Questione Rocchetta: 1-1 e palla al centro – Protesta dei dipendenti e camionisti

A che punto siamo? 1—1 e palla al centro. Il Tribunale degli usi civici (giudice Antonio Perinelli) ha disposto con un’ordinanza il sequestro cautelativo dei terreni soggetti ad uso civico sulla valle del Fonno dove insistono le opere dell’azienda Rocchetta accogliendo il ricorso del WWF ed il Tar Umbria ha dichiarato non ammissibile il ricorso presentato dalla Comunanza Agraria che verteva su diversi aspetti mentre ha accolto il ricorso dell’azienda Rocchetta che riteneva non congruo l’importo da versare per la contrazione degli usi civici.

Quindi sostanzialmente siamo in una situazione di stallo. Potrebbero iniziare i lavori per l’attuazione del progetto per la sistemazione della Valle del Fonno ma ciò non è possibile perché essendo l’area sottoposta a sequestro cautelativo nessuno può muovere una pietra.

Dal che si deduce che in una situazione simile nessuno può cantare vittoria. Ci siamo infilati nel cosiddetto “cul de sac”.

Stamattina i dipendenti della Rocchetta con la Confartigianato e gli autotrasportatori hanno fatto una manifestazione, prima in piazza e poi sulla gola della Rocchetta, mentre i carabinieri forestali apponevano i sigilli per il sequestro cautelativo ordinato dal commissario degli usi civici.

Le questioni

Ho letto la sentenza del commissario degli usi civici, mentre non si conosce ancora la sentenza del Tar (sul sito si legge soltanto “non ammesso”).

Il Tribunale degli usi civici è entrato nel merito esclusivo del problema degli usi civici riscontrando l’illegittimità degli atti per il cambiamento di destinazione d’uso dei terreni soggetti ad uso civico sui quali insistono le opere della Rocchetta. Da dove nasce l’illegittimità?

In sintesi da questi punti:

  1. Il mutamento dei destinazione d’uso dei terreni soggetti ad uso civico deve essere ricondotto nell’ambito dei beni demaniali perché si tratta di attribuzione a terzi di diritti spettanti alla collettività. Quindi i procedimenti devono essere pubblici, imparziali e trasparenti; pertanto le amministrazioni devono dare massima pubblicità alla richiesta di cambiamento di destinazione d’uso affinché si consenta la partecipazione, richieste di chiarimenti, eventuali dissensi, eventuali obiezioni dei soggetti appartenenti alla comunità che sono i reali soggetti appartenenti alla comunità che sono i titolari dei diritti civici;
  2. Il comune, quindi, prima di deliberare il cambiamento di destinazione d’uso, avrebbe dovuto dare ampia pubblicità alla richiesta, pubblicare l’avviso per dare l’opportunità di partecipare ad altri operatori, stabilire i criteri per scegliere nel caso di più richieste alternative;
  3. L’autorità regionale, nell’autorizzare il cambiamento, deve verificare la congruità del cambiamento per dimostrarne l’effettiva utilità; deve indicare una precisa data di scadenza dell’autorizzazione, deve verificare la concretezza degli oneri a carico del beneficiario e le modalità di ripristino dei siti, deve verificare le nuove finalità dei siti qualora non fosse possibile restituire i siti alla loro originaria destinazione;
  4. Il mutamento di destinazione d’uso pressuppone una classificazione dei terreni a categoria A perché solo su questi terreni è possibile deliberare un cambiamento di destinazione;
  5. Nelle autorizzazioni paesaggistiche non si fa riferimento all’esistenza del vincolo degli usi civici sui terreni interessati;
  6. La delibera della giunta regionale nr 02468 del 7/04/94 con la quale si autorizzava il cambiamento di destinazione d’uso delle aree su cui insistono i pozzi R2, R3, R4 non è stata perfezionata con una apposita delibera dal comune di Gualdo Tadino;
  7. Per le aree su cui insistono i pozzi R1 ed R5, la destinazione d’uso è stata autorizzata dalla Regione Umbria con provvedimento nr 10160 del 5/10/2017 su richiesta del comune. Ma con la sentenza nr 79/2016 il Commissario degli usi civici ha riconosciuto la titolarità del patrimonio collettivo alla Comunanza Agraria quindi il comune, dopo tale sentenza, non avrebbe dovuto chiedere il cambiamento di destinazione d’uso di beni sui quali ormai non ha più poteri;
  8. L’autorità regionale avrebbe dovuto valutare il provvedimento dimostrando che la nuova destinazione rappresenta un beneficio presente e futuro per la popolazione; invece scrive che il nuovo utilizzo non inficia il godimento dei diritti civici perché riguardano solo una minima parte del patrimonio;
  9. Non è prevista alcuna compensazione monetaria per il cambio di destinazione. C’è un unico compenso per il cambiamento di destinazione e compressione dei diritti di uso civico in 26.198 euro (det, dirig, nr 9399 del 12/11/2015); non c’è nessuna compensazione per il periodo precedente.

 A fronte dei punti suddetti il giudice conclude che l’occupazione dei terreni è attualmente illegittima. E si riferisce all’art. 30 della legge 1766/1927: “fino a che non sia intervenuta una decisione irrevocabile o una conciliazione, i reclami relativi al possesso sono deferiti ai commissari”. Da qui il sequestro cautelativo.

Sulla questione si può dire di tutto come si è infatti detto: che sono questioni burocratiche di poco conto rispetto all’importanza di un progetto per il recupero di un’intera valle e per la prosecuzione dell’attività di un’azienda pronta ad in vestire svariati milioni di euro o che prioritariamente devono essere ristabilite le regole.

Su una cosa, credo, non si possa non essere d’accordo: che su tutta questa questione l’azienda Rocchetta è sostanzialmente una vittima perché gli atti ritenuti illegittimi sono stati prodotti dalla pubblica amministrazione.

Come se ne esce?

Ci sono due strade alternative:

  1. Proseguire nel braccio di ferro in via giudiziaria con i ricorsi. Il comune ha già annunciato il ricorso contro la sentenza del Tribunale degli usi civici. La Comunanza leggerà le motivazioni della non ammissibilità del suo ricorso e poi deciderà come muoversi; sarà una strada lunga dagli esiti imprevedibili;
  2. Prendere la palla al balzo della situazione di stallo e rimettersi intorno ad un tavolo per trovare una soluzione condivisa.

Io sono l’ultima ruota del carro per dare la soluzione. Ma è da un po’ di tempo che invito le parti a trovare un accordo (avevo invitato le parti ad accettare i giudizi dei tribunali senza fare ricorso). Se c’è la effettiva volontà ciò è possibile. Perché nessuno, credo, abbia interesse a mettere i bastoni fra le ruote ad un’azienda sana disposta ad investire.

Magari qualche autorevole concittadino o associazione potrebbe prendere l’iniziativa e far sedere intorno ad un tavolo comune e comunanza e mediare il mediabile seguendo la strada della legalità. Il 12 febbraio il giudice Perinelli ha convocato una udienza che sarà molto importante perché dagli esiti dovrà decidere se far decadere l’ordinanza di sequestro cautelativo o trasformarla in sentenza. L’accordo dovrebbe disinnescare questa seconda possibilità.  La strada dei proclami, delle accuse reciproche può avere il suo tornaconto politico ma rischia di incasinare la cosa ancora di più. E con una situazione economica così critica nella nostra città non ce lo possiamo permettere.

Riccardo Serroni

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Una risposta a Questione Rocchetta: 1-1 e palla al centro – Protesta dei dipendenti e camionisti

  1. Dino Mazzoleni scrive:

    Prendere la palla al balzo…concordo. Io ci ho provato ma evidentemente il tentativo non era ancora maturo.Comunanza Comune e Rocchetta non possono essere in un perpetuo conflitto. Si crei un “non so quale nome” dare per una concordata soluzione che per essere giusta dovrà scontentare tutti(Gianni Gubbiotti) )

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