“Più miti consigli” di Filippo Cappellini

Più miti consigli
In questo inizio luglio sta succedendo un po’ di tutto. Il Consiglio di Stato ha parlato, molti hanno sentito e forse pochi inteso. E poi consigli comunali straordinari, tavoli di lavoro non concordati ed una valanga di comunicati stampa, come al solito poco utili. Facciamo il punto.

La sentenza del Consiglio di Stato

  1. Antefatto

Il ricorso al T.A.R. presentato dalla Comunanza verteva, tra le altre cose, su un punto chiave pesante: i pozzi Rocchetta S.p.A. sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittimi, perché mancanti del cambio di destinazione d’uso, e “tale omessa valutazione deve fare ritenere illegittimo il rilascio della concessione” (Sentenza n. 190 del 20.5.2008 del TAR dell’Umbria).

L’amministrazione comunale aveva per anni bollato questa tesi come falsa e pretestuosa. Il 25 ottobre 2017 però, mentre tutti attendevano una delle ultime udienze al T.A.R, dall’albo pretorio comunale saltarono fuori a sorpresa tre “permessi di costruire in sanatoria per i pozzi Rocchetta,

  1. Sanatoria pozzi 1
  2. Sanatoria pozzi 2
  3. Sanatoria pozzi 3

che arrivarono poco dopo la determinazione dirigenziale n.10160 della Regione Umbria, che stabilì il cambio di destinazione d’uso in sanatoria dei terreni gravati da uso civico dove insistevano i pozzi.

Ora capite bene che è come se ad un processo per omicidio, il morto s’alza e se ne va.

La Comunanza, dopo un attimo di incredulità, dovette velocemente cercare di presentare dei motivi aggiunti e documenti che spiegassero perché tutta questa storia stesse volando ben al di sopra della legalità, chiedendo quindi un rinvio. (Tra l’altro, le sanatorie edilizie ed i cambi di destinazione d’uso in sanatoria sono illegittimi sulle proprietà collettive di per sé, nel nostro caso sono stati addirittura presentati all’insaputa dei proprietari dei terreni, niente male!)

Il T.A.R. negò però il rinvio e la presentazione di motivi aggiunti e documenti, e di lì a poco emise sentenza, ovviamente sfavorevole alla Comunanza.

  1. Spiegazione

La sentenza del Consiglio di Stato ha condannato fortemente il comportamento del T.A.R:

(In grassetto i passaggi più gravi, se vi fidate saltate direttamente a “Traduzione”)

  • La connessione e strumentalità dei motivi aggiunti rispetto alle domande già proposte dalla Comunanza era evidente…avendo la ricorrente lamentato l’illegittimità della proroga della concessione per omesso preventivo mutamento della destinazione d’uso delle aree…rilievo diretto rispetto tale doglianza assumeva la sopraggiunta autorizzazione in sanatoria di detto mutamento”
  • Il giudice…non può negare il rinvio, né subordinarlo a un suo scrutinio preventivo dei motivi aggiunti…ciò si risolverebbe in un’inammissibile valutazione prognostica sull’idoneità della domanda…all’accoglimento prima ancora che questa sia stata compiutamente proposta…

Un siffatto approccio officioso e de futuro darebbe un risultato frammentario e lesivo del principio della concentrazione processuale e frustrerebbe il dovere del giudice di primo grado di esaminare…le rispettive domande, eccezioni e deduzioni, il che va invece scongiurato, anche nella prospettiva del doppio grado di giudizio, che risulterebbe menomata se il giudice di primo grado, in forza di anticipate valutazioni di merito – che potrebbero essere non condivise, nelle conclusioni, dal giudice dell’appello – precludesse senz’altro la possibilità di proporre domande, deduzioni ed eccezioni nei termini e nelle forme di rito, così costringendo…le parti (e vincolando lo stesso giudice di secondo grado) a un thema decidendum non già stabilito liberamente e responsabilmente dalle stesse parti, bensì eterodeterminato dal giudice stesso in ragione di una sua prognosi…”

  • “…Così decidendo il Tribunale amministrativo è incorso nella lesione del diritto di difesa lamentata dall’appellante…nel presente giudizio, peraltro, l’appellante ha dato evidenza… delle ragioni che aveva interesse e intenzione d’introdurre per il tramite dei motivi aggiunti inibiti…il che, a prescindere dalla complessiva valutazione di detti motivi che compete al giudice di primo grado, vale a dimostrare il pregiudizio al diritto di difesa sofferto dalla Comunanza…”

Traduzione: Caro T.A.R, se la Comunanza ti presenta un ricorso su l’abusività dei pozzi, e nel frattempo arriva una sanatoria proprio su quei pozzi, non puoi negarle il diritto di presentare motivi aggiunti, non puoi negarle un rinvio. Il perché è ovvio.

Così facendo hai compromesso ben due processi: non sei entrato nel merito tu, precludendoti arbitrariamente l’analisi di documenti aggiuntivi fondamentali, e non lasci entrare nel merito me C.D.S, che dovrei valutare sia quei documenti sia le tue decisioni nel merito, che invece hai schivato.

  1. Conseguenze

La sentenza del C.D.S. è grave, si intuisce bene. Raccontare questo come un banale “vizio di forma”, cincischiare, minimizzare, non è un servizio alla verità. Non ci aiuterà né porterà lontano.

Tutto questo poteva essere evitato? Certo. Era prevedibile? Era prevedibile e previsto, già nel 2017, ma l’Amministrazione ha insistito per la sua strada.

Il T.A.R. ora non potrà esimersi dall’entrare nel merito profondo della questione, con tutto ciò che di grave ne conseguirà. Questo va compreso, e stavolta va compreso in fretta.

La maggioranza sta

Dopo la sentenza del C.D.S sono invece ricominciate le battute di spirito. C’è stato chi, novello sceriffo di Nottingham, è passato dalle accuse di “medioevo” alla riscossione delle tasse o chi minaccia di cambiare una legge regionale, approvata dal suo stesso partito, solo perché gli dà torto. C’è chi continua a confondere un Ente con un’associazione, chi ipotizza di richiedere rimborsi milionari –e sarebbe curioso capire come sono stati quantificati, dato che l’Amministrazione ha per anni “dimenticato” la gestione contabile separata per gli Usi Civici come legge prevedeva- e chi continua ad accusare la Comunanza di “essere in pochi” per avere ragione e far valere i propri diritti.

Si potrebbe spiegare ora che si continuano a confondere i votanti con gli utenti. 109 sono i nuclei familiari –non i singoli– che hanno votato alle ultime elezioni della Comunanza. La Comunanza rappresenta 470 famiglie, ad oggi. Ha senso doverlo dire?

La Costituzione afferma “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti”, non aggiunge “se si è in maggioranza”. Lo stesso giudice sentenzia “in nome del popolo italiano”, al diritto non interessa che chi lo interpella sia in minoranza. Essere in torto perché in minoranza lo ricordavo come manifesto politico di tempi più bui.

Non va dimenticato poi che anche se la Comunanza sparisse domani, anche un solo Cives, un solo uomo o donna Gualdesi potrebbero portare avanti le battaglie odierne. C’è un solo modo per uscirne: operare tutti a norma di legge e a tutela della comunità.

Perché richiedere un “Immediato ripristino”

La norma che inquadra i diritti ed i doveri di un qualsiasi concessionario di acqua minerale in Umbria è la legge regionale 22/2008. All’articolo 15:

1. Sono pertinenze del bene oggetto della concessione tutti i beni mobili ed immobili, anche se ubicati fuori dall’area oggetto della concessione, destinati alla captazione, alla canalizzazione, alla adduzione ed al contenimento delle acque oggetto della concessione, ivi compresi la denominazione dell’acqua e i terreni costituenti la zona di tutela assoluta di cui all’ articolo 23, comma 2

2. Tutti gli oneri per la realizzazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle pertinenze sono a carico del concessionario sino alla consegna delle stesse in caso di cessazione della concessione.

Dalle riprese aeree delle Valle del Fonno appare chiaro che la frana ha interessato praticamente solo l’area del progetto di canalizzazione (e relativo riempimento), e la sua manutenzione restituirà la quasi totalità della valle a tutti i Gualdesi. (Chiudendo un occhio sulla qualità dei lavori eseguiti…)

Anche volendo dimenticare però la legge 22/2008, concentriamoci sul rinnovo di concessione che è stato conferito a Rocchetta S.p.A. nel 2015. La Comunanza si è opposta, ma non è mai stata richiesta una sospensiva. Proprio in quel contratto di concessione la stessa Regione Umbria scrive quanto segue:

6. Pone altresì obbligo alla Società concessionaria:

di realizzare, entro sei mesi un sistema di monitoraggio in continuo dei propri prelievi ad uso imbottigliamento. Tale sistema si dovrà poter interfacciare con quello per il monitoraggio dei prelievi ad uso idropotabile dalla Sorgente di Santo Marzio che sarà realizzato da ATI n. 1;

di realizzare gli interventi sul territorio di cui ai punti 4) Risanamento valle della Rocchetta, 5) Realizzazione “Oasi della Rocchetta” e 6) Cessione in comodato d’uso vecchio stabilimento, del Programma degli investimenti, entro 24 mesi dal rilascio della concessione, compatibilmente con l’acquisizione di tutti i necessari titoli abilitativi;

Se così fosse e la ditta stesse già operando nei termini della nuova concessione, da una parte sarebbe già stata messa nelle condizioni di prelevare quanto desidera dal territorio, ma dall’altra nessuno le starebbe intimando di rispettare i suoi obblighi di legge.

La soluzione c’è

Il Sindaco ha proposto un ennesimo tavolo di lavoro chiuso, escludendo cittadinanza e consiglio comunale. Vorrei ricordare com’è finito l’ultimo, quello sulla questione pinete: una scia di comunicati stampa inutili, nessun cittadino veramente al corrente di quanto è stato detto, nessun verbale, la Comunanza uscita nella piena legalità e chi ha sprecato il tempo di tutti diffamando è ancora lì a diffamare. Utile?

Più necessario e democratico sarà invece un consiglio comunale aperto a tutti, dove ognuno esprimerà la propria posizione e ne assumerà le responsabilità, pubblicamente.

Non servono tavoli, serve il rispetto della legge. Ora.

Solo questo ci restituirà la valle, e sarebbe stato possibile ogni santo giorno dal 2013 ad oggi. Chiudiamo pure l’altro occhio, dimentichiamocelo, ma un’ordinanza immediata non è più procrastinabile. Tutti noi Gualdesi rivogliamo la nostra valle più bella, non possiamo più attendere i signori del no, anche perché dopo sei anni di silenzio, iniziano a prefigurarsi omissioni gravi da parte di chi non sta intimando al concessionario l’ottemperanza alle leggi.

L’avere sempre lasciato vincolare la risistemazione della valle ad una nuova concessione è stato forse l’errore più grave – e più vile- in tutta questa storia. Restituita la valle ai Gualdesi, si potrà parlare del “progetto oasi” e dei suoi investimenti. Ricordo di nuovo che una proposta di conciliazione è stata presentata, e che non v’è stata alcuna risposta. Non è la Comunanza a bloccare progetti o non dialogare.

L’intera vicenda si è però mano a mano ingigantita: i toni sempre più alti, le accuse sempre più gravi.

Ricordo che si sta parlando di un progetto il cui beneficio è stato largamente sovrastimato, e che va ad offrire otto posti di lavoro a tempo indeterminato. Non vanno assolutamente sprecati, ma raccontare un progetto del genere come rinascita di una città, panacea di tutti i mali e risolutore della disoccupazione, è forse esagerato. Anche perché nel frattempo, mentre la politica esagera e si divide, aziende sane e rigorose come Vendini Srl o Birra Flea stanno portando avanti progetti che, anche nell’occupazione, presentano tutt’altri numeri. Sarà il caso di abbassare i toni e ridefinire un po’ i pesi e le misure?

Incomprensioni gestionali

Molti dei problemi, se non tutti, nascono a mio avviso proprio dalla mancata comprensione delle proprietà collettive: della serie “parlàmo e n’se capìmo”: se l’Amministrazione comunale, nel consiglio comunale di sabato 6 luglio, continuava a confondere il demanio pubblico col demanio collettivo, decidendo di investire tempo e risorse in progetti da fare sul demanio sbagliato dove non ha alcuna titolarità, un problema grave c’è. E sono sicuro sia di comprensione dei meccanismi dello Stato, più che di malafede.

La nuova Legge 168/2017 non lascia spazio a fraintendimenti: “La Repubblica riconosce i domini collettivi come ordinamento giuridico primario, soggetto alla Costituzione e dotato di capacità di autonormazione”.
Gli enti territoriali, come Comune e Regione,
secondo la Legge semplicemente non hanno alcun diritto “di amministrazione” sulle proprietà collettive che invece “sono amministrate dagli enti esponenziali delle collettività titolari”, ovvero Enti come la Comunanza.

Continuare a definire “associazione privata” la Comunanza solo per sminuirne la funzione rispetto a una pubblica amministrazione, quando invece di fronte alla Costituzione non vi è alcun tipo di subordinazione tra i diversi enti, significa continuare a perseverare in un errore di valutazione grave che compromette ogni rapporto successivo. Ogni Ente ha per legge confini e prerogative ben delineati e non discrezionali, che nessuna sentenza potrà modificare o sovvertire. Questo è il funzionamento dello Stato, non il volere della Comunanza. Nessuno esclude nessuno, solo funziona così, e funziona così in tutt’Italia.

Un altro ordinamento giuridico primario, ad esempio, è quello Canonico, che norma il ruolo ed i diritti della Chiesa all’interno dello Stato. Ecco, immaginate ora se un Sindaco, dato che ha vinto le elezioni, volesse decidere il Priore della Confraternita, o l’orario delle messe, o il giorno dei sacramenti. O ancora definisse la diocesi una generica “Associazione privata dei credenti”, e se questa avesse da obiettare qualcosa, la tacciasse come quella che manca di rispetto alle istituzioni…

Fatte le debite proporzioni -il paragone è volutamente iperbolico- giuridicamente è lo stesso preoccupante errore.

Tornando seri, si può certamente collaborare su progetti mirati, INSIEME, ma non si può certo cercare di amministrare il demanio sbagliato provando a scavalcare l’ente gestore (che nel nostro caso è anche proprietario, i nostri nonni amministrarono così bene che le terre le affrancarono!).

Va quindi compreso che anche se questa sentenza era stata largamente presentata come risolutrice da parte dell’Amministrazione, non lo era ieri e non lo è oggi. Nemmeno un sasso può essere mosso dalle proprietà collettive senza l’autorizzazione degli utenti proprietari, e nessuna sentenza potrà mai affermare il contrario. Per questo la soluzione di questa vicenda può essere solo una conciliazione tra le parti, che sono due: l’Ente proprietario ed il concessionario, Rocchetta S.p.A., che però a tutt’oggi si rifiuta di dialogare con i titolari dei terreni su cui opera.

Un partito riformista

Nel PD Gualdese, per fortuna, ancora un po’ di dibattito c’è. Sono sicuro che anche sulla questione “Proprietà Collettive” ci siano visioni contrastanti. Alla parte più progressista di voi vorrei lanciare qualche ultimo spunto: ampliate un po’ l’orizzonte. Osservate cosa sta succedendo fuori dai confini comunali.

La prima legge che disciplinava la tutela dell’ambiente e del paesaggio in Italia, la legge Galasso, comprendeva pienamente ed esaltava le proprietà collettive, un premio Nobel all’economia nel 2009 è stato assegnato per gli studi sui loro benefici, un Presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, è venuto per la prima volta a Gualdo per raccontarvele, i quattro firmatari della nuova legge sulle proprietà collettive sono tutti Senatori del Partito Democratico, il procuratore generale della Corte dei Conti giusto un mese fa ha richiamato i sindaci ad una più attenta valutazione delle proprietà collettive, Paolo Cacciari vorrebbe addirittura ampliarne i benefici all’amministrazione delle città.

Un’onda verde sta crescendo in Europa, e piano piano arrivando anche alle nostre latitudini. Uno strumento meraviglioso come le proprietà collettive, al fianco della memoria sapienziale che lega un popolo alla sua terra e che fornisce allo stesso tempo tutela e sviluppo del territorio in maniera pratica ed ecologica, non può non essere abbracciato anche da una sinistra riformista. A livello nazionale lo stanno capendo; sarebbe bello che venisse compreso anche a Gualdo, non tra vent’anni per osmosi, ma oggi, domani. Parlatene, informatevi. Tra cittadini, nei partiti, in piazza, nell’ufficio dell’Appennino Gualdese.

Se Comunanza ed Amministrazione collaboreranno veramente, Gualdo potrà davvero cambiare passo. Essere finalmente additati come esempio, non come eccezione.

Filippo Cappellini

Share
Questa voce è stata pubblicata in Ambiente e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a “Più miti consigli” di Filippo Cappellini

  1. Francesco Troni scrive:

    Carino l’accostamento Chiesa-Comunanza per far capire chi può prendere decisioni a seconda dell’argomento affrontato ed in base al ruolo ricoperto nella società.

    Riguardo alla sentenza del Consiglio Di Stato, poco c’è da aggiungere.
    Tuttavia, alcune cose vorrei esprimerle anche io.
    1 – La sentenza del Consiglio Di Stato è molto importante per chiunque vada davanti ad un giudice; infatti tale sentenza dice che quella del TAR non è valida perché chi l’ha emessa, l’ha emessa senza rispettare a pieno tutti i diritti di tutte le parti in causa; ciò fa si che, secondo me, d’ora in poi chi emette una sentenza, prima di emetterla si domanderà se ha rispettato i diritti di tutte le parti: Sia di quelle “più ricche e potenti” sia di quelle “più porette e stracche”.
    2 – In queste cose, per quello che ne so, la forma è tutto; quindi se una sentenza è viziata per la forma, credo sia impossibile, oltre che inutile, emettere una sentenza di grado superiore in quanto tutto il procedimento è annullabile a partire dalla sentenza che risulta essere viziata per forma; perciò, oserei dire: Per fortuna che questo “banale vizio di forma” sia uscito fuori all’inizio, altrimenti gli “anni persi” potevano essere ben più di 4.
    3 – A chi dobbiamo dire “grazie” per non poter avere in mano una sentenza di secondo grado? A chi è andato a litigare davanti ai giudici o a chi ha emesso una sentenza viziata nella forma perché non rispettosa nei riguardi dei diritti di tutte le parti in causa? Già, perché non ce lo dice nessuno che Rocchetta S.p.A. non sarebbe ricorsa in appello se la sentenza del TAR fosse stata a favore della Comunanza invece che di Rocchetta S.p.A..
    4 – Perché il TAR non ha concesso il rinvio alla Comunanza? Per superficialità? Per fretta? Per arroganza?

    • Filippo Cappellini scrive:

      Francesco come sempre hai sollevato dubbi molto pertinenti.

      Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria, ma di sicuro entrambe le parti, se si vedranno dare torto, ricorreranno fino all’ultimo grado di giudizio disponibile (che non necessariamente sarà il C.D.S.). Durerà parecchio. D’altra parte non dobbiamo dimenticarci che c’è un processo “parallelo”, quello a Roma al Commissariato degli Usi Civici) e delle indagini che proseguono.

      Per quello ribadisco che nel frattempo OGNUNO DEVE FARE IL SUO DOVERE secondo legge.

      Questa faccenda si risolverà solo se l’Amministrazione si comporterà da Amministrazione -emettendo le ordinanze dovute, dialogando e agendo a norma di legge- il Concessionario si comporterà da Concessionario –rispettando gli obblighi di legge – e l’ente gestore e proprietario si comporterà da ente gestore e proprietario.

      Finora abbiamo avuto un’Amministrazione che vuole fare l’ente gestore, ed un concessionario che vuole fare il proprietario, difficile si vada avanti.

      Ma nel frattempo iniziamo probabilmente ad avere: danno ambientale, danno erariale, omissione d’atti d’ufficio, omissione di ripristino dei luoghi, difformità edilizia e mancati cambi di destinazione d’uso (con le conseguenze annesse); se la politica rimarrà ancora immobile, lasciamo praticamente in mano ai Giudici il destino di quella valle, ed i Giudici non si muovono per “buon senso”, si muovono per legge. Se c’è da sequestrare, si sequestra, come c’hanno già mostrato. Vogliamo questo?

      Gualdo una cosa del genere non può permettersela. La ditta deve essere subito messa nelle condizioni di lavorare in serenità e a norma di legge, ma ignorandolo sta pesantemente sottostimando i rischi. Se la politica continuerà a fare spallucce più avanti potremmo avere grossi problemi, bisogna darsi una svegliata.

  2. Carlo Catanossi scrive:

    Filippo: se non ci fossi bisognerebbe inventarti!!!
    Però non illuderti che ti capiscano.

I commenti sono chiusi.