Media Bambin Gesù. Perdonate la cruda franchezza.

Media Bambin Gesù. Perdonate la cruda franchezza.A Gualdo abbiamo dunque un’altra istituzione da mettere nella scatola dei ricordi, un’altra cosa che da oggi dovremmo chiamare ex, come le troppe altre. Questa è stata la volta della Scuola media, paritaria, del Bambin Gesù.  Da laico incallito e da irriducibile paladino della Scuola della Repubblica, oggi potrei festeggiare l’annunciata chiusura dello storico istituto che negli anni aveva comunque fatto concorrenza sulle iscrizioni alla scuola pubblica e statale, eppure non ne trovo il coraggio ed ho il sapore amaro in bocca, come quello che si prova sempre, quando un pezzo della tua comunità non è più.
Potrei anche dire che tutta questa storia è stata comunque gestita male, senza alcuna governance e coordinamento da parte delle Istituzioni pubbliche deputate alla politica scolastica. Che l’istituto versasse in cattive acque era noto e se si fosse sovraintesa meglio la vicenda, anticipando per tempo un destino comunque dato, avremmo forse evitato la perdita dell’autonomia della Scuola media statale, dimensionata per leggera carenza negli standard di popolazione scolastica. Argomento cinico di cui è possibile rinvenire tracce nel confronto che vi fu, ma ineccepibile.
Dovrei altresì ricordare che ancora più indietro nel tempo si perse un treno, quando l’istituto avrebbe potuto diventare, insieme a quello dei Salesiani, una scuola montessoriana. Si sarebbero senz’altro aperte belle prospettive per quella realtà e per la Città nel suo complesso, visto che la proposta prevedeva la realizzazione di un centro montessoriano di interesse internazionale. So bene che Suor Scolastica, da buona progressista, l’aveva ben compreso, dimostrando così una mentalità ben più aperta ed innovatrice dei grandi campioni dell’homo oeconomicus che allora amministravano il Bambin Gesù. Altro latte versato su cui oggi dover piangere.
Potrei ancora attingere alle mie idee sulla scuola confessionale senza pluralismo e libertà di insegnamento e gioire ulteriormente per la caduta di una sua casamatta, ma nel caso specifico non ne trovo il pretesto: i tanti che negli anni l’hanno frequentata non mi sembra che siano diventati, se non in infima parte e senz’altro per altre cause, dei pessimi rappresentanti della reazione clericofascista o dei vetusti e beceri illiberali.
Potrei infine esaltare la recente sentenza della Cassazione sulla fine dei privilegi dell’Ici, ma non ne trovo il motivo: se una scuola paritaria non la pagava prima, figuriamoci se chiude.
Sulla vicenda di questa scuola trovo invece un gran rammarico: per chi ci lavora e non ci lavorerà più, per chi l’ha frequentata, per chi l’ha amata, per chi c’ha vissuto, per chi vi si è dedicato. E da essa ne traggo una certezza ed una domanda: la prima è che Gualdo è messa davvero male e che a breve, senza alcun tentativo di resilienza e somma che ti somma ogni suo pezzo a perdere, diventerà un’ex Città. La domanda viene di conseguenza: che fare?
Il dibattito è aperto, scusate la cruda franchezza.

Gianluca Graciolini

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