute come ti puoi assicurare che sia di me………(lettera deteriorata)…..feci la lettera per Vittoria ….mi raccomandi che la devo ringraziare tanto per parte ….non dubitare che ogni volta che gli scrivo la ringrazio tanto e poi tanto da parte di voialtri. Ti dissi nella mia lettera che mi doveva arrivare il pacco ebbene è arrivato ti dirò quello che conteneva un pezzo di formaggio con un salametto sei ovi tosti e due pesci fritti tutto in bono stato altro che gli ovi si erano tutti fracasciati levando uno era un po’ sano. Credimi che tutti i momenti non altro di raccomandarmi alla mia povera madre che pregasse per me che Iddio per essa ci dia la S.B …….che fa tanti sacrifici. Sento che Vittoria vi ha spedito più soldi per un’altra coppa ……io gli mandai a dire …..bastava per venti….Come è puntuale ma però non gli chiedere niente lascia che ci pensi essa come fò io che quando mi feci sapere che mandava quel pacco gli mandai a dire che non mi dovesse mandare perché non mi durava ….. poco. Capirai un pezzo di formaggio a uno un pezzetto a un altro ho finito tutto tu mi dirai che ho fatto male……una camera dove si dorme … di cinquanta persone…..voluto la Cassa Forte ….. e un soldato ….in canna però…. Raccomandato tanto che……dovesse mandare più roba…..sono quattrini buttati …..sai che devo venire a tagliare la macchia quando appena ti senti i dolori fammi questo telegramma così vengo subito lo manderai diretto al Comando del 69° Regg. Fant. Presidio Montopoli questa è la direzione. Così potrò venire senno è impossibile che le licenze ancora a noi non le danno, ci metterai la firma della mammana e quella del Maresciallo . Dimmi se Ruggero che non ci ho capito se l’hanno scartato. Dirai …..che a Vito…..una cartolina postale……Ti raccomando tanto Ninetta che…..di rivederla già sono 70 giorni…..vedo più… mi pare 70 mesi…due bacetti per conto mio…tanti saluti a tutti a babbo chiedo la Santa Benedizione. Alla madregna e tutta la tua…. e te ricevi i più affettuosi saluti dal tuo consorte Guglielmo. A Cecia che non minchionasse tanto delle saccocce bucate e de digiunare perché se ci trova anche lia…..

Zona di Guerra, 25-02-1916

Carissima Consorte, eccomi di nuovo a dirti le mie notizie io godo una perfetta salute come posso assicurare che sia della mia famiglia e dei miei genitori, però ho fatto un cattivo viaggio non perché ci hanno messo in un vagone dei bovi che tutto il tempo che abbiamo traversato ci ha toccato tenere gli sportelli chiusi per riguardo la neve che da Bologna ha cominciato a nevicare che quando siamo smontati ne abbiamo trovato più di un ginocchio però si vede che fatta è andata via con il vento di sotto che è venuto non per il freddo che ho patito ma pensando sempre a te e Ninetta che dal quando sono partito da casa non so come ti trovi che da parte di Vittoria ho saputo che anche Giovannina si trova malata di rosalia che io non sto un’ora ma neanche un minuto contento che mi trovo matto non sapendo le tue notizie che con Vittoria quando stavi a Montopoli ho ricevuto due cartoline prima di partire, perché io quando arrivai scrissi subito tanto a te come a Roma da Firenze ti ho mandato una cartolina illustrata poi due cartoline postali tre con quella ultima che ti dicevo che non mi dovevi rispondere che dovevo partire . Crederò che l’avrai ricevute. Ti raccomando di darmi subito risposta che penso male che tutti i momenti mi viene qualche pensiero sulla testa. Fammi sapere se Ninetta sta meglio e come ti trovi te e di dirmi la pura verità se la monella va peggiorando, non sarà mai che spero sarà guarita, fatti fare il certificato dal dottore con la firma del Maresciallo, lo metterai dentro una lettera che la farai assicurata che così viene prima io mi trovo vicino al fronte si sente a tuonare il cannone e si vede il riflettore quando è la sera però ti raccomando di stare contenta che qui non c’è pericolo e ti devi fare coraggio che noi non si va a combattere per quanto ci dicono i Superiori noi si fa a fare le trincee nei posti già occupati, si sta proprio sui confini dell’Italia. Quando mi scrivi al mia direzione è questa 69 Reggimento Fanteria 1° Battaglione 1° Compagnia Zona di Guerra. Ricevi i più affettuosi saluti dal tuo aff. Consorte Angeli Guglielmo. Tanti saluti alle tue sorelle.

Zona di Guerra, 9-3-1916

Carissima consorte, con grande contentezza oggi ho ricevuto la tua prima cartolina con risposta pagata che dal 13 che si trova in viaggio dove mi trovo molto contento nel sentire che vai sempre migliorando, però ancora mi trovo molto in pensiero perché è quasi un mese che questa è fatta ancora devo sapere come si trova Giovannina che tutti i momenti penso su essa ti raccomando di darmi subito risposta di mettere bene il mio indirizzo perché qui quando arriva questa benedetta posta è una grande confusione . Mi darai per parte mia due baci ai nostri figli ricevi più affettuosi saluti dal tuo consorte Angeli Guglielmo.

Tanti saluti ai tuoi genitori e quelli di casa mia che gli chiedo la Santa Benedizione. Saluti tanto Tersilio che mi dirai se l’è passata liscia. Mi saluterai tanto la comare Gelina, Checca, Cecia e tutti della bottega tuo per sempre Guglielmo.

Zona di Guerra, 11-3-1916

Carissima Consorte, Rispondo subito alla tua gradita lettera dove sono rimasto molto contento nel sentire vai sempre più migliorando che anche Giovannina si è ristabilita del tutto, basta che queste cose che tu mi fai sapere sia la pura verità che così sto più contento non mi devi nascondere nulla di quanto vai incontro. Sono molto contento nel sentire che Filippo a Mariano si trovano a casa in licenza me li saluterai per mio conto speriamo che preso di rivederci. Mi dirai perché Ninetta non gli ha voluto parlare quando Filippo la chiamava io penso che ancora è malata perché so che è molto svelta a rispondere. Altro non ho che dirti darai tanti saluti tua famiglia ricevi i più cordiali saluti dal tuo Guglielmo. Salutami i genitori.

Zona di Guerra, 13-3-1916

Carissima Consorte, ti scrivo questa mia cartolina per dirti che godo una perfetta salute come posso assicurare che sia di te i nostri figli e i nostri genitori e tutti della tua famiglia . Nella tua lettera mi domandavi se avevo bisogno di qualcosa di denaro. Se ti puoi levare qualche cosa me lo manderai che qui altro che il latte non è caro che lo vendono a venti centesimi al litro, sennò gli altri generi mozzicano. Nella tua mi dirai se ti hanno dato le altre venti lire dell’assicurazione altro non ho da dirti ricevi tanti saluti dal tuo consorte Angeli Guglielmo. Tanti baci ai nostri figli.

Zona di Guerra, 15-3-1916

Carissima Consorte, con grande consolazione ho ricevuto la tua lettera raccomandata con quanto ti chiedevo. Sono molto contento nel sentire che godi una perfetta salute come ti puoi assicurare che sia di me. Questa roba che io ti ho chiesto mi servirà se il caso mi dovessi ammalare, allora ne farò bisogno a tanti è stato bono ma a me la fortuna non mi assiste. Domandi se ho bisogno di denaro te l‘ho mandato a dire nell’altra cartolina che mi manderai quello che puoi. Mando tanti saluti a i miei tuoi genitori gli chiedo la Santa benedizione due baci per mio conto a Ninetta e Peppina . Mi dico tuo affezionato consorte Angeli Guglielmo. Tanti saluti a tutte le tue sorelle.

Zona di Guerra, 21-3-1916

Carissima Consorte, ti scrivo questa mia cartolina per dirti le mie notizie. Io godo una perfetta salute come spero di te e i nostri figli e dei nostri genitori e tutti della tua famiglia. Nella tua mi dicevi se avevo bisogno di qualcosa però ancora non ho ricevuto nulla mi dirai se hai messo qualcosa dentro la tua lettera raccomandata che io l’ho ricevuta aperta e ho trovato altro le tue notizie con il Certificato e non altro. Se mandi un po’ di denaro mi farai una assicurata che così mi viene prima. Vittoria mi ha spedito dieci lire però non si sa dove è andato a finire che dal 27 che ha fatto questo vaglia e non l’ho ricevuto da Montopoli ti mandai un po’ di roba da borghese dimmi l’hai ricevuta ricevi tanti saluti dal tuo Consorte Angeli Guglielmo. Tanti saluti ai tuoi e quelli di casa babbo e madregna.

Se hai spedito aspetta prima la mia risposta prima che la ricevo. Due baci ai figli.

Zona di Guerra, 25-3-1916

Mia carissima Consorte, rispondo alla tua desiderata lettera dove godo molto piacere nel sentire che tutti della tua famiglia e dei nostri figli godete una perfetta salute come ti puoi assicurare come segue di me.

In quanto dei denari che io ti chiedevo mi trovavo proprio in bisogno che non devi pensare che le dieci lire che mi ha spedito Vittoria perché ancora non l’ho ricevute, però da un momento all’atro le spettavo e come tuttora le desidero. Io non ti ho dato una parola sicura perché se ti avessi mandato a dire che avevo bisogno, capisco bene che saresti stata subito puntuale verso di me.

Ma io penso sempre che tanto te come i nostri figli patite per riguardo mio sapendo come ci siamo distaccati che stavi tanto male che benché mi mandi a dire che ti sei ristabilita mi trovo contento ma starei ancora più contento se mi mandasti la tua fotografia e con Ninetta e Peppina che la desidero tanto. In quanto dei soldi che ti ha ridato Tonino ci deve aiutare di più che sia possibile e di stare contenta e di non stizzarti con quei vecchi che quando c’è da dire qualcosa non gli rispondere cerca a compatire che se sono un po’ strampalati è pure la vecchiaia che gli trasporta, portagli rispetto specialmente a babbo. Non credere che io mi trovo in pericolo si sta in un paesetto chiamato Flaibano dove si trova a undici chilometri distante da Udine che questo paese tanto prima della guerra era Italiano che il fronte dove si trova , ancora molto distante, però da qui si sentono le botte del cannone e quando non è la luna si vede il riflettore. Dunque sta pure contenta verso di me che fino che si starà qui si sta sicuri, e per quanto ci dicono i superiori su questo fronte non si va più forse ci portano in Albania che il 56 reggimento già è partito ed erano tutti di terza come noi.

Di qui ci danno cinquanta centesimi al giorno, si stava meglio a Monopoli perché devi pensare che è zona di guerra la roba è molto cara che fanno prova di non darti nulla non si capisce nulla perché ti parlano frullano (friulano).

Con questi ci si deve pensare di lavarci la biancheria dove prima la camicia mutande e maglia ci pensava il Governo e il rancio non è come a monopoli che ci avevo la gavetta in più di qui il vitto è molto meno, dove per finire di mangiare mi tocca andare a prendere due soldi di latte tutte le sere dove che altro che quello non è caro che costa quattro soldi al litro. Il pacco che mi ha spedito Vittoria l’ho ricevuto però adesso non so dove metterlo che io gli chiesi altro che due cravatte per il collo di lana. Invece mi ha mandato la roba per vestirmi di novo, dove adesso non la posso spedire a casa perché siamo soldati. Altro non ho da dirti mi saluterai i tuoi genitori che li ringrazio tanto che gli chiedo la Santa Benedizione come pure quelli di casa mia darai per mio conto due baci a ciascuno ai nostri figli e da me ricevi i più affettuoso saluti dal tuo per sempre consorte Angeli Guglielmo. Tanti saluti al compare e Comare. Fammi sapere se è richiamato quando mi rispondi spiegami chi è questo Peppe che io non l’ho potuto capire se il foglio di Scacacia …. (?)….Saluti

Tanti saluti allo scrivano che non si spiega alla comare Gelina Checca Tarsilio Vito il Gruletto e tutti della bottega specialmente i padroni.

Flaibano, 16-4-1916

Mia cara sorella, eccomi subito a risponderti alla tua gradita lettera non potrai mai credere quanta consolazione provo leggendo i tuoi scritti e sentendo che godi una perfetta salute come di puoi assicurare che segue di me.

Cara sorella ti promisi che per pasqua volevo venirti a trovare per passare due giorni insieme, ma la sfortuna non ha voluto. Andai dal Tenente per chiedergli la licenza mi rispose per ottenerla ci sia un punto di ragione che venga qualche disgrazia in famiglia allora si che mi mandava, però io gli risposi che non le volevo queste licenze anzi desidero che Dio gli dia la salute e che si trovassero sempre bene come fino adesso.

Dunque cerca di stare contenta e di passare le feste in buona armonia e non pensare su me devi fare conto che fossi lì vicino che qui non c’è pericolo di nulla . Mi domandi dove dormo io per dormire non mi trovo scontento si sta dentro una soffitta dove sopra per coprirci ho due coperte di più la mantellina il freddo non si sente. Solo la mattina quando mi lavo mi trovavo un po’ indolito ma ormai non sento più nulla per riguardo la paglia che non si sa se è paglia oppure polvere.

Ma cara sorella questo non sarebbe niente che lo sopporterei bene solo che non ci danno un momento di riposo ci sona la sveglia la mattina alle cinque e fino alle dieci e mezza non ci fanno rientrare dopo ci mettono un’altra volta riga che sarebbe alle due e mezza e fino alle quattro e mezza e di più anche alla notte ci fanno lavorare ieri sera ci fecero fare zaino in spalla dopo suonata la ritirata e ci portarono distante quattro chilometri ci distesero persino dentro un fosso e lì si stette fino a mezz’ora dopo la mezzanotte, finché il settanta non venne a contatto con noi che il sessantanove e il settanta è tutta una brigata dunque anche le tattiche notturne ma spero di rivedervi presto che non andrà più tanto a lungo di fare questa schifosa vita. Vi auguro tanto a te come il cognato buona Pasqua ti mando tanti saluti e baci aff. fratello Guglielmo . Tanti saluti a Pietro.

Fammi sapere cosa si dice a Roma sui giornali che qui non si sa nulla di novo ti saluto addio presto.

Ti ho mandato due cartoline in franchigia e una illustrata a Pietro nel bar fammi sapere se le hai ricevute vi saluto addio.

Zona di Guerra, 7-4-1916

Carissima contorte, ti scrivo queste due righe per dirti che io godo una perfetta salute come sarà di tutti di casa e della tua famiglia. Da qui si parte dentro oggi si sta tutti pronti e bene forniti di tutto.

Sta contenta che forse si andrà in un posto sicuro. Augurandovi a tutti buona Pasqua e tanti saluti tuo aff. Consorte Guglielmo. Darai due baciai nostri cari figli per mio conto.

Zona di Guerra, 19-4-1916

Carissima consorte, di nuovo ritorno a dirti le notizie di salute io mi trovo bene chiome posso sperare che sarà di te e che di casa e tutti della tua famiglia.

Cara Santina ti raccomando di farti coraggio e di pregare il nostro Signore per mio riguardo di potere ritornare sano di salvarmi da questo flagello di carne umana. Io da qui parto domani mattina alle sei per nuova destinazione però non ti posso assicurare se è vero che si dice che ci portano dalla parte di Gorizia così tra noi si va dicendo. Ti ripeto di farti coraggio che io appena che sarò arrivato ti darò subito notizie. Mi saluterai tanto i tuoi genitori e babbo che gli chiedo la Santa Benedizione e a te e ai nostri cari figli vi saluto e vi bacio tuo aff. Consorte Guglielmo.

23-4-1916

Carissima consorte, ieri ho ricevuto la tua gradita lettera assicurata dove ti ringrazio cintimente del tuo pensiero che hai avuto verso di me. Non crederai quanto piacere ho provato sentendo nella tua lettera che tutti della tua famiglia e di casa godete una perfetta salute come ti puoi assicurare che segue di me.

Cara consorte nell’ultima mia cartolina ti dicevo che partivo da Flaibano e non si sapeva dover si andava a finire, pareva che si dovesse andare per rinforzo a qualche altro reggimento perché ci dettero subito gli oggetti necessari gli occhiali per riguardo il gas lacrimante e la maschera per ripararsi dal non morire asfissiati.

Però ti raccomando di stare contenta di farti coraggio che io sono partito da Flaibano ma mi trovo in un altro paesetto che è chiamato Zompicchia che si trova vicino a Codroipo, da dove siamo partiti.

Per venire di qui ci abbiamo messo un giorno di cammino che passai tutta la strada senza sentirmi lo zaino che ormai nelle spalle mi aveva fatto il callo che non c’è un giorno che non si porta. Dunque ti ripeto che devi stare contenta che di qui non c’è nessun pericolo che dove si combatte mi molto lontano. Solo si vede spesso qualche aeroplano austriaco che viene per buttare qualche bomba sul ponte del Tagliamento forse l’avrai inteso dire nei giornali che due settimane fa ne buttarono giù due a forza di cannonate. In quanto che mi devo aiutare sarà il mio pensiero che qui sotto queste mani la salute bisogna mantenerla, che io ho visto bene come vengono trattati tanti poveri padri di famiglia.

Oggi è Pasqua il Governo ci ha passato due uova per soldato una pasta i sigari e due volte il vino e il riso con il brodo e la libera sortita tutto il giorno ma anche se non ce l’aveva data ci tocca stare dentro perché di qui piove tutto il giorno forse mi immagino che anche lassù il tempo farà il cattivo.

Vito mi ha scritto e dice che sta bene fammi sapere se Tersilio si trova a Gualdo a fare il canipo. Mi saluterai tanto Angelo e Antonietta del loro pensiero. Tanti saluti ai tuoi genitori e quelli di casa mia che gli chiedo la Santa Benedizione. Fammi sapere se hai ricevuto due cartoline illustrate.

Zona di Guerra, 25-4-1916

Carissima consorte, ti scrivo questa mia per dirti che godo una perfetta salute come spero che sarà di tutti della tua casa e di te e dei nostri cari figli e dei miei genitori. Prima che partissi da Flaibano ti spedii un pacco con questi oggetti, una camicia un paio di calzini un paio di mutande e paio di guanti, levando la camicia è tutta roba di lana. Quando mi rispondi fammi sapere se l’hai ricevuta, questa roba me l’ha mandata Vittoria che spesso mi manda qualche cosa per le feste di Pasqua mi ha mandato dieci lire dunque per me un pezzo non ho più bisogno tanti saluti a tutti della tua famiglia e baci a Ninetta tuo aff. Consorte Angeli Guglielmo saluti a babbo.

Zona di Guerra, 29-4-1916

Carissima consorte, con questa mia vengo a dirti che io mi trovo in perfetta salute come spero che sarà di tutti di casa e della tua famiglia. Nell’ultima mia cartolina ti dicevo che ero in viaggio per la trincea. Però ancora non mi ci trovo perché dopo avere camminato abbastanza ci hanno dato due giorni di riposo in un piccolo paesetto. Ma questa sera da qui si parte e forse che domani sera si arriverà al posto destinato. Ti raccomando di stare contenta perché questo fronte del Trentino i combattimenti non si fanno si tiene altro difesa che gli austriaci non entrassero nel confine italiano e dove le trincee sono coperte. Mi incontrai con Luigi e Peppe dì Marietto che anche loro vengono con me. Fatti coraggio che Iddio speriamo che sarà con me. Mando tanti saluti ai tuoi genitori e babbo che gli chiedo la Santa Benedizione un bacio darai per uno a Ninetta e Peppina. Tu ricevi tanti saluti dal tuo aff. Consorte Angeli Guglielmo.

Zona di Guerra, 2-5-1916

Mia carissima sorella, ritorno a farti sapere le mie notizie ti raccomando di stare contenta perché io mi trovo in un posto che non c’è pericolo di nulla per il momento il primo battaglione si trova accantonato in un piccolo paesetto ma per quanto tempo non te lo so dire perché da un momento all’altro viene qualche ordine di partire per raggiungere il terzo battaglione che già si trova in trincea che è in terza linea. Che noi forse si andrà a dare il cambio dunque se è vero che è così noi di qui si starà fino ai primi di giugno. Spero che di fare questa bellissima vita la guerra sarà finita. Io sto bene come posso sperare che sia di voi due. Ti saluto e ti bacio caramente tuo aff. Fratello Guglielmo. Da Pasqua non ho ricevuto più tue notizie.

Zona di Guerra, 6-5-1916

Mia cara consorte, Oggi stesso ho ricevuto la tua gradita lettera non crederai mai quanto piacere ho provato nel sentire che tutti di casa e della tua famiglia godete una buona salute come vi potete assicurare che segue di me. Fatti coraggio di quanto ti scrivo che io da quella parte sono partito e forse avrai ricevuto tutte le mie cartoline che ti ho mandato strada facendo. Adesso mi trovo dopo avere camminato tanto in cima ad una montagna senza vedere una casa dove mi volto vedo tutte montagne dove per due giorni ci siamo fermati per darci un pò di riposo per dormire ci sono le baracche di legno. Ma domani ci portano in trincea ti ripeto che devi stare contenta che Iddio mi darà forza e coraggio in tutti i disagi che incontro …La gola tosse… non l’ho……più. Tanti saluti a tutti della tua famiglia. Ai miei genitori che gli chiedo la Santa Benedizione ricevi tanti saluti e baci ai nostri figli tuo aff. Consorte Guglielmo.

Zona di Guerra, 9-5-1916

Carissima consorte, non potrai mai credere quanto piacere ho avuto vedendo i tuoi scritti che da Pasqua non vedevo più niente. Sono rimasto molto contento nel sentire che tutti di casa e della tua famiglia vi trovate in perfetta salute come ti puoi assicurare che ne segue di me. Prima che partissi laggiù ti mandai una cartolina illustrata per farti vedere dove mi trovavo. Ti prego di stare contenta che fino a qui sono fortunato si vede che c’è qualcuno che prega per la mia vita. Ti fo sapere che il primo battaglione già si trova in trincea pure la prima Compagnia. Ma quella sera che si stava tutti pronti per partire, Venne un ordine che il quarto plotone fosse rimasto di qui non ti so dire per quale motivo perché non si sa il perché. Pennoni già si trova con me da quattro giorni di qui ho visto Vito de Biscio. Mi saluterai tutti i cognati e tue sorelle tanti saluti ai tuoi e miei genitori gli chiedo la Santa benedizione darai per parte mia…un bacio a Peppina e Ninetta se va contenta a scuola. Rispondimi più spesso. Ti saluto tanto ti bacio tuo per sempre aff. Consorte Guglielmo.

Zona di Guerra, 19-5-1916

Mia carissima consorte, vengo a dirti oggi stesso si parte da questo posto per raggiungere la mia compagnia che da diversi giorni si trova in trincea.

Ti raccomando di farti coraggio e di pregare Iddio che potesse essere salvarmi da questo terribile flagello. Io di salute mi trovo bene come spero che sarà di te e tutti della tua famiglia. Dammi per mio conto un bacio a Ninetta e Peppina. Tanti saluti ai nostri genitori che gli chiedo la Santa Benedizione Ricevi tanti affettuosi saluti dal tuo aff. Consorte Guglielmo Angeli.

Zona di Guerra, 23-5-1916

Mia cara consorte, rispondo subito alla tua tanto gradita cartolina con lettera dove ho provato molto piacere nel sentire che tutti della tua famiglia e quelli di casa vi trovate in perfetta salute come puoi sperare che segue di me. Nella mia cartolina ultima ti dissi che partivo per il fronte che appena fui arrivato presi parte al combattimento dove è durato quattro giorni….del giorno diciannove sarà difficile che mi scorderò posso ringraziare Iddio che mi sono salvato. Però fatti coraggio che per il momento siamo calati giù da quelle alte montagne però è per poco tempo, dunque state contenti che io ho molto fede della mia povera mamma che io ogni volta mi rivolgo ci trovo tanto sollievo. Mando tanti saluti ai cognati e i tuoi genitori e miei gli chiedo la Santa Benedizione. Ti saluto e i nostri cari figli tuo aff. mo consorte Angeli Guglielmo.

Zona di Guerra, 26-5-1916

Mia cara consorte, nell’ultima tua cartolina che ho ricevuto mi fai sapere se ho bisogno di qualcosa di denaro. Se conosci che puoi levare cinque lire me le manderai subito che così me le fo servire per il viaggio. Perché da qui si parte presto forse ci cambieranno un altro fronte. Ti raccomando di mandarmi più preso che puoi il ritratto che lo desidero tanto dentro la lettera ci metterai due fizze di capelli di Ninetta e Peppina che me li tengo per ricordo. Tanti saluti Tersilio e Vito che mi mandi la sua direzione mi saluterai tanto la comare Gelina Checca Cecia cognato Angelo i tuoi genitori i miei gli chiedo la Santa Benedizione. Ricevi tanti saluti e baci te i nostri figli tuo affezionatissimo consorte Guglielmo.

Zona di Guerra, 31-5-1916

Cara consorte, rispondo subito alla tua gradita cartolina dove non ti puoi pensare quanto piacere ho provato sentendo le tue belle parole che mi danno tanto coraggio. Io mi trovo con una buona salute come sento che tutti di casa e della tua famiglia. Cara Santina nell’ultima mi ti mandai a dire del denaro, se non l’hai spedito non me lo mandare più perché ho ricevuto dieci lire da Vittoria senza che glielo chiedessi avere bisogno di aiutarmi, ma di qui non si trova nulla a vendere che i borghesi sono andati via tutti. Non pensare male sentendo così perché mi sento un pò debole alle gambe, riguardo ai tanti chilometri che ci hanno fatto fare, eravamo vicini a Vicenza e adesso ci riportano su. Però ancora non sono arrivato il posto dove si era prima, fatti coraggio che io sono sicuro che c’è qualcuno che pensa alla mia salvezza. Tanti saluti ai tuoi e miei genitori gli chiedo la Santa Benedizione. Ricevi tanti saluti e baci i nostri figli tuo indimenticabile consorte Angeli Guglielmo.

Zona di Guerra, 4-6-1916

Mia cara consorte, ti scrivo questa cartolina per farti sapere che io mi trovo con una perfetta salute come posso assicurare che sarà di voi tutti di casa e della tua famiglia. Io per il momento mi trovo attendato fra mezzo un grosso castagneto che questo posto viene chiamato la Valle dei Signori. Sotto mi rimane di questa grossa montagna. Fatti coraggio e prega per la mia salvezza che da qui presto si parte per andare nuovamente in trincea. Sta contenta che io tutti i giorni ti farò sapere le mie notizie. Mandami la fotografia che ardo di desiderio rivederci, altro non ho da dirti di qui il tempo è cattivo da ieri che piove. Mando tanti saluti ai miei e tuoi genitori gli chiedilo la Santa Benedizione . Tanti bacetti a Ninetta e Peppina darai per mio conto. Ricevi tanti saluti e baci dal tuo affezionatissimo consorte Angeli Guglielmo.

Zona di Guerra, 6-6-1916

Carissima consorte, vengo dirti con queste due righe che io mi trovo con una buona salute come posso assicurare che sia di te e tutti di casa e della tua famiglia. Fammi sapere se ricevi la mia posta perché io mi trovo molto in pensiero ricevendo le tue notizie tanto di rado. Ti raccomando tanto di mandarmi al più presto che puoi la tua fotografiche non vedo il momento di vedere Giovannina e Peppina come è venuta grande e mi dirai se cammina. Fatti coraggio che adesso per il momento mi trovo in terza o quarta linea di qui non c’è tanto pericolo . Mando tanti saluti e gli chiedo la Santa Benedizione ai miei e tuoi genitori. Ricevi infiniti saluti e baci te e i nostri cari figli. Tuo indimenticabile consorte Guglielmo. Tanti saluti alle tue sorelle e cognati. Fammi sapere se il marito di …. si trova sotto le armi e Marino dove lo hanno mandato.

Zona di Guerra, 8-6-1916

Mia carissima consorte, ho ricevuto la tua gradita lettera con dentro la tua devozione dove ti ringrazio tanto del tuo buon pensiero che sono rimasto molto contento di averla perché so bene che questa Santissima Immagine è tanto Miracolosa. Dove tutti i momenti mi raccomando a essa che mi salvasse da questa terribile carneficina . Ti raccomando di farti coraggio che quello che parlano i giornali è ben vero. Ma io adesso mi trovo come di rincalzo in quarta linea, dunque sta contenta che qui non c’è tanto pericolo. Mi dici se ho bisogno di denaro, ti ringrazio per il momento perché anche Vittoria mi ha spedito dieci lire ove mi ci devo aiutare ma non posso perché in questi monti non si trova nulla. Mi saluterai tanto i tuoi e miei genitori gli chiedo la Santa benedizione le tue sorelle Tersilio Vito Michele e chi ti domanda di me. Ricevi i più affettuosi saluti e baci te i nostri cari figli tuo affezionatissimo Guglielmo.

Zona di Guerra, 10-6-1916

Carissima consorte, con somma consolazione mi è pervenuta la tua lettera con acclusa la tua fotografia con le bambine. Grato ti sono del tuo gentile pensiero e non puoi immaginare quanta consolazione abbia provato nel vedere le persone le persone più care che io abbia impresso nel mio cuore. Sono contento nel vederti che sei in bono stato tanto te come le nostre care bambine. Appena che ricevei la fotografia non potei fare a meno di ricoprirla di baci. Dove tutti mi fece rivocare il tempo più felice che abbiamo passato sperando però che ritornano presto e ritornare entrambi nella felicità primitiva. Pertanto ti faccio sapere che io sto bene come pure voglio sperare di te e bambini e no stare in pensiero ch’io saprò salvaguardarmi dai pericoli. Mando tanti saluti e gli chiedo la Santa Benedizione ai tuoi e miei genitori tanti saluti a tutti le tue sorelle Tersilio Vito e zia Nicoletta chi ti domanda di me. Ricevi tanti saluti e baci te nostri cari figli tuo aff.mo consorte Guglielmo.

Zona di Guerra, 14-6-1916

Carissima consorte, rispondo alla tua cartolina dove ho provato molto piacere nel sentire che tutti di casa e della tua famiglia vi trovate in bona salute, come ti assicuro che segue di me. Ho ricevuto il tuo ritratto, dove subito di diedi risposta in quanto della lettera assicurata ancora non l’ho ricevuta, tieni da parte la ricevuta in caso andasse persa ne farai ricerca. Dei paesani nel mio reggimento non c’è più nessuno , però ogni tanto mi vedo con Tittarelli e Lelle di …. saluterai tanto i tuoi e miei genitori che gli chiedo la S. B. Ricevi tanti saluti e baci ai nostri figli tuo aff.mo consorte.

Zona di Guerra, 18-6-1916

Carissima consorte, rispondo subito alla tua cara e gradita cartolina dove sono rimasto molto contento nel sentire il tuo stato di salute e dei nostri cari figli i miei genitori e tutti della tua famiglia, come vi potete assicurare che segue di me. In quanto che mi devo aiutare più che sia possibile credimi che avrei pure bisogno ma non posso ti vengo a dire che dal giorno nove che sono in cima a questi monti non si trova nulla sta contenta che qui non c’è tanto pericolo. Nell’altra cartolina dici che mi hai mandato dieci lire tieni il ricevuto perché ancora io non l’ho ricevute. Così in caso ne farai ricerca . Mando tanti saluti gli chiedo la Santa Benedizione tuoi e miei genitori. Ricevi tanti saluti e baci te i nostri cari figli tuo aff. Consorte Angeli Guglielmo.

Zona di Guerra, 30-6-1916

Cara consorte, rispondo subito alla tua tanto gradita cartolina che hai fatto il 20 dove ho provato molto piacere nel sentire che tutti di casa e della tua famiglia vi trovate con una perfetta salute come vi potete assicurare che segue di me. Cara Santina ti raccomando di stare contenta e non stare in pensiero per mio riguardo che per il momento mi trovo in seconda linea dove qui non c’è pericolo di nulla, dove ci fanno fare qualche po’ di lavoro accomodare le strade. Altro non che dirti mando tanti saluti e gli chiedo S.B. ai miei e tuoi genitori darai due baci per mio conto a Ninetta e Peppina. Ricevi i più affettuosi saluti baci dal tuo aff.mo consorte Guglielmo. Farai ricerca della lettera assicurata che io non l’ho ricevuta non mi mandate nulla finché non te la chiedo che io.

Zona di Guerra, 13-7-1916

Mia cara consorte, con molto piacere ho ricevuto la tua gradita lettera che hai fatto il mese scorso. Dove sono rimasto molto contento sentendo che tutti di casa e della tua famiglia e i nostri cari figli vi trovate con una bona e perfetta salute come ti puoi assicurare che è uguale di me. Cara Santina molto mi trovo dispiacente nel sentire che Ninetta l’ha passata molto brutta dove mi dici che è caduta da un carretto. Ti raccomando di rispondermi subito di farmi sapere come si trova perché io mi trovo molto in pensiero. Non mi trovo un momento contento finché non mi dici come si trova ho ricevuto pure i capelli non crederai quanto sono rimasto contento. Cerca di fare questo certificato di mandarmelo. Tanti saluti ai tuoi e miei genitori gli chiedo la S.B. Ricevi tanti saluti e baci te i nostri cari figli tuo aff.mo consorte Angeli Guglielmo.

Zona di Guerra, 15-7-1916

Mia cara consorte, con molto piacere rispondo alla tua desiderata e gradita lettera dove mi trovo tanto contento sentendo che tutti di casa e della tua famiglia godete una perfetta salute come di puoi assicurare che sia di me. Cara Santina ti raccomando tanto prima che puoi di rispondermi , di dirmi come si trova la nostra cara figlia Giovannina perché sento nella tua lettera che è caduta e l’ha passata molto brutta. Dunque io sentendo queste parole mi trovo con tanti pensieri che tutti i momenti ringrazio e prego il nostro Dio che non gli fosse successo nulla , spero che sarà guarita del tutto, però se il caso fosse il contrario ti raccomando di farmi un telegramma come hai fatto l’altra volta indirizzato sempre al Comando e non ci devi perdere tempo a farlo che io benché mi fai sapere che si è ristabilita , finché non la vedo con i miei occhi non sto contento. Sento nella tua che vuoi sapere dove mi trovo. Adesso ci hanno portato un po’ più a destra da dove si era prima e qui viene chiamato la Valle di Vallarsa, io mi trovo per il momento in seconda linea in cima di una alta montagna che viene chiamata con questo nome Monte Corno. Non ti devi impressionare sentendo dove mi trovo che qui non c’è tanto pericolo, solo ti raccomando di farti coraggio e di pregare il nostro Beato Angelo che mi dia la salute che qui altro che quella ci vuole. Cara Santina dei denari che mi hai spedito ti raccomando tanto che li devi fare venire indietro che qui non valgono nulla non si trova niente da comprare altro che i sassi si vedono e se si va al paese non ci trova altro che le mura senza tetto. I Tedeschi il giorno 25 che noi si cominciò l’avanzata mentre che si ritiravano li bruciavano e bombardati. Finché io non li chiedo non mi mandare più nulla. Se hai fatto fare il certificato lo manderai a Roma giù da Vittoria che essa pensa di mandarmelo con assieme la domanda. Cara Santina, dirai a Felice che io con Pennoni l’ultimo giorno che noi ci siamo lasciati è stato l’11 Maggio dove lui partì per andare in trincea io ebbi la fortuna che nel mio plotone ci furono diversi casi di morbillo che ci tennero cinque giorni dentro una baracca il giorno 16 partimmo anche noi che si prese parte subito al combattimento del 17- 18 – 19 – il giorno 20 ci fu la ritirata dove subito io domandai di lui che mi rivolgo dal suo sergente. Lui mi rispose subito dovevo stare contento che lui l’avevano fatto proprio di sicuro prigioniero e mi si raccomandò il sergente di fare consapevole la sua famiglia, che io subito te lo mandai a dire in una cartolina. Spero che avrà dato sue notizie dove si trova con tutti i suoi compagni della sua compagnia ci hanno mandato dei saluti. Mi saluterai tanto Felice e tutti della tua famiglia tutti i miei compagni di lavoro il Grelletto, Nano, Bruttino, Busone, Fischietto, Aghetone altro non ho da dirti mando tanti saluti ai miei e tuoi genitori che gli chiedo la Santa Benedizione tanti saluti alle tue sorelle e Tersilio, Angelo, Vito fammi sapere se ha dato sue notizie e dove si trova. Darai per mio conto due bacetti ai nostri cari figli .Ricevi i più affettuosi saluti e baci dal tuo aff. Consorte Angeli Guglielmo.

Mi saluterai tanto i padroni tanti saluti alla Comare Onelia e tutti della sua famiglia. Discepolo quando mi rispondi mi dirai dove si trova. Il tuo ritratto è più di un mese che l’ho ricevuto dove sono rimasto molto contento ti scrissi una lettera sarà andata persa di novo ti saluto Addio.

Zona di Guerra, 25-7-1916

Mia Cara Consorte, ti scrivo questa mia cartolina per dirti che io mi trovo con una perfetta salute come posso sperare segue di voi tutti di casa e della tua famiglia. Cara Santina già sono diversi giorni che non ricevo tue notizie rispondimi subito e fammi sapere come si trova Giovannina che molto desidero di saperlo. Mando tanti saluti ai miei e tuoi genitori gli chiedo la Santa B. Mi saluti tutte le tue sorelle e Tersilio darai per mio conto due baci ai nostri cari figli ricevi affettuosi saluti dal tuo aff. Consorte Guglielmo. Mi saluterai tanto i padroni e tutti della Bottega.

Zona di Guerra, 7-8-1916

Cara Consorte, oggi stesso ho ricevuto con molto piacere la tua tanto da me gradita lettera che tutti i momenti la desideravo. Dove non puoi mai credere quanto sono rimasto contento sentendo che tutte le tue sorelle coi cognati assieme i miei e tuoi genitori te con i nostri cari figli vi trovate tutti con una bona e perfetta salute, come ti puoi assicurare che segue di me.

In quanto che mi dici devo rileggere la tua lettera per capire meglio cosa dici, io l’avrò letta senza dirti bugia almeno più di trenta volte. Dove sempre ho trovato scritto che Giovannina era caduta da un carretto e che l’aveva passata molto brutta e di tua madre che nel giorno di San Pietro era andata a trovare Angelina a Fossato, l’ho fatta leggere da chi sapeva più di me anche loro hanno letto come ti dico io. Cara Santina di questo mi raccomando più che sia possibile da chi ti fai scrivere che scriva bene, come questa e non come l’altra che erano otto foglietti ….due lettere fatti in due caratteri, quella che mi diceva che Pennoni andava bene ma l’altra che mi diceva di questa disgrazia non ci ho potuto capire nulla. Vengo a dirti di farti coraggio e di stare contenta perché ancora mi trovo sempre nel medesimo posto , ossia in mezzo una folta macchia di abeti attendato.

Cara Santina nell’ultima mia lettera ti dissi di quella domanda , non ti raccomandai altro, dove sento che in questa tua lettera non se ne parla affatto, a meno che lo desiderò molto di sapere se l’hai fatta e se l’hai mandata giù da mia sorella a Roma. Ti raccomando di rispondermi subito. Mando tanti saluti ai miei e tuoi genitori gli chiedo la Santa Benedizione , digli a tua madre che si faccia coraggio che io ho provato molto dispiacere sentendo di questa disgrazia accadutagli. Ma crederò come tu mi dici che è quasi guarita del tutto. Di novo ritorno a salutarla con assieme le tue sorelle e Angelo. Mi saluterai tanto Tersilio e Vito. Di più la Comare e tutti della tua famiglia tutti i compagni di Bottega specialmente il Grelletto di più tutti i padroni. E da me ricevi i più affettuosi saluti e baci con assieme i nostri cari figli Tuo aff. Consorte Guglielmo mentre che scrivo è venuto un novo ordine di partire per un’altra posizione dicono che si va dalla parte del Pasubio.

Zona di Guerra, 31-8-1916 Ultima di lettera inviata da Guglielmo

dopo una settimana muore in combattimento nei pressi di Vallarsa.

Mia Cara sorella, con molto dispiacere rispondo alla tua gradita lettera dove mi ha fatto del tutto consapevole della grande e improvvisa e tremenda malattia che in pochi giorni ci ha messo in una grande desolazione di colpirci a morte in nostro caro Padre.

Però già che il nostro Signore ci ha voluto fare questa grande mortificazione, bisogna che noi ci facciamo coraggio più c’è possibile. Senti cara sorella io non fo altro di pregare e raccomandarmi a lui. Crederò bene che il nostro povero Padre mi ricompenserà come la nostra povera mamma che nei momenti più scabrosi che non mi ha lasciato un momento e così spero faranno per l’avvenire. Sono rimasto contento sentendo che ti sei trovata presso al suo letto però molto mi ha fatto tanto male sentendo nello stato che hai trovato. Solo ti riconobbe e non poteva parlare, dove dentro di sé quante volte avrà chiamato pure il mio nome e che desiderio avrà avuto di rivedermi, che nel leggere queste parola non potei trattenermi di piangere trovandomi così lontano e di essere di tutto inconsapevole di quanto succedeva alla nostra famiglia. Cara sorella fammi sapere dove l’hai messo in quale…..ha trovato e fatto qualcosa del certificato. La mia licenza è stata annullata per riguardo del Signor Maresciallo. Il telegramma che ha risposto lui al mio Comando gli dice che il nostro povero Padre non mi ha lasciato nessuno interesse da accomodare conti te. Anche questo per me cara sorella è stato un grosso dispiacere di non poterci rivedere con te e la mia famiglia, questo mi fanno così per avere sempre fatto il mio dovere e di non essere stato mai punito, dopo dieci mesi di servizio, però mi fo molto coraggio non pensare che mi fo avvincere dal grande dispiacere. Solo cara sorella scriverai a Santina e gli dirai che mi scriva più spesso che delle sue notizie è da 27 del mese scorso non ricevo più nulla, non posso capire come sia tutto questo suo silenzio dove io mi trovo molto contento gli dirai che vada dal Sindaco si faccia fare il certificato della morte del nostro povero genitore e urge la mia presenza che ci sia la sua firma con quella del Maresciallo e poi lo manderà al Comando del 1° Battaglione. Altro non ho che dirti. Ricevi tanti saluti e baci una stretta di mano tuo aff. Fratello Guglielmo Angeli. Tanti saluti a Pietro. Dirai in quale scuola hai messo Ninetta perché Santina mi diceva che andava all’asilo infantile. Aspetto una tua pronta risposta. Addio speriamo presto di rivederci.

Lettere inviate a Guglielmo dalla moglie Santina.

Gualdo Tadino, 22-12-1915

Carissimo consorte, eccomi subito a rispondere alla tua lettera dove sento che stai bene di salute come ti posso assicurare che sia di noi tutti in famiglia. Sono contenta che hai ricevuto il pacco e dove hai trovato tutto il quanto ti occorreva, io più di questo non potevo mandarti.. prima di tutto non sapevo di che cosa avresti avuto bisogno e l’altro pacco ti mando il denaro così te lo adoperi a tuo piacere. In quanto pedalini è tua colpa se tu me lo avesti avvisato ti avevo fatto contento ora è stato e si farà alla meglio se poi mi dici che presto ci rivedremo che forse hai avuto qualche fortuna magari fosti tornato oggi stesso sarebbe stata l’unica consolazione che si potrebbe trovare per me. In quanto vuoi sapere se è nato il bambino oppure una bambina per il momento non è venuto nessuno e quando viene te lo farò sapere è mio pensiero, in quanto mi dici che devo fare un buon bambino a Giovannina il mio è un po’ debole il tuo sta molto male. Sta bene quello della zia , per ora ci ha mandato una sediola che tutto il giorno la vede in giro su e giù, sta sempre attenta

e guai se per combinazione gli si mette a sedere Ivana … via è la mia…le ha mandato una pupazza, due giacche per me 2 paia di scarpe per babbo, 1 sinale per la matrigna e io le ho rimandato 40 uova così sarà contenta..anche essa manda a te oppure a noi non si annoia mai si vede che ha tanto il cuore buono per noi tutti…. Spero che sarai contento che l’ho ricompensata. Ieri incontrai Fischiettino e Eugenio di Scopone dove mi domandarono in dove ti trovi e se ti piace di fare questa vita militare….loro ti salutano tanto e che presto gli si avvicina la partenza. Ti salutano tanto i compagni di bottega e tutti i padroni Discepolo e consorte.

Mi farai sapere se ti ha scritto babbo che scrisse e voleva sapere il tuo indirizzo mi farai sapere se ti ha scritto Vito che pure lui me chiese. Altro non ho che dirti di salutarti e mi dico tua consorte Angeli Santina. Ti saluta tanto Checca, Cecia e tutti. Babbo ti manda la S.B. e ti saluta tanto ma dice sempre che con tutti questi soldi che cosa ci fai sarebbe contento di saperlo, altro non ti dico di novo ti saluto e ti auguro le Buone Feste Natalizie. Bacetti affettuosi da Giovannina che ti ricorda sempre. Addio come mi dice presto tua consorte Santa.

Gualdo Tadino, 28-12-1915

Carissimo consorte, oggi medesimo ho ricevuto la tua lettera alla quale sono restata molto contenta nel sentire che stai in buona salute come ti puoi assicurare che sia di noi tutti in famiglia. Ora ti farò tutta la spiegazione di quello che tu mi chiedi. Ora ti dirò che il 18 siamo andati tutti sul Comune a reclamare che volevano la roba tutta tassata, se tu avesti visto pareva lo sciame di api, venne il Maresciallo, i carabinieri e tutti gli altri che pareva il castigo sai bene che i fagioli li hanno messi a 60 centesimi è roba da non campare ma ancora non hanno fatto niente ci hanno lusingato fino al primo dell’anno, poi si rifarà daccapo, una …di spiegazione ora un’altra. Ti dico pure questo che il maestro Franceschino ha sposato e ha preso la sora Italina la moglie del poro Silvietto, se risentono i vecchi figurati noi cosa furono il Sorangelo di Depretis sposa la moglie di Bisciaglio e poi Bicchiele sposa la moglie di Bosone, tutti sposi per ripopolare i soldati che perde il Governo. La matrigna per il momento non ci va perché non c’è nulla da fare, ma quando hanno bisogno la vengono a chiamare. Peppe de Crechino ? vuole sapere se ti sei imboscato e in quanto ai soldi che vuole sapere la verità di quanto ti ho mandato L. 5 e loro mi ci misero L. 10 acciocchè se in caso li avesti perse prenderò L. 10. Ora sono contenta che le hai ricevute. Come ti ho detto che ci penserò più spesso tua sorella pure scrive spesso e pensa troppo per noi ora ha mandato i soldi alla sora Ersilia a ciò che mi desse una coppa di grano è un po’ troppo non so proprio come ringraziarla. Mi dici che vuoi venire per quando mi sgravo…. Danno a tutti le licenze pure al figlio di Bracalone l’hanno data per il primo dell’anno, a te la danno meglio. Altro non ti dico ti saluto e mi dico tua consorte Angeli Santina. Babbo ti manda la S.B. e ti saluta tanto la matrigna pure ti saluta Checca, Angelo, Antonietta, Cecia e tutti il Compare e la Comare Carluccio e tutti di fabbrica, io pure ancora. Bacetti affettuosi da Giovannina che sempre ti pensa Addio.

Gualdo Tadino 02-01-1916

Carissimo Consorte, rispondo alla tua lettera la quale mi ha portato molta consolazione nel sentire che stai bene di salute come pure ti dico che ne sia di tutti noi. Oggi stesso mi ha scritto Vittoria lei pure sta benissimo e ti saluta e mi raccomanda sempre Giovannina ma è una discola di prima riga questa mattina l’ho portata alla messa e don Nazzareno mi ha strapazzata tanto perché non si fermava un momento. Tua sorella mi ha scritto e vuole sapere quanto costa il grano, il granturco, il lardo e le salsicce e tutti quanti pensieri si prende per parte nostra non so ma mi immagino che non sarà per noi ma tutto ciò che fosse come se li farà per soddisfare tutto questo bene. In quanto che mi dici della macchia è come te l’hai lasciata perché babbo non ci va e io meno neanche per il foco non ci sta niente, se torni te ci andrai che forse ti sogni sempre casa pure ti sei stufato di fare il soldato . Mi dissi Fischiettino che gli dovevi dare risposta come era bella questa vita te invece non hai fatto sapere nulla hai fatto finta di non capire lui oggi stesso è partito a raggiungere il reggimento ma forse vuoi venire a farmi vedere come sei bello vestito da soldato, ma questa muta che ti hanno dato mi sa brutta. Vito pure ha scritto questa mattina e lui pure dice che sta bene ti saluta. Dirai a Ruggero che sua madre dice che gli scriva. Quando mi rispondi mi farai sapere se tua sorella viene d’accordo come nel mandarti il denaro, io ti mando solo L. 5 che credo bene che altrettante te le manderà essa cerca di aiutarti più che può.

Altro non ti dico mi dico tua consorte Angeli Santina. Baci da Giovannina. Babbo ti manda la S.B. ti salutano. Ti saluta Mamma , Checca e Cecia e tutti i compagni.

Gualdo Tadino, 10-01-1916

Carissimo Consorte, con molto piacere ho ricevuto la tua lettera dove sento che godi ottima salute come ti posso assicurare che sia di noi tutti in famiglia. In quanto che vuoi sapere se quanto può durare una coppa di grano devi capire anche da te stesso che giva sempre lì. Dunque quanto ha durato uno 15 giorni mi sa che sia anche abbastanza, dunque ti raccomando di fargli mille e mille ringraziamenti da parte nostra che vedi bene che a noi non ci fa mancare nulla dunque è premurosa in tutto e per tutto sta a te ringraziare quando che scrivi ringraziala tanto che pure io la ringrazio ma faccio fare dagli altri non so se me celo mettano mentre invece tu fai da te stesso sai bene quello che ci metti. Molto mi dispiace nel sentire che anche Ruggero è stato sfortunato tutti hanno qualche Cristo del loro io te lo volevo mandare a dire sull’altra lettera che ti ho mandato tempo addietro che mi sognai che era tornato ma come fai ci vuole pazienza che speriamo presto passerà questo po’ di tempo. In quanto tua sorella che vuole la fotografia vedi un po’ di accontentarla in tutte le cose che essa è disposta per noi a fare tutto quello che noi neanche meritiamo vedi di accontentarla per bene. Anche Vito ha mandato le fotografie da soldato se vedesti quanto sta bene lui pure ha scritto questa mattina dove dice che ti ha mandato una cartolina e ancora non ha avuto risposta. Ti saluta e vuole sapere le tue nove, ti saluta tanto.

In quanto al francobollo nessuno ha fatto attenzione io me ne accorsi.

Mi dici sempre che hai fatto spesa? di soldi ma che hai le saccocce bucate, vedi un po’ di mandarle alla riparazione e falle otturare ma che sempre vedi un po’ di farci l’osso e fa un po’ di digiuno. In quanto Giovannina mi dice che sia svelta se tu ti fiate non ti ascolta affatto vedo che scappo che la riccia mi dice non gli menare a Ninetta tua è bona e una birichina di prima riga.

Altro non ti dico ti saluto tanto e poi tanto credeme tua consorte Angeli Santina.

Gualdo Tadino, 19-01-1916

Carissimo Consorte, con questa mia ti fo sapere che oggi stessono ricevuto la tua lettera dove trovavo che dal 15 corrente era stata fatta, ho trovato pure che godi perfetta salute come ti dico per il momento è di noi tutti in famiglia. Sono molto contenta nel sentire che hai scritto a tua sorella e che l’hai ringraziata anche da parte nostra, in quanto il pacco pure tu mi dici che l’hai dato un pezzo a uno e un pezzo all’altro, ti ha terminato subito. Io quando ti dovessi mandare la roba preferisco sempre di mandarti il denaro così te lo adoperi a tuo piacere mentre la roba fai te chi mangia mangia. Mi dici pure che non fiato tanto a tua sorella, magari starei senza mangiare a costo di non sturbarla, ma ci sta tuo padre che non si trova mai sazio di tutto quello che gli si fa vorrebbe in tanto in tanto che lo inghiottonisse con qualche voglia ossia con qualche poco di denaro essa gli pensa per qualche litro di vino e poi quello che ……da Cecia del Ghigiano e poi te lo aveva scritto essa senza che te lo spieghi io se è vero pensa per il grano è troppo quello che fa ma come ti ripeto i tuoi non sono mai satolli sarà un fiotto di natura . Sono contenta nel sentire che hai scritto a Vito lui pure ha scritto questa mattina dove dice che ha ricevuto la tua cartolina lui pure sta bene. In quanto mi dici di tornare quando io mi sgravo farò in tutti i modi di accontentarti ma credo bene che sarà tutto tempo e fiato buttato via, perché ha fatto tanto Gige per far tornare Andrea e non gli è giovato, ma in tutti i modi ti farò contento magari fosse domani di poterti rivedere tu conti i giorni e io conto tutti i minuti, quando rispondi mi farai sapere se ti ha scritto babbo che voleva il tuo indirizzo. Giovannina dice sempre di te quando rispondi crede bene che mi manderai le fotografie pure oggi le aspettava ma ha fatto fiasco ora vediamo se quando e se Giovannina ti riconosce con questa divisa da militare. Babbo ti invia tanti saluti e baci di più insieme la S.B. come pure la matregna altro non mi resta che salutarti di novo e mi dico la tua consorte Angeli Santina. Tanti saluti da mamma Checca e tutti. In quanto a Cecia sta tutto otturato e le saccocce tutte sane. Addio.

Dirai a Ruggero che i suoi di casa gli hanno spedito i soldi diretti all’ospedale di Firenze che facci ricerca che facci avvisati subito se l’ha ricevuto. Addio saluti.

Questa mattina hanno richiamato 5 classi di scorta da 85 fino al 91.

Gualdo Tadino, 27-01-1916

Mio carissimo Consorte, con molta tranquillità ho ricevuto la tua adorata lettera dove ho inteso che godi perfetta salute, come ti posso assicurare per il momento e di noi tutti in famiglia. Sento nella tua che mi dici che hai prestato giuramento e che hai passato una nova visita dove avevi speranza che eri inabile al servizio di guerra, ma devi sapere che noi siamo nati sfortunati e ci dovemo restare sarà tutto quello che Iddio ci avrà destinato…. Fatti coraggio che speriamo che fra pochi giorni ci riabbracceremo insieme non vedemo l’ora di rivederti . In quanto alle tue fotografie le avemo ricevute e siamo restate molto contente nel vederti che ti sei ingrassato si vede che stai meglio che con noi.

Se tu a vesti visto Giovannina quando la chiamai che le dissi ecco babbo e lei mi rispondeva dove io non lo vedo, non c’e dopo le diedi la tua fotografia e stette tutta la giornata con la tua in mano e guai che la toccava correva incontro a mamma e le disse nonna mia eccolo babbo mio, ti ha conosciuto subito come pure ti ha riconosciuto Ivana. In quanto i nomi che tu mi dici faremo in tempo a pensarci che per il momento pare che non mi appresciano quanto prima lo farò. Ti farò subito avvertito. E’ venuta la moglie di Ruggero e mi ha detto che mi doveva dare quei soldi che tu avevi prestato a Ruggero . Dimmi se te li ha ridati lui sennò ha detto che me li passano loro.

Babbo ti manda la S.B. e ti saluta come pure ti saluta la matrigna. Altro non ti dico ti saluto e mi dico tua consorte Santa Angeli. Bacetti affettuosi da Ninetta. Addio. Te manda pure la lettera da il bollo da 15 che Vito pure li manda sempre così e nessuno ci paga nulla e te pure fai lo stesso.

Lettere inviate a Guglielmo dalla sorella Vittoria

Roma, 12-01-1916

Caro Fratello, sabato nove ti spedii un pacchetto come ti avevo già avvisato ancora non mi hai risposto forse non l’hai ricevuto. Se l’hai ricevuto fammi sapere se c’era tutto cioè sei ovi tosti due pesci e un salametto e un pezzetto di cacio spero che avrai gradito almeno cambierai cibo…. oggi 12 spedisco a casa altri soldi per un’altra coppa credi che non patiscono che finora non si possono lamentare di me poi ora Santina piglia pure il sussidio. Io credo che patisci più di loro che hai fatto tanti chilometri con lo zaino figurati come ti sentivi sfinito, ho inteso che i tuoi paesani ti hanno tutti lasciato è rimasto solo il figlio di Petrozzi, la sorella è qui a Roma e io gli ho dato il tuo indirizzo che lei non lo sapeva dove era , immagino ti trovi meglio con qualche forestiero che con un paesano, se puoi trovare qualche amico buono fartelo ma no romano che sono na specie dei gualdesi quello che ti dico guarda bene c’è da trattarlo sempre del lei non mai tu poche chiacchere e poca confidenza sarai sempre rispettato e passi per una persona per bene come ti ripeto cerca a non parlare ordinario come usa al nostro paese, poi sai che devi togliere quei baffi chr sono tanto brutti che stai meglio e così vengono più fitti e quando avrai trovato un vero amico fammelo sapere come si chiama che se tante volte tu tardi a scrivere io scrivo a lui. Sei stato mai in prigione che in caso ti toccasse non ti impressionare sta sempre allegro che tutto passerà. Tanto sai chi prega per te, ti saluto ancora Vittoria.

Roma, 20-01-1916

Fratello mio carissimo, ho ricevuto la tua gradita cartolina dove ho appreso tutto ciò che ti accade, ti prego di tenere saldo il pensiero della rassegnazione della volontà di Dio, oggi tu ti trovi nel margine di gran travaglio fa che non ti venga mai a mancare il coraggio e tutto quello che incontri non ti faccia impressione oggi devi solo pensare che sei solo e devi servire la patria e Iddio che ti deve aiutare in tutti i disagi. Ti raccomando che sei costante alla preghiera specie all’anima benedetta di mamma e il nostro caro Beato Angelo che io tengo una grande fede e così con questa spera bene. Mi dici che domenica devi prestare giuramento tu fa il tuo dovere ma poi quando ti dovesti trovare in una brutta situazione cerca di essere meno a rischio so che sia possibile perché la zelanteria digli che la facciano gli ufficiali non voi poveri figli di madre. Insomma ancora non diamo tanto peso a ciò che succederà tu sta di buon animo e tu come ti ripeto non pensare alla famiglia che fino che campo io sono sempre la tua affezionata sorella come pure per i tuoi figli e per babbo. Mi dici pure che verso la fine del mese parti per ignota destinazione va contento perché non sei solo pare che sia male in comune anche oggi hanno chiamato altre 7 classi cioè dal 86 fino al 91 tutti riformati, dove si va si sentono lagni e tutti si piange si prega e si spera è arrivato il castigamatti per tutti perché male chi va ma peggio chi rimane. Oggi fratello mio è mezzo mondo che soffre e noi siamo stati colti proprio nella terra che dovemo patire e bisogna rassegnarsi al volere di Dio. Questa era la sacrosanta parola che mamma nostra teneva sempre sulla bocca. Tralascio a parte il morale sta contento solo ti dico verso il 27 ti spedirò un po’ di denaro così ti serviranno per il viaggio e se ti servono qualcosa di calze oppure cravatte insomma quello che ti serve . Se hai freddo fammelo sapere con una cartolina che te lo mando: Ti dico pure che come sai che Santina sta per partorire io sarei contenta che tu gli dicessi che al bambino o bambina che nasce gli mettesse i nostri nomi perché noi siamo pochi della nostra famiglia e così dobbiamo ridurla in una sola persona cioè se femmina il primo nome è Peppina, Santa, Guglielma e Vittoria e se maschio Peppino, Guglielmo, Sante e Vittorio tu però a tua moglie non gli devi scrivere che io te l’ho suggerito, così babbo è contento e siamo tutti contenti in uno solo. Speriamo che nella visita medica ti scartano oppure ti mettessero al panificio io ho fatto tanto per poterti mettere nella sussistenza ma non mi è riuscito, ebbene pazienza io ti auguro bene.

E’ venuto domenica il figlio di Borganzone e Pio ti salutano e dicono che tu non sai combattere ma ti mettono per i lavori e l’istruzione te la fanno per una difesa in caso di bisogno. Dunque sta contento e abbi tanti saluti da me e Pietro tua sorella Vittoria.

Lettere spedita da Vittoria alla cognata Santina dopo la dispersione di Guglielmo

Roma, 28-10-1916

Mia cara cognata, ho ricevuto la tuia gradita lettera ove sento che state tutti bene di salute e Peppina si è fatta una bella figlia questo è il mio piacere e anche una fortuna che poverina è stata cresciuta su a forza di pene, vedi fatti coraggio per via del latte che speriamo che Guglielmo sia prigioniero perché non risulta nei feriti e nessuno altro sito solo che le informazioni che ho assunto dall’Ufficio del Papa non è venuta la lista dei prigionieri del mese di settembre e dice che prima dei tre mesi non si può sapere nulla perciò state di buon animo.

Ti scrivo questa mia per dirti questo che domani domenica tio spedisco una croce di marmo con la fotografia a smalto con il piedistallo di pietra e una urna di vetro con la corona e un lume tutto questo prenderai un carrettino a mano e chiama un muratore bene pratico che vada ad impiantare sotto la croce con cemento che la metta bene che non si rompa e quel tempo che ci impiega una giornata sarà da me pagato. Manda pure una persona alla stazione a prenderla se sta attento quando cammina che si potrebbe rompere facile. Potresti chiamare il marito di zia a metterla oppure Calistro oppure chi meglio ti piace basta che per il giorno dei morti sia messa io la spedisco a grande velocità così arriva subito. Ti raccomando che sia impiantata bene che i venti non l’abbiano da rompere e sta bene attento chi la mette che costa un po’. Il lampione e la coronaglieli metti davanti alla croce anche quello che sia bene piantato. Che appena saprò qualcosa di Guglielmo verrò a visitarla.

Ti raccomando trova una persona pratica che non si rompa e credi se mamma potesse stargli assistere il lavoro oppure una persona di casa tua. Tu chiama come ti dico uno capace e non guardare la spesa pure che tutto vada bene. Altro non ti dico baciami tanto quelle creature e come hai ricevuto questo rispondimi. Salutami mamma e digli che si faccia coraggio che quell’anima pregerà per noi. Salutami i tuoi e ricevi tanti saluti e baci dalla tua cognata Vittoria. Dirai a zia che appena posso gli scrivo.

Roma, 30-10-1916

Alla Signora Santina Angeli Gualdo Tadino Umbria Via Nucci

Mia cara cognata,

ti spedisco ho spedito già una lettera ma per meglio intenderti ti invio anche questa cartolina. Ti ho spedito la croce con la scatola un’urna e un lampione e due piante di fiori il piedistallo. Come di ho detto farai piantare la croce e davanti alla croce ci fai mettere un palo all’altezza di mezzo metro che ci inchioderai l’urna e il lampione e intorno alla croce ci pianterai quei garofani che leverai dal vaso se il lampioncino si fosse rotto il manico vedi farlo accomodare da uno stagnaro in fondo al palo inchioderai quello scritto che dice al caro Padre in visibile. Altro non ti dico ancora nulla di Guglielmo ma speriamo bene. Baciami tanto le creature e salutami i tuoi e se vedi zia digli che presto gli soddisferò ciò che mi ha scritto. Tanti saluti a mamma. E non impressionarti ho creduto a spedire questa roba a nome di essa. Ricevi saluti e baci auguriamoci buone cose Vittoria.

Nel nome sito che imposto ricevo la tua cartolina dove mi chiedi lo zucchero non ce l’ho e non si trova fino a martedì appena l’avrò te lo mando.

Di Guglielmo spera bene.

Michele Pericoli, di Raffaele, classe 1895, 75° reggimento fanteria

Michele Pericoli, di Raffaele, classe 1895, 75° reggimento fanteriaCarissima sposa, appena ricevi questa mia fotografia rispondimi subito. Intanto ricevi i miei cari saluti e baci a te assieme alla bambina, serbate la famiglia a tutti quanti credimi tuo aff.mo sposo.

Io sto bene fammi sapere dite e di tutti quanti.

Angelo Cambiotti , lettera all’amico Giovanni Campanella

Zona di guerra 19-11-1916

Carissimo amico vengo amandarti per farti sapere che io godo ottima salute e cosi voglio sperare che sara di voi e consorte e tutta lintiera famiglia Di piu caro giovanni mi farete sapere se Ugenio a ripassato la nova visitta ma io spero di no. Di piu mi farete sapere se che cosa si dice initalia di questa guerra perche io caro giovanni nei due mesi scarzi avrei una buona speranza invece lestate tutta inutile io credo che sempre tutto se fece ma ora spero di venire i licenza invernale non rimane che dirvi augurandovi buona salute salutti e baci a tutti di casa e son vostro amico.

Giovanni Castellani, di Antonio, classe 1885, 50° reggimento fanteria

Porto Maurizio 26-05-1916

Consorte carissima, mi trovo qui a Porto Maurizio e non so quanto tempo ci fermeremo. Come ti scrissi in un’altra cartolina siamo venuti qui per fare istruzione sulle mitragliatrici. Di paesani con me vi è solamente che il figlio di maresino quello che si trova di là dalla stazione.

Mi ha dispiaciuto di lasciare gli altri a Noceto ma tanto era un caso che ci fossimo trovati sempre insieme. In questo reparto dove ora mi trovo sono tutti i mestieri, falegnami, muratori, zappatori e conducenti, perché m dicono che è meglio degli altri. Spero di passarmela bene.

Il posto dove mi trovo è bello, ci troviamo lungo il mare sopra una piccola collina che da piacere a guardarci.

Io godo ottima salute e ring radio Iddio che fin ad ora non ho avuto nessun dolore e così voglio sperare che seguiti di tutti voi. Non ho avuto risposta dell’ultima mia lettera che tu certo avrai indirizzata a Noceto. Non pensar male se mi sono un po più allontanato io credi di aver fatto per mio meglio e il resto Dio ci penserà.

Quando scrivete a Peppe, avvisatelo che mi trovo qui e appresso gli scriverò una lettera come anche a te ti scriverò più a lungo quando vedrò quello che mi faranno fare. Puoi avvisare il figlio di Maranghino e darci la mia direzione se ancora non mi avesse risposto.

Cerca di farti coraggio che tutto andrà bene e spero presto di riunirci insieme. Saluto i tuoi di casa, saluto i miei di casa e chiedo la S.B. ai miei genitori come faccio e benedico le mie bambine ed a te saluto e abbraccio affettuosamente.

Zona di Guerra 10-09-1916

Cari genitori, ieri vi scrissi una mia lettera, risposi alla vostra del 31 agosto come a quella di Nicola del 1. Godo ottima salute e così mi auguro che seguiti di voi tutti. Ancora mi trovo al riposo. Il tempo si è rimesso e si comincia a star bene anche qua. Così speriamo che sia di questa vita. Dopo tanto cattivo verrà pure il buono. Per ora però non se ne vede il principio. Speriamo sempre che finisca presto e con questo tiriamo avanti e speriamo. Quantunque non vi domando nulla degli affari di casa, cioè come state avanti con le faccende, e l’andamento della campagna, datemi sempre notizie. Certo in queste condizioni in cui mi trovo, io non penso altro che a salvarmi la pelle e tutte le altre tribolazioni che si fanno non mi fanno più effetto. Desidero però che voi tutti stiate bene e che i nostri interessi vadano bene perché penso che ho due figli e vogliono mangiare pure questi. Io come vedete sono qua inchiodato e non posso farvi nessun bene. Comprendo però che anche voi desiderate la mia salute e non domandate altro così speriamo che Dio non ci abbandonerà né l’uno e né gli altri. Di fronte a tanti dolori e a infiniti disastri inalziamo gli occhi al cielo preghiamo e rassegniamoci. Saluto a tutti in famiglia e vi abbraccio a tutti insieme.

Zona di Guerra 14-09-1916

Genitori carissimi torno a parteciparvi l’ottimo stato di mia salute. Voglio sperare che ugualmente sia di voi tutti in famiglia e se è ciò ne sia sempre ringraziato Iddio. Adesso ho cambiato posto di nuovo e mi trovo più vicino al fronte, ma come sia, speriamo che il Signore come non mi ha mai abbandonato mi aiuterà in avvenire. Torno a ripetere che finchè ci è salute vi è il coraggio e la speranza. Non vi dico altro per ora, a riguardo che non fo in tempo ad impostare.

Pennoni sta bene e saluta la sua famiglia.

Vi mando tanti saluti e chiedo la vostra S. Benedizione bacio ed abbraccio fratelli sorelle e mogli e figli vostro aff.mo figlio.

Zona di guerra 25-09-1916

Genitori carissimi ritorno a darvi le mie notizie, grazie sempre a Dio sono buone e così voglio sperare sia di voi tutti in famiglia. Mi dite che avete cominciato a vendemmiare e mi farete sapere quanto ne avete raccolto. M’immagino che sarà poca ma contentatevi basta che Iddio ci dia la salute che ad altre cose tutto si rimedia. Vi saluto affettuosamente e vi chiedo la S.B. come la mando alle mie bambine. Tanti saluti a Peppe, Marietta Angelino Nicola e figli e abbracciandovi a tutti credetemi sempre vostro.

Zona di guerra 27-09-1916

Cara consorte torno a parteciparti le mie notizie. Io con l’aiuto di Dio mi ritrovo in ottima salute così mi auguro che sia di te e tutti uniti in famiglia. Come tu mi dicevi ho scritto a tuo padre e se questo lo faccio di rado non è per trascuratezza ma perché oltre le mie notizie di salute non ho altro da dirvi e quindi ogni volta che scrivo a te o a Peppe gli partecipo i miei saluti e le notizie e quindi credo che stiano alla corrente lo stesso. Anche ieri mi sono visto con Rinaldo mi portò i saluti e buone notizie di Antonio. Tutti e due stanno bene. A Peppe quando mi risponde mi dica sempre se riceve le mie lettere e le notizie che ci scritto che al più presto ve ne scriverò con altra lettera facendovi sapere qualche cosa. Per ora credo il più che vi interessi è la mia salute che sempre riconoscente all’Altissimo ho avuto la fortuna di darvi sempre consolanti notizie.

Zona di guerra 10-03-1918

Carissima consorte come ti ho già detto mi sono giunte le tue cartoline illustrate, ed avrò speranza che appresso a queste mi fosse giunta pure una lettera, però non ho ancora ricevuto nulla. Voglio sperare che almeno vi giungessero queste mie. Io mi trovo sempre benissimo e al medesimo posto.

Seguita a scrivermi con questa direzione una lettera ogni tanto, e se ne hai già scritte non merita che ne ripeta delle altre. Vi dispiacerà nel sentire i miei lamenti, la causa non è mia e nemmeno la tua. Vivrò attendendo e sperando sempre. Sta pure contenta, salutami i tuoi genitori e famigliari, ti raccomando le figlie, e per conto mio baciale benedicendole. Ti abbraccio con sincero affetto e mi dico sempre tuo.

Zona di guerra 11-01-1919

Carissima consorte con l’ultima mia cartolina vi avevo quasi assicurato che per il 15 ero a casa. Forse dovrò trattenermi qualche altro giorno ancora, è impossibile precisarvi il giorno, posso dire che sarà presto e nulla di più. Anche a me sembrano molto lunghi questi giorni di attesa ma conviene sempre aver pazienza perché mi trovo sotto un padrone che a differenza degli altri più si è cattivi e più tiene con se. Godo ottima salute e ne ringrazio Iddio spero di voi anche altrettanto. Benedico e abbraccio le figlie, abbracci e saluti ai fratelli sorella e genitori miei e tuoi e con un sincero saluto credimi tuo. 

VI

TESTIMONIANZE FOTOGRAFICHE

Qui le foto dal fronte dei caduti in PDF

Qui le miniature dei caduti in PDF

Qui le cartoline e le comunicazioni spedite
dal fronte, dalla prigionia e gli attestati in PDF

Qui i Monumenti ai caduti in PDF

ALBO D’ORO

QUADRO D’ONORE DEL COMUNE DI GUALDO TADINO

La Grande Guerra dei gualdesi - I caduti Ingrandisci

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BIBLIOGRAFIA

Acerbi Enrico, Strafexpedition, Valdagno, 1992.
Amoni Daniele, Gualdesi e Gualdesità , Città di Castello, 1996.
Amoni Daniele, Gualdo Tadino e i suoi figli naturali e acquisiti , Città di Castello, 2005.
Amoni Daniele, Ponti Sergio, Gualdo Tadino, ieri…., Città di Castello, 1988.
Anderlini Valerio, Gualdo Tadino, il suo territorio e le sue genti , Gualdo Tadino, 1998.
Baldassarre Angelo Raffaele, Il calvario di un fante , Valdagno, 2005.
Bandino David, Imboscati d’oltralpe , Gualdo Tadino, 1929.
Battistello Silvana, Profughi nella Grande Guerra, Valdagno, 2007.
Caviglia Enrico, La battaglia della Bainsizza , Milano, 1930.
Ceschin Daniele, Gli esuli di Caporetto , Bari, 2006.
Frontali Gino, La prima estate di guerra , Bologna, 1998.
Guerrieri Filippo, Lettere dalla trincea, Vallagarina, 1969.
Isnenghi Mario , Il mito della Grande Guerra, Bari, 1970.
Isnenghi Mario, La Grande Guerra , Prato, 1993.
Nataloni Angelo, Soglia Andrea, Castellani oltre il Piave , Faenza, 2006.
Pozzato Paolo, Passarin Mauro, Un pugliese nella Brigata Vicenza , Sandrigo, 2008.
Scartabellati Andrea, Dalle trincee al manicomio , Torino, 2008
Tullini Leonardo, Don Bosco in trincea , Torino, 2008.
Weber Fritz, Dal Monte Nero a Caporetto , Milano, 1967.

FONTI CONSULTATE

Archivio Capitolare Gualdo Tadino
Archivio Storico Comunale Gualdo Tadino
Archivio Storico di Stato Spoleto
Archivio Storico di Stato Perugia
Archivio Anagrafe del comune di Gualdo Tadino
Biblioteca Comunale Augusta di Perugia
Biblioteca Comunale Sperelliana di Gubbio
Onor Caduti, Commissariato Generale, Roma

SITI INTERNET CONSULTATI
www.cimeetrincee.it

RINGRAZIAMENTI

Hanno fornito materiale: Hanno collaborato:
Allegrucci Angelo
Allegrucci Delia
Baldelli Mario
Bassetti Vezia
Bazzucchi Giocondo
Bazzucchi Giovanna
Bazzucchi Marsilio
Bazzucchi Regina
Bazzucchi Sante
Bazzucchi Vittorio
Bianchi Elvezio
Bianchini Quinto
Bicchielli Dusolina
Bicchielli Pierina
Caparvi Angelo
Carini Claudio
Casaglia Roberto
Cocchi Zore Franco
Comodi Elvira
Discepoli Giulio
Discepoli Simone
Famiglia Mataloni Riccardo
Famiglia Moriconi Giuseppe
Franceschini Mario
Fumagalli Brigitte
Guidubaldi Danilo
Guidubaldi Dina
Guidubaldi Giuseppe
Guidubaldi Ortelio
Korosec Fortunato Viliem
Korosec Pietro Paolo
Liberati Franca
Mataloni Deliada
Matarazzi Ada
Matarazzi Angelo
Matarazzi Armando
Matarazzi Clara
Matarazzi Delia
Matarazzi Giuseppe (padre Luciano)
Matarazzi Luigi
Matarazzi Michele
Maurizi Lamberto
Maurizi Renata
Moriconi Fiorello
Moriconi Maria Grazia
Moriconi Vito
Panunzi Aldo
Pasquarelli Angelo
Pericoli Graziano
Presciutti Giovanni
Presciutti Sergio
Venturi Valentino detto Giulio
Zeni Franco
Bianchini Ezio
Brunetti Riccarda
Discepoli Francesca
Discepoli Gabriele
Fabbri Vincenzo
Farinacci Sandro
Fioriti Fabiola
Fioriti Serenella
Fumanti Giuseppe
Galeazzi Maria Chiara
Gaudenzi Agata
Girardini Daniele
Luzi Dino
Luzi Stefano
Matteucci Luigina
Paoletti Gianni
Ragni Olindo
Retini Luigina
Rossi Maurizio
Sancimino Federico

Documentazione fotografica:

archivio Daniele Amoni (foto pag. 195-196-197-198-199)
archivio Christian Severini (foto pag. 53-55-209)
archivio storico Senato della Repubblica (foto pag. 36/1)

Un ringraziamento particolare agli amici dell’ Associazione Storica Cimeetrincee

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