“Pinete gualdesi” approfondimento di Filippo Cappellini

PINETE ELETTORALI

Un recente intervento di manutenzione da parte della Comunanza su alcune delle pinete Gualdesi ha acceso polemiche e perplessità, e tutta la questione credo meriti un approfondimento.

Il Pino Nero arrivò a Gualdo Tadino il 22 Ottobre 1916, quando la Comunanza dell’Appennino Gualdese ed il Comune si servirono dei prigionieri di guerra per piantare alcune delle pinete arrivate sino ai giorni nostri.

Un ulteriore ed importante piantumazione si ebbe nel 1951, con i cantieri di lavoro organizzati sempre dalla Comunanza e finanziati dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste con la legge denominata “della Montagna“. Molte le pinete piantate nei terreni di proprietà collettiva: Razzipante, l’Impero, la pineta del Soldato, di Roti o Sascupo solo per citare le principali.

Il Pino Nero però non era certo specie autoctona, né di alcun utilizzo: inutile in carpenteria, inutile in falegnameria, dannoso nel camino. Perché dunque fu scelta questa particolare pianta? Per lasciare ai posteri in “dono” una bellissima pineta? No.

I nostri nonni ragionavano, giustamente, per utilità. Avevano utilizzato praticamente tutti i boschi nelle vicinanze della città. Ne servivano di nuovi, e in un tempo ragionevolmente breve.

Il Pino nero fu scelto come migliore candidato a pianta “pioniera”: dagli studi risultò particolarmente efficace nel colonizzare terreni “nudi”, rocciosi o eccessivamente sfruttati, creando in “pochi” anni le condizioni migliori per la rinascita del bosco autoctono (Quercia, Acero, Carpino, etc.)

Caso vuole che negli anni successivi, in cui la Comunanza venne lasciata “dormiente”, la manutenzione alle nostre pinete sia stata un po’ carente, creando criticità via via sempre più gravi.

La stessa Comunità Montana ed il WWF -quello autentico-, hanno ribadito l’urgenza di un intervento rapido. Nasce così il piano di diradamento.

IL DIRADAMENTO DELLE PINETE ARTIFICIALI

Questo tipo di intervento non è nulla di nuovo o inventato dalla Comunanza.

Sulla pineta di Sascupo a Rigali, la stessa al centro dell’attenzione di questi giorni, era già stato eseguito anni fa e finanziato dal PSR (2007).

È un intervento conosciuto e realizzato su tutte le pinete artificiali sparse per l’Italia, non a caso è inquadrato dalla stessa Regione Umbria come intervento di semplice “manutenzione ordinaria”.

Senza andare lontano, basta guardarsi intorno: interventi dello stesso tipo sono ora in corso sulle pinete a Monteverde, Valfabbrica, Casacastalda o sul monte Peglia (per 800 Ettari).

La tecnica del diradamento selettivo è questa:

Se volete, trovate un manuale ancora più specifico e dettagliato qui.

Tali interventi di manutenzione, oltre che essere spesso finanziati dal Piano di Sviluppo Rurale, fanno parte del “Life”, il piano Europeo che finanzia progetti a protezione del clima e dell’Ambiente. È il diradamento infatti lo strumento principale per creare le condizioni favorevoli alla rinascita del bosco autoctono all’interno della pineta.

La Comunanza ha quindi, nell’ordine: presentato il progetto, pubblicato la manifestazione d’interesse per le ditte –dando priorità a quelle con lavoratori-utenti Gualdesi-, pubblicato l’avviso per l’assunzione di due operai nell’ambito del progetto, nominato un direttore dei lavori che ha agito di pari passo con tutti gli organi preposti e relativi tecnici: Comunità Montana, Afor, Regione.

Il tutto, se non bastasse, è stato ampiamente rilanciato da tutti i siti web di informazione Gualdese e dal TRG, e tutto questo più di un anno fa.

Sin qui i fatti. Ora passiamo allo “storytelling apocalittico”.

LA TANA DEL BIANCONIGLIO

Un noto soggetto Gualdese, sempre lo stesso, ha pensato bene di iniziare a scrivere su Facebook cose di questo genere (cito a stralcio):

“Stanno distruggendo la Pineta di Rigali. Nel silenzio di tutte le istituzioni…Il nostro prezioso capitale verde mandato in fumo per farne profitto con nessuna finalità naturalistica ecosostenibile…prevede un diradamento pazzesco del 60/65%.Ma chi controlla???…Ora è il caos con grandi e rumorose macchine che stanno distruggendo il suolo. Mai ritornerà…mai sono stati programmati interventi di taglio proprio perché mai si è ritenuto ne avesse bisogno…siamo di fronte ad un DANNO AMBIENTALE incalcolabile…si è pensato di vendere boschi maturi e in salute per bruciarli…nulla sarà pubblicato… le bugie e la non trasparenza e la non conoscenza scientifica non mi appartengono.”

Nel dibattito pubblico individui come questi vengono comunemente definiti “avvelenatori di pozzi”.

Con l’avvento dei Social e della comunicazione di massa, è sempre più evidente il danno ed il male che soggetti di questo tipo generano nella gestione politica e del territorio, con calunnie e mistificazioni a discapito del dialogo costruttivo e documentato.

La reazione di molti utenti -chi di altre realtà, chi giustamente spaventato e inferocito, chi semplicemente disinformato- è stata infatti questa:

Utile alla comunità ed al territorio, no?

Vi voglio raccontare una storia: qualche anno fa, qualcuno del Comitato Pro-Acqua si accorse che dal P.E.A.C. si intendeva utilizzare 1213 Ettari di patrimonio boschivo Gualdese per alimentare centrali a biomassa. Contestualmente, stava prendendo concretezza il progetto “B.E.N.”, Biomass European Network, che prevedeva nel territorio Gualdese una centrale che avrebbe bruciato qualcosa come 400.000 tonnellate/anno di legname.

Quel progetto scriteriato fu fermato in tempo, per fortuna. A quella battaglia prese parte l’attuale presidente della Comunanza Agraria, Nadia Monacelli.

(A favore di quel piano da 1213 Ettari disboscati, c’era invece una nota politica locale che oggi, cambiata casacca ed in piena campagna elettorale, ha un gran lamentarsi per il diradamento di 60 Ettari di pineta)

Vi dirò di più. C’è una persona che dal 1980 al 2010, per trent’anni, ha reso servizio nel Corpo di Polizia Forestale di Gualdo Tadino, vigilando praticamente su tutto il nostro patrimonio forestale e faunistico. Dal 1996 al 2010 è stato proprio il Comandante di Stazione del distaccamento Gualdese.

Questa persona è oggi il vice-presidente della Comunanza Agraria, Mauro Guerrieri.

Ecco, quando sorge un dubbio su come distinguere la reale tutela del territorio dagli ambientalismi da tastiera o dalle fake-news, concentriamoci sui fatti, le opere. Dai frutti li riconoscerete.

AMBIENTALISMI PARTICOLARI

Altra storia.

Il 7 Febbraio 2019, Rocchetta S.P.A. ed il Gualdo-Casacastalda hanno annunciato insieme un bel progetto finalizzato alla crescita del vivaio giovanile –e non solo– per un valore totale di 55mila Euro in tre anni. L’intero progetto, a mio parere, è qualcosa di importante e coraggioso; un investimento programmatico sul futuro sportivo e aggregativo come non se ne vedevano da parecchi anni. Però.

Però la fine del comunicato era questa: “…L’accordo, come hanno spiegato sia Rinaldini che Chiara Bigioni, è condizionato dagli sviluppi dei ricorsi giudiziari in essere tra Comunanza Agraria e Rocchetta“.

Un mese e mezzo dopo, 24 Marzo, nasce “Gualdo Valore Comune”, neo-associazione ambientalista.

Risulta difficile qui ignorare l’elefante nella stanza, un’incompatibilità talmente evidente che risulterebbe tanto sgradevole per me da scrivere quanto per voi da leggere, e sulla quale quindi sorvolerò.

Eppure confesso che per un attimo l’ingenuità ha prevalso, e tra me e me riflettevo: “Vuoi vedere che finalmente qualcuno dirà che prelevare 800 milioni di litri d’acqua senza uno studio di bacino o di deflusso è folle? O presenterà un piano di sviluppo autorevole per la montagna ed il turismo che non sia solo propaganda elettorale? O s’incazzerà finalmente per una valle abbandonata da anni a sé stessa? Oppure che…”. Poi è arrivata la realtà.

FANGO GUALDESE

Primo comunicato stampa di Gualdo Valore Comune “La Comunanza Sbaglia

Secondo comunicato stampa di Gualdo Valore Comune “Alla Comunanza chiediamo trasparenza

La neo-associazione è poi riuscita, in un mese, nell’ordine:

    • A inviare due esposti prima ancora di esistere: l’associazione si è presentata il 24 marzo, esposti inviati a Regione e Commissariato Usi Civici il 19 marzo. A nome di chi?
    • A richiedere documenti informativi DOPO aver inviato gli esposti
    • A organizzare una “riunione di confronto” memorabile.

Credo valga la pena riassumerlo, l’incontro del 9 Maggio.

Un’associazione che esiste da sì e no un mese, DOPO aver inviato due esposti e scatenato l’ennesimo putiferio a beneficio di nessuno, vorrebbe una ”riunione di confronto”. Gli organizzatori pensano bene di svolgerla nella sede dell’ente territoriale meno interessato tra tutti dall’intervento boschivo: il Comune. (Art. 21-22)

C’è qualche malinteso però, perché qualcuno tra loro paventa l’incontro come pubblico. Si presentano quindi –giustamenteanche candidati Sindaco e cittadini, che però vengono affabilmente invitati ad uscire dal Sindaco. (Trasparenza, no?)

All’interno presenti, oltre Gualdo Valore Comune, Sindaco e Comunanza, tutti i tecnici della ditta Duferco, dell’AFOR Regione Umbria e della Comunità Montana.

Ora quello che avvenne tra l’erba alta non posso dirlo per intero, ma quello che hanno esposto in maniera chiara i tecnici forestali presenti fugherebbe di certo ogni eventuale dubbio rimasto nella comunità Gualdese sull’intera vicenda. Ad oggi, non vi è alcuna difformità o illegittimità riscontrata né dai tecnici né dagli enti di controllo preposti. Di cosa si sta parlando?

Sarebbe meraviglioso potere leggere il verbale, di questo “confronto”. D’altra parte in una riunione tra enti convocata e presenziata dal Sindaco, nata da un esposto che esigeva trasparenza, ci sarà pure un verbale scritto da potere leggere, no?

E poi “Comitato Noaino”, “Gualdo Risorgi”, “Gualdo Valore Comune”. In questa lunga storia, quando le persone perdono credibilità, iniziano a nascondersi dietro il nome di un comitato, e persa la credibilità del comitato, ne creano un altro. E siamo arrivati al terzo. Se vi prenderete la briga di andare a rileggere i comunicati passati o quelli dei loro promotori (sempre gli stessi), troverete solo diffamazione e contrasto alla Comunanza. Nient’altro. È normale?

L’esposto sulle pinete è solo l’ultimo di una lunga serie contro la Comunanza: esposti sul pascolo, esposti sul taglio della legna ad uso domestico, esposti sulla fienagione a Valsorda, esposti sulla linea elettrica all’eremo di Serrasanta, esposti sul laghetto di Valsorda, esposti addirittura sul taglio di una pianta pericolante eseguito dai Vigili del Fuoco.

Ad oggi, NESSUNO DI QUESTI ESPOSTI HA AVUTO ALCUN TIPO DI SEGUITO. A volte la persona firmataria non si è nemmeno presentata alle convocazioni presso gli uffici competenti.

Definire questi atteggiamenti una perdita di tempo è riduttivo, a mio avviso. L’unica utilità di questi esposti sembra essere quella di venire rilanciati e strumentalizzati, nel silenzio dell’Amministrazione. Chi trae benefici, ogni volta che un ente del nostro territorio viene diffamato? Anche le campagne elettorali dovrebbero avere un limite.

IL RAPPORTO CON LA CITTÀ

Qualche tempo fa, in un intervento nella lunga querelle Rocchetta Spa-Comunanza, qualcuno invitava la ditta a costruire un rapporto “…fertile e costruttivo con la città di Gualdo Tadino.

C’è da dire che l’azienda si è subito attivata, organizzando uno splendido concorso che regala ben 125 soggiorni premio nella città di…Gubbio.

Slealtà a parte, è doveroso ricordare i fondi concessi negli ultimi anni a Oratorio, Calcio, Mostre d’arte, Giochi de le Porte ed altre realtà.

È d’altra parte interessante notare la sproporzione tra gli “aiuti” antecedenti alla riattivazione della Comunanza e quelli successivi. Un piccolo miracolo.

È comprensibile che dissentire dall’azienda attiri quindi le ire di molti, ma la giustezza di una causa non dovrebbe essere valutata in moneta.

Risulta difficile comprendere il reale sentimento della ditta verso la nostra città; troppo netto il contrasto tra l’aiutare alcuni ed il rifiutarsi di dialogare con centinaia di famiglie Gualdesi, rappresentate dalla Comunanza. O ancora i dualismi del “Lascio la città…anzi no, resto oppureAccetto di sponsorizzare…ma prima vediamo l’esito dei contenziosi” o ancora “Certo si farà l’Oasi Rocchetta…ma solo col rinnovo di concessione anticipato ed ancora più acqua, grazieetc.

Direi che il modo in cui viene trattata la nostra città si possa tranquillamente definire “di bastone e di carota”. Come somari.

Filippo Cappellini

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3 risposte a “Pinete gualdesi” approfondimento di Filippo Cappellini

  1. Carlo Catanossi scrive:

    Sono veramente contento che esistano persone come Filippo. Entra nel merito con pacatezza e competenza e propone discussioni senza la fuffa e il nulla che contraddistingue tante prese di posizione altrui.
    È triste invece associare nomi e cognomi alle questioni poste e agli eventi ricordati .
    Ti fa capire come NON usciremo facilmente dal pantano in cui è piombata la nostra città.

  2. massimiliano Barberini scrive:

    Complimenti e ribadisco : perchè certi soggetti non si sono mai rivolti con uguale senso critico verso il disastro della valle del fonno e i motivi che l’hanno causato? Un danno più evidente di quello è solo di chi non vuol vederlo. E’ che queste persone giocano sul fatto che scarseggia il senso del valore comune,anzi se si può si cerca di demolire chi cerca di innovare e cambiare una mentalità oramai incrudita,disinformata,prevenuta.

  3. Franco Traversari scrive:

    La Rocchetta non si tocca e non si nomins… Altrimenti succede di tutto. Sempre dai stessi soggetti sorgono problemi!!!!!

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