La Passione

LA PASSIONE di Brunello Troni

COMMENTO E SCENEGGIATURA ALLA PASSIONE

In sette “QUADRI” :

LAVANDA
ULTIMA CENA
PREGHIERA NELL’ORTO
CATTURA
PROCESSO
CROCEFISSIONE

Testi consultati:
La Sacra Bibbia: I Vangeli
Papini: Storia di Cristo
Daniel Rops: Il processo di Cristo

Dai quali è stato preso qualche “passo” ritenuto efficace per l’effetto scenico della “Vicenda”.

CRONACA

1968 Componenti del Comitato “Storica Precessione del Venerdì Santo” ( Prof. Siro Storelli, Sig.
1969 Gino Baldassini, Sig. Giuseppe Pascuccl) mi richiedono un “Commento” da leggerei durante la sfilata dei personaggi della storica Processione.
Viene eseguito e letto dal terrazzo dell’albergo “Traversar!” in Corso Italia.
Lettori : Ins. Brunello Troni e Dott. Carlo Biscontini.
Nota: II “Commento” è poco seguito dalla folla in continuo movimento.

1972 Rinnovatosi il “Comitato organizzatare”, nuovamente mi si interpella per un eventuale “Commento 1973 e sceneggiatura” di alcuni “Quadri”, da eseguirsi dopo la tradizionale Processione.
Quadri sceneggiati : Preghiera nell’orto = Cattura = Processo.
Le “Voci ” dei personaggi vengono registrate. Commentatore: Ins. Brunello Troni ; Gesù: Sig, Gino Bedini; Piiato : Sig. Giuseppe Germani)
Interpetrl principali: Gesù : Sig. Leonello Rondelli ; Barabba : Sig. Giuseppe Germani ; Piiato : Sig. Lucio Angeletti e tanti altri uomini, donne, ragazzi, componenti le “masse”.
Luogo per la sceneggiata: Orto sottostante la attuale Piscina.
Dopo una breve precessione snodantesi al lume delle torce, una Croce veniva, innalzata nella sovrastante collina.
Nota : Esperienza positiva: successo della sceneggiatura.

1974 Stessa registrazione e stessi personaggi per l’esecuzione ma subisce una variante l’ubicazione
1975 scenica:
Preghiera e Cattura : Orto sottostante Piscina
Processo : su un grande auto-rimorchio (convenientemente predisposto) dinnanzi la facciata della Rocca Flea antistante la Piazza S.Michele
Crocefissione : Croce innalzata sulla solita coliina.
Nota: Confusa la dislocazlone degli spettatori.

1976 Interdetto il luogo della rappresentazione scenica dal proprietario, si stabilisce di rappresentare i 1977 “Quadri” in Piazza Martiri sopra un palco costruito dinnanzi la facciata della Cattedrale.
Nota: Effetto scenico discreto data la ristrettezza del “palco”, la cui relativa altezza neanche consente agli spettatori nella piazza, una sufficiente visualità.

1978 La rappresentazione dei “Quadri” viene effettuata dinnanzi alla casa del Geom. Gianni Gubbiotti in 1979 Via Bersaglieri, risyìtrutturata a castello e sopraelevata nei confronti del luogo scelto per la “platea” 1980 (ex orto Mavarelli) molto esteso .
1981 Ai quadri esistenti si aggiunge: l’Ultima Cena e la Crocefissione realistica.
Si rinnova la registrazione con le stesse voci e con l’aggiunta del “Pianto della Madonna” di Jacopone da Todi, declamato dalla Sig. Donatella Gentilucci.
I personaggi che eseguono la sceneggiata sono gli stessi.
Nota: Suggestivi sono gli effetti scenici ottenuti; ottimo l’ascolto. Il consenso è generale.

1982 Per lavori di ristrutturazione nell’ex orto di Mavarelli, si ricerca un “nuovo” luogo idoneo alla 1983 rappresentazione dei “Quadri”.
1984 Luogo scelto: ancora la Rocca Flea ma sul fronte rivolto a Piazza Dante.
1985 Ai “Quadri” si aggiunge la “Lavanda” (all’inizio) e la “Deposizione” (alla fine).
Le “Voci” vengono ancora registrate: (Commentatore: Ins. Troni Brunello; Gesù: Dott. Carlo Biscontini; Pilato: Sig. Giuseppe Germani; Maria: Sig. Cecilia Sgaramella).
Lievi varianti subiscono anche i “personaggi” dei “Quadri”: )Gesù: Sig. Leonello Rondelli; Pilato: Sig. Lucio Angeletti; Barabba: Sig. Raffaele Fabbrizi; i personaggi delle “masse” subiscono sempre varianti).
Nota : Le posizioni studiate per la rappresentazione dei “Quadri” sono suggestivamente valorizzate dagli effetti scenici. Ottimo lo sfondo della Rocca. È indispensabile però “bonificare” il campo sottostante al “palco naturale”, per renderlo più capiente e più idoneo alla necessità degli spettatori.

Brunello Troni

PERSONAGGI DEI “QUADRI”

I Quadro: Gesù e i dodici Apostoli

II Quadro: Gesù e i dodici Apostoli

III Quadro: Gesù e l’Angelo

IV Quadro: Gesù, Giuda, Apostoli, soldati, Giudei

V Quadro: Gesù, Pilato, Barabba, due giovanetti, soldati, Giudei, Pie donne, Maria

VI Quadro: Gesù, due ladroni, soldati, Giudei, Pie donne, Maria

VII Quadro: Gesù, Giuseppe d’Arimatea, due ladroni, alcuni Giudei, Pie Donne, Maria.

(Il Commento inizia a luci spente)

Commentatore: Fratelli, l’ora è vicina : l’ora del compimento della grande missione del Cristo.
Ascoltiamo… udremo ancora la Sua voce sovrastare l’incanto armonioso della sera:

Cristo: (soltanto la voce) “io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”….. ” Chi vuoi essere mio Discepolo, prenda tutti i giorni la sua croce e mi segua. . .

Commentatore: Vogliamo calcare le Sue orme e seguirlo in spirito nella via del dolore e della redenzione. Prendiamola quella Croce ! Egli ci aiuterà a portarla!
……………
Commentatore: Il sole è già tramontato dietro le dolci colline della Galilea ed è sopraggiunta la sera, la sera tragica e dolorosa in cui la Pasqua sarebbe stata immolata nello struggente commiato dell’ultima cena.
( Le luci si sono accese gradatamente e Gesù e i suoi Apostoli appaiono riuniti attorno ad una tavola imbandita : è il cenacolo).
Gli Apostoli sono tutti con il loro Maestro riuniti intorno al Cenacolo che egli ha fatto apprestare. Ma in essi, non c’è tanta letizia…
Osserva mestamente, Gesù, il volto dei discepoli amati e si rattrista a scoprire il loro cuore sconvolto da un mal celato rancore. Ciascuno vorrebbe essergli accanto e disputa per proclamarsene degno…
Presto si sarebbe guastato il senso di quell’atteso convito d’addio! Ma Egli, questo non vuole e prima di lasciarli, darà loro un altro insegnamento d’amore.
“ Si alzò dalla tavola e preso un asciugatoio se lo cinse … Poi, versata l’acqua in un catino cominciò a
lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui era cinto.
Venne dunque a Simon Pietro e Pietro gli disse:
Pietro: Signore, Tu lavarmi i piedi?
Commentatore: Gli rispose Gesù:
Gesù: Quel che fo’ tu ora non lo comprendi, ma lo saprai in avvenire.
Pietro: Tu non mi laverai ì piedi in eterno.
Gesù: Se non ti laverò non avrai parte con me …
Pietro: Allora, Signore, non soltanto i piedi, ma anche Ie mani ed il capo.
Commentatore: E Gesù replicò:
Gesù: Chi è lavato non ha bisogno che di lavarsi i piedi, per essere tutto puro. E voi siete puri, ma non tutti.
(Prosegue la lavanda mentre adagio, per poco, si spegne la luce. Al suo riaccendersi , Gesù è di nuovo al centro della tavola)
Commentatore: Dopo aver dunque lavato loro i piedi, rimessosi a mensa, disse :
Gesù: Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque vi ho lavati i piedi io, Maestro e Signore dovete anche voi lavarvi i piedi l’un l’altro. In verità, in verità vi dico; non c’è servo maggiore del suo padrone né apostolo da più di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose sarete beati se le metterete in pratica… Chi accoglie Colui che avrò mandato accoglie me, e , chi accoglie me, riceve Colui che mi ha mandato.
Commentatore: Dette queste cose, Gesù si turbò nello spirito.
Ora gli Apostoli non parlano più… una angoscia profonda li assale. Si avvedono di quello sguardo dolce e malinconico che aleggia sullo strano convito e ciascuno si protende ancora ad ascoltare quella voce che sa penetrare nel profondo del cuore.
Non sanno che l’ultima ora è vicina!
Gesù: In verità vi dico che uno di voi mi tradirà
Commentatore: Allora essi si cominciarono a rattristare e a dirgli ad uno ad uno:
Apostoli: (A soggetto) “Son forse io Maestro?… Son io? Sono io Maestro?
Commentatore: Ed Egli rispose loro:
Gesù: “uno dei dodici che intinge meco la mano nei piatto”
(Giuda, che teneva la mano protesa verso il piatto, la ritrae… Mentre Gesù prosegue a parlare, Giuda preso dallo sconforto, si allontana)
“II Figlio dell’uomo se ne va come di Lui sta scritto; ma guai a quell’uomo per cui esso è tradito. Era meglio per lui che non fosse mai nato… (Giuda esce dal Cenacolo) Ho desiderato ardentemente mangiare con voi questa Pasqua prima del mio patire, perché vi assicuro che non mangerò più finché non si compia il regno di Dio”
Commentatore: E preso il pane rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
Gesù: “Prendete e mangiate. Questo è il mio corpo il quale è stato dato per voi; fate questo in memoria di me”
Commentatore: E preso il calice rese grazie e lo diede loro dicendo:
Gesù: “Bevetene tutti che questo è il mio sangue del nuovo testamento, il quale per molti sarà sparso in remissione dei peccati. Vi assicuro che non berrò più di questo frutto della vite fino a quel giorno in cui berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio”…
( Mentre i Discepoli si passano il calice per bere, adagio si spegne la luce)
…………………………………..
(Dopo un breve commento musicale, gradatamente si riaccende la luce ad illuminare un nuovo scenario : il Monte degli ulivi)
Commentatore: È sopraggiunta la notte…
La casa sulla collina dove l’ultima cena è avvenuta, da poco è stata lasciata…
Ora scende Gesù, per recarsi secondo il solito al Monte degli Ulivi. (Gesù e i suoi discepoli entrano adagio in scena e si dispongono convenientemente)
Non è solo. Con Lui sono anche i Suoi Discepoli che lo seguono taciti e pensierosi ascoltando la Sua parola calma, soave, tranquilla come una carezza:
Gesù: Pregate per non cadere in tentazione…
Commentatore: E si allontana da loro…
(Cristo si allontana lentamente dal gruppo e si dirige verso un olivo accanto al quale si pone in ginocchio: prega. I Discepoli osservano un poco il Maestro, indi si allontanano anch’essi per disporsi a riposare in terra avvolgendosi nei rispettivi mantelli)
È notte: la luna brilla in un cielo di madreperla e brividi di freddo scuotono come in un disperato sussulto gli uomini che dormono sulla terra nuda, avvolti nei loro mantelli.
Dormono Pietro, Giacomo e Giovanni nella piccola altura degli ulivi… Dormono! Ma il loro Maestro veglia. Anch’Egli è lì, nella tragica notte piena di affanno e di tristezza, in una dolorosa attesa.
Egli, il Cristo, sa e attende… E’ pur fredda la notte! Ma un sudare di sangue irrora il Suo volto soave già sfatto e gli occhi contemplano il cielo lontano lontano …
Poi, sopra il silenzio infinito, ancora s’innalza la Sua voce in una struggente preghiera:
Gesù: “Padre, l’ora sta per scendere sopra di me. L’ora delle tenebre. Ma per questo io sono venuto al mondo. Se Ti è possibile allontana da me questo calice… Però, se non può essere da Te allontanato senza che io lo beva, allora, Padre, sia fatta la Tua volontà!.. Lo, spirito è pronto ma la carne è debole”…
Commentatore: Allora gli apparve un Angelo dal cielo a confortarlo.
(Avvolto da una luce eterea, un Angelo si avvicina a Cristo per porgergli un calice. Egli dolcemente lo prende e con lentezza lo innalza in una sublime offerta. Quindi lo restituisce all’Angelo che svanisce in lontananza.
Una musica dolcissima e meravigliosa si diffonde nell’aria nel corso di tutta la scena)
……………………..
Commentatore: Ma già nella notte, guizzano fra gli ulivi bagliori di torce lontane…
(In lontananza si scorgono “bagliori di torce. )
Ora Gesù è solo, in una solitudine assoluta che assomiglia alla desolazione dell’infinito. I bagliori delle torce son più vicini e agli occhi del Figlio di Dio, appaiono chiari, come spettri danzanti nel buio i volti degli aguzzini…
(Gesù si alza e attende) Sono lì, vicinissimi a Lui, armati di spade e bastoni e avanti a tutti, proteso verso il Maestro, il volto livido dell’lscariota.
Ecco… Cristo lo attende quel bacio…
(Giuda si avvicina a baciarlo)
E Giuda, con un tremito inconsueto nel cuore si appresta con le aride labbra al bacio del tradimento.
Gesù: Amico, perché sei venuto?… Con un bacio Tu tradisci il Figliolo dell’Uomo ”
(Giuda fugge dopo averlo baciato)
Commentatore: Poi volge il Suo sguardo stanco ai Principi dei Sacerdoti, ai capitani del tempio e agli anziani che sono venuti contro di lui:
Gesù: “Siete venuti con spade e bastoni come contro un ladrone. Quando ogni giorno stavo con voi nel tempio, non mi metteste le mani addosso; ma questa è l’ora vostra e del regno delle tenebre ”
Commentatore: E mentre i discepoli si nascondono sbigottiti, Tu o Gesù, fra gli aguzzini del tempio lascerai il Monte degli Ulivi per rientrare da prigioniero nella città ancora addormentata sotto quel cielo azzurro e pieno di stelle. (Gesù viene afferrato, legato e trascinato via.)
E presolo, lo menarono alla casa del Sommo Sacerdote…
E Pietro, Lo seguiva alla lontana
Il mercato di Giuda è stato consumato!
(Mentre la folla si allontana col prigioniero, la luce gradatamente si spegna)
…………………………
Commentatore: (A luce spenta) Così, il Figlio dell’Uomo, viene portato dinnanzi al tribunale. Lo accusano i mentitori, lo giudica un uomo senza carattere ma di tanta furbizia, un uomo nel cui intimo già cova il desiderio di volerlo condannare perché Egli, il Cristo, da tre anni ha sollevato l’entusiasmo delle folle, si è proclamato Messia, ha denunciato l’ipocrisia dei “sepolcri imbiancati”.
Caifa lo giudica, ma non può condannarlo! Alle risposte del Cristo, egli, il sacerdote aguzzino, strappandoci con un gesto spettacolare la veste, chiama a testimonianza di quella che lui definisce bestemmia, la folla già scatenata e che chiede la morte.
Un cenno… Sarai portato o Gesù, dinnanzi ci Procuratore romano.
(La luce si riaccende sullo scenario sfarzoso del Pretorio. Soldati Romani sono assestati un po’ ovunque. Da un lato sorge un grande braciere acceso, dall’altro la colonna dove sarà flagellato Gesù, al centro un ricco seggio. Entra Pilato preceduto e seguito da alcuni soldati. Lì a poco sarà portato Gesù al suo cospetto)
Commentatore: Spunta l’alba, la splendida alba che rischiara tutte le primavere dell’Asia. Sono le cinque e ventidue.
Cristo è dinnanzi a Pilato. Vi è stato portato dalla turba ubriaca ed eccitata, da quella turba che non sa, che non conosce, ma che solo è istigata a gridare che quell’uomo deve essere crocefisso.
Pilato lo giarda, forse resta sgomento. Quell’uomo ha qualcosa nello sguardo che avvince e che conquista. Entra in lui un tenue desiderio di proclamarlo innocente… Ma l’iniquo processo continua. Si avvicina al prigioniero e quasi esitante, gli chiede:
Pilato: E’ vero che Tu sei il Re dei Giudei?
Gesù: Parli di tua iniziative, o in seguito a quello che ti hanno detto di me?
Pilato: La mia nazione e i miei sacerdoti ti conducono al mio tribunale. Che hai fatto?
Gesù: II mio regno non è di questo mondo.
Pilato: Tu, dunque sei re?
Gesù: Sì, lo sono! Ma vengo per far regnare la verità?
Pilato: Che è dunque la verità?
Commentatore: E non attende risposta. Sa che quell’accusato è innocente; esce sulla soglia del Pretorio e grida alla folla:
Pilato: Io non trovo alcuna colpa in quest’uomo.
Commentatore: Ma la folla e inferocita e vuole la Tua morte o Gesù.
Folla: È reo di morte! Sia crocefisso!
Commentatore: Pilato è titubante, vuol trarsi d’impaccio e pensa che l’amico Erode sarà felice di applicarla lui la giustizia… Ancora un segno, un comando…
(Pilato,con un gesto, ordina di portare fuori Gesù. Due soldati eseguono e lo spingono verso l’uscita)
Commentatore: Ed ecco Gesù nuovamente trascinato verso i viottoli della città che si sta destando alle prime luci dell’alba. Erode sa di quell’uomo che ha operato prodigi memorabili e prodigi vorrebbe vedere. Ma Gesù non l’accontenta . Non compie miracoli. Anzi, resta taciturno ad osservare il nuovo suo giudice: quello che aveva condannato il Battista.
Le domande si succedano alle domande, ma cadono tutte nel vuoto. Si odono solo le urla del popolo scatenato che chiede la morte.
Le accuse incalzanti e il silenzio sereno del Cristo eccitano maggiormente il livore mal celato di Erode che non sdegna partecipare alla gazzarra inscenata dagli scalmanati soldati. Alfine, saziato anche del proprio schernire, lo rimanda a Pilato rivestito di un bianco mantello.
E per la quarta volta, Gesù è trasferito.
Eccolo ancora sospinto nelle strade, nelle scale, nelle piazze, tra il colonnato del tempio, tra il popolo sempre più eccitato ed urlante che chiede la morte…
Pilato, stupito dinnanzi a quell’esplosione di un incomprensibile odio, ha ricevuto frattanto un messaggio.
Gliel’ha inviato sua moglie:
(Un soldato porta un messaggio a Pilato che attentamente legge)
Voce di donna: Prenditi cura del saggio che è davanti a te. Ho molto sofferto per causa di un sogno di luì.
Commentatore: Un sogno? Ora, oppresso anche dalla sua superstizione, decisamente desidera salvare Gesù.
Additandolo allora ai capi dei sacerdoti e a tutti coloro che anelanti si sono riversati al suo cospetto per udire finalmente la sentenza, esclama con la consapevolezza della sue autorità:
Pilato: Voi mi avete presentato quest’uomo come se sovvertisse il popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato non ho trovato in lui alcuna delle colpe che gli imputate…
E neppure Erode, perché ce l’ha rimandato. Egli dunque non ha fatto nulla che meriti la morte.
Commentatore: Ma la risposta, non era quella attesa dalla massa eccitata e tumultuosa della piazza e un urlo furente e minaccioso echeggiò nel pretorio:
Folla: Morte a costui! Morte a costui!
Commentatore: Pilato non vuole darsi per vinto ed alza ancora la voce per domandare:
Pilato: Che farò dunque di Gesù che chiamano il Cristo?
Folla: Sia Crocefisso! Sia crocefisso!
Pilato: Ma insomma, che vi ha fatto di male?
Folla: Sia Crocefisso! Sia crocefisso!
E Tu li guardasti pallido e sereno nella “bianchezza del mantello beffardo.
Guardasti dolcemente la moltitudine perche sapevi che lì a non molto saresti morto anche per la sua salvezza…
Pilato però non desiste: dal suo animo inquieto, dalla sua mente turbata sorge ancora un barlume di speranza per la salvezza del Cristo. Pensa che a quel popolo assetato dì sangue basti consegnare il corpo di un omicida in cambio di quello di un innocente.
(Fa un cenno ed alcuni soldati vanno a prendere Barabba)
Vi è usanza che in occasione della Pasqua , un condannato venga graziato dal Procuratore. In attesa di morte langue nelle tetre prigioni uno spregiudicato assassino di nome Barabba. Illuso che la morte di un assassino verrà preferita a quella di un innocente, sorpassa ancora con la sua voce quella degli urlanti aguzzini :
Io vi dico che non trovo in lui alcuna colpa. Ma voi avete l’usanza che vi rilasci libero uno per la Pasqua. Chi volete che vi liberi? Barabba o Gesù che chiamano il Cristo?
(Urlando scompostamente) Barabba! Barabba!
Che volete far dunque di Gesù detto il Cristo?
Crocifiggilo! Sia crocefisso!
Ma non ha fatto nulla di male.
Crocifiggilo! Crocifiggilo!
Spazientito, incredulo, irritato ma desideroso di farla finita al più presto, la voce del giudice fallito torna a gridare alla folla:
Prendetelo e crocifiggetelo voi perché io non trovo in Lui alcuna colpa!
(Barabba che era stato portato dinnanzi a Pilato dai soldati, viene spinto tra la folla che lo accoglie festosa)
Commentatore: La tragica figura di Cristo, sovrasta la scomposta canea della piazza.
Poi, cosa inaudita, Pilato che aveva dichiarato Cristo innocente e che lo aveva già condannato da ordine ai soldati romani di fustigarlo.
(Ad un suo cenno, Cristo, denudato, viene posto alla colonna e flagellato)
Ed eccoti o Cristo alla colonna!
Tra poco il tuo corpo sarà irrorato di sangue e sarà il primo versato per la redenzione dell’uomo. I colpi stabiliti vengono rabbiosamente inferti sulla Tua schiena divenuta livida, gonfia, sanguinolente.
Ma questo non basta: al primo martirio delle lividure si aggiunge anche il dileggio!
Un soldato si toglie il mantello scarlatto e lo butta addosso alle tue sfalle arrossate dal sangue, un altro, visto un fascio di spini secchi, li intreccia a guisa di corona per conficcarteli in capo, un terzo prende una canna e te la spinge a forza fra le dita della mano destra…
Poi… poi inizia la baldoria truce e sguaiata dinnanzi aTe che sei il figlio di Dio: chi Ti sputa, chi Ti schiaffeggia, chi Ti percuote, chi sghignazzando Ti chiana Re dei Giudei…
(La scena è eseguita tragicamente, secondo il commento)
Ecco, finalmente Pilato ritorna… Uno sguardo… e forse il suo cuore sussulta alla vista di quelle carni macerate e sconvolte… Possibile che quel popolo urlante e forsennato non abbia anch’egli un pur lieve sentimento di angoscia, non salga dalla profondità del suo essere almeno un flebile indizio dì umana pietà? Prende per la mano il Cristo, lo conduce sulla terrazza lastricata del pretorio, gli fa voltare le spalle perché tutti possano vedere i lividi ancora sanguinanti delle sferzate…
Pilato: Ecco l’Uomo!
Commentatore: E mostra, il Cristo alle belve che di uomini han solo la voce e l’aspetto…
Ma la folla aizzata che vuole la sua morte, grida ancora furente:
Folla: Sia crocefisso! Sia crocifisso!
Commentatore: Ma il Procuratore non vuole che quel popolo urlante lo consideri un vinto. Chi è dunque quest’uomo che tutta la folla vuol crocifiggere e che egli vorrebbe ancora salvare? Il suo sguardo, la sua ansiosa, parola sono di nuovo rivolti a Gesù:
Pilato: Dimmi dunque, donde sei?
Commentatore: Tace ancora Gesù.
Pilato: Non parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocefiggerti?
Commentatore: Allora Cristo alza il capo affannato:
Gesù: Non avresti alcun potere sopra di me se non ti fosse dato dall’alto.
Commentatore: Pilato, turbato sempre di più, persiste alla vana ricerca di un nuovo pretesto per allentare la trama insidiosa che inesorabilmente sì stringe e leva ancora la voce divenuta più incerta:
Pilato: Ecco il vostro Re!
Commentatore: Ebbra è la folla! E consapevole che ormai il sacrificio sarà consumato, lancerà l’ultime urla arrochite, per reclamare, inflessibile, l’olocausto del Cristo.
Folla: Se liberi costui, non sei amico dì Cesare!
Pilato: Dunque, devo crocifiggere il vostro Re?
Folla: Noi non abbiamo altro re che Cesare! Crocifiggi costui! Crocifiggilo! Crocifiggilo!
Commentatore: Pilato è vinto! Teme di suscitare un tumulto liberando quell’uomo che pur è privo di colpa e non sa più replicare. Un popolo vuole il sangue e la morte di Cristo ? Ebbene, abbia il sangue e la morte…. In quanto a lui, si proclamerà innocente di quella vita che farà spegnere nell’obbrobrio del Golgota.
Commentatore: Fa un cenno: dell’acqua gli viene portata su un bacile )Due giovinetti si apprestano a porgere bacile, acqua ed asciugatoio) e dinnanzi alla folla che ormai sa di aver vinto la sua battaglia si lava le mani esclamando:
Pilato: Io sono innocente del sangue di questo giusto. Pensateci voi!
Commentatore: La paura nella folla è stata più forte di quella di commettere una iniquità!
Ancora un cenno e i soldati cedono il condannato alla mercé della masnada che famelica attende….
Il processo di Cristo è terminato!
………………………
Commentatore: Carico della Croce trascinerà ancora una volta le stanche membra attraverso le vie della città. Ma non sarà più solo però. Carichi di uno stesso fardello, saranno con Lui due ladroni.
Ora, le belve non urlano più!
Sotto i loro sguardi inebetiti e soddisfatti passerà curvo e vinto il Figlio dell’Uomo! Un codazzo di gente curiosa e senza pietà seguirà quello strano corteo di morituri… e dietro a tutti alcune donne, ravvolto il capo nei veli tenteranno nascondere un pianto accorato e senza speranza.
Fra esse sarà sua madre, Maria…
(La luce che illumina il Pretorio gradatamente si spegne e la scena sarà illuminata dai bagliori delle torce accese dagli uomini che compongono il triste corteo che accompagnerà Gesù al Calvario)
………………………….
Commentatore: Finalmente il macabro corteo è terminato. Fra poco, sulla sommità del Calvario, tre croci “alte, scure, colle traverse aperte come giganti pronti all’abbraccio, campeggeranno nel gran cielo amoroso di primavera” Son giunti coi condannati anche gli Scribi, i Farisei, i Sadducei; son giunti con la moltitudine più disparata ed informe per godere sull’ultimo spasimo dei tre agonizzanti, per incitare con atroci sarcasmi, i legionari di Roma al più celere adempimento dell’opra nefanda.
Ecco sollevarsi in cenno imperioso la scarna mano del Centurione.
Gesù è denudato, disteso sopra il legno infamante, inchiodato mani e piedi.
Per l’aria un tragico silenzio d’attesa.
Forse i più sperano sentire gli urli del crocefisso ma Gesù tace . Tace ancora al cospetto dei suoi crocifissori e dì quelli che, nell’orrore di una straziante disperazione, vorrebbero appagata l’attesa.
La Croce è presto innalzata…
(Sul Golgota, lugubri sullo sfondo del ciclo, si stagliano le Croci)
Ora Egli è là, nell’orrida maestà della Croce, in quell’aria ancora echeggiante degli atroci motteggi dei suoi schernitori che si accaniscono a lanciargli gli ultimi insulti:
Folla: “Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo riedifichi, salva te stesso.
” Sa davvero sei il Figlio di Dio scendi giù dalla Croce!
“ Ha proclamato di essere venuto per dare la vita ma non riesce ora a scampare se dalla morte.”
(Le risate alternano gli insulti)
Commentatore: “Tace il Divino inchiodato. Lo strazio della febbre non è poi così atroce come le parole dei fratelli, che lo crocifiggono una seconda volta sulla croce della loro spaventosa ignoranza. Avrà solo un’ultima parola, di consolazione e di conforto verso lo sconosciuto ladrone che in un impeto dì fede, memore delle sue nefandezze, ha invocato remissivo il perdono:
Ladrone: Gesù, ricordati di me quando sarai nel Tuo regno.
Gesù: lo ti dico in verità che oggi sarai con me in paradiso!
Commentatore: “Ma i patimenti del Crocefisso erano ad ogni minuto più grandi… Il suo respiro si faceva sempre più rantolante, il petto si dilatava con affannoso convulso, la testa gli martellava dalle trafitte, il sangue delle quattro ferite s’era aggrumato intorno alle capocchie di ferro, ma ad ogni scosse sgorgavano fili che scendevano lungo la croce, una febbre sitibonda bruciava tutta la Sua persona.
All’improvviso, dall’alto, si udì la voce di Cristo:
Gesù: Ho sete!… Ho sete!
Commentatore: Ma la spugna imbevuta d’acqua ed’aceto appena appena toccherà le Sue labbra aperte un’ultima volta per l’ultimo grido:
Gesù: Padre, nelle Tue mani rimetto lo spirito mio!
Commentatore: E reclinato il capo, spirò!
A quel grido si squarciò in due il velo del tempio, da cima a fondo, e la terra tremò, le rocce si schiantarono e i sepolcri si aprirono.
Cristo è morto!
(Tutta l’agonia sulla croce è commentata da musica agitata e adeguata. Rimbombano tuoni e bagliori squarciano l’aria)
………………………
(Maria e le Pie donne giungono piangenti ai piedi della Croce. Una musica triste si diffonde per l’aria)
Commentatore: E tu, Maria, col cuore traboccante d’angoscia, accorata assistesti al tragico scempio del tuo divino Fìgliolo… né gli occhi tuoi avevan più lacrime per aver pianto tanto…
Solo la tua voce, ora divenuta sommessa, lasciava appena appena sentire il Tuo più struggente richiamo: Maria: (Sorretta dalle Pie donne)
“0 Figlio, Figlio, Figlio,
Figlio, amoroso giglio,
Figlio, chi da consiglio
al cor mio angustiato?
Figlio, occhi jocundi,
Figlio, co’ non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
dal petto o’ se’ lattato?

Figlio, I’alma t’è uscita,
Figlio de la smarrita…

Figlio bianco e vermiglio

Figlio, pur m’hai lassato…

(Jacopone da Todi)

Ma Tu, dall’alto della Croce, più non udivi il Suo richiamo,
Gesù.
(Maria viene allontanata dalle Pie donne)
……………………
(Nuovamente si spegne la luce a sottolineare il cambiamento di “quadro”. I riflettori illuminano discretamente la Croce)
Poi venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe. Aveva chiesto a Pilato il permesso di seppellire Gesù in un nuovo sepolcro e l’abbietto Procuratore gliel’aveva concesso.
Nel crepuscolo, giunse Giuseppe ai piedi della Croce…
(Gli uomini che compongono il “quadro” agiscono secondo il commento)
Sotto il cielo limpido di Galilea, solo una leggera brezza scuoteva gli empi mantelli degli uomini pietosamente occupati alla deposizione del Cristo….
E tolto che l’ebbero dalla Croce, l’avvolsero in un candido lenzuolo di lino e insieme andarono a deporlo al sepolcro…

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