Montagna sicura!

Montagna sicura!Sabato 4 luglio, 830 del mattino. Con un piccolo gruppo di amici decidiamo di fare una passeggiata sui sentieri della nostra montagna e scegliamo il Sentiero della Spina, quello che parte a monte del Convento della SS. Annunziata (Zoccolanti) e che sale dolcemente, con numerosi tornanti, fino alla Balza di Mezzogiorno. Cominciamo a salire come di consueto parlando del più e del meno fino a quando, l’escursionista che guidava la fila, grida: “Attenti, attenti!”.
Sul sentiero scendono a rotta di collo un paio di ciclisti e noi ci gettiamo letteralmente di lato per non essere investiti. I ciclisti ci avvertono che ne stanno venendo altri ed aspettiamo pazientemente che passi anche la seconda sfuriata.
Riprendiamo il cammino, pensiamo di essere ormai al sicuro, continuiamo a salire riallacciando i fili dei discorsi interrotti fino a quando l’escursionista che guidava la fila (sempre lo stesso) grida ancora:
“Attenti, attenti!”.
Ci gettiamo di nuovo a lato del sentiero e ci sfiorano altri ciclisti che scendono a velocità vertiginosa.
No, non è possibile. E’ troppo. Vai in montagna per rilassarti, per trascorrere una mattinata in serenità e tranquillità e rischi di rovinarti seriamente, se non la vita. Perché se ti inforca uno di quei ciclisti a quella velocità le probabilità che ti sbatta contro una pianta o ti faccia cadere a terra e battere la testa contro un sasso sono altissime.
Come mai tutte questi bici che scendono a velocità pazzesca su un sentiero di montagna sassoso ed irto di difficoltà?
Facciamo mente locale e ripensiamo che per l’indomani, domenica 5 luglio, è stata programmata una gara di discesa in mountain bike. Evidentemente quei ciclisti si stanno allenando.
Il fatto induce a riflettere.
Va bene così?
Evidentemente no. Non è ammissibile che stiamo pubblicizzando il nostro territorio per le sue bellezze ambientali e la sua vasta sentieristica e poi ci troviamo a rischiare la nostra incolumità proprio su quei sentieri che dovrebbero essere l’emblema della sicurezza. Qualcosa non va.
Non voglio essere frainteso. Non apro il fronte contro la presenza delle biciclette in montagna, ci mancherebbe. Ma un conto è salire o scendere in sicurezza per sé e per gli altri ed un conto lanciarsi a tutta velocità fregandosene di eventuali ostacoli umani (o animali) che si dovessero incontrare sul cammino.
La riflessione riguarda, quindi, l’opportunità di consentire questo tipo di gare e le modalità con cui vengono organizzate.
Partiamo da un’ipotesi: diciamo che tutto sommato è opportuno permettere questo tipo di gare (a livello personale ritengo che bisognerebbe rifletterci molto) e parliamo del modo di organizzarle.
Essendo gare che utilizzano percorsi condivisi con gli escursionisti a piedi o a cavallo (non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se con quella velocità i ciclisti si fossero imbattuti in un cavallo), è indispensabile delimitare il percorso ed il tempo di utilizzo. La gara è domenica x? Si informi adeguatamente con opportuni cartelli sul luogo che su quel sentiero, in quella determinata giornata ed in quelle specifiche ore, verrà effettuata una gara e quindi si vieta l’accesso, per motivi di sicurezza, ad altre persone. Si vuole consentire di effettuare delle prove il giorno precedente la gara? Si informi adeguatamente con dei cartelli sul luogo che in quel giorno ed quelle determinate ore (e solo in quelle) si effettueranno delle prove e si vieta l’accesso al sentiero ad altre persone per motivi di sicurezza.
Chiedo troppo? E’ il minimo indispensabile.
Ma la problematica non è solo questa.
Circa tre mesi fa percorrevamo, con alcuni escursionisti, il sentiero che da Valsorda riconduce al castagneto costeggiando il fosso caprino. Ad un certo punto sono arrivati in senso contrario due motociclisti ad una velocità assurda per un sentiero di montagna. Ho dovuto gridare per farli rallentare alla nostra altezza.
I due episodi sono la doppia faccia di una stessa medaglia: ormai, con queste gare e questi raduni, si è diffusa la convinzione che la montagna gualdese sia una zona franca dove si può fare di tutto senza che nessuno ti dica nulla. Una convinzione che porta sulla nostra montagna tanta gente (sulle due ruote) che viene da fuori. Ed è assurdo. E non è compatibile con l’idea di territorio e di ambiente che stiamo promuovendo. Credo che sia arrivato il momento di fare qualche cosa di veramente serio.
Del problema se ne occuperà anche il Cai nella prossima riunione del Direttivo.

Riccardo Serroni

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5 risposte a Montagna sicura!

  1. Riccardo scrive:

    Sono contento che si sia aperto un dibattito serio sulla questione.
    Mi sembrava di essere stato chiaro, invece credo che non sia così e preciso ulteriormente. La mia “denuncia” è specifica. Non riguarda gli escursionisti in mtb o in moto che si fanno la loro tranquilla uscita e con i quali ci incontriamo spesso sui sentieri scambiandoci anche qualche parola in allegria e simpatia. Riguarda una gara e le prove per quella gara che prevede una discesa a tutta velocità su sentieri in genere frequentati da escursionisti. Per quella gara (sia per le prove che per la competizione) occorre un’organizzazione accurata con cartelli che segnalino la manifestazione e vietino l’accesso agli estranei per il periodo in cui il sentiero è occupato per la competizione.
    L’altro fatto citato (i motociclisti non erano di Gualdo) riguarda la maleducazione, la poca sensibilità e, credo, una certa convinzione ormai maturata che sulla nostra montagna si può fare di tutto, anche scambiare i sentieri per una pista da percorrere a tutta velocità. E contro questa deriva pericolosa dobbiamo lottare tutti, escursionisti a piedi, in mtb, in moto o a cavallo.

  2. Marco Ridolfi scrive:

    Io amo la ns montagna, e cerco di godermela in tutti i modi, sia in Mtb, sia con passeggiate escursionistiche. Sono convinto che c’è spazio per tutti e che sia anche una grande risorsa economica per il ns territorio. È solo una questione di educazione e di rispetto, ho incontrato sia biker che motociclisti ed escursionisti maleducati. Trovare sul passo della sportola delle bottiglie di plastica non credo che siano stati dei biker e tanto meno dei motociclisti, neanche dei cacciatori, perché non è zona di caccia e con moto e bici è impossibile andare. Poi voglio fare una domanda: i ns fantastici sentieri da chi sarebbero stati ripuliti in questi ultimi anni se non ci fossero state manifestazioni di MTB e di moto ?? Sono comunque d’accordo ad aprire un sano confronto perché sono certo che tutti siamo animati da un profondo amore per il ns territorio.

  3. salvatore scrive:

    guardate che a camminare, in mtb e in moto ci vanno anche coloro che non sono iscritti né a g.s. né a moto club né al Cai
    ho iniziato da poco a camminare in maniera assidua e devo dire che sia da bici che da moto ho trovato sempre massimo rispetto (rallentamento in strade polverose)
    secondo me ha ragione Sandro non c’è una verità assoluta e non mi sembra che ci sia tutta questa anarchia.
    ho visto che per gare di ruzzola si chiude la montagna, rimangono segni tangibili per gare di mtb che se l’avessero lasciate i motociclisti apriti cielo, provate a vedere il mondo in maniera più serena e a farlo godere a tutti secondo quello che gli piace nel rispetto reciproco. non pensiamo che quello che facciamo noi sia sempre giusto al 100%

  4. Stefano Franceschini scrive:

    non sono solito scrivere e rispondere ma da appassionato del mtb e della montagna, vorrei suggerire un’idea, a prescindere dalle ragioni o torti, perchè non facciamo una riunione insieme cai, gruppo sportivo avis ecc.. per discuterne di persona e trovare soluzioni ed idee per godere e per far venire la gente a fruire delle nostre bellezze

  5. Sandro Farinacci scrive:

    Difficile quesito.
    Regole? si, ma è ormai dimostrato che ingrassano solo i politicanti.
    Anarchia? no, è una libertà troppo pericolosa.
    E allora, direte voi, buon senso ma anche questo sembra essere diventato un’Araba fenice. Amenità, ambiente, tranquillità, natura, sport, libertà, turismo -e quindi indotto, lavoro, soldi- sono tutte frecce a disposizione dell’arco di ogni faccia della medaglia per cui evitiamo l’integralismo da entrambe le parti per non aggiungere benzina sul fuoco!

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