Comune di Gualdo Tadino - Quadro Strategico di Valorizzazione - Seconda fase
 

 

RELAZIONE GENERALE

INQUADRAMENTO STORICO TERRITORIALE E SINTESI INTERVENTI PROPOSTI


Risulta complicato affrontare una disquisizione circa le origini di una popolazione e di un territorio, in quanto nel corso della storia e degli eventi che li hanno caratterizzati, sono presenti fatti non sempre riscontrabili oggettivamente, sia per la difficoltà di reperimento delle informazioni, sia per l’attendibilità delle fonti (la storia è in genere, quando riportata, descritta dai vincitori, e non sempre rispecchia la realtà degli avvenimenti). La presente relazione, non ha quindi la pretesa ne di essere esaustiva, ne di essere probatoria, ma si pone come un modesto contributo, si spera utile, per una migliore comprensione del territorio e delle sue origini.

 

IL TERRITORIO

 


E’ noto come nel corso delle varie ere geologiche, la terra abbia subito modificazioni di forma e di consistenza, per effetto degli assestamenti verificatisi ad opera di fattori agenti endogeni ed esogeni. E’ noto dallo studio della fisica, che ad ogni azione corrisponde una risposta, tendente a riportare in equilibrio il sistema. Ciò è tutt’ora in atto sul pianeta Terra, anche se forse in misura più tenue e/o graduale, e non sempre significativamente avvertibile in un determinato territorio, nell’arco di una generazione umana. Si tratta comunque di sommovimenti e variazioni che durano da milioni di anni, e comunque fin dalla nascita del nostro pianeta. I recenti devastanti eventi sismici interessanti le nazioni bagnate dall’oceano pacifico (da ultimo quello giapponese – scala 9 richter) sono a testimoniarlo tangibilmente.
Per la nostra analisi, sarà sufficiente considerare quanto è avvenuto a partire dall’insediamento dei primi abitanti stabilitisi nel territorio gualdese, in relazione all’habitat con cui vennero in contatto.
Circa un milione di anni fa, nell’area posta a valle della catena appenninica, era presente un lago di vaste dimensioni, avente forma allungata, intercluso tra i rilievi montani degli appennini e i paralleli contrafforti collinari. Le dimensioni dell’invaso, dovevano essere di circa 20 km in lunghezza, per circa 4 km in larghezza (altro lago più o meno delle medesime caratteristiche doveva essere presente nel bacino imbrifero della valle Eugubina).

ITALIA CENTRALE - UMBRIA - NEL QUATERNARIO ANTICO -  (Un milione di anni fa circa)  Risulta visibile il Lago di Gualdo
ITALIA CENTRALE - UMBRIA - NEL QUATERNARIO ANTICO
(Un milione di anni fa circa) Risulta visibile il Lago di Gualdo

Residui di tali laghi dovevano essere ancora presenti, quando le popolazioni provenienti dai porti marchigiani (Ascoli Piceno) percorrendo il passo appenninico di Fossato di Vico, giunsero nel territorio dell’Eugubino Gualdese (circa XI – XII sec. a. C.).
Nella pianura eugubina sono tutt’ora presenti dei piccoli laghi residuali, dove si riscontrano biotipi originari del più grande lago di epoca quaternaria.
Recenti studi che hanno interessato il lago più grande tra quelli presenti in Umbria nel quaternario (lago Tiberino), hanno confermato come nel territorio ricompreso tra Assisi, Bevagna, Foligno e Spoleto, doveva essere presente un grande lago residuale sia in età preromana, che anche in età romana.

LACUS UMBER
LACUS UMBER

 

LA PREISTORIA E I TARSINATER

 


D'altronde ritrovamenti di reperti, collocabili sulle rive dell’antico “lago di Gualdo”, sono statieffettuati nei pressi della attuale località di Cartiere (tombe rudimentali in pietra, contenti ossa esuppellettili varie), ciò a testimonianza, che residui dell’invaso dovevano sicuramente essere presenti all’epoca dei primi insediamenti umani stanziali nell’area.
Potrebbe ipotizzarsi che proprio la presenza dei laghi, unita alla ricchezza di sorgenti di acqua di buona qualità, e la rigogliosa vegetazione, possa aver indotto le popolazioni migranti a stabilirsi in zona. I ritrovamenti in località Colle dei Mori, di un’area urbanizzata (posizionata su terrazzamenti artificiali interessanti una superficie di circa 6 ha) presuntivamente del X sec. a. C. (o precedente) danno l’idea della rilevante presenza di insediamenti che dovevano caratterizzare l’area.
E’ verosimile, che a causa delle problematiche afferenti le zone paludose di fondo valle (vedi possibili malattie infettive, o scarse possibilità difensive) , venissero scelte per gli insediamenti più grandi e duraturi, le alture circostanti.
Importanti ritrovamenti archeologici, consistenti in oggetti del periodo Protovillanoviano, sono stati rinvenuti nell’area Gualdese, tra cui bronzetti e addirittura 2 dischi in lamina d’oro lavorati a sbalzo con decorazioni geometriche (ora conservati al Museo archeologico nazionale dell’Umbria in Perugia) provenienti dalla Valle di Santo Marzio (o Val di Gorgo).

oggetti del periodo Protovillanoviano, sono stati rinvenuti nell’area Gualdese Oggetti del periodo Protovillanoviano
rinvenuti nell’area Gualdese.

Nella zona di Colle dei Mori, è stata ritrovata una iscrizione Umbra che ci ricorda i Tarsinati, databile tra il V e III sec. a. C. . Diverse necropoli coeve al centro Umbro di Colle dei Mori sono state individuate nelle aree circostanti (a valle dell’insediamento).
Fin dalla prima età del ferro la zona di Gualdo Tadino dovette essere abitata dagli Umbri Tarsinater, ciò che trova conferma nelle famose Tabulae iguvinae (trattasi di sette tavolette in bronzo scritte su entrambi i lati, in lingua Umbra e in caratteri parte Umbri e parte Latini, le quali contengono formule rituali e di culto, risalenti al III sec. a. C.). Tali tavolette votive, sarebbero state rinvenute presso il Tempio di Giove Pennino, nel territorio dell’attuale comune di Scheggia e Pascelupo (l’antica Ad Hensem romana), ubicato nei pressi della consolare Flaminia superato il passo di Scheggia in direzione Fano, in località Piana dei Bagni.
Fonti attendibili ritengono che la costituzione sociale descritta nelle Tavole Eugubine, possa rappresentare anche quella degli abitanti l’area Gualdese, Assisana e Fabrianese (centri maggiori individuabili nella zona).
Ad integrazione delle tavole Eugubine (che riguardano aspetti organizzativi sostanzialmente religiosi e di culto) sono considerate di rilievo le iscrizioni in Umbro ritrovate in Assisi e Fossato di Vico, che riguardano la magistratura degli antichi Umbri (maronato).

 

LA TADINUM ROMANA

 

Con l’espansione della potenza di Roma, le popolazioni dell’area gualdese dovettero sottostare alla dominazione romana.
L’insediamento di Tarsina dovette cambiare il nome in Tadinum (266 a.C.).
A seguito della realizzazione della consolare Flaminia che univa Roma con Ariminium (Rimini), toccando Fanum Fortunae (Fano) e Pisuarum (Pesaro) e da qui si innestava sulla via Emilia a raggiungere il resto d’Europa, all’incirca nel 220 a. C., il territorio gualdese risenti di un favorevole impulso sia nei traffici e negli scambi, che a livello di urbanizzazione, con lo sviluppo della Tadinum romana, collocata proprio ai lati della consolare Flaminia ad est del colle di Taino.
Tale insediamento dovette essere piuttosto fiorente e dotato di numerosi edifici pubblici.


Pozzo romano Pozzo romano (ricostituito in sito) – forse posizionato all’origine al centro dell’abitato della Tadinum romana, sulla scorta della tradizione etrusca, che voleva il sacerdote fondatore (augure) individuare il punto di collegamento tra il mondo degli umani e l’aldilà proprio con un pozzo, nonché tracciare la viabilità principale in maniera ortogonale (riproponendo gli assi cardinali, sulla scorta della credenza che voleva il sole, o meglio la luce diurna divedere il mondo terreno da quello etereo dei morti, buio)

Gualdo Tadino viene citata nell’itinerario Gerosolimitano come Civitas Ptanias, e fu probabilmente un centuriato.

Tabula Peutingeriana – Parte dell’Italia centrale da Roma in su
Tabula Peutingeriana – Parte dell’Italia centrale da Roma in su

La Tavola Peutingeriana o Tabula Peutingeriana è una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostrava le vie militari dell'Impero. Porta il nome dell'umanista e antichista Konrad Peutinger, che la ereditò dal suo amico Konrad Bickel.. Peutinger avrebbe voluto pubblicare la carta, ma morì prima di riuscirci. La Tabula composta da 11 pergamene (riunite in una striscia di 680 x 33 cm) è probabilmente basata sulla carta del mondo preparata da Marco Vipsanio Agrippa (64 a.C. - 12 a.C.), amico e genero dell'imperatore Augusto e, tra l'altro, costruttore del primo Pantheon, in seguito riedificato da Adriano nel 123. Dopo la morte dell'imperatore, la carta fu incisa nel marmo e posta in Roma sotto la Porticus Vipsaniæ, non lontano dall'Ara Pacis, lungo la Via Flaminia.
L’area dove sorse Tadinum, aveva caratteristiche particolarmente favorevoli per lo sviluppo di attività legate alla ricezione, ai commerci e all’artigianato, posizionandosi in pianura, con presenza di sorgenti di acqua di buona qualità, e attraversata da una importante via di comunicazione.
Tale conformazione, fu però anche la causa principale della sua distruzione, ciò soprattutto con il venire meno della egemonia territoriale e della potenza dell’impero romano d’occidente.

Impero romano nel 395 d. C. alla morte di Teodosio
Impero romano nel 395 d. C. alla morte di Teodosio

395 Eliminati i rivali, Teodosio restò unico imperatore, ma solo per pochi mesi, perché si spense il 17 gennaio 395, lasciando l'Impero in eredità ai figli. Ad Arcadio, il maggiore, andò la pars orientalis, mentre al più giovane Flavio Onorio toccò la pars occidentalis , Da questo momento la divisione dell’impero non venne più ricomposta ed iniziarono prendere forma due aggregazioni territoriali distinte: un Impero Romano d'Occidente ed un Impero Romano d'Oriente.
Dopo la divisione dell’impero romano in due parti, iniziò un processo di disgregazione, favorito dalle pressioni esercitate dalle orde barbariche, che ricercavano facili bottini nel ricco territorio italiano. La consolare Flaminia era una delle vie di accesso privilegiate verso Roma, ciò che favorì il passaggio di truppe nella città di Tadinum, con la conseguenza di renderla oggetto di possibili assedi e predazioni.
Il sito, pianeggiante, si dimostrò indifendibile dalle orde di invasori che attraversarono l’Italia per raggiungere Roma (I visigoti di Alarico la distrussero nel 410 d. C., come in precedenza avevano fatto Annibale nel 217 a. C. dopo la battaglia del Trasimeno e Giulio Cesare nel 49 a. C. essendo la città alleata di Pompeo).
Nel V sec. d. C. la città di Tadinum era comunque ancora importante, anche come sede Vescovile, e a tal proposito sono numerosi i Vescovi del tempo elevati alle glorie della Santità, basti citare i vescovi Facondino (IV sec.), Gaudenzio (499 d. C.), Martino (491 d. C.).
Recenti scavi archelogici condotti a partire dal 2004, in accordo tra il Comune di Gualdo Tadino, la soprintendenza archelogica dell’Umbria e l’università degli studi di Perugia, hanno riportato alla luce diversi edifici, tra cui una grande Domus, le Terme e parte del Foro pecuarium (mercato del bestiame).

Scavi nell’area di Tadinum – 2004/2005 – Vista dall’alto della domus
Scavi nell’area di Tadinum – 2004/2005 – Vista dall’alto della domus
Scavi nell’area di Tadinum – 2004/2005 – Vista dall’alto della domus
Scavi nell’area di Tadinum – 2004/2005 – Vista dall’alto della domus

Tadinum, pianta delle aree scavate (da Università di Perugia – S. SISANI 2009)

Nel corso degli scavi (ancora da completare) sono stati portati alla luce anche diversi manufatti e monete (queste ultime oggetto di studi ed approfondimenti anche a livello universitario).
E’ auspicabile che i ritrovamenti archeologici, sia quelli passati che futuri, possano trovare adeguata collocazione in idoneo contenitore, nel Centro Storico cittadino, così da contestualizzarsi al territorio e costituire un utile arricchimento dell’offerta culturale.

 

LA GUERRA GOTICA E L’EPILOGO DELLA BATTAGLIA DI TAGINA

 


Tramontato l'impero romano e deposto l'ultimo imperatore d'Occidente (Romolo Augusto) nel 476 da parte dell'erulo Odoacre, L’Italia divenne terra di conquista, con la calata di orde barbariche alla ricerca di ricchi bottini.
537 Belisario bizantino, difende il “corridoio” che da Roma va all’Adriatico (Orte, Narni, Perugia, Gubbio) contro Vitige re dei Goti;
529 Benedetto da Norcia fonda il monachesimo occidentale;
537 Belisario generale bizantino, difende il “corridoio” che da Roma va all’Adriatico (Orte, Narni, Perugia, Gubbio) contro Vitige re dei Goti;
539 Belisario conquista Ravenna e mette temporaneamente fine alla guerra contro i Goti;
540 Belisario viene richiamato a Costantinopoli e i Goti riprendono il controllo dell’Italia del Nord;
545 Totila (che nel frattempo era diventato re dei Goti) distrugge e conquista Spoleto, assoggetta Assisi, Perugia e Terni (Totila a differenza di Vitige, preferiva le battaglie in campo aperto ai lunghi assedi di Città di grandi dimensioni e ben fortificate, per cui andò alla conquista delle città di minori dimensioni e che gli permettevano rapidi successi, in modo da crearsi vari punti di appoggio e indebolire le relazioni tra i territori ancora in mano ai bizantini );
548 Totila assedia Perugia;
Appare di indubbia importanza per la città di Tadinum l’avvenimento che determinò le sorti future dell’Italia, e che dovrebbe avere avuto il suo epilogo proprio nel territorio gualdese o nei suoi dintorni.
Alla fine di giugno inizi di luglio 552 d. C., è databile la famosa battaglia di Tagina tra Totila (o Baduila: l’immortale) re dei goti e d’Italia dal 541 al 552, e il generale Narsete a capo dell’esercito Bizantino.
L’unica fonte storica attendibile è quella del contemporaneo (agli eventi) Procopio di Cesarea, che pur tuttavia, lascia ancora adito a diversi dubbi interpretativi, non tanto sul risultato finale della battaglia (grande vittoria di Narsete) quanto sul luogo puntuale in cui si svolse, oltre che sulla sepoltura di Totila.
Il fatto che appare meno opinabile, è che Totila e i sui Goti si accampassero nei pressi della città romana di Tadinum, e che Narsete e i bizantini provenissero da Nord e che dopo aver conquistato Rimini, per un lungo tratto percorsero la consolare Flaminia.
Dal racconto di Procopio si evince che i Bizantini prima del passo del Furlo (Petra Pertusa = Pietra forata) presidiato dai Goti, avrebbero voltato a sinistra per evitare il pericolo di imboscate, possibili nella strettoia del passo, ma non è accertato se poi ritornassero a percorrere la consolare Flaminia nei pressi di Scheggia (seguendo il Sentino), o se proseguissero per Pergola e Sassoferrato fino a Busta Gallorum (tale località è identificata da alcuni storici tra le attuali Bastia e San Cassiano , nei pressi di Fabriano), dove in precedenza, nei dintorni, si era svolta un’altra importante battaglia (battaglia di Sentino del 295 a.C.), quando i Consoli Romani Decio Mure e Fabio Massimo Rutiliano (Quinto) sconfissero la lega italica guidata da Genzio Egnazio re dei Sanniti, composta anche da Galli, Etruschi ed Umbri.
Gli ultimi studi condotti nel merito, paiono accreditare tale ipotesi, in quanto le distanze indicate da Procopio di Cesarea in 100 stadi (circa 15, 5 km attuali, se stadi medi), corrispondono più o meno alla distanza tra Taino e Busta Gallorum. Tratto che dovrebbe aver percorso Totila con il suo esercito al fine di intercettare le armate di Narsete. Tale ipotesi confermerebbe anche l’altra che viene formulata, in relazione alla località posta ad 84 stadi, indicata da Procopio come quella intercorrente tra il luogo della battaglia e quello dove Totila morì e fu sepolto (ad Capras) identificato con la frazione di Caprara di Gualdo Tadino (nella zona è presente a tutt’oggi il toponimo Palazzo Totila, ciò che confermerebbe la presenza di fatti correlabili al re dei goti, ed anzi, all’interno di un edificio diroccato, al livello interrato, è presente un vano di piccole dimensioni, con conclusione absidale in laterizio, databile più o meno al periodo considerato, ma purtroppo ormai gravemente danneggiato, sia per l’incuria, sia per i saccheggiamenti e le distruzioni probabilmente messi in atto alla ricerca di possibili tesori – la configurazione del vano farebbe comunque pensare più ad opera bizantina che gota). Altra ipotesi formulata dagli studiosi è che la tomba di Totila si trovi a Matelica, dove nel XVIII sec. fu scoperta una cripta di origine gotica in località Piana dei cavalieri (già piana delle capre), con all’interno un cadavere tumulato secondo le usanze dei nobili goti, con un anello d'oro al dito, quattro corpi di soldati di guardia e una spada (ma tale ipotesi è tutta da verificare).
Altra ipotesi, vuole che la battaglia possa essersi svolta lungo la consolare Flaminia, tra Scheggia (nei cui pressi alcuni identificano Busta Gallorum) e Gualdo Tadino, in un’area abbastanza vasta, in considerazione dell’elevato numero dei belligeranti (più di 40.000).
Da sempre a Gualdo Tadino viene data grande importanza e risalto all’avvenimento, tanto che la celebre battaglia trova la sua attestazione anche nella Sala Consigliare del Comune appenninico, in quanto affrescata su una delle pareti d’ambito.

La battaglia in un dipinto di Clodovico Menichetti - Sala consiliare del Comune di Gualdo Tadino (1909)
La battaglia in un dipinto di Clodovico Menichetti - Sala consiliare del Comune di Gualdo Tadino (1909)

 

DAI ROMANI AL MEDIOEVO

 

La Tadinum romana era comunque diventata indifendibile, ciò unito ai minori flussi commerciali, costrinse a poco a poco, gli abitanti a trovare sistemazione sulle alture circostanti, dove sorsero villaggi e luoghi fortificati.
Di seguito si riporta una sintetica cronologia degli avvenimenti che interessarono l’Umbria e Gualdo Tadino.
Gubbio viene distrutta da un generale di Totila e ricostruita da Narsete;
553 Orvieto viene riconquistata ai bizantini per un breve periodo;
554 Riorganizzazione bizantina;
Strada Amerina: Roma, Nepi, Faleri, Amelia, Todi, Bettona, corridoio bizantino;
Distruzione di Terni da parte di Narsete;
568 I Longobardi in Italia occupano tutta l’Umbria ed eleggono Spoleto a capo del Ducato;
571 Faroaldo fonda il “Ducato di Spoleto”, ingrandito da Autari fino a minacciare Roma (vicino a Pentapoli Marittima e il Ducato di Benevento);
I Bizantini reagiscono impedendo questo espansionismo verso Roma e la Toscana;

La trasformazione dell'Impero Bizantino dal 533 al 1355

592 Perugia viene occupata dai Longobardi, poi riconquistata ai Bizantini;
594 Agilulfo, longobardo, riprende Perugia che poi torna ai Bizantini;
598 Viene sottoscritta “la Pace” che ratifica l’Umbria divisa in due parti: Bizantini e Ducato Longobardo;
680 Pace tra Bisanzio e Longobardi.

I Bizantini con Perugia capoluogo dell’intera regione
I Bizantini con Perugia capoluogo dell’intera regione

712 Liutprando re dei Longobardi;
744 Carlo Magno, re dei Franchi, estende la propria sovranità incorporando l'Italia Longobarda;
748 Rachi, longobardo, attenta a Perugia;
757 Todi entra nel Ducato di Roma;
773 I Longobardi di Spoleto si sottomettono al potere di Roma, abbandonando re Desiderio;
774 Il Ducato di Spoleto, alla morte di Ildebrando,viene incorporato dai franchi nella Longobardia del Nord;
800 Incoronazione di Carlo Magno. Nasce il Sacro Romano Impero;

Nasce il Sacro Romano Impero
Sacro Romano Impero

881 I Saraceni assaltano Foligno. Papa Sergio I - politica conciliativa tra Spoleto e Roma.
915 Foligno distrutta dagli Ungari;
917 Gubbio distrutta dagli Ungari;
924 Foligno distrutta dagli Ungari;

Il colpo di grazia alla città di Tadinum lo diede nel 996 Ottone III (imperatore del sacro romano impero), distruggendo la città. L’evento fu tale che dopo pochi anni la sede vescovile venne trasferita nella più sicura rocca di Nocera.
Di seguito si riporta la mappa dell’area mediterranea così come doveva essere suddivisa a livello politico nel 975 d. C..

In quegli anni si viene formando il Patrimonio Beati Petri (Patrimonio di San Pietro).
Nonostante la dominazione Carolingia, l’Umbria rimane divisa in due parti.
I territori bizantini entrano a far parte del Patrimonio di San Pietro.
900/990 Alla fine della dinastia carolingia cresce l’autonomia delle realtà locali per la debolezza dell’autorità del papato e/o dell’Impero;
1000 Si spezza il sistema feudale;
1054 Scisma religioso tra Occidente e Oriente;
1055 Federico Barbarossa scende in Italia;

1122 Concordato di Worms: fine della lotta tra Papato e Impero;
1152 Federico Barbarossa incendia Bevagna;
1155 Federico Barbarossa distrugge Spoleto;
1163 I Comuni contro Federico Barbarossa (La Lega Lombarda);
1174 Federico Barbarossa assedia e conquista Assisi;
1176 Battaglia di Legnano; si avvia il processo di indipendenza dei Comuni;
1177 Federico Barbarossa dimora per un po’ ad Assisi;
1180 Gli abitanti di Tadinum ricostruiscono la città con il nome longobardo di Wald (bosco), e verso il 1200 si stabiliscono presso la vicina Abbazia benedettina di Val di Gorgo (attuale Santo Marzio).

1185 Federico II soggiorna a Montefalco;
1198 Il Ducato di Spoleto viene incorporato da Innocenzo III definitivamente nei possedimenti della Chiesa.
In seguito ad un violento incendio che distrusse l’insediamento (costituito in gran parte da edifici in legno) ad opera secondo la tradizione popolare della “Bastula”, personaggio femminile rievocato annualmente nei “giochi delle porte”, i superstiti furono costretti a richiedere aiuto all’abbazia benedettina, al fine di ricostruire il nucleo abitato in posizione più sicura, ed in muratura.
Breve vita delle signorie feudali nel periodo post- carolingio poi sottoposte ai Comuni cittadini.

Nascita dell’Istituto Comunale: Assisi, Foligno, Gubbio, Città di Castello, Perugia, Orvieto, Terni, Spoleto, Todi.

1220 Parlamenti provinciali e nascita del movimento francescano;
1223 Approvazione della Regola monastica di Francesco d’Assisi;
1220/1240 Regno di Federico II;

Regno dopo l’impero di Federico II (1240 – 1280)
Regno dopo l’impero di Federico II (1240 – 1280)

 

NASCITA DELL’ATTUALE CENTRO STORICO

 

Il centro storico di Gualdo Tadino, è uno dei pochi insediamenti a poter vantare una data attendibile e puntuale di nascita. Il 30 aprile del 1237 viene registrato lo istrumento con il quale l’abate Epifanio concede in enfiteusi perpetua il colle denominato Sant’Angelo all’allora rappresentante della popolazione Pietro di Alessandro.
La realizzazione della nuova Gualdo trova fin da subito uno sponsor nell’imperatore Federico II, che interviene nel restauro e nella ristrutturazione della Rocca Flea, oltre che nella costruzione della cinta muraria.

La rocca federiciana (Rocca Flea) dopo i recenti restauri degli anni novanta del XX sec.
La rocca federiciana (Rocca Flea) dopo i recenti restauri degli anni novanta del XX sec.

Una iscrizione conservata presso la Porta di san Benedetto, attesta la realizzazione delle mura al 1242, come espressis verbis di seguito si riporta: “Porta di S. Benedetto regnando Federico imperatore nel mese quarto dell’anno del Signore 1242 “. Tale iscrizione appare come un vero e proprio certificato di nascita della cerchia di mura cittadine.

Porta di S. Benedetto regnando Federico  imperatore nel mese quarto dell’anno del Signore 1242
Porta di S. Benedetto regnando Federico imperatore nel mese quarto dell’anno del Signore 1242

Le mura urbiche erano dotate di 17 torri e di 4 porte principali di accesso, e precisamente: 1)Porta San Benedetto, 2) Porta San Facondino, 3) Porta San Donato, 4) Porta San Martino; in seguito così denominate in quanto conducevano alle rispettive chiese poste fuori la città murata.
1244 Il pontefice recupera l’intera regione dopo la morte di Federico II di Svevia;
Gualdo fu in origine città ghibellina, che si atteggiò a libero comune, ma non sempre riuscì a confermare nei fatti la tanto anelata libertà.
L’abbazia nel frattempo si era trasferita all’interno delle mura urbiche, così come attesta un’iscrizione rinvenuta su una lapide, posta a fianco della cattedrale, e precisamente “nell’anno del Signore 1256 al tempo dell’abate Guglielmo, questo cenobio fu trasferito entro Gualdo”. Tale fattore è ritenuto dagli storici di notevole importanza, sia dal punto di vista religioso, che anche politico, tanto che alcuni annoverano la figura dell’abate come più importante del vescovo per le sorti della città. Perugia in quel periodo era in fase di espansione e probabilmente la sua azione fu tanto gravosa nei confronti di Gualdo e territori limitrofi, che storici ritengono, il somma poeta Dante, abbia voluto sottendere anche un significato politico al suo celebre versetto (divina commedia, paradiso, canto XI) che letteralmente così recita: “intra Topino e l’acqua che discende dal colle eletto del beato Ubaldo, fertile costa dall’alto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di rietro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo”.
1300 Perugia domina il territorio del ducato bizantino e buona parte dell’Umbria;
1304 Sede papale ad Avignone;
1350 Sotto l’autorità pontificia gran parte dell’Umbria con il legato pontificio cardinale Egidio Albornoz;
1370 Urbano V impone la pace e i suoi legati alla città di Perugia;
1375 I perugini si ribellano al tirannico abate di Cluny, Mommaggiore, e ristabiliscono il governo popolare;
1377 La sede papale torna a Roma.
Le città furono contese tra l’autorità pontificia e le autorità comunali prima e poi da potenti famiglie nobili: le Signorie.
(I Trinci a Foligno che estesero il loro dominio anche ad Assisi, Spello, Montefalco, Trevi e Nocera. Gabrielli a Gubbio dal 1350 al 1384 e poi ai Montefeltro fino al 1508).

Molto importante, perlomeno fino al 1400, fu il fermento religioso che animò il territorio gualdese, tanto che sono numerosi i personaggi assurti alla gloria degli altari (San Facondino, Il Beato Angelo, il Beato Marzio, il Beato Majo, San Tomasuccio, San Pellegrino ed altri), nonché gli ordini religiosi presenti e le confraternite costituite (anche San Francesco pare aver soggiornato a Gualdo e precisamente nell’eremo di Santo Marzio).

 

LA GUALDO RINASCIMENTALE

 

Tra il 400 e il 500 in Gualdo si apprezza la presenza di diversi esponenti della cultura rinascimentale (artisti ed umanisti), nonché il fiorirei attività legate alle arti, con particolare riguardo per la pittura (presenza di Niccolò Alunno, Matteo da Gualdo ed altri), e le attività ceramiche (anche di tipo innovativo e di alta qualità come quella denominata a lustro, sulle orme di Mastro Giorgio, già operante nella vicina Gubbio e che parrebbe aver appreso la tecnica in oriente).
Le continue vicende politiche di quegli anni, con le continue rivalità tra signorie e potentati vari, non lasciarono immune Gualdo, che fu soggetta ad occupazioni, assedi e saccheggi, da parte di compagnie di ventura al soldo dei potenti del tempo.
A Gualdo Tadino, nel 500 doveva in ogni caso essere presente un discreto numero di intellettuali, basti pensare a Castore Durante (1529-1590) figlio del giurista anche lui gualdese Giovan Diletto, che si cimentò sia nella botanica, che nelle medicina e nella poesia (famoso rimane il suo Herbario nuovo pubblicato nel 1585, e Il tesoro della sanità pubblicato a Roma nel 1586).

Herbario nuovo – Castore Durante – 1585 Il tesoro della sanità – Castore Durante – 1586
Herbario nuovo – Castore Durante – 1585
Illustrata da Leonardo Parasole da Norcia
La terza edizione include piccole xilografie
dell’incisore Isabella Parasole.

Il tesoro della sanità – Castore Durante – 1586

Lo spessore culturale doveva comunque risultare elevato, tanto che lo storico umbro Ludovico Jacobelli poteva così esprimersi nel 1626 : “Gualdo, terra qualificata e produttrice di uomini eruditissimi”.
1458 Gualdo, già sottomessa a Perugia, passò sotto il potere diretto della Chiesa rimanendovi tra alterne vicende fino all’unità d’Italia.
1513 – 1587 Gualdo entrata nell’orbita della Chiesa (il territorio confinava in parte con il ducato di Urbino) divenne sede di legazione autonoma (papa Leone XIII) retta spesso da Cardinali legati, residenti. Ciò favorì l’attenzione verso la città.

Fontana rinascimentale il cui disegno  è attribuito ad Antonio da Sangallo il Vecchio

Uno dei Cardinali legati, e precisamente il Cardinal Antonio Maria Ciocchi del Monte, si impegnò in particolare a favore della città. Una delle testimonianze di tale impegno è visibile sulla parete destra della Concattedrale di San Benedetto, ossia la fontana rinascimentale, scolpita dal maestro lapicida Michelangelo Lucesole da San Pellegrino di Gualdo, su un eccellente disegno attribuito ad Antonio da Sangallo il Vecchio (primo quarto del XVI secolo) in ottimi rapporti con il cardinale, avendo per lui operato nella progettazione del Palazzo del Monte, residenza di famiglia ubicata in Monte San Savino (Arezzo) tra 1515 e il 1517. Al centro della fontana campeggia per l’appunto lo stemma del Cardinale Legato Antonio Ciocchi del Monte sotto il cui governo (1513-1533) fu anche ricostruito l'antico acquedotto di Valdigorgo o Santo Marzio.
1587 – 1798 Gualdo fu governata da commissari apostolici, aventi carica annuale, con sede presso la Rocca Flea.
La limitata durata del mandato, unita alla diretta dipendenza dalla sede centrale (scarsa autonomia operativa), dei suddetti legati di nomina pontificia, non pare abbia favorito l’evolversi in senso positivo della vita sociale e culturale, tanto che il periodo ritenuto più significativo per la storia gualdese è quello che va dal 1200 al 1500.
Certo la crisi politica, economica e religiosa dell’Italia del 500 non fu ininfluente al riguardo.
L’immagine della Chiesa fu offuscata dalla riforma protestante di Martin Lutero e dal saccheggio di Roma ad opera dei lanzichenecchi di Carlo V (1527).
L’abbandono delle città, la disoccupazione, erano il segno evidente della fine della supremazia politica e culturale italiana.
I nuovi protagonisti diventano Francia, Inghilterra e Paesi Bassi.
L’evento ritenuto più significativo (in negativo) dopo il 500, per le sorti della città costruita, è il disastroso terremoto del 1751.
Alla distruzione e ai danneggiamenti del patrimonio immobiliare, si rispose si con solerzia, ma senza la necessaria cultura, per cui furono approntati interventi spesso invasivi e poco coerenti con la qualità architettonica.
Da segnalare che dopo tale evento venne ricostruito il palazzo comunale, al posto del palazzo dei priori, considerato non più recuperabile.
1798 (nascita della repubblica romana) Si ebbero ripercussioni derivanti dai fermenti rivoluzionari francesi (a livello architettonico rimane a testimonianza il teatro Talia).
Dopo il ripristino del potere temporale della Chiesa, a Gualdo venne concesso il titolo di città (1833), ripristinando utriusque i nomi ricordo della passata storia Umbro Romana, ossia Gualdo (da Wald) e Tadino (da Tadinum). Al papa Gregorio XVI che concesse il titolo, venne dedicato un busto marmoreo.
1848 il papa Pio IX concedeva la Collegiata nella abbaziale chiesa di San Benedetto. Nel 1915 la chiesa di San Benedetto ebbe il titolo di Cattedrale (oggi basilica concattedrale).
1860 Con l’avvento del regno d’Italia, Gualdo Tadino è entrata a far parte integrante della nazione italiana, e dopo la presa di Roma del 1870, la città desiderò ricordare l’evento con una scritta apposta sulla chiesa di San Francesco (successivamente rimossa per far posto ad una lapide a ricordo dei tragici fatti dell’ultima guerra).

 

LA CERAMICA A GUALDO TADINO

 

Gualdo Tadino è detta anche città della ceramica.
La ceramica a Gualdo Tadino ha infatti sempre avuto un’importanza strategica, tanto che diverse fonti storiografiche accennano come già nel XIV secolo fosse florido il commercio con i territori dell’Umbria. La maiolica gualdese è documentata a partire dal XIV secolo, mentre l’affermarsi di una vera e propria produzione si avrà a partire dal XVI secolo, quando emergeranno le prime dinastie di ceramisti locali, dei Pignani e dei Biagioli.

Pala della SS. Trinità – 1528 – dalla chiesa di Serrasanta – San Francesco – Gualdo Tadino
Pala della SS. Trinità – 1528 – dalla chiesa di Serrasanta – San Francesco – Gualdo Tadino

Il Settecento gualdese sarà caratterizzato dalla "ceramica bianca", mentre nell’Ottocento si avrà un proliferare di botteghe ed opifici. 1870 Il ceramista pesarese Paolo Rubboli (1838-1890) fonda a Gualdo Tadino, intorno al 1870, una manifattura per la produzione di stoviglierie e piatti da parata decorati a lustro. Di particolare importanza risulterà la realizzazione qualitativa degli splendidi lustri (a riflesso metallico, caratterizzato da particolari iridescenze), riproposti sulla linea stilistica della tecnica inventata dall’eugubino Mastro Giorgio Andreoli (che pare la avesse appresa dalla tradizione orientale). Attualmente è in corso di restauro la sede storica, dove sono conservati i famosi forni per la cottura a muffola (forse gli unici esemplari originali rimasti). L’eredità della ceramica Rubboli è tutt’ora presente in Gualdo Tadino, con opifici attivi.
1900 Alfredo Santarelli (1874 – 1957) fonda nel 1900, la dove nel XVI° secolo sorgevano le fornaci di Francesco Biagioli detto il Monina, un laboratorio privo di fornace in cui, oltre a formare le nuove maestranze, realizza ceramiche che cuoce presso un forno esterno. Nel 1953 la manifattura viene rilevata dal ceramista Teobaldo Pimpinelli e Alfredo Santarelli, con l'ausilio del figlio e di Ezio Rondelli, fonda una società denominata "Ceramiche di Gualdo e Deruta Prof. A. Santarelli" che rimane attiva fino al 1955. Alfredo Santarelli muore a Gualdo Tadino nel 1957.

vaso – Alberto Rubboli Piatto ceramica - Rubboli inizio del XX sec.
Vaso – Alberto Rubboli Piatto di ceramica - Rubboli inizio del XX sec.
Piatto – ceramiche Alfredo Santarelli Vaso da pompa in ceramica - Alfredo Santarelli - circa 1910
Piatto – ceramiche Alfredo Santarelli Vaso da pompa in ceramica - Alfredo Santarelli - circa 1910

 

IL NUCLEO URBANO ENTRO LE MURA
CONFIGURAZIONE AL TEMPO DELL’UNITA’ D’ITALIA E AD OGGI

 

Planimetria schematica di Gualdo Tadino quale doveva presentarsi intorno al 1840 – (si noti la posizione delle 4 porte cittadine e delle torri facenti parte le mura urbiche).

Centro storico di Gualdo Tadino - Vista dall'alto 2010
Centro storico di Gualdo Tadino
Vista dall'alto 2010

 

Gualdo Tadino – Vista della zona centrale dell’acropoli cittadina – Chiesa di San Francesco, Palazzo Comunale, Concattedrale di San Benedetto, Torre Civica e Piazza Soprammuro.

 

ANDAMENTO DEMOGRAFICO A PARTIRE DALL’UNITA’ D’ITALIA – CONSIDERAZIONI

 

La città ha avuto una evoluzione demografica abbastanza progressiva e lineare nel tempo (salvo dal 1951 al 1971, quando i residenti diminuirono).
In particolare, se si esaminano i dati Istat dal 1861 al 2001, notiamo come la popolazione al tempo dell’unificazione al regno d’Italia (1861) era di 7427 residenti, a fronte dell’attuale popolazione di 15740 (dato riferito ai residenti al 31.12.2010).
Se si effettua una analisi comparata dei dati demografici, con i limitrofi quattro comuni della fascia appenninica (dato aggregato) che presentano più o meno le stesse caratteristiche a livello territoriale e riguardo le condizioni socio culturali, si può rilevare come l’andamento demografico della città di Gualdo Tadino risulti in relativo evidente contrasto con quella dei comuni contermini. I quattro comuni (denominati della fascia appenninica, ossia Scheggia e Pascelupo, Costacciaro, Sigillo e Fossato di Vico) avevano complessivamente 8551 abitanti al 1861, numero che andò incrementandosi fino ad un massimo di 13.306 abitanti al 1921 (Gualdo Tadino 12161), per poi regredire in maniera piuttosto consistente fino al 1991 dove toccarono il minimo storico di 7581 abitanti (Gualdo Tadino 15.064). Quindi si può notare che i quattro comuni avevano complessivamente una popolazione maggiore di Gualdo Tadino, costantemente fino al 1921, per poi
regredire, cosa che non successe viceversa a Gualdo (tranne nel periodo 1951/71) che andò progressivamente aumentando il numero di residenti fino agli attuali circa 15.740 (la popolazione residente è comunque in fase di stabilizzazione, se non di lieve calo da circa 2 anni, causa dovuta probabilmente alla diminuzione del flusso migratorio di extracomunitari, nonché al saldo naturale negativo), che rappresentano più o meno il doppio degli abitanti dei quattro comuni della fascia appenninica (dato aggregato). E’ facile constatare, come Gualdo Tadino abbia in qualche modo saputo mediare al fenomeno dell’emigrazione verso gli stati esteri e/o altre regioni italiane (che pure le è stato proprio, tanto da essere ricordato con la realizzazione del museo regionale dell’emigrazione Pietro Conti) con flussi migratori in arrivo dai comuni limitrofi, che probabilmente non possedevano la massa critica e le risorse, anche imprenditoriali, necessarie per risultare attrattivi (dalla fine degli anni 90 l’incremento è dovuto viceversa soprattutto all’arrivo di cittadini extracomunitari). Purtroppo la attuale crisi che ha colpito il bacino dell’eugubinogualdese, del nocerino, e del fabrianese, legate alle problematiche sorti delle fabbriche Antonio Merloni, nonché la coeva crisi del settore ceramico (innescatasi anche a causa della globalizzazione dei mercati, cui forse non si è saputo reagire con la necessaria capacità imprenditoriale e/o per carenza di risorse gestibili), certo non favorisce una facile ripresa economica e sociale del territorio.
La carta su cui puntare appare sempre più quella della qualità, cui però non fa sempre riscontro la necessaria attenzione verso il patrimonio di risorse disponibili. Se da un lato tutti sembrano d’accordo sul valorizzare le competenze della persona e il livello di istruzione, poi però nei fatti si opta per soluzioni in netto contrasto (basti pensare che l’Italia, parrebbe il paese dove i manager sono mediamente ai più bassi livelli di istruzione rispetto ai paesi industrializzati, e non solo, come a voler dimostrare che a volte un elevato livello culturale costituisce un ostacolo più che una risorsa, ciò quando le regole sono impostate in maniera opportunistica e legate più al potere fine a se stesso, che al servizio verso la collettività !!).

 

Evoluzione demografica - Gualdo Tadino

 

Gualdo Tadino - Abitanti censiti
Abitanti censiti

 

Comuni della fascia appenninica

 

Evoluzione demografica - Costacciaro

 

Costacciaro - Abitanti censiti
Abitanti censiti

 

Evoluzione demografica - Fossato di Vico

 

Fossato di Vico - Abitanti censiti
Abitanti censiti

 

Evoluzione demografica - Sigillo

 

Abitanti censiti

 

Evoluzione demografica - Scheggia e Pascelupo

 

Abitanti censiti

 

Il TERRITORIO COMUNALE E IL SUO CONTESTO SOCIALE

 

La superficie complessiva del territorio comunale di Gualdo Tadino è di circa 124,19 Kmq.
La densità territoriale risulta di 126,74 ab./kmq.
La popolazione complessiva residente risulta di 15.740 abitanti al 31.12.2010 (dati forniti dall’ufficio anagrafe comunale), di cui 7493 maschi e 8247 femmine. La popolazione straniera, sempre al 31.12.2010 risulta composta da 1857 individui, di cui 861 maschi e 996 femmine. I residenti stranieri si attestano al 11,80%, ciò che secondo la letteratura in materia di antropologia, risulta prossimo al limite in cui cominciano ad emergere conflitti interrazziali e/o atteggiamenti ostili (>12 – 15%). Se si prendono in considerazione i dati della popolazione in età afferente la scolarità dell’obbligo (6 – 15 anni) i dati fanno emergere una percentuale di individui stranieri del 19,20%, ciò a confermare la minore età media dei cittadini stranieri e/o la loro propensione ad avere un maggior numero di figli rispetto alle coppie italiane (aventi mediamente un indice di natalità tra i più bassi a livello europeo).
Il saldo naturale (nati - deceduti) nel 2010 è stato negativo per n. 56 individui (nati 122 – deceduti 178) ciò a confermare il trend degli ultimi anni. La popolazione invecchia, e non sussiste un adeguato ricambio generazionale, ormai compensato solo in parte dai flussi migratori. Rispetto ai dati indicati nel preliminare (al 1.10.2008 la popolazione risultava di 15.811 abitanti), si nota un decremento complessivo di 71 abitanti.
A livello di centro storico, il fenomeno dello spopolamento già rilevato in fase di QSV preliminare, non sembra avere avuto un inversione di tendenza.

 

PREVISIONI DEL PRG PER L’AREA CENTRO STORICO

 

PRG Comune di Gualdo Tadino – Area del Centro Storico (zona A e limitrofe)
PRG Comune di Gualdo Tadino – Area del Centro Storico (zona A e limitrofe)

 

COMPARTI DI INTERVENTO
Identificazione edifici di proprietà pubblica
Caratteristiche e proposte di valorizzazione

 

Nel QSV preliminare sono state individuate le aree strettamente connesse al centro storico, nonché i comparti afferenti le zone ARP, come di seguito riportato, con riferimento alle tavole integrative:

 

 

Nel corso della fase di partecipazione, è emerso come l’Amministrazione comunale, e i soggetti portatori di interesse, desiderino apportare alcune modifiche alle delimitazioni individuate nella fase del QSV preliminare, tali comunque da non sconvolgere l’impianto originario. In particolare appare appropriato inserire tra le aree ARP un ulteriore zona di intervento (D), considerata di indubbia importanza per le dinamiche cittadine, in quanto trovasi lungo una delle viabilità d’accesso principali all’Acropoli cittadina (viale Don Bosco), nonché caratterizzata dalla presenza di diverse emergenze (quali la presenza sia di edilizia residenziale, che di diverse attività commerciali ed edifici scolastici, oltre che da un diffuso degrado a livello urbanistico architettonico). Altra modifica seppur parziale, apparsa auspicabile in fase partecipativa, è quella di ridefinire la zona in cui realizzare il previsto parcheggio coperto nell’area degli attuali giardini pubblici antistanti l’ex ospedale Calai. Ciò nel senso di privilegiare una realizzazione del parcheggio, con area di intervento più concentrata verso l’acropoli cittadina, in modo da salvaguardare il più possibile la vegetazione di alto fusto e la ormai storicizzata forma dei giardini pubblici e relative emergenze.
Altre esigenze sono quelle di inserire ulteriori edifici, nonché specifiche aree e/o percorsi da valorizzare e su cui intervenire, così come meglio definiti nel proseguo a livello di fase descrittiva degli interventi.
Tali diverse ipotesi, relativamente alla sola delimitazione ARP si riportano nella tavola che segue:

 

 

Di seguito si riporta la tavola afferente “accessibilità e parcheggi” del QSV preliminare (tavole integrative):

 

 

Come è possibile verificare, sono numerosi gli interventi proposti, in genere afferenti la realizzazione di parcheggi in zone posizionate a margine del la città murata, nonché afferenti la riqualificazione dei percorsi urbani, e riguardo l’implementazione dei percorsi meccanizzati dalle aree di sosta al centro storico.
Si ritiene pur tuttavia, che vada individuata anche una percorribilità a livello pedonale ciclabile, nella zona a valle della città murata (considerata dal PRG come comparto speciale a recupero ambientale – rif. n. 6 e 7 ).
Dall’esame della fotogrammetria aerea che è stato possibile reperire (databile all’incirca all’anno 2000), si evince come tali aree di recupero, sono comunque scollegate e marginalizzate rispetto al contesto cittadino, e ciò non solo per le difficoltà dovute alla diversa altimetria di posizionamento.
Fotogrammetria dell’area afferente il centro storico e zone limitrofe:

 

 

Una possibile soluzione, di ricomposizione e cucitura, abbisogna di un elemento di collegamento, che vada al di là dei puntiformi interventi previsti nel QSV preliminare e nel PUC2, pur interessanti e in gran parte condivisibili. Tale elemento di relazione, ora inefficiente, potrebbe essere il riportare il Torrente Feo a essere parte integrante del paesaggio cittadino, naturalmente riqualificandolo e potenziandolo a livello di percorribilità.
In blue è riportato un tratto del corso del torrente Feo, del quale si propone la riscoperta come percorso naturalistico attrezzato (pedonale e ciclabile).
I numerosi interventi spesso impropri, che il corso d’acqua e le aree circostanti, hanno dovuto subire (soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e fino agli anni 90 del XX sec.), hanno comportato di fatto “il distacco” della città nei confronti di tale emergenza e ricchezza storico naturalistica. Si ritiene, come già sulla scorta delle precedenti indicazioni formulate in sede di redazione del PRG (purtroppo in buona parte accantonate nella stesura definitiva), nonché sulla base della fase di partecipazione (che ha visto un rinnovato interesse della collettività nei confronti della riscoperta dei valori naturalistico ambientali del territorio, anche a livello di biotipi presenti), come sia proponibile ed opportuno, eliminare per quanto possibile le opere di cementificazione e/o di deviazione dal corso naturale del torrente Feo, e rinaturalizzarne l’alveo e le sponde, nonché renderlo fruibile a livello di percorrenza pedonale e possibilmente anche ciclabile.
La continuità del percorso (se ricostituita), si snoderà lungo tutto il fondovalle e raggiungerà passando nei pressi della Stazione Ferroviaria e di Palazzo Ceccoli , la frazione di Cerqueto. Il percorso consentirà, oltre che di fruire delle zone attraversate a livello paesaggistico ambientale, anche di ricucire in parte il rapporto tra la città e la sua frazione maggiore, nonché con il suo storico corso d’acqua (prossima alle cui sorgenti dovrebbe essere individuabile l’area della antica Waldum, posizionata in Val di Gorgo o Valle di Santo Marzio, e poi trasferita, a seguito dell’incendio che distrusse l’insediamento, costituito per lo più da abitazioni in legno, e che la tradizione vuole sia attribuito alla “Bastula”), nel sito dell’attuale centro storico cittadino a partire
dal 1237).
Lungo il percorso del Torrente Feo e della viabilità pedonale/ciclabile, dovrebbero aprirsi degli spazi verdi recuperati all’abbandono e al degrado, che opportunamente riambientati e riqualificati (anche a livello di attrezzature di sosta e per il tempo libero, di segnaletica, di illuminazione pubblica, e di idonei collegamenti con le infrastrutture cittadine), potrebbero costituire un sistema integrato con le grandi aree verdi circostanti la città.
La viabilità lungo il Feo godrebbe del suggestivo fondale delle mura urbiche (in parte già restaurate).

 

 

Via della Botte sottostante le mura urbiche, già in parte restaurate dopo il sisma del 26.09.97 – si noti lo stridente contrasto tra le mura restaurate e lo stato di degrado in cui versa l’area, peraltro stravolta dagli interventi di deviazione e/o intombolamento del Torrente Feo, che doveva passare proprio parallelamente alle mura in questo tratto, come si evince dalla planimetria catastale non ancora aggiornata.

 

via della Botte sottostante le mura urbiche, già in parte restaurate dopo il sisma del 26.09.97 – si noti lo stridente contrasto tra le mura restaurate e lo stato di degrado in cui versa l’area, peraltro stravolta dagli interventi di deviazione e/o intombolamento del Torrente Feo, che doveva passare proprio parallelamente
alle mura in questo tratto, come si evince dalla planimetria catastale non ancora aggiornata.
il suggestivo percorso di via della Botte, con presenza di un tratto di mura urbiche ancora da restaurare – si noti lo stato di abbandono e il degrado latent
attuale stato di degrado della zona caratterizzata dal percorso del Torrente Feo

 

Un idoneo piano particolareggiato interessante sia le aree (6 e 7) da livello di comparto di recupero ambientale, che tutto il percorso del Feo, permetterebbe poi di avere a disposizione una guida sicura con cui intervenire puntualmente, evitando le discrepanze realizzative oggi presenti a livello di edifici, elementi architettonici ed arredo urbano, che hanno comportato una situazione di oggettivo disarticolamento e degrado del tessuto storico urbano. Importante si ritiene altresì un piano del colore, che tenendo in debita considerazione le stratificazioni storiche (anche alla luce degli studi effettuati da storici locali), recuperi il più possibile l’unitarietà del contesto urbanoe lo integri con la natura circostante. Per rafforzare la continuità, e leggibilità identitaria, ci si potrebbe avvalere di una serie di opere in ceramica (opportunamente protetta e/o trattata per resistere al clima esterno) poste lungo il percorso (ad esempio segnaletica, elementi di arredo urbano, piazzole di sosta, immagini di personaggi storicamente legati al territorio, riferimenti alla storia cittadina).
Lungo il percorso dovranno trovarsi opportuni percorsi meccanizzati atti a garantire un rapido e comodo collegamento con le zone centrali dell’acropoli cittadina, in modo che lo stesso percorso lungo il torrente Feo non costituisca ulteriore elemento di attrazione fuori dalle mura urbiche, ma anzi agevoli il rapporto con la città murata ponendosi al suo servizio.
Nella aerofotogrammetria sottostante, riproducente la città con vista prospettica cosiddetta a volo d’uccello (di leonardesca memoria), è possibile rilevare come l’area di comparto a recupero ambientale n. 6, costituisca frattura, ma anche filtro con l’insediamento posto a valle della nuova Gualdo Tadino.

 

 

GLI ALTRI INTERVENTI DEL QSV

 

Nel QSV preliminare era indicata una serie di interventi ritenuti qualificanti, per la valorizzazione del centro storico. Tali interventi, unitamente ad altri, corredati di eventuali integrazioni ed approfondimenti, così come puntualizzati in fase di partecipazione, si riportano di seguito:

1) Piazza del Soprammuro

La piazza è delimitata solo parzialmente da edifici, in quanto buona parte aggetta a mo di balconata verso la pianura sottostante e/o il versante appenninico. La forma piuttosto articolata, resa ancor più pregnante dalla realizzazione di cavea artificiale (gradinata a mo di teatro romano), frutto di intervento databile agli anni 90 del XX sec., nonché la parziale indeterminatezza, la fa apparire come un luogo non concluso e comunque aperto, tipico del periodo illuministico (ma sensa i suoi simbolismi) e/o successivo. Ciò in evidente contrasto con la limitrofa piazza Martiri della Libertà, dove gli spazi sono delimitati e conclusi, e comunque definiti da tutta una serie di edifici, come in uso nel rinascimento (anche se alcuni immobili sono successivi e/o antecedenti, ma di medesimo impianto costitutivo, ricalcando in gran parte quello medioevale). Piazza del Soprammuro è collegata a Piazza Martiri della Libertà da uno stretto corridoio voltato. Tale passaggio, da un lato le conferisce una posizione atta a relazionarsi, ma dall’altro la isola per le ridotte dimensioni sia in larghezza che a livello verticale e quindi impedendone un ampio campo visivo. La favorevole posizione a ridosso del cuore pulsante della città (in piazza Martiri della Libertà sono presenti il palazzo municipale, le due maggiori chiese cittadine, ossia la chiesa di San Francesco e la concattedrale di San Benedetto, oltre che numerosi altri edifici di minore importanza architettonica, ma interessanti dal punto di vista commerciale), potrebbe comunque essere meglio valorizzato (ciò anche per le caratteristiche del palazzo del Podestà e della torre civica, di indubbia valenza storica ed architettonica).

 


Via del Soprammuro – percorso particolarmente ripido. Sullo sfondo la Taverna di San Benedetto.
Palazzo del Podestà e Torre civica.
Piazza del Soprammuro, emergenze positive.

 

Attualmente la piazza risulta più vissuta come luogo di transito, che di reale aggregazione o “spazio di incontro” così come giustamente indicato nel QSV preliminare.
La ipotesi emersa in fase partecipativa è quella di riqualificare a livello di qualità urbana la piazza, nonché arricchirla di opportunità aggregative, inserendovi ad esempio attività di supporto afferenti la ristorazione e il tempo libero. La sede degli uffici e del museo dell’emigrazione Pietro Conti all’interno dell’ex Palazzo del Podestà (con accesso posto tra l’altro in posizione decentrata e ribassata e necessitante di superamento di barriere architettoniche, rispetto al livello della piazza), pur di per se qualificante ed importante, non appare sufficiente a garantire quel dinamismo e quella continuità di afflusso che sarebbero necessari.
Ma l’idea considerata risolutiva potrebbe essere quella di realizzarci una sala concerti integrata, completamente al disotto del livello della attuale piazza soprammuro, collegata da percorsi meccanizzati come scale mobili illuminate naturalmente. Tale posizione sotto il livello del suolo permetterebbe altresì di avere un notevole vantaggio in termini energetici, oltre che essere maggiormente biocompatibile, e probabilmente avere una qualità del suono favorita dall’isolamento naturale (tra l’altro esempi simili nel mondo stanno a dimostrare della fattibilità dell’intervento e delle buone qualità acustiche riscontrate). Chiaramente gli spazi non saranno limitati alla sala concerto (comunque cuore pulsante e principale polo attrattivo), ma si potranno avere spazi di relazione collettiva ad uso della comunità. Lo spazio superiore della piazza, verrà anch’esso arricchito dalla presenza della sala concerti, ciò in quanto oltre all’aumentato flusso di soggetti fruitori, potrà essere anche l’appendice della sala per rappresentazioni all’aperto. Penso che quando la situazione è complessa, gli spazi pochi e frammentari, le funzioni disarticolate tra loro, come nel caso di specie, bisogna trovare un’idea aggregante che esuli dal normale contesto del quotidiano, questa potrebbe essere l’idea guida, come lo fu a Gubbio l’idea della piazza grande, o a Siena piazza del campo (chiaramente con le debite proporzioni e la variane del contesto in cui operare, ma ritengo che alla fine l’idea generatrice coinvolgente la popolazione in un progetto condiviso di portata eccezionale per la città, possa essere quell’elemento unificante necessario nella Gualdo di oggi.
La piazza si presenta peraltro con zone abbastanza degradate, anche a livello manutentivo, basti pensare che la ringhiera metallica di protezione, appare talmente corrosa dalla ruggine, da presentare grosse lacune di materiale se non discontinuità tra gli elementi costituenti. La qualità degli arredi, la segnaletica, gli stessi paramenti murari di alcuni degli edifici prospettanti, non appaiono di qualità urbana sufficiente o non sono ben integrati nel contesto. Appare quindi opportuno sia migliorare la qualità urbana sia reperire idonei spazi, anche eventualmente a livello interrato e/o seminterrato, nonché favorire un accesso privo di barriere architettoniche riguardo la via del soprammuro, che tra l’altro collega la sala mediateca con gli uffici del museo dell’emigrazione.

 

Palazzo del Podestà e Torre Civica
Palazzo del Podestà e Torre Civica– Si noti il contorno delimitato dalla cavea semicircolare realizzata nel XX sec.

 

L’attuale ascensore che parte dal livello del parcheggio denominato degli ex orti Mavarelli, si ferma infatti a livello inferiore, e per raggiungere la piazza Soprammuro è necessario percorrere il ripido pendio stradale e/o una scalinata piuttosto lunga (che nei periodi di maltempo, specialmente con presenza di neve e ghiaccio, si presenta al limite della praticabilità). Il PUC2 prevedeva una possibile soluzione atta a superare l’inconveniente sopra lamentato, aumentando di un livello di piano l’ascensore, in modo tale da fargli raggiungere il livello della Piazza.
In fase partecipativa è emerso come nella zona sottostante la attuale piazza in prosecuzione degli edifici contigui alla chiesa di San Francesco dovevano essere presenti alcuni locali, che opportunamente ristrutturati ed ampliati, potrebbero collegarsi con l’immobile attuale sede del Museo dell’emigrazione. Uno studio atto a verificare la effettiva consistenza di tali spazi, nonché una ipotesi di diversa soluzione a livello di disegno e conformazione urbana della piazza, potrebbe non essere una ipotesi da scartare. Parrebbe meno praticabile, ma pur sempre di possibile doverosa verifica, la soluzione proposta da alcuni tecnici e/o studiosi locali, che vorrebbero eliminare gran parte degli edifici esistenti posti tra le due piazze, in modo da unificarle. Tale ipotesi tra l’altro, se non ben calibrata, potrebbe trovare il diniego delle superiori autorità preposte alla tutela del vincolo ex L. 1089/39 (Soprintendenza ai beni architettonici), andandosi a modificare una situazione ormai
storicizzata (anche a livello di conformazione) e in presenza di edifici di possibile valore architettonico e/o comunque storico.
E’ da dire comunque che nel corso della storia i popoli hanno apportato continue modifiche alle loro città, e che se la “mano dell’architetto e dell’urbanista” (meglio se figura unica) è di ottimo livello, i risultati non si sono fatti attendere. Basti pensare alle città di Pienza, a Siena, o alla limitrofa Gubbio, dove un intervento di siffatta, anzi superiore portata fu eseguito addirittura a partire dalla prima metà del XIV secolo, quando i rappresentanti cittadini (delibere del 1321 e 1322) decisero di realizzare al posto delle piccole architetture presenti sul declivo del centro cittadino, alla confluenza dei quattro quartieri, la grande piazza (già piazza della signoria, ora piazza grande) poggiata in parte su enormi arconi, tanto da essere considerata la piazza sospesa più grande d’europa. A delimitare la piazza l’architetto (probabilmente Angelo da Orvieto e non già il Gattapone, che pare avesse solo funzioni di direzione dei lavori, come molti indizi attendibili fanno ritenere), progettò due edifici, il palazzo dei Consoli e il palazzo Pretorio (che dovevano essere di medesima consistenza sia planimetrica che volumetrica, ma posti in maniera ortogonale uno all’altro). Uno dei due edifici, il palazzo pretorio fu poi realizzato soltanto parzialmente, perlomeno riguardo la parte aggettante sopra il livello della piazza (molte modifiche sono poi intervenute nel corso dei secoli, ma bisogna dire che forse hanno arricchito, più che negato l’impianto originario, rimanendone vivo ed attuale lo straordinario spirito dell’idea generatrice frutto della straordinaria capacità e volontà di un intero territorio). Certo è infatti che proprio la volontà del popolo e dei suoi rappresentanti fu determinante per tale approccio di utopica follia, sia per la considerevole mole, che il contesto storico e le limitate risorse disponibili.
Passiamo ora a delineare l’idea considerata risolutiva per sfruttare le potenzialità del sito, che potrebbe consistere nel realizzare una sala concerti integrata, posta completamente al disotto del livello della attuale piazza Soprammuro, nonché collegata da percorsi meccanizzati (scale mobili illuminate naturalmente).
Il collegamento potrebbe essere esteso al Palazzo Comunale, sempre a livello interrato, superandosi in tal modo i vincoli dovuti alla storicizzazione della attuale conformazione di Piazza Martiri della Libertà. Ciò che è precluso e/o di difficile proponibilità all’esterno, potrebbe viceversa trovare la sua possibile realizzabilità nel sottosuolo. Tale posizione sotto il livello del suolo permetterebbe altresì di avere un notevole vantaggio in termini di risparmio energetico legandosi alle attuali politiche ecologiche sia internazionali che locali, oltre che essere maggiormente biocompatibile riguardo l’area di intervento, e probabilmente garantire una migliore
qualità del suono, ciò favorito dall’isolamento naturale del terreno soprastante (esempi simili nel mondo stanno a dimostrare la fattibilità dell’intervento e le buone qualità acustiche riscontrate).
Chiaramente gli spazi non saranno limitati alla sala concerto (comunque cuore pulsante e principale polo attrattivo), ma si potranno avere spazi di relazione collettiva ad uso della comunità (come sale di lettura, biblioteca, archivio storico ed altro). Lo spazio superiore della piazza, verrà anch’esso arricchito dalla presenza della sala concerti, ciò in quanto oltre all’aumento del flusso di soggetti fruitori, potrà essere anche l’appendice della sala interna per rappresentazioni da svolgersi all’aperto. Penso che quando la situazione è complessa, gli spazi pochi e frammentari, le funzioni disarticolate tra loro, come nel caso di specie, bisogna trovare un’idea aggregante che esuli dal normale contesto del quotidiano, e questa potrebbe essere l’idea guida, come lo fu a Gubbio l’idea della piazza grande, o a Siena piazza del Campo (chiaramente con le debite proporzioni e la variane del contesto in cui operare), ma ritengo che alla fine un’idea generatrice coinvolgente la popolazione, in un progetto condiviso di portata eccezionale per la città, possa essere quell’elemento unificante necessario nella Gualdo Tadino di oggi.
Nel nostro tempo a volte è proprio la mancanza del coraggio di fare scelte importanti e che necessitano di grandi energie, che blocca e/o riduce le potenzialità realizzatrici, forse viceversa presenti.
Certo ciò non vuol dire proseguire nella politica del lasciar fare, che ha portato alla attuale situazione di degrado e di disgregazione del tessuto connettivo, tipico di alcune parti del centro storico gualdese, ma sicuramente, riconsiderare la città nel suo aspetto olistico, non sarebbe male.
Non bisogna poi nemmeno avere la fretta di concludere, in quanto la scelta deve essere ponderata e consapevole, e comunque partecipata. Il QSV potrebbe essere il grimaldello con cui la cittadinanza potrebbe riappropriarsi della possibilità di decidere direttamente delle scelte future del suo territorio. Ma certo lo strumento QSV non dovrebbe essere considerato alla stregua di una mera operazione di restyling cittadino.
Ritengo importante puntare su un rinnovato impegno partecipativo, dove il ruolo di ognuno deve essere propositivo e non passivo e/o di contrasto per partito preso.
Le critiche, purché costruttive, sono anzi indispensabili, per affrontare un processo di crescita comune volto a modificare il senso stesso delle percezioni del nostro modo di vivere la città.
Certo la fiducia è fattore primario quando si affida a qualcuno una parte del nostro futuro, seppure relativo ad aspetti organizzativi e/o collettivi, ma senza di essa, è difficile ottenere risultati tangibili e duraturi.
Bisognerebbe avere regole certe e la possibilità di controllo oggettivo sugli avvenimenti, per poter operare con tranquillità, consapevoli di poter cambiare, in caso non si abbia ben riposto la nostra fiducia.
La trasparenza dovrebbe essere al primo posto.
Non è più il tempo dell’operare nelle segrete stanze, ormai la gente, ha la possibilità di rapportarsi a situazioni a scala internazionale, come insegnano le recenti rivolte nel nord africa e nei paesi arabi, cosa forse impensabile solo pochi anni or sono. Il potere deve essere affrontato con spirito diservizio non solo a parole, in quanto altrimenti si rischia come minimo uno scollamento, tra chi gestisce il potere e il resto dei cittadini.
Le regole e il loro rispetto debbono essere reali e non solo fatte per essere asservite al potere di chi le gestisce. Forse anche questo è utopia, ma i tempi cambiano e la speranza è l’ultima a morire.
La speranza nella fattispecie, è che il QSV serva veramente a valutare correttamente le potenzialità del territorio e ad attivare azioni di buona pratica per una crescita consapevole, partecipata e rivolta alla generalità dei cittadini.

 

Gualdo Tadino – scorcio panoramico sulla città - ripreso dalle alture soprastanti – in primo piano sulla dx

Gualdo Tadino – scorcio panoramico sulla città - ripreso dalle alture soprastanti – in primo piano sulla dx la Rocca Flea - al centro l’emergenza verticale costituita del campanile della chiesa di San Benedetto e sullo sfondo i contrafforti collinari paralleli agli appennini. Nella zona mediana, l’area un tempo caratterizzata dal lago cosiddetto di Gualdo.

 

2) Ex orti Mavarelli

La attuale area residuale, a seguito della realizzazione di due edifici posti ad L, avvenuta negli ultimi decenni, risulta attualmente destinata in gran parte a parcheggio asfaltato. Il collegamento pedonale avviene verso il centro storico, parte con scale e viabilità (piuttosto ripida) e parte con ascensore, che però non raggiunge il livello di piazza Soprammuro e quindi non elimina il problema delle barriere architettoniche. Il corridoio che porta all’ascensore dal parcheggio, si presenta non pienamente confacente, sia per qualità dei materiali e arredi, sia soprattutto per la presenza di umidità latente e cattivi odori che in genere lo caratterizzano, alòla qualità urbana che l’area di diretto accesso al centro storico richiederebbe. Il PUC2 prevedeva la possibilità di una modifica dei livelli di piano e/o un potenziamento, in modo da permettere il raggiungimento a livello di piazza Soprammuro, nonché alcune opere di restyling interno.
Si ritiene comunque necessario operare riguardo la tecnologia afferente il ricambio aria, la coibentazione e/o impermeabilizzazione, oltre che la qualità intrinseca degli elementi di arredo, la segnaletica, l’illuminazione e le finiture.
L’area asfaltata è attualmente poco confacente alle funzioni di relazione che dovrebbero caratterizzare una piazza cittadina, risultando di fatto un mero spazio dove parcheggiare per raggiungere altri brani di città, ciò a discapito delle attività presenti in loco, nonché della qualità urbana. Il PUC 2 riprendeva l’ipotesi, già in passato prospettata, di realizzare un parcheggio coperto dotato di collegamento tramite ascensore con l’acropoli cittadina, lasciando una parte dell’area soprastante a piazza pubblica e giardini.
Tale soluzione, risulta positiva e di indubbio interesse, ma andrebbe studiata con grande attenzione in modo da poter calibrare gli interventi e permettere un reale miglioramento della qualità urbana dell’insediamento.
Gli edifici che prospettano sulla piazza, visti dal parcheggio, paiono infatti decontestualizzati rispetto al soprastante centro storico, ciò nonostante in buona parte oggetto di restauro e ristrutturazione a seguito del sisma del 26.09.97 e successivi. Interessante sarebbe quindi valutare anche una soluzione atta a modificare e/o comunque filtrare la presenza degli edifici a grande scala che delimitano la piazza (vedi anche pareti verdi e/o altre ipotesi).

 

edifici ex orti Mavarelli a destinazione commerciale e ad uffici – in primo piano stazione bus di linea
edifici residenziali ex orti Mavarelli oggetto di ristrutturazione a seguito degli eventi sismici del 26.09.97 e successivi

 

Uno dei problemi che caratterizza l’attuale area a parcheggio, è poi il difficoltoso accesso carrabile principale, che avviene da viabilità laterale. A valle dell’accesso, convergono in particolare varie strade, non adeguatamente raccordate. Singoli cittadini e/o associazioni come ad esempio il Rotary club locale hanno ritenuto opportuno apportare un contributo per la soluzione dell’annoso problema, progettando una rotonda atta a convogliare il traffico proveniente dalle varie direzioni di marcia, che di seguito si riporta:

 

 

QSV preliminare prevede una ipotesi similare, a livello di soluzione, così come riportata nella tavola “accessibilità e parcheggi” riportata in precedenza. Tale ipotesi è stata sostanzialmente riconfermata nel PUC2.

3) Piazzale del Mercato

Porta San Benedetto
Porta di San Benedetto, nei cui pressi dovrebbe arrivare il percorso meccanizzato con partenza da piazza del mercato (ex Pretura)

Il QSV preliminare prevede l’accesso principale a questa area da un nuovo accesso denominato D2, proveniente dalla S.S. n. 3 Flaminia, opportunamente raccordato tramite una rotatoria in progetto.
Tale ipotesi è contenuta anche nel PUC 2. Tale nuova direttrice di accesso, dovrebbe confluire alla irettrice denominata D1 (esistente), mediante un percorso “protetto” ossia con transito esclusivamente pedonale e/o ciclabile, salvo la possibilità di transito dei mezzi pubblici (percorso ad uso delle scuole e dei residenti). L’attuale area verrebbe collegata all’acropoli cittadina attraverso un percorso meccanizzato (ascensore inclinato) secondo la proposta contenuta nel PUC 2. Nella piazza parcheggio, dovrebbero poi essere ubicati gli spazi di sosta dei Bus che verrebbero qui fatti confluire, a seguito dello spostamento dalla attuale area sita sotto il parcheggio ex orti Mavarelli. Il PRG attuale, prevede già l’accesso diretto dalla S.S. n. 3 Flaminia, per cui la soluzione formulata non necessita di varianti, perlomeno non significative, agli strumenti urbanistici.
Il percorso meccanizzato di collegamento tra la piazza parcheggio (attuale sede del mercato settimanale) e il centro storico, riprende un’idea già portata avanti in precedenza dall’amministrazione comunale, e in attuazione della quale si era richiesto un finanziamento a valere sul giubileo del 2000, poi non concretizzatosi.
Di indubbio valore ai fini della rivitalizzazione della parte bassa del centro storico (zona gravitante intorno alla porta di San Benedetto) la realizzazione del percorso meccanizzato è da considerarsi opera complessa e che necessita di un attento studio ai fini dell’inserimento nel contesto. Tra l’altro dovrebbe tenersi conto della conformazione della cinta muraria originaria, che non ricalca più a partire dalla biblioteca comunale, il percorso viabile. Di grande interesse potrebbe pertanto essere il recupero di tale emergenza, e/o perlomeno riguardo l’evidenziazione del tracciato originario delle mura urbiche.

 

4) San Donato

La chiesa di San Donato è stata edificata nel XIII sec. (1255). L’attuale campanile è più basso dell’originario, in quanto a seguito del devastante terremoto del 1751, si ritenne opportuno rimodellarne la conformazione in maniera più contenuta. Nella chiesa sono presenti importanti opere d’arte, sia originarie, sia provenienti da altre chiese del circondario. Di particolare interesse opere dei Gualdesi Matteo e Girolamo da Gualdo ed altri. La fontana esterna, dovrebbe essere coeva a quella presente sulla facciata di San Benedetto, peraltro posta anch’essa lungo il tragitto del vecchio acquedotto. Storici locali attribuiscono la Fontana all’opera propositiva per la città del legato Cardinal del Monte (famoso anche per l’interesse verso le opere d’arte, di cui amava
circondarsi). La chiesa è stata riaperta al culto dopo il 1998.
Il QSV preliminare prevede la demolizione di corpi di fabbrica posizionati a ridosso dell’edificio chiesa, considerati superfetazione. Lo spazio ricavato, opportunamente riqualificato, dovrebbe costituire il punto di arrivo del percorso di accesso all’acropoli proveniente dalla zona a valle delle mura urbiche (comparto speciale di recupero ambientale – 6).
Inoltre l’area potrebbe costituire un utile spazio di sosta e di nicchia verde, a ridosso della via principale del centro storico, assai carente.

A dx Chiesa di San Donato, sullo sfondo è visibile la chiesa di S. Maria del Gonfalone o dei Raccomandati. La fontana coeva a quella di San Benedetto, forse realizzata su disegno dell’arch. Antonio da Sangallo.

 

5) S. Margherita

 

 

L’area era caratterizzata storicamente da una vasta costruzione religiosa, un convento. L’origine di tale struttura è fatta risalire dal Guerrieri alla prima metà del sec. XIV (1328). Successivamente la chiesa fu ammodernata nel 1453 e il convento subì un ampliamento nel 1574. Dopo alterne vicende, legate alla congregazione, con l’unità d’Italia il convento diventò di proprietà demaniale, anche se le monache vi rimasero fino al 1895. A partire dal 1909 la struttura fu gestita da mastriceramisti. Attualmente della struttura originaria rimane a testimonianza la sola chiesa dedicata a Santa Margherita.
L’area è stata oggetto di numerosi interventi a partire soprattutto dal secondo conflitto mondiale, e culminati negli ultimi anni con la realizzazione di un complesso insediativo avente destinazione residenziale/commerciale e ad uffici.
A prescindere dalla qualità architettonica dei nuovi edifici, cui alcuni muovono critiche, (ciò forse anche per la mancata definizione delle opere di urbanizzazione e i lunghi tempi di attesa), bisogna comunque considerare che l’area era in stato di completo abbandono, in gran parte già oggetto di demolizioni improvvide, e fortemente degradata (per cui i danni maggiori erano stati già fatti).

 

 

In primo piano la nuova edificazione nell’area di Santa Margherita (sulla sx si intravede la Chiesa)
La posizione a ridosso di una delle storiche porte cittadine (San Donato) la pone comunque come zona di accesso privilegiato all’acropoli cittadina. Problema maggiore è riferibile al dislivello esistente tra la zona dei parcheggi (pubblici e privati) e il centro storico.

 

Porta San Donato Via Storelli
Porta San Donato Via Storelli

 

Tale dislivello era previsto come superabile tramite ascensore con sbocco in via Storelli nei pressi di uno slargo. Il QSV preliminare (e poi anche il PUC 2) riprendevano tale indicazione, come evidenziato nella tavola “accessi e parcheggi”.
In particolare, nell’area sono in corso di completamento una serie di infrastrutture di cui una parte è di proprietà pubblica, destinata a parcheggi, sia coperti (45 posti auto) che esterni (circa 35). Tale presenza di spazi pubblici di sosta, peraltro nelle immediate vicinanze della città murata, costituisce una ricchezza che va adeguatamente valorizzata, sia con la effettiva realizzazione del collegamento meccanizzato, sia con una opportuna riqualificazione a livello di arredo urbano e sistemazioni esterne.


Matteo da Gualdo Trittico di Santa Margherita – 1462 - ora al museo civico Rocca Flea –
esempio di arte rinascimentale definita eccentrica

 

6 e 7) Comparto speciale di recupero ambientale

Le aree afferenti ai comparti di recupero ambientale, ricalcano per lo più le previsioni di PRG. Sono localizzate a valle della città murata (zona sud) arrivando fino alla attuale via G. Matteotti.
All’interno, longitudinalmente, scorre quel che rimane del Torrente Feo.
Le aree si presentano in genere assai degradate, anche se sono presenti emergenze significative, come ad esempio parte delle mura urbiche, oggetto di restauro di buon livello qualitativo, per il quale ci si è avvalsi di contributi pubblici, concessi a seguito del sisma del 26.09.97 e gg. successivi.
Il PRG prevede per tali aree un piano particolareggiato di iniziativa pubblica per addivenire alla riqualificazione paesaggistico ambientale. Gli interventi previsti possono riassumersi nel completamento del ripristino e restauro delle mura urbiche, nella valorizzazione ambientale del corso del Torrente Feo (anche attraverso interventi di bonifica ed ingegneria ambientale, oltre che di ricostituzione della vegetazione ripariale), nella demolizione di corpi di fabbrica avulsi con il contesto e/o di superfetazioni (con eventuale ricostruzione e/o rimodellamento di volumi compatibili con l’area interessata), con la realizzazione di percorsi pedonali (e possibilmente anche ciclabili), realizzazione di aree verdi attrezzate per sosta, gioco dei bambini e relax, collocabili possibilmente in punti da cui fruire delle visuali migliori (coni visivi) verso il centro storico.
Nell’area vengono previsti parcheggi, collegabili all’acropoli soprastante tramite percorsi meccanizzati e non.
Riguardo il recupero del percorso del Torrente Feo in generale, si ritiene che l’area di intervento debba essere prolungata sia verso le sorgenti, sia verso le frazioni di Palazzo Ceccoli e Cerqueto, in modo da costituire non un fatto localizzato (anche se importante), ma entrare a far parte di un percorso a scala più ampia ed articolata, tale da aumentarne sia l’attrattività, sia il bacino di utenza e i possibili utilizzi (rif. valorizzazione e riqualificazione del percorso del Torrente Feo, del suo alveo e delle aree limitrofe).
Come già nel QSV preliminare, la fase di partecipazione, ha ritenuto confermare la validità della presenza degli orti cittadini (considerati anche un fatto culturale di rilievo per la popolazione, soprattutto di quella ricompresa nelle fasce di età più avanzate, come sottolineato anche dalle associazioni di categoria e dalle ricerche sociali portate avanti dall’Acli), ciò purché tali orti siano effettivamente oggetto di cura e manutenzione.
Per favorire le attività sociali ma anche la stessa qualità urbana, parte delle aree potrebbero essere acquisite da parte dell’Ente, per assegnarle in dotazione temporale a singoli cittadini, con la condizione di ottenerne in cambio l’effettiva cura, secondo idonei capitolati.

8) Area della Torre Colombaia

Le potenzialità di tale area posta in prossimità della Rocca Flea, sono state indagate in fase di QSV preliminare. In particolare, l’ipotesi progettuale prevede di destinare la torre (di pregio storico) e l’area circostante ad area attrezzata per il gioco dei bambini, data anche la sua conformazione a corte, che si presta allo svolgimento di attività concluse e protette. Tale indicazione funzionale rispecchia le esigenze generali del centro storico, in cui effettivamente pochi sono gli spazi destinati al gioco dei bambini.

9) Area della Rocca Flea

L’area posta alla sommità del Colle Sant’Angelo, è dominata dall’imponente fortezza denominata Rocca Flea.
Il nome deriva probabilmente dal corso d’acqua Flebeo (divenuto poi Fleo).
Vi soggiornarono perfino l’imperatore Federico Barbarossa e le sue truppe.
Si deve però alla volontà dell’imperatore Federico II (1242) il potenziamento delle difese cittadine (della nuova Waldum trasferitasi sul Colle sant’Angelo a seguito dell’incendio che la distrusse quasi completamente l’insediamento di Val di Gorgo) ricomprendenti le mura urbiche e la Rocca Flea, che venne ristrutturata e restaurata per costituirne il baluardo avanzato più significativo.

 

La Rocca Flea – visione d’insieme prima delle sistemazioni esterne Stemmi presenti sulla facciata

 

La Rocca Flea segui tutte le vicissitudini della città, passando di volta in volta sotto il dominio dei potenti del tempo. Nel XVI divenne residenza dei legati Pontifici (tra i quali si ricorda il Cardinal del Monte), fino a diventare carcere mandamentale nel 1888. Restaurata da pochi anni , ospita attualmente il museo civico cittadino, con opere di particolare importanza per la storia del territorio, e che attraversano un po’ tutti i periodi storici (da una iscrizione databile al IV sec. a. C. rinvenuta a Colle dei Mori, ad un sarcofago romano del II sec. d. C. ad affreschi medioevali, ad opere di pittura rinascimentale di raffinata fattezza tra cui un polittico dell’Alunno del 1471 e numerose opere di Matteo da Gualdo databili dal 1462 al 1497. Del 1627 è l’opera “miracolo di S. Diego” di Avanzino Nucci. Di particolare interesse risulta poi la collezione ceramica a Lustro riproposta sulla tradizione di Mastro Giorgio (produzione Rubboli, Discepoli, Santarelli) del XIX e XX sec..


Rocca Flea
Rocca Flea - vista dopo una prima sistemazione degli spazi esterni
Rocca Flea - interni
Rocca Flea - interni

 

Vari sono stati gli interventi di riqualificazione del complesso monumentale, che però non hanno ancora interessato completamente l’area circostante.
Le soluzioni sono orientate a favorire la riqualificazione ambientale, che consenta lo svolgimento di rappresentazioni storiche, per cui sono stati pensati anche spazi collettivi a mo di cavea, o altre soluzioni alternative. L’area è comunque da considerarsi sensibile dal punto di vista dell’arredo urbano, in quanto l’inserimento di elementi troppo invasivi e/o non compatibili con il contesto potrebbero portare a risultati non confacenti, se non peggiorativi.

10) Giardini pubblici

L’area è storicamente quella più vocata della città come sede per giardini e spazi a servizio della collettività. Pur tuttavia, con la chiusura del nosocomio Gualdese (ex ospedale Calai) e la permanenza dei soli poliambulatori ed uffici, peraltro in area decentrata, si è creato di fatto uno scollamento tra la città e i giardini pubblici. Non venendo più vissuti come una parte integrante e viva del tessuto cittadino, ma di solo spazio marginale, gran parte della popolazione ha perso l’usanza di percorrere e di fruire gli spazi dei giardini (magari solo per raggiungere l’ospedale o per sostare durante le visite ai pazienti). L’abbandono dell’utilizzo da parte dei gualdesi storici, ha indotto di fatto nuovi fruitori, di recente residenzialità (e in genere stranieri) ad utilizzare massicciamente l’area, provocando con ciò un ulteriore diminuzione di attrattività da parte dei
gualdesi di vecchia data, che percepiscono il luogo come non sicuro. Come già esplicitato correttamente nel QSV preliminare, appare opportuno non già allontanare i cittadini di origine straniera dall’uso dei giardini, ma favorire viceversa forme di coesione, che permettano una pacifica convivenza nel rispetto delle tradizioni di ognuno. E’ chiaro però, che la causa principale di abbandono è stata come sopra riportato la minore forza attrattiva del luogo rappresentata dalla chiusura del polo ospedaliero. Ora se si vuole riqualificare l’area e renderla di nuovo attrattiva, è chiaro che ne va ripristinata una percezione positiva, sia a livello di spazi che vanno curati e fatti oggetto di opportuna manutenzione, sia a livello di nuove fonti attrattive, come potrebbe essere la paventata realizzazione del parcheggio coperto. In fase partecipativa, è emerso come l’area da
adibire a parcheggio, dovrebbe essere maggiormente concentrata verso l’acropoli cittadina, sia per avere percorrenze più brevi, sia per meglio salvaguardare le alberature di alto fusto presenti.
I parcheggi potrebbero aumentare di per se anche l’attrattività residenziale verso il centro storico, fornendo quegli spazi pertinenziali tanto necessari alle moderne abitudini di vita, che di norma scarseggiano all’interno delle città murate.
Punto a favore è rappresentato dalla percorribilità dell’area piuttosto agevole (essendo quasi pianeggiante), nonché dalla presenza di un ascensore collegato alla zona superiore della città e che permette di arrivare nei pressi della ex Monina e degli IRR.
Episodio similare si sta concretizzando nella vicina città di Gubbio, dove ai margini delle mura urbiche, nel quartiere San Pietro, si stanno realizzando box e parcheggi con operazione di project financing (ossia separando gli assets di progetto da quelli dai promotori l’iniziativa), e quindi senza particolari spese per le casse pubbliche.
Chiaramente la soluzione definitiva della problematica afferente le aree dei giardini pubblici, ma anche della città in generale, deve passare per il riutilizzo degli spazi del Calai. L’amministrazione comunale si sta muovendo con determinazione in questa direzione, tanto che si spera al più presto possa mettere in piedi un progetto di città della salute condiviso, che sfruttando le peculiarità del territorio, ossia l’aria buona, gli spazi verdi e la presenza della montagna, l’acqua di ottima qualità, la cucina tipica, nonché le positive tradizioni sulle tecniche riabilitative, in particolare verso i cardiopatici, permettano un riutilizzo completo delle infrastrutture presenti.

 

Particolare dell’area dei giardini con presenza di
busti di storici personaggi gualdesi
Viale G. Mancini sottostante i Giardini pubblici (sulla dx)

 

11) Ex consorzio

Si riporta di seguito quanto indicato nel QSV preliminare: “Il complesso di proprietà privata dell’ex-consorzio ormai dimesso da molti anni, si presta ad interventi di concertazione per la realizzazione di una struttura ricca di valenze sia per le sue caratteristiche volumetriche e architettoniche che per la sua ubicazione in corrispondenza dell’ingresso alla direttrice principale di accesso al centro storico. Il sito risulta interessante anche in funzione della realizzazione della nuova Flaminia e in prospettiva quindi, del cambiamento di ruolo e identità della attuale Flamina che dovrà trasformarsi in una strada-struttura urbana. Effettivamente nell’ l’ex-consorzio riqualificato possono essere insediate una commistione di funzioni che vanno dal residenziale a
servizi di vario genere e anche attività commerciali. Una particolare attenzione alla qualità architettonica dell’intervento può contribuire a definire un segno forte e dare una maggiore identità all’ intorno prossimo che risulta caratterizzato da un tessuto rarefatto e anonimo”.

12) Ex ospedale Calai

L’ospedale Calai si deve all’iniziativa di Mons. Roberto Calai (del quale conserva il nome), esso fu iniziato nel 1899 (21 agosto), la sua parte strutturale terminata nel 1906 (1 settembre) e la sua inaugurazione si ebbe nel 1909 (7 agosto). Fu per molto tempo uno dei nosocomi più importanti dell’Umbria, ed anzi per molti anni, considerato il più efficiente, essendo stato realizzato ex novo, dotato dei più moderni ritrovati della tecnica, nonché con caratteristiche funzionali proprie di un impianto ospedaliero (a differenza degli altri presidi sanitari Umbri del tempo, spesso installatisi in edifici a diversa destinazione originaria, e per ciò stesso oggetto di varie modifiche e rimaneggiamenti).
Con la chiusura dell’ex ospedale Calai nel 2008, a seguito della realizzazione del nuovo ospedale comprensoriale di Branca, di fatto si è creata una frattura tra questo brano di città e il resto del contesto cittadino, solo in parte mediata dalla permanenza di alcune funzioni sanitarie collocate per lo più all’interno degli edifici adiacenti l’immobile storico del Calai, ovvero poliambulatori ed uffici.

 

Ospedale Calai Lo storico complesso del Calai come doveva presentarsi subito dopo la realizzazione nel 1909. Si noti la qualità architettonica dell’edificio, non ancora devastato dalle improprie successive aggiunte e/o superfetazioni.

 

cartolina storica, riproducente il Calai – sullo sfondo la Rocca Flea porzione centrale del corpo di fab- brica originario del Calai. Foto attuale

 

L’amministrazione comunale si sta impegnando fortemente, unitamente a tutto il consiglio comunale e a tutta la collettività gualdese, per trovare una soluzione riguardo l’utilizzo dei contenitori rimasti vuoti. Parrebbe da tutti auspicato un utilizzo compatibile con le funzioni sanitarie (esempio come centro di riabilitazione e recupero, di cui peraltro già in passato c’è stata una positiva esperienza riguardo la riabilitazione dei post infartuati, ovvero come residenza protetta per anziani ricollegandosi alla esperienza degli IRR). Anche le istituzioni regionali sono chiamate a fare la loro parte, assicurando il sostegno necessario. L’idea prevalente è quella di realizzare una cittadella della salute, che avvalendosi delle caratteristiche positive presenti (grandi contenitori, esperienze specifiche, localizzazione a ridosso dell’area cittadina con presenza di infrastrutture,
positività ambientale sia per altitudine, che per presenza di verde, acqua di buona qualità ed aria salubre, prodotti biologici ed altro) possa garantire una convergenza di fattori (il cosiddetto fare sistema), tali da assicurare la positiva riuscita della iniziativa. La realizzazione del parcheggio nell’area giardini pubblici, e la riqualificazione complessiva dell’area, dovrebbero dare anch’essi un contributo non indifferente nel favorire la scelta operativa.

13) Ex Cava

Si riporta di seguito quanto contenuto nel QSV preliminare: “E’ un’area abbandonata, dove negli anni 60 e 70 veniva cavata ghiaia. L’area oggi in stato di degrado può trasformarsi in una struttura urbana divenendo un parcheggio funzionale al flusso turistico attratto dalla rocca Flea e dal museo al suo interno e un punto di accessibilità all’estremità ovest del centro storico. Tale intervento dato il contesto paesaggistico del sito va valorizzato con sistemazioni di ingegneria naturalistica.
Tuttavia va segnalato che il sito ha delle problematiche di natura geologica, quindi per una migliore valutazione della sua destinazione d’uso e relazione funzionale al centro storico, occorrono accurate indagini che verifichino le problematiche di natura geo-tecnica dei possibili interventi”.

14) Area IRR

Si riporta di seguito quanto contenuto nel QSV preliminare: “Data la forte esigenza di strutture ricettive per il pernottamento, effettivamente attualmente il centro storico di Gualdo Tadino è provvisto solamente di un albergo all’interno dell’opera salesiana, l’amministrazione, ha previsto di trasformare l’IRR (istituti riuniti di ricovero) in un albergo. La struttura si presta bene a tale trasformazione anche considerando la sua collocazione in corrispondenza del punto in cui convergono quasi tutti i sentieri, effettivamente ciò può favorire la promozione del patrimonio della rete sentieristica per l'attività di trekking che può determinare flussi turistici”.

15) Eremo di Santo Marzio

L’eremo è di notevole importanza soprattutto riguardo la storia ecclesiastica di Gualdo, in quanto le sue origini arrivano al 1241, quando i frati minori lo eressero. Anche San Francesco parrebbe averlo frequentato, e così pure tanti altri Beati e Santi, tra cui appunto il Beato Marzio (originario di Pieve di Compresseto dove nacque intorno al 1210). L’edificio ha nel corso dei secoli subito varie modifiche, soprattutto riguardo le strutture adiacenti, e non sempre in maniera appropriata. Da ultimo è stato restaurato parzialmente alla fine degli anni 90 del XX sec., con il supporto di vari soggetti (istituzionali e non), con il controllo della soprintendenza ai beni architettonici dell’Umbria.
Si riporta di seguito quanto contenuto nel QSV preliminare: “L’area in cui si trova l’eremo è molto affascinante da un punto di vista naturalistico-ambientale, è attrezzata con tavoli e sedute ed è meta di escursioni giornaliere tuttavia insieme alla strada che conduce alla Rocca Flea necessita di interventi di sistemazione esterna e consolidamenti con interventi di ingegneria naturalistica.
Risulta importante la valorizzazione di questa sito in quanto si pone come ambito filtro-raccordo tra le parti urbane strettamente in relazione con la Rocca Flea e il percorso anche esso di rilievo paesaggistico che conduce al parco della Rocchetta”.

 

eremo di Santo Marzio dopo i
Eremo di Santo Marzio dopo i restauri della fine degli anni 90

 

 

16) Area ex Monina

Si riporta di seguito quanto indicato nel QSV preliminare: “Gli spazi esterni di questa area residenziale di recente realizzazione attualmente hanno un carattere che si associa all’ effetto sgradevole delle periferie irrisolte e incomplete di molte città. Necessita di un connettivo di qualità con la presenza di spazi di incontro e sicuramente di maggior decoro anche per il suo stretto rapporto con il centro storico e l’area dell’eremo di S.Marzio di notevole pregio naturalisticoambientale.
Una parte dell’area descritta è già attualmente oggetto di lavori di riqualificazione”.

17) Ex opificio

Si riporta di seguito quanto indicato nel QSV preliminare: “è un’altra struttura dismessa e contenitore vuoto da molti anni che necessita di riqualificazione estetica anche per il suo rapporto visivo con la Rocca Flea e di una destinazione e un ruolo nel centro storico”.

18) Ex ITPC

L’edificio parte con destinazione pubblica, parte privata, non ha subito sostanziali restauri e/o interventi a seguito del sisma del 26.09.97 e gg. seguenti, salvo poche opere di messa in sicurezza localizzate per lo più in corrispondenza del vano scala.
Attualmente la parte pubblica è destinata ad archivio, salvo una porzione affidata ad enti con finalità sociale, mentre la parte privata è in genere adibita ad attività commerciali, depositi ed altro.
Risultando posizionato proprio lungo l’arteria principale di accesso al centro storico, ossia viale Don Bosco, nonché nelle immediate vicinanze del centro storico stesso, l’edificio riveste una discreta importanza strategica. Una sua riqualificazione consentirebbe sia di avere un contenitore di grande capienza, sia di avere un edificio di estetica adeguata e tale da costituire un biglietto da visita qualificante posto all’ingresso della città. Il PRG lo destina attualmente a Zona B1 (ossia di completamento). A seguito della fase di partecipazione, è emerso l’interesse dell’amministrazione, al fine di far rientrare l’area in cui è sito l’edificio unitamente ad altri limitrofi, nelle ARP (ambiti di rivalutazione prioritaria), in modo da consentirne il recupero e la riqualificazione avvalendosi anche degli strumenti incentivanti consentiti dalla normativa regionale.

 

ex ITPC viale Don Bosco
ex ITPC viale Don Bosco

 

19) Altri interventi puntuali emersi in fase partecipativa

In fase partecipativa, sono emerse varie ipotesi di intervento, che si ritengono interessanti per il supporto di una visione olistica e tendente ad arricchire la città murata nel suo complesso, e non solo localmente.

19a) Le fontane e le vie dell’acqua

Una delle ipotesi più interessante è quella di riappropriarsi di un percorso dell’acqua, che rivaluti la storica funzione avuta nel contesto, dovuta alla presenza delle ricche sorgenti gualdesi. Esistono tutta una serie di fontane storiche, che a partire dalla più importante, ovvero quella progettata dall’architetto Sangallo il Vecchio (commissionata dal Cardinal del Monte ed ubicata sulla facciata dx della concattedrale di San Benedetto), possono costituire un legante caratterizzante la ricoperta della vecchia Gualdo Tadino. Durante la fase di partecipazione del 2 ottobre 2010, si è provveduto a fotografare diverse fonti poste lungo l’itinerario della passeggiata partecipata, ma altre ne esistono. Tutte le fonti, potrebbero, una volta catalogate ed opportunamente restaurate e valorizzate (unitamente al contesto circostante se necessario), costituire la base di un percorso con valenze non solo con fruibilità visiva (di scorci paesaggistici interessanti), ma anche con possibile valenza culturale.

 

Le fonti della Rocchetta – La sorgente
Fontana pubblica – Sangallo il Vecchio XVI sec.

 

19 b) Museo Rubboli – Le Muffole

Gualdo Tadino è per definizione città della ceramica (anche il logo di questo QSV ne è testimonianza). Non si può quindi prescindere dalla concretizzazione contestuale, dei luoghi in cui tale caratterizzazione è avvenuta. Importante è quindi valorizzare quella che forse rimane l’ultima testimonianza delle antiche Muffole (probabilmente a livello mondiale). La sede del costituendo museo (attualmente in fase di ristrutturazione), è stata visitata dai partecipanti l’iniziativa del 2 ottobre 2010, i quali hanno avuto modo di riscontrarne oltre che l’importanza storico scientifica dei manufatti, anche la suggestività dei luoghi (da cui si può ammirare una stupenda vista sulle zone circostanti), nonché del percorso (purtroppo, unica pecca, poco adatto, per la fruizione da parte di diversamente abili).
Il “riappropriarsi” da parte della città della sede storica delle manifatture Rubboli, potrebbe pertanto costituire, un altro piccolo (nelle dimensioni fisiche), ma significativo e fondamentale passo, verso una visione olistica della cultura cittadina, tesa a fare sistema (nella relazione generale sono state riportate alcune indicazioni circa la ceramica gualdese e le sue origini, con riferimenti anche riguardo le manifatture Rubboli, cui si rinvia).
L’amministrazione comunale di per se, anche recentemente ha sottolineato l’interesse nel voler concretizzare al più presto la realizzazione del Museo Rubboli (le cause ostative sarebbero da ricondurre a fattori esterni, afferenti autorizzazioni di altri enti).

19 c) Gli edifici afferenti la Casa delle Suore di santa Lucia e il Palazzo Casimiri

Uno dei gruppi autonomi costituitisi per il proseguo della passeggiata partecipata, ha ritenuto segnalare la presenza di due edifici, con possibile valenza positiva ai fini della qualità architettonica (perlomeno a livello di unitarietà di stile e privi di significative modifiche), che potrebbero costituire validi contenitori per le attività culturali e non, della città. Entrambi gli edifici si trovano lungo via dei filosofi.

 

Palazzetto sede della Casa delle Suore di Santa Lucia Via dei Filosofi – Centro Storico

Palazzo Casimiri – Via dei Filosofi

si notino le ricchezze decorative, tra cui ceramiche a lustro

Palazzo Casimiri – si noti lo stato di degrado degli infissi

 

Per l’edificio denominato palazzo Casimiri (già di proprietà di un gualdese illustre, ossia Raffaele Casimiri noto compositore e musicista - 1880 /1943), viene indicata dai portatori di interesse, la funzione ricettiva, come quella più attinente le caratteristiche dell’immobile, ciò che peraltro potrebbe rientrare nella attuale politica dell’amministrazione comunale, tesa a valorizzare le possibilità turistico ricettive proprie del cosiddetto “albergo diffuso”.

19 d) Il piano particolareggiato del centro storico, ornato pubblico e il piano del colore

Durante la fase partecipativa è stato sottolineato, come gli interventi che hanno caratterizzato la città di Gualdo Tadino a partire dal secondo dopoguerra, siano stati in genere condizionati da una visione affatto collettiva, e poco legata alla cultura della qualità architettonica e ambientale. In genere poi tale insufficiente risultato, parrebbe essere il frutto di una politica poco incline alla pianificazione complessiva, e più atta a favorire le singole iniziative, ciò che se da un punto di vista dei tempi realizzativi e delle quantità, può aver avuto un qualche effetto positivo nell’immediato, dal punto di vista qualitativo e di potenziale appetibilità e fruibilità nel tempo, si è rilevato poi di fatto controproducente.
La città di oggi risente di interventi effettuati senza un efficiente quadro organico di riferimento, eseguiti senza un sufficiente rispetto delle tradizioni costruttive e compositive, nonché causa di alterazioni sostanziali dell’identità dei luoghi (basti ricordare come esistano nel centro storico interventi anche afferenti interi immobili, assolutamente in contrasto con i criteri che dovrebbero guidare l’urbanistica delle città murate, ovvero edifici costruiti fuori scala, con materiali avulsi dal contesto, di forma e disegno compositivo scadente, ciò unito a degrado e/o marginalizzazione di discreta parte degli spazi verdi, ed altro).
Già in passato si è tentato di far valere le ragioni del buon senso, anche con iniziative mirate (riunioni atte a favorire la qualità urbana, proposte di adozione di regolamenti tampone favoriti dalla entrata in vigore di norme regionali, blocco di specifici interventi ritenuti impropri sulle mura urbiche, interventi concordati a mezzo conferenze partecipative con la soprintendenza ai Beni architettonici, come avvenuto per il nucleo storico di Grello, ed altro), ma purtroppo poco si è potuto fare di fronte alla paventata (salvo se altro) cultura del fare ad ogni costo senza avere lacci e laccioli, che però poi parrebbe non aver affatto pagato in termini complessivi, nemmeno a livello di vivibilità urbana, tanto che il centro storico cittadino ha proseguito nella fase di decadenza, a prescindere dalle ingenti e forse irripetibili (a livello quantitativo), risorse spendibili (vedi contributi a seguito degli eventi sismici del 26.09.97 e gg. successivi).
Certo la crisi dei centri storici in generale, è ascrivibile anche ad altre cause, come la mancanza di spazi per parcheggi, i vincoli operativi nelle percorrenze, la poca presenza di aree verdi a servizio del singolo, la riduzione degli spazi commerciali a seguito dello sviluppo e della concorrenza della grande distribuzione, ed altro, come il grande interesse nazionale e regionale confermano riguardo l’argomento (lo stesso QSV è derivato da tale esigenza di rivalutazione e riqualificazione di questa parte della città che non funziona più bene come un tempo, per le mutate esigenze del vivere moderno), ma tant’è, con le risorse che sono state disponibili e l’esempio di altre realtà, dove viceversa il trend sembra essersi arrestato, se non invertito (in senso di maggiore appetibilità degli spazi entro le mura), ciò dovrebbe far riflettere.
Certo a livello urbanistico i danni sono in atto da tempo, e causati forse, anche dalla discreta disponibilità di risorse economiche, meno presenti viceversa in altri comuni. Le capacità imprenditoriali, e la disponibilità di risorse possono aver in parte contribuito alla attuale conformazione (oggetto di numerose demolizioni, ampliamenti, modifiche improprie) del centro storico cittadino, cosa che magari non per superiore cultura, ma per povertà di risorse può non essere avvenuto in altre città murate, che si sono quindi conservate meglio, per assurdo, proprio per la scarsità di risorse. Ma è certo che esistono alcuni esempi dove pure in presenza di risorse e vitalità imprenditoriale, si è ben operato, come ad esempio la città di Siena (dove esisteva addirittura un regolamento di ornato pubblico ed uno specifico ufficio per farlo rispettare già nel XIV sec.) ed altri centri storici del centro Italia, possono testimoniare.
Un piano particolareggiato esteso anche al piano del colore e dei materiali, oltre che in generale di ornato pubblico (infissi, illuminazione, insegne, cartellonistica, arredo urbano), che prenda in considerazione il centro storico in senso olistico, è pertanto, anche se attivato in ritardo, ancora utile per evitare il definitivo abbandono dell’idea di città caratterizzata da elevata qualità a livello urbanistico, architettonico ed ambientale, che dovrebbe essere viceversa propria delle acropoli cittadine di origine medioevale e di notevole interesse storico come Gualdo Tadino.

19 e) il percorso salute

Da ultimo, ma non certo in termini di importanza (visto che l’obesità e il poco movimento sono una delle cause più importanti correlate al cattivo stato di salute degli individui, tipico della società moderna), si riporta l’idea, emersa in fase partecipativa da parte di portatori di interesse, di un percorso salute, organizzato lungo itinerari cittadini, e progettato in modo da indirizzare i fruitori verso una vita sana ed equilibrata. Lungo il percorso (opportunamente segnalato) dovrebbero essere poste delle vere e proprie tabelle di marcia, con indicazione del numero di calorie medie dissipate, tempistica, distanze percorse ed altre notizie utili, in modo da consentire ai singoli fruitori di avere consapevolezza a livello salutistico dei benefici ottenibili. Tali percorsi, dovrebbero avere origine nel centro storico (e/o nelle aree di sosta attrezzate) e poi dipanarsi anche fuori la città murata, verso la valle del Feo, o le circostanti alture collinari e montane. Gli stessi percorsi andrebbero poi suddivisi per tipologia, in relazione alle attitudini personali e alle caratteristiche del soggetto,
nonché riguardo i benefici salutistici che ci si ripromette di ottenere. Tale idea appare ben ricollegabile, ed essere in linea, con la attuale proposta di “cittadella della salute”, che il recupero degli spazi dell’ex Calai potrebbe far divenire fattibile, e che l’amministrazione comunale si sforza di attuare (vedi punti specifici ex Calai e Giardini Pubblici).

Il Coordinatore QSV Seconda Fase
arch. Luigi Mariucci

Gualdo Tadino, li 15.03.2011

 

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