Natale si, Natale no

Natale si, Natale noVittorio Sgarbi, nel concludere il suo intervento in San Francesco per presentare l’ultimo suo libro, ha detto testualmente: “Noi dobbiamo essere orgogliosi per due motivi: primo perché siamo italiani e secondo perché siamo cristiani”.
Eppure, puntuali come l’influenza all’inizio dell’inverno, scoppiano le polemiche per le decisioni di alcuni presidi di vietare nelle scuole manifestazioni che richiamano il Natale o di insegnanti che si auto castrano decidendo per proprio conto di non ricordare il Natale sui banchi di scuola. Pseudo illuminati che ogni anno fanno parlare di sé. L’ultimo in ordine di tempo è un preside di Rozzano che, a seguito della bufera che ha suscitato la sua decisione, ha deciso di lasciare l’incarico di dirigente della scuola primaria dove ha provocato il vespaio.
Ma cosa c’è alla radice di questa problematica? A mio avviso c’è una falsa interpretazione dell’evento. Chi vuole cancellare il Natale nelle scuole interpreta la ricorrenza come esclusivamente un ricorrenza di carattere liturgico, quasi che la recitina a scuola per ricordare la nascita di Gesù fosse equivalente alla celebrazione di una Messa. E’ illuminante a tale proposito ciò che ha dichiarato un dirigente scolastico autore di una scelta analoga: «La nostra è una scelta ben precisa favorire l’integrazione, rispettando tutti. E la prova è evidente: nel nostro istituto ci sono sia il presepe che i crocifissi. Riteniamo però che proprio la festa organizzata in prossimità del Natale debba esprimere i valori di universalità e fratellanza e per questo abbiamo accantonato la religione e puntato su tematiche generali ma altrettanto importanti». Assurdo. La figura del Cristo è una figura storica. Cristo è il personaggio che ha dato dignità alle donne, ai bambini, ai disperati, che ha predicato la pace e la tolleranza, valori fondanti di qualsiasi società civile e di qualsiasi cultura o sistema statale improntato alla vera democrazia ed al rispetto di tutti gli individui. Ricordare quei valori universali che devono essere patrimonio di qualsiasi uomo non significa fare pratica religiosa ma approfondire i contenuti della nostra civiltà, rinsaldare la nostra identità. Quale miglior integrazione che far emergere il rispetto dell’altro, che inneggiare alla pace, che dare dignità ai poveri aiutandoli e considerarli al pari di tutti gli uomini? Valori fondanti che per i cattolici (che credono in Gesù come figlio di Dio mandato sulla terra) possono avere un significato più pregnante ma che per la storicità di Cristo e dei Vangeli hanno un valore altrettanto importante anche per i non credenti che considerano Cristo non come figlio di Dio ma come un profeta. Non altrimenti si spiegherebbe, ad esempio, la grande considerazione che riscuote papa Francesco in ambienti al di fuori della Chiesa Cattolica. Prova ne sia che nei miei 36 anni di insegnamento, pur avendo avuto come allievi tanti bambini di religione musulmana, non sono mai stato sollecitato dalle loro famiglie a non parlare del Natale a scuola e non fare le recitine. E nell’occasione di queste polemiche qualche musulmano l’ha pure dichiarato: “A noi il Natale a scuola non ci dà fastidio”.
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: la storia del Cristo è stata una delle fonti di ispirazione principale dei nostri artisti nella creazione di quei capolavori che fanno dell’Italia un patrimonio dell’umanità. Che facciamo? Alleviamo degli ignoranti che non sanno nulla del nostro straordinario patrimonio artistico per non turbare la suscettibilità dei non cattolici? Ma per piacere!
A latere c’è una considerazione di carattere politico. Leggo proprio oggi, sul Messaggero, dei commenti politici sul Preside di Rozzano e sono tutti commenti critici nei confronti del Preside provenienti dall’area di centro destra. E questo mi dispiace. Perché quei valori che impersona il Natale sono valori fondanti anche per la sinistra (e direi soprattutto per la sinistra). Quindi non facciamone una discriminazione politica. Diciamo, invece, che vietare la celebrazione del Natale a scuola, di una festa cioè che è nel nostro Dna, è soprattutto una violenza nei confronti dei nostri bambini che quella festa l’aspettano per il clima gioioso, la magia del presepe, la sensibilità nei confronti del bambinello povero che è dovuto nascere al freddo e al gelo.
Il Natale è una “festa religiosa che fa bene ai bambini” ha detto il pediatra Italo Farnetani (ag.ADN Kronos) “considerando che la maggioranza della popolazione ritiene che il Natale sia una festa religiosa che viene ricreata attraverso il presepe, è inopportuno che i genitori e gli insegnanti si mettano in minoranza e si autoescludano dal comportamento collettivo, perché si tratta di un atteggiamento a rischio per bambini e adolescenti. Entrambi tendono a comportarsi come i coetanei e dunque si porranno il problema del perché quasi tutti, al contrario della loro famiglia o della loro scuola, pensano che il Natale sia una festa religiosa. Il rischio – avverte – è che si sentiranno dei diversi o degli esclusi”.
Non arrivo all’estremo di Matteo Salvini che vorrebbe licenziare quei presidi ed insegnanti che negano il Natale perché non adatti a scuola, ma qualche corso obbligatorio di rieducazione culturale e psicologica non gli farebbe male.

Riccardo Serroni

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1 risposta a Natale si, Natale no

  1. Gianluca Graciolini scrive:

    Marco Parma, preside di Rozzano, non voleva affatto abrogare il Natale. Ha solamente negato l’autorizzazione a due pie mamme che pretendevano di utilizzare il tempo della mensa scolastica per insegnare due canti religiosi natalizi. Una bufala, dunque, su cui una disinformazione creata ad arte ha montato una polemica insulsa e vergognosa che considero un insulto all’intelligenza. Una congerie di stupidaggini a buon mercato che oramai da qualche anno si ripete come un rito consunto a ridosso di ogni festività natalizia, a prostare un mondo scolastico già diversamente e proditoriamente afflitto. La scuola pubblica è laica e lo Stato non è confessionale. Se si vogliono insegnare i canti religiosi c’è l’ora di religione così come normata, ci sono le parrocchie e ci sono gli oratori.
    Se fossimo in un Paese autenticamente laico, liberale e dedito ai valori civili della Costituzione una storia così, o le stesse argomentazioni di Serroni, non avrebbero alcun diritto di cittadinanza. E il preside, anziché essere travolto da tanto immeritato fango ed essere costretto alle dimissioni, avrebbe dovuto ricevere seduta stante un encomio solenne per averci ricordato che la scuola è quella della Repubblica e non deve essere considerata un altare.
    Una questione infine: il problema vero, e su questo ha torto anche quel preside, non è se la celebrazione del Natale a scuola possa offendere o meno i credenti in altre religioni. Tant’è che ai mussulmani non dà giustamente alcun fastidio, se non altro perchè il Corano venera Gesù come un profeta e la Vergine come una santa donna, in quanto sua madre.
    La scuola è laica perchè è pubblica, di tutti ovvero, non di tutte le religioni, ma di nessuna religione. Forse che, anziché Darwin, Einstein, Newton o Galilei, dovrebbe insegnare come scientificamente vero il dogma della Creazione? O non dovrebbe insegnare Nietzsche, Marx o Popper perchè suonerebbero offensivi per le religioni?
    P.s.: a Sgarbi, alle ipocrisie della religione ridotta a rito stantio e identitario e al pensiero unico Renzi-Alfano-Verdini-Salvini-Berlusconi-Meloni continuo a preferire la grande lezione morale di Papa Francesco. Che apre la Porta Santa del Giubileo della Misericordia nella martoriata Repubblica Centrafricana e che, qualche giorno prima, aveva pronunciato queste parole: “Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi … tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace.”
    Ecco, se tenessimo fede a queste parole, più che alle idiozie renderemmo molta più giustizia allo spirito autentico del Natale che non con tutte queste polemicuzze da vecchie ed appassite comari baciapile.
    E Gesù Bambino tornerebbe a ridere. Oggi piange, piangerà anche quest’anno perchè non c’è pace e perchè in troppi parlano troppo a sproposito in suo nome.

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