Matteo da Gualdo

Prospetto cronologico della vita e delle opere di Matteo da Gualdo PittoreProspetto cronologico della vita e delle opere di Matteo da Gualdo Pittore

II vate sacro degli artisti italiani fu Giorgio Vasari, ed egli mancò a molti che nell’Umbria coltivarono con onore la pittura, tra’ quali a Matteo da Gualdo. E bastò il silenzio di che egli l’oppresse, perche passassero secoli senza che il suo nome o risonasse o sì scrivesse. Il Baldinucci, il Borghini, il Lanzi, il De Boni mostrarono non sapere che avesse esistito: la stessa umiltà del luogo nativo forse ha contribuito a prolungargli l’ immeritato sconoscimento. La lode di averlo fatto rivivere spetta prima al Rosini (1) poi al Bonfatti (2) poi al Cavalcasene (3). Il primo tolta ad esame una tavoletta della Galleria di Perugia,

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(1) Storia della Pittura, Tomo terzo, Parte seconda, pagina 160.
(2) Memorie storiche i Ottaviano Nelli ( Gubbio Tipografia Magni, 1843 ) p. 13
(3) A New History of Painting in italy by I. A. Crowe et G. B. Cavalcaselle, Vol. III, p. 119

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che gli aggiudica senza ragione (1), come senza ragione gli da per fratello un pittore di nessuna fama, trova delle somiglianze tra gli angeli di lui, e quelli di Ansano di Pietro senese. Il secondo riconosce nelle sue tavole la scuola di Tomassuccio Nelli; il terzo considerato il concetto e l’esecuzione, ne fa un compagno di Giovanni Boccaccio da Camerino, ma non tale che dimentichi di essere umbro, e non si volga a guardare la vicina Foligno. A parer mio l’ultimo ha colpito nel segno; e se è desiderabile che nelle traduzioni della New History of Painting in Italy l’ articolo su Matteo da Gualdo apparisca in alcuni punti variato, gli emendamenti non possono cadere che sul novero delle opere, e sull’appellazione di debole artista, che lo storico gli affibbiò appunto perché non ebbe contezza dei lavori pili fini usciti dì sua mano. Ma officio mio si è di offerire agli amatori delle glorie artistiche italiane un quadro della vita e delle opere dell’umbro quattrocentista, la qual cosa mi accingo a compiere con la soddisfazione di un paleontologo che raccolte varie ossa, riesca a ricomporre lo scheletro di un bel vivente, noto appena di nome.

1460 (circa). Dipinge un trittico ai monaci di S. Pietro di Assisi, con le figure della

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(1) Oggi fa parte della Pinacoteca Vannucci, e comunemente si crede opera del camerinese Giovanni Boccaccio. Il Rosìni la diede incisa nella Tav. XLVI.

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Vergine Madre, di S. Pietro apostolo, e di S. Vittorino vescovo. Nel fianco sinistro del trono è scritto : Opus Mactei de Gualdo sub \ millesimo, cccc … . V a die aprilis, e da piedi al compartimento di mezzo: Hoc opus fieri fecit Reverendus pater dominus Bartolomeus Abbas monasterii Sancti Petri de assisio ad laudem dei Amen.,

All’opera che è vaga e condotta con assai di ligenza, accresce pregio il trovarvisi per entro tutti i distintivi del pittore, che sono le ghirlandelle di mirto alle teste degli angeli, il rosarino da cui pende un rametto di corallo al collo del divino Infante, la polizetta che si finge attaccata con cera rossa, recante le note storielle del dipinto.

Sebbene qui tenga il primo luogo, tuttavia, avuta ragione alla sua perfezione, nessuno vorrà credere che questo sia il lavoro, col quale il nostro Matteo esordiva. Pur egli avrà dato fuori i suoi juvenilia, sinonimo per lo più di ardimenti non felici, di esecuzione trascurata, in una parola, d’imparaticcio; e tale ad alcuni ha sembrato la tavola esistente nella chiesa parrocchiale del Palazzo (villaggio lungo la via che da Assisi mena a Petrignano), sulla quale veggonsi effigiati in mezzo Nostra Donna col Bambino, a destra S. Francesco, a sinistra S. Sebastiano.

1465, 10 decembre. — II notato giorno entra in questo Prospetto, ritenuto che non abbian dato in fallo tutti coloro (e non sono pochi, né di corto vedere) che hanno

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attribuito al nostro Matteo la tavola della chiesa di S. Pellegrino ne’ dintorni di Gualdo. Ha la forma di pentastico, e contiene nel compartimento centrale l’imagine di Maria con l’infante Gesù, adorata da quattro angioli; in quelli a destra S. Filippo apostolo e S. Michele arcangiolo, in quelli a sinistra S. Giacomo e S. Pellegrino. Delle figurine che adornavano le cimase, le due agli estremi sono perite; le altre rappresentano Dio Padre, S. Bartolomeo, ed un santo papa. Da piedi vi è scritto: TEMPORE . DOMINI. AGNELI . FRANCISCI . DE . GVALDO . M° . CCCC° . LXV . DIE . X. DECEMBRIS. Forse il nome del pittore era nella predella, andata a male, dicono, da gran tempo.

1468, 1 giugno. – È la data dell’affresco condotto da Matteo nella parete principale della chiesuola dello spedale dei pellegrini in Assisi, intitolata ai santi Giacomo apostolo, e Antonio abate. Vi sono rappresentati, negli sguanci della finestrella, quattro angioletti; negli spazi laterali, da un canto, l’Angelo annunziatore, dall’altro la Vergine annunziata; sopra la cornice, sei puttini alati che spargono fiori; nel compartimento mediano Nostra Donna a sedere col Bambinello diritto, fra dieci angeli parte in adorazione, parte in atto di far musica; in quello a destra S. Giacomo, in quello a sinistra S. Antonio; nello stremo della parete, da ciascuna banda, un angiolo in piede tenente in mano un candeliere con candela accesa. Ed è sopra la testa di quello a diritta che l’artefice ha pinto uno de’ consueti cartellini, e vi ha scritto:

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hoc opus factum fuit sub anno domini millesimo quatrogentesimo. sessagesimo, octavo. die primo junij Macteus de gualdo pinsit.

Non so se nello stesso anno, ma certo dalla stessa mano fu pure pitturato l’esterno di detta chiesolina. Ne fanno fede più che altro gli angioletti pinti a coppie negli interstizi delle mensole che sorreggono la grondaia. Ce ne ha di maggiore persona, quattro su nubi ai lati di Cristo maestosamente seduto in mezzo del prospetto, e due pres­so la porta ai fianchi di S. Giacomo e di S. Antonio, che sono due figure in piedi e più grandi del naturale. Sento invidia per chi potè vederlo quando la composizione era intera, i contorni certi, le tinte fresche ed armoniosa.

1468, 11 giugno. — Appena ultimato il descritto lavoro, Matteo del quondam Pietro di Giovanni di ser Bernardo se ne tornò a Gualdo, dove avendo ricevuto da Andrea di Giovanni di Elemosina del castello di Crocicchio fiorini 25 a titolo di dote della figlia Margherita, con la quale si era già ammogliato, gliene fa finale quietanza (1)

1468, 30 giugno. – Compera un terreno per fiorini 10 e bolognini 34 nelle

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(1) Archivio notarile di Gualdo – Rogiti di Gaspare di Ranieri, bast. dal 1456 al 85, e. 228 t.

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pertinenze della parrocchia di S. Benedetto (1).

1470, 8 ottobre. — Lo eleggono arbitro insieme a Domenico di Iacopo, ed a Cristoforo di Biagio (2).

1470 (circa). – È questo il tempo nel quale maestro Matteo ha soggiornato più a lungo nel paese nativo, e nel quale sembra siasi con più ardore dato al dipingere; quindi non ne ho trovato altro più opportuno per ricordare due opere da luì condotte nelle vicinanze di Gualdo, e che giunsero all’età nostra prive di data. L’una è il trittico di Nasciano, e l’altra gli affreschi di S. Antonio. la quello ritrasse Maria col Bambinello in grembo, e quattro angioletti che le fanno corona; a destra S. Sebastiano, a sinistra S. Rocco, nella cimasa dì mezzo l’offerta di Cristo al tempio, e nelle laterali. l’Angelo che porta, e la Tergine che riceve il grande annunzio; in questi, i fatti di S. Antonio; ma i presenti (colpa di chi lasciò cadere il tetto della chiesa, né poi ebbe pensiero di ripararlo) ne videro appena qualche traccia, e non ha guari mancava eziandio un vecchio pittore che te stimoniava, come il santo protagonista effigiato sopra l’altare somigliasse moltissimo quello dallo stesso Matteo dipinto in Assisi. La tavola di Nasciano reca

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(1) Archivio detto. – Rog. e bast. cit. c. 234.
(2) Archivio detto. – Rogiti di Andrea di Bernardino, b ast, dal 1473 al 77, c. 35 t.

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sotto il trono di Maria uno de’ consueti cartellini, su cui il tempo non ha risparmiato che le parole: hoc opvs factum fvit.. ..

1471, 7 aprile. – Autentica del proprio nome la tavola dipinta per la chiesa di S. Niccolo di Gualdo, dalle case dell’ ex convento di detto nome passata dianzi nella pinacoteca del comune. È pur questa foggiata a trittico, ed il maestro ebbe ordine di figurarvi nel mezzo la Vergine Madre con due angioletti ai piedi sostenenti ciascuno un candeliere con candela accesa; nel lato destro S. Giovanni battezzatore, e nel sinistro S. Giovanni evangelista. Sotto quello si legge: Mactheus de gualdo pinsit, e sotto questo: MCCCCLXXl VII aprilis. Nella predella, oggi staccata dalla tavola, sono storiati l’ultima cena, il battesimo di Cristo, ed un miracolo operato alla presenza di parecchi frati. Nelle partì sottostanti ai pilastrini erano condotte quattro figurine, ma fino a noi non pervennero che le due interne, delle quali una rappresenta S. Francesco, e l’altra 8. Bonaventura (1).

1471, 27 aprile. – Firma un altro trittico da lui pinto per le suore di S. Margherita con le immagini, in mezzo, della Vergine Madre festeggiata e adorata dai soliti

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(1) Non badò alla qualità delle persone presentì ai miracolo, e mostrò ignorare le vite de’santi francescani, chi scrisse che nella terza storia è ritratta la resurrezione dì Lazzaro, e in uno de’ zocchi la figura di S. Pasquale.

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angioletti; a destra, di S. Francesco e di S. Bernardino, a sinistra, di S. Margherita e di S. Caterina. Le figure laterali sono sormontate da due piccoli tondi che racchiudono i busti dei santi Lodovico e Bonaventura. La scritta segnata sotto la Madonna dice così:

M°CCCC°LXXI MACTEVS DE GVALDO PISXIT DIE XXVII APRILIS.

1471,19 ottobre. – L’esercizio dell’arte lo ricondusse in Assisi. I priori di questa città ne ebbero bisogno per dipingere certe armi ai palazzi di loro residenza, e dell’ altro che gli s’innalzava a fianco; alla porta nuova, ed a quella dei figliuoli di Crescio; e fu sotto il giorno notato che gli rilasciarono due bollette, una di fiorini 12 prò mercede sui laboris picture quindecim armorum, e l’altra di un fiorino e mezzo prò pictura armorum sculpto rum in lapide affixorum in pariete palatii novi (1).

1471. 30 decembre. – Compera un terreno nelle pertinenze di Pastina per 16 fiorini (2).

1472. 30 aprile. – Il tesoriere della comunità di Assisi gli paga fiorini 11 e soldi 25 in forza dell’ allegata bolletta (3).

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(1) Archivio comunale di Assisi. – Lib. int. et exit. camerarii ann. 1471 et 72, c. 93.
(2) Archivio notarile di Gualdo. – Rogiti dì Gaspare di Ranieri, bast. dal 1456 al 85, c. 350 t.
(3) Archivio comunale dì Assisi, – Lib. intr. et exit. camerarii, loc. cit.

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1472. 17 giugno. – Si compone con Paolo di Pietro Tei, altrimenti il Tempesta, circa le differenze nate tra loro per un orto (1).

1473. 10 agosto. — Fa una quietanza (2).

1475, 10 novembre. – In S. Paolo di Assisi, già chiesa de’ Benedettini, è un affresco rappresentante la Vergine a sedere col Bambinello in piedi sulle ginocchia che amorosamente la riguarda, tra S. Lucia e S. Ansano, alla cui sinistra vedesi il committente inginocchiato, con berretto in mano. Le figure appaiono chiuse da una nicchia murata a, mattoni, in cima della quale il pittore ha posto un mazzo di fiori e due angioletti che suonano, e nel fianco sinistro uno de’ suoi cartellini con le parole: hoc opvs factvm fvit 1475. 10 novembris. La maniera del Gualdese vi è così manifesta da scusare il difetto del nome, e d’ogni altra testimonianza scritta di autenticità.

1475 – 80 — La tavola a tre punte che si ammira nella chiesa parrocchiale di Coldellanoce , diocesi di Fabriano, sottoscritta: mactevs de gualdo pinxit, rappresentante la Madre di Cristo tra i santi Lorenzo e Sebastiano, e nei triangoli Dio

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(1) Archivio notarile di Gualdo. – Rogiti di Pietro dì Massello, bast. del 4472 e di altri anni, c. 42 t.
(2) Archivio detto. – Rogiti di Pierantonio di ser Giovanni Duranti, prot. dal 1472 al 82, c. 49.

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Padre a braccia aperte tra l’Angelo annunziatore e la Vergine annunziata, si può credere condotta in questo quinquennio, per la ragione che la maniera vedesi aggrandita, e la mano franca qual di maestro a lungo esercitato (1).

1479, 12 novembre. — Crea un arbitro (2).

1481 — Pongo sotto quest’anno le opere a fresco che si ammirano nella chiesetta della Circa presso Sigillo. Sono tre, una accanto ali’altra, nella parete destra, e rappresentano, la prima, Nostra Donna col Bambinello in piedi che mostra trastullarsi con un cagnolino; la seconda, altra Madonna con due gruppi di devoti sotto il manto, ed angioletti in adorazione presso la testa; la terza, Sant’ Anna con la Vergine sulle ginocchia, e questa col Bambinello fasciato. Chi ben guarda ravvisa nella cornice del gruppo di mezzo uno dei consueti polizzini, ed in esso le tracce di una scritta oggi sbiadita per modo che si pena a leggervi qualche lettera delle prime parole MATEVS DE GVALDO PINSIT. Nella tonaca dell’ ultimo devoto vestito a mo’ di frate, è inciso il 1481, che io credo nessuno avrebbe mai pensato a tracciarvi, quando non si fosse letto nel prossimo polizzino.

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(1) Fu illustrata da Camillo Ramelli nel 1849
(2) Archivio detto. – Rogiti di Vincenzo di Pietro, bast. Dal 1482 al 88, c. 36.

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1484, 29 febbraio. — I rettori delle arti della terra di Gualdo in virtù dell’arbitrio loro concesso, considerando i servigi da maestro Matte o di Pietro resi alla patria, e cerne ai tempi passati abbia bene meritato degli stessi priori e di tutto il popolo, gli donano i beni che la comunità possiede nella parrocchia di Capraia, di Pierle, di Ombrano e di Morano (1). Che fece mai il nostro pittore a prò’ della sua Gualdo da meritarsi sì largo guiderdone? La povertà dell’archivio municipale vieta ch’io sazi a me ed agli altri la voglia di saperlo.

1484, 17 giugno. — Si aggiusta col soprannominato Tempesta intorno ad una lite cui aveva data occasione una soccita di porci (2).

1489, 28 ottobre. — Compera una canapina per fiorini 2 e bolognini 25 (8).

1492, 2 novembre. — Sano di corpo e di niente fa testamento nella sagrestia di S. Francesco di Gualdo, ed in esso dispone, che per l’ultimo suo giudizio si offeriscano 5 soldi all’ altare di

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(1) Archivio notarile di Gualdo. — Rogiti di Bernardino de Humiolis , prot. dal 4472 al 635, c. 461 t.
(2) Archivio detto. — Rogiti di Pietro di Massello, Vacchetta dal 1472 al 527, c. 42.
(3) Archivio detto. — Rogiti dello stesso not. bast, del 1489 e 90, c. 65 t.

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S. Benedetto; che il corpo suo fatto cadavere sìa vestito dei panni del terz’ordine di S. Francesco, e portato alla chiesa di S. Benedetto, dove si elegge la sepoltura, o dai francescani dell’ eremitaggio fuori di Gualdo, o da altri che indossino l’abito di S. Francesco; che in ammenda delle cose mal tolte si diano per elemosina 10 soldi; che pei funerali si spenda quanto piacerà agl’infrascritti fedecommessari; che gli eredi sieno tenuti nel giorno di sua morte, e poi ne’ cinque primi annuali di esso, distribuire due mine di pane ai poveri, ai luoghi religiosi, e ad altre miserabili persone; a far celebrare le messe di S. Gregorio, una delle quali per l’anima di Donato di Antonio Cagni, ed a soddisfare tatti i voti fatti e da farsi daltestatore che appariranno scritti di sua mano verso la fine di un libro, dov’egli registrava le ragioni de’ suoi creditori e debitori; che alla figlia Antonia, moglie di Michelotto dì Giovanni si diano per dote fiorini 50; che la stessa Antonia in caso di vedovanza possa ricorrere alla casa paterna, e pretendere il necessario da vivere e da vestire; che a donna Margherita sua moglie sieno restituiti i 25 fiorini che portò in dote; che ella abbia l’usufrutto di tutti i beni del marito fino a tanto che vivrà onestamente e si manterrà vedova; rimaritandosi le venga solo resa la dote; e che ove voglia abitare nella casa del testatore, non possa essere privata di una certa camera, dove è solita dormire; che tra i figliuoli, non possa aver luogo alcuna divisione fino a tanto

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che Francesco sìa pervenuto all’età di 22 anni; che sieno suoi esecutori testamentari il genero Michelotto di Giovanni, e Corrado di Andrea, ed eredi universali i figli Girolamo e Francesco non sostituendo l’uno all’altro, e se morissero entrambi senza prole, per una terza parte la figlia Antonia, per un’altra terza parte la chiesa di S. Francesco, e per l’ultima le pupille da maritarsi (1).

1495, 2 novembre. — Compera un terreno per 20 fiorini (2).

1500, 11 agosto. — Lo creano arbitro (3).

Questo e l’atto precedente furono dal notaro scritti nella casa dello stesso Matteo, che era in porta san Martino, e confinava da tre parti con la via pubblica, e da una con Iacopo Pulcinella.

1503, 30 gennaio. — Loca a lavoreccio per tre raccolte i beni che possiede nella parrocchia di Capraia (4).

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(1) Archivio notarile di Gualdo — Rogiti di Ercole di Gabriello, prot. dal 1470 al 96, ad diem (2) Archivio detto. — Rogiti di Piero di Massello, bast. del 1494 e 95, c. 490.
(3) Archivio detto. — Rogiti’di Piero di Mariano, bast, del 1500, c. 20.
(4) Archivio detto. — Rogiti di Ercole di Gabriello, prot. dal 1494 al 503, circa finem .

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Finisco notando che a Matteo da Gualdo si attribuiscono, e credo, ragionevolmente, due tavole della Pinacoteca Vannucci di Perugia, rappresentanti, la maggiore che è divisa in tre pezzi, Maria col Bambino, e i santi Girolamo e Francesco, fatta dipingere da Lucalberto di Francesco per l’anima di Michelina, e la minore, parimenti la Vergine a mezza figura in compagnia degl’infanti Gesù e Giovanni; il quadretto della Pinacoteca di Monaco, nel catalogo Margraff. (n. 565) dato al Pollaiolo, rappresentante in due compartimenti S. Francesco che sposa la Povertà , e lo stesso Santo che impone il giogo ad un fraticello; la Madonna della collegiata di S. Benedetto di Gualdo, in fondo d’oro, seduta sulle nubi; finalmente il trittico della parrocchia di Albacina, rappresentante in mezzo la Vergine col divino Infante che si lascia beccare da un augelletto l’indice della sinistra, di qua S. Mariano lettore, di là S. Venanzo vescovo, nelle cuspidi Dio Padre e l’Annunziazione, e nei triangoli degli archi Daniele e Balaam, Isaia ed Ezechiele.

ADAMO ROSSI

Consult. della Commis. Conservatrice di Belle Arti nella Provincia dell’ Umbria.

Alla stesura online dell’opera hanno collaborato: Fabbrizio Bicchielli e Sandro Farinacci

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