Un eroe da conoscere

Un eroe da conoscere - Don David Berrettini medagkia d'Oro al merito civile di Valerio Anderlini

PRESENTAZIONE

“San Donato ai suoi figli migliori” è scritto a caratteri capititali sul pinnacolo che sovrasta la base del monumento ai caduti eretto negli anni Sessanta nella piccola frazione fabrianese di San Donato. E fra i “figli migliori” è annoverato anche don David Berrettini, che in realtà nacque e visse fino alla sua ordinazione sacerdotale a Gualdo Tadino: a lui è dedicata un’intera facciata del monumento, quella che da verso la strada principale, in una splendida posizione panoramica che ripropone, in prospettiva rovesciata rispetto alla nostra, i profili delle cime appenniniche dal Serrasanta al Catria. Qui, insomma, il gesto del giovane sacerdote gualdese, “fucilato per salvare molte vite umane” – recita l’iscrizione – ha lasciato un grato ricordo e ci si rende conto di ciò fermandosi qualche istante a contemplare il bel giardinetto fiorito che circonda l’austero monumento marmoreo. S’intuisce, allora, che al di là della retorica, dei formalismi e delle sovrastrutture ideologiche, dopo 64 anni dal suo crudele eccidio, la figura del giovane parroco della neppure vicinissima frazione fabrianese di Marischio è stata adottata dalla comunità nella quale si svolsero i tragici fatti di quel 19 giugno 1944.
Dall’altra parte dell’Appennino, sotto l’altro spartiacque, nella città natale del coraggioso sacerdote, la memoria sembra, invece, più labile. Anche se molti gualdesi conoscono la vicenda umana di don Berrettini, per averla sentita narrare o per averne letto i resoconti in una pubblicazione ora divenuta introvabile, molti altri ne sono al corrente solo per sommi capi, mentre i più ignorano totalmente chi sia questo personaggio.
Qualcuno minimizza persino la portata del suo gesto. Non ci sono, del resto, mausolei o monumenti per lui, nella sua città, ad eccezione di una menzione nella lapide affissa in uno dei luoghi più tragici per la storia della Resistenza gualdese, piazza Martiri della Libertà. Un’attestazione che rende don Berrettini una delle tante vittime, ma che non caratterizza la peculiarità del suo atto eroico, che poi gli è valsa l’attribuzione – non così comune – della medaglia d’oro al merito civile. E se, umanamente, un personaggio schivo come lui non avrebbe gradito di essere in qualunque modo distinto dagli altri “martiri”, perché mai non si dovrebbe riconoscere che, pur potendolo evitare, quest’uomo accettò volontariamente d’immolarsi per salvare le vittime di un’ingiusta rappresaglia causata da un agguato, i cui responsabili preferirono restare nell’ombra?
Poiché, dunque, è evidentemente da ingrati, per non dire rischioso, non conservare o snaturare il ricordo di chi, durante i più tragici periodi della storia recente, ha visto la propria esistenza spezzata dalla follia dei tempi e degli uomini, l’Accademia dei Romiti, in collaborazione con le sezioni gualdesi del Rotary club e del Lions club, ha preso spunto dal centenario della nascita di Don Berrettini (1908) per riproporre alla cittadinanza la sua storia, il suo gesto di coraggio e di dedizione, nella speranza che da questo breve opuscolo nasca quel dibattito che spinga la collettività gualdese a recuperare, uno ad uno, nella propria memoria, tutti i suoi eroi nascosti, sconosciuti e dimenticati, le cui tombe, lapidi o croci collocate nei luoghi della morte, in questi ultimi anni, sono a loro volta vittime di incuria, oblio e degrado. Un ulteriore calvario.
Come non c’è infatti nessun più grande gesto d’amore che sacrificare la propria vita per salvarne un’altra o molte altre, così non c’è nessun atto di gratitudine più sincero della perpetuazione di quel nobile gesto nella memoria di ognuno.

Pierluigi Gioia
Rettore dell’Accademia dei Romiti

Un eroe da conoscere

di

Valerio Anderlini

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