Paolo Rubboli

Paolo Rubboli di Mario Becchetti

Tav. 1 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

Da Francesco Rubboli e Caterina Bartoli, residenti a Cattolica alla fine del 1700 nascono cinque figli; il quarto Lorenzo e nasce a Cattolica nel 1804, si sposa con Teresa Frontini di Fiorenzuola di Focaia e avrà otto figli dei quali tre nati a Cattolica e gli altri, imperversandovi la peste nascono a Fiorenzuola in casa della sorella di Teresa, Florida; Anche Paolo quindi nasce a Fiorenzuola.

Degli otto figli sopravvivono soltanto Vincenzo (n.1835) e Paolo (n. 5 novembre 1838). Alla morte del padre Lorenzo la moglie rimasta sola con i figli per alleviare il bilancio familiare invia il figlio maggiore Vincenzo a casa di parenti a Roma(1849) dove poi farà l’imprenditore in appalti di opere pubbliche accumulando anche una notevole fortuna.

Paolo resta accanto alla madre fino al 18° anno facendo il bracciante giornaliero forse in qualche fabbrica di ceramica dove, per guadagnarsi da vivere faceva di tutto. Compiuto il diciottesimo anno si recherà a Roma dal fratello, ma non sappiamo quale attività praticasse; nel 1864 lo troviamo sposato con Amalia Giammarchi ed abitante a Pesaro in via Gargattoli; da un documento relativo alla nascita del figlio Alessandro (25/12/1865) risulta essere maiolicaro (lavorante della creta).(1)

Paolo è amico di Michele Gai figlio di quel Pietro Gai che anche lui era riuscito a ritrovare la formula del riflesso mastrogiorgesco dal quale forse, qualcosa, apprese anche lui.

Tra il 1867 e 1868 si trova a Doccia presso la Manifattura Ginori come consulente; negli anni 1869-1870 vive a Fabriano e lavora certamente con la ceramica di Cesare Miliani e non con la ceramica Corsi come si legge in alcune fonti; (2) la ceramica Corsi infatti è stata attiva dal 1880 al 1900 come notano Lorenzo ed Igor Loreti (3); c’è da aggiungere ancora che la ceramica Corsi produceva quasi esclusivamente terraglie mentre Cesare Miliani, succeduto al padre Rinaldo nel 1853, fabbricava maioliche ad imitazione di quelle del XVI secolo con riflessi metallici e dal 1873 iniziò la produzione artistica su vasta scala;(4) quasi sicuramente è qui che il Rubboli completa l’apprendimento di questa tecnica.

Nel frattempo nel 1871 si era risposato con Gaetana Baviera (1847-1876) e, in un atto notarile Pesarese, dopo il secondo matrimonio, egli è citato come testimone con la qualifica di ” lavorante in porcellana “, questa qualifica potrebbe avvalorare la permanenza di Paolo Rubboli a Doccia presso la Ginori. (5)

Non si hanno più notizie del Rubboli, che probabilmente operò tra Fabriano e Pesaro e sembra che abbia soggiornato per qualche tempo anche a Torino.(6) Aggiungo questo particolare del soggiorno torinese, perchè nel 1875 si presentò a Gualdo Tadino un certo Galli Marcello Dunn di Torino (7) per aprire una nuova fabbrica di ceramica e questi aveva con se, come lavorante o come aiutante o come esperto di muffola, il nostro amico Paolo Rubboli come afferma espressamente egli stesso in una lettera ( il sottoscritto che pur facea parte del personale di quella fabbrica ) spedita al comune come vedremo più avanti.

Difatti il consiglio comunale di Gualdo Tadino del 15 aprile 1875, discute la richiesta del sig. Galli Marcello Dunn per avere in affitto ” (…) il fondo ad uso fienile con orto annesso in via soprammuro dell’ex convento di S. Francesco(…) .” Il presidente della seduta, nell’esporre l’argomento precisa che il Sig. Galli avrebbe attivato nei locali dell’ex convento ” (…)una fabbrica di maioliche e porcellane artistiche(…) “. Il Consiglio Comunale vista in quell’iniziativa una possibilità occupazionale per la città di Gualdo Tadino concede con entusiasmo i locali ma pone anche alcune condizioni e cioè:

1) che le spese di restauro fossero a carico del Galli, che nulla gli fosse risarcito in caso di abbandono dell’attività e che, eventualmente, doveva lasciare i locali come li aveva restaurati;

2) che i locali venivano assegnati per due anni gratuitamente ma dopo tale periodo di tempo doveva essere corrisposto un affitto;

3) che entro sei mesi dall’assegnazione dei locali la fabbrica doveva essere attivata. (8)

 Tav. 2 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

Il 15 agosto dello stesso anno con una delibera di giunta viene chiarita la querelle che i restauri dell’ ex stallone erano a carico del Galli Marcello Dunn, ma le spese di restauro del tetto, dei vani sovrastanti l’ex stallone e della strada d’accesso erano a carico del Comune. (9)

Per sopperire alle spese necessarie per ristrutturare l’ex convento di San Francesco la giunta municipale pensò bene di vendere il Polittico dell’Alunno. Così, infatti, il 21 aprile 1876 il consigliere Farabi propone al Consiglio Comunale la proposta di vendita del Polittico dell’Alunno per” . redigere un progetto di sistemazione dei locali per stabilirvi le scuole ed un numero conveniente di botteghe.”

Qualche consigliere comunale, in quella occasione, chiede addirittura di rescindere il contratto di affitto con il Galli Marcello Dunn in quanto la fabbrica in discorso aveva operato per qualche tempo ma poi, non si sa per quale motivo, si era fermata.

In quello stesso Consiglio Comunale, prende la parola il Consigliere Vecchiarelli il quale sostiene che” (…) si debba respingere l’attuale proposta (di rescindere il contratto) perché esiste un contratto tra il municipio ed il Galli Dunn, dal quale risulta che il comune cedeva il locale per un tempo determinato con obbligo che il Galli riducesse il locale ad uso fornace per maioliche, terraglie ed altri lavori di simil genere; essendo il detto locale ridotto già ad uso fornace ed avendo in quella località esordito in lavori di ceramica, se momentaneamente ne è sospesa la lavorazione questo fatto non deve portare come conseguenza legittima il riscindimento del contratto, tanto più che non poche opere murarie sono state eseguite e non poco materiale relativo del Galli Dunn è stato posto in quella località(…)”. (10)

Quindi la fabbrica di Galli Marcello Dunn aveva operato per qualche tempo come si evince dall’intervento del Consigliere Vecchiarelli, (…) avendo (…) esordito in lavori di ceramica(…), per cui qualche pezzo di questa produzione deve essere stato messo in vendita o quantomeno deve essere stato regalato, in definitiva qualche prodotto finito deve essere uscito da quella fabbrica.

Questa premessa serve per inquadrare il periodo in cui Paolo Rubboli ha iniziato ad operare a Gualdo Tadino ma soprattutto per legittimare un marchio di ceramica sicuramente gualdese ma non ben specificato, consistente in 2 C messe di schiena, come a rappresentare una X, tagliate da una E, e sotto la sigla GT il tutto in oro (11).

Questa è la marca del piatto di cui si parla.

Questa è la marca del piatto di cui si parla.

Continuando il filo del ragionamento, in qualche modo l’Amministrazione Comunale riesce a farsi ridare dal Galli Marcello Dunn il locale che gli aveva affittato e viene deciso di ristrutturarlo, ma per fare tali lavori e non avendo a disposizione liquidità, decidono, come dicevo prima, di vendere il polittico dell’Alunno.

Nella Giunta Comunale del 23 aprile 1876, il consigliere Ugo Guerrieri fa presente a tutta la giunta che il “(…) mediatore di antichità Paolo Rubboli (.) s’incaricherebbe di rendere avvisati i cultori di belle arti portando a loro cognizione la volontà del comune di vendere il detto quadro ; (.) Esso

Tav. 3 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

 (il Rubboli) opina che il Comune lo incaricasse di essere mediatore della vendita, e per far ciò lo si dovrebbe munire di una lettera colla quale s’incarica di rinvenire oblatori per la compera del detto quadro( . )”.

Ugo Guerrieri, propone di concedere al sig. Paolo Rubboli un compenso per la transazione che gli verrà consegnato solamente se l’acquirente sarà stato presentato da lui; la giunta stabilisce che il compenso a titolo di mediazione debba essere di lire 1.000, ” (…)però se la vendita ha luogo in persona di altro soggetto che non abbia aperto le trattative col detto Rubboli, nulla sarà dovuto al medesimo”.

Solamente a partire da questa data, 23 aprile 1876, troviamo per la prima volta nominato Paolo Rubboli e viene rilevata ufficialmente la sua presenza a Gualdo Tadino.

Inoltre il Sindaco Mattioli invia una lettera al Rubboli dove “(…) autorizza il sig. Paolo Rubboli, attualmente dimorante in questa città, a servire da mediatore per la vendita del dipinto di M° Niccolò di Liberatore detto l’Alunno(…)”.

Fortunatamente l’Amministrazione Provinciale, saputo di questa vendita, stoppa l’operazione e scrive immediatamente al sindaco di Gualdo comunicandogli che l’Amministrazione Comunale era soltanto tenutaria del polittico, che non era di sua proprietà e che non poteva assolutamente alienarlo.

Il Sindaco scrive di nuovo al Rubboli, in data 3 giugno 1876, per comunicargli che “(…)avendo il capo dell’amministrazione provinciale inibito al comune di Gualdo di vendere la tavola dell’Alunno(.)significa alla S.V. che le pratiche per la vendita del dipinto non possono avere altrimenti luogo(.)”.

Evidentemente il nostro Paolo Rubboli aveva già iniziato il lavoro di mediatore, incorrendo in alcune spese, visto che il 7 giugno inviò una petizione al sindaco di Gualdo Tadino di questo tenore:”. poiché, fiducioso come io sono della lealtà di codesto onorevole municipio, avevo già da parecchi giorni, intrapreso le opportune pratiche per la vendita del quadro con mio grave dispendio. La S.V. può ben figurarsi, che la mia condizione non è troppo lieta, e che qualunque perdita, anche tenue, nell’esercizio dell’arte mia, mi sarebbe di specialissimo danno(…).

Però non posso né debbo astenermi dall’esporre alla S.V. che le spese sostenute per l’intrapreso contratto mi sono state assai gravi; e per questa ragione io ne chiedo al comune il rimborso (. )”, (12) e quindi chiede al comune, ma senza quantificare il quantum, il rimborso spese.

Dalla lettura di questi documenti si evince che il Rubboli viene accreditato anche come mediatore di antichità , oltre che come esperto di muffola e maiolicaro e, che le sue condizioni economiche non erano molto floride.

Da questo momento di Paolo Rubboli, per qualche tempo, non si hanno più notizie, ma sicuramente egli aveva preso possesso, con il tacito assenso o con il consenso della Pubblica Amministrazione, della fabbrica di maioliche artistiche di Galli Marcello Dunn, perchè infatti il 7 agosto 1878 (13), scrive una lettera al consiglio comunale di Gualdo Tadino di cui riporto ampi stralci perché credo che sia di una importanza fondamentale per capire le vicende e la storia di questo nostro illustre concittadino.

” Onorevoli signori componenti la giunta del comune di Gualdo Tadino

L’industria delle stoviglie è al presente in Gualdo Tadino una delle principali risorse economiche e mentre i vasellami danno da vivere a varie famiglie della città, sono bene estimati per la loro validità e buon mercato nelle piazze delle città dell’Umbria delle Marche e di Roma….Sorta a novella vita l’arte della ceramica per opera del Carocci del Ginori e di tanti altri.. si cercò di adoperare quelle medesime terre che gli antichi usavano per la formazione dei piatti e dei vasi artistici conseguentemente la necessità di stabilire dei laboratori in quelle città, in quei paesi ove l’industria aveva fiorito un tempo. Gualdo Tadino per questa ragione non potea essere trascurata e perciò fino a tre anni a questa parte vi si impiantava una fabbrica di maioliche artistiche che dovè chiudersi per ragioni che non starò qui ad enunciare. Il sottoscritto che pur facea parte del personale di quella fabbrica si vide mancare in un tratto la fiducia ed il lavoro, cosicché dovè passare giorni non lieti. Lottando però e faticando, spossato ma non rifinito, terminò col vincerla

 Tav. 4 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

 sugli ostacoli ed alla perfine potè dare aspetto ad una fabbrica di maioliche artistiche in questa città da non scomparire fra quelle degli altri stabilimenti consimili, ed ora gli è dato per le numerose ordinazioni della capitale, ritenere come assicurata l’esistenza e la solidità della fabbrica..e siccome la rappresentanza che è preposta a capo della città stessa, coprendo sotto l’egida del suo patronato la nascente industria, la farebbe fiorire e la renderebbe importante, così il direttore che è pure il proprietario della fabbrica ha pensato di inviar loro in dono due piatti dipinti ed iridiati facendovi disegnare in uno lo stemma gualdese e sull’altro un soggetto di storia patria cioè lo studio del pittore Matteo da Gualdo. ..”

Si tratta dei due piatti di proprietà comunale dipinti da Giuseppe Discepoli e lustrati da Paolo Rubboli firmati da entrambi e datati 1878. Questi due piatti da pompa sono i pezzi più importanti del museo della ceramica gualdese e credo anche che siano gli unici ad essere stati firmati da Paolo Rubboli. In definitiva quindi, da quanto si riesce a capire dalla lettura dei documenti, il Rubboli venne a Gualdo nel 1875, sicuramente al seguito di Galli Marcello Dunn, e, come lui stesso dice nella lettera lavorò nella sua fabbrica e quando questi fu costretto a chiudere (non viene riportato il motivo), con l’aiuto dell’ Amministrazione Comunale che gli mise a disposizione il locale, continuò ad operare in quella fabbrica già attiva nei locali dell’ex convento di S. Francesco divenendone il proprietario e direttore.

E’ presumibile, quindi, pensare che Paolo Rubboli già dal 1877 operasse per proprio conto in quell’opificio che era stato del Galli Marcello Dunn e dove già aveva lavorato da due anni prima probabilmente come esperto di muffola e come maiolicaro.

Dopo la morte della seconda moglie Gaetana Baviera Paolo Rubboli si risposa di nuovo con la fabrianese Daria Vecchi che il 12 giugno 1878 fa trasferire a Gualdo Tadino insieme al figlio di primo letto Alessandro e nello stesso mese nasceva il primo figlio della coppia, Augusto.

Secondo Luigi De Mauri, sembra che Paolo Rubboli abbia esposto alla Mostra Universale di Parigi del 1878 e che in quella occasione la sua ceramica a riflessi ” venne tenuta in pregio “. (14) Probabilmente questa notizia è vera perchè il Consiglio Comunale del 9 luglio 1877 discuteva una richiesta per un sussidio agli espositori italiani della Mostra Universale di Parigi del 1878.(15)

Quello che è certo è che il 15 maggio 1879 (16) l’Amministrazione Comunale gualdese discuteva una richiesta d’affitto da parte del Rubboli per i locali del Convento di San Francesco che fino allora aveva utilizzato gratuitamente come sua fabbrica. In quella seduta il sindaco spiegava come ” Paolo Rubboli facesse tempo indietro domanda alla giunta per avere in affitto i locali( . )al fine di impiantarvi una fabbrica di maioliche artistiche ad uso XV secolo e come la giunta del 13 gennaio l’accordasse (…)Il sig. Rubboli per il regolare svolgimento della fabbrica in parola, domanda oltre ai lavori la facoltà di poter pubblicare ( sic ) una fornace entro l’orto annesso a ridosso del fabbricato ex convento medesimo in un luogo peraltro che non impedisce nulla di luce ed aria, né incomodo per il fumo in quanto che si obbliga a condottare oltre il tetto dell’ex convento il fumo e coprire il tetto con una capace tettoia( . ).” la proposta viene approvata all’ unanimità, e viene concordato un affitto di lire 120 annue

Partecipò Paolo Rubboli in quello stesso anno, insieme ad altre fabbriche di ceramica ed altre ditte gualdesi, alla Esposizione Artistica – Industriale – Agricola della Provincia dell’Umbria in Perugia con una cospicua produzione di oggetti a lustro e non, ” 18 piatti di varie forme e varie grandezze, più 12 piatti, 2 vasi, 6 basamenti di lumi”. (17) In quella occasione gli venne assegnata una medaglia di bronzo per le “maioliche artistiche uso secolo XV istoriate e lucidate a riverbero oro e rubino”, invece per le maioliche ordinarie ricevette una “menzione onorevole” . (18)

Il 6 settembre 1879 il fratello di Paolo, Vincenzo Rubboli (19) fa domanda alla amministrazione comunale per acquistare tutto l’ex convento di S. Francesco “( … ) onde impiantarvi una fabbrica di maioliche artistiche e terraglie(…)”.

In consiglio comunale il sindaco espone l’argomento all’ordine del giorno:

“(…)Il Rubboli Vincenzo quante volte gli fosse venduto il nominato locale si obbligherebbe (ad attuare) oltre la fabbrica di maioliche artistiche e ordinarie che diggià vi esiste per opera del di lui fratello Paolo, anche quella delle terraglie uso inglese offerendo in corrispettivo al comune la

Tav. 5 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

 stessa somma con cui questi l’ebbe dal regio demanio cioè lire 3.011, riservando al comune medesimo la chiesa, la sacristia la piazza persino dove si apre il principale ingresso con fondi sottostanti ad uso piazzetta( . )”.

La proposta in quella occasione fu approvata, ma evidentemente sotto la pressione dei titolari delle altre fabbriche di ceramiche gualdesi, che vedevano in questa iniziativa un pericoloso concorrente, l’accordo definitivo non venne raggiunto. Infatti nel consiglio comunale del 21 aprile 1880 l’amministrazione comunale decise di vendere a lotti il fabbricato in discorso a licitazione privata. Dopo di che non ho più rinvenuto altre notizie di Vincenzo Rubboli.

In un rogito del notaio Vecchiarelli del 1883 (20) invece, ho trovato un atto con un ” istromento di pagamento di un debito di lire 1324,23 fatto da Paolo Rubboli a favore di Raffaele Carlotti con la cessione di mandato per egual somma che deve rilasciare il comune di Gualdo T. col 1 ottobre 1883, autorizzazione al detto sindaco perché ne effettui il rilascio a nome di Raffaele Carlotti( . )”

In definitiva il Rubboli cedette al Carlotti una parte del credito che vantava dal comune di lire 2.524,23, credito derivato dalla rescissione del contratto d’affitto da parte dell’Amministrazione comunale con Paolo Rubboli, per poter vendere il locale a Carlotti Raffaele che lo acquistò. Per poter restare ancora nei locali che il Carlotti aveva comperato dal Comune, Paolo Rubboli gli cedette una quota della penale pagata dal Comune. (21)

Sempre nel 1883 con un rogito del notaio Vecchiarelli (22) il Rubboli acquista dall’avvocato Francesco Lispi una civica casa “(…)nell’interesse e per conto del proprio figlio Alessandro e della consorte Daria Vecchi per lire 400 ( . )Paolo del fu Lorenzo Rubboli fabbricatore di ceramiche artistiche (…) che accetta, una casa con tutti gli annessi e connessi(…) composta da più vani ( . ) lungo la pista romana N° 409 confinante con Salvatore Sergiacomi a levante, a ponente Pacifico Storelli a tramontana strada romana, a mezzogiorno altra strada( . ).”

Sicuramente non abita in questa casa perché l’anno successivo decide di venderla, con diritto di riscatto, a Pasquale Costantini . Il 7 aprile 1885 ricompra la stessa casa dal Costantini ed insieme la vendono con diritto di riscatto da parte del Rubboli a lire 600 al sig. Oreste Reciputi nato in Urbania ma residente a Gualdo Tadino. Di nuovo il 5 aprile riscatta la casa per rivenderla definitivamente l’8 gennaio 1888 al sig. Angelo Pascucci fabbricatore di Stoviglie .(23)

Il 21 luglio 1884 nasce il terzo figlio Lorenzo e il 7 maggio 1888 nasce Alberto il quarto figlio,ma purtroppo un anno dopo muore Alessandro il primogenito che iniziò a fianco del padre la lavorazione della ceramica artistica. (24)

Non ho trovato nessun documento che chiarisca quando Paolo Rubboli si trasferì dall’ex convento di S. Francesco all’opificio in via del forno. Secondo alcuni, questi andò definitivamente in via del forno nel settembre 1884 dopo aver operato in altri ambienti in via romana.

Secondo altri Paolo Rubboli, uscito dall’ex convento di S. Francesco operò nei locali del convento di S. Nicolò per trasferirsi poi nella nuova fabbrica in via del forno. Io invece credo che una volta uscito dall’ex convento di S. Francesco, il Rubboli si sia trasferito definitivamente nei nuovi locali di Via del Forno oggi Via G. Discepoli dove c’è tuttora la fabbrica.

Nel 1885 Paolo Rubboli presenta una istanza al Comune di Gualdo Tadino per l’ottenimento di un terreno comunale a titolo gratuito lungo la Via di Porta Romana, oggi Via F. Storelli. Il Consiglio Comunale approva ” ad unanimità di voti l’ordine del giorno appresso; viene ceduto gratuitamente al sig. Paolo Rubboli il piccolo pezzo di terra di cui alla domanda, alle condizioni della domanda (…) purchè il Rubboli Paolo (…) si obblighi 1) al proseguimento del fabbricato sul rettilineo della strada e per tutta l’area di proprietà comunale; 2) (…) nel fabbricato che egli costruirà terrà lo stesso disegno e proporzioni del fabbricato esistente attiguo; 3) (…) dovrà condurlo a termine entro due anni a cominciare dal 1 gennaio 1887;(…).

Purtroppo la morte sopraggiunse prima e questo fabbricato non venne più costruito dalla Famiglia Rubboli nonostante la moglie Daria, dopo la morte del marito, abbia fatto richiesta all’amministrazione Comunale per prorogare i tempi di costruzione. Infatti il 3 dicembre 1890 il sindaco preso atto della richiesta della signora Daria Rubboli, circa la” (…) proroga del termine che ha col Comune di fabbricare lungo la Via di Porta Romana,(…) considerato che (…)fu presentata

 Tav. 6 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

 da Pagliari Gioacchino altra istanza per l’acquisto dell’area stessa ove deve fabbricare la prefata Rubboli (…) il Consiglio (…) accetta l’istanza della Rubboli purchè il fabbricato sia incominciato almeno in aprile e terminato a settembre,(…) trascorso (…) quel tempo s’intende (…) ceduto lo spazio al Pagliari”.(…) (25)

L’ultima cosa che Paolo Rubboli fece prima di morire fu quella di fare domanda al Comune di Gualdo Tadino per chiedere di acquistare alcuni libri dalla biblioteca comunale sicuramente per poter copiare i disegni e riproporli in ceramica. La richiesta fu approvata a condizione che i libri fossero stati doppi. (26)

La storia di Paolo Rubboli finisce nel 1890 quando si spegne l’11 maggio, ma continua con quella della sua famiglia, dopo aver lasciato in eredità un compito non certo semplice sia nella continuazione della produzione della ceramica a lustro che nel cercare di mantenerne il segreto.

Quello che volevo rimarcare in queste poche righe, oltre ad aver dato alcune notizie sulla vita di Paolo Rubboli, alcune note altre forse no, è di poter dare un’identità a quel marchietto che ho fatto vedere all’inizio e che ripropongo ora; ed è qui che vorrei veramente focalizzare l’attenzione del cortese lettore.

Credo, infatti, che questo marchio possa essere attribuito alla fabbrica di Galli Marcello Dunn agli inizi dell’attività, perché la tipologia del disegno, dei

Questa è la marca del piatto di cui si parla.
soggetti, del lustro e degli spolveri di chi usava quel marchio sono gli stessi che poi ha usato Paolo Rubboli e i suoi pittori. Inoltre la fattura dei pezzi che ho potuto visionare aveva proprio il carattere di una prova, perchè il rosso rubino non aveva ancora quelle peculiarità che acquistò in seguito quando fu perfezionato. E questa sperimentazione risulta anche dal fatto che alcuni pezzi (due in verità) da me visionati presentavano questo marchietto iridiato in oro e sotto la scritta in blu Deruta. Evidentemente per fare le prove questa fabbrica ha usato anche alcuni pezzi dipinti in blu a Deruta e riverberati poi a Gualdo Tadino nella fabbrica di Galli Marcello Dunn. Solo successivamente ci si è avvalsi della collaborazione di pittori locali che hanno prodotto alcuni oggetti a lustro che sono andati sicuramente in circolazione.

 Penso che il significato del marchietto possa essere:

EX GT = Da Gualdo Tadino

Mario Becchetti

Tav. 7 – Paolo Rubboli di Mario Becchetti

NOTE

(1) Lorenzo e Igor Loreti – Ceramiche Artistiche Molaroni, Ed. Mariotti -1998 Famiglia Rubboli.
(2) Ibidem.
(3)Ibidem – Anche in Daniele Amoni – L’Arte Ceramica a Gualdo Tadino -Ed. Quattroemme, 2001.
(4) Aurelio Minghetti – Ceramisti pag. 290.
(5) Lorenzo e Igor Loreti – Ceramiche Artistiche Molaroni, Ed. Mariotti -1998 Fam. Rubboli.
(6) ibidem
(7) Archivio Comunale, Cartella 102, anno 1876, busta edifici municipali. Galli Marcello Dunn, Corso Duca di Genova, Torino
(8) Archivio Comunale – Consigli Comunali Vol. II, Consiglio Com. del 15 aprile 1875, Punto 23°. “domanda di Galli Marcello per avere in affitto il fondo ad uso fienile con l’orto annesso in via soprammuro dell’ex convento di S. Francesco per attivarvi una fabbrica di porcellana”.
Il Presidente:”Un tal signor Marcello Galli fa preghiera a questo consiglio comunale perché voglia concedergli in affitto il locale ad uso fienile ed orto annesso dell’ex convento di S. Francesco di proprietà di questo comune per attivarvi una fabbrica di maioliche e porcellane artistiche.
Io son di parere da non tanto l’interesse, quanto il vantaggio che ne potrebbe risentire questa città dall’apertura di tale opificio dovrebbe stimolare il consiglio ad accogliere favorevolmente la domanda del sig. Galli Marcello ed è perciò che lo invito ad emettere le sue deliberazioni” “Il consigliere sig. Farabi dopo ottenuta la parola si fa ad addimostrare che sperimentate le terre di questo comune si sono riconosciute attissime alla fabbricazione delle maioliche e porcellane uso Urbino, Faenza e Gubbio come asserisce il sig. Galli Marcello. Ritenuto che l’apertura di una fabbrica di tal genere produce non lievi vantaggi all’intera città e in special modo alla classe operaia che manca di lavoro. Ritenuto che questo opificio farebbe vieppiù fiorire questa nostra città per il commercio di cui non abbonda di troppo.”
Conclude col proporre al consiglio che sia concesso al Galli il locale ad uso fienile con orto annesso in via soprammuro dell’ex convento di S. Francesco ora di proprietà del comune per anni due gratuitamente(…).
Non essendovi stati altri che abbiano preso la parola il sig. Presidente pone a votazione segreta la proposta come sopra formulata dal sig. Farabi ed il consiglio approva a pieni voti.”
(9) Verbali di giunta Vol. 1 1875 – 76 15 agosto 1875.
(10) Archivio Comunale – Consigli Comunali Vol. III.
(11) Anche in Daniele Amoni – Op. Cit. pag. 319.
(12) Archivio comunale post unitario- Carteggio, cartella N° 103, anno 1876.
(13) Archivio Comunale – Cartella 112 postunitario – carteggio 1878.
(14) L. De Mauri .- L’amatore di Maioliche e Porcellane, pag. 106, Aurelio Minghetti – Ceramisti, pag. 307.
(15) Consigli Comunali vol. III pag. 160, prop. 5° 9 luglio 1877.
(16) Archivio Comunale Vol. III, Pag. 332, Proposta 22°, 15 maggio 1879.
(17) Archivio Comunale – cartella 118 postunitario – carteggio 1879.
(18) Va anche evidenziata la presenza nella fabbrica del Galli Dunn prima e di Paolo Rubboli poi di Marino Pieri, pittore eugubino, molto qualificato che, tra l’altro, partecipò a titolo personale all’esposizione artistica industriale e agricola della provincia di Perugia nell’agosto 1879, ove il “. Pieri Marino partecipa con sette piatti di ceramica artistica, con lustri e senza “; per l’occasione chiese la restituzione di quattro piatti inviati nel 1867 alla mostra universale di Vienna.
In un carteggio del 12 luglio 1879 con il Console di Vienna il sindaco di Gualdo dichiara che “( … ) il sig. Marino Pieri dimorante in questa città per mio mezzo( . ) ” chiede la restituzione dei quattro piatti perché “( . ) intende presentarli all’esposizione provinciale di Perugia(…) “. Archivio Comunale cartella 118 postunitario- carteggio 1879
(19) Arch. storico. – cons. Com.li – vol. III, pag.347, 3° punto, 6 settembre 1879.
(20) Arch. Notarile – cartella anno 1883 Notaio Vecchiarelli.
(21) Archivio Comunale, Delibere di Giunta non soggette a bollo, Vol. IV 11 gennaio 1883.
” La Giunta in esecuzione della delibera Consigliare 23 giugno 1882 debitamente approvata, nonchè del compromesso dell’11 maggio dello stesso anno, fatto col Sig. Paolo Rubboli dalla cessata Giunta, DELIBERA di venire alla rescissione dell’affitto e presa in consegna di tutti i locali attualmente goduti dal Sig. Rubboli stesso, come al suddetto compromesso, emettendo un primo mandato di lire 1.200 in conto delle 2.524,23 dovutegli, anche la residua somma di lire 1324,23 debba pagarsi alla fine di agosto venturo (…) con espressa condizione che tutti i locali da lui goduti, insieme agli annessi e connessi, siano riconsegnati al municipio da esso Rubboli entro il 15 aprile p.v.(…).
(22) Archivio Notarile, cartella anno 1883 Notaio Vecchiarelli.
(23) ibidem anni 1883/84/85/88.
(24) Maurizio Tittarelli Rubboli – La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino Ed. Volumnia 1996.
(25) Archivio storico, Consigli Comunali Vol. VI pag. 284, 1885.
(26) Archivio storico, Consigli Comunali vol. VII, pag. 136.

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