Rubboli, uno dei vasi più belli

Rubboli, uno dei vasi più belli - Ettore A. Sannipoli

Fig. 1 – Alberto Rubboli, vaso degli aironi (fronte). Sigillo dell’Umbria, coll. priv. (ph. D. Amoni, Gualdo Tadino)

Nel listino n. 5 (1930) della Società Ceramica Umbra, facente allora parte del Consorzio Italiano Maioliche Artistiche, al n. 31-X viene riprodotto fotograficamente uno dei vasi più belli che la manifattura gualdese dei Rubboli abbia mai ideato e realizzato: il cosiddetto «vaso degli aironi», alto 64 centimetri, decorato a lustri metallici.[1] Questa notevole maiolica restò sicuramente in produzione anche dopo che la S.C.U. si sciolse, il 16 maggio 1931,[2] come testimonia tra l’altro un esemplare in collezione sigillana più volte riprodotto nei libri di storia della ceramica gualdese,[3] uscito dalla bottega di Alberto Rubboli nel corso del quinto decennio del Novecento [Fig. 1].

Rubboli, uno dei vasi più belli - Ettore A. Sannipoli

Fig. 2 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso degli aironi (fronte). Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)

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Fig. 3 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso degli aironi (lato). Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)

Il «vaso degli aironi» ha una struttura esile e slanciata, che ‘modella’ molto bene, al suo esterno, lo spazio. L’alto piede misuratamente tornito e modanato, provvisto di volute spezzate d’abbellimento, trova un’approssimativa corrispondenza speculare nell’allungato collo a calice che termina nella capiente bocca con piccoli ‘denti’ accoppiati a ritmarne il bordo. Il corpo è invece ovoidale, e presenta sui lati due mascheroni in rilievo, sopra i quali risultano posati, a mo’ di manici o anse, gli aironi dal collo ricurvo che danno il nome alla ceramica in discorso.

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Fig. 4 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso degli aironi (sigla). Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)

Non è da escludere che chi ha immaginato la singolare foggia di questo vaso si sia riferito, più o meno consapevolmente e forse con qualche variante, a modelli reperibili nell’ampia produzione di maioliche e porcellane ottocentesche o del primo Novecento, dato che sono note molte anfore con anse ornitomorfe, recanti soprattutto le figure di cigni ed aironi. Per citare un solo caso, tra quelli più vicini geograficamente e cronologicamente alla S.C.U. dei fratelli Rubboli, ricordo il vaso n. 881 riprodotto nel catalogo 1911 delle Ceramiche Artistiche Molaroni & C. di Pesaro.[4]

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Fig. 5 – Ceramiche gualdesi della Ditta Rubboli e della Fabbrica Santarelli all’Esposizione Agricola-Industriale di Gubbio del 1908 (ph. Natale Luci, Arezzo)

C’è da chiedersi quando la fabbrica gualdese abbia iniziato a produrre il «vaso degli aironi». A tale riguardo mi preme segnalare un inedito esemplare conservato in un’importante collezione eugubina [Fig. 2-4], molto ben riuscito sia nella foggia che nella decorazione a lustri metallici, con le grottesche e i medaglioni su fondo bianco. Il vaso, alto 65,2 centimetri, reca sotto il piede l’inconfondibile sigla composta dalle lettere «DR» intrecciate, e quindi va datato prima del 1918-1920 circa, risultando opera della Ditta Rubboli al tempo in cui l’opificio era diretto da Daria Vecchi Rubboli, vedova di Paolo, già coadiuvata dai suoi figli.[5]

Rubboli, uno dei vasi più belli - Ettore A. Sannipoli

Fig. 6 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso dei putti con cornucopie all’Esposizione Agricola- Industriale di Gubbio del 1908 (ph. Natale Luci, Arezzo)

Il modo particolare nel quale i due aironi sono modellati e posizionati, in simmetria speculare e in una posa tutto sommato alquanto rigida e verticale (nonostante la sinuosità del petto e del lungo collo), sembra suggerire un riferimento cronologico all’incirca entro i limiti del secondo decennio del Novecento, quando l’organicismo e le asimmetrie del Liberty si stavano ormai stemperando in uno stile più severo da intendersi come una sorta di preludio dell’Art Déco. Insomma le avvisaglie di un nuovo modo di sentire, meno lontano da una temperie classicheggiante rispetto agli orientalismi “fin de siècle”. Non sorprende, dunque, più di tanto che tra gli oggetti esposti dalla Ditta Rubboli all’Esposizione Agricola-Industriale di Gubbio del 1908, compaia un vaso di evidente ispirazione storicistica che condivide con quello «degli aironi» ogni singola parte, a prescindere dalle due anse [Fig. 5-6].[6] Infatti sul corpo globulare sostenuto da un alto piede e provvisto di un lungo collo a calice, troviamo ai lati, con funzione di veri e propri manici, due putti finemente modellati, recanti in mano delle cornucopie, ritti su delle mensoline e appoggiati alla spalla del vaso. Potrebbe darsi che proprio da questo singolare ed esclusivo modello sia stato ricavato il tipo con gli aironi, per sostituzione dei classici putti ignudi con i più flessuosi e moderni uccelli: modifica del resto non molto difficoltosa, realizzabile solo con piccoli aggiustamenti. Altrimenti dovremmo supporre che già nel 1908 fossero state prodotte entrambe le varianti, anche se allo stato attuale delle conoscenze (almeno per quanto io ne sappia) manca l’evidenza di un «vaso degli aironi» più vecchio di quelli citati finora.

Ettore A. Sannipoli

Didascalie delle illustrazioni:

  1. Fig. 1 – Alberto Rubboli, vaso degli aironi (fronte). Sigillo dell’Umbria, coll. priv. (ph. D. Amoni, Gualdo Tadino)
  2. Fig. 2 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso degli aironi (fronte). Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)
  3. Fig. 3 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso degli aironi (lato). Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)
  4. Fig. 4 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso degli aironi (sigla). Gubbio, coll. priv. (ph. G. Pauselli, Gubbio)
  5. Fig. 5 – Ceramiche gualdesi della Ditta Rubboli e della Fabbrica Santarelli all’Esposizione Agricola-Industriale di Gubbio del 1908 (ph. Natale Luci, Arezzo)
  6. Fig. 6 – Ditta Rubboli (Daria Rubboli), vaso dei putti con cornucopie all’Esposizione Agricola- Industriale di Gubbio del 1908 (ph. Natale Luci, Arezzo)

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[1] Consorzio Italiano Maioliche Artistiche Perugia. Le maioliche a riverbero della Società Ceramica Umbra. Listino n. 5, Perugia 1930, n. 31-X.
[2] La Collezione Rubboli. Storia e arte dell’opificio gualdese di maioliche a lustro, a cura di M. Caputo, Perugia 2010, p. 73.
[3] E. Storelli et al., La ceramica a Gualdo Tadino, Gualdo Tadino 1985, p. 139, fig. 150; D. Amoni, L’arte ceramica a Gualdo Tadino dal XIV al XXI secolo, Perugia 2001, p. 220.
Ringrazio Daniele Amoni per la sua squisita disponibilità.
[4] Molaroni & C. Pesaro. Catalogo ceramiche artistiche, Milano s.d. [ma 1911], tav. XLII, n. 881.
[5] M. Tittarelli Rubboli, La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino, Perugia 1996, pp. 25-28, 137; La Collezione Rubboli cit., pp. 51-63.
[6] Rivista ricordo dell’Esposizione Agricola-Industriale in Gubbio, Gubbio 1909, pp. 27-28; Natale Luci, album fotografico dell’Esposizione Agricola-Industriale di Gubbio del 1908. Gubbio, Biblioteca Comunale Sperelliana.
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7 risposte a Rubboli, uno dei vasi più belli

  1. Sandro Farinacci scrive:

    Allegra Combriccola ha ricevuto dalla signora Loredana Tittarelli il seguente messaggio:
    “Se di vostro interesse vi mando la foto di due Vasi Aironi forse Daria Rubboli, restaurati anni fà.
    Grazie Tittarelli Loredana”

    http://www.allegracombriccola.net/wp-content/uploads/2017/04/vasi_aironi.jpg

  2. Maurizio Tittarelli Rubboli scrive:

    Grazie a te Ettore! Nella storia della ceramica, ma non solo naturalmente, i periodi di transizione sono tra i più interessanti e questo è uno di quei casi.

  3. Ettore Sannipoli scrive:

    Grazie Maurizio,
    diciamo che il «vaso degli aironi» si pone fra ‘tradizione’ e ‘innovazione’, anzi rappresenta un tentativo riuscito di fondere – come tu dici – due culture diverse. La cosa interessante e bella è che l’innesto sul corpo di un vaso d’impostazione storicistica di anse innovative e moderne avviene senza alcun ‘rigetto’, anzi addirittura migliorando il risultato formale (è questo il mio parere). Segno che, almeno in questo caso, le presunte incompatibilità tra stili successivi e diversi lasciano il posto a una sintesi ‘antico-moderna’ foriera di sviluppi futuri (come di lì a poco avrebbero dimostrato artisti quali Ilario Ciaurro e Aldo Ajò).

  4. Maurizio Tittarelli Rubboli scrive:

    Interessante la nuova datazione del Vaso degli Aironi. Sono sempre stato convinto che, per la sua leziosità e composizione, fosse un vaso ideato durante la produzione della Società Ceramica Umbra (1920-31). La firma D.R. lo colloca invece precedentemente, tra i primi del ‘900 e il 1915. Escluderei gli anni della I Guerra Mondiale per l’esigua produzione di quel periodo. Ricordo che durante le vicende belliche Michela Petrozzi, moglie di Lorenzo Rubboli ed esperta ricamatrice, aiutò a sostenere economicamente la famiglia, poiché il corredo era ancora una delle spese prioritarie del tempo. Riguardo all’incipiente gusto déco, mi sembra che il vaso indichi piuttosto una fusione tra Storicismo ed Art Nouveau, come risulta anche dalla figura orientalista del raffinato medaglione.

  5. mario becchetti scrive:

    Caro Ettore trovi sempre pezzi molto validi. Concordo con te che il vaso degli aironi è molto elegante e slanciato, e che sicuramente è stato rifatto cambiando le anse dal vaso che hai postato della mostra del 1908 a Gubbio. Posso dire al riguardo che secondo me il vaso firmato DR è stato fatto verso il 1914, all’inizio dell’Art Decò, si può dedurre dal fondo bianco del vaso. Posso anche asserire che il vaso originario, quello della mostra del 1908, ha radici molto più antiche. Ne ho visto uno, infatti, con due riserve nel corpo con due scene con una pittura molto raffinata probabilmente del prof. Giuseppe Discepoli. In una riserva c’era il Giudizio di Paride, nell’altra Ganimede abbevera l’aquila, databile circa 1880. Ciao a risentirci.

    • Ettore Sannipoli scrive:

      Grazie Mario, si delineano progressivamente le tappe salienti di una storia da ricostruire, che abbiamo appena cominciato a svelare. Speriamo nel reperimento di altri dati, anche grazie a ulteriori, auspicabili commenti di persone interessate ad approfondire la storia della ceramica di Gualdo Tadino, e – nel caso specifico – della Ditta Rubboli.

  6. Massimo Bei scrive:

    Complimenti per il sito e per questi interessanti contributi.

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